Anno scolastico 2004-2005 - mese di maggio
Laura Tussi - 31-05-2005
Dalla psicologia dell'educazione alla teoria dei sistemi
Un approccio ecologico nella complessità della scuola dell'autonomia


I cambiamenti strutturali introdotti dall'autonomia scolastica costringono insegnanti e dirigenti a ripensare il proprio ruolo e la propria posizione professionale in relazione agli allievi, alle famiglie e ad altre istituzioni attive nell'ambito del territorio, esplorando i vissuti, i risvolti emozionali e affettivi delle vicende degli attori interagenti nel sistema scuola, al fine di evidenziare l'importanza non solo della cultura tecnica, ma soprattutto delle risorse emotive intrinseche nel lavoro di gestione e in quello educativo, come la capacità di tollerare le frustrazioni, di ascoltare e comunicare. E' davvero innovativo nella scuola imparare a riconoscere i sentimenti che permeano l'impegno quotidiano, in modo che possano essere utilizzati per renderlo più incisivo, tramite la rivalutazione del paradigma narrativo, nel pensiero autobiografico e metacognitivo. Il sistema scuola rappresenta un modello interattivo ad altissimo impatto relazionale al cui funzionamento partecipano diversi attori sociali: insegnanti, dirigente scolastico, alunni, personale non docente e genitori. In tal senso la scuola può dare un contributo di valore nobilmente politico, ossia può contribuire a sviluppare un atteggiamento e una coscienza democratica intesi come capacità di vivere ed interagire costruttivamente con gli altri in un clima di cooperazione e di reciproca tolleranza, in quanto costituiscono lo strumento insostituibile per il consolidamento della democrazia e la speranza più fondata in un mondo di pace. Il contesto relazionale scolastico può essere analizzato e interpretato attraverso alcuni modelli psicologici che possono aiutare a leggere la dimensione relazionale all'interno dei sistemi interattivi.

Il modello psicanalitico

Tale approccio attribuisce importanza alla comprensione della vita psichica inconscia che si differenzia da quella conscia. Freud giunge all'impossibilità della spiegazione scientifica di fenomeni psichici anomali attraverso la neurologia e la spiegazione organicistica, ma privilegia il criterio esplicativo-psicologico, secondo cui le pulsioni forniscono energia all'individuo e gli permettono di adattarsi alla realtà.
La psicanalisi permette all'Io soggettivo di riappropriarsi di ciò che è stato rimosso e che gli appartiene, apprendendo ciò che lo determina inconsapevolmente.
Solo di recente il contributo psicoanalitico ha iniziato a occuparsi del funzionamento relazionale nel contesto scolastico, offrendo una lettura della relazione educativa sulla base delle conoscenze maturate nel setting terapeutico.
Blandino (2002), psicoanalista che si è occupato a fondo di tematiche connesse all'apprendimento, presenta la psicoanalisi come modo di osservare e descrivere i fenomeni nel contesto scolastico tramite un atteggiamento mentale relativo alla considerazione del ruolo che giocano i sentimenti e le emozioni e di elaborazione della dimensione interpersonale.
La professionalità relazionale consiste nella possibilità di fornire supporto sia cognitivo che emotivo all'altro, nella capacità di comprendere, capire e assumere responsabilità all'interno della relazione nella gestione della sofferenza emotiva entro cui sussiste una dimensione inconsapevole collegata con i vissuti e le ansie più profonde, che inevitabilmente interferiscono con la scelta e l'ascolto delle parole che si utilizzano nell'incontro dialogico con l'altro.
L'approccio psicoanalitico, nel tentativo di leggere la dimensione relazionale nel contesto scolastico, offre un contributo importante nel sottolineare il mondo interno e i vissuti emotivi e affettivi che caratterizzano la vita di ciascun individuo.
L'importanza del lavoro psicologico comporta la necessità di conoscere come il proprio mondo interno possa giocarsi nell'incontro con l'altro.

Alberto Melis - webmaster VI Circolo Iqbal Masih - 30-05-2005
Un gruppo spontaneo di docenti delle superiori della provincia di Cagliari, con la collaborazione di mezzo migliaio di altri colleghi di ogni scuola di ogni ordine e grado (tra i quali tutti i docenti del VI Circolo Iqbal Masih di Quartu Sant'Elena), ...
flc-cgil - 28-05-2005
Riceviamo da Flc - cgil il Comunicato Stampa di Enrico Panini, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL. (Red)


Un brutto provvedimento per due ragioni.

La prima riguarda il metodo.
Il Consiglio dei Ministri ha ...
Cub Scuola Torino - 28-05-2005


"...siamo anche il paese che ha le regioni più ricche d'Europa...Abbiamo una ricchezza delle famiglie otto volte il nostro Pil annuale. Abbiamo il più alto rapporto al mondo fra automobili e popolazione. Abbiamo il più alto numero di telefonini ...
Forum - 27-05-2005
Facciamo sentire la nostra voce!

Nel sito della "Fabbrica del Programma" è stato aperto un forum per proporre argomenti da discutere con tutti gli altri utenti.Crediamo sia utile usufruire di questo spazio per diffondere le nostre idee e le nostre ...
Gennaro Capodanno - 27-05-2005
Per la validità dell'anno scolastico, in base all'art. 74 del decreto legislativo 297/94, occorrono almeno 200 giorni di lezioni effettive. In realtà, in Campania, in base alla deliberazione n. 809 del 10 giugno 2004 della Giunta regionale, ...
Gianni Mereghetti - 27-05-2005
ALMENO AD ABBIATEGRASSO E' COSI'

Durante il programma televisivo PUNTO E A CAPO il ministro Moratti ha sostenuto che sono stati fatti investimenti economici a favore degli insegnanti i quali guadagnerebbero di più. Non so dove siano questi ...
Stilo - 26-05-2005
Dal sito della FNADA
ovvero: questi sono gli ex segretari

Non so se tutta la Toscana ma certamente Firenze è una zona dove solo due dsga hanno accesso a incarichi per reggenze, docenti in corsi di formazione del personale, contratti di ...
Laura Tussi - 26-05-2005
IL RUOLO NON AUTORITARIO DELL'INSEGNANTE.
L'educazione alla Pace e alla gestione dei conflitti come guida per l'allievo


L'incontro affettivo con l'allievo e lo sviluppo socializzante

Gli sviluppi relativi alla cooperazione e alla gestione dei conflitti, alla comunicazione e alla fiducia reciproca costituiscono le componenti imprescindibili di un rapporto educativo basato sulla nonviolenza che transita attraverso l'interazione tra insegnanti e allievi. Le relazioni interpersonali del gruppo classe dipendono dallo stile relazionale dell'insegnante con gli allievi. L'atteggiamento dell'insegnante incide notevolmente sulla modalità di definire il personale rapporto educativo con ogni singolo allievo e con il gruppo classe. Il contatto relazionale dell'insegnante è quell'aspetto della dimensione interattiva attraverso cui l'insegnante rivela, in forma di metacomunicazione, la personale modalità del rapporto reciproco. Il comportamento di contatto può essere differenziato nella dimensione emozionale e di controllo. In un'ottica fenomenologica, la dimensione emozionale riguarda l'incontro affettivo tra il docente e gli allievi, per cui ogni singolo allievo vive la tipologia di valutazione, di percezione e valorizzazione che l'insegnante attua nei suoi riguardi. L'incontro affettivo rappresenta un elemento imprescindibile al fine di un comportamento socializzante dell'allievo.
Maurizio Tiriticco - 26-05-2005
In una mia nota precedente ricordavo l'immane fatica con la quale le Direzioni generali classica, tecnica e professionale dell'allora Mpi giunsero ad elaborare quel risicatissimo comma 3 dell'articolo 1 del Regolamento applicativo dei nuovi esami di Stato, che così recita (i grassetti sono miei): "L'analisi e la verifica della preparazione di ciascun candidato tendono ad accertare le conoscenzegenerali e specifiche, le competenze in quanto possesso di abilità, anche di carattere applicativo, e le capacità elaborative, logiche e critiche acquisite".
La montagna della legge 425 aveva partorito il topolino del dpr 323! In effetti, con il Regolamento si doveva rendere attuativa l'indicazione dell'articolo 6 della legge di riforma, che così recita: "Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell'esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni , al fine di dare trasparenza alle competenze, conoscenze e capacità acquisite secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell'ambito dell'Unione europea".
Nella stessa nota ricordavo anche come con il nuovo esame si intendesse superare il concetto di maturità, che "ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato" (articolo 5 della legge 119/69) per introdurre un altro concetto, quello di competenza e con essa un'altra pratica valutativa, quella, appunto, dell'accertamento e della certificazione delle competenze acquisite dal candidato. Si trattava di una svolta importante - se non epocale - che implicava nuovi criteri di valutazione, e non fu un caso che la valutazione decimale attribuita a prove non strutturate venne sostituita nella sede d'esame con una più puntuale attribuzione di punteggi a prove che avessero ampi margini di strutturazione.
Cinzia Crosali - 25-05-2005
Ringraziamo Cinzia per il suo nuovo contributo. La riflessione è stata pubblicata su Focus magazine dello scorso marzo. Le brevi traduzioni sono a cura della Redazione.


