Anno scolastico 2003-2004 - mese di luglio
Gianni Mereghetti - 31-07-2004
Caos inevitabile

era inevitabile che la pubblicazione delle nuove graduatorie per coloro che aspirano ad un posto di insegnamento nella scuola statale finisse nella bagarre delle proteste e dei ricorsi. Del resto che cosa ci si poteva attendere da ...
Bruno Pierozzi - 30-07-2004
Chi vuole isolare la Fiom vuole isolare le lotte operaie

La vicenda apertasi tra segreteria confederale e segreteria Fiom pensiamo che non possa essere letta con le categorie della “tradizionale” dialettica interna al sindacato, in cui si apre un fronte di discussione a cui fa seguito generalmente una fase di “normalizzazione” in cui le strutture, anche se recalcitranti, si adeguano alla line generale. Riteniamo che oggi il problema non investa la normale dialettica tra strutture, ma sia in gioco la sopravvivenza di un modello sindacale, il modello nato dalle lotte operaie degli anni ’60, che oggi, pur con i necessari aggiornamenti è posto in alternativa ad un nuovo modello tutto da costruire, che poggia su due assi fondamentali: il depotenziamento del contratto nazionale di categoria in favore dei contratti territoriali e l’apertura a tutte le forme di lavoro precario con differenti livelli retributivi territoriali, così come delineato dalla legge 30/03.
E’ invece necessario proporre una discussione a tutto campo, partendo dalla azioni e delle proposte della Fiom contenute nel documento recentemente presentato dalla categoria,che trovano interessanti convergenze con quanto elaborato dall’aggregazione Eccoci – Fare sindacato in occasione dell’Assemblea dei quadri di Chianciano e successivamente nell’O.d.G. presentato al Comitato Direttivo della Cgil del’ 7-8 luglio.

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Mobilitiamoci per cancellare la legge sulle pensioni e la legge 30


Anche se con tempi leggermente più lunghi, ma alla fine è passata la legge sulle pensioni conseguente alla delega in materia previdenziale, che fu uno dei primi provvedimenti del governo Berlusconi, insieme alla delega in materia di mercato del lavoro, con il famigerato “Libro bianco” che ha trovato poi conferma legislativa con la legge 30/03.

Questa controriforma peggiora la già punitiva controriforma delle pensioni messa in atto dal “governo tecnico” Dini (legge 335/95) che ebbe il sostegno di gran parte del centro sinistra (eccetto Rifondazione Comunista) e dei sindacati, compresa la maggioranza della Cgil.

A dieci anni dall’emanazione della legge 335/95 i dati strutturali forniti dall’Inps hanno inequivocabilmente dimostrato la tenuta dei conti previdenziali. Dato confermato anche in dagli organismi europei di controllo della spesa previdenziale.

E’ chiaro perciò che questo ennesimo attacco al sistema previdenziale pubblico ha un duplice fine: da un lato fare cassa e dall’altro accelerare lo sviluppo della previdenza complementare nell’ambito di un più generale progetto di privatizzazione dello stato sociale.

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pino patroncini - 28-07-2004
C' era una volta...un re, direte voi. No, e nemmeno un pezzo di legno. C'era quella cosa, un po´ trascurata magari, che si chiamava tirocinio e che si faceva, una volta, negli istituti e nelle scuole magistrali perché le/gli allieve/i imparassero a ...
Aldo E. Quagliozzi - 28-07-2004
Non sorprende più di tanto, oramai, scoprire sulla stampa internazionale la pietosa rappresentazione che viene fatta della vita politica del bel paese.
Di quel “ teatrino della politica “ di cui tanto inorridiva il nostro egoarca, sempre alle prese ...
Grazia Perrone - 27-07-2004
Segnalo un intervento una riflessione articolata sui cambiamenti che le Indicazioni nazionali apporteranno ai manuali scolastici e agli obiettivi didattici che riguardano i programmi d'insegnamento della storia
L'autore è Vincenzo Guanci, Membro del Comitato direttivo scientifico di Clio'92, Associazione di insegnanti e ricercatori sulla Didattica della storia.


