Anno scolastico 2004-2005 - mese di febbraio
Gianni Mereghetti - 28-02-2005
Gentilissimo Ministro,

ormai è evidente, sono caduto in un grosso equivoco quando pensavo vicino il momento della rivoluzione nella scuola! In realtà la libertà e la qualità di cui lei è andata a parlare per anni e che avrebbero dovuto essere i pilastri di questo cambiamento epocale erano solo parole al vento, puro suono che infatti ormai s’è perso nell’etere del nulla.
La realtà è un’altra, è quella della conservazione del vecchio sistema, rigido e statalista, il che è molto grave, perché andare all’indietro nel tempo è sempre peggiorativo.
Lei sta facendo marcia indietro su tutto.
Dopo aver promesso un II ciclo con due percorsi, entrambi di qualità, sulle nostre classi incombe la minaccia di una diffusa licealizzazione, che ridurrebbe gli studenti ad unum, proprio come fece Napoleone.
Dopo aver promesso di consegnare ad insegnanti e studenti il lavoro quotidiano della scuola ha presentato degli obiettivi specifici d’apprendimento che chiedono solo di essere eseguiti, con il pericolo che insegnare e studiare al posto di diventare occasioni di una passione per la vita continuino ad essere il grigio e bigio ripetersi del dovere kantiano.
Dopo aver promesso una professionalità docente, non più imbrigliata alle logiche impiegatizie, eccoci ad una nuova cocente delusione. Ci presenta uno schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali in materia di formazione degli insegnanti ai fini dell'accesso all'insegnamento, in attuazione della legge 53/2003, nel quale, lungi dal promuovere la professionalità docente, seppellisce i principi di qualità e libertà sui quali sembrava poggiarsi il suo mandato.
Sono tre gli errori che lei ha commesso in questo sciagurato provvedimento, e sono gravi!
Grazia Perrone - 28-02-2005
Così recita lo slogan di un "vecchio" striscione del Circolo Anarchico "Ponte della Ghisolfa" di Milano. Uno slogan che riprende - sintetizzandola in pillole - una celeberrima analisi politica di Max Weber.

Leggendo questa nota - che vi propongo ...
A.D.A.C.O. - 28-02-2005
PREMESSA - Il concorso ordinario a cattedre del '99 è stato disatteso: lo Stato è venuto meno all'impegno assunto di fronte a migliaia di cittadini, idonei al Concorso stesso. Questo è stato uno degli atti illeciti di una serie di interventi che hanno condotto al caos le graduatorie. La legalità è un intralcio, nel nostro paese, e non la garanzia di giustizia e di equità.
Nella Legge 143 che riordina i punteggi nelle graduatorie, il titolo ottenuto con il superamento del concorso pubblico è stato l'unico ad essere totalmente ESCLUSO da una valutazione che non dia diritto solo ad essere quella di mero accesso alla graduatoria o di “altro titolo” – per lo più i precari storici – cioè pari a 3 punti. NE CONSEGUE CHE le questioni urgenti e principali per l'a.d.a.c.o. sono due: 1) lo sblocco delle immissioni in ruolo, su tutte le cattedre disponibili e vacanti, attingendo al 50% dalle graduatorie permanenti, e al 50% dalle graduatorie di merito, fino ad esaurimento e secondo la normativa vigente, dopo una accurata rettifica del punteggio errato, illegittimo o illegale che attiene alle singole posizioni degli abilitati inseriti nella graduatoria permanente. 2) la migliore valorizzazione del titolo di abilitazione ottenuta per superamento del concorso a cattedre (trenta punti, almeno pari a quelli attribuiti come “bonus” agli abilitati con le SSIS).
Fuoriregistro - 28-02-2005
Pubblichiamo una storia al limite dell'incredibile: da repubblica di domenica 27 febbraio

Caro Augias, ho vissuto una storia incredibile che voglio rendere pubblica. Mi recavo per lavoro, faccio l'antropologo in Senegal, con un charter di una compagnia francese affollato di bambini e famiglie. Dietro di me, un «sans papier» veniva ricondotto in Africa. Le mani dietro la schiena, le gambe bloccate. Ai lati, due poliziotti. Il sans papier urlava con tutto il fiato che aveva in gola. Il charter ritardava per problemi tecnici. Per farlo tacere, i poliziotti gli premevano la testa sotto al mio sedile, spingendo la sua bocca contro un guanto o una superficie nera. Le urla continuavano. Dopo un'ora tutti erano visibilmente turbati. Tutti sapevamo che alla base dell'espulsione c'erano probabilmente ragioni valide. E sapevamo anche che il clandestino si «stava giocando» l'ultima carta. Alcuni di noi ricordavano però che mesi prima una donna ed un uomo erano morti d'infarto in una situazione identica su un aereo in territorio francese. Ad un certo punto tre di noi sono andati a chiedere al comandante di scendere. Due di noi, il sottoscritto ed un cittadino francese, rivendicando il diritto a non dovere essere forzati ad assistere ad uno spettacolo che ci scioccava, il terzo perché aveva problemi cardiaci e temeva di stare male. Il volo sarebbe durato sette ore, sapevamo che la scena sarebbe durata almeno fino a quando l'aereo non avesse lasciato il territorio francese. Abbiamo chiesto di scendere perché pur rispettando la procedura di espulsione (sono figlio e nipote di magistrati e non ho mai pensato che la legge sia per sua natura ingiusta) ci era intollerabile la scena tragica a cui dovevamo assistere. Il comandante dell'aereo ha annunciato al microfono che, dati i suoi poteri, faceva scendere il clandestino e la polizia. Non era quello che gli avevamo chiesto. Poi ci ha domandato i passaporti come solidarietà alla sua decisione. Quando ci ha chiamati perché li riprendessimo, robuste mani ci hanno ammanettato. Siamo stati 12 ore in cella nel commissariato dell'aeroporto Charles De Gaulle, accusati di aver ostacolato un volo, la procedura di espulsione e di avere incitato alla rivolta. Avrò un processo il 26 maggio al tribunale di Bobigny. Abbiamo le testimonianze giurate di venti passeggeri che ci scagionano. Rimane il fatto singolare che per la prima volta dei cittadini europei vengono arrestati per avere manifestato pietà di fronte ad uno spettacolo di dolore. Non credo che sia importante il mio caso personale. Credo che alla base di questa vicenda ci sia una ignoranza delle basi culturali che uniscono Francia e Italia su valori comuni.

Franco La Cecla, Università di Venezia.
Proteo Fare Sapere - 28-02-2005
Appello degli storici

Ecco l’appello di numerosi storici italiani contro la legge sullo status di militari combattenti ai seguaci della Repubblica sociale italiana

La maggioranza parlamentare di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi ha portato in parlamento e sta per approvare il disegno di legge n.224, presentato dai parlamentari di Alleanza Nazionale, che in soli due articoli rovescia il senso della Resistenza e della contrapposizione tra i giovani che scelsero di lottare contro i tedeschi occupanti, il terrore nazista e i fascisti della «repubblica sociale» e quelli che all`opposto decisero di arruolarsi nelle file dell`esercito di Salò e combatterono per venti mesi contro i partigiani e gli alleati angloamericani.
disegno di legge stabilisce che ai soldati e agli ufficiali che militarono nell`esercito della «repubblica sociale italiana» deve essere riconosciuto lo status di militari combattenti equiparato a «quanti combatterono nei diversi paesi in conflitto durante la seconda guerra mondiale».
Si mette così sullo stesso piano la scelta di chi ha lottato e versato il proprio sangue per costruire in Italia la democrazia parlamentare e la giustizia sociale, e quella di chi non solo non ha rinnegato gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista, ma ha ritenuto di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell`Ordine nuovo nazista, simboleggiato dall`orrore di Auschwitz.
È il primo passo per ottenere che ai fascisti di Salò vengano concesse medaglie al valor militare e decorazioni per la battaglia sostenuta con i nazisti contro l`indipendenza nazionale dell`Italia, contro la democrazia e la libertà.
Invitiamo l`opposizione parlamentare e l`opinione pubblica democratica del nostro paese a reagire con tutti i mezzi per impedire che questo rovesciamento di valori sia sancito dal Parlamento e diventi legge dello Stato. Qui non si tratta, come é giusto, di rispettare i caduti di ogni colore, ma di difendere i valori della Resistenza e della lotta di Liberazione e i principi fondanti della Repubblica e della Costituzione contro una maggioranza che vuole sradicare le basi stessi della nostra convivenza civile e della nostra identità democratica.
MIIP - 26-02-2005
Egregio Signor Ministro,

in riferimento alla bozza del Decreto Legislativo attuativo dell’art. 5 della legge 53/03, avente per oggetto la formazione iniziale e l’accesso ai ruoli degli insegnanti, e in relazione alle dichiarazioni da Lei rilasciate alla stampa al termine del Consiglio dei Ministri del 25 Febbraio, il MIIP - Movimento Interregionale Insegnanti Precari - valuta come estremamente grave il mancato riferimento ad una qualsiasi fase transitoria che permetta il graduale
passaggio dall’attuale sistema di reclutamento al nuovo, passaggio che invece si prospetta come fortemente lesivo dei diritti acquisiti da quei docenti che da anni svolgono una funzione importantissima all’interno dell’istruzione pubblica, garantendone il regolare svolgimento.
Collegio Docenti Liceo Pacinotti - 26-02-2005
Per la difesa della Scuola Media Superiore Pubblica
e per l’abrogazione della Legge 53


Il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale “Antonio Pacinotti” di Cagliari,
riunito in seduta straordinaria venerdì 25 febbraio 2005,

DENUNCIA

il processo di destrutturazione del sistema scolastico pubblico, aperto a tutti e ricco di saperi, che interessa anche il complesso dell’Istruzione Secondaria Superiore.

In particolare la Legge 53, come dimostra la bozza dei decreti attuativi specifici, prevede:

• la divisione del sistema scolastico e formativo in due canali. Quello liceale , di competenza dello Stato, sostanzialmente finalizzato al proseguimento degli studi universitari. Quello tecnico-professionale, gestito dalle regioni, di durata inferiore, appiattito sulla “formazione professionale” e orientato all’inserimento precoce nel mondo del lavoro;
• una forte riduzione del tempo scuola (25-27 ore settimanali erogate) con gravi conseguenze quantitative e qualitative sul servizio fornito e sugli organici dei docenti;
• un Terzo canale formativo, mascherato dall’alternanza scuola/lavoro (altro decreto);
• la distinzione tra ore obbligatorie e ore facoltative;
• il ridimensionamento dei curricola nazionali (ogni scuola, in nome dell’autonomia, può inventarsi nel monte ore opzionale i percorsi curriculari che desidera);
• privatizzazione dei percorsi curriculari opzionali;
• diminuzione, nei curricula, delle discipline di indirizzo per oltre la metà del monte ore precedente.

