Anno scolastico 2005-2006 - mese di marzo
Un gruppo di intellettuali milanesi - 31-03-2006
APPELLO

Alcuni giorni fa l'amministrazione di destra del Comune di Milano ha fatto rimuovere la lapide commemorativa che in piazza Fontana ricorda Giuseppe Pinelli ucciso innocente nei locali della questura di Milano.

La morte di Giuseppe Pinelli, avvenuta il 15 dicembre 1969, tre giorni dopo la bomba neofascista del 12 dicembre alla Banca dell'Agricoltura (diciassette morti e cento feriti), è alla radice della presa di coscienza di molti fra noi che la strage era di Stato, secondo la diagnosi di un libro anticipatore. Quella morte accidentale, come la chiamò una coraggiosa commedia di Dario Fo e Franca Rame, ha aperto a tutti noi una finestra sulla strage, per citare il titolo dell'altrettanto coraggioso libro-inchiesta di Camilla Cederna. È vero che nel 1975 il giudice istruttore Gerardo DAmbrosio, oggi candidato nelle liste del centro-sinistra, chiuse per sempre quella finestra dal punto di vista giudiziario, archiviando come malore la morte in questura di un uomo, che, in stato di fermo illegale dopo settantasette ore di vessazioni e pressioni, era (o era stato) precipitato dalla finestra-balcone di un ufficio affollato di poliziotti; ma la finestra sulla strage spalancata da quella morte accidentale non si è mai chiusa nelle coscienze democratiche. La lapide di piazza Fontana, posta nel 1977 [1] con la firma gli studenti e i democratici milanesi, rappresenta questa consapevolezza da trent'anni, stando sotto gli occhi di tutti e denunciando gli infiniti casi analoghi di giustizia non fatta, di continuità fra lo stato fascista e quello repubblicano, di non attuazione della Costituzione.

Come era prevedibile, nel pieno di una campagna elettorale della destra aggressiva e minacciosa, dopo che a Milano si sono svolte impunemente prima una manifestazione neonazifascista e poi una dominata dai neofascisti, purtroppo con la partecipazione anche di rappresentanti del centrosinistra, ora l'amministrazione del Comune di Milano, dalla decisiva componente neofascista, prosegue nell'insulto alla memoria storica democratica, cercando di cancellarne un elemento essenziale e forse di provocare reazioni che giustifichino risposte repressive. La destra ha paura di perdere le elezioni, e a Milano in particolare teme ciò che ricorda i suoi legami con la strage di Stato; ma conta anche sul fatto che il centrosinistra sta sempre più abdicando alla memoria storica di opposizione.

Chi come noi sente tutt'altro che sorpassato, e anzi oggi ancora più urgente, l'impegno intellettuale del pensiero critico come scelta etica e politica, avverte il dovere di ribadire ad alta voce non la verità giudiziaria, che ci è stata negata per sempre, ma quella morale e storica sulla morte di Giuseppe Pinelli ucciso innocente nei locali della questura di Milano. Questa verità (Pasolini scriveva io so chi sono i colpevoli) è parte integrante della verità sulla strage di Stato, punto di passaggio ineludibile e rivelatore della nostra storia recente.

Tutto il centrosinistra, che chiede il nostro voto per porre fine al governo Berlusconi, deve dimostrare anche in questa occasione di meritare tale voto, attraverso un comportamento coerente con la Costituzione, che ha nella memoria storica antifascista il proprio fondamento.
Giuseppe Aragno - 31-03-2006
Via Bernini è larga e quieta al primo sole pomeridiano di questa primavera lenta e pigra. L'attraverso pensoso, con le mani in tasca e il passo lento delle mie pause di riflessione. Poche decine di metri più in là, al culmine della salita, le cariatidi dei palazzi umbertini pare mi guardino da Piazza Vanvitelli e, come spesso mi accade quando vado in giro, un numero civico, un angolo, un incrocio richiamano alla mente la storia ricca e complessa d'una città che siamo in pochi a conoscere: quella nascosta in fasci e faldoni nelle carte antiche e affascinanti dell'archivio di Stato. Il numero non lo ricordo, e non c'è una lapide ad aiutarmi, ma qui, in Via Bernini, in una delle case che ho intorno, tra edifici neorisorgimentali e ville liberty, si spense Umberto Vanguardia, socialista, poi anarchico e sindacalista di buona tempra, che per tutta la vita lottò per la democrazia.
Ho in mente questa mia città di carta ingiallita e di storie incredibili di militanza e lotte per un mondo migliore, quando giungo all'ingresso del Plaza, affollato da vecchi e giovani compagni.
Comitato Unitario Pistoiese - 30-03-2006
Riceviamo e pubblichiamo - Red

Cos'è, chi l'ha voluta, perché votare NO al referendum confermativo.

NON UNA "RIFORMA" MA UNO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE

La Costituzione italiana è stata promulgata nel 1948 e porta tre firme che rappresentano l'intero arco politico democratico: De Nicola (Presidente della Repubblica e liberale), De Gasperi (Presidente del Consiglio e cattolico), Terracini (Presidente della Costituente e marxista). Ossia tutte quelle forze politiche che il fascismo aveva escluso per vent'anni dalla vita pubblica e che, seppur molto diverse fra loro, si riconoscevano in un comune progetto democratico: nella Costituzione si ritrova l'Italia liberata, repubblicana e anti-fascista. Si può dire che lo spirito della Costituzione è stato, per unità e condivisione, uno dei miracoli della storia italiana. Anche per questo, a tutt'oggi, la Costituzione italiana del '48 viene considerata una delle più moderne ed avanzate del mondo.
Al tavolo della costituente lavorarono, per 18 mesi, 556 parlamentari e giuristi democraticamente eletti e rappresentanti di tutte le culture.
Oggi, una maggioranza parlamentare eletta nel 2001 solo dal 38% dei cittadini, ha affidato a solo 4 persone (i "saggi" Calderoli, Nania, D'onofrio e Pastore) l'incarico di scrivere un disegno di legge che scardina la Costituzione con la modifica di ben 53 articoli su 138! Per questo motivo è sbagliato parlare di "riforma" (cosa tra l'altro prevista dall'art. 138 ma per semplici aggiornamenti). Si tratta infatti di un totale stravolgimento del testo costituzionale tale da configurarsi come una Nuova Costituzione, del tutto diversa dalla precedente. Durante i vari passaggi parlamentari non c'è stato nessun confronto con l'opposizione (ossia con i rappresentanti di più della metà del popolo italiano). La riforma è stata imposta a colpi di maggioranza sotto i continui ricatti della Lega Nord. Un'operazione di mercanteggiamento tutta interna alla destra: la devolution per la Lega, il premierato per AN, il parlamento debole per Forza Italia.
Pensare di riscrivere il testo base della convivenza civile di un Paese senza tenere in minimo conto le ragioni delle altre forze politiche e basandosi solo sulla forza dei propri numeri è un'operazione sciagurata che non potrà certo garantire stabilità e serenità alla futura vita politica italiana.
Per questo è necessario impegnarsi tutti perché questa "riforma" venga bocciata, firmando la richiesta di referendum e poi votando NO alla conferma della riforma.
Roxane e Nicola per Fuoriregistro - 30-03-2006
Un bistrot, per scaldarci in questa primavera che tarda a venire. L'hôtel de Galliffet poco lontano. Sto studiando italiano e ci sono andata per riportare un libro, così ho visto l'avviso:

Giorgio Ferrara Directeur de l'Istituto Italiano di Cultura de Paris a le plaisir de vous convier à une soirée autour de Giuseppe Tomasi di Lampedusa à l'occasion de la parution imminente du recueil de lettres inédites Viaggio in Europa édition dirigée par Salvatore Silvano Nigro et Gioacchino Lanza Tomasi Biblioteca di Via Senato Editore, Milan
le jeudi 30 mars 2006 à 20h
Interventions de Salvatore Silvano Nigro et René de Ceccatty
Textes lus par Adriana Asti
Avec la participation de Marcello dell'Utri
Président des éditions Biblioteca di Via Senato et auteur de la découverte des lettres de Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Cocktail


Mi aspettano al bistrot, copio in fretta i nomi o meglio il nome. Ci sono dei ragazzi italiani, mi spiegheranno. Perché Marcello dell'Utri è un personaggio che i giornali dicono indagato e con qualche condanna per accuse gravi. Ma forse mi sbaglio, non so come sono finite le cose. E' così complicata la vostra Italia.

