Anno scolastico 2004-2005 - mese di ottobre
ilaria ricciotti - 30-10-2004
Un mare pulito
dove continuare
ad immergersi
ancora.

Un'alta montagna
da cui guardare la Terra
lontana
e avvolta da nubi.

Incontrarsi.

Rapporti
deteriorati,
che ritornano
a vivere.
Lorenzo Picunio - 30-10-2004
Gli insegnanti sono consumatori, ed anche forti induttori di consumi.
Determinano le scelte proprie e delle loro famiglie, in materia di libri, cancelleria, software, abbonamenti; talvolta incidono sulle scelte dei ragazzi e delle famiglie per ...
Aldo E. Quagliozzi - 29-10-2004
Riandando con la memoria alla storia politica del bel paese, all’indomani della tragica conclusione della guerra e della dittatura fascista, i più attempati abitatori del bel paese ricorderanno un manifesto elettorale di un certo schieramento politico che intimava ai cittadini-sudditi un profondo esame delle coscienze loro al momento del voto, pena tutte le disgrazie dell’inferno.
Grosso modo quel tale manifesto tirava in ballo due grandi figure del tempo, ovvero Dio in persona ed il dittatore della allora U.R.S.S. Giuseppe Stalin; per la qualcosa gli ideatori del manifesto di una certa parte politica attribuivano alla onnipotente figura dell’Iddio la possibilità di poter sorvegliare pienamente tutti gli elettori nel momento magico e tragico della apposizione delle fatidiche croci sui simboli partitici, opportunità invece negata alla seconda delle due figure essendo limitate le sue potenzialità data la finitezza sua dell’essere solamente un umano.
In un altro tempo ed in un altro contesto, sopravvivendo solamente una delle figure predette, eccola tirata nuovamente in ballo in un nuovo epocale scontro elettorale.
“ Dio non vota “ è la graffiante prosa di Beppe Grillo.

Alba Sasso - 29-10-2004
La giornata nazionale di mobilitazione del personale della scuola prevista per oggi 29 ottobre rappresenta, insieme agli scioperi regionali che si stanno susseguendo in tutta Italia, una ulteriore tappa di quell’itinerario che culminerà con lo ...
Mario Menziani - 29-10-2004
C’è una cosa innanzitutto, una cosa precisa e chiara ed è che tutto pare, o meglio, sembra che sia, ma in realtà chi lo sa come è? Ecco, ad esempio: sembra che non ci sia la scheda di valutazione. Pare che nessuno la stampi. Sembra che a qualcuno … ...
Raffaele Grande - 29-10-2004
Favola da racontare ai telespettatori la sera, prima di dormire


C’era una volta, nel cuore della vecchia Europa, un paese felice in cui tutti avrebbero voluto vivere. In questo paese non si commetteva nessun reato, in quanto i reati erano stati aboliti dal Governo che aveva avuto il 45 % dei voti, quindi era stato legittimato dal Popolo Sovrano a fare tutto (ma proprio tutto!) e aveva varato la Grande Riforma. In questo paese non c’erano disoccupati, infatti tutti i cittadini erano stati assunti dal capo del Governo (sempre quello del 45 %, d’ora in poi Premier). Tra gli assunti c’erano ovviamente tutti i giornalisti, gli avvocati, i medici, gli insegnanti, e così via, e ogni categoria era stata destinata a uno specifico ruolo nella Grande Riorganizzazione:

· Gli avvocati formavano il Parlamento, depositario sovrano della volontà popolare.
· I giornalisti erano stati destinati alla Pubblicità (davano i Consigli per gli Acquisti). In effetti il Grande Consigliere per gli Acquisti aveva svolto un ruolo chiave nella costruzione del Paese Felice apparendo per 18 ore al giorno in TV (le altre sei erano coperte dalla moglie che aveva dato un contributo determinante alla crescita culturale delle nuove generazioni).
· I medici svolgevano in parte la loro attività nelle cliniche del Premier (intra moenia) e in parte in quelle dell’opposizione (extra moenia), molti però, sotto sotto, erano bypartisan (vedi oltre).
· Gli insegnanti erano stati divisi in due grandi gruppi: quelli che lavoravano nelle scuole Regionali Autonome e quelli che svolgevano la loro missione nelle scuole Federali del Papa; a quelli in soprannumero fu offerto di fare i calciatori nelle squadre del Premier, non tutti accettarono per ragioni di età e di fiato, ma non fu una gran perdita: dopo tutto facevano parte del 55 %.

Fuoriregistro - 28-10-2004
Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi in via definitiva, su proposta del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Letizia Moratti, il decreto legislativo attuativo della legge 53/2003 relativo alla istituzione del Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione e di istruzione e formazione professionale nonché al riordino dell'Invalsi, Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione.

Fuoriregistro - 28-10-2004
Riforma delle superiori nei tempi della delegadichiara il ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, a margine della presentazione dei risultati del sistema Nazionale di Valutazione.
"Si sta concludendo una fase preparatoria”, ha proseguito. spiegando che sono alle ultime battute i lavori delle commissioni che studiano i programmi per i licei. "Inziera' poi, intorno alla fine di novembre - ha aggiunto - un percorso di consultazione molto ampio con tutto il mondo della scuola e con le regioni che sono gli attori principali per quanto riguarda la formazione professionale”.

Vogliamo credere al Ministro, anche se le informazioni che ci arrivano sul modo in cui il si sta preparando il decreto non ci rassicurano molto.
Vogliamo crederle e, proprio per questo, intendiamo dare il nostro contributo all’ ”ampio percorso di consultazione” raccogliendo documenti, riflessioni e considerazioni prodotte in questi ultimi anni, da quando cioè la legge 53 ha mosso i suoi primi passi.
Con un incipit che, da solo, era già un programma.

Don Milani era solito ricordare che nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali. Dare di più e meglio a chi ha meno e peggio è uno dei principi generali cui il Grl ha cercato di ispirare la proposta di riforma del sistema educativo di istruzione e di formazione. La giustizia intesa come equità non si promuove, infatti, con l'uniformità distributiva, ma con la differenziazione individualizzata degli interventi e dei servizi. Ciascuno deve essere posto nelle condizioni di sviluppare al meglio le proprie capacità e di trovare una pertinente valorizzazione delle proprie attitudini. Ciò che vale per i soggetti, vale anche per le istituzioni, nel senso, ad esempio, che le istituzioni del sistema di istruzione e quelle del sistema di formazione non possono svolgere il loro servizio educativo negando, o comprimendo, le specificità epistemologiche, metodologiche e pedagogiche che le devono caratterizzare, bensì avvalorandole, per porle a disposizione del massimo sviluppo possibile dei soggetti che le scelgono”.

Un programma che ha preso forma con la legge delega in generale ed in particolare con gli articoli che definiscono la separazione del sistema di Istruzione da quello della formazione professionale,anche se la dicitura rimane sempre un po’ vaga, perché spesso è sostituita dall’espressione “Istruzione e formazione professionale”.


Ufficio Stampa dell'on. Alba Sasso - 28-10-2004
Un colpo di mano che modifica pesantemente il reclutamento

Nella prima seduta di discussione in Settima Commissione alla Camera sulla legge sullo stato giuridico degli insegnanti, le onorevoli Capitelli e Sasso (DS) hanno ribadito ancora una volta ...
Grilloparlante - 28-10-2004
La famosa “qualità” della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro, nel bene e nel male, che svolgono una funzione decisiva all’interno del sistema educativo. In generale, si dice, la scuola italiana non è male, anzi si colloca tra le migliori in ...
Pierluigi Nannetti - 28-10-2004
La convinzione che “il” comunismo sia crollato sotto le macerie del muro di Berlino del 1989 è ormai convinzione generale. Si tratta, al contrario, di una delle più incredibili deformazioni della realtà storica mai avvenute. E, quel che è più grave, una tale deformazione non si trova solo nel senso comune ma, perfino, negli scritti degli “addetti ai lavori”.
Eppure basterebbe riflettere almeno su un aspetto essenziale per capire l’enorme superficialità che sta dietro quella convinzione.
La prima confusione da eliminare è tra "socialismo in un solo paese" e "socialismo in un paese non capitalista", quindi "socialismo nella sola Russia". Il socialismo scientifico ha sempre sostenuto, fin da Marx, che il socialismo è storicamente possibile sulla base di due condizioni, necessarie entrambe. La prima è che la produzione e la distribuzione si svolgano generalmente in forme capitalistica e mercantile, ossia che vi sia largo sviluppo industriale, anche di aziende agricole, e mercato nazionale generale. La seconda è che il proletariato e il suo partito, nel corso di una rivoluzione, pervengano a rovesciare il potere borghese e ad assumere il potere politico. A tutti è arcinoto che, nella Russia del 1917, la prima condizione mancava del tutto, tanto che le polemiche interne tra bolscevichi e menscevichi, fin dall’inizio del secolo, riguardavano il ruolo da assumere nell’ambito di un’auspicata rivoluzione in Russia di tipo borghese capitalistica, ma non il carattere della stessa rivoluzione, che a nessuno sarebbe mai passato per la testa considerare socialista e finalizzata alla “costruzione del socialismo” nella sola Russia.
Sono note le vicende storiche che portarono il Partito Bolscevico ad assumere il potere in Russia nell’Ottobre del 1917. Meno noto è ciò che rappresentò per la Russia e per l’intero movimento comunista mondiale lo spartiacque databile intorno al 1925/26. E, poiché sosterrò che le vicende di quel biennio stravolsero completamente il significato dell’esperienza comunista legata alla Rivoluzione d’Ottobre, dovendo sostenere una tesi completamente controcorrente e poco nota, la debbo sostanziare con riferimenti ai testi (in particolare di Lenin), a costo di rendere la lettura un po’ più pesante.

Laura Tussi - 28-10-2004
Il Novecento è stato il secolo degli estremi, degli opposti, mai capaci di un equilibrio definitivo, quali gli archetipi di democrazia e dittatura, ricchezza e miseria, progresso e barbarie. L’ambivalenza più devastante, il paradosso che ancora oggi ci paralizza è la contraddizione tra l’onnipotenza dei mezzi tecnici a disposizione e la drammatica incapacità dimostrata dal secolo di raggiungere, senza pagare un prezzo sproporzionato, tutti i propri fini etici, politici, sociali.
Il secolo passato è stato il più distruttivo, ma non è solo nella dimensione quantitativa del massacro che ritroviamo la violenza come tratto distintivo dell’epoca, piuttosto nella sua dimensione qualitativa. La violenza tecnicizzata eppure selvaggia sofisticatezza tecnica del delirio politico praticato nel cuore dell’Europa del nazismo e del fascismo. La violenza ha dato vita a una sistematica “eterogenesi dei fini” inaspettata in un’epoca che ha fatto della calcolabilità il proprio dogma: esiste una contraddizione tra la natura programmata e pianificata della sua strumentazione e quella incontrollata dei suoi esiti, rivelando come gli attori della storia quasi non fossero capaci di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. (L.T.)

Ma potremmo chiederci: Il Novecento è il secolo degli opposti o sono gli opposti a fare la storia? Eraclito da millenni ci racconta di opposti in conflitto. La storia è questo, non il Novecento secco, solo e isolato, il secolo breve, quello in cui muore la storia, quello del paradosso o dello squilibrio paralizzante.
La storia è questo, non il Novecento secco, solo e isolato, il secolo breve, quello in cui muore la storia, quello del paradosso o dello squilibrio paralizzante. In fondo in quel Novecento a cui neghiamo dignità, è nato un patrimonio di valori, che avranno magari bisogno di essere ripensati, ma che rappresentano allo stato dei fatti il solo baluardo contro la barbarie del mercato che detta le regole alla politica. (Red)
Laura Tussi - 27-10-2004
La forma dell'articolo ricevuto, sintesi di un incontro certamente più ampio ed articolato, non facilita la comprensione di tutti i concetti espressi.
Pubblichiamo però il pezzo perchè ci pare uno sguardo esterno che si posa sul mestiere ...
Aldo E. Quagliozzi - 27-10-2004
Ha scritto Anna Maria Ortese in un suo saggio apparso sul periodico ‘ Il Mondo ‘ nel lontano 30 agosto dell’anno del signore 1960:

“ ( … ) L’angoscia, ( … ), per lo meno la madre delle angosce, viene semplicemente dal governo: un governo che rappresenti solo due o tre cittadini, mette automaticamente gli altri novantasette in angoscia, e la ragione è chiara. Mentre quei due o tre avranno radici ben salde nel terreno, cioè nella legalità, cioè nella socialità, gli altri novantasette, privati morbidamente di tutto questo, non avranno diritti che non siano immaginari, vivranno sempre in una mezza realtà, si crederanno ombre: ed essendo la loro buona fede ( o debolezza ) infinita, mai oseranno dichiarare al governo il loro diritto a un diritto autentico, non formale, ad una realtà di cose e non di parole.
Ed una volta rinunziato ad essere cittadini autentici, ecco non si è neppure uomini autentici, professionisti autentici, cristiani autentici, e così via. Perché la realtà base, perché un uomo possa diventare un uomo, è quella civile, e comporta dei doveri, che tutti abbiamo, ma anche dei diritti, che sono invece di due o tre persone.
E a non capirlo, nasce la sensazione continua di essere trasportati, o spostati in eterno, come un tappeto magico, che è l’arbitrio dei pochi. Il difetto di Kierkegaard applicato, per così dire, al Mediterraneo, o per lo meno all’Italia, stava nel dare a questa alienazione una radice cosmica, e soltanto cosmica, mentre era per buona parte amministrativa, e avrebbe potuto porvi rimedio un onesto contabile. ( … )