Ne consegue un generale impoverimento della scuola.
Si dequalifica il livello culturale e formativo dell’Istruzione Tecnico-Professionale disperdendone il patrimonio specifico che ha rappresentato, nel sistema scolastico italiano, un momento fondamentale per la crescita della scolarizzazione e l’innalzamento della formazione culturale degli studenti.
Si introduce, anche nei Licei, la riduzione del tempo scuola a quattro anni per chi non si iscrive all’Università e si determina una progressiva irregolarità dei curricula.
Si tratta di un’impostazione classista della scuola italiana che consentirà, nella pratica, l’accesso all’Università per una parte degli studenti liceali, determinerà l’eliminazione del valore legale del titolo di studio e ridurrà il valore complessivo della Scuola Superiore Pubblica al fine di favorire la privatizzazione di alcuni percorsi relativi alle discipline facoltative.
Quest’operazione, cosiddetta “riformatrice” che avviene in un contesto generale di tagli e di precarizzazione del lavoro presente e futuro e che ha come assunto l’idea della competizione come idea del mondo, è sostenuta e anticipata da una serie di interventi già in atto, quali:

• la saturazione degli organici a 18 ore con il conseguente stravolgimento delle cattedre e della continuità didattica e la scomparsa di docenti a disposizione, indispensabili per garantire le supplenze brevi;
• l’abolizione dell’obbligo scolastico, il passaggio al diritto-dovere e l’anticipo dell’età alla quale lo studente è obbligato a scegliere l’articolazione del proprio percorso scolastico;
• la possibilità di esternalizzare, e quindi affidare a privati, servizi scolastici sia funzionali alla didattica (pulizie, segreterie, ecc.) sia d’insegnamento;
• l’ulteriore consistente riduzione degli organici

PERTANTO.......
Ortica - 26-02-2005
Sono convinta che agli Italiani, da Nord a Sud, dovrebbe essere data la possibilità di esprimere e di manifestare la propria indignazione nei confronti della legge “salvaPreviti”, che premia tutti i disonesti del Paese ed è per questo che mi rivolgo ...
Emanuela Cerutti - 26-02-2005
Se Galli Della Loggia, ragionando dalle pagine del Corriere sulla recente notizia della bocciatura dell'italiano da parte dell'Unione Europea, doveva ammettere che paghiamo anche errori nostri e citava la svogliataggine, la pigrizia burocratica, la cronica mancanza di stanziamenti agli enti che da decennio interpretano il loro ruolo (come l'Istituto Italiano di Parigi con il quale collabora), mi chiedo quale risposta darebbe oggi il prof. Franco Cambi dell’Università di Firenze, alla domanda che nel luglio 2003 poneva ai docenti in partenza per l'estero: qual è il progetto scolastico (cultural-formativo) che sta alla base della Scuola italiana?
Aprile on line - 26-02-2005
Riceviamo e "stancamente" pubblichiamo, con i complimenti ad Agnoletto, almeno lui.


In studio Barbara Palombelli e Marco Rizzo, che purtroppo non abbandonano la trasmissione. Vittorio Agnoletto porta il caso alla Corte di Strasburgo. Il centrosinistra chiede la convocazione della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Lettera del presidente della Camera
Ore 21 giovedì, Raidue, fascia televisiva di massimo ascolto. La trasmissione è "Punto e a capo" (curata da Giovanni Masotti e Daniela Vergara), quella che ha preso il posto della defunta a colpi di Auditel "Excalibur" di Antonio Socci e della mai nata trasmissione che doveva essere curata da Gigi Moncalvo e Anna La Rosa. Ogni giovedì sera, in quella collocazione, ci sono schierate le truppe d'assalto della Casa della Libertà. Forse è la vendetta contro i giovedì sera televisivi di Michele Santoro.
La trappola è ben congegnata. Masotti, che dopo alcuni litigi con la Vergara gestisce solo la prima ora di trasmissione, ha invitato in studio Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Rifondazione e leader di punta dei no-global, assieme al ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri, oltre agli opinionisti fissi Barbara Palombelli (centrosinistra) e Arturo Diaconale (centrodestra). Masotti, vicedirettore di Raidue con delega sull'informazione, ha detto agli invitati che la trasmissione avrà come titolo "Genova G8, lezione di guerriglia urbana".
Agnoletto, che chiede più notizie sul programma, annusa che c'è aria di provocazione e annulla l'impegno, nonostante a Fiumicino ci sia un'autovettura della Rai ad attenderlo per condurlo a Saxa Rubra quando sbarca dall'aereo partito da Strasburgo: declina l'invito perché – dice in una nota – resta convinto che i processi si fanno nelle aule di tribunale e non in televisione. Masotti convince in extremis Marco Rizzo, eurodeputato dei Comunisti italiani, a sostituire Agnoletto.
Giuseppe Tizza - 25-02-2005
Sicuramente ci avete pensato anche Voi, subito dopo una partita finita con la sconfitta della squadra che ha giocato meglio, senza avere avuto aiuti straordinari da parte dell'arbitro e senza che la fortuna abbia avuto un ruolo determinante per il ...
Gianni Rinaudo - 24-02-2005
Gli urbanisti della fine del secolo scorso introdussero nelle città la Natura, che fino allora n’ era stata lontana. Costruirono vasti giardini nel cuore delle città, imitando gli architetti del Rinascimento e del Barocco. Aprirono viali, dove file ininterrotte di platani, di olmi e d’ ippocastani proteggevano d'ombra il passo dei viandanti. Sebbene prigioniera, protetta da mille cautele, la Natura viveva così nel cuore delle città moderne d'Europa.
Poi, circa quarant'anni fa, questa vita intensa finì violentemente. Non fu la guerra a ucciderla: ma l'immensa idiozia degli urbanisti e dei comuni degli anni 50 e 60, i peggiori che abbiamo mai conosciuto.

Osvaldo Roman - 23-02-2005
L’edilizia scolastica e le leggi che la regolano possono essere un argomento non alla portata di tutti gli operatori scolastici. È grave che, in una recente risposta in Parlamento ad una interrogazione rivolta in materia al Governo, un sottosegretario all’istruzione abbia risposto in maniera elusiva e disinformata. Riepiloghiamo quindi, per quanti vogliano documentarsi meglio, come stanno veramente le cose.

Alba Sasso - 23-02-2005
Il decreto sulle dotazioni organiche del personale docente (il numero degli insegnanti) approvato oggi in VII Commissione alla Camera mostra con chiarezza l'effetto devastante dei tagli al personale della scuola previsti da tutte le finanziarie di questo governo.
Aumentano i bambini e diminuiscono gli insegnanti, diminuiscono gli insegnanti del tempo pieno e persino quelli della II lingua comunitaria (una delle tre I).
Diminuiscono gli insegnanti di sostegno (in organico di diritto), mettendo in discussione la qualità formativa proprio per quei soggetti che più hanno bisogno di attenzione e certezze.

Anna Pizzuti - 22-02-2005
Impossibile non ripensare, al termine della faticosa lettura dei due testi sulla formazione, l'assunzione, la carriera - governativo il primo, parlamentare il secondo – che riporto sotto, accostati per consentirne il confronto, all’incipit del fantastico romanzo di Italo Calvino, sostituendo alla voce narrante l’ipotetico futuro insegnate, ed al bosco la “riforma della scuola”, grazie alla quale si vivranno avventure di pari se non maggiore intensità.
Gianni Mereghetti - 22-02-2005
In questo momento di grande dolore, in cui ci si trova più direttamente davanti al mistero della vita, mi piace ricordare don Giussani con la gratitudine di chi oggi lo riconosce più profondamente padre. Padre, perchè in forza del suo amore ...
Pierangelo Indolfi - 22-02-2005
Quando ero io uno studente del Marconi
appena attraversavi il portone
si sentiva il profumo della limatura di ferro.
Ogni lunedì si facevano le otto ore,
a mezzogiorno divoravamo l'enorme panino che mamma aveva preparato
imbottito di mortadella e provolone piccante,
mamma lo incartava in tantissimi
fazzoletti di carta, chissà perché.
Di professori e di professoresse
ce n'erano buoni e canaglie, un po' come ora.
C'erano quelli che per noi erano come persone di famiglia
e quelli che senza particolare motivo ci incutevano terrore.
Ce n'erano anche di quelli che perdevano tempo in classe
senza fare nulla.
Ma quelli che stimavamo di più erano quelli che in classe ti facevano
lavorare sodo e non si risparmiavano loro per primi.
I ragazzi erano di modi rustici, lo sono anche ora,
tutti figli di operai perché i figli dei dottori,
i figli di papà, frequentavano ben altre scuole.
Un po' rozzi sì, ma gente in gamba!
E il piacere di stare insieme era tanto
e ci siamo trovati che eravamo diventati amici davvero
mentre giocavamo a "sguincio" contro la lavagna al cambio dell'ora.
Per questi motivi quando sono rientrato al Marconi
ed ho sentito lo stesso profumo ed il primo ragazzo
mi ha chiamato "Professore"
ho provato una forte emozione e commozione
e negli occhi di quel ragazzo ho rivisto gli occhi miei
e di tutti i compagni di un tempo ormai volato via,
compagni che ora saranno sposati e avranno i figli e
pure se qualcuno di loro ora è laureato, speriamo che
continuino a mandare anche i loro figli al Marconi.