Nicola è siciliano e ha un bel sorriso. Scuote la testa mentre parlo, e il suo sorriso prende ogni tanto una piega un po' amara. Non è più giovanissimo, anche se lo sembra. E sembra anche molto attento alle mie parole, mezze italiane e mezze francesi. Ma lui il francese lo conosce bene e non si perde.

- ...Insomma, secondo te come fa un Istituto di cultura a proporre una persona così, che Italia rappresenta, voglio dire?
- Ti racconto una storia .
Anna Pizzuti - 30-03-2006
"Alternanza scuola-lavoro, arrivano 205 milioni di euro": titola così Italia Oggi una sua nota, riportata dalla rassegna stampa della Flccgil, e spiega "Sono pari a 204.709.570,00 euro le risorse del 2005 destinate alla formazione nell'alternanza scuola lavoro. Lo stabilisce il decreto 27 febbraio 2006 del ministero del lavoro, pubblicato sulla G.U. n. 69/2006 con la ripartizione tra regioni e province autonome".

Insegno in un Istituto Professionale nel quale tirocini e stage formativi sono all'ordine del giorno. Il sull'alternanza l'ho letto più volte attentamente e credevo di aver capito (art. 11, comma 1 e 2) che "Fino all'emanazione dei decreti legislativi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera g), della legge 28 marzo 2003, n. 53, i percorsi in alternanza di cui all'articolo 1 possono essere realizzati negli istituti di istruzione secondaria superiore secondo l'ordinamento vigente." Confermata in questo anche dall'incertezza totale in cui versa l'attuazione del decreto sul secondo ciclo in generale e quella del secondo canale in particolare.

Italia Oggi è una delle agenzie, se non l'agenzia, più precisa ed affidabile: il titolo ed l'incipit della nota, quindi, mi hanno un po' sopreso. Come la lettura di tutto il testo.
Francesco Mele per il Comitato - 29-03-2006
PER COMINCIARE A PARLARE DI BUONA SCUOLA

Milano e il suo vasto hinterland, Bologna e vari comuni della provincia, Roma fino ai Castelli, Venezia per mare e per terra, e poi Parma, Carpi, Napoli, Padova, Torino, Forlì, Prato, Cosenza, Bari ...fino alle isole. La passione si espande a macchia d'olio e si fatica a tener dietro alle notizie di nuovi comitati e di nuove firme raccolte.

È passato solo un mese e mezzo dal 10 febbraio e già sono state raccolte più di 30.000 firme a sostegno della legge di iniziativa popolare
"Per una Buona Scuola per la Repubblica"

Volontari dei comitati e dei coordinamenti di genitori, docenti e studenti che in questi anni si sono opposti all'attuazione della riforma Moratti sono ora nelle piazze, nei mercati, davanti ai supermercati, in tutte le situazioni dove è possibile trovare la gente. E la gente firma, senza porre troppe domande: ha già un'idea a riguardo perchè ha vissuto sulla propria pelle le nefandezze di questa riforma.

Certo nel grande numero dei contatti ci sono anche quelli che non ti ascoltano, che hanno fretta, che dicono di non avere figli, che sono d'accordo con la Moratti, che votano Berlusconi ... ma la fetta di paese a cui abbiamo chiesto di prendere posizione sta rispondendo in modo deciso e determinato e molto al di là delle nostre stesse aspettative.

Al nostro ottimismo, confortato da una risposta così gratificante, fanno da contraltare i messaggi che ci vengono dal mondo degli addetti ai lavori. Deludenti.
Michele Corsi - 29-03-2006
La lettura di questo pezzo è del tutto sconsigliata a chi non ha letto Harry Potter e a chi non crede alla magia.

Nella mia scuola diversi ragazzi/e sono in lutto: Silente è morto. Così c'è scritto nelle ultime pagine del sesto volume di Harry Potter. Qualcuno ha anche pianto. L'ha ammazzato quel vigliacco di Piton. Un insegnante che basa la propria autorevolezza sulla paura che incute agli studenti. Ognuno di noi ha un incubo di quel tipo e che somiglia terribilmente a un qualche prof in carne ed ossa che abbiamo avuto negli anni che furono.

Ho letto varie interpretazioni sul perché Harry Potter abbia spinto alla lettura forsennata una quantita' strepitosa di ragazze e (udite udite) di ragazzi, una generazione dipinta come asservita al mondo delle immagini. Non ne ho una nuova. Mi limito però a fare una osservazione: la saga più di successo di tutti i tempi della letteratura cosiddetta per l'infanzia gira tutta intorno ad una scuola, anche se una scuola sui generis, una scuola di magia.

Naturalmente nei libri di Harry Potter vi sono anche altri ambienti, ma tutti ruotano intorno alla scuola. Come si sa una parte della narrazione si svolge nel mondo dei babbani, cioé noi, gente che non crede e non sa che esiste un mondo parallelo, un mondo fondato per l'appunto sulla magia. Il mondo dei babbani è scontato e squallido: il nostro. L'altro è ardente e avventuroso. Solo là si vivono fino in fondo l'amicizia, l'odio, l'amore, e ogni passione, senza sconti e senza riserve. Ogni volume della saga è scandito sull'anno scolastico passato da Harry nella scuola di Hogwarts.

Ho parlato con ragazzi che mi raccontavano che avrebbero desiderato fortemente essere ad Hogwarts. Non è che lo sognavano: era il loro più forte desiderio, un desiderio "concreto". All'inizio mi chiedevo: ma perché? Che ci trovano di così attraente in quella scuola? Non è una scuola dove accadono solo cose meravigliose: c'è diversa gente che ci rimane secca, circolano numerosi individui disgustosi e ambigui. Inoltre il rispetto della 626 lascia largamente a desiderare, con tutte quelle scale che si muovono. La Rowling, poi, poteva almeno approfittare dei suoi libri centrati su una scuola per disegnare un tipo di didattica un po' più innovativa, sul piano pedagogico. Invece ad Hogwarts ci sono banchi, sedie, insegnanti simpatici, ma altri pallosi, alcuni sadici ed altri ancora, francamente, completamente fuori di testa. Come da noi.
Emanuela Cerutti - 29-03-2006
In un articolo apparso sull'Unità, Bruno Ugolini individua la differenza tra la Francia dei giorni nostri e quella del 1968 "nel fatto che allora il mondo del lavoro usciva dalle caverne. Oggi si sta accorgendo che vogliono spegnere la luce."
Una bella metafora, che avrebbe potuto essere scritta su uno dei molti striscioni della manifestazione di ieri.
Un fiume umano, dove anche i bambini rispondevano alla domanda ma tu qui che ci fai? con un sorriso: perchè da grande voglio fare un lavoro che mi piace.
Maria Teresa De Nardis - 28-03-2006
A seguito dell'articolo Insegnanti, cronache da 5 anni di umiliazioni.

Maria Teresa De Nardis è una docente fuori ruolo utilizzata in biblioteca. Fino a 7 anni fa era un'apprezzata docente di Scienze naturali nelle Scuole superiori; poi le ...
Gianni Mereghetti - 27-03-2006
Ellwangen

La settimana che ho trascorso nella città tedesca di Ellwangen con una mia collega e con gli studenti di due classi mi ha ancor di più convinto che quella dello scambio culturale è un'esperienza che val la pena fare perché incide a ...
Maurizio Tiriticco - 27-03-2006
Una scelta contro l'obbligo di istruzione

Ho sempre sostenuto che il concetto e la pratica della personalizzazione sono cose troppo serie per essere malamente strumentalizzate ai fini di una riforma della scuola che riforma non è e che intende soltanto riportarci molto indietro nel tempo, quando la scuola era funzionale alla conservazione dell'ordine sociale costituto!
E mi si dica pure che sono discorsi da anni Sessanta, perché... semplicemente è proprio così! Althusser, gli apparati ideologici di Statola riproduzione, Barbagli e Dei, le vestali della classe media, tutte ricerche sulla scia di una sociologia franco tedesca - e mettiamoci pure i Francofortesi! - che ci offriva in quegli anni preziose chiavi interpretative sulla organizzazione della società, dello Stato e dei suoi apparati ideologici, istituiti per la sua conservazione, appunto!
Ma, andiamo con ordine!
Michele Bonicelli - 25-03-2006
Finiti i soldi per le supplenze in Emilia Romagna.