Parigi - Nell'ambito della preparazione di una legge sulla prevenzione della delinquenza annunciata da M. Dominique de Villepin, Ministro dell'Interno del governo francese, della sicurezza e delle libertà locali, un rapporto preliminare è stato consegnato al Ministro, lo scorso Ottobre, dalla Commissione preventiva del gruppo di studio parlamentare sulla sicurezza interna (GESI), di cui è presidente Jacques Alain Bénisti, deputato di Val de Marne.
Alcune parti di questo Rapporto hanno destato l'indignazione sia degli studiosi di linguistica, sia degli operatori psico-sociali. Io penso che prima di tutto è come cittadini che dobbiamo reagire a questo tipo di discorso e soprattutto come appartenenti a una comunità di persone che ha spesso parlato il dialetto di origine, senza per altro diventare delinquenti.
Ma vediamo in dettaglio che cosa propone il famoso Rapporto. Alla pagina otto leggiamo:

«Se le azioni di prevenzione vogliono essere efficaci, devono assolutamente iniziare dai primissimi sintomi di devianza, quindi dalla più giovane età. Tutti sono d'accordo nel sostenere che se i rimedi non vengono posti in questa precisa fase del comportamento deviante del bambino, la deriva non cesserà di accentuarsi ... »

Prima di specificare quale sarebbero i "rimedi" da adottare per impedire la tendenza antisociale del fanciullo, i redattori di questo Studio preliminare prendono in esame il percorso "tipo" del giovane delinquente, tappa per tappa, a partire dalla culla. Una immediata relazione (di causa-effetto) è stabilita implicitamente, ma in modo chiaro, tra il bilinguismo e la traiettoria deviante. Così il fatto di avere dei "genitori di origine straniera" che parlano in casa il dialetto del loro paese, costituirebbe nella catena delle cause, il primo fattore potenzialmente generatore di delinquenza. Sempre alla pagina otto del Rapporto leggiamo:

Anna Pizzuti - 25-05-2005
Jonathan l'ho conosciuto vedendolo in giro - in realtà poco - nei corridoi della scuola e sentendone parlare dai colleghi: intelligente e capace, ma non viene mai a scuola ..... Sapevo della bocciatura dell'anno scorso, in quarto e poi del fatto che la scuola, quest'anno, l'ha lasciata definitivamente. Una mattina, attraversando la villa comunale, l'ho visto con i suoi amici e mi è venuta voglia di parlare con lui, di lui e del suo rapporto con la scuola e dei motivi dell'abbandono. Parlare con lui, ma, soprattutto, far parlare lui, far inserire la sua voce di "lucignolo" nel dibattito sulla scuola e sulla dispersione, che troppo spesso si fa senza ascoltarne i veri protagonisti.
Lucio Garofalo - 25-05-2005
Da almeno un decennio la Scuola Pubblica, in modo particolare l'agibilità democratico-sindacale e gli spazi di libertà e legalità presenti al suo interno, stanno subendo colpi durissimi, inferti dai governi sia di centro-sinistra che di ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 24-05-2005
Sarebbe lesa maestà contrapporre alla starnazzante e vacua contesa politica del bel paese, fatta con i solipsismi dell'egoarca di Arcore e con le trovate dei " vanesi " dell'altra sponda, con le tante durlindane fatte mulinare nell'aere del bel paese dalle confraternite più varie che miscelano il sacro col profano, interessi spiccioli con le più alte speculazioni fintofilosofiche, sarebbe lesa maestà il parlare sincero, sicuro e libero di un uomo della Politica americana, della politica con la lettera p al maiuscolo, qual è per l'appunto Mario Cuomo nell'intervista concessa a Furio Colombo, già direttore del quotidiano "l'Unità " e dallo stesso resa pubblica col titolo "La mia Italia ignota " ?
Proviamo a leggerla e rileggerla ed a rifletterci su, tanto per vergognarci ancora dell'essere figli di cotanta " ... serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!"

" Ha ancora, anche adesso che fa l'avvocato con ufficio da film al ventiduesimo piano di un grattacielo di Manhattan, il tono fermo e sicuro del predicatore. Era il tratto tipico della sua straordinaria eloquenza, quando governava lo Stato di New York, e il cardinale O' Connor, allora primate d'America gli disse, una volta mentre gli sedeva accanto prima di un importante discorso: «Non sia sempre così severo. Dica qualcosa per far ridere, all'inizio. La gente è sempre piena di ansie ...»

«O Connor, poi, è stato l'unico a non ridere - racconta Cuomo - perché ho aperto il discorso con la storia dei due cardinali che discutono del celibato dei preti e uno dei due dice che non ci sarà alcun cambiamento. L'altro, sia pure cautamente, un cambiamento lo attende.
"Prima o poi vedrai che sarà possibile. Non è nella mia vita, magari, ma quasi certamente in quella di mio figlio".»

Anche adesso la risata del governatore (nella tradizione americana il titolo di governatore dura per sempre e tutti, nella elegante serie di uffici che occupa un intero piano, lo chiamano "governatore") dura solo un istante. Per lui, cattolico, studioso di teologia e allievo della migliore Università Cattolica americana, la St. John University, importa molto dire alcune cose chiare sul rapporto fra religione e politica.

«No, io non ho alcuna esitazione o ripensamento sulla fecondazione, sugli embrioni o sull'aborto». «Da credente ( ... ) accetto ciò che dice la Chiesa. Da politico mi tocca il dovere di non imporre la mia fede agli altri. Il fenomeno che sta travolgendo l'America è proprio questo: una alleanza fra cristiani fondamentalisti e una parte della gerarchia cattolica che, all'improvviso, rovesciando la nostra cultura e l'orgoglio americano della divisione netta fra Stato e Chiesa, vuole che la fede diventi legge. Vogliono imporre persino quegli aspetti della fede che non vengono dalla Patristica e dai secoli, ma da decisioni più recenti, che a volte si contraddicono nel tempo e che non sono condivise neppure da tutto il mondo cattolico.
Vedi, quello che sta succedendo, è che la religione sembra impegnata a trasferire valori da sinistra a destra. Ovvero da un'area tollerante e aperta agli altri, a uno spazio recintato, circondato da esclusione e cementato da proibizioni. È una operazione sbagliata e disperata. Il presidente Bush che raccomanda la castità ai giovani americani. Castità e guerra. Che mondo è?»

Cub Scuola - 24-05-2005
Sciopero e manifestazione il 4 giugno

L'Alta Velocità ferroviaria, che già sta devastando ampi territori delle penisola, si prepara a sbarcare in Val di Susa, un territorio già attraversato da due strade nazionali, da una mostruosa autostrada e da una linea ferroviaria internazionale.
In Valle, a fronte di imprese faraoniche come l'autostrada e il TAV, in questi anni sono peggiorati i servizi alle persone. Le stazioni minori hanno chiuso biglietterie e sale d'aspetto perché poco remunerative: così i pendolari, studenti e lavoratori, aspettano il treno all'aperto in estate come nei lunghi inverni.
Fuoriregistro - 24-05-2005
Riceviamo e pubblichiamo


Senato della Repubblica


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
AL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA
AL MINISTRO PER LA FUNZIONE PUBBLICA


Premesso ...
Laura Tussi - 23-05-2005
Il superamento della deumanizzazione dell'altro


Per fondare una cultura della pace è indispensabile contrastare il processo di deumanizzazione, ossia di inserimento dell'altro in una categoria non umana che va quindi contrastata, ostacolata e annientata. Il pregiudizio rappresenta un mezzo di propagazione del processo di deumanizzazione. Un'educazione per la pace a tutti i livelli sociali e nei rapporti interpersonali deve compiere progressi a favore dell'identificazione con l'altro, il riconoscimento degli altri come uguali a sé che diviene ancora più necessario e auspicabile quando gli altri si oppongono a noi. La tendenza a demonizzare il nemico, l'altro da noi, come spesso fanno colpevolmente i mezzi di comunicazione di massa, allargando le distanze che separano noi dagli altri, aumenta il rischio di aggressività e distruttività sempre più intense e radicate nel costume quotidiano.