Fuoriregistro per Giuliana Sgrena - 18-02-2005


Giuseppe Aragno - 18-02-2005
Si dice: le polemiche vanno lasciate fuori della porta.
Lasciamole. Se con esse fuori rimane anche la politica, pazienza. Ma che dico? Va bene. Non è forse questo quello che si vuole? E infatti, se lo dico, faccio polemica e non vale.
Odio la povertà del mio bagaglio lessicale, la miseria della mia mente che non trova modo di volare alto come sento che si dovrebbe, come vorrei che fosse mentre scrivo e faticosamente penso. Odio senza volere odiare. Tutti l’abbiamo vista e ci si è stretto il cuore – questo almeno si potrà dire – Giuliana Sgrena prigioniera nei suoi ceppi invisibili, torturata da insondabili angosce. Tutti l’abbiamo vista. Smagrita, spaurita, coerente nel suo dolore e fatalmente implorante, forte come un gigante ferito e fragilissima come una bimba nel buio: “Aiutatemi tutti voi a salvarmi. Ho sempre lottato con voi” ci ha implorato piangente. Non si rivolgeva, non poteva rivolgersi a questo governo. Ai Fini, ai Berlusconi, ai Follini, ai Calderoli. Non era a loro che si rivolgeva. Loro ce l’hanno condotta a quell’appuntamento. E questo è un fatto, non una polemica. E se lo è, non è colpa mia se i fatti sono polemici con questo governo. La pace non può chiedere aiuto alla guerra. Giuliana Sgrena, tutti l'abbiamo vista, era la pace in catene, costretta con ferocia ad impugnare un’arma. Era la pace trasformata a viva forza e ignobilmente in arma. Un’arma puntata contro il ragionare critico, contro l’ostinata volontà di attestare una verità che non si deve dire. Un monito: ecco che accade ai testimoni, a chi ostinato pensa e fa pensare. Un solo bersaglio: chi si oppone all’impero.
Mario Ambel - 18-02-2005
Forse si comincia semplicemente a capire che quella legge è impraticabile, se non sacrificando e stravolgendo tutta la scuola superiore di questo paese; che quella polarizzazione non giova a nessuno: irrigidisce i licei in una forzatura anacronistica; cancella gli istituti tecnici (sia che li “salvi” o che li “sommerga”, a seconda dei punti di vista: mettendoli di qui o di là, li snatura comunque); fa ripiombare gli istituti professionali nella condizione in cui erano venti/trent’anni fa; non affronta in modo adeguato la realizzazione di un sistema di formazione professionale qualificato e serio, proprio in quanto non parallelo o alternativo, ma successivo, alla scuola. E molti saranno giustamente preoccupati anche dalle iscrizioni di questi anni: è in atto una fuga dagli istituti tecnici (che la politica scolastica di questa maggioranza ha fatto percepire come fragile, dal destino incerto) che potrebbe diventare difficile da recuperare.
un gruppo di docenti - 18-02-2005
Il giorno 15 febbraio 2005, presso l’IPSIA “G.Galilei” un gruppo di docenti di diversi Istituti Tecnici e Professionali della provincia di Frosinone ( ITCG di Anagni; ITIS di Frosinone; ITC di Frosinone; IPSIA di Isola del Liri; IPSCC di Sora; IPSS di Frosinone; ITG di Ferentino; IPSIA di Frosinone; IIS di Alatri; ITPSCT di Ferentino; ISA di Anagni; IIS di Arpino; Agenzia provinciale di Frosinone), dopo ampia discussione su quanto la Riforma Moratti prevede per la scuola di domani e sui nebulosi scenari che la stessa disegna,
nel sostenere che la qualità di un sistema scolastico si giudica dalla sua capacità:
  • di offrire proposte di Istruzione differenziate e di saper leggere, decodificare e gestire il cambiamento delle aspettative delle famiglie, dei ragazzi e delle ragazze
  • di fornire risposte adeguate, in termini di conoscenze e competenze a quanto la società cognitiva richiede
  • di promuovere conoscenze e senso critico, dotando tutti e ed ognuno di strumenti culturali capaci di durare nel tempo, di bussole per orientarsi ed affrontare scelte, compiti e responsabilità
  • di non ridurre la propria complessità e ricchezza che si sostanzia nella diversificata offerta formativa
  • di non disperdere quanto nella scuola reale si è fatto fino ad oggi, soprattutto per le fasce deboli
  • di credere e porre come presupposto imprescindibile che la “Scuola” deve essere l’unico luogo dove i ragazzi e le ragazze, fino a 18 anni, devono crescere, istruirsi e formarsi
  • di credere che lo “Stato” debba garantire il diritto allo studio di tutti ed ognuno e che il frantumare competenze, compiti e ruoli generi come naturale conseguenze disparità e disuguaglianze
  • di delineare un progetto, di investire risorse, di mettere in campo le migliori esperienze ed intelligenze al fine di combattere la dispersione scolastica e di evitare di risolvere il problema relegando i “dispersi” in un canale separato e subalterno

Francesco Paolo Catanzaro - 17-02-2005
In un periodo in cui la scuola taglia le spese, taglia gli stipendi, taglia le cattedre, taglia i finanziamenti, burocratizza sempre più il lavoro scolastico, rende sempre più precario il lavoro degli insegnanti, vorrebbe cancellare la "memoria di ...
Anna Pizzuti - 17-02-2005
Oggi, per effetto dell’ ambigua riforma del titolo V della Costituzione, le Regioni hanno un ruolo molto delicato; difatti con la scelta della competenza legislativa "concorrente" rischiano di essere coinvolti nell’ambito delle scelte di politica scolastica nazionale e di diventare strumenti subalterni di tali politiche; di conseguenza se la politica nazionale è, come nel caso della legge della Moratti, una politica eversiva, le Regioni non possono avallarla, ma al contrario devono contrastarla con tutti i mezzi. ” Scrive così Corrado Mauceri, in un suo intervento di pochi giorni fa.
Ed è da tempo che, riflettendo non solo sul decreto, ma anche e soprattutto su come fare per bloccarne l’iter e disinnescarlo, mi sto ponendo domande sul ruolo delle regioni in questa vicenda. Un ruolo autonomo, che affronti il problema nella sua interezza e non solo parzialmente, come accade per la legge regionale dell’Emilia e Romagna o per quella della Campania.
Battaglia di retroguardia? Ammissione che alla “divisione ” si arriverà comunque? Spero proprio di no, perchè l’intenzione è un’altra e nasce dall’esperienza di ciò che si è fatto e si sta facendo per contrastare l’applicazione del decreto sul primo ciclo.
Come in quel caso occorre accompagnare la lotta politica, la contrapposizione di fondo ad una riorganizzazione della scuola superiore funzionale al disegno neo o vetero liberista di questa maggioranza, con il maggior numero di azioni di contrasto su tutti i piani, a partire da quello della costituzionalità del decreto, proprio rispetto al nuovo Titolo V. Che assegna alle regioni l’istruzione e la formazione professionale, non solo la formazione professionale.
E’ lecito quindi, a mio avviso, guardare con molta attenzione al modo in cui esse si muoveranno ed anche chiedere un conto preventivo ai partiti del centrosinistra prima del voto.
Grazia Perrone - 16-02-2005
(...)"Aspettavamo la storia ed invece é arrivata la fiction... La realtà io me la sento nel corpo, quest'agglomerato di cellule che hanno geni misti, e solo poco meno di tre quarti sono italiani, gli altri sono sloveni. Misti come le nostre terre e ogni volta che la nostra storia viene lacerata in questo modo, mi sento lacerare anch'io. Una sofferenza difficile da comunicare a parole. (...)". E' quanto scrive Paola Lucchesi a commento della "fiction" televisiva "Il cuore nel pozzo". La questione delle foibe e la “Giornata della memoria”, nonché la già citata fiction televisiva hanno trovato ampio spazio sulle pagine della stampa d’oltremare. Nonostante non ci siano state reazioni ufficiali dei governi, sui quotidiani sloveni e croati sono usciti nei giorni scorsi commenti, interviste, articoli e trafiletti su questo argomento. Ve ne propongo alcuni stralci

Il 9 febbraio, il quotidiano sloveno “Dnevnik” riporta un lungo articolo sulla fiction televisiva. Oltre a riportare dell’alta percentuale di audience ricevuta in Italia dalle due puntate dello sceneggiato, sottolinea la reazione dell’Accademia liberale slovena alla proiezione del film, valutato come “opera di indottrinamento e di propaganda politica”. Dal canto suo l’Accademia slovena – riporta il Dnevnik - ha controbattuto con la proiezione di un altro film dal titolo “Nel mio Paese”. Una pellicola sui crimini commessi dagli Italiani e dai Tedeschi nei confronti degli Sloveni, girata nel 1948. L’Accademia, si legge, ha esplicitamente chiesto al governo sloveno di reagire a questa “manipolazione della storia”.

Sullo stesso tema prende posizione il quotidiano della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, “La voce del popolo”, con un articolo intitolato “’Furono giustiziati 284 fascisti’ - I combattenti dell’Istria reagiscono alla ‘campagna denigratoria’”. Nell’articolo la fiction televisiva “Il cuore nel pozzo” viene contestata dall’Associazione regionale dei combattenti antifascisti, la quale dichiara che lo sceneggiato è “falso, denigratorio e fuorviante”. Il pezzo del quotidiano di Pola prosegue citando il commento di Tomo Ravnic, membro dell’associazione, intervenuto durante la conferenza stampa del 9 febbraio.

Da quando in Italia è salito al potere Berlusconi per noi le cose sono cambiate: per certa stampa ogni occasione è buona per dire male di noi. Ci dà fastidio il fatto che incessantemente si dice che i partigiani, cioè i combattenti antifascisti, hanno ucciso gli italiani solo in quanto tali. È un’atroce bugia che non possiamo tollerare”, ha commentato Ravnic.

Nello stesso articolo viene riportata la dichiarazione del giornalista Armando Cernjul, il quale non risparmia critiche ai colleghi italiani e al governo croato: “Noi non riusciamo a scrivere tanti articoli quanti sono i libri che in materia si danno alle stampe in Italia.” E poi: “Non passa giorno che alcuni giornali – Il Piccolo, TriesteOggi – non attacchino il movimento partigiano, esagerando il numero degli infoibati. Si vergogni il Governo (croato, n.d.a.) che non reagisce mai. Noi facciamo da pompieri, reagiamo quando qualcuno ci colpisce, ma le cose vanno chiarite una volta per tutte. Le foibe: non sono invenzione nostra; cent’anni fa l’irredentismo italiano ci minacciava con trattamenti simili.”

Sempre il 9 febbraio, il quotidiano croato “Slobodna Dalmacija” esce con un articolo dal titolo “I media e i politici italiani alla vigilia della celebrazione del ‘Giorno della memoria’ - Sulla tragedia degli esuli italiani: la Zagabria ufficiale tace sulle foibe”. Nell’articolo Senol Selimovic, giornalista del quotidiano croato, riprende ampiamente la corrispondenza inviata al sito Osservatorio sui Balcani da Drago Hedl sulle foibe viste dalla Croazia, nella quale si sottolinea il silenzio di Zagabria sulla questione delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmato.

Il giorno successivo in Slovenia “Delo”, “Dnevnik”, “24 Hur”, riportano una notizia dal titolo, “Studenti italiani non desiderano imparare la cultura croata”.

Cinque studenti di lingua e letteratura croata dell’Istituto per l’Europa centrale e sud-orientale dell’Università La sapienza di Roma, mercoledì scorso (9 feb., ndt.) hanno protestato di fronte all’istituto per cambiare il corso di studi, perché non volevano studiare la cultura di un popolo che ha ucciso gli Italiani solo perché erano Italiani”.

Nel riportare la notizia i quotidiani aggiungono che ciò fa parte di un’isteria collettiva che ha preso forma attraverso i media alla vigilia del “Giorno del ricordo”, indetto dall’Italia per il 10 febbraio. Secondo i quotidiani sloveni, si tratterebbe di una campagna del centro destra, guidata da Silvio Berlusconi, con l’intento di attaccare gli oppositori politici del centro sinistra.

Il 10 febbraio “Slobodna Dalmacija” ritorna sulla questione con un articolo dal titolo “L’Italia si rammarica, e la Croazia non festeggia”, ancora a firma di Senol Selimovic. Un lungo articolo di carattere storico in cui l’autore presenta i fatti del 1947, anno della Conferenza di Pace di Parigi, ossia – come precisa l’autore – della decisione sulla perdita delle “province orientali” dell’Adriatico. Secondo Selimovic, “una perdita dolorosa solo per gli sconfitti fascisti italiani”.

Più ad est, anche i media serbi hanno dato spazio alla notizia della celebrazione in Italia del “Giorno della memoria” e della fiction televisiva. Il 6 febbraio il quotidiano “Politika” ne aveva parlato intervistando l’attore belgradese Dragan Bjelogrlic, che interpreta il ruolo del partigiano sloveno Novak, ne “Il cuore nel Pozzo”. Il giorno stesso della celebrazione, 10 febbraio, la notizia viene battuta da B92, una sottolineatura va alle forti reazioni della Slovenia alla fiction televisiva della RAI. L’11 febbraio ne parla anche il quotidiano di orientamento progressista “Danas”. “Passerella della destra a Trieste” è il titolo dell’articolo del quotidiano belgradese in cui compaiono le parole del ministro Tremaglia in visita a Trieste e le reazioni sollevate in Slovenia, oltre che alle punte di ascolto della fiction sulle foibe. “Danas” ritorna sulla questione con un articolo pubblicato nell’inserto settimanale, “Danas vikend”. “Violazione nelle fosse della morte” è il titolo dell’articolo pubblicato dal settimanale, nel quale viene presentato il quadro storico di riferimento, date e cifre, senza dimenticare i crimini delle camicie nere nei campi di concentramento , in particolare sull’isola di Rab, in Croazia.