Fine prosa di autore o invero una realtà agghiacciante dei giorni nostri a ben un quarantennio dalle cose scritte dalla Ortese?
Il paese è in angoscia, in un torpore quasi preagonico, non ‘ deluso ‘ come vorrebbero quasi farci credere gli imbonitori prezzolati dell’occasione, ma tradito e sprofondato in una condizione allarmante di angoscia collettiva.
Ma è una angoscia che stenta ancora a trovare una sua via di emersione, come da un profondo abisso, emersione che consentirebbe peraltro la ricerca collettiva delle responsabilità e dei giusti rimedi.
Scrive per l’appunto Corrado Stajano sul quotidiano ‘L’Unità ‘ del 22 ottobre:

“ ( … ) Non si riesce a capire bene, in quest’Italia dubbiosa, se esiste oppure no, nella maggioranza delle persone, coscienza del clima equivoco in cui viviamo e dei pericoli che corre la Repubblica.
I fatti parlano da soli: la Costituzione stracciata, la riforma dell’ordinamento giudiziario che mette in ginocchio i magistrati, il debito pubblico che pesa come una montagna, i condoni fiscali e quelli edilizi che puniscono gli italiani onesti e distruggono, in nome della speculazione, quel che resta del bel paese, la Finanziaria che sembra il gioco truccato di Monopoli, la promessa ossessionante di tagliare le imposte: un delirio quando in cassa non c’è un centesimo.
E questo mentre il governatore Fazio dichiara allarmato: ‘ La situazione è grave ‘; mentre l’avvocato generale della corte di giustizia dell’Unione europea accoglie il ricorso del sostituto procuratore Gherardo Colombo e chiede alla Corte la bocciatura della legge sul falso in bilancio, in nome della normativa del resto d’Europa; mentre la Commissione europea respinge la proroga della Tremonti-bis incompatibile con le regole dell’Unione sugli aiuti di stato. Un colpo grave. ( … )


Arturo Ghinelli - 27-10-2004
La scuola elementare e la scuola media navigano a vista nel mare forza otto della riforma Moratti, non potendo contare su punti di riferimento certi e sicuri.
Ad esempio una domanda gira per le scuole in questo momento:quest’anno ci sarà ancora la ...
Flc cgilscuola Lombardia - 26-10-2004
Un nuovo dilemma assilla le scuole lombarde

La domanda si accompagna sempre ad un'altra ("è obbligatorio adottare il portfolio?") ed ha cominciato a serpeggiare già dall'approvazione del decreto legislativo 59 (il primo e sinora unico attuativo della legge 53), diventando scottante all'inizio del corrente anno scolastico e dopo gli interventi in Lombardia di illustri funzionari del Miur i quali, intervenendo in distinte occasioni, hanno comunicato che:
- le schede di valutazione sono abolite,
- il poligrafico dello Stato non le stamperà
- le scuole non se le aspettino e provvedano autonomamente a dotarsi di strumenti per la valutazione.
Dicono sul serio?
La materia è intricata, per le molte incongruenze presenti nei provvedimenti del Miur, ma non è impossibile saldare il ragionamento ad alcuni punti certi.
Il ministero vorrebbe far credere alle scuole che esiste uno strumento di valutazione chiamato portfolio e che ad esso bisogna fare riferimento.
In realtà non è così: il portfolio è nominato e descritto (per quanto riguarda la struttura, la funzione e la compilazione) solo nelle Indicazioni Nazionali; la legge 53 e il decreto 59, in tema di valutazione, non parlano di portfolio: abbozzano una cornice e non entrano nel dettaglio degli strumenti.

È arcinoto che le Indicazioni Nazionali sono allegate in via transitoria al decreto 59 e che la circolare 29, ancorché strumento di legislazione secondaria e quindi di minor valore giuridico rispetto al decreto, ha tuttavia precisato che le Indicazioni sono inderogabili solo per quanto riguarda gli obiettivi di apprendimento. In questa fase, dunque, il portfolio delle Indicazioni non è altro che un'occasione di riflessione e di confronto con quanto già le scuole hanno elaborato in tema di valutazione.
Del resto, non esiste neppure una modulistica ufficiale: le case editrici hanno supplito "motu proprio" all'assenza di modelli ufficiali e hanno offerto sul mercato proprie elaborazioni che si ispirano a quanto descritto nelle Indicazioni Nazionali.
Devono le scuole adottare il modello proposto dalle case editrici? Devono autonomamente costruirsi un modello di portfolio?
Per non perdere la tramontana, è opportuno tenere sempre a mente la distinzione tra processi di valutazione degli apprendimenti e strumenti che si adottano per valutare e per certificare le competenze possedute dagli alunni. Se lo strumento portfolio non è obbligatorio, è tuttavia preciso compito dei docenti procedere alla valutazione degli alunni.
Con quali strumenti?




Maurizio Tirittico - 26-10-2004
Ho sempre sostenuto – e sostengo – la necessità di una valutazione esterna del sistema di istruzione, degli apprendimenti e degli insegnamenti nonché degli standard cosiddetti di servizio. Non possiamo permetterci di non sapere che cosa conoscono e sanno fare i nostri studenti, limitarci soltanto ai dati statistici, e lasciare che poi siano le indagini internazionali a farci le pulci sulle conoscenze e sulle competenze dei nostri giovani. Né possiamo permetterci di non sapere come funzionano i nostri istituti scolastici in termini di strutture, organizzazione, gestione, servizi, uso delle risorse, ecc. Ed ancora! Ho sempre apprezzato le attività del CEDE: pochi ma preziosi esperti, scarse risorse, prodotti sempre di eccellenza. Quindi nessuna acrimonia!
Ma, mi domando, e tutti ci domandiamo con preoccupazione: come provvederà l’INValSI nel prossimo mese di aprile alla valutazione obbligatoria (sic!) degli apprendimenti di tutti gli studenti della II e IV classe della scuola primaria e della I classe della secondaria di primo grado per l’anno scolastico 2004-05?
Nihil obstat circa il rigore scientifico delle prove e dell’efficienza della organizzazione: tutto andrà per il meglio! Ma efficienza non è sinonimo di efficacia! Mi spiego meglio.
In ogni procedura valutativa dell’apprendimento, perché sia affidabile, attendibile e valida, devono essere chiari almeno i seguenti fattori:
a) la certezza del contesto di riferimento;
b) quali conoscenze e/o competenze si intendono accertare;
c) quali criteri e strumenti si adottano per la costruzione e la somministrazione delle prove;
d) quali criteri si adottano per la loro misurazione/valutazione e quali siano le soglie di accettabilità.

Sono soddisfatti tali requisiti? Vediamoli!

Grazia Perrone - 26-10-2004
Per il tutor la legge non è sufficiente o, meglio: "E' possibile disapplicare la legge per contratto"? E' quanto si chiede Tuttoscuola Focus n. 74/170 (del 25 ottobre 2004) nella nota che segue. Il quesito - in un momento in cui non mancano tensioni ...
Grazia Perrone - 25-10-2004
La descrizione di scenari politici formulata da un economista è sempre istruttiva. Assetti, strategie, decisioni e cambiamenti ai quali, di solito, fa velo il fumo della politica e dell'ideologia (e spesso della retorica) si rivelano in una luce nuova e abbagliante. Il terrorismo non fa eccezione. Parlarne in termini esclusivamente politici significa entrare in un labirinto di distinguo, sottigliezze, sfumature che lasciano un senso di spossatezza e di impotenza. Ma se qualcuno prova a ricucire i fili economici che tengono insieme il terrore andandoli a ricercare dalla guerra francese in Indocina "intrecciarli" fino alla Guerra fredda e risalire, infine, fino ad Al Qaeda, cambia tutto. Cambia la percezione del mondo.

E ci si accorge che il problema fondamentalmente sono i soldi. Una marea di soldi, il 5% del Pil mondiale. Un bilancio illegale - per intenderci - che supera di due volte il PIL di un Paese tecnologicamente avanzato come la Gran Bretagna. Questa è quella che Loretta Napoleoni chiama la new economy del terrore: un'economia tesa al finanziamento del terrore che, a sua volta, punta a distruggere l'economia di uno Stato per sostituirvi la propria.
flc-cgil - 25-10-2004
Sintesi della relazione introduttiva di Enrico Panini

Presentazione

La Cgil e la Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil (un nuovo sindacato di categoria che mette insieme in una casa comune tutti coloro che operano nella conoscenza a partire dalla scuola, dall’università e dalla ricerca) sono convinti che occorra definire rapidamente un programma sulla conoscenza in cui siano chiaramente esplicitati gli obiettivi su cui ci si impegna e che solleciti un contributo ampio e partecipato.
Intendiamo avviare questo percorso e dire quanto vogliamo fare, con l’autorevolezza che ci deriva dall’essere, insieme, la maggiore confederazione ed il maggiore sindacato di categoria.

Il tema della conoscenza è fondamentale

siamo di fronte ad un blocco di interventi su scuola, università e ricerca tali da delineare una delle peggiori riforme della storia della nostra repubblica;
ci sono centinaia e centinaia di migliaia di persone che si sono mobilitate e che hanno diritto ad una risposta.

Il bivio

Scuola, università e ricerca sono di fronte ad un bivio.
Si tratta, infatti, o di rassegnarsi ad assistere ad una progressiva delegittimazione della scuola pubblica, dell’Università, alla riduzione della ricerca a settore servente del mercato, con tutti i drammi sociali che ciò comporterà, o delineare una nuova politica della conoscenza in grado di interagire con lo sviluppo del mondo contemporaneo e dare una prospettiva di sviluppo al nostro Paese.
L’Italia sta scivolando inesorabilmente nella serie B dell’economia planetaria, fuori dal G7.
Ma già oggi siamo fuori da qualsiasi G7 della cultura, della scuola, dell’università, della ricerca e dell’innovazione: la Cina, nel 2002, ha speso 60 miliardi di dollari per la ricerca .
Solo Usa e Giappone hanno speso di più. Noi abbiamo speso meno che nel 2001.
Da tre anni, l´economia italiana è in panne. Francia e Germania non stanno meglio ma c´è una differenza sostanziale. Fra il 2000 e il 2004, la Germania, nonostante la crisi, ha aumentato le esportazioni del 15%. La Francia del 12%. In Italia sono diminuite del 7%. In Germania nel 2000 sono stati concessi 459 brevetti ogni 100.000 abitanti, in Francia 631, in Italia solo 70.

Perché tanta sensibilità alla congiuntura?

Perché nei settori più dinamici del commercio mondiale (farmaceutica, elettronica di consumo, ecc.) la quota italiana nel commercio mondiale si è ridotta negli ultimi anni di circa la metà.
Fra i paesi che compongono l’Ocse solo Polonia, Grecia e Turchia stanno peggio.
Una graduatoria Ocse relativa allo stato di cultura di un Paese misura gli «investimenti in sapere».
Il nostro tasso di aumento in questi investimenti è stato il più basso di tutto il mondo sviluppato.
Portogallo, Polonia, Messico e Grecia sono partiti più indietro di noi, ma i loro investimenti in conoscenza aumentano dell’´8% l´anno, i nostri dell’1,8%.

Il nostro giudizio sui provvedimenti del Governo

Consideriamo inaccettabili le politiche di questo Governo che riscrivono la storia di scuola, università e ricerca trasformandoli da luoghi in cui si dovrebbero superare le disuguaglianze e favorire il progresso a luoghi che affidano la regolazione dei diritti al mercato.
Riteniamo che sui provvedimenti del Governo e del Ministro Moratti non siano possibili mediazioni e che vadano abrogati.

I valori

Mettere in campo una proposta programmatica sulla conoscenza significa, innanzitutto, partire dai valori ed essere su questi molto netti e determinati.
La pace e il rifiuto della guerra e della violenza. Conoscere, accettare, ascoltare sono risorse di pace.
Il diritto alla formazione e alla conoscenza per tutto l’arco della vita.
La dimensione pubblica e laica della scuola, dell’università e della ricerca, come garanzia del pluralismo, della democrazia e delle pari opportunità.
La tutela delle persone da ogni mercificazione delle proprie condizioni in una società sempre più globale, in cui il ruolo della conoscenza e della ricerca diventano fondamentali.
Il riconoscimento e la valorizzazione delle professionalità di tutto il personale.
La professionalità dei lavoratori della scuola è garanzia del diritto ad una formazione di qualità.
L’autonomia della ricerca come condizione perché il nostro Paese diventi un punto di riferimento qualificato sui terreni delle risorse, energie, ambiente, innovazioni compatibili con la dignità ed il rispetto dell’essere umano e dell’ambiente che lo circonda.
L'Europa. Abbiamo proposta al Social Forum di Londra pochi giorni fa di dare vita ad un movimento europeo su questi temi.
Ma è anche necessaria una dimensione solidaristica più generale con decine di Paesi in via di sviluppo nei quali la Banca Mondiale costringe a tagliere le spese per il sapere. Sarà fondamentale l’impegno dell’Italia a non mandare soldati (rispettando l’art.11 della Costituzione) ma a mandare materiali e risorse per sostenere le culture locali e liberare dalla miseria dell’analfabetismo...