Non mi sembra sia stata adeguatamente evidenziata la situazione scandalosa venuta a crearsi nel feudo della Stellacci. Con una laconica nota del 7 marzo l'USR comunicava che, causa tagli e ...
Altrenotizie.org - 25-03-2006
Riceviamo e pubblichiamo, nella convinzione che la libera circolazione delle idee sia un diritto costituzionale inalienabile e che nessuna notizia riguardante la vita democratica del Paese possa essere taciuta - La redazione

Brogli. Sono la magnifica ossessione del Cavaliere. Non c'è stata elezione, dal '94 ad oggi, in cui lui non li abbia temuti, denunciati, evocati. Ma non è mai riuscito a dimostrare di aver perso perché "loro", i presidenti e gli scrutatori della sinistra, "sono un esercito di professionisti, a danno dei nostri dilettanti, che regolarmente vengono fatti fessi".
Stavolta Berlusconi si è messo avanti con il lavoro. In nome della democrazia. La sua.

Il 3 gennaio scorso è stato varato un decreto passato per lo più inosservato o sotto le mentite spoglie di grande innovazione tecnologica al passo con i tempi: la sperimentazione del voto elettronico. Artefici della grande svolta due ministri, Lucio Stanca e Beppe Pisanu. Dopo due sperimentazioni precedenti nelle Europee 2004 e nelle Regionali del 2005, si ampliava la fetta di elettori interessati estendendola al 20% delle sezioni.Per queste politiche, il voto elettronico avrà per la prima volta valore giuridico. Le schede di carta resteranno sigillate dentro le urne (di cartone) e saranno estratte dagli scatoloni solo in caso di contestazioni. Le regioni coinvolte sono state scelte, a detta del ministro Stanca, con il criterio del "bilanciamento territoriale"; una al Nord, la Liguria; una la Centro, il Lazio; una al Sud, la Puglia. Infine un'isola, la Sardegna. In apparenza ancora nulla di strano, fatto salvo il discorso che queste sono proprio le Regioni in cui gli esiti elettorali sono più incerti e che peseranno in modo determinante nell'assegnazione dei premi di maggioranza, (regionali, non a caso) per il Senato dove, secondo i sondaggi, potrebbe esserci un maggiore rischio di pareggio.

Come funzionerà questo voto?
Giuseppe Aragno - 25-03-2006
I brancaleone messi assieme dall'Unione, codini antichi e neo convertiti alla santità di Sacra Romana Chiesa, tengono un cero acceso e fanno voti, battendosi il petto, perché il cielo li ascolti e consenta vita lunghissima a Silvio Berlusconi: il giorno in cui dovesse mancare, sarebbe quello tristissimo da segnare col lapillo nero. Togliete Berlusconi, che ha ridotto ad un pericoloso covo di sovversivi perfino l'associazione degli industriali, e verrebbe il momento tragicomico di parlare alla gente di politica.
Ve l'immaginate?
Carlo Madaro - 24-03-2006
LA REGIONE PUGLIA FA SUA LA PROPOSTA DI LEGGE SUL MOBBING LANCIATA IL 6 FEBBRAIO DALL'ASSESSORE CARLO MADARO

Anche la Regione Puglia avrà una sua legge sul mobbing e sullo stress psicosociale sul luogo di lavoro, come di seguito allegata.
E' quanto proposto oggi in Consiglio Regionale dai consiglieri Borracino, Lomelo, Sannicandro, Giampaolo e Potì, che ha visto come primo firmatario e proponente il consigliere di IDV Vito Bonasora.
La proposta di legge ha accolto le istanze sull'argomento da parte dell'Assessore al Mediterraneo della Provincia di Lecce, con delega allo Sportello dei Diritti Carlo Madaro e fa seguito alla sentenza della Corte Costituzionale 27 gennaio 2006, n. 22 che di fatto lasciava ampio spazio alla legislazione regionale in un tema delicatissimo caratterizzato da un profondo vuoto normativo statale.
Questa ulteriore iniziativa dello "Sportello dei Diritti" conferma la costante attenzione dell'Ente Provincia di Lecce verso tutte le categorie dei cittadini salentini, non ultima quella dei lavoratori.
Ricordiamo inoltre che presso lo Sportello è già attivo da oltre un anno un centro d'ascolto "Stop mobbing" che ha accolto lavoratori bisognosi di tutela.

Lecce, 22 marzo 2006
L'Assessore al "Mediterraneo"
con delega allo "Sportello dei Diritti"
Carlo Madaro
Vincenzo Andraous - 24-03-2006
E' quasi ora di tornare a votare, sta arrivando il momento per usare lo strumento di riordino più democratico.
A destra o a sinistra, Berlusconi o Prodi, l'operazione appare assai meno difficoltosa di quanto pensiamo, in questo momento il Premier è ...
Movimento per la società di giustizia e per la speranza - 23-03-2006
Movimento per la Società di Giustizia e per la Speranza


Al Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu

al Comandante dell'Arma dei carabinieri Gen. Luciano Gottardo

al Comandante della Polizia Giovanni De Gennaro


Il recente fatto ...
Centomovimenti - 22-03-2006
Riceviamo e doverosamente pubblichiamo -Red

Mafia: testimone si candida con i Verdi. Il Governo le toglie la protezione

Giuseppina Cordopatri - importante testimone ad un processo di mafia - si candida con il partito dei Verdi in vista delle ...
Derechos Humanos - 22-03-2006
Dal sito Derechos humanos riceviamo una dichiarazione contro le carceri americane, la tortura e la doppia morale che impera in materia. La dichiarazione è stata promossa da un gruppo di famosi intellettuali su scala mondiale, tra questi vari Premi ...
Comitato per la Scuola della Repubblica - 21-03-2006
In questi anni il mondo della scuola non si è limitato a contestare le leggi Moratti, ma ha formulato proposte concrete; riteniamo pertanto che alla vigilia delle elezioni sia opportuno avviare un confronto sulle scelte politiche che tutti insieme dobbiamo realizzare; proponiamo in particolare

1) abrogazione immediata delle leggi Moratti;
2) ripristino immediato a partire dal 1 settembre 2006 dell'obbligo scolastico fino a 16 anni e graduale elevazione fino a 18 anni;
3) generalizzazione della scuola dell'infanzia statale e gratuita per tutti;
4) ripristino del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola dell'obbligo;
5) riforma dell'istruzione secondaria, abolendo il sistema duale proposto dalla Moratti ed assegnando un ruolo post-scolastico alla formazione professionale;
6) ripristino del ruolo istituzionale della scuola statale con adeguate risorse finanziarie e divieto di finanziamenti pubblici, sotto qualsiasi forma, alle scuole private;
7) realizzazione di una effettiva democrazia scolastica con conseguente rafforzamento del ruolo decisionale degli organi collegiali ed attribuzione al dirigente scolastico di compiti di coordinamento e di promozione;
8) eliminazione delle forme di precariato strutturale e garanzia della libertà di insegnamento, abolendo ogni forma di gerarchizzazione nella scuola;
9) garanzia del pluralismo culturale e della laicità della scuola con conseguente valorizzazione, a tutti livelli, degli organi di autogoverno e di una effettiva autonomia dagli esecutivi.

Su questi temi i comitati, nati nelle lotte contro le leggi Moratti, hanno formulato proposte concrete anche sotto forma di proposte di legge; allo scopo di avviare in modo trasparente e pubblico un percorso di collaborazione tra il mondo della scuola ed i rappresentanti nelle istituzioni, invitiamo i candidati e le forze politiche dell'UNIONE ad un confronto pubblico.
Ilaria Ricciotti - 21-03-2006
Auguro a tutti una primavera stracolma di colori e di profumi. Un'aria nuova che rigeneri, ritempri e spalanchi le porte di un mondo migliore.


Colori,
odori,
tepore
e sole.

La primavera
non vuole
farsi ammirare.

E' freddo.

Il ...
Grazia Perrone - 20-03-2006
La lapide per ricordare l'anarchico Giuseppe Pinelli fu collocata nei giardini di piazza Fontana durante una manifestazione studentesca: nel 1976. Nel 1992 in Consiglio Comunale venne riconosciuta come parte integrante della piazza.

Ripetutamente ...
Comitato organizzatore - 20-03-2006
Salve,

Ti informiamo che la V° Marcia di Barbiana è stata spostata a Domenica 21 Maggio (nella data precedentemente stabilita, infatti, si svolgerà una tornata di elezioni amministrative).