Maria Teresa De Nardis - 16-02-2005
Si è tenuto il 7 febbraio a Milano, presso l'Istituto Professionale Cavalieri, il convegno "Biblioteche (in)visibili : Le biblioteche scolastiche si raccontano" organizzato dal CONBS - Coordinamento Nazionale Bibliotecari Scolastici con il patrocinio ...
Franco Labella - 15-02-2005
Ho preparato l'appello che riporto di seguito. Le adesioni possono essere inviate per e-mail al seguente indirizzo: area2istitutovillari@libero.it.
Chi ritiene di diffonderlo faccia presente che l'appello potrà essere pubblicato su quotidiani o su ...
Alba Sasso - 15-02-2005

Con l'incontro di oggi (15 febbraio alle ore 17 all'Hotel Exelsior, al quale parteciperà Nichi Vendola) il mondo della scuola pugliese, insieme alle forze sindacali, associative, ai partiti, alle forze istituzionali, sulla base di un documento, ...
Paola Fertitta - 14-02-2005
Vi invio copia del comunicato che alcune colleghe di Enna, Angela Accascina e Francesca Valbruzzi, socie dell'associazione disciplinare di italianistica ADI-SD, hanno preparato per il rapimento di Giuliana Sgrena.
Paola Fertitta


Il “diario ...
Roberto Renzetti - 14-02-2005
Credo che da un poco di tempo si faccia polemica politica parlando di cose che non si conoscono; ed io mi metto in questa ipotesi perché l’altra, la vendita di tappeti, neppure la prendo in considerazione.

Diceva Alba Sasso: “Un dibattito … può ...
Alba Sasso - 11-02-2005
Ricevuto il 7 febbraio 2005

5 feb. (Apcom) - Il congresso dei Ds, nelle votazioni sugli odg che concludono il III Congresso nazionale, ha approvato un documento che "impegna ad inserire nell'agenda del nuovo governo la cancellazione della legge ...
Ilaria Ricciotti - 11-02-2005
Durante gli anni della giovinezza e poi della maturità ho incontrato e conosciuto parecchie persone: alcune belle, altre molto brutte. Belle e brutte dentro. Con o senz’anima. Con o senza principi, ideali, valori e passioni.
Naturalmente il feeling è stato possibile stabilirlo soltanto con le prime, quelle che, come me, si presentavano dinanzi ai vari accalappia-anime completamente nude ed indifese.
Tuttavia questo modo di essere ed apparire, con il tempo ho constatato che, nel quotidiano, non è un atteggiamento vincente. Infatti non vincono mai nulla coloro che non hanno acquisito l’arte del diplomatico o, peggio ancora di chi sa tanto bene mentire e cambiare il vero colore alle cose.
Mario Menziani - 11-02-2005
Notizie dalla neoscuola

I riflettori della ribalta illuminano a giorno l’ultimo segmento del sistema scolastico toccato dalla riforma: ci appare essenziale, magro e asciutto come si addice ai tempi, i tempi della neoscuola.
Raggiunto dalla ...
Gianni Mereghetti - 11-02-2005
Non è un bel segno che FORZA ITALIA prenda le distanze dalle bozze di riforma del II ciclo che il ministro Moratti ha presentato, né può essere considerata una bega di partito, anzi è il segnale di quanto sia decisivo portare a termine in modo ...
Patrizia Abate - 11-02-2005
Noi insegnanti – si sa – un po’ tradizionalisti lo siamo; molto spesso siamo ancorati alle nostre “abitudini e sovranità disciplinari” (E. Morin) e pertanto le innovazioni ci lasciano perplessi. Ma la bozza della riforma della secondaria superiore oltre a suscitare le solite resistenze ed incertezze, desta forti preoccupazioni per taluni aspetti e contenuti che emergono.
In particolare, appare non condivisibile la scelta di relegare l’insegnamento del Diritto e dell’Economia Politica nel solo liceo economico, e ciò in contrasto con il tentativo – realizzato a partire dagli anni ’90 in poi – di diffondere la cultura giuridico-economica negli istituti tecnici, professionali ed in alcune tipologie di liceo.
La diffusione dell’insegnamento del Diritto e dell’Economia ha cercato di rispondere all’esigenza di trasmettere agli studenti non solo i saperi disciplinari, ma anche i valori ed i principi che sono i fondamenti di una convivenza e di una cittadinanza consapevole, e di far sviluppare negli alunni una responsabile coscienza civica e un’adeguata visione socio-politica del mondo.
Le moderne società globali richiedono conoscenze e competenze basilari in campo economico e giuridico e pertanto si è pensato di fornire ai discenti gli strumenti per comprendere la realtà quotidiana e per poter vivere come protagonisti attivi e consapevoli all’interno del complesso e articolato sistema economico, quale quello attuale.
Eppure nel decreto legislativo sulla scuola secondaria non c’é traccia di tutto ciò!
Dal momento che la formazione delle nuove generazioni è “un problema e un valore generale del Paese” con inevitabili ripercussioni sul tessuto sociale, possiamo chiederci se tutto ciò porterà ad una crescita di futuri uomini, cittadini, lavoratori egualmente consapevoli dei loro diritti/doveri e delle loro attività, e forniti di un’adeguata coscienza civica, di responsabilità sociale e di senso etico.
Spero che la risposta passi ben oltre la logica di riduzione delle spese o a problemi di quadratura del monte ore dei curricoli, quando molteplici voci - dall’interno e dall’esterno della scuola - invocano, anche davanti al pericoloso diffondersi di atti teppistici giovanili nella nostra società, un maggiore impegno di tutte le componenti scolastiche nell’educare ai valori della legalità e della democrazia.
E’ forse eliminando dai curricola obbligatori l’insegnamento del diritto e dell’economia che la nuova scuola, pseudo-riformata, potrà offrire adeguate risposte alle istanze della società?
Giuseppe Aragno - 11-02-2005
Casa mia sorge su un vecchio vigneto ch’era un tempo alle spalle d’una casa colonica, nel verde della collina del Vomero, in quello che un tempo fu il piccolo villaggio di “Antignano”, che Salvatore Di Giacomo immortalò nella musica dei suoi versi: “Maggio ‘na tavernella ‘ncopp’Antignano/ Addore d’anepeta novella…"
Nulla di tutto ciò sopravvive: il cemento degli anni Sessanta s’è mangiato tutto. E il Vomero è ormai solo un affollato e opulento quartiere della Napoli di questo inizio di millennio, anonimo e congestionato che non ha più memoria di ciò che siamo stati.
Il 30 settembre del 1943, dov’è oggi casa mia, allo sbocco di Case Puntellate, prima dell’ampio slargo sul quale s’affacciava lo stadio “Littorio”, la “Masseria Pezzalonga” era in subbuglio. Il crepitare dei colpi d’arma automatica, gli ordini secchi e ripetuti, i lunghi silenzi, il rumore dei passi veloci sulle foglie d’autunno tenevano compagnia e atterrivano.
Precarius - 11-02-2005
A proposito del piano per l’assunzione a tempo indeterminato di migliaia di docenti precari su tutti i posti disponibili e vacanti, di cui abbiamo parlato lo
scorso 31 gennaio ( e che ha stimolato numerosi interventi a commento) , finalmente possiamo "postare" il comunicato delle Organizzazioni Sindacali.
Bisogna diffondere ovunque questo comunicato di mobilitazione dei docenti precari .
Bisogna informare tutti i colleghi che la Moratti è in ritardo sull'attuazione del piano pluriennale relativo alle assunzioni su tutti i posti vacanti esistenti. La stragrande maggioranza degli insegnanti precari ne è incosapevole.
Condizionare e "ripulire" nel miglior modo possibile, l'eventuale DdL Valditara.
I genitori dei nostri alunni invocano giustamente, da anni, la garanzia della continuità didattica. Sono stati invitati, invece, a danzare con noi interminabili "valzer" sulle cattedre...
Diffondiamo anche a loro il comunicato della mobilitazione.
Dobbiamo essere pronti allo sciopero anche se ci toccherà farlo senza i colleghi di ruolo.
Ecco il comunicato ed il volantino.
Nei quattro incontri interregionali bisognerà indicare la strada per obbligare il ministro a firmare.
Bene!
Marino Bocchi - 11-02-2005
Gli stralci diffusi alle agenzie dell’Ordine del giorno approvato una settimana fa dal congresso dei Ds sono stati troppo in fretta accolti con ingenui gridolini d’entusiasmo. Capisco il senso di sollievo di chi, come me per esempio, era rimasto sconcertato e deluso dal fatto che nella relazione e poi nella replica di Fassino non ci fosse traccia di una richiesta di cancellazione della legge Moratti da inserire nel futuribile programma della Gad (o Unione, come infine è stata battezzata). Ma questo non autorizzava, e tantomeno autorizza oggi, 12 febbraio, dopo le ultime dichiarazioni di Fassino che richiamo in chiusura, a farsi prendere per il naso. Vediamo perché. Intanto l’Ordine del giorno andrebbe letto nella sua integralità. Suggerisco di farlo, per cogliere le altre cose che ci sono e che negli stralci non compaiono.
Comitato per la Scuola della Repubblica - 10-02-2005
LA RELIGIONE CATTOLICA È UN INSEGNAMENTO FACOLTATIVO; NON PUO’ ESSERE INSERITO NELLA SCHEDA DI VALUTAZIONE UNITAMENTE AGLI INSEGNAMENTI OBBLIGATORI.


L’Associazione "Per la scuola della Repubblica" ha a suo tempo impugnato il D.Lgs. n. 59/04 ...
Balilla Bolognesi - 10-02-2005
Balilla era il soprannome di Giambattista Perasso (Genova 1735 - 1781), il ragazzo che prese parte al celebre episodio del 5 dicembre 1746 avvenuto a Genova occupata e angariata dalle loro prepotenze. In quel giorno, nel rione di Portoria, un gruppo di soldati austriaci stava trainando un pesante cannone, che per il fango presente nella strada si era bloccato. Allora questi soldati obbligarono, a colpi di frusta, molti passanti a spingere e trainare questo cannone, insultandoli e percuotendoli ferocemente. L'adolescente Giambattista, accortosi di questo, prese un sasso e lo scagliò con forza verso i soldati austriaci gridando "Che l'inse ?". Da questo gesto ebbe inizio l'insurrezione popolare che scacciò definitivamente gli austriaci.
Questa è la storia dell'intrepido "Balilla".
La propaganda fascista si impossessò di questo fatto e nell'anno 1926 fondò l' Opera Nazionale Balilla con lo scopo di inquadrare ed istruire i fanciulli Italiani nell'ideologia fascista, inculcando l'idea che i fanciulli italiani dovevano essere tutti come "Balilla ". Io sono stato battezzato con questo nome per due motivi.
Jasna Tkalec - 10-02-2005
Con il dolore nell'anima ho visto ieri quello che ha trasmesso Rai Uno a proposito della "Giornata della memoria delle foibe".