Il terrificante interiore e la demonizzazione dell'altro

E' davvero evidente che la demonizzazione del nemico costituisce un meccanismo di difesa rispetto al negativo che rifiutiamo dentro di noi, come persone, ma anche come gruppi sociali, in quanto l'altro e gli altri si configurano come una realtà separata di deumanizzazione e distruttività. Anche la scuola ha dato inconsapevolmente, forse, il proprio contributo al processo di deumanizzazione quando ha esaltato il concetto di "identità nazionale", dimenticando che siamo tutti cosmopoliti, cittadini del mondo. Il riconoscimento dell'altro come simile a sé transita attraverso la condivisione, lo scambio, la comunicazione delle emozioni e dei sentimenti. Per esempio all'interno del gruppo classe è possibile aiutare il bambino a riconoscere nel compagno, con cui spesso litiga, il proprio stesso vissuto, come questa comunicazione deve essere facilitata tra i gruppi sociali, soprattutto i contesti che il bambino vive come nuovi, diversi e pericolosi. Per combattere il processo di deumanizzazione occorre facilitare le occasioni di condivisione, di scambio, di incontro, sottolineando tutte le cose che uniscono, anziché ciò che divide. I mezzi di comunicazione di massa negano implicitamente per i loro messaggi l'umanità dei singoli e dei gruppi sociali, facilitando ostacoli che si frappongono all'incontro tra i bambini, tra gli uomini, tra i gruppi sociali. Un'educazione alla pace si deve proporre di facilitare l'acquisizione di atteggiamenti cooperativi e non competitivi, oltre a favorire le condizioni per un uso non lesivo, ma adattivo dell'aggressività nella sicurezza, la possibilità di affermazione di sé, l'identificazione con l'altro. Gli studi sull'acquisizione dei comportamenti cooperativi e non competitivi e sulla genesi di atteggiamenti costruttivi indicano che queste caratteristiche non lesive della relazione sono strettamente correlate con la capacità di allontanarsi, sia emotivamente, sia cognitivamente, dall'impellenza delle situazioni frustranti e conflittuali, al fine di trovare una risoluzione complessa e mediata, tenendo presente l'esistenza e le esigenze dell'alterità.
Lucio Garofalo - 23-05-2005
Secondo statistiche ufficiali, ogni anno, in Italia, verrebbero commesse oltre 300 mila violazioni della legge (ovviamente si tratta dei reati denunciati e accertati), dalle piccole infrazioni del codice penale ai reati più gravi quali estorsioni, ...
Paola Baroni - 23-05-2005
Prima elementare di una scuola di periferia. I bambini giocano in cortile, mescolati a quelli di altre classi. Nel rincorrere una palla P. (6 anni la pelle cioccolata: la mamma è bianca, ma il papà è scuro scuro), cade sulle ginocchia. Si rialza, ...
Piero Bernocchi - Pino Giampietro - 21-05-2005
Riceviamo e pubblichiamo (Red)

L'assemblea che abbiamo organizzato come Confederazione Cobas a Roma il 6 maggio su pensioni e TFR,e a cui avete portato il vostro valido contributo, riteniamo abbia costituito un significativo momento di ...
Flc Cgil Modena - 21-05-2005
OGGETTO: SEMINARIO
di FLC CGIL di Modena

Alle RSU delle scuole della Provincia di Modena

In allegato alla presente il programma del seminario del 31 maggio di cui all'oggetto.
Il seminario si avvale del contributo giuridico dei massimi ...
Cinzia Crosali - 20-05-2005
Psicologa e psicanalista, Cinzia ha lavorato e lavora con bambini e con adulti, in realtà bilingui che spaziano dalla scuola italiana all'estero alle carceri minorili. La ringraziamo per averci messo a disposizione alcune sue riflessioni, pubblicate anche sulla rivista Focus magazine, nate da anni di ricerca e di sperimentazione intorno alle problematiche psicosociali dell'emigrazione e della comunicazione (Red)


Per noi italiani che viviamo in Francia, l'equilibrismo tra le due lingue è quotidiano. Anche se la conoscenza del francese è perfetta, accade sempre che una parola, un'espressione, un modo di dire italiano si imponga nella frase e ci risulti intraducibile. A volte invece è un'immagine linguistica francese che non trova un suo corrispondente nella lingua italiana. Cerchiamo allora il corrispettivo meno lontano, quello che si adatta di più, ma restiamo scontenti, qualcosa non ci soddisfa, ci lascia con un senso d'incompletezza e di frustrazione. Non è propriamente il significato a deludere, quanto la tonalità, il colore, la materialità stessa della scelta linguistica.
Ne sanno qualcosa i traduttori, che, quando fanno in modo appassionato il loro lavoro, vivono momenti di profonda indecisione, sempre sul bordo di un tradimento nei confronti della lingua da tradurre. L'analogia che avvicina l'atto del "tradurre" con quello del "tradire" è largamente conosciuta. Qualcosa di passionale e intimo è, infatti, all'opera. Un'amica traduttrice che lavora con un gruppo di colleghi professionisti, mi raccontava recentemente quanto siano accese le discussioni tra i traduttori del suo gruppo di lavoro. Quando non si trova l'accordo su una scelta linguistica facilmente si arriva a litigare anche in modo aspro. Nessuno vuole cedere o fare concessioni all'altro; a volte le dispute sulla scelta delle parole, sulla sintassi e sullo stile diventano così violente da rendere impossibile la continuazione del lavoro. Pare proprio che qualcosa di molto intimo e prezioso sia messo in gioco. Di che cosa si tratta? A che cosa non si vuole rinunciare? Quale punto insopportabile viene toccato?

Lo psicanalista Jaques Lacan aveva chiamato questo qualcosa di intimo e prezioso: "la lalangue" e diceva che essa non ha niente a che vedere con il dizionario. Essa è più vicina al balbettio iniziale del soggetto parlante, alla lallazione del lattante, alla primordiale forma ed emozione che la lingua madre ha assunto per ciascuno di noi quando siamo entrati nel linguaggio, all'inizio della nostra vita.
Se la traduzione è così difficile e dolorosa è perché ogni parola deve essere estirpata dalla "lalangue" della prima lingua per trovare un corrispondente nella seconda lingua della traduzione. Una parola della lingua materna deve essere lasciata andare, lasciata cadere, deve essere strappata alla sua familiarità, al fascino e alla consolazione che dà questa familiarità. Una separazione da un'intimità è allora in atto. E' questa l'operazione difficile della traduzione, si tratta di un'operazione in cui devo rinunciare all'intimità rassicurante di una parola della mia lingua, devo separarmi da essa, e questo quando la parola corrispondente della seconda lingua non è ancora a mia disposizione: tante parole si affacciano e mi si propongono, ma nessuna per un breve momento è utilizzabile. E' questo un istante di vacillazione, un impercettibile momento di assenza di "bordo". Ci si stacca da una riva, ma l'altra riva non è ancora a portata di mano. C'è dunque un istante vuoto, che implica una separazione, un taglio, una vertigine. Poi la parola della seconda lingua prende forma, s'impone, s'iscrive: l'altra riva è toccata. Ho cercato di descrivere al rallentatore un processo mentale che avviene in modo automatico, quasi inconsciamente, ma che non è indolore. Chiunque abbia cercato di tradurre una poesia, o una canzone sa quanto grande sia l'impotenza, frustrante, di rendere con fedeltà la materialità e la sonorità di un verso o di un'immagine poetica. Quando poi riusciamo ad approdare ad una traduzione che ci piace c'è una vera giubilazione, non si tratta di una semplice traslazione da dizionario, ma di un vero atto di creazione con tutto il piacere che ogni creazione comporta.
Giuseppe Aragno - 20-05-2005
Autonomi e titolati - il titolo quinto è un pezzo pregiato nei quarti di nobiltà d'una insalata russa ch'è per quattro quinti a destra e per un quinto fa l'occhiolino al centro - posizionati a distanze di sicurezza dalle formule spericolate del "presidenzialismo operaio", ma audaci quanto basta per far balenare lampi d'operaismo, i neocon aprono la fabbrica dei programmi e pensano alla fabbrica dei voti.
Misurati, incapaci di passi decisi, non fecero la rivoluzione e non si rendono conto che serve una restaurazione. Avevamo una scuola dello stato fatta per uguali, ce l'hanno scippata per conquistare ceti moderati e simpatie clericali. Occorre dirglielo che restituire quella scuola al paese è un vero imperativo morale?
Se le cose stanno così, se c'è bisogno di dirlo, in questa fabbrica di calze riuscite a metà - mezze calzette - nascerà inevitabilmente un comprensibile luddismo.
Posizionati oculatamente dove lo specchietto per le allodole poteva essere più attraente, sostennero, autonomi e titolati, che lo stipendio degli insegnanti è una vera miseria. Se ne fecero un punto d'onore: stipendi europei. Erano già allora politici e sindacalisti dei quattro quinti a destra e ciò che resta a centro. Stipendi europei. Se i presidenti non operai che fabbricano programmi, non se ne rammentano più, cosa dire? Programmino antisclerotici e gerovital e non se ne vengano fuori col conto della spesa: i soldi non mancano. Si riduce all'osso il bilancio delle spese di guerra per la pace e di pace per la guerra e c'è di che arricchire scuola ed università. Fabbrichino se ne sono capaci, una visone politica alternativa. In essa si inserirà la scuola. Se ne sono capaci, se no, tolgano il disturbo.
Avevamo una scuola che si fondava sul criterio della solidarietà. Un banda di neocon che aveva preso lo stipendio dal PCI per una vita e poi s'era scoperta anticomunista, inventò un'altra scuola, una che rispondesse a logiche di mercato: domanda e offerta, rami secchi da tagliare con processi di razionalizzazione, accorpamenti, più alunni e meno classi, un baraccone da circo equestre che inseguiva studenti e genitori diventati clienti. e ogni scuola una specialità, una nicchia di mercato, coi dirigenti manager staccati dalla didattica e vendere fumo e tappeti persiani.
Occorre una fabbrica dei programmi? No. Serve una volgare ramazza e il cesto dei rifiuti. C'è una scopa in fabbrica o bisogna acquistarla?
Autonomi e titolati, ampiamente e obiettivamente valutati negli anni passati. sino a giungere alla bocciatura del 2001, i neocon concordano col presidente operaio e coi suoi scherani, e tornano alla carica sulla valutazione. E s'intende: non saremo noi a valutare il "prodotto" della fabbrica, ma la fabbrica a valutare noi.
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Un'autonomia per una scuola statale, pluralista e democratica, laica ed aperta a tutti.