E' una brutta storia, "una svirilizzata favola edificante cucita intorno all' Europa cristiana, unita e solidale nella stessa identittà, senza le crociate, senza l'Inquisizione, senza Lutero, e le guerre di religione, senza la caccia agli ebrei e alle streghe, senza la rivoluzione industriale, in una parola senza conflitti nè oppressioni, di razza, di classe, di genere [...­]". Così viene definita da Adriano Prosperi in una recente lettera a "La Repubblica". Per la verità, si tratta di uno dei pochi storici che ha ritenuto di dover dire la sua sulle Indicazioni Nazionali che il Ministero dell'Istruzione ha emanato in attuazione della riforma Moratti in vigore dal 1^ settembre 2004; sembra che non interessino molto la corporazione; eppure ai tempi delle Indicazioni sul curriculum di Berlinguer-De Mauro scesero in campo in parecchi, facendosi sentire su tutti i giornali con un celebre 'manifesto dei trentatrè' e con numerosi articoli, che, talvolta, giunsero perfino a svillaneggiare i colleghi che facevano parte della Commissione ministeriale che aveva redatto quelle Indicazioni. Forse oggi questo non accade solo perchè il Ministero tiene rigorosamente celati i nominativi degli autori delle attuali Indicazioni.E' noto bensì che un importante consulente del ministro Moratti è il pedagogista Giuseppe Bertagna; ciò nonostante, come si dice: mater certa est, pater...
Ma andiamo pure a vedere quali sono le modifiche decisive rispetto all'esistente.


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Pierangelo Indolfi - 26-07-2004
Satira preventiva di Michele Serra
tratta da Espresso online


Sono un nativo americano della tribù dei Nasi Forati. Abito in Italia da qualche anno e mi trovo benone, nonostante io sia l'unico Naso Forato di questo paese. Ho un figlio e vorrei ...
Enrico Panini - 26-07-2004
Riceviamo e pubblichiamo l’intervista al Segretario generale della FLC Cgil pubblicata sul n. 29 del settimanaleCARTA.
L’intervista è contenuta in un ampio servizio che, indagando sui guasti che i decreti attuativi della Legge Moratti stanno provocando nelle scuole, riflette sullo scenario nel quale si riaprirà il prossimo anno scolastico.



Il primo settembre potrebbe essere per molti studenti, le loro famiglie insegnanti e anche per i cittadini, una data che non dimenticheranno. Meglio arrivarci preparati, ricostruendo con il segretario della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza, nuova sigla della CGIl scuola, Università e ricerca) Enrico Panini, lo scenario: in particolare per scuola dell’infanzia, elementare e media che saranno investite dalla riforma. Con una premessa sulle recenti elezioni che aprono, dice Panini, spiragli se non di ottimismo, quantomeno di riflessione.
La legge Moratti – chiarisce Panini – è inemendabile, ma si muove su un percorso accidentato per molte ragioni. Una delle quali è l’esito elettorale delle amministrative. E’ stupefacente che nessun commentatore abbia capito il peso della scuola sui risultati elettorali, è uno sbaglio non aver valutato quanto hanno pesato i genitori nei comuni dove ha preso voti chi ha dato maggiore peso all’istruzione. Non a caso, nel voto europeo, dove di scuola si è parlato in modo tradizionale, il risultato è stato diverso. Ed è certamente una sconfitta che la costituzione europea non dedichi una sola parola a istruzione, università e ricerca.

Cosa ci dobbiamo aspettare il primo settembre?

Ci potrebbero essere due scenari. Nel primo il governo decide di andare avanti a testa bassa con i provvedimenti attuativi della legge, facendosi forte del fatto che la questione non è entrata nella verifica e che nessuno degli alleati ha chiesto ripensamenti. Ma questo scenario “estremo” si scontrerebbe con il cambiamento dei rapporti di forza nella conferenza stato-regioni dopo il voto.

Una seconda strada potrebbe essere più soft: non tornare indietro né accelerare. Credo che sarà questa, anche perché i provvedimenti hanno ricevuto una tale opposizione, nelle scuole, da rendere una impossibilità pratica il procedere.
Questo lo scenario generale. Intanto, un numero consistente di scuole dell’infanzia, elementari e medie al momento non ha dato attuazione al alcun provvedimento della legge 53: non ha ridotto l’orario né definito il “tutor”. Ci sono però scuole che invece l’hanno fatto, in tutto o in parte, e scuole che hanno sospeso il provvedimento. Ho l’impressione che la questione si riproporrà fortemente il primo settembre.