Dunque una giornata della memoria dei massacri commessi dai partigiani titini e dell'esodo degli italiani dall'Istria e dalla Dalmazia... Mi hanno colpito termini come "violenza cieca", che si sarebbe abbattuta sui cittadini innocenti. Prima di proseguire, per sgombrare ogni equivoco, ci tengo a sottolineare che tutta la mia vita l'ho passata ad occuparmi della cultura italiana e che l'unico figlio che ho avuto ora vive a Roma ed ha finito gli studi in Italia. Quindi per libera scelta l'Italia era ed è tuttora il paese di tutte le mie anzi nostre aspirazioni. Per questo è ancor più insopportabile sentire che si è presa la giornata della firma del trattato di Pace (10 febbraio) nella Conferenza di Parigi del 1947, come giornata della memoria di un ingiustizia e di un lutto subiti, invece di onorarla come la giornata della sepoltura definitiva del fascismo.
I fatti storici però restano quelli che sono anche se gli uomini li interpretano come vogliono.
On. Piera Capitelli - 10-02-2005
Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Modifiche all'articolo 10 della legge 3 maggio 2004, n. 112, (4964-5017-5108)

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, il mio sarà un intervento più complessivo, ma non posso esimermi dal rivolgere un vero appello ai colleghi presenti in quest'aula che sono padri e madri, magari anche nonni e nonne, perché almeno votino a favore dell'emendamento in esame. Non possiamo mandare messaggi televisivi così penalizzanti i bambini come quelli che pubblicizzano il consumo di alcol.
Vorrei fare un passo indietro, e mi rivolgo al ancora una volta a padri, madri e nonni. Credo che sarebbe stato meglio non presentare il provvedimento in esame e lasciare le cose come stavano. In modo quasi istintivo il Parlamento aveva intrapreso la strada giusta: la strada della severità, quella delle soluzioni senza «se» e senza «ma», una strada forse poco libera ma necessaria. Vietare spot con protagonisti i bambini è necessario perché si tratta di soggetti che in certe situazioni hanno bisogno di essere tutelati.
Anche se noi non abbiamo un'idea del bambino solo come soggetto di tutela, bensì come soggetto portatore di diritti, tuttavia in certi casi il bambino diventa anche un soggetto da tutelare. Questo ce lo dice la ricerca scientifica. Nel corso dell'iter di questo provvedimento abbiamo cercato di essere collaborativi, entrando molto nel merito. Se avevamo ancora qualche dubbio sulla necessità di mediazioni culturali e pedagogiche inerenti al sistema economico, oggi di dubbi non ne abbiamo più! È stata infatti una ricerca scientifica, ampiamente documentata sulla stampa, a toglierci eventuali dubbi.
Voi tutti sapete che l'Osservatorio sui diritti dei minori e la Società di pediatria denunciano la pericolosità di tutti gli annunci pubblicitari televisivi. Credo dunque che questa ricerca rappresenti un fatto nuovo e dato che la politica non può essere staccata dal mondo della scienza, essa deve anche poter cambiare idea quando il mondo scientifico le fornisce dei dati. Questi oggi noi ce li abbiamo, perché questa ricerca ci richiama drammaticamente alla necessità di tutelare, il più possibile, i bambini dai messaggi pubblicitari, ma ancor più alla necessità di tutelare i bambini che si rivolgono ai bambini. Non esiste infatti che un messaggio pubblicitario negativo possa essere mandato da un bambino verso un altro bambino! Questa è la sostanza. Vi è la necessità di riscoprire bambini che incarnino messaggi positivi da inviare ad altri bambini, anziché di bambini che vengono utilizzati per mandare messaggi ad uso e consumo del mondo economico, animato da logiche che con l'educazione dei bambini non hanno nulla a che fare.
Professione Docente - 10-02-2005
Riceviamo e diffondiamo un'intervista all'onorevole Alba Sasso [Red]

Ma l'opposizione dice : "Lavoriamo insieme per l'attuazione della L. 143/2004."

"E’ una scorciatoia che divide e che fa presa sulla disperazione delle persone.
Siamo disponibili a lavorare insieme per un piano di attuazione della Legge 143, che non leda i diritti costituzionali".

Onorevole Sasso, come valuta la proposta del senatore Valditara di assunzione immediata di 90.000 precari, in cambio della dilazione di 5 anni della ricostruzione della carriera?

E' indubbio che il problema del precariato rappresenti una dura realtà e per i docenti coinvolti e per tutto il sistema dell'istruzione. La mancanza della continuità didattica mina le garanzie per tutti i soggetti interessati. Questa proposta è prima di tutto una scorciatoia rispetto alla Legge 143 che stabilisce un piano triennale di nomine.

Inoltre…
Laura Tussi - 09-02-2005
Le tipologie di pensiero del racconto autobiografico

L’attenzione per la narrazione autobiografica non consta esclusivamente nella cronaca viscerale degli eventi passati, ma nella globale ricostruzione della propria storia esistenziale.
Il narratore è condotto nel processo di rimemorazione dal ricordo quale traccia in trasformazione metabletica, in un percorso mnemonico, tra memoria e realtà, sempre dinamico, in cui i ricordi risultano soprattutto ricostruttivi e non riproduttivi, in una reinterpretazione senza sosta del tempo trascorso.
La memoria è un supporto in evoluzione, in fieri, in itinere nel percorso di rimemorazione in un processo mnemonico di tipologia dinamica nella continua reinterpretazione degli eventi trascorsi, aggiornati da nuove esperienze, che agisce retroattivamente apportando varianti al ricordo.
La memoria individuale collegata ed intrecciata con quella collettiva può fungere da setaccio degli episodi e degli eventi imbrigliati nel ricordo, producendo oltre al naturale processo dell’oblio, la metabletica rimemorativa, ossia la trasformazione dei ricordi, influenzati anche dalle storie di vita altrui.

un lettore da Indymedia - 09-02-2005
Mi chiedo a che punto potrà arrivare questo distillato di odio contro il comunismo: ieri “semplici” censure di alcuni personaggi scomodi, oggi costruzione di memorie catodiche sulle macerie cerebrali degli italiani. Vogliono edificare una nuova Storia. Perché? Domani cosa succederà?
Anche se mi rendo conto che la cosa è quasi impossibile, bisognerebbe fare in modo che chi ha messo in piedi questa vergogna non la passi liscia. Mi piacerebbe che i nostri candidati della sinistra si svegliassero un po’ e mettessero nel “programma di governo” una loro lista di soggetti da fare sparire dalla RAI. Loro sì che hanno il diritto di farlo: Daniele Luttazzi, Michele Santoro, Enzo Biagi e Sabina Guzzanti di falsità non ne hanno mai raccontate. Questi anonimi manipolatori di fatti storici invece fanno della falsità una ragione di vita.

Resistenze.org - 09-02-2005
Claudia Cernigoi scriveva qualche tempo prima.

I polemici sostengono che la televisione è l’arma finale del dottor Goebbels. Noi non ci sentiamo di essere così perentori, però è un dato di fatto che dire “l’hanno detto in tivù” dà una patente di veridicità alle fesserie più enormi. Ed è pure un dato di fatto che, quando si vuole influenzare in un determinato modo la coscienza collettiva argomenti specifici, il modo migliore per ottenere il risultato voluto è quello di far passare in televisione ciò che si vuole far entrare nella testa della gente. Ed a questo scopo, un “buon” sceneggiato (adesso lo chiamano “fiction”, che fa più “americano”) è il sistema perfetto per plagiare la testa della gente.
Così, quando in questi giorni leggiamo di quello che si sta preparando come sceneggiato sulle “foibe”, e come esso viene presentato, ci vengono i brividi per quanto danno provocherà questa operazione mediatica.

Cidi - 09-02-2005
Un appello del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti sulle “Indicazioni nazionali per la scuola”

Chi considera la cultura una risorsa per tutti, garanzia di convivenza democratica e motore dello sviluppo del Paese, non può che allarmarsi di fronte alla pochezza, alla superficialità e all’assenza di pluralismo culturale con cui sono state improvvisate dal governo le Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati: un documento che, per quanto transitorio, viene imposto con dubbi strumenti giuridici alla scuola dell’obbligo, scuola di tutti, e frettolosamente prescritto all’editoria scolastica.
La stessa strada sta per essere intrapresa per la scuola secondaria superiore.

Compito della scuola è promuovere conoscenza e senso critico, offrendo a tutti e a ciascuno strumenti culturali capaci di durare nel tempo, orizzonti di senso e bussole per affrontare la complessità del mondo, per far fronte ai nuovi saperi e alle nuove responsabilità, per tenere saldi i comuni valori della convivenza.
Il rinnovamento dei contenuti e delle competenze che la scuola deve consegnare alle nuove generazioni non può che essere il risultato di un confronto lungo, articolato e ricco tra diverse posizioni ideali e culturali, sintesi di ciò che la società vuole costruire per sé e per il suo futuro nell’alveo dei principi costituzionali.
Le indicazioni curricolari per la scuola devono dunque essere condivise e di alto profilo culturale in quanto garanzia essenziale di cittadinanza attiva e responsabile.

Le “Indicazioni” volute dal ministro Moratti invece, prive del necessario respiro culturale e progettuale, sono state pensate in pochissimo tempo, in chiuse stanze, da poche persone, che non hanno cercato, né accolto osservazioni, critiche, punti di vista diversi, né hanno tenuto conto delle migliori pratiche scolastiche, dell’esperienza di chi nella scuola opera, delle competenze del vasto mondo della cultura e della ricerca.

È la prima volta che questo accade nella storia della scuola della Repubblica.

Alessandro Rizzo - 09-02-2005
APPELLO CONTRO IL RICONOSCIMENTO AI REPUBBLICHINI DELLA QUALIFICA DI BELLIGERANTI

In Senato un colpo di mano ha calendarizzato la discussione sulla proposta del "riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell'esercito della Repubblica sociale italiana (Rsi)".
E' un vero e proprio schiaffo storico e morale ai tanti uomini e donne, giovani e anziani che hanno combattuto contro il nazifascismo per la libertà e per la democrazia. La questione, già di per sè di estrema gravità, assume toni più pesanti quando si considera che la proposta di finanziamento, dovuto dalle autorità istituzionali alle associazioni di partigiane e resistenziali, in occasione del sessantennale della Liberazione, licenziata dalla Commissione Difesa per l'Aula sin dal 4 febbraio 2004, giace a Palazzo Madama da mesi e mesi, senza che il governo abbia ancora provveduto a renderla attuativa. Non solo: ma non ha avuto risposta la richiesta di interventi "per i cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti".

La gravità di questi fatti indignano le coscienze di coloro che hanno a cuore la difesa della democrazia e delle basi fondanti la nostra Repubblica, sorta dalla lotta di liberazione, condotta da coloro che si opposero con forza e determinazione a coloro che prestavano il proprio servizio alla causa dell'intolleranza e della vastazione civile, della violenza omicida.
Chiediamo pertanto come sezione ANPI "Martiri di Viale Tibaldi" di Milano di richiedere al più presto la cancellazione di questo provedimento, volto ingiustamente a equiparare i morti per la libertà ai morti per la repressione, e di provvedere fin da adesso a garantire i dovuti fondi alle associazioni impegnate a celebrare il 60° Anniversario della Liberazione, momento importante per la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza antifascista; nonchè a consentire il giusto riconoscimento della titolarità per i cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti, di beneficiare degli interventi a loro dovuti.