Nel salutarTi, Ti chiediamo la cortesia di diffondere ...
Rosanna Vittori - 20-03-2006
Mi ritengo un'insegnante democratica: insegno nella scuola pubblica italiana; credo nell' art. 3 della costituzione, che - come diceva Don Milani - dovrebbe ispirare noi insegnanti ad educare 'cittadini sovrani', tutti uguali 'davanti alla legge, senza distinzione...'; e ritengo compito 'della Repubblica - cioè mio - rimuovere gli ostacoli' che di fatto limitano l'eguaglianza. Questa penso sia la funzione pubblica della scuola nella Repubblica Italiana .

Ma i miei studenti di liceo, sgranano tanto d'occhi quando dico loro quello che penso, cioè che sono tutti uguali, intelligenti e capaci e ad essere diverse sono le loro intelligenze; che è compito proprio della scuola fornire a ciascuno gli strumenti necessari ed adeguati ad orientarli nella società, ciascuno secondo le proprie diverse inclinazioni e possibilità.

Penso: " dev'essere una questione di linguaggio..."
Chiara Franzil - 18-03-2006
Sono arrivata in Italia ormai ben cinque anni fa, lasciandomi alle spalle quella che è la capitale dell'Europa e che per molto tempo è stata anche la mia casa. Dalla città di luci e colori che Bruxelles ha l'orgoglio di essere, ad un paesino dalle sette colline boschive. Dalla Scuola europa alle Medie di Buja. Un passaggio tutto meno che graduale. Un passaggio duro, difficile, che mi ha aperto gli occhi su un'altra realtà. Su altre persone. Su un'altra concezione della vita.
Poi, due anni fa, sono arrivata al Copernico, ammaliata da quelle bandiere ondeggianti al vento leggero che sapeva di novità e di passato. Mi sono fermata davanti all'entrata tinta di verde, e l'immagine della Scuola europea mi è tornata nella mente. La Scuola europea, con i suoi orari modificabili, con i suoi laboratori invidiabili, con le sue palestre dalle dimensioni olimpioniche, con quella grande relazione di collaborazione tra i suoi membri. Lo ammetto un po' anche con i volti sorridenti dei miei amici, provenienti dai vari paesi d'Europa. Sono rimasta affascinata da quella realtà che sembrava così simile a quella che avevo lasciato, dalle possibilità che a Buja non avevo avuto, da quegli anni di attività innovative che mi aspettavano, da quel tanto agognato sabato a casa, dall'opportunità di studiare quel francese che mi mancava tanto. La mia scelta forse era gia fatta, prima ancora di entrare. Forse addirittura fin dai quei primi Campionati di Giochi Matematici a cui avevo partecipato e che si erano svolti proprio lì. Pareva quasi un segno del destino.
L'inizio è stato difficile. Lasciare un'abitudine costa sempre fatica, anche quando questa non ci è congeniale. Poi, piano piano, sono entrata nel meccanismo di quella che ormai è diventata la mia scuola, ma superare la grande delusione iniziale è stato faticoso. Il Copernico non è la Scuola europea. Scoprirlo è stato come andare a sbattere contro un vetro, credendo che lì non ci fosse altro che un'uscita. Ma sono andata avanti. Perché nonostante tutto ogni tanto posso ancora notare certe somiglianze, perché nonostante tutto è una buona scuola, non troppo chiusa su quelle tradizioni che non ci permettono di guardare con innovazione al futuro. Perché in fondo mi ci sono affezionata. Anche se molte promesse non sono state mantenute, anche se sono convinta che si potrebbe fare molto di più, anche se a volte torno a casa arrabbiata.
Non ho mai detto niente, finche non mi sono imbattuta in un articolo di George Logan Vega.
Giancarlo Cesana - 18-03-2006
Parlare di abolizione del valore legale del titolo di studio, dopo quanto è successo con la riforma Moratti, significa andare incontro a un gran numero di ostacoli e di proteste. Per affrontare questo tema mi sembra significativo partire da un'esperienza personale: ho avuto l'avventura di far parte, per un breve periodo, della commissione di esperti che avrebbe dovuto supportare l'azione della riforma universitaria del ministro Moratti. Quando chiesi di affrontare la questione dell'abolizione del valore legale del titolo di studio, mi fu risposto che si trattava di un problema prettamente europeo, che poco aveva a che fare con l'esperienza del nostro paese.

Pasquale Almirante - 18-03-2006
"Mi si chiama professore, perfino dottore, ma da più di dieci anni meno pel naso i miei studenti a destra e a sinistra, per dritto e per traverso. Inoltre non possiedo nulla né denaro né potere né onori né lustro. Neanche un cane vorrebbe vivere come io vivo."
A sproloquiare, poco prima di concludere il patto con Mefistofele, è il vecchio dottor Faust, nell'immaginario artistico del poeta tedesco Goethe che scrisse l'opera ai primi dell'800, ma nelle cui parole si possono forse riconoscere tanti docenti, sia sul mancato possesso di denaro e di lustro, la vita da cani insomma, e sia, ma forse soprattutto, in quel rimorso profondo di menare per il naso gli studenti che alla loro istruzione zoppicante e incompleta, come Faust dice, si affidano. L'eccesso di sapienza genera talvolta la convinzione della sua incompiutezza e il rimorso di non poter trasmettere agli altri quel poco che si è capito, contrariamente alla presunzione di chi crede di tutto sapere, come il don Ferrante manzoniano che, possedendo qualche dozzina di libri, era sicuro dell'origine astrale della peste.
Fuoriregistro - 18-03-2006
«La nostra vita non è a disposizione del mercato»: questo è il messaggio mandato dagli studenti francesi al governo de Villepin che vuole precarizzare per legge l'accesso al lavoro e rendere più facili i licenziamenti dei più giovani.
La risposta militare dell'esecutivo sembra un atto di forza - per compattare la destra -, ma rivela una debolezza di fondo: confessa l'incapacità della politica di trovare soluzioni condivise alle conseguenze dell'«invisibile» mano del mercato globalizzato. Una reazione tantopiù debole in Francia, dove la cultura della cittadinanza ha sempre costretto l'economia a rispettare i tempi delle decisioni istituzionali, a differenza di quanto accade in Italia, dove è stato il mercato a precedere la politica, chiamata a ratificare per legge (si pensi alla «Biagi») ciò che nella società era già in atto. Che il capitale globalizzato chieda agli individui di rendere la loro vita totalmente disponibile alle sue esigenze - e alla politica di accompagnare lo stravolgimento del paradigma fordista con interventi di supporto, dalle privatizzazioni alla carità - è cosa nota da tempo. Vale nell'occidente ricco con la precarietà, il tempo di vita sconvolto dall'invasività del lavoro eterodiretto e con gli stati chiamati a lenirne le ferite sociali; vale nei paesi più poveri con le nuove schiavitù che gonfiano i pil orientali e i profitti delle multinazionali. Le resistenze a questi processi (in Europa un mix di cultura novecentesca e insopportabilità di ciò che ci si para innanzi, altrove - come in Cina - «semplice» portato di una condizione indecente) sono la manifestazione del lavoro umano irriconducibile a divenire semplice variabile capitalistica, e sono resistenze - questa è la novità del XXI secolo - prive di una mediazione politica: un'assenza che è la radice profonda della nostra crisi democratica. E' su questo terreno che si giocherà il futuro delle società occidentali.