1. La Costituzione prevede una scuola per tutti gli ordini e gradi, statale, pluralista (libertà di insegnamento), laica ed aperta a tutti.
Oggi noi abbiamo ...
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Le "Leggi Moratti" sull'istruzione (la L. n. 53/03 ed i relativi decreti delegati) hanno un solo pregio: sono coerenti ed inequivoche; le leggi Moratti difatti propongono un sistema scolastico volto a riprodurre i ruoli sociali e quindi non una scuola il più possibile uguale per tutti, non una scuola volta ad eliminare, per quanto possibile, le condizioni di disuguaglianza, ma una scuola che rifletta, a tutti i livelli, le differenze sociali e che sia funzionale al loro mantenimento.

Già sin dalla scuola dell'infanzia si introduce l'idea di una scuola "familistica" che sia proiezione delle condizioni sociali delle famiglie; tale stessa impostazione si ritrova nei successivi decreti applicativi della legge di delega e nello schema per il secondo ciclo: l'anticipo, gli insegnamenti facoltativi, la sostituzione dell'obbligo scolastico con un concetto individualistico di diritto-dovere all'istruzione o alla formazione professionale ed ora il sistema "duale" di scuola e formazione professionale, previsto peraltro a 14 anni sono tutti aspetti di una scuola volta a riprodurre le differenze sociali esistenti nella società; non una scuola che, almeno nella formazione culturale, crei condizioni di uguaglianza per garantire a tutti un pieno diritto di cittadinanza, ma una scuola che discrimina e prefigura già i futuri ruoli sociali; la negazione della funzione istituzionale che la Costituzione assegna alla scuola statale.
Questa funzione discriminatoria che le Leggi Moratti attribuiscono alla scuola statale è già di per sè sufficiente per respingere in toto la riforma; si tratta di un'idea di scuola inaccettabile che non dovrebbe nemmeno meritare una discussione; ma le leggi Moratti non sono soltanto discriminatorie e già, per tale motivo, inaccettabili; sono anche in contrasto non solo con specifiche norme costituzionali, ma con i principi fondamentali della Costituzione.
La scuola nella Costituzione è rappresentata come una delle leve principali di cui la Repubblica democratica deve servirsi per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono un'effettiva partecipazione democratica di tutti (art. 3, 2 comma); la scuola nella nostra Costituzione ha la funzione primaria di garantire a tutti una piena cittadinanza democratica e quindi deve essere rivolta a creare uguaglianza.
Per questo l'art. 33 della Costituzione obbliga lo Stato ad istituire "scuole statali per ogni ordine e grado"; per questa stessa ragione l'art. 34 afferma che "la scuola è aperta a tutti" e dopo che "l'istruzione inferiore, per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita".
La Costituzione prevede quindi un unico sistema scolastico statale per tutti gli ordini e gradi e tale sistema deve essere aperto a tutti e quindi, pur con un forte carattere unitario, proporre anche indirizzi diversificati.
Diversa funzione e diversa natura ha invece nella Costituzione l'istruzione e la formazione professionale con il compito anch'esso importante di preparare al lavoro e pertanto affidata alla competenza esclusiva delle Regioni ex art. 117 Cost.
Quindi pur dopo la riforma del titolo V della Costituzione( certamente ambigua e contraddittoria, ma sul punto inequivoca) rimane ferma la distinzione tra istruzione scolastica di ogni ordine e grado ( e quindi anche tecnica e professionale) e l'istruzione e formazione professionale che non è istruzione scolastica e quindi rimane affidata alle regioni.
La riforma Moratti nel testo che attualmente si conosce (ma che può ancora cambiare perchè anche all'interno della maggioranza di Governo le scelte della Moratti destano perplessità) in palese contrasto con le citate norme della Costituzione, prevede, come è noto, il sistema scolastico duale, e cioè un sistema scolastico statale limitato ai licei ed un altro regionale per la formazione ed istruzione professionale che dovrebbe essere destinato ai giovani che non frequenteranno i licei; l'istruzione scolastica tecnica e professionale è quindi estromessa dal sistema scolastico statale e trasferita alle Regioni, perdendo la sua natura di istruzione scolastica; i giovani, dopo la conclusione della scuola dell'obbligo ( cioè a 14 anni ) saranno costretti a scegliere tra due percorsi formativi diversi che prefigurano ruoli sociali diversi : il sistema scolastico statale limitato però ai licei ed il sistema regionale dell'istruzione e formazione scolastica che però li esclude dal sistema scolastico; la scuola prevista della Moratti ha quindi questo compito discriminatorio di stabilire a quattordici anni il destino sociale dei giovani; una parte di essi difatti a quattordici anni sarà esclusa dal sistema scolastico; l'altro settore quello dell'istruzione scolastica tecnica e professionale che finora, pur necessitando di riforme, era pur sempre nell'ambito del sistema scolastico statale, secondo la riforma, diventa "l'altra" scuola, una scuola regionale, volta al "saper fare", che però la Costituzione non prevede.
Grazia Perrone - 18-05-2005
(...)""Io mi sono assunto quasi da solo la responsabilità di dire no ad un contratto che stava per chiudersi e che non mi sembrava giusto chiudere (...)" .

Così si è espresso il Presidente del Consiglio ... e persino un bambino capirebbe ...
Alba Sasso - 18-05-2005
Premesso che:

la legge 4 giugno 2004, n. 143 di conversione con modificazioni, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università ha previsto all'articolo 3- quater, nell'ambito delle disposizioni speciali per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento che:

a decorrere dall'anno scolastico 2005-2006 gli iscritti all'ultimo dei corsi di specializzazione all'insegnamento secondario e i laureati nella sessione estiva dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria possono presentare domanda di inclusione con riserva nelle graduatorie permanenti;

nel Decreto Dirigenziale con cui dispone l'integrazione e l'aggiornamento delle graduatorie permanenti del personale docente ed educativo ai fini delle assunzioni in ruolo e supplenze per gli anni scolastici 2005/2006 e 2006/2007, emanato in data 31 Marzo 2005, il Ministero dell' Istruzione Università e Ricerca fissa la scadenza per la presentazione delle domande al giorno 2 Maggio 2005;

il suddetto decreto non consente a tutti coloro che hanno già conseguito la prima abilitazione per la medesima classe di concorso mediante il concorso ordinario a cattedra, seppur frequentanti attualmente il medesimo corso di specializzazione, di presentare domanda con riserva ai fini del riconoscimento del titolo conseguito con il corso di specializzazione;

tali corsisti si vedono ora ulteriormente penalizzati da questo provvedimento, che li sottopone al rischio tangibile di non poter usufruire, al pari degli altri, del diritto di aggiornare la propria posizione nella graduatoria permanente con il punteggio legalmente e legittimamente previsto dalla frequenza della SSIS;

per sapere

se il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca intenda porre rimedio a tale evidente disparità di trattamento.