>>> continua...
Pierangelo Indolfi - 24-07-2004
Segnalo dal Manifesto

A SCUOLA DI EVOLUZIONE
di ENZO MAZZI


La riforma della scuola è tutta giocata sulla privatizzazione del sapere. Per la signora Moratti non esiste un sapere condiviso. E' la vecchia storia della conoscenza e della verità ...
Sophy - 24-07-2004
Datemi una scuola per mio figlio

Giorni fa la mamma di un alunno autistico di un paese del nord d’Europa si rivolgeva a noi genitori italiani con lo stesso problema, dicendoci che di essere stanca del ‘civilissimo del Nord’ dove ancora, si è ...
CONBS- Coordinamento Nazionale Bibliotecari Scolastici - 24-07-2004
Il Giudice del Lavoro di Roma ha accolto il ricorso dei docenti inidonei contro il comma 5 dell'art 35 della Finanziaria 2003, che ne prevede il licenziamento al 31.12.2007, e ha rimesso la questione al giudizio della Corte Costituzionale.
Questa ha ...
Giuseppe Aragno - 23-07-2004

Una linea di febbre, un freddo strano, che ti fa stringere nelle spalle mentre avvampa il caldo di luglio, un tremito impercettibile ma insistente del labbro inferiore che rivela emozioni celate in fondo all'animo, un palpito ripetuto del cuore ...
Anna Di Gennaro Melchiori - 22-07-2004
Sulla necessità di riforma del corpo docente per una scuola migliore”.

di Antonio Pistillo

dalla redazione di Meridiano scuola



1. Premessa


Le ultime attività parlamentari e le recenti inchieste di varie fondazioni ripropongono un dibattito mai davvero affrontato fino in fondo sui delicatissimi argomenti della formazione degli insegnanti e della carriera docente.
Questi temi hanno un valore imprescindibile per la qualità dell’offerta scolastica e per questa ragione mi auguro che il mio intervengo sia spunto di seria analisi.

Mi scuso in anticipo se il mio scritto sarà in certi punti polemico e impietoso. Ma questo, che non ha la presunzione di proporre nulla di inedito, vuole essere un contributo sincero con informazioni riguardo alla discussione fino adesso in corso con qualche spunto polemico affinché nasca finalmente all’interno della categoria docente un serio dibattito sulla professionalità degli insegnanti e sul miglioramento del sistema scolastico.
Sarò anche brutale e massimalista nel puntare il dito contro i difetti della categoria perché lo scritto si rivolge proprio agli insegnanti ed è redatto da un appartenente alla categoria. Tra pari ritengo fondamentale un’analisi franca che rifuggi dall’auto indulgenza per permettere la costruzione di un’identità priva di debiti con il passato.
Qui voglio sollecitare alla costruzione di una coscienza professionale che fino adesso è mancata alla categoria.

Nella mia disquisizione terrò sempre come priorità condivisa che la scuola è funzionale allo studente; il fine ultimo di tutto il sistema d’istruzione è la qualità dell’apprendimento dell’allievo.
Parto dalla considerazione che la scuola italiana, lungi dall’essere un sistema definitivamente inefficiente come a qualcuno potrebbe far comodo far credere, è un sistema che però riscontra una seria situazione di paralisi ed inadeguatezza alle esigenze dell’attuale società moderna.
Parto dall’assioma più volte da me ribadito che il miglioramento della scuola italiana passa necessariamente dal miglioramento della classe docente italiana.
Non va nemmeno dimenticato che, sempre per effettuare l’auspicabile azione riparatrice dei guasti della scuola, non si può prescindere da una seria politica di grandi investimenti economici per il rilancio del sistema. Senza un significativo supporto economico nessuna operazione di riforma che si presenta come seriamente valida potrà dare significativi frutti.

Vista l’ampiezza e la delicatezza della materia trattata il mio intervento si articolerà in diversi punti che compariranno sulle pagine di questa rivista in maniera separata.
L’intervento pertanto si suddividerà e verrà così pubblicato:

1. “Premessa” e “Il corpo docente”;

2. “Responsabilità dei sindacati e consapevolezza professionale” e “Formazione e carriera”;

3. “La Commissione per la carriera insegnante”;

4.“Una proposta per la valutazione della pratica didattica” e “Conclusioni”.