Cub scuola Torino - 25-10-2004
Un Ministero che è riuscito a cambiare tre volte nel corso dell’estate la normativa per le graduatorie, che non ha trovato le risorse per avviare una riforma, meglio sarebbe chiamarla controriforma, presentata come un evento epocale, che non ...
Grazia Perrone - 23-10-2004
Le libertà sindacali - cara Rsu ( da leggere nei commenti) - attengono alla sfera dei diritti soggettivi costituzionalmente garantiti e giuridicamente tutelati.

In quanto tali sono inalienabili ... "a prescindere" dal ruolo elettivo o ... dalla ...
Aurora Leone - 23-10-2004
C. mi stringe a tal punto da farmi male. Quando sono tornata a scuola, dopo essermi assentata per due giorni, era tutto imbronciato e non mi ha neanche chiesto se stavo meglio: non mi devo ammalare!

All'inizio dell'anno scolastico, mi avevano ...
Giuseppe Aragno - 23-10-2004
Non è cosa di tutti i giorni che per la morte di uno storico italiano si provi un acuto senso di dispiacere non solo in Italia, ma anche in America Latina. Così come non è usuale che, girovagando su internet, si possa scoprire di aver perso un forte e caro riferimento.
Per la morte di Enzo Santarelli è stato così e che sia morto me l’ha detto oggi una notizia vecchia di venti giorni giuntami con un ritardo che assume per me i contorni inquietanti di un indice puntato.
Un’amica mi ha scritto: mi sai dare notizie approfondite su Enzo Santarelli, di cui ho letto su Rinascita?
A condurmi a Google è stato un riflesso automatico. Non me lo sono detto, ma sapevo già bene quello che ci avrei trovato.

Agência EFE @ 4-10-2004 14.47
El historiador y escritor Enzo Santarelli, fundador de la revista italiana Latinoamérica, murió el pasado sábado, a los 82 años, en su casa de Roma, después de una larga enfermedad, informaron hoy los redactores de la publicación.
Poco più sotto, chiaro e inequivocabile: “il 2 ottobre è morto nella sua casa di Roma lo storico Enzo Santarelli”.


La sua casa di Roma, dalla quale una sera andai via, ricco del suo “Dossier sulle Regioni” e di un libro di Emilio Falco su Borghi, impreziosito da una lucida prefazione.
Via di Villa Emiliani: non avrei mai immaginato, quella sera, che non ci sarei mai più tornato. E ho la morte nel cuore.
Il comunicato dei redattori di “LatinoAmerica” ha il tono e le parole che lui avrebbe voluto.
Avevo scritto per lui una recensione alla “Storia critica della repubblica”: rimasta fino ad ora nel mio cassetto. Val la pena di tirarla fuori oggi come un dono tardivo. E’ quanto posso fare per salutarlo e ricordarlo a chi avrà tra le mani Fuoriregistro.

Alba Sasso - 22-10-2004
L’iniziativa del primo forum nazionale dell’educazione e dell’istruzione, che si terrà nei prossimi giorni a Firenze, è significativa e importante sia perché va incontro ad una esigenza di unità, sia perché risponde al bisogno di un luogo di ...
Gianni Mereghetti - 21-10-2004
Carissimo Marco Lodoli,

quanto le ha detto una sua studentessa è da considerare con grande attenzione, non solo perchè è una delle espressioni del nulla di cui sono vittime molti giovani d’oggi, ma soprattutto perchè è un grido d’aiuto che proprio dal fondo di questo nulla si alza fino a lei.

I jeans a vita bassa non rappresentano, come molti vogliono farci credere, una moda neutrale, una sorta di ribellione senza bandiera, ma, come i capelli lunghi dei giovani degli anni sessanta, esprimono una cultura, quella che la sua studentessa ben identifica. Nella vita si realizza solo chi ha successo, per gli altri, cioè per il novantanove per cento dei giovani, l’unica prospettiva è la possibilità di comprarsi un paio di mutande di Dolce e Gabbana! Questo è il trionfo del nulla, che la vita sia ridotta al puro apparire, e a chi il caso non riserva la possibilità di farlo in televisione o in un concerto o allo stadio non resta altro che tentare la sorte con un paio di jeans a vita bassa!

Se i nostri studenti, ancor prima i nostri figli, stanno lentamente precipitando nel nulla – e di questo noi siamo responsabili, di questo noi dobbiamo chiedere loro perdono – mi pare allora decisivo per lei, per me capire come sia possibile aiutarli.

Mi permetto allora farle presente che per aiutare una persona, qualsiasi persona, sia giovane sia adulto, è fondamentale capire la domanda che pone, anche se non pienamente consapevole.

E forse lei è proprio la domanda della sua studentessa che non ha colto nella sua profondità, o ancor di più - ma è probabile che mi sbagli - non ha avvertito che dentro la sua determinazione nell’affermare una vita senza prospettive in realtà si nascondeva una domanda a lei, un disperato grido d’aiuto.

La sua studentessa non mi pare abbia il problema della cultura di massa, tanto meno desideri essere diversa dagli altri. Vuole comprarsi “un paio di mutande di Dolce e Gabbana con quei nomi stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa”, perchè non ha altre possibilità che qualcuno la guardi, visto che non può andare in televisione dove tutti la guarderebbero.

La sua studentessa non ha opposto alla sua cultura la filosofia del nulla, ma le ha posto una domanda, l’ha implorata di offrirle uno sguardo di simpatia totale, a lei come persona con un destino di felicità impresso nel DNA. A questa domanda lei ha risposto con una giusta analisi di stampo pasoliniano, quella che vede l’incombenza dell’omologazione, e con un’incitazione a diversificarsi dalla massa. Qui, mi permetta, lei l’ha tradita, perchè al posto di mettere in campo la sua umanità ha risposto con un’analisi, che, quand’anche fosse giusta, non tocca minimamente l’esigenza che la sua studentessa, come ogni ragazza che si compra un paio di jeans a vita bassa, porta dentro il cuore. E’ l’esigenza di Cesare Pavese, quella di uno sguardo di simpatia totale, uno sguardo che tolga l’uomo dal nulla e gli restituisca l’amore al suo “io”.

Su questo io e lei dovremmo interrogarci. I suoi studenti, i miei studenti è questo che domandano e si ficcano più profondamente nel nulla se al posto di trovare il nostro sussulto umano trovano quattro indicazioni di buona condotta o il richiamo moralistico ad avere una personalità. Ma come può un giovane d’oggi avere una personalità se non ha mai incontrato degli uomini appassionati alla vita?

Per questo la sua studentessa ha sfidato lei, me sulla vita. Ci ha chiesto se abbiamo da offrirle qualcosa di più interessante di un paio di mutande di Dolce e Gabbana.

Lei è indietreggiato, lei che è più intelligente, più sensibile, più capace di insegnare di me. Io non indietreggio, accetto la sfida, perchè nella mia povertà, nel mio limite, nel mio fallimento, qualcosa da offrire alla sua studentessa, a chiunque incontri, ce l’ho, è l’esperienza di uno sguardo di simpatia totale a me, quello di Cristo. Uno sguardo per il quale la vita diventa tutta appassionante, in ogni suo aspetto, in quanto segnata da una positività reale che la realizza. E questo è così vero che si può andare a comprarsi un paio di mutande di Dolce e Gabbana senza che questo gesto diventi l’ultima spiaggia di una sconfitta!
Pino Patroncini - 21-10-2004
Può un film cambiare le scelte politiche di un ministero? In Francia è successo, proprio al Ministero dell’Educazione.
Il film si chiama “ Les Choristes”, da noi uscirà a fine mese e si dice che in Francia lo abbiano visto sette milioni di ...
Alba Sasso - 21-10-2004
La mobilitazione regionale delle scuole pugliesi prevista per oggi con la sospensione delle attività didattiche per un’ora, rappresenta una delle tappe della costruzione, a partire dal territorio, di un percorso sempre più ampio e sempre più ...
Alessandro Di Benedetto - 21-10-2004
Documento di adesione allo sciopero del 15 novembre

Il 15 novembre tutta la scuola italiana, dalla materna alle superiori, sciopererà contro la “Riforma” Moratti e contro la politica scolastica del governo. Finalmente, dopo anni di divisioni, lo ...
Simona D'Alessio - 21-10-2004
European Social Forum di Londra
15/17 ottobre 2004


L’incontro che si terrà a Firenze il 23 e 24 ottobre sull’educazione e l’istruzione, nasce proprio in risposta allo European Social Forum di Londra, arrivato alla sua terza edizione dopo Firenze (2002) e Parigi (2003). L’intenzione dell’incontro di Firenze è quello di informare il pubblico italiano su quanto è emerso nel forum internazionale e con la speranza di mettere al più presto in pratica le proposte per la creazione di un mondo e un’educazione migliori formulate a Londra. La capitale inglese, immersa nella sua fitta pioggerella invernale, comunque, non sembra essersi scomposta più di tanto come afferma Susan George, sulla testata giornalistica del The Guardian, nell’edizione di venerdì 15 ottobre, in cui si lamenta la scarsa pubblicità data a questo evento mondiale. Nonostante ciò, il movimento dei no-global di Seattle (1999) è riuscito comunque a garantire la partecipazione di tantissimi delegati e di altrettante persone giunte da tutto il mondo ad ascoltarli, sotto l’insegna di ‘Another World is possible’ (Un mondo diverso - migliore?- è possibile).
Le tantissime organizzazioni, i sindacati (per l’Italia CGIL e Cobas in particolare) e i partiti politici che vi hanno partecipato (in due seminari è intervenuto Fausto Bertinotti) hanno cercato di dare voce alla possibilità ‘reale’ di creare un mondo alternativo a quello esistente. L’evento la cui sede principale è stato l’Alexandra Palace, nella zona a Nord della capitale, ha visto anche lo svolgersi di incontri culturali e di workshop nel quartiere centrale di Bloomsbury, caro a Virginia Woolf, con tante altre iniziative che spaziavano dall’economia all’ecologia, dal cinema all’informazione, dall’educazione alla sanità ecc…
Nelle varie sessioni plenarie si è dibattuto principalmente sulla necessità di creare delle reti di alleanze a livello internazionale tra le diverse organizzazioni, sindacati e partiti politici in modo da stabilire delle modalità di resistenza e di azione per combattere la distruzione dello Stato Sociale, per contribuire al rafforzamento della solidarietà tra i popoli, per opporsi al processo di privatizzazione dell’educazione e del servizio sanitario, per sconfiggere la crescente precarietà dei posti di lavoro, per cancellare il debito pubblico ai paesi del terzo mondo, per favorire lo sviluppo di un commercio equo e solidale, per dare voce ai diritti fondamentali delle persone disabili e la lista potrebbe proseguire ancora.
Moltissimi i seminari rivolti al mondo dell’educazione.
Per citarne alcuni:
Crisi dell’istruzione superiore? Accesso, costi, privatizzazione e democrazia’ ,
‘Globalizzazione, educazione ed Unione Europea’,
‘Un’altra educazione è possibile. Opposizione e resistenza al neo-liberalismo’,
‘Combattere il razzismo a scuola
’.