Cosimo Scarinzi - 09-02-2005
Domani al Lingotto Letizia Moratti, Ministro dell’Istruzione e Roberto Maroni, Ministro del Lavoro intratterranno un pubblico selezionato sulle riforme che stanno imponendo alla scuola pubblica ed al mercato del lavoro, non a caso appaiati.
Intanto, chi nelle scuole studia e lavora guarda con legittima preoccupazione agli effetti della riforma sulla situazione generale della scuola. Nelle assemblee e nei collegi docenti vengono approvate mozioni di critica alla riforma ...
Fuoriregistro - 08-02-2005
Riceviamo e pubblichiamo un articolo articolo tratto da Liberazione del 3 febbraio 2005. L'autore è Aldo Nove.

"E' colpa dei pensieri associativi /se non riesco a stare adesso qui", diceva Battiato in una canzone degli anni Ottanta.
In un ...
Roberto Renzetti - 08-02-2005
Dico qualcosa dopo otto giorni dal precedente intervento. Aspettavo pazientemente una risposta che, fino ad ora, non è arrivata. In attesa di tale risposta e visti altri interventi, propongo alcune considerazioni.
E' dal 1968 che lavoro a tempo pieno per una scuola qualificata. Da quando la risposta del governo alle richieste di democratizzazione fu l'orrenda equazione scuola di massa = scuola dequalificata.
Molti, compagni e non, si sono assunti questo ruolo. Hanno fatto lotte importanti che portarono ad un parziale risultato (1974): i decreti delegati (DD<). Da questi purtroppo, per una delega mal intesa da parte dei sindacati confederali, è iniziato il declino della scuola. Quelli che hanno la mia età ricordano che vi furono due punti che mandarono tutto in malora: il DD sulla democrazia (quanto dovesse pesare la rappresentanza delle varie componenti nel Consiglio d'Istituto) e la non approvazione dell'ultimo DD, quello relativo alla retribuzione per la gran mole di lavoro che discendeva per i lavoratori della scuola dagli stessi DD (da quel momento, gestito malissimo dai sindacati, è iniziato il declino economico degli insegnanti).
Ricordo che il 1970 è l'anno della Commissione Biasini, dalla quale nel 1975 vennero prodotti da tutti i partiti politici vari progetti di legge estremamente interessanti. Ricordo che di grande apertura erano (in ordine) quelli di PSI, PCI, PRI.
Tutto morì subito e, mentre la scuola elementare trovava leggi che la qualificavano sempre più, restava aperto il problema, ancora irrisolto, della scuola media, il buco nero mai definito correttamente. Per la scuola secondaria di secondo grado si era di fronte ad un bivio che fece molto discutere: il biennio deve essere unico o unitario? Non rifaccio la storia di quello che potrebbe essere anche oggi un dibattito che farebbe crescere tutti, dico invece che le linee guida che erano emerse prevedevano l'obbligo fino ai 16 anni (fine del biennio); delle materie opzionali che avevano lo scopo di orientare gli studenti per il prosieguo degli studi; una opzionalità che si riducesse drasticamente all'inizio del triennio. Da quel momento scolastico la scuola doveva diventare sempre più professionalizzante per tutti. Per chi sceglieva studi che avevano aperture universitarie, l'ultimo anno era solo un anno di preparazione per la facoltà scelta (ciò avrebbe comportato la liberazione di molti compiti da parte dell'Università). Sullo sfondo vi era l'esigenza di reagire ai tentativi di dequalificazione che, alla lunga, avrebbero portato alla scuola privata. Vi furono tentativi ulteriori di aggiustamenti ma non erano in un quadro complessivo. Ad esempio i progetti Brocca che, pur peccando di enciclopedismo, erano un tentativo serio, da approfondire. Ciò che è emerso tra coloro che si preoccupavano a tempo pieno di scuola pur lavorando nella scuola (questa è ormai una calamità: dappertutto, fateci caso, sono i comandati ed i distaccati da una vita che ci spiegano ...) era la necessità di far crescere i livelli di preparazione delle scuole professionali (maggiore preparazione su tecniche che via via evolvevano nel mondo produttivo); conseguente maggior controllo su di esse togliendole a clientele salesiane e sindacali; finanziamenti adeguati a tali scuole.
Per quel che riguarda gli ITIS il problema è lo stesso con in più la considerazione che una preparazione troppo specialistica rischia di diventare obsoleta rapidamente e quindi vi è la necessità di pensare ad una preparazione che renda i fruitori della scuola più aperti e flessibili (con significato differente dalla flessibilità messa in campo dal centrosinistro Treu !!!). Tra parentesi, occorrerebbe che i nostri legislatori fossero un poco più al corrente di ciò che accade almeno in Europa: il legare scuole professionali direttamente a delle fabbriche è stato un fallimento, ad esempio, in Germania (fabbriche di occhiali) poiché al minimo cambio di modo di produzione non si era in grado di "riciclare" chi aveva preparazioni specialistiche (ma basta guardare anche gli ottimi meccanici di Terni che, nella malaugurata eventualità della chiusura delle acciaierie avrebbero enormi problemi di inserimento. I licei dovevano aumentare la parte sperimentale: laboratori di scienze per rendere in qualche modo effettiva quella cosa chiamata rivoluzione galileiana.
A queste esigenze, quantomeno da discutere, si è sovrapposto il confronto con i diplomati ed i laureati nel resto d'Europa con la sciocca pretesa di riuscire in poco tempo a mettersi in media ma MAI parlando di media con qualità. E così ci siamo ritrovati con la dequalificazione dei governi DC.
Se il problema da risolvere era quello del NUMERO dei diplomati, non si vede perché doveva essere attaccata tutta la scuola. Visto che i sinistri amano i doppi canali, potevano fare una scuola a doppio canale: quella seria e quella all'americana, completamente opzionale (musica, danza, calcio, pallacanestro, ...). Stessi diplomi alla fine, con in più l'elenco delle materie frequentate sul diploma medesimo, senza toccare il valore legale del titolo di studio che è l'unica difesa dei diplomi SERI dei più deboli (ricordo che ciò che vuole la nostra industria stracciona è proprio questo: se ne fece interprete Gelli ed oggi Berlusconi lo sta piano piano realizzando).
M. Falco - 07-02-2005
Perché la giornata della memoria all’IPSSCTS “Oriani-Mazzini” di Milano

La giornata della memoria nel nostro istituto è una giornata particolare di attività finalizzate non al semplice ricordo degli eventi che da 60 anni ci costringono a fare i conti con una storia capace di assumere aspetti impensabili di malvagità compiuti dall’uomo, ma volta alla ricostruzione di un percorso della memoria capace di affrontare ricerca documentaria e ricostruzione visiva degli avvenimenti, mettendo in gioco la propria persona, la propria capacità di rievocazione, dirette a riportare alla superficie gli aspetti che più turbano i nostri sentimenti e, proprio perché capaci di commuoverci, idonei a scuotere la sonnolenza dentro cui la quotidianità cerca di affogare le immagini e i suoni di ciò che non può e non deve essere dimenticato.
Il 27 gennaio 1945 è un giorno incancellabile nella nostra memoria, è un giorno di libertà e di dolore, di libertà perché vengono aperti i cancelli dei campi di concentramento, di dolore perché quei cancelli svelano alla storia quanto di più disumano l’uomo possa aver concepito e realizzato.
È davvero importante che la scuola si faccia promotrice di attività che ricordino alle nuove generazioni ciò che è stato perché mai più abbia a ripetersi.
È importante che nella scuola si creino spazi in cui la memoria sia fondamento di nuova civiltà, si sperimentino percorsi di rivisitazione storica che, insieme alla ricerca di documenti, immagini, suoni, faccia rivivere ai giovani quei giorni disgraziati dell’umanità.
Ecco il ruolo che la scuola oggi non può esimersi dal compiere: ricostruire nelle nuove generazioni lo spirito della riaffermazione dei diritti dell’uomo nella sua più genuina umanità, in quel diritto alla vita che sta alla base di ogni successivo diritto e che solo si realizza se siamo capaci di pensare all’altro come parte inscindibile di noi stessi, se siamo capaci di vivere le vicende e le sofferenze dell’altro come angosce che ricadono sulla nostra pelle, sul nostro vissuto.
Rivisitare vuol dire ricreare le condizioni e le situazioni di quegli anni infelici, dei campi dove l’umanità ha vissuto la bestialità condotta a regola.
Corrado Mauceri - 07-02-2005
Vittorie "pericolose" quelle della Regione Emilia – Romagna in materia scolastica.

L’Unità di domenica scorsa ha pubblicato un articolo a firma di Marina Boscaini in cui si dava notizia di un importante "vittoria" della Regione Emilia Romagna; la ...
Vittorio Delmoro - 07-02-2005
Riscriviamole, dice Bertagna!

Ho letto con attenzione l’intervista rilasciata ad Andrea Turchi dal Professor Bertagna, la stessa attenzione che dedico ormai da tre anni e mezzo a tutto quanto il professore scrive (e appare su Internet), sebbene mi sia ormai convinto che questo dibattito sulle Indicazioni Nazionali sia destinato all’oblio, appena scalfito dalla famosa formazione che invaderà a breve le scuole.

Che si tratti di un dibattito sul passato, già quindi morto e sepolto, lo si può intravedere dalle parole stesse del professore, che non riconosce le sue proprie indicazioni in quelle che sono poi diventate le Indicazioni Nazionali allegate al Dl 59/2004. Bertagna parla infatti di eccesso di prescrittività, e di minutaglia delle Indicazioni; critica la fretta con cui sono state redatte da quei tecnici ministeriali da cui rifugge e alla cui persuasione non intende partecipare.

C’è poi un altro elemento, ancora più significativo, che contribuisce a seppellire le Indicazioni : esse sono sì prescrittive – dice il professore – ma allegate in via transitoria, non solo per una questione di tempi tecnici, ma perché non possono certo essere considerate una legge; anzi entro 18 mesi si potrà anche mettere mano a una loro ristrutturazione.

Ristrutturazione che trova il professore già bello e pronto : lui non le conosce solo da un anno le Indicazioni, lui le ha scritte già tre anni fa e questo è un tempo sufficientemente lungo per cambiarle!

Ristrutturarle dal punto di vista del metodo : mettiamo a confronto le Indicazioni – dice – con altri documenti alternativi/integrativi; voi contestatori – sottintende – fate qualcosa di costruttivo, e invece di lasciare il Ministro (e me stesso) solo arbitro delle modifiche da introdurre, presentate delle controproposte organiche, così che, grazie alla comparazione, ne scaturirebbe un contributo al perfezionamento e un atto importante per la cultura, la scuola, i ragazzi…

Maurizio Tiriticco - 07-02-2005
Che bello! Ritornano i Programmi!