Alba Sasso, Giovanna Grignaffini, Piera Capitelli, Titti De Simone
Stefania - 18-05-2005
Io sono la mamma di una bimba che fa tempo pieno in quarta elementare e credo che dare i compiti a casa violi il diritto dei bambini al gioco.
Anche giocando si impara, dopo otto ore di scuola, credo che sia giusto lasciare i bambini liberi da ...
Roberto Renzetti - 18-05-2005
Leggere il Pirani di oggi (16 maggio) fa ripensare ai disastri che il centrosinistra ha iniziato a fare con le sue riforme Bassanini-Berlinguer. I pedagogisti hanno in quel momento preso il potere ed hanno portato la scuola a livelli anglosassoni, cioè allo sfascio.
Prendo atto che pedagogisti e burocrati ministeriali, pur discutendo di ben altro, sono tornati, dopo le recenti fughe. Sono tornati con altri manifesti affissi in tutti i siti, con promesse preelettorali. Ma non parlano dei programmi DS per l'eventuale nuovo governo di centrosinistra. Devo però ricordare che vi è una proposta di non voto per i DS se non si impegneranno pubblicamente per l'abrogazione, almeno, di TUTTA la legislazione Moratti (la cosa è anche ribadita nella home di Fuoriregistro). E su questo vi è il silenzio rotto solo da Cicciobello-Rutelli che dice che la Moratti va mantenuta con modifiche.
Ora invio ai pedagogisti circolanti da queste parti questo lavoro che scrissi un anno fa per Insegnare, rivista del Cidi, che fu accettato ma mai pubblicato (insieme ad altri articoli) dopo la pubblicazione sulla stessa rivista (giugno 2004) di quello scandaloso "Le mani sulla Scuola" in cui si denunciava la sintonia del centrosinistra, oltre che con la Confindustria, con i piani di privatizzazione europea della scuola. Sarei estremamente interessato a conoscere cosa dicono i signori pedagogisti che ancora seguono da padroni dappertutto.
Coordinamento Nazionale delle Rsu - 16-05-2005
Il nuovo orario di lavoro .. ed altre cose ancora
Mentre i salari continuano a diminuire e la precarietà lavorativa aumenta, i sindacati aprono alla direttiva europea che aumenta l'orario di lavoro e lo sfruttamento


Ritorna la concertazione - La Cgil sceglie l'accordo con Cisl e Uil e riapre senza indugi alla nuova e peggiore concertazione. Lavoro e Società, coerentemente con la scelta di un congresso unitario si adegua e sparisce definitivamente sciogliendosi nella maggioranza della Cgil.

Ed i lavoratori ? Non sanno nulla ovviamente - Neppure una assemblea, altro che democrazia, diritto di voto e referendum. Si decide sulle loro teste in nome delle politiche di sostegno al profitto ed alla produttività

Dopo la truffa sul TFR, l'ennesima fregatura sull'orario un'altro motivo in più per costruire da basso un documento alternativo al prossimo congresso CGIL

Nel Settembre 2004 viene presentata la proposta di direttiva del Parlamento Europeo recante modifica della direttiva 2003/88 concernente "taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro".

Cosa dice la direttiva? - Praticamente che l'orario di lavoro va conteggiato su base annua e non più settimanale, che si può lavorare su settimane di 48 ore per 12 mesi, che l'orario individuale (contrattabile individualmente) può subire deroghe fino ad arrivare a 65 ore settimanali, che il lavoro in regime di reperibilità non entra nel conteggio ai fini del limite della prestazione normale dovuta al padrone ecc. ecc.
Anna Pizzuti - 16-05-2005
Domenica mattina, pullman delle 6.50, da Sora, per Roma. All'inizio quasi vuoto e silenzioso, ma poi - via via che la strada si snoda nel verde della primavera e tra le case a metà, abusive o abbandonate che lo deturpano - sempre più affollato e denso di voci, di lingue.
Gianni Mereghetti - 16-05-2005
Gentilissimo ministro,

la risposta che ha dato a Mario Pirani su Repubblica mi ha lasciato a dir poco esterrefatto. Le confesso che da lei mi sarei aspettato altro, ma tant'è. All'editorialista di Repubblica che ...
Maurizio Tiriticco - 16-05-2005
E' il titolo di un vecchio film, ma mi è tornato in mente dopo la risposta del ministro Moratti a Mario Pirani sulla questione del bullismo.
E' certo - ed il ministro ha ragione - che il bullismo affonda le sue radici nel disagio giovanile e che la soluzione è a medio e a lungo termine, ma... Dov'è la soluzione? O meglio, l'avvio della soluzione? E qui mi vengono in mente le pupe, cioè tutti gli ingenui che credono alle favole, soprattutto a quelle che raccontano loro!

La favola è quella dei "principi sui quali si fonda il nostro progetto educativo - così scrive il ministro - quelli affermati dalla Costituzione repubblicana e dalla Convenzione europea: la dignità della persona, la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà la giustizia, la cittadinanza consapevole e partecipata"!

A parte il fatto che la Costituzione con quel famoso anche scritto bello bello nella legge 53 tra le finalità del sistema educativo, sembra un optional, e a parte il fatto che l'uguaglianza nelle Indicazioni nazionali era stata cassata dalla citazione dell'articolo 3 della Costituzione e poi reintegrato solo dopo le proteste di tanti di noi, che dire delle ragioni che hanno indotto a formulare questi nuovi sacrosanti principi fondanti?
Il ministro ce lo dice chiaramente! Era necessario introdurli "in una scuola che negli ultimi decenni si era concentrata più che altro sulla trasmissione del sapere"!!! E qui casca l'asino, o meglio la pupa! Quindi, è il sapere che ha provocato il bullismo! Eppure, da decenni, nessuno di noi se ne era accorto! Continuavamo a insegnare che due più due fa quattro e che tra l'a con l'acca e l'a senz'acca c' è una certa differenza... e non sapevamo che queste non sono semplici nozioni, ma i pericolosi bacilli del bullismo!!!

Ahi noi! Finalmente una pupa ha scoperto l'arcano! Punto e a capo! Altro che tre per tre fa nove e qui e qua vanno senz'accento! Bisogna educare alla convivenza civile, magari con sei belle materie nuove nuove, però... tutte traversali... perché le ore non bastano, bisogna valutare il comportamento, obbligare ai tre quarti della frequenza, e nel giro di un tempo medio-lungo tutto sarà risolto!
Occorreva cambiare una scuola - il ministro lo dice ripetutamente - in cui l'alunno doveva piegarsi ai suoi programmi e dar vita, invece, a una scuola in cui è questa ad essere a servizio dell'alunno... ed anche di mamma e papà!
Armando Buzzanca - 14-05-2005
A tutti coloro che leggono: ho avuto e verificato oggi la seguente notizia: la facoltà di lettere dell'università di bari (minuscole volute!!) ha indetto un corso di perfezionamento con scadenza della domanda di ammissione alle ore 12.00 del 20 aprile 2005 come potete vedere qui.

Ho le seguenti domande da porvi:

1) Come ci si può perfezionare in 13 giorni solari festività comprese ???
2) Come verranno valutati questi corsi dai provveditorati e in quali classi di concorso saranno validi ??
3) Quante altre università hanno fatto lo stesso o peggio (se è accaduto)??
4) Quale azione legale o non è da intraprendere ??
5) Com'è possibile che il miur (volute anche qui le minuscole!) possa accettare una situazione quale questa (ammesso che ne sia a conoscenza) che si è verificata a Bari?
6) Come si sentirà chi ha seguito un corso di perfezionamento di durata annuale o chi non ne ha fatti proprio quando verrà scavalcato in graduatoria di merito o permanente da chi ha seguito questo corso?
7) Quando la classe dei docenti precari (costretta alla guerra fra poveri o a chi è più furbo) potrà avere "fiducia nelle istituzioni" ?

Per il momento spero che questa lettera abbia la massima diffusione e che possa arrivare anche al miur, perché ritengo che un comportamento così non vada incoraggiato ma punito.
Vincenzo Andraous - 14-05-2005
Nessuno ne parla, neppure sottovoce, e quando se ne.... straparla, lo stridore che ne fuoriesce è palese, a tal punto da perdere contatto con la realtà, intendo quella vera, quella che fa a pugni con le belle verità e con le mezze fandonie.
Rifletto sulla percezione che i cittadini hanno di una cella, osservo e rifletto sulla reale accezione che si trasferisce alla prigione quando qualcosa lede i nostri interessi.
Mi colpisce l'indifferenza, la disattenzione, con cui si prende atto che in carcere ci si ammazza a vent'anni, a quaranta, a sessanta, nel silenzio più colpevole, ma ciò non provoca alcun brivido, se non quello di prendere per il bavero l'intelligenza.
In questo bailamme di disegni sgangherati, di giustizia dell'ingiustizia, e di ingiustizia della giustizia, in questo abisso: alla prima curva non c'è più a fare da ponte l'uomo, ma lo spettro di una disumana accettazione.
Giuseppe Aragno - 14-05-2005
Non la farò lunga e non cercherò le vie di mezzo. Non servono. Il fervore di discussioni, i voli pindarici sulla scuola che vorremmo, la passione con cui la immaginiamo, le domande rivolte ai futuri vincitori delle elezioni politiche affinché si pronunzino sulla scuola che vogliono, tutto questo ed altro ancora che leggo qui sulla nostra rivista, che passa sulla rete, correndo da un sito all'altro lungo strani percorsi circolari e tornando dopo mesi, avvitandosi al punto da cui s'era mosso, tutto questo mi intristisce e mi conferma nell'idea che occorre cercare altre vie.

I ballerini di seconda fila nei quali si spera ce l'hanno spiegata l'idea che hanno della società da costruire.
Il più sincero è Rutelli. La scuola statale per lui non esiste. E' il contrario: è lo stato a pagare i privati e onestamente l'ha detto: chi ha intenzione di fare una battaglia "contro la scuola paritaria, non mi avrà al suo fianco. Penso che dobbiamo guardarci dal rischio di alienare dall'intero centrosinistra vasti mondi della scuola e della formazione che rendono un servizio prezioso e che sarebbe gravissimo spingere nelle braccia della destra" [Unità, 22 novembre 2004].