Gruppo di lavoro - 20-10-2004
Lo scorso marzo, mentre nelle scuole venivano somministrate da parte dell’Invalsi le “prove di apprendimento” – così vengono denominate dagli esperti del Gruppo di Lavoro – del Progetto Pilota 3, Furiregistro ospitò numerose analisi ed osservazioni sul quel sistema di valutazione in generale e sulla tipologia delle prove in particolare.
Nel frattempo la riforma della scuola - della quale l’Invalsi ed il Sistema di valutazione nazionale che su di esso è stato costruito e decretato sono parte integrante –ha mosso i suoi primi e contrastati passi nella scuola elementare e media.
Ci sembra utile offrire alla lettura ed ai commenti le pagine conclusive del rapporto finale sul PP3, nel momento in cui i risultati stanno arrivando nelle scuole che - a loro volta - li stanno “valutando”
.
Dir - 20-10-2004

I criteri di reclutamento del personale docente sono stati recentemente oggetto di diversi provvedimenti legislativi che, nonostante si siano proposti di riordinare in maniera definitiva una materia complessa, non hanno saputo soddisfare le ...
Aldo E. Quagliozzi - 20-10-2004
Il mondo progredito degli uomini è divenuto un mondo dalla attenzione breve, una attenzione limitata alle quotidiane novità della cronaca, ma lesta a disfarsene delle novità come di un intenso e doloroso fastidio, di una emicrania, tanto quel che accadrà dopo di un fatto, di una tragedia, non importerà proprio a nessuno.
E forse questo atteggiamento rappresenta pur sempre uno strumento di autodifesa consolatoria della attenzione collettiva, sommersa quotidianamente da una immane valanga di notizie, il più delle volte inutili o dannose, per la qualcosa l’uomo del cosidetto mondo progredito, che corrisponde grosso modo al mondo che si professa cristiano, è un uomo che mal si combina con questa era della comunicazione globale; è forse l’uomo del ventunesimo secolo abitatore del mondo occidentale e cristianizzato un “ uomo paleolitico “ di fronte alla aggressività propria dei moderni mezzi di comunicazione ed al loro uso spregiudicato da parte dei detentori del potere politico ed economico.
Può quindi accadere che fatti anche tragici e dirompenti della cronaca vengano prontamente rimossi dalla attenzione collettiva, senza che l’uomo-cittadino del mondo occidentale e cristiano eserciti e gridi forte il suo diritto-dovere di conoscerne il seguito, se non imbattendosi in “ nicchie della cronaca “ particolari, marginali, non essendo orientati i grandi mezzi di comunicazione, anche come servizio pubblico, a farsene opportunamente carico.
La cronaca che segue di Gabriele Romagnoli è apparsa sull’ultimo numero del supplemneto dedicato alle donne del quotidiano “ la Repubblica “.
E’ il seguito, che l’occhio spento della televisione non ha avuto la volontà e la forza di andare a scoprire e svelare, di un fatto di cronaca angosciante avvenuto sui lidi assolati del bel paese, di un paese incompiutamente democratico, di superficiale e abitudinaria osservanza religiosa, immemore della propria storia di paese di emigrazione, che ha rimosso il dramma dei padri costretti in altri tempi a varcare gli oceani per costruire una speranza di vita per sé stessi e per le loro famiglie.
Speranza di vita che oggi, secolo ventunesimo, il bel paese per mezzo delle sue disumane leggi vuole negare alle migliaia e migliaia di cittadini del mondo non progredito, diversamente religioso, che sfuggono alle tragedie della fame, delle malattie e delle guerre debitamente alimentate con il commercio delle armi costruite dal cosiddetto mondo occidentale e cristiano.
E’ un mondo, il mondo occidentale e cristianizzato, che senza attenzione diverrà puranche un mondo senza memoria.
Franco Lacoppola - 20-10-2004
Ringraziamo il Dirigente del 2° circolo Aldo Moro di Rutigliano (Bari), che ci ha dato autorizzazione a dare visibilità su Fuoriregistro al sito della Sua scuola. Si tratta, a nostro parere, di un lavoro particolarmente utile e stimolante ...
On. Piera Capitelli - 20-10-2004
Questa finanziaria certifica una politica di progressivo impoverimento generale che dura da quattro anni.

Un INTERO paese è ostaggio di un Governo e di una maggioranza parlamentare di centro destra che ossessivamente ripetono a chi dimostra la gravità della situazione: voi non dite il vero: siete bugiardi.

Dopo tre finanziarie di tagli e sottrazione di diritti acquisiti ora gli uni ora agli altri, con questa manovra finanziaria per il 2005 abbiamo la soprannaturale situazione in cui tutti, veramente tutti: genitori, studenti, lavoratori autonomi e dipendenti, precari, disoccupati, comuni, province e regioni, ospedali, scuole, militari avranno minori risorse e un ridotto potere d’acquisto e d’investimento. Un po’ di giustizia. Tagli veramente per tutti?

A parte la riconoscenza di alcune decine di migliaia di italiani che si sono visti aumentare la resa dei profitti e delle rendite – grazie alle finanziarie precedenti, il Governo che ha sempre cercato di porre gli interessi dell’uno contro quelli dell’altro con un linguaggio e uno stile di perenne invito allo scontro, dovrà incassare l’ira e lo sconforto degli italiani.

Abbiamo già visto chi sono i bugiardi.

Ma veniamo alla scuola: il piano finanziario a sostegno della legge 53/2003 prevedeva 8.320 milioni di euro per il periodo 2004-2008, ma dei primi 4 miliardi di euro che sarebbero dovuti provenire dalle due precedenti leggi finanziarie, è difficile oggi trovarne traccia in quanto tali economie di spesa o sono state impiegate nella copertura del contratto della scuola o sono andate in economia a compensare il disavanzo e ciò in assenza di una specifica previsione legislativa circa la loro collocazione in uno speciale fondo di investimento.
Aldo E. Quagliozzi - 19-10-2004
Scrive un cittadino abitatore del bel paese una lettera apparsa sul settimanale “ Il Venerdì “ del 15 ottobre dell’anno del signore 2004, significando compiutamente quanto hanno da pensare tutti gli altri abitatori del bel paese, a ben ragione, ma in pari tempo diffondendo ancora un erroneo convincimento per il quale l’impoverimento materiale, e non solo materiale del bel paese, è da attribuirsi agli ideatori di una maligna moneta che in quanto tale sembra quasi avere avuto insufflata un’anima perversa, e non perversi e malignamente furbi essere stati tutti coloro che nell’occasione hanno provveduto ad arricchirsi svuotando bellamente le tasche degli italioti, senza colpo ferire, sotto lo sguardo distratto ma in fondo benevolo dei governanti del momento, anch’essi della partita, come suol dirsi; ché se della partita non li si può tutti quanti imputare, allora sono stati solo degli sciagurati incompetenti per la qualcosa…

Mi piacerebbe diventare ricco per poter realizzare dei sogni incredibili che però, fino a qualche anno fa, nel periodo pre-euro, riuscivo tranquillamente a realizzare.

Non sto certamente parlando di un cottage in montagna o di una villa in riva al mare, sarebbe troppo.

Desidererei invece essere ricco solo per il semplice gusto di pagare il bollo della macchina, cambiare pneumatici, procedere al famoso bollino blu antinquinamento.

Vorrei essere ricco per poter pagare l’Irpef qualche giorno prima della scadenza e non qualche mese dopo e pagare perfino l’Ici e la tassa dei rifiuti e inoltre le bollette della luce, dell’acqua, del gas, del telefono.

Aggiungo le spese del condominio e la mensa scolastica, gli zaini, i quaderni, le tasse scolastiche ed i libri dei ragazzi che vanno a scuola, uno alle elementari e l’altro al liceo classico.

Insomma, vorrei essere tanto ricco per poter fare tutte quelle cose che fino a qualche anno fa non mi intimorivano mentre ora ( grazie a Prodi e all’euro ) mi mettono in apprensione.


Ed affiora sempre, anche in questa accorata lettera dell’abitatore del bel paese, la memoria corta degli italioti, dimentichi che il mestatore Prodi era di già stato disarcionato dai suoi compagni stessi di viaggio - 1998 - all’entrata in circolazione della moneta maledetta – 2002 –, ovvero nell’anno primo dell’era nefasta dell’egoarca tuttora governante. Al cui buon cuore per le sorti degli abitatori del bel paese si deve la lettera di circostanza che segue.

G.Gandola, G.Melone, F.Niccoli - 19-10-2004
Le “scuole-polo” per gli stranieri

Come è noto, nell’area milanese consistenti sono stati i tagli subiti in questi ultimi anni dai Progetti stranieri, vale a dire i posti docenti riservati all’integrazione degli alunni stranieri, i cosiddetti ...
Rolando A. Borzetti - 19-10-2004
Sono 81.200 gli insegnanti di sostegno nell'attuale anno scolastico,
il 3,8% in più, a fronte di 160.400 alunni disabili (+4,6%).
Una crescita che ha interessato solo l'organico 'di fatto'. Inchiesta del ''Sole 24 Ore''


Primo consuntivo nazionale sugli insegnanti di sostegno nel 2004-2005. A realizzarlo ieri il quotidiano “Sole 24Ore”, che dopo le tante polemiche delle scorse settimane sui ventilati tagli, si è preso la briga di condurre un’indagine che ha coinvolto tutte le Regioni italiane.
E l’esito è oggettivamente in controtendenza rispetto a quanto paventato, mentre, come evidenziato dal giornale, ricalca quanto evidenziato dal Ministro Moratti “il numero di posti di sostegno e quindi degli insegnanti ha subito un incremento continuo e rilevante, passando da 74mila unità del 2001-2002 alle oltre 79mila del 2003-2004”. E, ricorda ancora il Sole 24Ore citando il Ministro, “per l’anno scolastico in corso saranno circa 2800 i posti in più”.
Ciò premesso, il giornale ha dunque condotto un’indagine regione per regione, con numeri effettivi forniti dagli uffici scolastici regionali.
In definitiva: il numero degli insegnanti di sostegno in Italia è arrivato per il 2004-2005 ad oltre 81mila unità (per la precisione 81.262, uno ogni due ragazzi con problemi), segnando un incremento del 3,8% rispetto allo scorso anno. Un incremento che ha seguito, di fatto, l’aumento degli alunni disabili nelle scuole che, sempre secondo il quotidiano, quest’anno sono 160.455, il 4,6% in più rispetto al 2003-2004.
Tale risultato è tuttavia assicurato quasi esclusivamente dall’organico “di fatto” degli insegnanti, quello cioè che ricomprende anche i posti assegnati in deroga. L’organico di diritto, vale a dire quello che è determinato sulla base del rapporto di un insegnante ogni gruppo di 138 alunni complessivamente frequentanti le scuole statali della provincia è rimasto praticamente uguale allo scorso anno.
Sempre secondo l’indagine del Sole 24Ore, una delle stuazioni più critiche si è verificata in Provincia di Caserta, dove mancano ben 200 delle deroghe previste lo scorso anno (dove c’era un invidiabile rapporto di 1,29). Tanto che, dopo le proteste, è scattata un’ispezione ministeriale. Si tratta solo di un riequilibrio regionale dovuto all’aumento di alunni disabili in altre aree? A Napoli, per esempio, gli alunni portatori di handicap sono aumentati quest’anno addirittura di 600 unità. In generale, tuttavia, in Campania gli insegnanti di sostegno sono quest’anno 300 in più.
Ma, secondo l’indagine, le difficoltà non mancano nemmeno al nord. Evidenziato, infatti, come in Piemonte sia definita, dai responsabili regionali, scarsa la dotazione dei posti di sostegno in organico di diritto, mentre in Emilia Romagna si lamenta la presenza di “pochissimi insegnanti con titoli ad hoc. E, per finire, in Val d’Aosta la Regione impiega 95 ‘operatori di sostegno’ assunti con contratto a tempo determinato; con una selezione aperta a tutti i diplomati. Per un personale privo di formazione specifica.
L’indagine, infine, riporta le considerazioni di Cgil scuola e Fadis (Federazione delle associazioni di docenti per l’integrazione scolastica). Secondo l’organizzazione sindacale, “mantenere basso l’organico di diritto degli insegnanti di sostegno è una scelta politica, per avere maggiore libertà di restringere le autorizzazioni e, di conseguenza, di ridurre i costi del sostegno”.
Per la Fadis, non è solo questione di numeri. “L’impegno di personale non di ruolo – si precisa – oscilla nella scuola italiana tra il 5% e il 10%, mentre nel caso degli insegnanti di sostegno raggiunge in alcune regioni anche il 50%. In questo modo la continuità didattica diventa un miraggio”.



Situazione in Italia degli alunni disabili e degli insegnanti di sostegno - Regione per regione





Fonte: Elaborazione del Sole 24 Ore su dati raccolti dagli uffici scolastici regionali


I Ds incontrano le associazioni dei disabili. Battaglia: ''Nella Finanziaria 2005 il tema dei disabili è stato rimosso: come tutti gli anni, il nulla, forse qualche ulteriore taglio''


Nella Finanziaria 2005 “il tema dei disabili è stato rimosso: come tutti gli anni, il nulla, forse qualche ulteriore taglio”. È la denuncia di Augusto Battaglia, parlamentare diessino, che stamattina – insieme a Luigi Giacco, responsabile politiche dei disabili per i Ds – ha incontrato presso la Camera dei Deputati (nella Sala delle Colonne in via Poli) i rappresentanti delle associazioni dei disabili per un confronto sulle politiche del Governo a loro favore.