>>> continua..
Alba Sasso, Piera Capitelli, Giovanna Grignaffini - 21-07-2004
La bozza di decreto delegato sulla formazione dei docenti, che riguarda fra l’altro le modalità di reclutamento degli insegnanti, stravolge completamente il sistema delle graduatorie pubbliche, stabilendo nuove regole d’accesso alla professione. ...
Gianni Mereghetti - 21-07-2004
Non sempre quando vengono date informazioni specialistiche dai quotidiani coloro che vivono direttamente il problema ne sono soddisfatti, perché vi sono dei particolari decisivi che non vengono riportati. E’ così per ...
Aldo E. Quagliozzi - 20-07-2004
1 – Gruppo familiare in un interno

Annota Fred Kapner sul Finalcial Times commentando la presentazione del volume “ Tendenza Veronica “, biografia della signora Lario, felice consorte dell’egoarca:
“ ( … ) Giugno non è stato un mese fortunato ...
Gianni Mereghetti - 19-07-2004
Tra i commenti che sono stati fatti rispetto all’istituzione di una classe per soli studenti islamici ve n’è uno sul quale val la pena fare chiarezza, è quello secondo cui una classe islamica realizzerebbe il principio cattolico della libertà di ...
Vincenzo Andraous - 19-07-2004
Negli anni che sono corsi via mi sono chiesto tante volte quale sia la spinta che fa muovere il mondo del volontariato, quale il propulsore che rende instancabile il volontario che opera in un Istituto Penitenziario, in una Comunità o in una mensa ...
Grazia Perrone - 18-07-2004
Segnalo dal sito:Diritto & Diritti

Gli sviluppi della normativa sul diritto-dovere d' istruzione e formazione

di Orazio Auriemma


***

Sintesi: Il diritto-dovere d' istruzione e formazione costituisce un punto centrale della riforma scolastica recentemente avviata. La normativa ancora in Bozza, il cui iter formale è da poco iniziato, arricchisce questo concetto di contenuti programmatici e organizzativi e di valori giuridici per certi aspetti innovativi. Probabilmente a motivo della estrema concentrazione dei tempi nei quali questi atti sono stati diffusi ed anche per la fluidità delle situazioni giuridiche a cui fanno riferimento sorgono problemi interpretativi, che è opportuno incominciare ad approfondire e che potrebbero fornire qualche suggerimento alla stessa Amministrazione per meglio chiarire taluni aspetti della riforma.



La riforma scolastica, in atto nella prima e nella seconda classe della scuola elementare durante l' anno scolastico 2003/2004, sarà estesa alle altre tre classi elementari e al primo anno della scuola media da settembre del corrente anno solare. Si avvicina quindi il tempo del passaggio non solo nominale dalla scuola elementare alla scuola primaria, che sta suscitando molto interesse e polemiche. In due anni scolastici scomparirà anche la scuola media che sarà sostituita di nome e di fatto dalla scuola secondaria di primo grado. Anche in questo caso sono emerse preoccupazioni circa taluni aspetti della riforma.

Di seguito rifletteremo su alcuni problemi giuridici che hanno interessato in maniera ancora marginale il dibattito in corso. Il nostro vuol essere un contributo introduttivo allo studio di questi argomenti innovativi.



1. Diritto-dovere e obbligo d' istruzione e di formazione.



La legge-delega 53/2003 introduce la norma del diritto-dovere all' istruzione e alla formazione per almeno dodici anni, attribuendole la funzione di ridefinire ed ampliare l' obbligo d' istruzione sancito dall' art. 34 della Costituzione e l' obbligo formativo disposto dall' art. 68 della L 144/1999 ([1]). Il significato di questa norma risulta meglio compreso se viene posto in correlazione con la normativa abrogata e con altri passaggi legislativi tuttora vigenti:

a) restituisce all' ordinamento il diritto all' istruzione previsto dalla legge 9/1999 ([2]) abrogata dalla stessa legge 53/2003 ([3]);

b) introduce la figura del diritto-dovere all' istruzione e alla formazione presentandola, sopratutto nei molteplici documenti ministeriali e tecnici di supporto alla legge ([4]), con le caratteristiche proprie dei diritti soggettivi (ai quali si accompagnano imprescindibili doveri). Sulla scorta di tali suggestioni il diritto all' istruzione e alla formazione e il correlato dovere appaiono inerenti ai soggetti singolarmente presi (gli alunni) e non all' interesse pubblico a cui l' interesse di tali soggetti (interesse legittimo) potrebbe essere particolarmente collegato ([5]);