Siamo noi a non voler capire. E questo è un ballerino onesto. Questo parla. Raccomandatela a Dini e a Mastella la scuola vogliamo: anch'essi vinceranno.
Non mi appassiona più una discussione sulla scuola, perché non riesco ad immaginare che se ne possa costruire una buona in una società che va allo sfascio. Abbiamo l'università di Zecchino e continuiamo a sperare che ne possano venire fuori insegnanti preparati. Si va avanti per crediti e per debiti, lauree brevi e specialistiche, master ed altre patacche di questo genere e il problema dei problemi è diventata la signora Moratti.
E' la concezione del mondo, sono i valori di riferimento che fanno da fondamenta a una scuola che funzioni. Bene. I futuri vincitori faranno una fatica tremenda ad essere a sinistra della destra americana. Se si distingueranno con qualche nitidezza da Dick Cheney, occorrerà fare salti di gioia.
La scuola che vogliamo! E il mondo che vogliamo? A chi lo chiediamo un disegno di società nato da una sinistra moderna? A D'Alema?
Comitato - 14-05-2005
Il comitato algherese per la difesa della scuola pubblica propone un'azione concreta e, pensiamo efficace:

inviare (in date precise per tutta l'Italia ad es. dal 15 al 30 giugno) una cartolina contro la Riforma Moratti?a ciascuno dei seguenti ...
Gianni Mereghetti - 14-05-2005
In questo ultimo mese di scuola le ore sono ritmate da verifiche scritte e interrogazioni orali. E' tempo di valutazioni, un tempo drammatico, in cui fatica e tensioni fanno spesso capolino, ma significativo, perché si tirano le fila del lavoro ...
Cub scuola - 14-05-2005
Dopo tre anni di blocco del turn over il governo, in fase pre elettorale, offre l'assunzione in ruolo di meno di un terzo dei colleghi che ne hanno maturato il diritto (110.000 docenti e 70.000 Ata).
E' un classico caso di rovesciamento della realtà: si concentrano le assunzioni in un periodo strategico nella speranza di far dimenticare i diritti negati per anni e il fatto che la gestione dell'organico nella scuola si caratterizza per comportamenti indecenti.
Per di più, si continua a non riconoscere l'elementare diritto alla riconoscimento degli aumenti retributivi maturati negli anni passati e si utilizza l'ordinaria inefficienza della burocrazia ministeriale come strumento per deprimere le retribuzioni di insegnanti, collaboratori scolastici, impiegati tecnici ed amministrativi.
Aldo Ettore Quagliozzi - 14-05-2005
E' uno straordinario documento umano e politico lo scritto che vi propongo, poiché al suo interno convivono le riflessioni di un grande maestro del pensiero etico e civile, in un tempo caratterizzato dalla assenza di eticità nella vita pubblica del bel paese, accanto a confessate personalissime vicissitudini, al cospetto delle quali si misura anche la grandezza dell'Uomo nella accezione più ampia del termine.
Il tutto confortato dalla prosa limpida e dalla memoria tenace di un grande vecchio d'Italia, Paolo Sylos Labini, il cui scritto ha fatto da introduzione al libro di recente pubblicazione " Intoccabili " dei giornalisti Saverio Lodato e Marco Travaglio.
E' una rilettura che ripercorre anche una parte della storia passata non proprio commendevole del bel paese, una storia che si ha interesse a che non venga alla superficie della conoscenza, poiché è bene che rimanga nascosta e non conosciuta dai più, dolcemente addormentati nel sogno mediatico del bel paese governato dall'egoarca di Arcore.
Fuoriregistro - 13-05-2005
Sabato scorso Retscuole ed il Movimento dell'Autoriforma hanno organizzato a Milano un incontro dal titolo "Felicità sottobanco". E' possibile leggere qui tutti gli interventi, compreso il volantino di invito. Quello che sotto riportiamo è il ...
Giovanni Cocchi Mirco Pieralisi - 12-05-2005
E' ormai sotto gli occhi di tutte e tutti che i libri istituzionali della scuola elementare sono modellati (alcuni in maniera addirittura ossessiva, altri in maniera più "morbida", forse qualcuno per "dovere di firma") sulle indicazioni nazionali, ...
Fuoriregistro - 11-05-2005
Con uno, scarno, comunicato indimedya annuncia la morte di Nicolás David Neira Alvares, 15 anni, deceduto in seguito alle percosse ricevute dalla polizia il Primo maggio mentre partecipava, nello spezzone anarchico, ad una pacifica dimostrazione di ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 11-05-2005
Il piccolo Bush lo ha proclamato solennemente sulla maestosa Piazza Rossa, dimentico dei 27 milioni russi, allora sovietici, morti per la libertà del mondo "europeo" dalla schiavitù nazifascista.
Ha riconfermato la "sua" dottrina della esportazione della "sua" democrazia in tutti gli angoli del pianeta Terra, sulla punta dei suoi missili e delle sue terrificanti armi; una mistificazione come sempre, a riconferma della tragicità ed immodificabilità della umana storia, là dove i rapporti di forza sono determinati non tanto dalle idee e dagli ideali, ma più prosaicamente dalla potenza economica, vera o presunta, detenuta dal "despota" di turno.
E' forse una categoria mentale oramai desueta ripensare ancor oggi al filosofo di Treviri ed alle sue teorie economiche? Alle sue previsioni sul destino del capitalismo?
Questa rilettura è di una lettera di Francesco Arcucci, docente presso l'Università di Bergamo di "Economia e tecnica degli scambi internazionali" pubblicata sull'ultimo numero del settimanale "Affari & Finanza" col titolo "Per il paradosso del dollaro i poveri finanziano i ricchi".
Afferma ad un certo punto il professor Arcucci nella sua pregevolissima lettera al predetto settimanale:

" ( ... ) Ma le fasi di transizione di questa portata, in cui il vecchio ordine sta morendo e quello nuovo non è ancora nato, sono accompagnate sempre da grandi sconvolgimenti economici e finanziari e, talvolta, anche politici e militari. ( ... ) "

E' questa forse la grande "battaglia per la democrazia" e contro il terrorismo sul pianeta Terra che Bush il piccolo si è impegnato a condurre a dispetto delle aspettative di milioni e milioni di esseri umani schiavizzati dalla "dittatura del dollaro" e da un'economia che ha assunto per tanti aspetti il carattere di economia continentale e non più planetaria?

" Il dollaro a partire dagli anni '40 è diventato la moneta di riserva utilizzata dal mondo intero, cioè la moneta in cui si effettuano i pagamenti per le grandi transazioni internazionali, si regolano le posizioni debitorie e creditorie fra Paesi e sono denominati i crediti verso l'estero delle Banche centrali.
Questa funzione è stata esercitata dal dollaro più che dalle altre monete come sterlina, franco francese, marco o yen in grazia del fatto che gli Stati Uniti erano diventati la prima economia del mondo.
Ma nel secolo appena iniziato i rapporti di causalità si sono capovolti. Oggi gli Stati Uniti rappresentano la prima economia del mondo, nonostante il loro deficit e il loro debito verso l'estero, solo perché il dollaro rimane la moneta di riserva.
La prosperità degli Stati Uniti dipende dall'accumulo da parte degli altri Paesi di crediti in dollari che finanziano la Confederazione nordamericana.
Nel secolo appena trascorso il resto del mondo accumulava dollari per poter acquistare beni prodotti in America.
In questi ultimi anni è il contrario. Il resto del mondo, e specie le banche centrali asiatiche, accumulano dollari affinché gli americani acquistino beni prodotti altrove.
Ancora venti anni fa l'America con le sue esportazioni era il più grande creditore del mondo. Oggi l'America con le sue importazioni è diventato il più grande debitore del mondo e lo status del dollaro come moneta di riserva svolge una funzione paradossale: quella di consentire ai ricchi americani di venire finanziati dai poveri cinesi e indiani.
Se questa capacità del dollaro scomparisse dall'oggi al domani i consumi in America sarebbero limitati alla produzione interna e i finanziamenti sarebbero limitati al risparmio nazionale: ne seguirebbe una terribile recessione del tipo di quella che ha colpito la Russia nell'agosto del 1998.
Ma siccome il dollaro rimane moneta di riserva, il finanziamento dei ricchi da parte dei poveri continuerà, sfidando le leggi dell'economia che postulano il contrario.
E' chiaro che in queste condizioni una crisi del dollaro può essere solo ritardata, con il risultato di renderla più grave, ma non può essere evitata perché le ragioni per le quali il dollaro è diventato moneta di riserva (e cioè che l'America inondava il mondo con prodotti a basso costo ed elevata qualità) non sussistono più.
Oggi la fabbrica dei manufatti del mondo è situata in Giappone, in Cina, a Taiwan, in Corea del Sud e anche in India.
Sono le monete di questi Paesi che dovrebbero godere dello status di moneta di riserva: solo chi le detiene ha la certezza di poter acquistare l'enorme gamma di beni prodotti in Asia.
E' evidente che l'economia di un mondo nel quale non si accumulano le monete dei Paesi più capaci di produrre e vendere i loro beni, ma del Paese che, acquistando in larga scala tali beni, incorre in deficit e debiti sempre più grandi è destinato a schiacciarsi contro un muro.