Rosa Maria Lombardo - 18-10-2004
Chi insegna lingue straniere ai bambini, anche piccoli, ha modo, dopo poco tempo, di rendersi conto della valenza formativa di questa esperienza. L’esperienza di accostamento del bambino alla L2 consente di lavorare sui suoi processi conoscitivi e ...
Michele de Pasquale - 18-10-2004
PER STUDENTI DELLA SCUOLA SUPERIORE ALLE PRESE CON LA RIFORMA
DELLA SECONDA PARTE DELLA COSTITUZIONE

Il processo di riforma costituzionale in atto è pressoché sconosciuto ai nostri studenti tranne, forse, che per alcune informazioni di ...
Osvaldo Roman - 16-10-2004
Gratuità dei libri di testo

Che Berlusconi e la Moratti raccontino grandi bugie ormai è noto a tutti. Ecco l’ultimo clamoroso esempio:
La finanziaria che non taglia la scuola taglia di netto i 103 milioni di euro che dal 1998 la legge ...
Grilloparlante - 16-10-2004
Sembra essere questo uno dei nuovi slogan del movimento di opposizione contro la riforma Moratti.. La parola d’ordine in sé è accattivante, ma si presta a varie interpretazioni, ha diversi risvolti. In una scuola lunga otto ore come l’attuale Tempo ...
Giuseppe Aragno - 16-10-2004
Il paese, a poco più di trecento metri sul mare, su uno spunto tra Salerno e Policastro, si raccoglie indolente, e non rincorre certo la globalizzazione. Sul depliant della pro loco tracce di cavalieri e di Angioini, con un Guido d'Albert che vi giunse al seguito di Carlo I, e di passaggi da un padrone all'altro: i Sanseverino, la badia di Cava, i d'Alemagna che l'acquistarono - non è chiaro se per fatto d'armi - ma lo vendettero in breve ai principi Capano, che lo tennero a lungo sino a che - vuole l'araldica - si estinsero alla fine del secolo dei lumi, di cui la pro loco non dice, perché non si sa bene se sia passato mai per questi monti.
Seguendo poi la via legale delle successioni legali, il paese finì non si sa bene come in mano ai De Liguoro e fu così che ebbe in qualche modo a che fare con il paradiso: quell'Alfonso che si occupò di abitudini pagane del Cilento fu il santo de' Liguoro, che in paese trascorse parte delle stagioni della sacra sua vita. Feudo fino al 1806, quando la tardiva modernità della politica - ci sono terre in cui il ritardo è norma - impose al borgo l'eversione della feudalità, la gente e le case incantate tra il verde, quasi non se ne accorsero. Il paese tuttavia, non s'è mai del tutto scosso da una sua inspiegata sospensione del tempo.
La sentiva, questa tregua prolungata, e gli pareva addirittura ristagno, Sebastiano Neghelli persino nel motore dell'auto, mentre saliva su per gli ultimi tornanti che lo conducevano in alto.
Quando fu nell'abitato dalle vie domenicali strette e solitarie, Sebastiano si perse: la storia di una eterna nobiltà feudale gli si era parata davanti e aveva tempi suoi lunghi e sfasati. Con la spia della benzina al rosso non aveva avuto dubbi: s'era diretto nel centro che ospitava il Municipio.
L'uomo che se ne stava seduto su un muretto basso, davanti alla massiccia torre quadrangolare ch'era stato palazzo Capano si mostrò sinceramente stupito...
Aldo E. Quagliozzi - 15-10-2004
“ ( … ) Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza . ( … ) “
( Diligentemente ponderata e vergata con ferma mano per la diffusione del suo nobile pensiero da uno statista del calibro di certo Tremaglia Mirko ...
Francesco Mele - 15-10-2004
Segnalo il progrmma del Forum di Firenze




Anna Pizzuti - 14-10-2004
Il tempo pieno svuotato, e la prevalenza del tutor sono stati e sono i punti catalizzatori del contrasto alla riforma della scuola.
Di pochi, invece, l’ attenzione su altri aspetti, per seguire i quali - ad onor del vero - occorrerebbe un lavoro simile a quello degli artisti bizantini che componevano con perizia i mosaici più complessi, accostando, pazientemente, tessera dopo tessera.
Immaginiamo che uno di questi artisti provi a comporlo oggi, un mosaico, con le schegge impazzite di quella che alcuni, ancora, chiamano riforma della scuola.
Aniat - 14-10-2004
Inviamo il Testo Unificato del nuovo stato giuridico e diritti dei docenti in discussione in Parlamento e il testo integrale della legge finanziaria 2005, richiamando l'attenzione rispettivamente sugli articoli 3 e 4 (Stato giuridico) e sull' art.16 (Legge finanziaria).

Dal Testo Unificato del nuovo stato giuridico

Art. 3.


(Articolazioni della professione docente).

1. È istituita l'articolazione della professione docente nei tre distinti livelli di docente iniziale, docente ordinario e docente esperto. In particolare, il docente esperto ha anche responsabilità in relazione ad attività di formazione iniziale e di aggiornamento permanente dei docenti, di coordinamento di dipartimenti o di gruppi di progetto, di valutazione interna ed esterna e di collaborazione col dirigente dell'istituzione scolastica o formativa. La collocazione in livelli è riconoscimento di professionalità maturata ed opportunamente certificata e non implica sovraordinazione gerarchica. All'interno di ciascun livello professionale è disposta la progressione economica automatica per anzianità, secondo aumenti a cadenza biennale, da quantificarsi in sede di contrattazione collettiva, così come disposto dall'articolo 9, comma 3. Il passaggio da un livello al successivo comporta l'attribuzione della relativa differenza stipendiale iniziale tra i due livelli e il mantenimento della retribuzione di anzianità fino a quel punto maturata. Non è ammesso il passaggio da un livello al successivo prima di aver maturato un'anzianità di almeno cinque anni nel livello di appartenenza. L'accesso ai livelli superiori a quello iniziale è programmato dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che, con proprio decreto, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, determina annualmente il contingente massimo di personale docente per ciascun di tali livelli professionali. .......


Dalla Legge finanziaria


Art. 16: Disposizioni in materia di organizzazione scolastica

1.
Per la proroga delle attività di cui all’articolo 78, comma 31, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è autorizzata, per l’anno 2005, la spesa di 375 milioni di euro.
2. Per l’anno scolastico 2005/2006, la consistenza numerica della dotazione del personale docente in organico di diritto, non potrà superare quella complessivamente determinata nel medesimo organico di diritto per l’anno scolastico 2004/2005 .
3. L’insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria è impartito dai docenti della classe in possesso dei requisiti richiesti o da altro docente facente parte dell’organico di istituto sempre in possesso dei requisiti richiesti. Possono essere attivati posti di lingua straniera da assegnare a docenti specialisti, solo nei casi in cui non sia possibile coprire le ore di insegnamento con i docenti di classe o di istituto. Al fine di realizzare quanto previsto dal presente comma, sono attivati corsi di formazione, nell’ambito delle annuali iniziative di formazione in servizio del personale docente, la cui partecipazione è obbligatoria per tutti i docenti privi dei requisiti previsti per l’insegnamento della lingua straniera.
4. A partire dall’anno scolastico 2005 – 2006, al fine di ampliare la disponibilità e fruibilità a costi contenuti, di testi, documenti e strumenti didattici, da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, i libri di testo scolastici possono essere prodotti in via sperimentale ai fine della loro adozione nelle scuole del primo ciclo dell’istruzione di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59 e negli istituti di istruzione secondaria superiore, nella doppia versione, a stampa, e “on-line” scaricabile da Internet.
5. I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle indicazione nazionali dei piani di studio e sono realizzati in fascicoli o in sezioni tematici a sé stanti corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e possibilità di successivi arricchimenti e aggiornamenti. Essi sono composti in materiali leggeri, in modo da ridurre il peso trasportato dagli alunni.
6. Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca determina, con decreto non avente natura regolamentare, le caratteristiche tecniche dei libri di testo ed il prezzo massimo dei libri stessi nelle due versioni di cui al comma 4, assicurando comunque il compenso per il diritto d’autore e la copertura dei costi di produzione.
7. A decorrere dall’anno scolastico 2005 – 2006, i dirigenti scolastici adottano le disposizioni organizzative idonee a consentite la conservazione, presso la scuola, di libri e del restante materiale didattico in uso agli studenti.
8. Per l’attuazione del piano programmatico di cui all’art. 1, comma 3, della legge 28 marzo 2003, n. 53, è autorizzata, a decorrere dall’anno 2005, l’ulteriore spesa complessiva di 110 milioni di euro per i seguenti interventi: anticipo delle iscrizioni e generalizzazione della scuola dell’infanzia, iniziative di formazione iniziale e continua del personale, interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare la realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione.
9. Per la realizzazione di interventi di edilizia e per l’acquisizione di attrezzature didattiche e strumentali di particolare rilevanza da parte delle istituzioni di cui all’art. 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è autorizzata a decorrere dall’anno 2005 la spesa di 10 milioni di euro

Gianni Mereghetti - 14-10-2004
Giuseppe Savagnone ha pubblicato su Avvenire alcune interessanti riflessioni a margine della presentazione, da parte del ministro Moratti, dei risultati dell'indagine condotta dal Servizio nazionale di valutazione sui livelli di apprendimento nella ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 13-10-2004
“ ( … ) Chi si vergogna del ministro italiano quando i disperati in fuga dalle nostre guerre e dalle nostre carestie, vengono caricati come pacchi sugli aerei della deportazione appena approdano sfiniti a Lampedusa;

chi non sopporta di vederli ...
Dedalus - 13-10-2004
Che differenza c’è tra figura (docente) e funzione? Dicesi FIGURA “la persona stessa, in rapporto alle caratteristiche che riassume in sé, in rapporto al ruolo, alle funzioni che deve svolgere”.
Si intende per FUNZIONE “un’attività che una persona ...
Umberto Novelli - 13-10-2004
Leggevo la bozza di progetto che ha il governo a riguardo della tripartizione in fasce degli insegnanti. Bisognerà restare nella fascia di attribuzione almeno 5 anni a prescindere dai titoli. Solo dopo tale periodo si potrà sperare di far valere i ...
Grazia Perrone - 12-10-2004
Ancora una "picconata" sulla legge 148/90 già, implicitamente, abrogata dal decreto n. 59 per quanto concerne il "team" docente avente pari dignità giuridica e professionale. Ad essere - implicitamente - abrogato dalla legge Finanziaria 2005, questa volta, è l'articolo 10 (al quale fa seguito il decreto ministeriale attuativo del 28 giugno 1991) che introduce l'insegnamento obbligatorio - operato da docenti appositamente formati e preparati in raccordo con il team docente - di una lingua comunitaria a partire dalla classe seconda. E' un ulteriore passo avanti (o indietro?) verso il/la maestro/a tuttologo/a antecedente il 1990. Un bel tuffo nel passato spacciato - in nome della razionalità del sistema - per modernità. Riporto, di seguito, il commento di Tuttoscuola Focus n. 72/168 dell'11 ottobre 2004 che - tanto per cambiare - fa intendere, dal titolo, che l'iniziativa "siniscalense" di formare tutti i docenti della scuola primaria (in maniera "generalista" e non in modo approfondito e specialistico) sia cosa nuova, buona e giusta ... smentendosi, nella stessa news, poche righe dopo. E' un modo scorretto di fare "informazione" che va stigmatizzato. E denunciato.

Aniat - 12-10-2004
Questa Associazione invita Sindacati e Associazioni

• a sollecitare il MIUR ad aprire un tavolo di trattativa sulla revisione della classi di concorso contemplando quella relativa a tecnologia e informatica da assegnare agli attuali docenti di educazione tecnica;
• a prevedere, nell'ambito della revisione delle Indicazioni Nazionali, entro i diciotto mesi dall'entrata in vigore della riforma Moratti, l'aumento delle ore a Tecnologia scorporandola dall'area disciplinare matematica-scienze-tecnologia;
• a promuovere un incontro con il sig. Ministro per discutere l'intera tematica sulla educazione tecnica con trasparenza, sincerità, realtà, verità, autenticità, oculatezza e senso del dovere, credenziali necessarie per la carica che ricopre e per la funzione che svolge.

ed invita il Ministro Moratti

• ad aprire un tavolo di trattativa sulla revisione della classi di concorso contemplando quella relativa a tecnologia e informatica da assegnare agli attuali docenti di educazione tecnica;
• a prevedere, nell'ambito della revisione delle Indicazioni Nazionali, entro i diciotto mesi dall'entrata in vigore della riforma, l'aumento delle ore a Tecnologia scorporandola dall'area disciplinare matematica-scienze-tecnologia;
• a promuovere un incontro con l'Aniat per discutere l'intera tematica sulla educazione tecnica con trasparenza, sincerità, realtà, verità, autenticità, oculatezza e senso del dovere, credenziali necessarie per la carica che ricopre e per la funzione che svolge.
ilaria ricciotti - 12-10-2004
Il paesotto

Sei come un cerbero sempre affamato
ti ingozzi di ciarle
persino di chi non è ancora nato.

Dune

Silenzi interminabili.