c) restituisce all' ordinamento il diritto formativo previsto dalla legge 9/1999 abrogata ([6]) (è utile ricordare che l' art. 68 della L 144/1999 non parla di diritto alla formazione ma di obbligo di formazione, a cui i giovani sono chiamati a corrispondere nella scuola, nella formazione professionale o durante l' apprendistato dopo aver assolto all' obbligo d' istruzione);

d) abbandona la polisemia del termine formazione usato nella L 144/1999: l' istruzione secondaria di secondo grado non appartiene al percorso formativo. Il diritto-dovere d' istruzione e formazione è riferito al doppio ciclo educativo che risulta ben distinto: nell' istruzione impartita nel primo ciclo; nell' istruzione di secondo grado erogata dai licei e nell' istruzione e formazione professionale, che costituiscono il secondo ciclo. L' istruzione e la formazione professionale sono di competenza regionale; sono fatti salvi i livelli essenziali di prestazione definiti a norma dell' art. 117 della Costituzione ([7]).


>>> continua...

Aldo E. Quagliozzi - 15-07-2004
Da “ La farsa quotidiana e il sorriso irresponsabile “, di Giulio Ferroni.

“ ( … ) Oggi in realtà c’è ben poco da ridere ( anche se si è invitati a ridere da tutte le parti, in modo sguaiato e delirante ) nella farsa in cui precipita la vita ...
Vincenzo Andraous - 15-07-2004
E’ singolare come sulla guerra gli estremisti di ogni sponda ammettono l’uso della forza, ci sono quelli che accettano l’uso di una violenza che sana altra violenza, con la pretesa di non esagerare troppo, e ci sono quegli altri che ancora non ...
Gianni Mereghetti - 15-07-2004
La classe per soli studenti islamici è contro i principi della Costituzione Italiana, per cui non ci sarà, anche se il problema della presenza degli studenti islamici nella scuola italiana rimane e potrebbe anche acutizzarsi.
La vicenda milanese ha ...
Dedalus - 14-07-2004
Da qualche giorno il quotidiano la Repubblica insiste su un’avvincente tesi: quella secondo cui la riforma Moratti porterebbe alla scomparsa della classe nella scuola primaria. Prima ha cominciato Mario Pirani, con l’articolo “Come si distrugge la ...
Maurizio Tiriticco - 14-07-2004
Gentile Dott. Pirani,

mi permetta alcune osservazioni a proposito del suo ultimo pezzo sulla distruzione della scuola primaria (“la Repubblica” del 12 c. m.). E’ certo che la nostra scuola sta attraversando un difficile momento, per tutta una ...
Corrado Mauceri - 13-07-2004
A proposito della classe per soli alunni di fede islamica

In una scuola di Milano è stato deciso di formare classi con soli alunni di fede islamica in modo da garantire agli alunni ed alle loro famiglie la salvaguardia della loro identità ...
redazione - 11-07-2004
Ci vorrebbe una targa

La Loggia massonica Propaganda 2 - divenuta poi celebre con la sigla P2 - assurse agli onori della cronaca solo dopo la prima metà di marzo del 1981. Il 17 di quel mese la Guardia di Finanza aveva eseguito una serie di ...
Scuola Futura - 10-07-2004
IL DIRETTIVO DELLA CGIL - SCUOLA DI MODENA


rilevato

che l'attacco alla scuola pubblica di questo governo si sta intensificando attraverso provvedimenti legislativi approvati e da approvare

considerato

che gli atti di questo Governo ...
Giuseppe Aragno - 09-07-2004
Dallo Speciale Racconti


Sul crinale del monte, dove la linea nera del cielo si faceva grigia e arancione luminoso, precedendo il sole, la brigata partigiana, inchiodata da nugoli di cani nazisti e dal fuoco d'infilata dei lanzichenecchi in nero ...
Aldo E. Quagliozzi - 09-07-2004
Interminabile come la storia politica del bel paese, che si ripete stancamente come in un gioco delle parti, sempre le stesse, con allo sfondo un teatrino di recitanti i cui personaggi, in alcune occasioni della storia, hanno anche assunto la ...
Anna Pizzuti - 09-07-2004
"Mi vogliono bruciare, mi vogliono far fuori? Vogliono uno che non riesca a mettere le mani e gli occhi dove vanno messi?". - Giorgio Ambrosoli ad un amico