C’erano una volta i programmi ministeriali… ora ci sono le Indicazioni nazionali, solo per il primo ciclo, e, chissà quando… quelle regionali… e ci sono anche gli OSA… per tutti i cicli, un diluvio, anzi uno tsunami, direi… Li ho letti… tutti tutti tutti, lo giuro, e con tanta tanta attenzione, ma…
Mi sono chiesto: tra i programmi ministeriali e gli OSA non c’è di mezzo l’autonomia? Ed anche il nuovo Titolo V? Ed anche un ruolo tutto diverso del MIUR, che non è, o meglio non dovrebbe più essere, il vecchio MPI liquidato dal dlgs 300/99, applicativo della legge 59/97?
Il rapporto che corre, o dovrebbe correre, oggi tra le Istituzioni Scolastiche Autonome non può essere quello che correva un tempo tra MPI e le unità scolastiche! L’autonomia, il nuovo Titolo V e il dlgs 300 per gli attuali amministratori del MIUR sembrano assolutamente… non esistere!
Di questa nuova realtà costituzionale, istituzionale e normativa – mi si scusi il crescendo! – gli estensori degli OSA non hanno tenuto alcun conto! O forse chi ha assegnato i compiti ai gruppi di lavoro, anonimi, pur se qualche firmetta qua e là compare… ha dimenticato di dir loro che non dovevano replicare i programmi di buona memoria, ma fare tutt’altra cosaaaaa!!!!
Indubbiamente, ad essere onesti, gli estensori sono stati bravissimi! Ottimi professori di scuola secondaria… di secondo grado, ovviamente, che ormai sanno tutto di come si individuano, definiscono, descrivono obiettivi di apprendimento: i testi classici degli anni Settanta (Mager, i due Nicholls, i due de Landsheere, il duo Vertecchi Maragliano, il Pellerey, la Pontecorvo e… un pizzico del Tiriticco!) indubbiamente hanno fatto scuola.

Pierangelo Indolfi - 05-02-2005
Giacomo è un mio studente che si è diplomato perito informatico due anni fa con 100/100 e l'encomio della commissione.

Ora studia a Roma ingegneria aerospaziale. Mi manda questa email il cui contenuto mi fa piacere condividere.

Salve ...
Coordinamento Superiori - 05-02-2005
RIFORMA SUPERIORI

Lo schema di decreto legislativo sulla scuola superiore realizza la divisione e la selezione precoce dei ragazzi di 13 anni:
quelli destinati al liceo (durata 5 anni) e quindi all’Università;
quelli destinati alla formazione ...
Marino Bocchi - 05-02-2005
Ricorrenze semantiche

58 cartelle: tanto è durata la relazione di Piero Fassino al congresso dei democratici di sinistra. L’ho ascoltata per radio, a pezzi. L’ho scaricata, intera, dal sito dell’Unità.
Non l’ho letta tutta. Non lo posso fare. ...
un gruppo di docenti elementari - 04-02-2005
Leggiamo e e riportiamo quanto scritto sul sito "Tecnica della Scuola" lasciando ai lettori ogni ulteriore commento!

Qualche spiraglio nella vertenza sul tutor
di Reginaldo Palermo

Già a fine novembre l'Aran aveva presentato una proposta che ...
Paolo Rossi - 04-02-2005
Riceviamo una segnalazione da altra lista e volentieri diffondiamo - Red

UNIVERSITA': LA SCENEGGIATA DEL MINISTRO E LA MORTE (ANNUNCIATA) DELL'AUTONOMIA (28.1.2005)

Dobbiamo confessarlo apertamente: per un po' ci avevamo creduto anche noi. Avevamo creduto alla favola bella del Ministro dell'Istruzione (non piu' Pubblica, ormai da tempo) che, folgorato sulla via di Damasco, capisce che nella formazione e nella ricerca risiede il futuro del Paese e in Consiglio dei Ministri si straccia le vesti (firmate), si mette di traverso, minaccia di dimettersi e di ritirarsi a San Patrignano se l'Università non verrà finanziata, se il blocco delle assunzioni dei giovani ricercatori non verrà annullato, se insomma non verrà ripristinata quell'autonomia così importante per tutti da essere perfino oggetto di un articolo della Costituzione.
E in questo slancio di ritrovato entusiasmo ci eravamo anche detti che in fondo il modesto vincolo della Finanziaria, la richiesta che gli Atenei presentassero piani triennali di sviluppo, era una cosa sensata.. Per anni ci eravamo riempiti la bocca con appelli alla programmazione, e ora che ci chiedevano di farla per davvero non potevamo certo lamentarci.
E non sono mancati pranzi e cene per festeggiare i neo-assunti, che accettavano con gioia di svolgere compiti più onerosi in cambio del solito stipendio, perché questa è la natura del docente universitario: vale più un titolo su un pezzo di carta che una cifra maggiore in busta-paga.
Ma ai poveretti era già toccato aspettare per un paio di anni, dopo che avevano vinto i rispettivi concorsi, prima che il Governo vedesse la luce e capisse che il taglio di una spesa (irrisoria) non iscritta nel bilancio dello Stato non aiuta a sanarlo né ad abbassare le tasse (ammesso che questo sia davvero il primo problema del Paese).
Forti della nostra illusione, riuscivamo persino a scandalizzarci solo moderatamente del fatto che le nostre rappresentanze più o meno legittime e più o meno istituzionali, come la Conferenza dei Rettori e il CUN, per dirne due, stessero concludendo a tarallucci e vino una terrificante vertenza sullo stato giuridico dei docenti, e che, ben sazi del classico piatto di lenticchie, aiutassero il Ministro a imbellettare, con una mano di vernice trasparente, un provvedimento il cui iter naturale sarebbe stato invece nella direzione del cestino. In fondo ci era andata comunque meglio che ai magistrati! Potevamo inaugurare gli Anni Accademici senza sfilare con la Costituzione sotto il braccio, e dire ai nostri studenti, ai nostri dottorandi, alle nostre migliaia di precari di ogni genere, specie e varietà che, in fondo, lassù qualcuno li amava.
Non sono passati quindici giorni, e ci siamo svegliati con la notizia che le elezioni per le commissioni dei nuovi concorsi, quasi tutti destinati ai più giovani, e attesi da più di un anno, erano state rinviate dal Ministero, come minimo per sei mesi, e più probabilmente a tempo indeterminato. È stata dura, ma lì per lì siamo rimasti sopraffatti dalle profonde motivazioni tecniche: non c'era stato il tempo di ricontrollare le liste elettorali. Poi qualcuno si è preso la briga di fare una verifica on line (siamo nell'era di Internet, per fortuna), e ha scoperto che le liste erano già perfettamente in ordine, con ritardi massimi di due giorni, grazie alla solerzia di migliaia di vituperati e malpagati funzionari amministrativi locali che hanno passato le vacanze di Capodanno a fare gli straordinari (non sempre retribuiti) per sistemare le pratiche pendenti.
Ma non c'è stato il tempo di metabolizzare il lutto: dopo una settimana si riunisce il Consiglio dei Ministri, e decide che abbiamo due mesi per predisporre una programmazione che nessuno è stato capace di fare in vent'anni. Il tutto stabilito per Decreto-Legge, lo strumento-principe della governabilità craxiana (a volte ritornano!) e col rischio che poi la maggioranza non lo converta in legge in parlamento entro i sessanta giorni di rito (sto scherzando, ovviamente: "questa" maggioranza approverebbe a scatola chiusa e con voto di fiducia anche la Legge del Menga).
Non importa, ce la siamo voluta, e la faremo, anche a costo di rinunciare per l'occasione al nostro sport preferito, la bega accademica.
Foruminsegnanti.it - 04-02-2005
Il foruminsegnanti.it, portale interattivo per i docenti, propone di spedire il seguente messaggio alle redazioni dei mass media:





Copia e incolla il testo della lettera ed invialo ai seguenti indirizzi e-mail, ricordando di indicare ...
Anna Pizzuti - 04-02-2005
Come anteprima all’atteso sceneggiato: “Il cuore nel pozzo”, mi sono concessa oggi la visione di un altro film: un film documentario, intitolato Una storia negata. L’esodo dei giuliano-dalmati nel Lazio, realizzato, dalla VeniceFilm Production con ...
Gianni Mereghetti - 03-02-2005
E' da circa dieci anni che l'Amministrazione Comunale di Abbiategrasso offre agli studenti la possibilità di incontrare exdeportati nei campi di concentramento nazisti. E’ un’iniziativa di grande valore umano, che ha trovato degna collocazione nelle ...
Balilla Bolognesi - 03-02-2005
Mi chiamo Balilla Bolognesi , nato il 2 0ttobre 1921 a Esanatoglia ( Macerata ) , risiedo a Esanatoglia (Mc)