La pace regna
sovrana
in uno spazio
dove lo sguardo
e l'anima si perdono.
Gennaro Capodanno - 11-10-2004
Una buona notizia per gli studenti napoletani. Con circolare prot. 17520/P del 6 ottobre scorso il direttore generale scolastico per la Campania, Bottino, ha emanato le disposizioni indirizzate a tutti i Dirigenti scolastici della scuole statali e ...
Gianni Mereghetti - 11-10-2004
In alcune scuole sta succedendo una cosa “strana”, quella della limitazione dell’apertura pomeridiana. E’ per ora un intervento soft, in quanto, contro la prassi consolidata dell’apertura della scuola tutti i pomeriggi, riduce a due o tre giorni la ...
Fuoriregistro - 09-10-2004
Oggi, in nessuna nazione civile il distacco tra possibilità vitali e la condizione attuale è così grande: tocca a noi di colmare questo distacco e di dichiarare lo stato di emergenza
Era il 28 novembre del 1943 quando Giame Pintor scriveva la sua ultima lettera al fratello Luigi, prima di cadere, a ventiquattro anni, in uno dei primi episodi della guerra partigiana.
E sembrano parole rivolte anche a noi, alla nostra condizione attuale.
E’ la prima volta, nella storia dei nostri ultimi sessanta anni, che siedono al governo forze del tutto estranee alla nascita della nostra democrazia e della nostra Costituzione. Ed anche forze che l’hanno apertamente combattuta.
Non è un dato puramente cronologico. Bisogna tenerlo presente, analizzando qualsiasi loro scelta, qualsiasi atto.
…… se imparare vuol dire non apprendere, ma “conoscere insieme” togliere agli altri la parola propria” .
E’ ancora Giaime Pintor a parlarci, ed è stata la sua felice intuizione che ci ha accompagnato in questo lavoro di raccolta delle riflessioni sulle Indicazioni nazionali relative alla Storia. Prescrizioni, più che Indicazioni, che consideriamo riflesso evidente e traccia profonda di come si intenda formare il pensiero e determinare le scelte che segneranno il futuro.
Dichiariamo perciò lo stato di emergenza per l’insegnamento della storia
Con un profondo e consapevole spirito di parte: quello che ci fa stare dalla parte della scuola.
Aldo E. Quagliozzi - 09-10-2004
Ha scritto Umberto Galimberti nei giorni più afosi di questa ultima estate, allorquando il clap-clap nazionale era al meglio del suo dirompere, e l’onda lunga della trasgressione ispirata dalla torrida stagione coinvolgeva magnificamente le genti del bel paese, impegnatissime in statuarie esposizioni al sole delle affaticate membra, incuranti o perlomeno dimentichi delle afflizioni passate ma comunque incombenti al ritorno dei primi refoli freschi , forieri questi di ben altre tempeste:

“ ( … ) Dopo vent’anni di televisione commerciale, la cultura, per diffondersi, deve fare i conti con la pubblicità e con il mercato, e quindi, per via di questi conti, deve abbassare paurosamente il livello e diventare sempre meno “ cultura “ e sempre più “ spettacolo “.
E questo perché abitiamo un mondo che i media hanno reso più visivo che riflessivo, più emotivo che ponderato.
Se ad esempio un uomo di pensiero va in televisione è bene che non parli più di 10 secondi e soprattutto che sia capace di riempire quel tempo con slogan efficaci e con dettati ipnotici, che non sono cultura ridotta in pillole, ma riflessi narcisistici che riverberano non tanto l’efficacia del pensiero, quanto la prontezza dei riflessi.
( … ) A questo punto all’intellettuale non resta che prodursi in una sorta di “ schizofrenia funzionale “ che gli consenta di dividersi tra l’uomo di spettacolo per far arrivare al pubblico qualche scampo culturale, e l’uomo di studio capace di chiudersi rigorosamente e per la maggior parte del suo tempo nello spazio confortante dei suoi libri, per recuperare, non davanti agli altri, ma davanti a se stesso, quel minimo di dignità che gli consente di maturare qualche degno pensiero da destinare a quella volgarizzazione che si chiama “ divulgazione “.
Questo compito non è mortificante per l’intellettuale, che ha comunque il vantaggio di condurre una vita non alienata. E’ mortificante per la cultura che, per sopravvivere, ( … ), deve rivestire i panni della spettacolarità.


Il brano riportato è tratto da uno scritto di Galimberti dal titolo “ L’applausometro del pensiero “ ed è apparso sul quotidiano “ la Repubblica “ del 3 luglio.
La omologzione della televisione pubblica ai caratteri propri della televisione commerciale è il peccato più grande compiuto, nel corso degli anni, da tutti coloro che si sono avvicendati nella sua gestione.
Non esiste colorazione politica o di schieramento alcuno che possa in qualche modo accampare una differenziazione di atteggiamento e di comportamento, tanto che tutti i gruppi dirigenti, di qualsiasi schieramento politico che abbiano avuto responsabilità dirette, hanno fattivamente concorso alla creazione dello sfascio odierno del servizio pubblico televisivo.
Da occasionale spettatore di spettacoli di intrattenimento è potuto accadere anche a me, nel pomeriggio di una recentissima domenica, assistere alle scempiaggini di una trasmissione condotta allegramente su di una rete Rai che, nell’occasione, si era premurata di fare intervenire un intellettuale di grande risonanza, il poeta Tonino Guerra; la sua presenza era di certo la necessità di dare alla trasmissione una parvenza di intelligenza e credibilità.
Il tutto è filato incentrando l’essenza e l’attenzione della vacua orrenda trasmissione sulla presenza di un altro ospite e delle di lui avventure amorose, stante la celebrata e riconosciuta dai più sua capacità di conquistare i cuori delle più celebri bellezze femminili.
Quanto sarà costata al cittadino utente quella sbalorditiva ed inutile partecipazione? E’ potuto accadere che l’intellettuale di turno, rompendo forse gli schemi consolidati e le abitudini imposte, abbia al momento del congedarsi “ strigliato “ sia i responsabili della trasmissione sia i partecipanti della stessa, con un parlar fuori dai denti meritevole di essere ripreso, nei giorni successivi, dalla libera stampa del bel paese. Ed invece il nulla sullo scabroso episodio.
E spiando nel giardino altrui, dove l’erba del vicino è sempre più verde, riporto la corrispondenza di Udo Gumpel, tedesco, ma che vive e lavora a Roma come corrispondente del servizio pubblico di quel paese dal lontano 1984. E’ come spiare attraverso il buco della serratura altre realtà tanto vicine a noi geograficamente, ma distanti anni-luce nella conduzione e nella considerazione sociale, e scoprire che il verde degli altri è effettivamente un verde diverso.
Grazia Perrone - 09-10-2004
Rocco Buttiglione c'è cascato un'altra volta. All'indomani della vittoria elettorale del centrodestra con una (malaccorta) intervista concessa - il 16 maggio 2001 - al quotidiano La Stampa di Torino si è "giocato" la potrona di ministro della (non più pubblica) Istruzione.

Oggi, con avventate esternazioni integraliste (cattoliche), rischia di giocarsi la poltrona di vice presidente della Commissione europea con un portafoglio "pesante": Giustizia, libertà e sicurezza.

Ma quale "giustizia e libertà" può assicurare un soggetto (...)"bollato da Cuore con l'appellativo di cleropositivo? (...)". Che considera un prioritario obiettivo "cuturale" (sic!) la reintroduzione della sanzione penale per le donne che praticano l'aborto con la - logica dal suo punto di vista - conseguenza di considerare la revisione della legge 194 più importante della devolution?

E che considera gli omosessuali dei peccatori il cui comportamento è - da un punto di visto "tecnico" (!?) - "indice di disordine morale"?

Ma è sulla concezione della Storia, espressa nella già citata intervista, che vorrei soffermarmi un attimo per il - dichiarato e ostentato - rifiuto nei confronti di una cultura (quella di Sinistra ... o presunta tale) che (testuale) "ha sognato una società perfetta dimenticando che gli uomini stanno sotto il segno del peccato originale".
Giuseppe Aragno - 09-10-2004
Le donne: un mondo - il mondo - messo a fuoco in una camera oscura e rivoltato -quella sì, quella davvero fu rivoluzione - un, mondo nato ai margini dell’altro in cui vivevo, e diventato d‘un tratto l’occhio della terra.
Le donne, vetri e pietruzze rilucenti, d’età diversa, condizione varia, eppure equivalenti, solidali, senza ufficiali e soldati: stesse parole di un linguaggio antico.
Non lasciatevi incantare dall’inganno del tempo. Lo so, voi le vedete oggi, piegate su stesse dal saldo in rosso che abbiamo accumulato con la vita. Peggio, assai peggio. Voi le vedete disanimate, neutralizzate, nelle dosi prescritte di pellicola tagliata, ridotta, censurata, stravolta e montata con inesorabile perizia tecnica, dagli eterni soldati di ventura della manipolazione televisiva, che prestidigitano la storia nei documentari o raccontano chi fummo e insieme che facemmo. Voi le vedete, come pupazzi abbigliati secondo comune regole formali, intruppate nei cortei della protesta, bocche che urlano, ma non hanno la voce o le parole, stereotipi al femminile d’una generazione ridotta a merce di consumo intellettuale, simboli commerciabili di un eterno luogo comune: il contrasto tra generazioni.
Ma è una bestemmia.
Chi le ha viste lo sa: fu come sognare. Anna Kuliscioff, Maria Rygier, Angelica Balabanof, Maria Verone: mi sembrò che incarnassero i modelli che avevo dell’universo ribelle femminile. E loro no, loro ostinate e nuove, mi cambiarono l’universo e mi tolsi dalla testa la tentazione di fare accostamenti. Non c’era modello che tenesse: facevano politica secondo libertà, opponevano il riso e il pianto, le unghie e i denti all’antica bestialità di lacrimogeni e manganelli. Donne, come finalmente le vidi in un pianeta unico in cui vivere insieme - e pensai fosse per sempre - corali, uguali, dignitose pensarono un mondo nuovo e ci strapparono tutta quanta la parità che si poteva.
Nulla di tutto questo resta. Nelle manipolazioni dei soldati di ventura le donne sono pupazzi vestiti secondo una maniera, intruppati nei cortei della protesta, con le bocche che urlano senza voce o parole. Furono invece bellezza trasparente, corpi lievi che ballavano tenendosi sottobraccio senza toccare terra, furono dita veloci su corde di chitarra, sfrontate mani in alto sopra la testa, i pollici contro i pollici, gli indici contro gli indici, e trovarono parole che hanno scalato montagne.

Giuseppe Aragno - 09-10-2004
La ricerca storica ti fa giramondo. Non tanto perché, dietro le tracce di uomini e cose, ti metti talora materialmente in viaggio - e il percorso ti è ignoto: lo dettano i fatti e le passioni che ricostruisci - quanto perché, dal tuo osservatorio locale, segui l’itinerario ammaliante delle idee e degli ideali: non hanno confini. Un viaggio uin po’ amaro, m’è capitato di farlo pochi giorni fa in archivio. Seguivo Federico Zvab, un istriano, incontrato alla testa di insorti nelle Quattro Giornate, e mi è parso assurdo che di un uomo della sua tempra si sappia poco o nulla e che nessuno abbia pensato di intitolargli una strada. Una strada come quella che si propone a Napoli per Giorgio Perlasca.
Non è questione di toponomastica, e nemmeno del fatto che Perlasca fu volontario in Spagna dalla parte opposta a quella in cui si schierò Zvab, benché sia inevitabile pensare che, in Spagna, i Perlasca avrebbero potuto ammazzarli i miei Zvab. E allora, mi domando, chi avrebbe fatto poi le Quattro Giornate. Ma non è questo il punto.E’ che Perlasca, non più fascista e non antifascista, tiene per sé, se mai la sente, la ripulsa morale per le leggi razziali e, scoppiata la guerra, è incaricato d’affari nei paesi dell’Est con lo status di diplomatico: rappresenta il regime. Vive così, in una condizione ambigua la tragedia dell’Olocausto sino alla soluzione finale, e in extremis, con un moto di pietà, risolve un sopraggiunto confitto interiore; non scioglie però il nodo cruciale della responsabilità personale nei confronti del fascismo, contro il quale non si schiera mai apertamente.
E’ per questa sua condizione di ambiguità che, quando i tempi sono parsi maturi, Perlasca è diventato strumento di una sottile e pericolosa operazione di “maquillage” politico, di recupero di immagine del fascismo, attraverso quella “dottrina della pacificazione”, per la quale, di fatto, il revisionismo vince la partita.
Claudia Fanti - 08-10-2004
LA STORIA NELLA SCUOLA DI BASE: UNA DISCUSSIONE

Una vasta mobilitazione di insegnanti e docenti universitari, che criticano le indicazioni ministeriali sui programmi di storia nella scuola di base, e discutono sulle forme di insegnamento della disciplina. Le Voci ne rendono conto, pubblicando il testo di un appello e alcune osservazioni di Rolando Dondarini, seguiti dalle indicazioni normative.
È un piccolo contributo alla discussione aperta e documentata; nella convinzione che, al di là delle diverse posizioni, nella riforma in corso manca proprio la ricerca di un confronto pubblico - ed è una mancanza grave. Nella rubrica delle segnalazioni sono indicati anche i prossimi incontri su questo tema.
Chi aderisce all'appello può rispedire il testo all'indirizzo: rolando.dondarini@unibo.it specificando i propri dati. Il testo e l'elenco delle adesioni anche all'indirizzo web:
http://xoomer.virgilio.it/festastoria/Appello.html
(Rolando Dondarini è docente di storia medievale e didattica della storia all'università di Bologna).
Osservazioni e commenti - e benvenuti i discordi - a insegnare@iger.org