...
Mario Menziani - 07-07-2004
E’ indubbio che “i doveri dell’insegnante siano potentemente orientati anche verso risultati di educazione etica, sociale e di promozione della formazione della persona anche al di là degli aspetti strettamente didattici”.
Così scrive il P.M. ...
Aldo E. Quagliozzi - 06-07-2004
Come gli antichi viaggiatori che percorrevano le strade dissestate e polverose del bel Paese e che di quella esperienza lasciavano memoria in immortali creazioni della letteratura , rapiti come non mai dal disincanto degli abitanti dell’assolato ...
Vincenzo Andraous - 06-07-2004
I video di morte ormai si sprecano, c’è un mercato sottobanco che vende più del grande magazzino di turno, è quello dell’imbecillità sub-umana.
I fotogrammi deflagrano il lamento del morto vivente, innalzando a preghiera la presenza ingombrante di ...
Carmine Marinucci - 05-07-2004
L'opinione di Roberto Maragliano

Continuano le interviste di Learning Community ai più importanti esperti del settore della formazione. Questo mese, l’opinione di Roberto Maragliano

Carmine Marinucci
Stefano Epifani



Roberto Maragliano: ideatore del Master on-line “Multimedialità per l’e-Learning” e del corso di perfezionamento a distanza su web “La scuola in rete”, Professore di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento presso l’Università Roma Tre, Responsabile del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive della stessa Università. Fertile autore di numerosi testi di riferimento nel settore della didattica on-line, tra i quali – soltanto nel 2004 – l’edizione aggiornata del “Nuovo Manuale di didattica multimediale” e “Pedagogie dell’e-Learning”, entrambi editi da Laterza... a lui siamo andati a chiedere qual è lo stato dell’arte della didattica on-line…

Prof. Maragliano, una domanda all’apparenza banale: ma l’e-Learning funziona davvero? E – se sì – come si spiegano le allarmanti cifre riferite al drop-out dai percorsi di formazione on-line?
Potrei rispondere girandole la stessa domanda: ma la formazione in presenza funziona davvero? E con che risultati? Con quanti drop-out? Il problema è che non si può, ormai, fare a meno della rete, per la stragrande maggioranza delle attività umane, sia quelle materiali (o con effetti materiali) sia quelle ‘spirituali’ (diciamo così). Dunque, è improprio che si pensi, proprio per la formazione, di rinunciare a questa risorsa, ed è un lusso (che non ci possiamo permettere) l’indulgere in dubbi o perplessità pregiudiziali in proposito. Tanto più che, nell’ambito formativo, lo strumento ‘principe’ continua ad essere un medium, il libo, di cui tutto si può dire, ma non che è organico all’idea di una ‘presenza’: dov’è l’autore del libro su cui l’allievo studia mentre lui studia, e, ancora, dov’è l’insegnante che ha adottato quel libro, nel mentre l’allievo vi studia sopra? Certo, c’è il problema del drop-out relativamente elevato per i corsi on-line. E’ un dato di fatto, che va però interpretato. E non si può farlo evitando di prendere in considerazione altri dati di fatto: che spesso i corsi on-line non sono buoni, costituendo la meccanica trasposizione in rete di risorse pensate per altri media; che il livello di familiarità con la rete, da parte di non pochi allievi, è ancora piuttosto basso; che molti (sul versante dell’offerta) pensano che la rete sia nient’altro che una soluzione comoda ed economica per produrre e distribuire oggetti didattici e (sul versante della ricezione) un’ottima occasione per ricevere testi e immagini e suoni direttamente sul proprio desk. L’elenco potrebbe continuare. E’ evidente che le prerogative della rete sono ben altre. Conoscere e praticarle equivarrebbe a creare aspettative diverse, in ordine all’uso della rete per scopi formativi.

