Fotografie
Fuoriregistro per Giuliana Sgrena - 18-02-2005



Le foto di Giuliana stanno facendo il giro del mondo, insieme alle sue parole, di ieri e di oggi. La musica che le accompagna appartiene alla canzone "Alors regarde" che Patrick Bruel ha scelto per il concerto di lunedì 14 febbraio all'Olympia di Parigi. E' molto facile trovare mille scuse per tacere, per non volersi trovare in mezzo, per non prendere posizione, lasciando che le cose procedano per forza maggiore.
In realtà bastano poche voci per raccontare il grido che si leva non lontano da noi, per non dimenticarlo, per non evitarlo.
Basta a volte essere solo in due, perchè una nota si accenda.
Ma molte volte due non permetteranno che si spenga


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 ilaria ricciotti    - 18-02-2005
Emozionante!!!!
Angosciante!!!!!
Non ho sufficienti parole per esprimere ciò che sento nel cuore per questo episodio di violenza, per gli episodi di violenza generati da una guerra assurda e non voluta da una grande parte del mondo.
Giuliana, il popolo iracheno e i numerosi uomini e donne tenuti segregati per colpa di mani assassine debbono ascoltare la loro anima, se si considerano ancora degli uomini.
Noi, persone libere, abbiamo l'obbligo di agire per loro. Di ritornare a scendere in piazza e gridare il nostro NO alla guerra, ai soprusi ed alle ingiustizie portate avanti da chi detiene i fili del mondo.
Desidero e spero che tutto ciò si avveri! Dobbiamo volerlo con forza! Giuliana e tutti coloro a cui è stato strappato ogni diritto ce lo chiedono, e noi non possiamo rimanere a guardare.

 Frg    - 18-02-2005
Eppure c'è chi la pensa diversamente: niente diretta RAI per la manifestazione di domani. Moltiplichiamo il rumore, allora.

 ilaria ricciotti    - 18-02-2005
Bisogna inviare questa sera stessa tanti e-mail alla RAI , affinchè accolga tale richiesta .
Noi paghiamo il canone non soltanto per vedere le telenovelas, i quiz o altro.
Io personalmente telefonerò al numero RAI per esternare la mia protesta.
Il numero è il seguente: 199123000
fax del direttore generale 06 36226208

 Frg    - 18-02-2005
Riceviamo e pubblichiamo

In difesa della scuola pubblica, per la liberazione di Giuliana e Florence, per la fine della guerra e dell'occupazione dell'Iraq

Ai compagni e amici del Manifesto, a tutto il movimento contro la guerra e anche a te, cara Giuliana che certo avrai modo di leggerci.

Sabato 19\2 il Forum delle scuole del milanese sarà in piazza a Milano contro i tagli alla scuola pubblica e contro la riforma Moratti.
Avevamo deciso da tempo questa data, non potendo farla il 12 come nel resto d'Italia, per via del carnevale ambrosiano. Avevamo già stampato centinaia di manifesti.
Seppur non fisicamente, saremo comunque al vostro fianco mentre manifesterete a Roma contro la guerra e per la liberazione di Giuliana, di Florence e di tutto il popolo iracheno.
Gli obbiettivi concordano così tanto che in testa al nostro manifesto si legge: "lo scorso anno il nostro Paese ha speso: 1 miliardo e 200 milioni per la guerra in Iraq e altre azioni militari all'estero. 203,72 milioni per il diritto allo studio".
Siamo convinti\e che sia necessaria una drastica riduzione della spesa pubblica nel settore militare per finanziare adeguatamente i servizi educativi e sanitari.
Qualcuno di noi forse verrà a Roma, qualcuno sarà in piazza a Milano
con le foto di Giuliana, chi ha bimbi piccoli e fatica a venire a Roma potrà unirsi a noi in un coro comune
" No alla guerra, Sì ad una scuola pubblica di qualità" e naturalmente "Liberatele!".
Un fraterno abbraccio,

Ritrovo alle ore 14,30 P.zza S. Eustorgio e P.zza S. Babila. da qui partiranno due cortei che raggiungeranno P.zza Diaz alle 16



 ilaria ricciotti    - 20-02-2005
Quel fiume di gente in piazza a manifestare,
per chiedere pace, libertà e tentare di fare.
di agire nei confronti di persone tenute in schiavitù,
da coloro che il rispatto per se stessi e per gli altri non l'hanno più.