Ilaria Ricciotti - 08-10-2004
La pioggia ha ceduto il suo posto
ad un sole
luminoso,
che riscalda
esseri
e
cose.
Maurizio Tirittico - 07-10-2004
Ovvero natura e fini degli Obiettivi Specifici di Apprendimento

Su “Azienda Scuola” di martedì 5 ottobre c. a., a pag. 35, nella tabella relativa al Glossario delle Indicazioni nazionali che accompagna l’articolo di Giorgio Sciotto, Nuovi programmi solo indicativi, leggo che gli Obiettivi Specifici di Apprendimento afferiscono a Conoscenze o abilità di una disciplina che lo studente deve possedere al termine della classe o del biennio.
Si tratta di una definizione non corretta, che rischia di aggravare ulteriormente lo stato di confusione che la legge 53 ed il primo decreto applicativo hanno già creato nelle scuole.
Lungi da me una difesa d’ufficio della riforma, ma è doveroso ricordare quanto segue.
L’epigrafe della legge 53/03 recita testualmente: Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale. Si tratta di una definizione indotta dalla applicazione del nuovo assetto costituzionale di cui alla legge costituzionale 3/01. Com’è noto, l’articolo 117 (attualmente oggetto di riforma nell’attuale Parlamento) recita testualmente che “lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie”; e, tra queste, ai punti n) ed m) ritroviamo le “norme generali sull’istruzione” e la “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Si tratta dei due punti recepiti dalla legge 53/03: pertanto la legge detta le norme sull’istruzione nel suo complesso, e detta quali sono i livelli essenziali delle prestazioni che i servizi scolastici e formativi devono garantire su tutto il territorio nazionale.
Le Indicazioni nazionali che sono allegate in via transitoria al dlgs 59/04, applicativo della legge per quanto concerne la scuola che lato sensu possiamo chiamare di base, non possono non richiamarsi ad uno dei suoi fondamentali principi ispiratori: il fatto, cioè che le istituzioni scolastiche autonome (e l’autonomia è oggi anche precetto costituzionale) devono garantire ai fruitori del servizio livelli tali di prestazioni al di sotto dei quali non possono scendere.....

...Subito dopo Sciotto afferma che “gli obiettivi di apprendimento riguardano gli studenti”. Ma è una sua deduzione, una sua estrapolazione. Si tratta di una affermazione che non compare mai nelle Indicazioni!

Che il tutto sia un gran pasticcio non dipende da me né da Sciotto, che, come tanti altri, con tanta buona volontà cerchiamo di leggere e comprendere le fumisterie, i gliommeri e le farse di queste tediose Indicazioni, anche perché le scuole chiedono lumi in questo gran bailamme! E lo spirito di servizio a volte è più forte dello spirito critico! Er pasticciaccio, detto alla romana, l’ha combinato Viale Trastevere. Sarebbe ora che gli anonimi del fantomatico GdL venissero allo scoperto e, come i servi dell’antica Roma, da veri ministri, ci facessero luce in questi angiportus transtiberini!!! E se lo facessero pedissequamente, alla lettera, sarebbe l’optimum!

Pino Patroncini - 07-10-2004
Brutta faccenda la Storia. Non quella che si studia a scuola, che anzi serve a capire tante cose (come si vedrà anche qui), ma quella vera che si vive e che si è vissuta, che altri hanno vissuto prima di noi. E questo vale anche per la storia della scuola o dell’educazione in ciascun paese.
Sì, perché spesso quando si sente parlare di innovazioni da introdurre nei sistemi scolastici, nel nostro in particolare, si magnificano le virtù di questo o quel meccanismo prescindendo non solo dai contesti sociali politici economici e culturali ma anche dalla storia di ciascuna istituzione scolastica e della società che l’ha prodotta così come è. Invece siccome la scuola non è un ufficio dell’anagrafe ( eppure anche questi hanno la loro storia!) bensì è ambiente di relazioni vitali, essa vive di relazioni interne e dell’effetto di relazioni esterne assai più di quanto molti improvvisati tecnocrati ( non sono neppure tali per davvero!) vogliano credere e far credere.
E la scuola italiana, piaccia o non piaccia agli amanti della valutazione all’ultimo grido, ai fautori del cambiamento-non-importa-quale ad ogni costo, agli architetti dei modelli organizzativi, agli individuatori degli sbocchi a-ciascuno-il-suo, agli spregiatori della categoria docente ( che ha tutti i difetti, ne convengo, tranne quello di farsi abbindolare dal mito liberista) – la scuola italiana ha una sua storia. O meglio ce l’ha la società che così l’ha prodotta nel tempo.
O meglio ancora che ne ha prodotto gli handicap. E due, in particolare, qui ci interessano.

Pierluigi Nannetti - 06-10-2004
Mi pare lodevole l’intenzione di chi sostiene che il Parlamento debba fare leggi che non siano solo e semplicemente compatibili con la Costituzione, ma che ne attuino concretamente e finalmente i principi, specialmente per ciò che riguarda i diritti dei lavoratori, che negli ultimi anni sono stati alquanto trascurati. E non solo dall’attuale governo: i Co.co.co., la flessibilità (che significa semplicemente precarietà) etc. sono state invenzioni del precedente governo.
Le condizioni generali, di vita e di lavoro, dei lavoratori dipendenti sono talmente peggiorate, che c’è chi ritiene addirittura che sia nuovamente in agguato un rigurgito di lotta di classe!
Le tesi che prevalgono, a destra e a sinistra, consistono nel sostenere che la migliore soluzione di ogni problema sociale sarebbe data dal mercato; perfino il rapporto tra pubblico e privato sarebbe risolvibile con un’efficiente regolamentazione dello stesso mercato. Destra e sinistra si distinguono solo per gli strumenti, che vorrebbero utilizzare, ma non per le convinzioni di fondo sulla bontà di “Sua Maestà”: il Mercato.
Ecco perché a nessuno interessa riesumare la Costituzione e i suoi principi.
Invece è molto interessante conoscere esattamente quello che la Costituzione sostiene in materia di diritti dei lavoratori, anche perché tutti quelli che assumono funzioni di governo debbono giurare fedeltà alla Costituzione; ed una ragione ci sarà.
Così si può scoprire che, secondo la Costituzione, il rapporto tra pubblico e privato non va letto sull’efficienza dello stesso mercato, ma va inquadrato dal punto di vista della tutela del lavoro e della preminenza dell’interesse pubblico su quello privato.
I primi 4 articoli enunciano principi molto forti, principi che non hanno avuto mai piena attuazione, così come del resto è accaduto a quegli articoli, che non si limitano ad enunciare principi generali, ma che entrano anche nel merito e nei dettagli.
Se la Costituzione ha da essere attuata, ciò dovrebbe essere vincolante soprattutto per quelle parti che indicano al legislatore, in maniera abbastanza precisa, che cosa deve fare. Ad esempio proprio per quegli articoli che trattano del sistema economico e dei diritti dei lavoratori.

Mario Menziani - 06-10-2004
Si stava lì, malinconici in quella malinconia di stazione e nebbia.
Si attendeva il treno in un silenzio quasi irreale, senza guardarsi neppure in faccia. Nessuno aveva il coraggio di parlare. Come se un non so che di ritegno, o peggio, un senso di vergogna per quella sensazione di impotenza e di sconfitta, costituisse una barriera di incomunicabilità tra chi per quella sconfitta doveva partire e chi, pur sconfitto ma più fortunato, almeno per il momento, l’aveva scampata bella.
C’erano tutti i colleghi alla stazione, con tanto di bandierine colorate per i saluti. La mattina, piuttosto uggiosa, s’intonava alla mesta cerimonia dei saluti. Fu Tarozzi a rompere quel silenzio.

un'insegnante - 06-10-2004
Il problema per cui vi scrivo è certamente piccolo piccolo, tuttavia è ugualmente significativo del clima che si respira in Italia.

Mi riferisco al diffuso malessere di noi insegnanti a causa della riforma Moratti.

Non si tratta di volersi ...
Comitato Genitori ed Insegnanti di Soliera - 06-10-2004
E’ di spessore e variegato il movimento che ormai dall’anno scorso chiede in diverse forme e in sostanza l’abrogazione della “Riforma Moratti”.

Dall’inizio dell’anno scolastico sono continue le iniziative di raccolta firme che vedono, in generale ...
Francesco Mele - 06-10-2004
Mi rendo conto che l'unità sindacale richieda la ricerca di equilibri non sempre facili da raggiungere.
Forse per questo nel volantino di proclamazione non è resa esplicita la richiesta di abrogazione della legge 53 e il ritiro del decreto 59.

Ritengo d’altra parte che il movimento, pur proseguendo i percorsi già avviati e da avviare, debba appoggiare questa mobilitazione, questo sciopero, che possono rappresentare un punto di snodo rilevante per la lotta alla politica scolastica del governo. Per questo penso che dobbiamo impegnarci a fondo per la riuscita complessiva della mobilitazione, promuovendo al massimo la partecipazione dei lavoratori, dei genitori, degli studenti, dei cittadini.

Penso però che queste parole d'ordine, ABROGAZIONE, RITIRO, BLOCCO, debbano arrivare forti e chiare a chi avrà, prima o poi, la responsabilità di decidere se tradurle o no in programma politico.

Laura, 9 anni - 06-10-2004

C’era tanto fumo, dei lampi e si sentivano i rumori. C’erano i buoni e c’erano i cattivi. Ma anche in mezzo ai cattivi c’erano i buoni, forse anzi sicuramente. Allora mi chiedo: come fanno i soldati buoni a sapere dove sono i cattivi? Come fanno a essere sicuri a non bombardare i buoni? E se non lo sanno come fanno ad essere buoni?

Pierangelo Indolfi - 05-10-2004
Con una certa delusione nel volto, mia figlia Letizia mi mostra un passaggio del suo libro di letteratura latina del primo liceo classico.

Su di esso è presente il seguente passo:
"Un'analisi accurata del lessico latino nella sua fase ormai ...
Cub Scuola - 05-10-2004
Le scuole di La Spezia sono ridotte a chiedere, per garantire il rientro pomeridiano, da 12 a 20 euro al mese alle famiglie

Come è noto, il Ministro dell'Istruzione (non più pubblica) Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti ha garantito che la sua ...
Gloria Sica - 05-10-2004
Spettabile redazione,

forse potrebbe essere utile divulgare la notizia relativa al comportamento antisindacale del CSA di Frosinone, secondo decreto del Giudice del lavoro del Tribunale di Frosinone, dr.ssa Marini, datato 9 settembre 2004, che ha ...
Aldo E. Quagliozzi - 04-10-2004
Sol chi difetta della memoria storica ha potuto illudersi che attorno alla vicenda delle due Simona si potesse cementare la solidarietà senza etichette, propria di un vero e grande paese.
Ma questo bel paese non ha mai vissuto della solidarietà vera e disinteressata, non ha mai riposto la sua litigiosità se non all’interno degli ambiti del più deleterio familismo, delle sue varie sacrestie e confraternite, che ricoverano convenientemente, all’occorrenza, anche i figuri più spregevoli che possano in esso liberamente circolare.
E’ un paese disgraziato in verità, poiché non riesce a gioire nel suo più profondo neanche in presenza delle sventure le più tragiche e strazianti; esse servono invece a cementare la solidarietà all’interno delle opposte fazioni, a far sì che i vincoli, anche i più abietti ed incoffessabili, trovino modo di rinsaldarsi per esere pronti alla controffensiva alla occasione prossima ventura.
le vicende di questi nostri giorni sconfortanti confermano come non possa esserci nel bel paese fatto, avvenimento o qualunque altra cosa che siano apportatori di disinteressata, vera solidarietà.
E’ il bel paese la culla dei “ pacificatori in armi “ che dileggiano i “ pacifisti senza armi “, i quali ultimi accorrono ovunque armati solo delle loro idee, del loro disinteresse, del loro grande animo, e con quelle armi faticano, aiutano e muoiono.
Non c’è spazio per loro nel pensiero unico dominante nel bel paese; a loro viene richiesta l’abiura, in cambio di una loro ammissione sul palcoscenico unico e dominante dei moderni mezzi di disinformazione. E se l’abiura non perviene nel tempo utile e stabilito il dileggio è d’obbligo...

Grazia Perrone - 04-10-2004
La memoria storica - in epoca di revisionismo imperante e di "epurazione" dei testi storici - fa paura. Non solo in Italia. In Spagna, negli ultimi mesi, la "riscoperta" delle fosse comuni nelle quali sono state sepolte decine di persone (uomini e donne compromessi/e nella Seconda Repubblica ) sta riproponendo un tema a lungo rimosso dalla memoria collettiva: il carattere di massa della sollevazione popolare seguita all'Alzamiento di Franco che vide il popolo di Barcellona (e della Catalogna) in prima linea contro i golpisti. Unitamente al ruolo, preponderante, svolto dagli anarchici nella - iniziale ed effimera - vittoria delle forze democratiche. Riporto, di seguito, un significativo estratto di un articolo pubblicato sul Corsera del 3 ottobre 2004 (firmato da Aldo Cazzullo) che riporta alcune (e non nuove) inesattezze storiche la prima delle quali è rappresentata dal fatto che gli "anarchici non vuotarono gli arsenali" militari quel 19 luglio del 1936 ... come sostiene il giornalista.