Per questo Parigi parla a Roma.
Aldo Ettore Quagliozzi - 17-03-2006
Mi sono ritrovato anch'io nell'un per cento di quegli italiani che hanno fatto la fila dinnanzi agli uffici postali per inoltrare una richiesta di lavoro domestico per persona proveniente dall'estero. Cinque ore di lunga attesa, all'aperto ed in piedi, e con una temperatura in verità non ancora primaverile: ma mi ritengo un fortunato, poiché alle ore 14.59 la mia busta è stata accettata. E' iniziata così la lotteria e l'attesa anche per la mia famiglia.
Ma di grazia, non dovevano essere i datori di lavoro a presentare le istanze essendo le stesse riguardanti persone, ridico persone, residenti all'estero, ridico all'estero? Com'è possibile allora che il novantanove per cento nelle file sia stato di persone clandestine, di fantasmi per la nostra pubblica amministarzione? E' così che si gestiscono le problematiche sociali al tempo dell'egoarca di Arcore?
E' stato un esempio, se ce ne fosse stato bisogno, molto amaro, di come nel bel paese le leggi, anche quelle più decisioniste e toste votate con grande enfasi e rullar di tamburi ai soli fini elettorali dal governo dell'egoarca non abbiano nei fatti se non una scarsissima applicazione. Del resto il tutto a conferma che le regole, le leggi e quant'altro sono, nell'era dell'egoarca di Arcore, considerate solo ammennicoli, lacci e laccioli di cui disfarsi alla prima occasione. Nell'occasione, umanamente, ne sono peraltro molto compiaciuto.
Della giornata in questione mi rimane una straordinaria esperienza umana. Aver potuto osservare, percepire e direi quasi annusare l'evidente disagio e la paura non celata della propria condizione - per un'eventuale quanto improbabile ed indesiderata azione di controllo delle forze dell'ordine rappresentate da un solo carabiniere - di quelle persone, la loro compostezza, lo spirito di iniziativa che ha consentito loro, me presente a testimoniarlo, di gestire al meglio l'intricata situazione avendo le autorità, tutte le autorità, lasciato libero campo all'esterno dell'edificio postale.
Ebbene, quelle meravigliose persone, consegnando ai sopravvenienti un " bigliettino della fortuna " numerato a penna, con lo stesso hanno poi regolamentato l'accesso all'interno del pubblico ufficio postale, con un'accettazione di quella semplice regola che ha avuto dello straordinario.
Una bella lezione di organizzazione, di compostezza e di civiltà! Ecco, dalle badanti, dalle colf, dai lavoratori dei campi provenienti da tanti paesi di questo disastrato globo terracqueo, sarà forse da essi che impareremo a come comportaci, noi datori di lavoro e di benessere della progredita e cristianissima civiltà dell'Occidente, forse, ma dico molto timidamente forse, un po' più civilmente ed umanamente?
Soprattutto, e ridico forse, impareremo che anche dai migranti dell'oggi, pur nella umiltà delle loro esperienze e mansioni, ci si possa arricchire di piena umanità?
Per ultimo, una domanda ingenua: sanate le situazioni precarie ed illegali per i 170.000 baciati dalla fortuna, il rimanente enorme esercito dei migranti venuto all'improvviso allo scoperto, come per incanto, che fine farà? Sprofonderà di nuovo nelle tenebre?
E' la politica del sociale nell'era dell'egoarca di Arcore. Torneranno ad essere, all'incirca, 350.000 fantasmi che si aggireranno per le solatie ed ubertose contrade del bel paese? Torneranno ad essere 350.000 persone, o forse più, senza dimore, senza diritti, esposte a tutte le tentazioni ed i rischi di una civiltà con uno sbiaditissimo e scadentissimo volto umano?
Ilaria Ricciotti - 16-03-2006
C'era una volta un pavone,
che bussava ad ogni portone.

Voleva a tutti i costi far carriera,
voleva che la sua vita fosse meno nera.

Attirato dai bottini di una gazza,
a lungo la osservò dalla sua terrazza.

Dopo parecchi mesi apprese ...
Roberta Pizzolante - 15-03-2006
Riceviamo la segnalazione di un articolo tratto dalle news di Galileo, che ci pare importante diffondere - Red

COOPERAZIONE

Con una delibera della Farnesina, il governo esclude alcune grandi agenzie Onu dai fondi per gli aiuti allo sviluppo, preferendo organismi in perfetto stile "made in Italy". E mettendo a rischio il potere politico dell'Italia nei board internazionali.
Una doccia fredda o piuttosto la cronaca di un evento annunciato? Difficile dire come le agenzie delle Nazioni Unite hanno reagito alla notizia di essere state escluse dagli aiuti italiani allo sviluppo. Dopo aver già ridotto di molto il budget per la cooperazione multilaterale, infatti, con una delibera approvata il 16 febbraio scorso dal Ministero degli Esteri il governo ha deciso di azzerare per il 2006 i contributi volontari che da oltre trent'anni destina ad alcune agenzie Onu. Il taglio è di 52 milioni di euro e i membri del neonato "club-zero" hanno nomi illustri: l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il Fondo Alimentare Mondiale (Fao), il Fondo per l'infanzia Unicef, l'Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), il programma dell'Onu per lo sviluppo (Unpd) e l'Unesco (l'organizzazione Onu per l'educazione, la scienza e la cultura). In più alcune agenzie minori, come l'Unfpa, il Fondo per la popolazione, l'Unifem, l'agenzia che si occupa del mondo femminile e l'Unaids. Ma se da una parte si toglie, dall'altra si dà. I fondi, infatti, sono stati dirottati verso altri organismi, a forte presenza italiana e coordinati da personaggi vicini all'esecutivo. In attesa della metà di marzo, quando una nuova riunione del Comitato direzionale potrebbe riaggiustare i conti, le reazioni non si fanno attendere. Il rischio per l'Italia, dicono i diplomatici italiani di stanza all'Onu e i politici dell'opposizione, è perdere prestigio e potere all'interno del sistema internazionale.
Lucio Garofalo - 15-03-2006
Voglio rammentare la natura visceralmente reazionaria, classista, sovversiva e antidemocratica del centrodestra che negli ultimi 5 anni ha cercato di sfasciare le istituzioni democratiche, i diritti e le garanzie costituzionali. Altro che sfasciare una vetrina del McDonald's!
Pertanto, io ritengo che il pericolo rappresentato dal " fascismo " al potere, ossia da quelle forze di centrodestra che hanno governato l'Italia negli ultimi 5 anni, sia molto maggiore che nel passato, soprattutto se si tiene presente il mix micidiale di fascismo, populismo e neoliberismo sfrenato che caratterizza questo blocco politico-sociale.
Ebbene, senza farmi facili e sciocche illusioni, riconosco che tale pericolo possa essere in parte scongiurato anche contribuendo a votare e sostenere quel fronte della sinistra più radicale e antifascista che è collocato nell'Unione, malgrado tutte le riserve, i dubbi e le perplessità prima enunciate.
Rammento una celebre e storica citazione di Pier Paolo Pasolini che diceva: " Il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascimo ". Mi sembra che la frase rispecchi perfettamente il quadro storico-politico in cui si è compiuta la "metamorfosi" di Alleanza nazionale e della destra neofascista (ex MSI) per assurgere al governo della nazione, sdoganata e traghettata dal populismo berlusconiano.
Per quanto concerne il rischio che un ipotetico, futuro governo di centrosinistra possa adottare e praticare una politica contro le masse operaie e popolari, magari utilizzando la presenza e il ruolo del P.R.C. per addormentare e neutralizzare l'antagonismo sociale e l'opposizione di classe, credo che la risposta, per quanto sia ora prematura e sempre suscettibile di analisi e di riflessione critica, debba essere quella di organizzare nel tempo un blocco sociale antagonista capace di non farsi " neutralizzare " o " narcotizzare " da nessun governo.
Cittadinanza attiva - 15-03-2006
Manifesto della cittadinanza attiva

Siamo cittadini che amano il loro paese. Vogliamo spenderci perché tutti, e soprattutto i giovani, guardino al futuro come allo spazio per un nuovo sviluppo umano, liberato dalle difficoltà evitabili della vita quotidiana e dalla sofferenza inutile.
La decadenza dell'economia nazionale, il dilagare di corruzione e illegalità, la crisi dei principali servizi di pubblica utilità, la precarietà dei rapporti di lavoro esigerebbero una classe dirigente competente e generosa, capace di stringere una forte alleanza con i cittadini. Al suo posto c'è oggi una partitocrazia invasiva, che tende a occupare tutti gli spazi della vita pubblica, ma è per lo più incapace di fare fronte ai gravi problemi del paese; che utilizza i beni comuni per i propri fini particolari; che, al di là del rispetto delle religioni, mina la laicità dello Stato; che si oppone ad una presenza paritaria delle donne nelle istituzioni rappresentative e in tutti gli ambiti della vita associata; che altera le regole della vita democratica, dall'assalto alla Costituzione ad una legge elettorale contraria alle indicazioni dei referendum popolari.
Ripiegata su se stessa, questa classe dirigente rifugge la società civile e, così facendo, ostacola il pieno sviluppo di due risorse fondamentali per la ripresa del paese: la libertà dei cittadini di muoversi, di scegliere servizi e prodotti in un mercato libero da privilegi e da rendite, di essere imprenditori; il loro senso di responsabilità, che li porta ad agire in prima persona per curare i beni comuni e difendere i diritti.

