Anno scolastico 2012-2013 - mese di giugno
Carla Giulia - 30-06-2013
Gli studenti di una 4° liceo (2012/13) mi hanno chiesto: prof. il prossimo anno come sarà l'esame? Faremo i test Invalsi?
Risposta: ragazzi, voi frequentate un liceo del vecchio ordinamento; frequentate un corso di studi che terminerà con voi; l'esame dovrà essere coerente con il lavoro che avete svolto.
Probabilmente gli studenti che attualmente frequentano la classe terza della riforma Gelmini, sosterranno un esame coerente con la riforma e quasi sicuramente affronteranno un test Invalsi.
E invece NO, leggo oggi che già dal prossimo anno l'esame di Stato prevederà i test Invalsi (così titolano i quotidiani, spero che siano imprecisi).
Non ci si crede. Ci voleva un ministro di sinistra per pensare questa sciocchezza; è come se ragazzi allenati per saltare in alto fossero costretti a sostenere gare di nuoto.
Maria Grazia Fiore - 26-06-2013
Il 23 maggio la nostra Associazione, Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS, ha scritto una lettera al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza in merito alla Direttiva MIUR del 27 dicembre 2012, seguita dalla circolare esplicativa n. 8 del 6 marzo 2013, inerente gli alunni con bisogni educativi speciali, chiedendone urgentemente la sospensione.
L'Associazione Genitori Tosti, formata da genitori con figli con disabilità, si batte anche per l'integrazione scolastica di tutte le persone con disabilità; è naturale che l'attenzione per questo processo assai delicato si rivolga in modo analogo a tutti gli allievi che presentano una difficoltà di apprendimento.
Severo Laleo - 26-06-2013
L'ex ministro Antonio Martino, uno dei fondatori di Forza Italia, ha così straparlato (e noi sottolineiamo) dopo la sentenza di condanna di S. Berlusconi:

"Così non si può più andare avanti. Non penso che serva la piazza, bisogna trovare un accordo politico tra le forze della maggioranza per togliere la licenza di uccidere a quei mascalzoni che sono diventati magistrati grazie a un concorso pubblico e che sono stipendiati, usando i nostri soldi, per fare solo i propri interessi. Ora è il momento di riformare la magistratura, è folle pensare ancora che i giudici possano essere autonomi".

Una dichiarazione incredibile.
Vincenzo Pascuzzi - 24-06-2013
L'ottimo preside friulano Stefano Stefanel, in una sua recente nota a favore dei test Invalsi (1) così conclude:

«Il Sistema Nazionale di Valutazione e l'Invalsi sono imperfetti ma devono essere mantenuti, perché sono infinitamente meglio del niente che vogliono quelli che urlano e pretendono il loro azzeramento».

Ovviamente, ognuno è libero di pensarla come meglio crede, o può, sull'Invalsi e su altri argomenti. Ma se ci si vuole confrontare con altri e magari tentare, ricercare una posizione comune o una sintesi, le opinioni espresse vanno motivate e supportate con argomenti seri. La frase riportata, che non è affatto apodittica, né sostenuta da argomentazioni, equivale a dire «l'Invalsi è buono e mi piace .... perché sì!» oppure al noto «ipse dixit». Forse l'esercizio di un ruolo gerarchico induce alcuni, quasi inconsapevolmente, ad assumere simili posizioni anche al di fuori dell'ambito loro proprio (senza peraltro giustificarli in esso).
Gianfranco Pignatelli - 22-06-2013
Ci risiamo: chiusa la scuola, finalmente si parla di scuola. O meglio, si straparla di scuola e di scuole. È un po' come nel calcio. Fermato il calcio giocato, tutto sudore e passione, subentra quello dei palloni gonfiati da chiacchiere e sogni del calciomercato. Così chiusa la scuola tutta passione e applicazione la partita istruzione passa dalle aule scolastiche a quelle parlamentari. Qui, in campo, i "palloni gonfiati" non mancano e neppure le chiacchiere e i sogni. C'è chi straparla della scuola da rilanciare e rinnovare e chi delle scuole da consolidare e rimodernare, chi si fa paladino dei contenuti e chi dei contenitori. Procedendo nel solco dell'avrei voluto ma non posso e del tanto rumore per niente.