Soldato del I° Reggimento Genio , alla data dell’8 settembre 1943 mi trovavo in territorio francese, a Modane , proveniente da Sisteron ( Delfinato ) , dove il mio reparto , facente parte della IV armata , era dislocato dal dicembre del 1942 . Dopo l’avventura del ritorno a casa , sono stato “ sbandato “perciò non ho risposto alla chiamata dell’Esercito della Repubblica di Salò .
A seguito di rastrellamento effettuato a Esanatoglia ed in altri paesi dell’Alto Maceratese , il 5 maggio 1944 , sono stato deportato in Germania e costretto ai lavori forzati nel Lager 1 di Kahla ( Turingia ) . Sono rientrato a casa il 26 luglio 1945 .
Dal 1988 al 2003 ho scritto 3 diari riguardanti la mia vita di soldato e di deportato ; sono la storia di avvenimenti che vanno dal 25 luglio 1943 al 26 luglio 1945 . Questi diari , li ho scritti per uso famigliare , perché destinati ai miei due figli e ai miei due nipoti .
Con molto materiale da me fornito all’Istituto è stato possibile approntare una mostra a Macerata , nell’aprile del 2002 , intitolata “Kahla - L’altra deportazione – Lavoratori forzati da Macerata alla Germania di Hitler “, la mostra poi , nel gennaio del 2003 è stata approntata a Castelnovo ne’ Monti prov. di Reggio Emilia ed in questi giorni , in occasione della Giornata della Memoria , a Tolentino Intanto qualcuno ha letto questi diari e , cosa per me incredibile, sono risultati interessanti perciò mi sono stati richiesti e li ho inviati , prima ancora che venissero pubblicati in un libro, al Sig . Patrick Brion del Ministero della Difesa del Belgio; all'Associazione “ Reimahg Verein “ di Kahla; all' Istituto di Storia Contemporanea di Como; al Comune di Castelnovo ne’ Monti ( Reggio Emilia ); ai famigliari di ex Deportati della prov . di Pisa; ad una studentessa Tedesca , Ulrike Kaiser , laureanda all’ Università di Jena , che è venuta appositamente dalla Germania , fino a casa mia , ad intervistarmi per la sua tesi di laurea .
E naturalmente , all’Istituto Storico della Resistenza “ Mario Morbiducci “di Macerata che grazie al continuo impegno del Suo Presidente avv. Bruno Pettinari , della prof . Adriana Pallotto , della compianta prof . Alessandra Fusco , prematuramente scomparsa , ed infine il paziente lavoro della curatrice prof . Annalisa Cegna , hanno reso possibile la pubblicazione di questo libro , con il contributo finanziario del Comune di Esanatoglia e , credo , di altri enti .
Il libro è stato presentato presso la Sala Consigliare del Comune di Esanatoglia in occasione delle due manifestazioni indette dalla Provincia di Macerata per la ricorrenza del 25 aprile 2004 , in seguito a Matelica , a Tolentino , in Ancona , e sabato 22 gennaio 2005 a Iesi .
E’ stato recensito da diversi giornalisti , molto positivamente . Sono stato intervistato per la T.V da incaricati dell'Istituto di Storia Contemporanea di Como , poi a Kahla nel 2003 , durante l’annuale commemorazione da una T.V. tedesca ed inoltre un giornalista tedesco , venuto a conoscenza della mia storia , ha redatto un articolo con foto sul mio conto . Poi ,per il 25 aprile 2004 sono stato intervistato da Rai 3 Regione . Ho avute anche molte attestazioni di consenso , scritte e telefoniche .
Sono onorato , confuso e meravigliato da tutto questo interesse per il mio modesto lavoro ; sarà perché finora si è scritto, si è visto in T.V. per la maggior parte “ E GIUSTAMENTE “ , dei campi di sterminio, ma nessuno ha mai parlato di quest’altra deportazione , che pure ha avuto migliaia di morti ; basti pensare che nei “ Arbeitslager “ della famigerata impresa “ Reimahg “nella zona di Kahla sono morti circa 6000 deportati su un totale di 15000 provenienti da 9 nazioni europee , e questo in soli 12 mesi , dall’aprile 1944 all’aprile del 1945 .
Erano i nostri compagni di prigionia e di lavoro che non hanno avuto , come noi , il bene del ritorno in Patria ; erano quasi tutti ragazzi nel fiore degli anni . Sono rimasti lassù , sepolti ammucchiati in fosse comuni , senza nessuno che li ricordi , senza un fiore , senza nome : ricordiamoli ora con affetto .
Emanuela Cerutti - 03-02-2005
Un bel film, un film che fa pensare, di produzione tedesca, presentato lo scorso anno a Cannes ed uscito da poco nelle sale.
The Edukators il titolo: e non è strano che chi per mestiere riconosce la parola si senta interrogato.
Uno degli attori ...
Giuseppe Aragno - 02-02-2005
Guerriglia o terrorismo: due parole, un abisso e un dilemma, sebbene il denominatore comune – la violenza – costringa la riflessione sul terreno doloroso del sangue che scorre. Figlia della ragione, tuttavia, benché presa da vertigine sulla soglia ...
Laura Tussi - 02-02-2005
Risulta possibile raccogliere anche solo oralmente le storie di vita, ma occorre scegliere gli strumenti ricognitivi adeguati, che presentino possibilità e vincoli in base a una diversificazione o una trama di linguaggi, di intrecci verbali, sempre più coerenti e funzionali al setting d’analisi quale contesto operativo di progettualità formativa. L’approccio autobiografico, adattabile ai diversi contesti di ricognizione, non può prescindere dalla metodologia del colloquio, fondamentale per la narrazione di sé e l’ascolto da parte dell’educatore/biografo. Le modalità di conduzione del colloquio non possono prescindere dalle modalità d’ascolto e del racconto di sé nel procedimento di ricostruzione e revisione autobiografica. L’esperienza della narrazione della propria esistenza, facilitata da un ascolto colloquiale discreto, adeguato, favorevole all’esposizione, all’eloquio del narratore, si traduce in una completa rivisitazione della propria vicenda di vita. L’immane, puntiglioso e costante impegno autobiografico supportato dalla facoltà rimemorativa, rimembrativa, rievocativa, non va considerato quale ripiegamento nostalgico e solipsistico, in quanto consiste nella realtà in una rivisitazione che riattualizza il passato in frammenti di emozioni, desideri, certezze, dubbi, quali pieni e vuoti dell'esistenza, che possono aprire nuovi orizzonti di pensiero, innovative frontiere cognitive affascinanti nel dare spazio alla riscoperta e alla progettualità fiduciosa orientata al futuro. L’autobiografia, raccontata e dipanata nel rapporto conversazionale, ingenera modalità di riconoscimento, di svelamento e apprendimento di se stessi, consentendo al narratore di ricostruire la propria traiettoria, la trama vitale, l’intreccio esistenziale così paragonabili metaforicamente ad un intarsio, un mosaico, un tessuto di pensieri, di sentimenti, stati d’animo ed emozioni.
L’alleanza dell’educatore autobiografo con il narratore aiuta a stabilire nessi ed interconnessioni tra indizi, eventi ed episodi descritti. Questi legami consentono di attribuire senso e significato al disegno della trama vitale dell’esistenza, in base ad una continua ritrascrizione e ricomposizione ricomponibile di carattere ermeneutico. La disponibilità alla declinazione flessibile e comunicativa ingenera secondo modalità implicite ed esplicite, in base ad istanze consce o inconsce nuove potenzialità rappresentative e comprensive della propria interiorità, nella facoltà di significazione degli eventi e del loro inesauribile concatenarsi, nell’ineluttabile attribuzione di senso rispetto ai contesti di vita e alle relazioni più belle, più significative, senza dimenticare, facendone tesoro, le situazioni piene di amarezza e di sconforto. La relazione dialogica basata sull’attento ascolto reciproco apre ampi spazi a relazioni collaborative inerenti reciprocità comprensive, quali significative risorse apprenditive per la possibilità di intrattenersi con se stessi e con l’altro da sé, oltre l’apicalità dell’incontro dialogico. La narrazione della propria storia esistenziale appare sempre un’elaborazione di noi stessi incompiuta, circoscrivibile e riscrivibile o reinterpretabile relativamente ai diversi incontri, agli eventi ed agli episodi dell’esistenza, in un racconto che incita e stimola al ritrovamento di un significato, di un senso, a un ripiegamento sul proprio sé quale filo conduttore che riallacci e ricolleghi le apicalità o i momenti più frugali, i tratti e i segmenti salienti, gli spigoli taglienti degli episodi cruciali, dei momenti peculiari in cui si individuano figure significative nella molteplicità delle biografie che ci abitano interiormente. Le continuità e le discontinuità, i momenti di crisi e gli spazi di serenità, le stasi e i processi della nostra esistenza producono conoscenza e ci permettono di intuire i nessi e i collegamenti tra le biografie interiori. La significatività pedagogica di sensibilizzazione al ripensamento autobiografico si rivela sia tramite l'ascolto e il monologo, sia l’attenzione dialogica e ingenera nel soggetto apprendimento a partire da se stesso, comprensione rimotivazionale, in base al cambiamento e alla relazione. Attraverso il percorso formativo, professionale, e la considerazione dei grandi temi vitali, il soggetto viene stimolato ad attivare considerazioni e riflessioni analitiche e critiche in modalità autoreferenziali, con continue elaborazioni, trasformazioni cognitive ed operative. L’incontro dialogico innesca nel soggetto una nuova rappresentazione di sé, nuove pensabilità, investimenti e stili relazionali, in una prospettiva temporale aperta alla possibilità, alla potenzialità del cambiamento e dell’autotrasformatività. Tramite l’esperienza di un ascolto che favorisce la problematizzazione e la riconsiderazione critica di sé, l’individuo si riconosce una maggiore capacità di ascolto introspettivo, in autocomprensione e autoapprendimento, aprendosi la possibilità dell’ascolto dell’”altro”.
Rosanna Vittori - 02-02-2005
Ovvero: Le famiglie di fronte all’ipocrisia della scuola

Il 19 gennaio è toccato anche al Tribunale di Cagliari.

Piovono sul Ministero dell’Istruzione sempre più spesso sentenze e ordinanze di tribunali a causa dell’integrazione scolastica ...
Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia - 02-02-2005
Come è stata smantellata l’Europa dell’Est: riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di Marc Vandepitte che giunge dal Partito del Lavoro del Belgio (PTB)

L’instaurazione del capitalismo ha significato una retrocessione per tutti i paesi dell’Europa dell’Est, tanto sul piano economico come su quello sociale. Una nota della Nazioni Unite dichiara: “Il passaggio dall’economia pianificata a quella di mercato è stata accompagnato da grandi cambiamenti nella ripartizione della ricchezza e del benessere nazionale. Le cifre mostrano che si tratta dei cambiamenti più rapidi mai registrati. Ciò ha portato ad un elevato, drammatico, costo umano.

Dal 1990 al 2002 il prodotto interno lordo (insieme dei beni e dei servizi prodotti in un anno) per abitante dei paesi dell’Europa dell’Est è diminuito del 10%, mentre nei paesi di livello compatibile è aumentato del 27%; ciò rappresenta una perdita effettiva di quasi il 40% . Questa regressione vale per tutti i paesi, salvo Polonia e Slovenia. Oggi il Pil per abitante degli ex paesi comunisti dell’Europa centrale e orientale è inferiore di un quarto rispetto all’America Latina. Per le repubbliche dell’ex Unione Sovietica la situazione è ancora più drammatica. Negli anni ’90 il Pil è sceso del 33%. In Ucraina, dal ‘93 al ‘96, vi è stata una diminuzione del 33%, in Russia del 47%.

Le azioni dell’economia di stato sono state svendute a prezzi ridicolmente bassi. Una gran parte dell’imponente apparato economico e industriale è stato smantellato. In pochi anni la grande potenza industriale che era la Russia, si è convertita in un paese del terzo mondo. Il Pil della Russia (144 milioni di abitanti) è inferiore a quello dei Paesi Bassi (16 milioni di abitanti). L’Unione Sovietica è regredita di un secolo. Ai tempi della Rivoluzione socialista, nel 1917, il Pil rappresentava il 10% quello degli US. Nel 1989, considerando che intanto l’Unione Sovietica era stata grandemente danneggiata nella II Guerra Mondiale, toccava il 45% degli US .Oggi meno del 7%.
Aldo Ettore Quagliozzi - 01-02-2005
Visti i nuovi manifesti di aennina incredibile, stupefacente trovata? Potranno immergersi ancora in innumerevoli lavacri a venire ma la retorica, la più falsa e la più bolsa, la retorica più squallida, non riusciranno mai a lavarsela di dosso sino ...
Coordinamento ITP di Biella - 01-02-2005
Premessa.

Più volte è stato detto, da parte del Ministero, che questa riforma è stata fatta con gli insegnanti, le famiglie, gli studenti, chiedendo il loro contributo e il loro parere. Desideriamo smentire questa affermazione non veritiera e far notare come anche questa opportunità di esprimere la nostra opinione ci venga offerta solo ora, a cose fatte, il che dimostra come si tratti in realtà di una riforma imposta dall’alto, il cui scopo e le cui finalità ci risultano di assai difficile comprensione. Le riforme imposte dall’alto sono sempre finite male; a meno di radicali cambiamenti di rotta non possiamo che auspicare che anche questa non faccia eccezione, dato l’impatto disastroso che avrebbe sul sistema scolastico nazionale e sull’intero sistema Paese. Le proteste seguite ad ogni tentativo di attuazione della riforma hanno visto schierarsi unanimemente contro la stessa tanto gli operatori della scuola quanto gli utenti, cioè gli studenti e le loro famiglie. Ora tocca alla scuola secondaria. Vorremmo sgombrare il campo da un increscioso equivoco: del complesso della scuola italiana nessuno parla tanto male quanto il ministero dell’Istruzione. Il Paese reale invece, sembra pensarla diversamente, tanto è vero che alcuni mesi fa un sondaggio dava a circa il 70% la percentuali di cittadini italiani che dichiaravano di avere fiducia e apprezzamento nei riguardi dell’operato della scuola pubblica. Tale dato saliva all’80% tra gli studenti, ovvero i diretti interessati e migliori conoscitori del funzionamento del sistema. La nostra scuola primaria e secondaria inferiore è da anni additata come esempio a livello internazionale.
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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