Da almeno un quarto di secolo, i cittadini hanno imparato a:

• tutelare i diritti - dei malati, dei consumatori, degli utenti e dei risparmiatori - attraverso reti capillari di centri di ascolto, consulenza e assistenza integrati;
• raccogliere e rendere pubblici i disagi e le sofferenze inutili subiti a causa del cattivo funzionamento di sanità, giustizia, istruzione, trasporti;
• verificare e controllare strutture, programmi e lavori, per individuare violazioni, orientare priorità, prevenire sprechi e salvaguardare l'ambiente;
• valutare qualità e sicurezza dei servizi fondamentali;
• creare nuovi servizi a sostegno dei soggetti deboli;
• promuovere la conciliazione dei conflitti e l'informazione capillare alla popolazione.

È dunque indispensabile un sostanziale trasferimento di poteri e di risorse per ridurre gli spazi occupati impropriamente dalla rappresentanza politica, che deve tornare a svolgere al meglio e senza dispersioni le funzioni proprie e sostenere la ripresa del paese con la piena utilizzazione del capitale sociale accumulato in questi anni. Noi vogliamo impegnarci perché questo patrimonio non sia marginalizzato, ma sia investito per la realizzazione di un'azione costituente, di quattro riforme, di cinque grandi infrastrutture.
Federico Repetto - 14-03-2006
SÌ A UNA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SULLE OPERE PUBBLICHE

La diffusione in tutto il paese di movimenti no-qualcosa (no-tav, no-mose, no-ponte, ecc.) è solo l'ultimo sintomo - però molto grave - della crisi della democrazia parlamentare in Italia. Non è consolante sapere che questa crisi coinvolge gran parte del mondo occidentale. La politica tradizionale dei partiti, nonostante la corruzione, l'inefficienza e l'ipocrisia, in qualche misura è riuscita a rappresentare per una lunga fase storica la volontà degli elettori. Oggi cresce la sensazione (o la consapevolezza...) di non essere rappresentati, e con essa l'astensione.
La collusione tra il personale politico nel suo insieme e il mondo dei manager, dei consulenti, dei professionisti, ecc. è giunta ad un livello insopportabile per i lavoratori ed i cittadini più deboli. La corsa bipartisan all'elettorato di centro nasconde un atteggiamento che considera normale e magari utile l'esclusione dall'area elettorale di quelle fasce di elettori che sono portatori di richieste contrarie agli interessi del personale politico e dei privilegi dei grandi gruppi imprenditoriali.
Questo è chiaro nelle parole di Lunardi quando dice che la Val Susa - dove ci sono già stati molti voti Notav alle provinciali, più gli astenuti - è solo un problema di ordine pubblico. Ma ce ne sono molti indizi anche nel centro sinistra: lo smaccato centrismo di Rutelli e D'Alema, la corsa a recuperare l'Udeur e i socialisti-radicali e la fretta con cui lo stesso Prodi dopo le elezioni regionali revocò le primarie nazionali. E le primarie in Puglia e in Sicilia sono avvenute nonostante i partiti e non grazie ad essi. Ciliegia sulla torta: "Il tav si farà perché lo decido io"...
Maurizio Tiriticco - 13-03-2006
...l'attenzione maggiore negli ultimi anni si è spostata dalle conoscenze alle competenze, ecco perché ormai alla valutazione degli apprendimenti segue la certificazione delle competenze.
Quale ruolo svolge un portfolio in questo nuovo scenario? Quello di consentire non solo a chi studia, ma anche a chi lavora e che necessariamente continua ad apprendere (è il concetto di formazione continua e ricorrente) di non disperdere le acquisizioni e le esperienze che ha fatte e via via sta facendo, ma di raccoglierle come testimonianze certificate. Queste gli consentono di proseguire il suo cammino in un mondo del lavoro complesso e indubbiamente difficile ed esigente: piaccia o non piaccia è lo scotto che si paga allo sviluppo economico e sociale, il quale ovviamente dovrebbe essere sempre sostenibile! Ma questo è un altro discorso.
Una prima riflessione è d'obbligo. Da quanto detto, emerge che il portfolio ha ragion d'essere a partire dal secondo ciclo di istruzione, perché è in questo ambito che le certificazioni hanno un loro valore e senso: si tratta di certificare competenze diverse acquisite dal soggetto in situazioni diverse (scolastiche, extrascolastiche, alternanza et al). Si tratta di competenze che confinano anche con profili professionali e che con questi sono tenute ad evolversi, arricchirsi, aumentare. E' nel secondo ciclo, insomma, che il portfolio assume una sua connotazione seria, necessaria e indispensabile.
Se questa riflessione è valida, la domanda che ne segue è una sola: che ci azzecca il portfolio con il primo ciclo? Assolutamente nulla! E la ragione è semplice...
Pierangelo Indolfi - 13-03-2006
Un'intervista è un po' come un'interrogazione.

Un'occasione per metterti in buona luce se oggi ti senti preparato e allora vai, con le mani alzate, ad "offrirti volontario", sentendoti anche l'eroe buono che salva "compagni" (oops) di "classe" (oops) che il pomeriggio prima avevano ben altro da fare.

Un incubo se invece non hai potuto studiare, magari non sai neanche il titolo degli argomenti, e allora sudori freddi e formicolìi nello stomaco, finché non viene chiamato Berardi che ti precede o Bini che ti segue nell'elenco alfabetico, e tiri un sospiro di sollievo: anche stavolta ce la siamo scampata.

Ma quando tocca tocca.
Giuseppe Aragno - 13-03-2006
Premessa

Sento la pesantezza dello scontro che si è aperto da tempo e intuisco che in ciò che vado scrivendo c'è ormai un evidente rifiuto di quella che comunemente, e a mio avviso ipocritamente, chiamiamo democrazia. Sì, sento di rifiutare questa pseudo democrazia borghese, e non lo nego: è una sorta di ritorno al passato, alle mie radici profonde. Lo sento e mi interrogo. Mi domando soprattutto se non rischio di generalizzare e provo a capire quali possano essere gli sbocchi di questa che ormai è una rottura.
Io penso di difendere principi irrinunciabili. E lo faccio tagliando con l'accetta: buoni e cattivi, giusto e ingiusto, vero e falso... E' una scelta consapevole, so di estremizzare, ma se mi lascio volutamente alle spalle la complessità degli eventi, perché i confini dei campi contrapposti siano chiari, dentro i dubbi me li porto e non li cancello. No: lascio che vivano. Sono il lievito della comprensione, la garanzia dell'evoluzione, l'aria di cui si nutre l'onestà intellettuale, alla quale non rinuncio. E' un tormento - e dio sa i dubbi che hi avuto nell'inviare a Fuoriregistro l'articolo che segue questa breve premessa - è un tormento accusare di malafede quella che è stata la propria parte e sentir crescere dentro la convinzione che occorra ricominciare daccapo. D'accordo. Ciò che dico può andar bene solo a chi ritiene che il caso Milosevic è un'ignominia, che egli aveva diritto ad essere giudicato in patria, se il suo popolo l'avesse voluto, e che gli è stato impedito di dire la sua fino in fondo. Sbaglio? Bene. Rispondendo, però, non mi si dica che le situazioni sono complesse. Mi si dimostri che questo penoso tribunale internazionale ha ragion d'essere, che è neutro e via discorrendo. E non mi si ricorra ai pannicelli caldi delle formulette magiche - è pur sempre qualcosa - o ai teoremi del realismo: ogni tanto occorre sporcarsi le mani. Si contestino i fatti e allora sì, allora sarà servito scrivere ed aprire un dibattito. E però - ecco il tormento - chi della mia parte intende farlo? Chi l'ha mai fatto negli ultimi tempi tra quanti pontificano "sarebbe meglio confessarlo, sei di destra!" ? Mi si oppone da tempo che non è il momento, si cercano le sottile differenze, si fanno le graduatorie. Ed io mi interrogo. Non è che per difendere principi e regole, trascuro chi è stato ferito? Non mi pare sia così, ma ci fosse uno dall'altra parte chi mi aiutasse a capire. No. Slogan, scomuniche, realismo politico. Null'altro. E i fatti? E' o non è vero che la vergogna dei centri di accoglienza riguarda da vicino i due schieramenti? Abbiamo o no rifiutato la guerra e però la facciamo, da destra come da sinistra? Siamo Bolkestein in Europa e progressisti in Italia? E quante domande come questa si potrebbero porre? Qual è la bussola che deve orientarci? L'interesse piccolo e immediato di parrocchia, la questione elettorale? E perché il centrosinistra oggi osannato fu ieri lapidato negli uomini che oggi si osannano? Milosevic dunque. A chi conveniva quel miserabile processo? Chi se usciva scornato, benché il pseudo tribunale abbia secretato le identità dei "testimoni a carico", abbia continuamente cambiato le regole del gioco a partita iniziata, abbia dato e tolto a sua piacimento la parole all'imputato che espiava fatti, abbia rifiutato di interrogare i testimoni chiamati a discolpa? Chi aveva interesse a questo punto a vederlo morto? Si processava un dittatore? E perché proprio quello? E con quale diritto? Si colpiva un criminale di guerra? E perché si assolve la Nato che bombarda le fabbriche chimiche della Serbia, con i prevedibili effetti sull'ambiente, fa strage di civili innocenti e indifesi e imbarbarisce alla maniera dei nazisti su Guernica? Perché sono impuniti Bush e Blair per una guerra dichiarata con la menzogna, per una guerra d'aggressione coloniale, per le torture, il fosforo su Falluja, le Guantanamo note e quelle ignote? E io con chi sto? Con Berlusconi che è apertamente con Bush, o con Prodi che non dice: signori, filate. Io non so che farmene di un paese amico che ha la pena di morte, che spara uranio depotenziato, che tortura, aggredisce, che delegittima l'Onu, che viene in casa nostra a rapire presunti terroristi e poi li fa sparire, un amico sul quale pesano le accuse dei nostri magistrati per i piloti criminali della funicolare alpina, per la Sgrena e Calipari? Milosevic. E i terroristi albanesi armati e addestrati dagli Usa e dalla Nato?
Ecco. Nel fuoco di fila di queste domande, io mi attesto sulle regole e di là non mi muovo. Di là, forte di alcune certezze incontrovertibili, rispondo ai miei dubbi. Questo ragionamento sta dietro la durezza delle parole che leggerete. Ma serve farlo? E se anch' io, come ho ritenuto di dovere fare, lo premetto, dove mai troverò la disponibilità a discutere di ciò che ho scritto, non degli altari sacri che ho violato?