Roberta, Donata, Loriana - 10-05-2005
LA TANTO DECANTATA "FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI" SECONDO IL MINISTRO MORATTI

Siamo reduci dall'esame finale, tenutosi nelle Marche, di un corso di perfezionamento a distanza organizzato da un consorzio interuniversitario e ancora dobbiamo riprenderci dallo shock di una farsa che ha del grottesco.

Dopo un inverno trascorso a mettere crocette su test che rasentavano l'impossibile, dopo il calvario delle spedizioni postali "botta e risposta", dopo gli innumerevoli tentativi per installare CD multimediali di ultima generazione dalla -a dir poco dubbia - funzionalità (poiché per noi docenti "storici" risulta pressoché impossibile riuscire a far propri i saperi attraverso il video di un computer senza la possibilità di sottolineare, prendere appunti, etc. su un supporto cartaceo), il fatidico giorno dell'esame ci siamo ritrovati ammassati nell'auditorium di un hotel extra lusso di una rinomata località turistica marchigiana. Non stiamo a raccontare lo scempio operato sulle nostre persone, né l'assoluta mancanza di una forma consona ad una procedura d'esame; stiamo invece riflettendo sui nostri errori e sulla assoluta mancanza da parte nostra di un briciolo di decoro. Volevamo renderci conto fino alla fine di cosa succedeva in questi corsi ed ora possiamo dichiarare, con assoluta cognizione di causa, che è finita l'epoca dello studio.

Noi di una certa età, precari da tempo immemorabile, abbiamo vissuto lo sconforto e la costernazione, ma anche la rabbia e la tristezza, di fronte alla normalità di molte persone lì presenti.
Settecento euro per tre punti, questa è la filosofia che muove il meccanismo del mercato dei titoli!

Pagare per ottenere, comprare il più possibile, non importa cosa purché si accumulino punti, proprio come al supermercato. Noi li abbiamo ascoltati i presenti, tutti giovani, tutti rampanti, pronti a mettere la mano al portafoglio pur di salire in cattedra. Il prossimo corso sarà forse ancora più frequentato, stando alle cose sentite là dentro. Noi, ormai "anziani", abbiamo avvertito un moto di nostalgia per i tempi dello studio, per l'ansia del concorso, per le nottate passate sui libri. Perché non siamo stati istruiti all'arte della compravendita ma a quella dell'applicazione e della fatica.

La gente, dopo aver consegnato la propria busta con un sorriso, si diceva: «Ci si rivede al prossimo». Noi increduli abbiamo riflettuto sul fatto che il prossimo corso di perfezionamento costerà il doppio e che il mondo è di chi i soldi ce li ha. Da nostalgici ci siamo detti che se tutta quella gente si fosse mossa per partecipare agli scioperi, alle manifestazioni, alle proteste, forse ora non ci troveremmo in mezzo a questo schifo. Qualcuno ci ha pure risposto: «Se questo è l'attuale sistema, bisognerà uniformarsi; che altro si può fare?».

Gianni Mereghetti - 10-05-2005
Secondo una ricerca fatta negli Stati Uniti e amplificata dal Corriere della Sera i giovani non leggono più perché "Tv, Internet e cellulari «spengono» la voglia di leggere", il che è certamente vero, ma in modo parziale. Tv, Internet e cellulari non ...
Maurizio Tiriticco - 10-05-2005
Il Miur non riesce a liberarsi dei fantasmi del passato! Che il liceo classico debba essere da sempre e ad aeternum il cuore, il clou, l'hard core - diciamolo come si vuole - dell'intero nostro sistema di istruzione, è una sorta di "fissa", un atto di fede per la nostra amministrazione.
Ricordiamo il primo documento di un paio di anni fa, ovviamente anonimo e ufficioso, ma di fonte autorevole - sono anni che abbiamo sempre a che fare con carte autorevolmente... incerte! - il cui incipit così recitava: "La scuola liceale ha dietro di sé una lunga tradizione. Tra i suoi caratteri distintivi si può annoverare la capacità di adattarsi ai diversi contesti storici e alle diverse esigenze culturali e professionali. Nondimeno questa scuola ha saputo conservare saldi legami con le sue origini ideali, quel Liceo di Atene dove insegnò Aristotele". Insomma il liceo è come un'araba fenice sempre destinata a sopravvivere ad ogni sovvertimento! E il testo proseguiva via via di questo passo!
Non fui il solo ad insorgere contro questo vantato primato, giustificato inoltre da quelle pretestuose differenze tra teoria e téchne - il greco antico per i nostri anonimi è sempre d'obbligo - riproposte per un mondo in cui con tanta fatica ci si muove per restituire la dovuta pari dignità alle mani e alla mente!
E sembrò che questo appello fosse poi in una certa misura ascoltato. Così nella prima redazione dello schema di dlgs sul 2° ciclo abbiamo letto: "Il Liceo classico approfondisce la cultura liceale dal punto di vista della civiltà classica, fornendo allo studente gli strumenti per conoscerla ed interpretarla. Assicura la padronanza delle tecniche e dei linguaggi relativi, nonché il rigore metodologico, la sensibilità ai valori estetici, l'ampiezza della visione culturale, che consentono di cogliere le radici dell'umanesimo nel mondo moderno e nella realtà contemporanea".
L'amministrazione (finalmente un documento firmato!) sembrava rinunciare alla prosopopea, anche se molti notarono un certo sbilanciamento verso la categoria delle radici più che su quella della lettura della contemporaneità.
Tra le tante proposte di modifica di questo testo, mi è sembrata interessante quella avanzata dall'ANDIS, in occasione delle audizioni presso le commissioni parlamentari, che così recita: "Proponiamo di riscrivere il testo relativo al liceo classico, troppo generico, enfatico, passatista. Non bisogna 'appiattire' questo liceo sui soli studi classici, come se questi fossero la sola chiave di lettura della realtà contemporanea. Proponiamo pertanto il testo seguente: Il liceo classico approfondisce la cultura liceale dal punto di vista dello sviluppo delle civiltà dal mondo antico a quello attuale, fornendo allo studente gli strumenti per conoscerne ed interpretarne i diversi momenti storici. Assicura la padronanza dei linguaggi e delle relative tecniche nonché il rigore della ricerca nei diversi campi della produzione culturale ed artistica, in modo da consentire una comprensione critica e responsabile delle complesse problematiche della realtà contemporanea".
Si trattava, a mio avviso, di una mediazione interessante. Ma dalla riscrittura operata dall'amministrazione, che cosa emerge? Si è dato, come si suol dire, un colpo al cerchio ed uno alla botte. Leggiamo il nuovo testo nella redazione dei 3 maggio u. s. (art. 5, comma 1): "Il percorso del liceo classico approfondisce la cultura liceale dal punto di vista della civiltà classica e delle conoscenze linguistiche, storiche e filosofiche fornendo un rigore metodologico e una dotazione di contenuti e di sensibilità all'interno di un quadro culturale di alto livello e di attenzione ai lavori anche estetici che offra gli strumenti necessari per l'accesso qualificato ad ogni facoltà universitaria. Trasmette inoltre una solida formazione problematica e critica idonea a leggere la realtà nella sua dimensione sincronica e diacronica" (le sottolineature sono mie).
Nell'ultimo periodo del nuovo testo sembra che la ricerca delle radici abbia ceduto il posto ad una più doverosa lettura della realtà: quindi emerge una curvatura sulla complessità del mondo contemporaneo, ma... ed ecco il colpo alla botte! Appare un inserto che non figurava nelle edizioni precedenti! Vi si afferma che il percorso classico dovrebbe offrire "gli strumenti necessari per l'accesso ad ogni facoltà universitaria".
L'affermazione non viene replicata per gli altri licei ed è di una gravità estrema. Viene riconosciuto al solo percorso classico il privilegio dell'accesso ad ogni facoltà universitaria, mentre per tutti gli altri percorsi liceali l'accesso risulta debitamente filtrato e canalizzato. Nel comma 4 dell'articolo 2 del decreto si legge chiaramente che "nell'ambito dei percorsi liceali, d'intesa rispettivamente con le università, con le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica e con il sistema dell'istruzione e formazione tecnica superiore, sono stabilite, con riferimento all'ultimo anno del percorso di studi, specifiche modalità per l'approfondimento delle conoscenze e delle abilità richieste per l'accesso ai corsi di studio universitari e dell'alta formazione rispetto ai quali i percorsi dei licei sono propedeutici, ed ai percorsi dell'istruzione e formazione tecnica superiore" (le sottolineature sono mie).
Tale lettura non sembra dare adito a più interpretazioni, anche se il Miur con un comunicato del 21 aprile u. s. si è affrettato a dire che "in riferimento a notizie d'agenzia su presunte limitazioni all'accesso all'università nella bozza di decreto di riforma del II ciclo... è assolutamente escluso che ci siano limitazioni all'accesso all'università in relazione ai diversi licei. Verrà mantenuto il valore legale dell'attuale diploma di scuola media superiore che consente l'accesso a tutte le facoltà universitari".
Ammettiamo pure che del comma si debba fare una lettura aperta, come sembra suggerire il comunicato, e non restrittiva, e che il quinto anno di ciascun percorso liceale non sia canalizzante: allora viene da chiederci: perché quel testo non è stato scritto in modo più chiaro? Che necessità c'era di introdurre l'espressione "rispetto ai quali i percorsi dei licei sono propedeutici"? Resta, comunque, aperto - se la precisazione del Miur è l'interpretazione corretta - il problema di come saranno organizzati i quinti anni degli 8 licei e relativi indirizzi "d'intesa rispettivamente - attenzione: rispettivamente! - con le università, con le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica e con il sistema dell'istruzione e formazione tecnica superiore". Vedremo tutti questi soggetti insieme appassionatamente gravitare sul quinto anno di ciascuno degli 8 licei e relativi indirizzi?
Miha - 09-05-2005
Come RSU e convinto sostenitore del ruolo sociale del sindacato mi sono spesso dovuto sobbarcare discussioni con i colleghi difendendo comunque l'importanza della tutela dei diritti dei lavoratori.
Ultimamente faccio sempre più fatica a difendere ...
Venceslao Boselli - 07-05-2005
Riforma secondaria secondo grado