Dezia Tallarico - 22-06-2013
Quando si parla di alfabetizzazione nella scuola, si parla di una problematica complessa.
La scarsa formazione della maggior parte del personale docente influisce negativamente sul rendimento di un numero sempre maggiore di allievi non italofoni e sui loro risultati scolastici.
In molti casi queste situazioni portano ad un abbandono dei banchi scolastici subito dopo il termine della scuola dell'obbligo.
Negli istituti si cerca di organizzare dei brevi corsi di alfabetizzazione in ore extrascolastiche ma spesso i risultati non sono all'altezza delle aspettative e delle necessità.
Molti allievi restano dunque silenziosi e in attesa del suono della campana in fondo alle aule.
Gli stessi vengono spesso marchiati come svogliati.
Eppure le scuole investono fondi per l'alfabetizzazione di questi allievi.
Dove sta l'inghippo,allora?
Francesco Masala - 21-06-2013
Negli anni ho constatato che la durata dell'attenzione in classe è sempre più quella del tempo di un sms o di un tweet o solo del "mi piace" o "non mi piace".
Nei film western in certi paesetti o in certi saloon non si poteva entrare con la pistola, si lasciava allo sceriffo e si ritirava alla partenza.
Perché non dotare tutte le scuole di armadietti personali dove lasciare, studenti, docenti e non docenti, le armi (di distrazione di massa: telefonini e qualsiasi altro apparecchio elettronico) all'ingresso e ritirarle all'uscita?
All'inizio sembrerà strano, visto che tenere un telefonino (ormai computer a tutti gli effetti) in borsa, spento, sembra più doloroso di un'amputazione senza anestesia.
Vincenzo Pascuzzi - 20-06-2013
1) Tiziana Pedrizzi riassume alcuni mali della scuola, tutti già ben noti, e prospetta che possano essere risolti tramite Invalsi. Però, l'attuale Invalsi è esso stesso un ulteriore problema, almeno secondo una "rumorosissima minoranza". E non è dimostrato che esista davvero una maggioranza silente (v. Bologna) che sia pro-Invalsi con convinzione e non solo per costrizione, forzatura o rassegnazione.

2) Non tutti sanno che 4 maestri elementari hanno rifiutato gli Invalsi e ora rischiano un provvedimento disciplinare da parte di d.s. troppo zelanti o bigotti.

3) Invalsi opera da 10 anni ma non si sono viste azioni ministeriali conseguenti le sue rilevazioni. Né Invalsi si è lamentato, ma - pro domo sua - mira ad espugnare l'esame di maturità.
Enrico Maranzana - 19-06-2013
Il ministro M.C. Carrozza ha presentato il suo programma di governo e ha elencato gli aspetti che qualificheranno la sua azione. Il suo successo in campo formativo- educativo-dell'istruzione dipenderà dalla ricerca, dall'identificazione e dalla rimozione delle cause che hanno sterilizzato le innovazioni elaborate e introdotte negli ultimi decenni, tra cui
• l'esame di maturità del 1969 [CFR - Nuova secondaria 6/1999 "Tra elusioni e omissioni"];
• i decreti delegati del 1974 [CFR in rete "Coraggio! Organizziamo le scuole"];
• i programmi della scuola media del 1979 [CFR in rete "Riformare la scuola media: perché"].

E' metodologicamente sbagliato ricondurre l'origine dei fallimenti delle citate riforme a incongruenze ideative: un errore commesso da tutti, indistintamente.

Il male che infetta nel profondo il servizio scolastico ha snaturato anche le procedure per la certificazione della qualità [CFR in rete "Voti, valutazione, insufficienze: parole che offuscano il problema educativo"].
Vincenzo Pascuzzi - 18-06-2013
Al Direttore dr. Alessandro Barbano,

mi riferisco all'intervista a Roger Abravanel a cura del vostro Antonio Manzo (Il Mattino - 8 giugno 2013).

Sono 4 o 5 anni che R. Abravanel ripete insistentemente lo stesso ritornello su merito, meritocrazia e test Invalsi taumaturgici, ignorando le numerose e fondate critiche che vengono rivolte alla valutazione a mezzo test a crocette.

Test che vengono spacciati per "oggettivi" senza esserlo, che vorrebbero "misurare" senza unità di misura, senza strumento e senza indicazione dei livelli di sufficienza. Test che prendono a riferimento le mitiche "competenze" prive di una definizione condivisa. Test che vengono malissimo sopportati anche da chi si sente o si crede costretto a somministrarli. Per verificare e approfondire segnalo l'indice "Test Invalsi dalla A alla ZETA" (*).
Claudia Fanti - 16-06-2013
Quello che scriverò è molto triste ma semplicemente vero e la verità non deve avvilire. Anzi, dovrebbe far rialzare la testa e pretendere risposte dal ministero.

Allora, dove eravamo rimasti?
Non ricordo ormai neanche più dove è finita la "mia" scuola elementare. Non c'è più. Ce l'hanno sottratta, volutamente bruciata.
Cova sotto le ceneri però. Eccome. Noi ci incontriamo, noi parliamo di "loro", dei ministri degli anni '90 e 2000! di quelli che non ci hanno impiegato nemmeno un minuto a portarcela via.