Umberto Eco - 11-03-2006
Riceviamo e diffondiamo - Red

Umberto Eco e l' impegno di LeG, per convincere i delusi della sinistra

Siamo di fronte a un appuntamento drammatico. Dal 2001 a oggi l'Italia è precipitata spaventosamente in basso quanto a rispetto delle leggi e della Costituzione, quanto a situazione economica e quanto a prestigio internazionale. Se dovessimo avere altri cinque anni di governo del Polo, rappresentati di fronte al mondo dai Calderoli e dalle ultime leve (appena arruolate in Forza Italia) dei più impenitenti tra i reduci di Salò, il declino del nostro Paese sarebbe inarrestabile e non potremmo forse più risollevarci.
Quindi l'appuntamento del 9 aprile è diverso da tutti gli altri appuntamenti elettorali del passato: in quelli si trattava di decidere chi avrebbe governato senza sospettare che un cambio di governo avrebbe messo a repentaglio le istituzioni democratiche. Ora si tratta invece di salvare queste istituzioni.
Luciana Repetto - 11-03-2006
Al secondo anno di sperimentazione della riforma, più precisamente in merito all'aspetto della valutazione vigente, che mantiene la vecchia scheda, con alcune modifiche, il porfolio con interpretazioni lasciate all'autonomia scolastica, il "povero" ( e tacciamolo pure di ingrato dopo gli ultimi aumenti, a fronte della diminuzione del 10% delle indennità di onorevoli, senatori, amministratori di enti locali) docente non sa più a che santo girarsi. Di fronte ad una riforma, che spesso ritorna su se stessa per apportare correttivi che sono peggio degli errori (vedi la modifica dell'orario delle lingue straniere), di fronte ad una riforma che uno cerca di applicare e di rendere operativa, perché un insegnante comunque, pur nella sua autonomia, ha un certo riguardo verso il potere costituito, c'è di che arrendersi ed alzare bandiera bianca in attesa della pensione o di qualche ventata di buon senso.

Andiamo con ordine.
Lucio Garofalo - 11-03-2006
Dopo lunghi mesi sofferti e travagliati sembra essersi conclusa un'esperienza singolare e, per certi versi, grottesca e "kafkiana", vissuta all'interno di una realtà scolastica del profondo Sud Italia, in un piccolo centro dell'interland avellinese.
E' la storia quasi surreale di una "metamorfosi", di una rinascita, di un riscatto, ossia del recupero e della riaffermazione della propria dignità, umana e professionale, da parte di un gruppo di lavoratori della scuola.
E' la storia di uno stillicidio di abusi di potere, di angherie e di soprusi perpetrati da un piccolo "tiranno" ancorato alle vecchie e nuove strutture burocratiche del potere inteso ed esercitato come puro arbitrio personale.

Ebbene, io ritengo doveroso raccontare tale vicenda per informare anzitutto le altre realtà scolastiche e, nella fattispecie, gli altri colleghi, ed in generale per socializzare il patrimonio di valori, di conoscenze e di esperienze che è stato accumulato nel corso di una vertenza che considero più unica che rara rispetto a tutto il territorio nazionale. L'unicità di tale vertenza risiede soprattutto nella nascita e nella formazione di un gruppo alquanto numeroso di insegnanti "dissidenti" che ha preso coscienza dei propri diritti e delle proprie ragioni, riappropriandosi della più importante e preziosa tra le prerogative dell'essere umano, ossia la libertà, intesa anzitutto come libertà di partecipare alle decisioni che interessano il proprio destino e la propria esistenza, e che in questo caso investono essenzialmente la propria condizione lavorativa.
Vladimir Luxuria - 10-03-2006
Riceviamo e diffondiamo - Red

"Frocio", dal latino flaccus, ovvero "molle", e di "mollezza" erano accusati gli omosessuali. Essere duri è maschio per chi è convinto che la virilità sia il miglior modo per dimostrare di essere uomini. L'uomo non ...
Vincenzo Andraous - 09-03-2006

Rileggendo il libro di uno dei miei autori preferiti, tra le sue parole tutte a dritta, ho avvistato una poesia a me dedicata.
Ho ripercorso quel sentiero con gli occhi del poeta, ne ho urtato le insidie, ne ho carpito i segreti, snervati dalla ...
Comitato Per la scuola della Repubblica - 08-03-2006
Considerazioni preliminari per una politica scolastica
condivisa e partecipata nella prossima legislatura


1. LA PRIORITA' ASSOLUTA: SCONFIGGERE BERLUSCONI E RIPRISTINARE LA DEMOCRAZIA NEL PAESE

Ogni ipotesi di politica scolastica conforme ai principi costituzionali presuppone la cacciata del governo Berlusconi e del berlusconismo; l'esperienza di questi anni ci ha concretamente dimostrato che non solo la Casa delle Libertà è pericolosa per la sopravvivenza della democrazia del nostro Paese, ma che tutte le forme di protesta che si sono sviluppate nel Paese non hanno impedito alle destre di portare avanti il loro disegno eversivo; cacciare Berlusconi ed i suoi alleati è quindi oggi una priorità assoluta che impone a tutti i democratici il massimo impegno unitario a sostegno dell'UNIONE.
Il documento programmatico dell'UNIONE elaborato in modo verticistico è per molti aspetti, anche per le politiche formative, vago e deludente; non riflette le esigenze che i movimenti di lotta in questi anni hanno espresso e rappresenta mediazioni verticistiche e scelte non sempre accettabili ed in taluni aspetti molto ambigue; tali considerazioni non possono però in modo assoluto giustificare posizioni astensioniste.
In occasione delle prossime elezioni sarà pertanto necessario votare e far votare per l'UNIONE; ma tale impegno non può significare condivisione delle scente contenute nel programma e, tanto meno, delega ai vertici dei partiti.
Il mondo della scuola deve pertanto riproporsi come forza protagonista di un processo riformatore che deve partire dalle scuole ed elaborare proprie proposte per una politica scolastica condivisa.
Sarà pertanto necessario un approfondimento ed una chiarificazione soprattutto sull'idea di scuola che si vuole realizzare; oggi difatti possiamo tutti quanti convenire che non vogliamo la scuola della Moratti e che quindi vogliamo una politica alternativa a quella della Moratti; il NO alla Moratti è senza dubbio necessario, ma non sufficiente.....
Ilaria Ricciotti - 08-03-2006
Anche quest'anno l'8 marzo è arrivato,
ed in molti ci usano e ci vendono sul mercato.