Insegno da più di quindici anni in licei artistici ed istituti d'arte materie che afferiscono alla classe di concorso A018 (discipline geometriche, architettoniche, arredamento, scenotecnica...)
Immagino quali ...
Coordinamento RSU - 07-05-2005
Riceviamo e pubblichiamo

Cominciamo ad organizzare la campagna contro il trasferimento del Tfr ai fondi pensione

Se non ci saranno novità dell'ultimo momento tutto sembra ormai orientato perchè dal prossimo settembre, scatteranno i 6 mesi ...
Laura Tussi - 07-05-2005
Secondo la definizione di Laing, la sicurezza primaria e ontologica stabilisce un forte senso identitario costituito dalla fiducia in sè stessi e negli altri. Se questa fiducia risulta assente, l'aggressività può trasformarsi nell'unica modalità per esprimere se stessi e per rassicurarsi sul proprio modo di esistere e di essere. Infatti i momenti apicali dell'età evolutiva in cui si manifestano crisi d'identità, come l'adolescenza, presentano comportamenti aggressivi. I soggetti insicuri palesano difficoltà ad accettare i propri aspetti e sentimenti negativi, proiettandoli all'esterno su un nemico, come un compagno di classe, un gruppo sociale o una nazione. La sicurezza e l'identità personale si costruiscono sempre nel rapporto sociale, all'interno del gruppo famigliare nella relazione con l'adulto, in seguito con i coetanei e i gruppi di pari. Una solida sicurezza e un solido senso della propria identità si fonda sulle prime esperienze affettive nelle fasi primarie dello sviluppo. In questo ambito la scuola dovrebbe svolgere un ruolo importante in senso positivo, aiutando il bambino ad avere una buona sicurezza, il che comporta la sua personale valorizzazione e l'apprezzamento delle qualità positive personali, aiutandolo a conoscersi. La valorizzazione aiuta il bambino ad avere fiducia in se stesso consentendogli di superare senza timore e aggressività difensiva, gli ostacoli, gli insuccessi, le frustrazioni. Svalutare un bambino punendolo, non serve ad evitare il ripetersi dell'azione indesiderata e significa provocare indirettamente comportamenti aggressivi di tipo difensivo...
La sicurezza si rinforza e si costruisce in un contesto sistemico che offra l'opportunità di esprimere se stessi e le proprie capacità. Gli atteggiamenti aggressivi si ingenerano in un ambito scolastico che svaluta, inibisce e critica le potenzialità del ragazzo. L'educazione autoritaria è fautrice di atteggiamenti di risposta di tipo aggressivo, ponendosi come un'educazione frustrante e punitiva che limita l'allievo nel raggiungimento degli obiettivi e nella realizzazione di sé.

Gianni Mereghetti - 07-05-2005
Spiace che a farlo sia un'alta autorità dello Stato, ma il ministro della Difesa Antonio Martino si è fatto portavoce dell'idea che il fronte relativista ha cavalcato dal referendum sul divorzio a quello prossimo sulla fecondazione. "Io non ...
Giuseppe Aragno - 06-05-2005
Sul Manifesto di ieri, 5 maggio 2005, Paolo Serventi Longhi in un articolo dal titolo tagliente - Censure d'Italia - scrive giustamente indignato che il sequestro del sito di Indymedia per vilipendio della religione "è un fatto gravissimo, abnorme per una democrazia avanzata". Pur riconoscendo a Longhi e al Manifesto un impegno incondizionato in difesa della libertà d'informazione, non posso fare a meno, leggendo, di guardarmi attorno e sorridere con amarezza. Dove sia, qui da noi, la democrazia avanzata è sinceramente difficile dire.
Una terra in cui un Presidente del Consiglio dei Ministri può fare il bello ed il cattivo tempo in tema di informazione non è, non può essere considerata sede di un democrazia avanzata. Non lo è, basterebbe questo per dimostrarlo e non ci sarebbe nemmeno bisogno di proseguire; non lo sarebbe nemmeno se il Magistrato facesse marcia indietro e si scusasse: ho sbagliato, perdonate. Non potrebbe esserlo: eravamo al settantottesimo posto nella graduatoria della libertà di stampa anche prima del sequestro di Indymedia. Eravamo, e siamo, così in basso in tema di democrazia e non solo di libertà di stampa - per mille motivi. Per il caso Santoro e per quello Biagi, per Sabrina Guzzanti oscurata, per i soldati in armi inviati in Irak a fianco dei marines aggressori e contro la Carta costituzionale, perché c'è la legge Gasparri e non abbiamo più una televisione pubblica, perché, grazie alla maggioranza che fu opposizione e all'opposizione che è ora maggioranza, abbiamo la scuola paritaria e non c'è più la scuola dello Stato, perché siamo il Paese della legge Bossi-Fini sugli immigrati, perché Giuseppe Pisanu, ministro degli interni, può far cadere una pietra tombale sulla sorte degli extracomunitari internati nei nostri lager, impedendo ai giornalisti di entrarvi, perché il nostro governo paga Gheddafi affinché rimpatri per nostro conto gli immigrati che si dirigono verso i nostri lidi: anche chi fugge da Paesi in guerra. Il dittatore libico, nuovo grande amico dell'Italia democratica, non ha firmato la convenzione di Ginevra. La violiamo moralmente noi, mandanti del crimine, che invece l'abbiamo firmata.
Legambiente - 05-05-2005
Iniziativa promosa da CIDI, FNISM, Legambiente Scuola e Formazione, MCE. Compilazione on line del questionario


Alla c.a. dei Dirigenti Scolastici
Alla cortese attenzione dei Docenti


Le associazioni professionali CIDI, FNISM, Legambiente Scuola e Formazione, MCE, promuovono un'indagine nazionale per rilevare il livello di realizzazione della Legge 53/03 e della riforma Moratti nella scuola di base su alcuni specifici punti.

La preghiamo di compilare cortesemente il questionario entro il 7 maggio 2005.

Per la compilazione on line del questionario: http://www.pqr.it/leam/
Aldo Ettore Quagliozzi - 05-05-2005
Intervista ad Andrea Camilleri

" ( ... ) ... il milanese alla mano, il self-made man, l'imprenditore di successo stratosferico, il collega di partita Iva, il presidente operaio, il muratore, anzi il magutt, con la cazzuola e la bustina di carta ...
Sara Ferrari - 04-05-2005
Vorremmo sottoporre alla Vostra attenzione un caso di discriminazione nell'attribuzione dei punteggi in occasione dell'apertura delle graduatorie scolastiche.

Faccio parte di un nutrito gruppo di docenti precari della scuola che, dopo aver ...
Redazione - 04-05-2005
Segnaliamo:

Indymedia sequestrata? Mah!

Al momento Indymedia Italia è raggiungibile nonostante l'attacco informatico (DDOS) che sta subendo dal primo maggio 2005 e nonostante le agenzie di stampa ne abbiano annunciato il sequestro.
Ciò non ...
Corrado Mauceri - 03-05-2005
La recente pretesa del Ministro Moratti di sottoporre alle prove INVALSI gli alunni delle scuole italiane, disponendone in modo del tutto arbitrario l'obbligatorietà per alcune classi e la facoltatività per altre, ha riproposto non solo il problema ...
FUIP - 02-05-2005
La F.U.I.P., Federazione Unitaria Insegnanti Precari , alla quale aderiscono: l'ADACO (associazione docenti abilitati con concorso ordinario), CIP (comitati insegnanti precari) Nazionale ed i Coordinamenti Precari di Enna, Caltanissetta, Palermo, ...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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