Quando si parla di e-Learning, spesso il discorso si sposta su argomenti come “le piattaforme”, “i formati di standardizzazione”, i “protocolli”. Certo, il ruolo delle tecnologie è importante, ma non le sembra che si corra il rischio di perdere di vista la didattica in virtù della tecnologia?
Sì, è vero, si delega alla macchina un problema che è essenzialmente e resta purtuttavia didattico. Ma c’è di più. Nella piattaforma, in ogni piattaforma, c’è più o meno nascosto un progetto di formazione, agisce in modo sotterraneo un’idea di didattica. Ha poco senso, dunque, discutere di standardizzazione e protocolli o anche piattaforme al di fuori di una presa in carico di concettualizzazioni pedagogiche. Per esempio, allo stato attuale la produzione/circolazione di learning object ha assunto dimensioni mitologiche, facendo intravedere un futuro ‘pulito’ in cui la rete potrà mettere l’universo dello scibile a disposizione di tutti, attraverso l’offerta di infinite tessere variamente componibili; bene, ma siamo sicuri che questo obiettivo risulti plausibile, accettabile, condivisibile anche all’interno di prospettive pedagogiche, che non si debba tener conto anche della parte di ‘sporco’ che inevitabilmente pesa sul ‘pulito’ (dunque dei rapporti stretti fra apprendimento informale, apprendimento non formale e apprendimento formale) ? È effettivamente questo, ciò che vogliamo, una rete in cui tutte i learning object sono bigi? O ancora: dovrà essere il tecnico di macchina a dire a me docente come porgere un determinato contenuto, a me autore come organizzarlo o sarà invece possibile che per il mio modo di porgere o di scrivere si trovi una soluzione tecnica adeguata? E, più in generale: saranno gli ingegneri a dirci come valutare i corsi on-line e i loro effetti sul piano dell’apprendimento? E se lo faranno, già lo stanno facendo, a quali parametri pedagogici faranno riferimento?

Cosa vuol dire sviluppare una “pedagogia” dell’e-Learning, e perché nel suo ultimo libro Lei parla di “pedagogie” (al plurale)?
Per le ragioni indicate nella risposta alla domanda precedente. Perché in ogni soluzione tecnica c’è un’opzione didattica. Tante soluzioni, altrettante opzioni. Dunque, ‘pedagogie’, al plurale. Non solo. Può avvenire che passando all’on-line si identifichino nuove prospettive, nuovi problemi di ordine pedagogico, non conosciuti o compiutamente indagati prima. Altre pedagogie, dunque. Tutto congiura a far sì che il plurale prevalga sul singolare. Per ora, diciamola in questo modo, l’e-learning è una soluzione pratica vantaggiosa, ma di un problema di cui ancora non conosciamo i connotati. Siamo appena all’inizio, in questa impresa: abbiamo delle risposte, ma non conosciamo ancora le domande di cui sono risposte. Errando, riteniamo talora che la formazione on-line sia una versione in chiave virtuale della formazione in presenza. E’ invece un’altra cosa, esattamente come il negozio in rete, che è più e altro della versione in chiave virtuale del negozio ‘reale’: conoscendolo e frequentandolo, ci si rende conto che non è solo il prolungamento spaziale e temporale dei servizi del negozio ‘terreno’, ma è anche una comunità, un club, dunque un punto d’incontro, discussione, confronto, dove si va non solo per comprare cose ma anche per incontrare gente, fare amicizia, riconoscersi negli altri. Paradossalmente si potrebbe sostenere che il carico di umanità è superiore nel negozio virtuale rispetto a quello reale. Vuoi vedere che fra un po’ qualcuno proverà a sostenere le stesse cose per la formazione on-line? E allora con che coraggio si difenderanno (per esempio, a livello universitario) le lezioni nelle aule stipate di trecento allievi, gli esamifici, l’estrema difficoltà a stabilire dialoghi diretti docenti/allievi, cioè “il bello della diretta”?


>>> continua...
Tuttoscuola - 05-07-2004
A proposito del Convegno cui accennava Gianni Mereghetti qualche intervento fa, ci perviene la seguente segnalazione da parte di un abbonato a Tuttoscuola Focus:

200.000 posti di troppo

In Italia tra il 2004 e il 2014 almeno 303.000 ...
Gianni Mereghetti - 04-07-2004
100, 97, 92, 89, 76, 56, 60 …………. sintetizzare in un numero il percorso scolastico di uno studente, il suo esito finale, è impossibile!