Una festa così godereccia e alquanto pazzerella,
è priva di ogni sostanza, per la ricca e la poverella.

Ricordarsi di noi una volta l'anno è ingiusto e ...
Redazione - 08-03-2006
Riceviamo e volentieri (si fa per dire) pubblichiamo, ringraziando Pieragelo per la segnalazione - Red

Dall'Unità del 6 marzo

.......In occasione della Giornata internazionale delle donne mentre ricordiamo le operaie tessili che a New York City hanno perso la vita a causa di un incendio in una fabbrica che sfruttava le lavoratrici - impossibilitate a mettersi in salvo perché le porte erano chiuse - è importante ricordare quali sono le condizioni di lavoro che moltissime donne e uomini debbono sopportare per guadagnarsi da vivere portando a casa un salario che non è sufficiente ad affrancarli dalla povertà.
Nel nostro mondo globalizzato è sempre maggiore il numero delle donne che entrano nel mondo del lavoro. Tuttavia, invece di trarre vantaggio dalle nuove opportunità offerte dalla globalizzazione, le donne possono contare su lavori regolari in misura minore degli uomini e spesso lavorano nel sommerso con salari ridotti e senza alcuna tutela previdenziale........

Noeleen Heyzer
Ilaria Ricciotti - 07-03-2006
Mal di testa, senso di vertigini, di soffocamento, tachicardia, conati di vomito, mal di pancia, depressione, caduta di capelli, inappetenza, bulimia, anoressia, apatia, nervosismo, aggressività, senso di frustrazione, di impotenza, perdita di autostima ecc... La lista potrebbe allungarsi ancora ed evidenziare patologie a volte anche più gravi.

Sì, purtroppo la scuola può causare tutto ciò.

La scuola anziché allietare il corpo e lo spirito, può danneggiarli e distruggerli irrimediabilmente.

Nonostante le librerie siano stracolme di testi che informano, consigliano ed aiutano a superare questi ostacoli, sembra che essi in realtà non servano a nulla, dato che il malessere continua e si sta aggravando sempre più.

Al giorno d'oggi sono legittime situazioni di questo genere?

Io penso di no.
Alunni della Scuola Primaria di Usini - 07-03-2006
Alla Cortese Attenzione
del Consiglio Comunale dei ragazzi di Usini

Come sapete, dei malviventi hanno incendiato la biblioteca della scuola primaria.
I nostri lavori, i libri, le cassette, i cd sono neri e bruciati, gli scaffali nuovissimi non ...
Maurizio Tiriticco - 06-03-2006
...ovvero dalla strategia del curricolo
alla strategia del... nulla!


I pasticci avviati dalla cosiddetta riforma Moratti in ordine alla innovazione metodologico-didattica sono enormi! Ma, perché si possa dare un quadro completo di quanto è accaduto, è necessario fare un passo indietro ed esaminare - in rapida sintesi - come veramente si sono succeduti gli avvenimenti. Si tratta di passaggi di cui il lettore, passo dopo passo, deve tenere il debito conto!
Gennaro Capodanno - 06-03-2006
...Si tratta ... di innovazioni per un verso di tipo organizzativo e per un altro di natura metodologico-didattica, che le scuole possono realizzare secondo modalità definite nel quadro di regole certe ed in coerenza con il principio dell'autonomia. In sostanza, il decreto 775 non solo impone il rispetto della distribuzione territoriale dell'offerta formativa, ma definisce in ambiti precisi le innovazioni da introdurre. Le scuole possono aderire al progetto anche deliberando di introdurre solo parzialmente le innovazioni ordinamentali previste dal decreto legislativo 226/2005 e comunque nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005...
Laura Tussi - 04-03-2006
Dell'azione emotiva sul comportamento

Il pensiero.

Con questo termine lo psicologo indica la realtà che comprende i processi mentali non definibili logici, razionali e creativi, pur essendo prodotti dall'attività psichica dell'uomo. Esistono forme di pensiero in cui sono imperfetti gli strumenti logici quali il pensiero infantile con strumenti logici non sviluppati, il pensiero primitivo sviluppatosi in altri contesti socio-culturali, il pensiero quotidiano.

La formazione dei concetti.

La realtà ambientale è costituita da quantità di oggetti ed eventi percettivi. Se l'uomo utilizzasse tutta la capacità di registrare sarebbe schiacciato dalla complessità dell'ambiente. L'uomo supera queste difficoltà con un'attività di categorizzazione, esemplificando l'universo dell'esperienza e considerando alcuni oggetti come non unici, ma appartenenti a categorie.

Bartolo Danzi - 04-03-2006
La c.d. libertà d'insegnamento costituisce un valore fondamentale del nostro ordinamento, tutelato a livello costituzionale (art. 33, comma 1, Cost.), nonchè a livello di legge ordinaria(art. 1 D.lgs 297/94) e di norme pattizie (art. 26 comma II, CCNL scuola 2003). Al riconoscimento di tale libertà corrisponde l'attribuzione di un diritto soggettivo al singolo docente, il quale, in piena autonomia e senza condizionamenti, proprio perchè libero, deve poter decidere - entro i limiti fissati dalla legge- sia le modalità tecnico didattiche del proprio insegnamento, sia i valori formativi che intende trasmettere ai propri allievi.
La problematica che si vuole affrontare è se la violazione datoriale di tale diritto del lavoratore docente può costituire una condotta antisindacale tutelabile con il rimedio di repressione dell'antisindacalità ex art. 28 L.300/70.

Renato Solmi - 04-03-2006
LE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE
E IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE


È bene che i cittadini italiani prendano coscienza - ciò che purtroppo non è avvenuto, se non in misura molto limitata, in questi ultimi mesi - del fatto che le prossime elezioni politiche presenteranno un carattere completamente diverso da quello che hanno avuto, a prescindere da ogni altro cambiamento, quelle che si sono svolte dal 1948 fino ad oggi. Esse non avranno, infatti, per oggetto solo la scelta dei rappresentanti nelle due Camere, e della coalizione di partiti che dovrà governare il paese nei prossimi cinque anni, ma saranno anche, implicitamente, una sconfessione o una conferma della legge di riforma della Costituzione (che è, in realtà, il varo di una Costituzione affatto nuova) e di tutte le altre leggi più o meno eversive che sono state approvate a tamburo battente, e praticamente senza discussione, nell'ultimo scorcio di questa legislatura.

Lucio Garofalo - 03-03-2006
Dulcis in fundo!

L'atto conclusivo del "meraviglioso" e "ineffabile" governo Berlusconi è un disegno di legge sulle droghe (inserito in modo subdolo come mini-emendamento in un maxi-emendamento per le Olimpiadi invernali di Torino) che reca, non a caso, il nome e la paternità di Gianfranco Fini, ossia di un fascista, post o vetero non importa in quanto la forma mentis è sempre la stessa.

Ecco, dunque, il capolavoro dei capolavori di questo infame governo, che ha intrapreso la sua opera devastatrice, anticostituzionale e antidemocratica con la feroce repressione del movimento no-global attuata durante le giornate del G8 di Genova, nel Luglio 2001, e con un obbrobrioso provvedimento legislativo che ha eliminato la tassa sulle successioni e sulle donazioni che superano i 200 mila di euro! Cito solo alcuni degli atti più emblematici e significativi per rinfrescarci la memoria sulla natura classista e reazionaria di tale governo.

Arturo Ghinelli - 03-03-2006
La mia collega mi assicura di aver assistito, non vista, a questo dialogo tra alcuni nostri alunni di quarta classe, durante la pausa dopo il pranzo.

M. (figlio di testimoni di Geova): "Arturo crede nel mio Dio"
H. (figlia di musulmani): "No, ti ...
Fuoriregistro - 02-03-2006
Riceviamo, traduciamo e volentieri pubblichiamo, lasciando tutto lo spazio possibile per le inevitabili, numerose e scontate, domande. Quella della collega francese che ci ha mostrato il pezzo è ironica: "Ma allora è vero che il bravo allievo supera ...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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