Liberiamo ogni giorno la pace che abbiamo nel cuore,
pretendiamo un mondo senza ostilità e pieno d'amore.

 dall'Unità    - 19-02-2005
Che cosa vuol dire unità

Non è esagerato dire che tutta l’Italia, quella che partecipa (tantissima) e quella che non partecipa oggi al corteo del Manifesto, è unita nel desiderare, nel volere, nell’aspettare al più presto possibile la liberazione di Giuliana Sgrena. Il vincolo tra tanto appassionato sostegno non passa attraverso i giudizi sulla guerra (che non si doveva fare) e sull’invio dei soldati italiani (che sarebbero una presenza preziosa, fra poco, come garanti di pace, se non fossero stati mandati a identificarsi con la guerra e sottoposti al comando di chi quella guerra combatte). Passa attraverso lo scatto di un senso profondo di giustizia che sentono in tanti, anche politicamente lontani. Passa attraverso il senso di emozione e commozione che tutti abbiamo provato guardando quel video.

Ecco perché ci è sembrata umana e nobile la decisione di Gennaro Malgeri, già direttore del Secolo d’Italia (il quotidiano di An) e ora direttore de L’Indipendente, che ha detto «io ci sarò, e non mi importa se è un corteo di sinistra. L’importante è essere insieme in difesa di Giuliana».

E ci sembra inutile, e anche un po’ stonato, insistere sulle varie voci di destra che hanno voluto far sapere che si terranno lontano. C’è qualcosa di più grande e drammatico nell’evento che stiamo vivendo e che la manifestazione di oggi testimonia. Non è una manifestazione politica. E’ qualcosa che avviene su un altro piano. Avviene nel mondo degli esseri umani che si riconoscono e che si ritrovano insieme perché è accaduto qualcosa che non si può sopportare.
Pensate se una manifestazione del genere fosse accaduta in una città europea nel momento in cui la prima famiglia ebrea è stata strappata dalla sua casa, dalla sua vita, dalla sua dignità e libertà.

Tutti i buchi neri della Storia (e la Shoah è un buco nero senza uguali) sono storie di solitudine. Prendono te, e io faccio finta di non vedere.

E' difficile per uno di noi, che ci siamo opposti con tutte le forze, con tutta l'intelligenza, ma anche il buon senso e la esperienza comune, a questa guerra disastrosa, non parlarne oggi. Ma ogni parola, pensiero, speranza, tensione, timore, attesa, oggi riguarda Giuliana Sgrena. Noi siamo persuasi che la catena di ansia, sostegno e solidarietà, quel tanto di potente e magico che si comunica come una forza quando tanti esseri umani pensano e vogliono la stessa cosa, vada la di là delle parti politiche, anzi le ignori.

Noi, in tanti, restiamo inchiodati a quel video. Ci racconta la disperazione di una protagonista coraggiosa che non sa, non può spiegarsi ciò che le sta accadendo e chiede a noi una spiegazione come se fosse giunta al limite di ogni sua risorsa. Noi, testimoni di questo squarcio di testimonianza così disperato da apparirci insostenibile, intravediamo, di là della scena vuota, della voce che comanda, delle presenze indecifrabili che non si vedono, un pezzo di mondo che va alla deriva dopo una tremenda esplosione. Non si tratta di giudicare e - in queste condizioni in cui tutti, dalla prigioniera a noi che vogliamo aiutarla, siamo in uno stato di disorientamento da incubo - non si può fare alcuna assegnazione di appartenenza politica. Non si può e non serve. Infatti - lo avrete notato - si sono fermati gli scherzi e le boutade della destra verso la sinistra, di chi crede nella guerra e detesta gli eterni nemici e causa di tutti mali, i pacifisti. Si sono fermati perché ciò che sta accadendo intorno a Giuliana Sgrena non si presta al cerchio piccolo della politica quotidiana. Ci viene chiesto di essere utili e di impedire che l'assurdo diventi più assurdo, che ciò che appare oscuro diventi del tutto incomprensibile e buio.