Per questo i numeri che gli studenti leggono sul tabellone e che rappresentano il valore attribuito agli esami ...
Redazione - 04-07-2004
L'articolo che ci viene segnalato è un pò datato, ma può ben inserirsi all'interno del dibattito in atto sulla scaricabilità dei libri di testo. Lo pubblichiamo integralmente, nonostante l'impressione "pubblicitaria" che potrebbe dare, perchè ci ...
Comitato genitori e insegnanti Soliera - 03-07-2004
ALL’OMBRA DELL’ULTIMO SOLE

Circa un centinaio di partecipanti hanno manifestato durante il pomeriggio del 30 giugno sotto gli uffici della Direzione Regionale Scolastica dell’Emilia Romagna.
Sono stati distribuiti volantini e documenti sulle ...
Gianni Mereghetti - 03-07-2004
Le analisi dell’Associazione Treelle e le riflessioni del ministro Moratti, tese a mettere in evidenza le gravi difficoltà della condizione docente, sono senz’altro fondate, anche se non riescono a lasciarsi alle spalle un equivoco di fondo, quello ...
Giovanna Moretti - 03-07-2004
Ci segnalano da retescuole:


Sono rimasta sgomenta non tanto per il provvedimento preso quanto per il "clamore" che ne ha dato la stampa e questo ha suscitato in me i più perfidi pensieri: viviamo in un paese in cui oggi si passano le notizie ...
Alba Sasso - 02-07-2004
Leggendo notizie come quella del preside di Rho, condannato perché avrebbe lasciato che nel suo istituto i ragazzi fumassero spinelli, tornano alla mente le riflessioni di Foucault sulle strutture repressive e sul controllo. E fa paura pensare che ...
Antonio Cucciniello - 02-07-2004
Vivo in un comune del Varesotto ( una realtà con un forte radicamento sociale e culturale della Lega Nord e di Forza Italia ) dove, nelle elezioni amministrative, ha vinto una lista riconducibile al centrosinistra e alternativa a quelle della Lega e ...
Anita - 01-07-2004
Vi segnalo questo articolo di Marina Boscaino letto sul'Unità di oggi [ieri, ndr]. Il punto di domada ce l'ho messo io, perchè sono stordita. A me sono successe solo piccole "pubblicità": l'editore con gli album di figurine o il circo che fa spettacolo in zona. O il gruppo teatrale che propone cose anche belle. Non so se scandalizzarmi o no insomma. A dirla tutta non so bene mettere un discrimine. In fondo esiste qualcuno che non tira l'acqua al suo mulino?
Ciao e buone vacanze a voi
Anita


Due anni fa circa, leggendo «No logo» di Naomi Klein, rimasi particolarmente colpita dal capitolo dedicato all'invasione subdola e implacabile dei marchi nella scuola americana. Quel capitolo - Il [i]branding dell’istruzione - analizzava il lavoro minuzioso e puntuale che gli esperti del marketing americano hanno portato avanti nell’ultimo decennio per creare una breccia - che, con il tempo, è diventata un’autostrada a dodici corsie - all’interno di quel mondo, per sua natura protetto, che è la scuola; nell’ambito della quale trascorrono buona parte della propria giornata i giovani, che le multinazionali individuano come il motore delle tendenze che influenzeranno i mercati.
Il problema fu, più di dieci anni fa, come penetrare in quel mondo. La Klein analizzava le strategie attraverso le quali è stato possibile negli Stati Uniti realizzare un business di incalcolabili proporzioni: affinando tecniche seduttive nei confronti dei giovani, insinuandosi nelle mense scolastiche, promuovendo una giornata dedicata ad una delle due più famose bibite gassate, convogliando pubblicità attraverso cartoni animati, concorsi, premi annuali. Alla base dell’operazione stava un’impropria equazione tra accesso delle aziende a scuola e apertura alle moderne tecnologie: negli anni Novanta, quando le scuole - soprattutto quelle pubbliche - si trovarono ad affrontare drammatici tagli di bilancio, i costi per fornire un’educazione moderna avanzavano in modo esponenziale e diventava dunque naturale per gli istituti cercare ed accettare fonti di finanziamento alternative. D’altro canto i genitori hanno ritenuto che un computer in più nella scuola valesse bene un annuncio pubblicitario, che comunque i figli avrebbero visto sulla metro, sul giornale, in Tv. I comitati studenteschi erano impegnati a combattere contro le alte rette universitarie o a difendere altri diritti civili come l’individuazione di sanzioni rigide contro le molestie sessuali a scuola. E gli insegnanti e gli intellettuali americani, preoccupati per la propria presa di coscienza postmoderna, erano per lo più indisponibili a partecipare a discussioni politiche, che avevano come obiettivo l’affermazione della superiorità di un modello di apprendimento pubblico rispetto ad un altro, aziendale. E così gli studenti americani sono diventati vere e proprie “cavie da marketing”.


>>> continua...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
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