Svuotata per mezzo di tagli e taglietti, tipo certe torture che non si possono raccontare tanto fanno male, piccole torture centellinate, ma inesorabili.
Laura Alberico - 15-06-2013
Da quando ho conosciuto questo sito ho avuto la netta sensazione di non essere sola, che lo scrivere sulla scuola e della scuola non sia legiferare e ottenere consensi obbligati , che il senso comune della condivisione rimanga ancora una risorsa da cui attingere la volontà e il desiderio di cambiamento, in un mare di incertezze e di impotenza istituzionale. Le tre scimmiette a lato della testata sono la parodia di una realtà che "non vede", "non sente" e "non parla", realtà che si lascia confinare nello spazio dell'indifferenza, quella "malattia" che colpisce chi vuole, nonostante tutto, accettare senza ribellarsi e far finta che tutto vada bene.
Giuseppe Aragno - 15-06-2013
Il senso del ridicolo è un dono che manca a Letta e ai suoi ministri. Quando si trattò di vender tappeti e sbrigare la «pratica fiducia» in un simulacro di Parlamento, il Presidente del Consiglio, benché complice del mancato omicidio volontario di Profumo, non esitò a dichiarare: «La società della conoscenza e dell'integrazione si costruisce sui banchi di scuola e nelle università. Dobbiamo ridare entusiasmo e mezzi idonei agli educatori». In altri tempi, quando alle Camere c'era gente che se non altro leggeva, scriveva e faceva di conto, Letta e le sue piroette da avanspettacolo sarebbero stati sepolti sotto una risata e lì sarebbero caduti. Tutto invece filò come l'olio ed è segno dei tempi.
La scelta delle parole, si sa, non è mai neutra e dopo le coltellate di Gelmini e le virulente campagne di Brunetta, che oggi sostengono il governo delle «larghe intese», recitando da cani, Letta si guardò bene dal dare ai quei «mezzi idonei» la concretezza d'uno «stipendio europeo». In quanto alla genericità del riferimento, il neo presidente citò gli «educatori» evitando volutamente i professori. Non si trattò solo di un escamotage per risparmiarsi una parola caduta in disgrazia e ormai sinonimo di «mangiapane a tradimento»; la ragione vera era un'altra: piaccia o no, se dici professori chiami in causa una "professionalità" che andrebbe retribuita ben diversamente da quello che accade.
Francesco Mele - 14-06-2013
Questo il video girato come attività curriculare integrativa da due seconde della mia scuola, la 2O e la 2H ...
Come vedrete parla del terremoto dello scorso anno ...
Nel vederlo mi sono molto emozionato, anche perchè sapevo che è tutto fatto da loro, dal progetto, alla sceneggiatura, alle riprese, al montaggio, alla scelta delle musiche, al testo della canzone rap ...
Mi emoziono ancora mentre scrivo ...
BRAVE RAGAZZE!!! BRAVI RAGAZZI!!!
Emanuela Cerutti - 08-06-2013
Il tempo della scuola batte l'ora della pausa e i portoni si chiudono in vista di un'estate che non siamo neppure certi arrivi. Di molte altre cose non siamo certi. Le certezze si annacquano, gli orientamenti si perdono e alle migliori previsioni si contrappone sempre un difetto di pressione, o di volontà, o di cuore. Poi però entriamo in classe, per l'ultima volta dopo un anno che sempre è riuscito a essere complicato, e guardiamo, guardo i miei studenti, che con i loro mille accenti mi chiedono: allora basta?.
Di nuovo non sono certa di aver capito bene. La reazione è banale:
- E non siete stufi? Finalmente in vacanza... E lì succede il miracolo.
Giuseppe Aragno - 08-06-2013
Alla scuola di un Paese per molti versi «vaticano», le tragiche giornate di Istanbul pongono più di un quesito e ricordano quanto conti, quanto costi e soprattutto quanto possa diventare decisivo una estrema difesa della formazione statale laica, così come la disegna la Costituzione.
Ci sono momenti in cui la storia volta pagina. Da noi capitò poco più di tre anni fa; era il 14 di dicembre del 2010, vivevamo una crisi istituzionale di natura irreversibile, come s'è visto poi, col Parlamento impegnato in un'oscena compravendita di voti, università e scuole ridotte allo sbando, diritto allo studio cancellato e fiumi di quattrini pubblici dirottati dal pubblico al privato. In piazza, però, quel giorno si videro solo gli studenti e i soliti pappagalli indottrinati parlarono subito di violenza. Per un giorno Roma bruciò - l'incendio era tutto in Parlamento - ma si inferocì sulla piazza e c'è ancora chi paga.
Enrico Maranzana - 07-06-2013
La valorizzazione della professionalità docente

"Saranno attuate nuove modalità di carriera e valutazione, un cursus professionale basato sul merito e non sugli scatti automatici degli stipendi. Alla base il sistema di valutazione elaborato dal precedente Governo" [M.C. Carozza] che ha allineato l'Italia "agli altri Paesi Europei sul versante della valutazione dei sistemi formativi pubblici per rispondere agli impegni assunti nel 2011 con l'Unione europea" [Miur]
Evidente l'incongruenza tra intenzionalità e strategia, dissonanza generata sia dall'estrinseca motivazione costitutiva dell'organismo sia dalle sue finalità...
Maurizio Tiriticco - 03-06-2013
Dopo anni e anni... finalmente!... Era ora! Il nostro Governo ha assunto le sue decisioni in merito al Quadro Europeo delle Qualifiche, o meglio alla necessità di dichiarare a quale degli otto livelli indicati dall'Unione europea fin dal 5 settembre del 2006 (è la data della proposta di Raccomandazione, poi approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 23 aprile 2008) corrisponda ciascuno dei nostri titoli di studio.
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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