Noi non sappiamo che cosa stia facendo il governo italiano o quali contatti abbia stabilito con i governi che possono, in tanti modi diversi, essere di aiuto. Noi restiamo legati a quel video da un rapporto estremo di lealtà, per quanto appoggiato al vuoto e al niente che sappiamo. In nome di quel legame noi affermiamo di credere a ciò che - ci dicono - sta facendo il governo. Crediamo al suo impegno, pensiamo a un lavoro senza sosta, a una rete di contatti attivati sopra e sotto le linee visibili dei rapporti internazionali. Diciamo la nostra fiducia non (non solo) perché non abbiamo altra strada da percorrere. Ma, soprattutto, perché siamo sicuri che la voce di Giuliana Sgrena è arrivata - con tutta la sua disperata invocazione - a tutti coloro che possono e devono agire, come è arrivata a noi, con lo stesso significato insopportabile e lo stesso ineludibile peso. Pensiamo che si stia tentando il tutto e per tutto. Diamo credito e fiducia a un governo che non può non essere motivato dalla stessa ansia, dallo stesso senso di allarme, dalla stessa estrema emergenza.

E' vero ciò che è stato detto: oggi, per Giuliana Sgrena, l'Italia è unita e c'è davvero tutta, nonostante poche e povere dichiarazioni di chi si ostina a restare cieco di fronte al senso dell'evento e all'urgenza dell'appello.
Chi si è unito alla marcia del Manifesto intende non lasciare sola neppure un momento la donna che abbiamo visto parlare, implorare e piangere in quella stanza vuota. Ecco perché la voce di Giuliana ha richiamato una risposta così grande, e perché in questo momento terribile, tutta quella gente non ha partecipato - come si dice - a una dimostrazione. Ha dato vita a una speranza.

Furio Colombo

 dal Forum delle scuole del milanese    - 19-02-2005
Perché siamo qui oggi

Qualcuno di noi alla notizia sulla decisione di unire le due manifestazioni ha espresso delle perplessità: ...hanno obiettivi e tematiche diverse. Non è detto che chi vuol protestare contro la riforma della scuola, voglia allo stesso modo protestare contro la guerra. Unendole diamo per scontato che i partecipanti siano favorevoli ad entrambe….

Noi pensiamo che non si costruisce una società di pace senza una buona scuola

Quando pensiamo ad una buona scuola immaginiamo un luogo che aiuti a pensare, a crescere, che si dia gli spazi e tempi per fare esperienze di democrazia, programmando momenti intenzionali per vivere la partecipazione, il confronto, il conflitto leale che non annienta l’avversario.
Quando pensiamo ad una buona scuola immaginiamo che le sue finalità siano quelle di educare a diventare dei cittadini e delle cittadine del mondo prima ancora che impiegate, operai, bancari, scienziati, ...

Quando pensiamo ad una buona scuola immaginiamo uno scambio di esperienze, saperi, conoscenze, veicolate dalla curiosità, dal rispetto reciproco, dalla valorizzazione delle differenze.

Quando pensiamo ad una buona scuola immaginiamo che possa dare scarpe per camminare in un sogno che duri tutta la vita, un sogno per cui valga la pena di spendere una vita.
Quando pensiamo ad una buona scuola, immaginiamo che i suoi maestri e le sue maestre credano in un mondo migliore e che siano così bravi da trasmetterlo ai loro alunni e alle loro alunne
Ecco perchè quando pensiamo ad una buona scuola non possiamo fare a meno di pensare alla pace.
Ed è per questo tipo di scuola che scendiamo in piazza contro la Moratti.

Nella “sua” scuola, nei “suoi programmi” , nei suoi “obiettivi di apprendimento alla convivenza civile” manca ogni riferimento all’ educazione alla democrazia, all’uguaglianza, all’educazione interculturale, alla mondialità, allo sviluppo e alle pari opportunità.

E manca ogni riferimento all’educazione alla pace.

Scuola e Pace parlano la stessa lingua: parlano di pazienza, di tenacia, di fatica, di sfida, di fiducia. Parlano di speranza.
Perché chi si occupa di futuro non può fare a meno di vivere la speranza.

Io sono qui, molti di noi sono qui perchè la nostra speranza è quella in un mondo dove scuola e pace camminino tenendosi per mano, a testa alta, fianco a fianco.


 ilaria ricciotti    - 28-02-2005
Non bisogna dimenticare Giulian Sgrena.
Continuiamo a parlarne ed a richiedere la sua liberazione.

 ilaria ricciotti    - 06-03-2005
Ora giuliana Sgrena è stata liberata, ma un eroe come Nicola Calipori è stato ucciso per sallvare la giornalista. Questo fatto, che ha dell'incredibile ci induce a porci molte domande e a richieder la verità sull'accaduto. Sapremo mai perchè quei soldati americani hanno aperto il fuoco su una macchina dove non c'erano terroristi, ma degli alleati?
io spero tanto di sì. La verità èun diritto e non un optional.