Gianni Mereghetti - 04-10-2004
Intervenendo sul fatto che metà degli abitanti di Milano sceglie la cremazione il prof. Emanuele Severino ha messo in evidenza che questa scelta non è motivata solo da esigenze pratiche, ma ha dei chiari fondamenti culturali. Per il prof. Severino la diffusione della cremazione è il segno preoccupante di un lento abbandono al nulla, abbandono che è davanti alla morte perchè rappresenta il modo normale di affrontare la vita. La cremazione sarebbe quindi un indizio del nichilismo dominante, tanto che vita e morte alla fine hanno lo stesso valore, il nulla! Però per Severino più forte di questo cadere nel nulla è presente nel nostro cuore "un’altra voce - quella autentica - che dice che l’uomo non è cenere, ma è eternamente salvo dal nulla e che la sua è la morte di chi, pur morendo, in quella salvezza eternamente permane”.

Ha ragione il prof. Severino! Se la pratica della cremazione fosse l’affermazione del nulla sarebbe da rifiutare perchè significherebbe la negazione del giudizio ultimo della ragione, quella della positività dell’essere. Del resto la Chiesa stessa permette la cremazione “se tale scelta non mette in questione la fede nella resurrezione dei corpi” (Catechismo della Chiesa Cattolica).

Pierangelo - 04-10-2004
Oggi è San Francesco.

In questi tempi difficili, un solo episodio della vita di San Francesco d'Assisi diventa più importante di tutti gli altri: l'incontro con il Sultano. Lo riporto dalla lettera che il recentemente scomparso Tiziano Terzani ha ...
Cristina Contri - 02-10-2004
Durante i tre giorni del festival della filosofia, tra una lezione di un filosofo ed un’altra, ho distribuito i volantini con i quali il Comitato Provinciale Scuola Pubblica ricorda i punti cruciali della politica scolastica del Ministro Moratti e annuncia un autunno di fermento.
Mentre avvicinavo questi fogli alle mani delle persone incontravo i loro sguardi e vi intuivo alcune domande, perplessità. Due di questi dubbi si sono tradotti in parole, e hanno continuato ad abitare i miei pensieri durante tutta la durata del festival.
La prima domanda: c’è una guerra, il terrorismo, i sequestri… e noi stiamo qui ad occuparci delle piccole cose di casa nostra, della riforma della scuola italiana?
La seconda è questa: certo che bisogna essere ottimisti per fare quello che fate. Come potete pensare di ottenere ancora qualcosa? Ormai la riforma è arrivata nelle scuole, o no?
La risposta alla prima perplessità è venuta proprio dai filosofi....
Io da questi filosofi che ho ascoltato, ho capito che possiamo parlare di mondo solo come uno spazio e un tempo che è condiviso, il mondo insomma è un luogo comune. Per ragionare sul mondo bisogna fare i conti con l’altro da me: convivenza, comunità, abbraccio, partecipazione, relazione; queste le parole che ritornavano nel cercare i modi possibili di stare al mondo, di starci possibilmente tutti, e di starci in un modo che possa essere sopportabile per tutti.
Allora ho capito che la riforma della Moratti è proprio dentro a questo tema, ma lontano da quello che hanno detto tutti i filosofi. Nella riforma della scuola italiana infatti si pensa in termini individuali, la personalizzazione, che è il pensiero cardine di tutto l’impianto morattiano, si traduce nell’idea che chi ti sta intorno è un potenziale nemico. E come possiamo educare al mondo come luogo e tempo comune se la nostra scuola ha questi presupposti?
Mi sono quindi convinta che il movimento contro la scuola della Moratti deve essere a fianco di tutti i movimenti che chiedono la pace, ci deve essere perché pensare alla pace significa progettare una scuola capace di pensare al mondo come ad un posto che è di tutti; capace di pensare che la persona che hai di fianco non è necessariamente un tuo nemico.
La seconda domanda era legata all’idea che tanto ormai….
Certo, ci vuole davvero dell’ottimismo. Per chi, come molti di noi, si occupa di educazione, l’ottimismo è condizione indispensabile. Perché educare ha a che fare con il futuro, e non potremmo occuparci di futuro se non avessimo speranza. Siamo ottimisti, e questa speranza di poter in qualche modo incidere sulla storia è un progetto politico. È politica lo sforzo che facciamo per non abituarci alla riforma della Moratti, perché la riforma non c’è, e la Moratti tenta di passarla liscia proprio giocando sul fatto che tutti pensano che la riforma ci sia, e si sono già assuefatti a questa scuola. Una scuola che per ora ci è stata solo raccontata alla televisione, negli spot e negli opuscoli. È politica avere il coraggio di pensare che non tutto è già stato fatto. E allora forse ci vuole del coraggio a manifestare ancora. Sì, ci vuole del coraggio ad andare in piazza a Modena, il 2 ottobre, alla manifestazione contro la scuola della Moratti, e noi questo coraggio ce lo abbiamo!
Grazia Perrone - 02-10-2004
Oggi 1 ottobre: giornata nazionale contro la riforma Moratti. In tutta Italia si stanno organizzando manifestazioni, feste e scioperi per protestare contro i decreti attuativi (quello già pubblicato in G.U. e quelli preannunciati ma non ancora ufficializzati), chiedere il loro ritiro e abrogare - in ultima analisi - una riforma che stravolge la scuola statale dal punto di vista didattico e da quello dell’organizzazione sociale.
L'onda lunga della protesta inizia dalle elementari (che protestano per il taglio al tempo pieno e per la "messa in mora" del team docente introdotto, appena un decennio fa, dalla Legge 148/90), prosegue alle superiori e si estende ... fino all'università.
L'opposizione sociale che, per tutto l'anno scorso, ha attraversato le scuole e le piazze italiane e che unisce genitori, studenti, personale docente e non docente ai ricercatori universitari ha rallentato, ovunque ha potuto, l'applicazione della riforma Moratti.
E non è poco.
Molte scuole (ex) elementari sono riuscite a difendere gli organici, il tempo scuola, i piani dell'offerta formativa, a rifiutare o "diffondere" la figura del tutor e sono - come mi ha confidato un collega con una battuta che, in questi giorni tristi per i tragici "eventi" irakeni, mi ha fatto sorridere- in attesa delle sanzioni.
Quella che, per la Moratti, doveva essere una marcia trionfale celebrata dai media e osannata dai fans e’ diventata una strada irta e tormentata, e infatti non sono mancate reazioni spropositate che poco hanno a che fare con la democrazia. E che ci rappresentano una compagine governativa sull'orlo di una crisi di nervi.
Dei circa 10 decreti attuativi che - ai sensi della legge n. 53/03 - devono, necessariamente, accompagnare la "riforma" (e che devono essere approvati a tutti gli effetti entro il 19 marzo 2005, pena la decadenza di tutta la legge), solo 1, quello sulle materne-elementari-medie, e’ stato effettivamente varato.
Ed è su questo che si concentra, ora, lo sforzo maggiore del, rinnovato e mai domo, dinamismo sociale.
Nei giorni scorsi i sindacati confederali rompendo gli indugi che hanno contraddistinto la loro azione lungo tutta la primavera scorsa hanno diramato un comunicato nel quale (tra le altre cose) si evince chiaro e netto il (testuale) (...)"rifiuto della proposta di tutor definita dall’Atto di Indirizzo che gerarchizza la funzione docente, rompe la collegialità, indebolisce il rapporto con studenti e famiglie (...)".
L'auspicio è che, rinunciando alla retorica della "trattativa difficile", la smettano con la finzione sociale che ha ne ha contraddistinto, finora, l'azione e, questa volta, facciano seguire - alle parole - i fatti.

Omer Bonezzi - 02-10-2004
L’ intervista di Fassino su Repubblica mi induce ad alcune riflessioni.
Il ragionamento si basa sul principio che è inutile chiedere il ritiro delle truppe italiane, ora, in questo momento, perché anche gli americani si stanno convincendo a trovare un'altra soluzione. Propone l’allargamento ( quindi se ci allarghiamo vuol dire che “stiamo”!) ad altre forze che non hanno partecipato alla guerra (quali ?) anche se il principio chiaro, affermato dal segretario del mio partito è che: “non è realistico fare senza gli americani” e non ritiene di presentare mozioni per il ritiro poiché in parlamento perderemmo (quindi per ora stiamo?), ma se entro ottobre non si muove nulla proporremo al parlamento di andarcene e voteremo contro il finanziamento delle truppe italiane in Iraq ( anche se perderemo?).
Purtroppo (dobbiamo dirlo per amor di verità) anche il comportamento degli USA, illegale ed irrispettoso delle regole e del diritto, ha alimentato, giustificato e legittimato agli occhi di masse enormi di diseredati un terrorismo feroce.
Non so se la pace fermerà il terrorismo, so però che il terrorismo avrebbe meno alibi se la questione Palestinese e la vicenda Irachena trovassero una soluzione politica.

Il terrorismo va debellato con azioni politiche, per questo non aiutano a prendere decisioni corrette coloro che vogliono a tutti costi confondere il terrorismo feroce ed ignobile con la resistenza legittima di un popolo contro l’occupazione militare illegale degli Usa e dei famosi “volenterosi”. Usando categorie di giudizio politico, questo sillogismo regala al terrorismo la resistenza degli iracheni. Di conseguenza così si alimenta il conflitto anziché disinnescarlo.
L’unica pre-condizone per evitare di far precipitare l’occupazione militare Usa in una guerra di civiltà e religiosa non può che essere:
una conferenza per la pace, un mandato internazionale dell’Onu per governare l’Iraq, la sostituzione, non l’allargamento (l’Italia da quel pantano se ne deve andare!), con forze provenienti da paesi islamici, finanziate a spese di chi oggi ha invaso illegalmente un paese sovrano, libere elezioni senza la pistola alla tempia agli elettori da parte degli invasori, ed annullamento dei contratti petroliferi che gli Usa ed altri occupanti hanno stipulato con sè stessi.

Di certo il messaggio che fa bene all’Italia è che uno schieramento ampio, maggioritario nel paese, anche se non ha la maggioranza in Parlamento, da subito, vuole il ritiro delle truppe. Secondo me aiuterebbe anche gli americani a rendersi conto che devono andarsene, che sono sempre più isolati nel mondo: Se si illudono invece di potercela fare con l’associazione di altri all’occupazione, davvero quella vicenda rischia di non finire più. Non aiuta l’Italia far sapere al mondo che siamo tutti uniti in attesa di godot. Quindi via, via subito di lì. Ogni occasione per affermarlo va sfruttata.
E se si perde in parlamento, almeno nel paese è chiaro chi vuole che cosa. Il nostro “andiamo”, “stiamo” , “stiamo un pochino” “andiamo forse”,. non aiuta e non serve al paese, così come alla guerra permanente e preventiva di Bush non possiamo contrapporre i penultimatum permanenti e preventivi del listone.

Non è un ragionamento politico quello che faccio? Non so, attenzione che per eccesso di politicità si rischia di diventare surreali! E assemblee costituenti permettendo, c’è ancora la Costituzione italiana, prima parte: in Iraq c’è una guerra e l’Italia la guerra, la ripudia.

Ilaria Ricciotti - 02-10-2004
Scuola mia, scuola mia,
per piccina che tua sia,
tu mi sembri in balia,
in balia di un cattivo orco,
che ha spezzato il tuo corpo.
Fidati di noi, cara scuola,
non ti lasceremo mai sola.
Arturo Ghinelli - 02-10-2004
Nella società dei consumi e dell’abbondanza preferiamo comprare qualsiasi cosa ” per il bene” del bambino, anche le medicine più pericolose. Quasi sempre però ciò che servirebbe al bambino sarebbe una migliore relazione con lui, stare col bambino in modo intenso, non distratto, per cercare di capirlo, per cercare di capire anche quello che non riesce ad esprimere con le parole, ma che ci fa capire magari con l’iperattivismo. Credetemi, oggi tutti i bambini soffrono di irrequietezza, difficoltà di concentrazione, sbadataggine, impulsività, svogliatezza, poca disponibilità all’ascolto.
Se i vostri figli sono già grandi, potete chiedere alle maestre e alle professoresse, specialmente quelle che hanno iniziato una prima da qualche giorno e vi diranno che per ogni generazione che arriva aumentano a dismisura: l’irrequietezza, l’impulsività, la svogliatezza… Diamo a tutti la pillola dell’obbedienza?
Non meravigliamoci poi se qualche anno dopo ci diventano drogati, i primi spacciatori, per loro, siamo stati noi. In particolare quelli tra di noi che fanno di mestiere il neuro psichiatra infantile e pensano di tacitare le ansie delle mamme prescrivendo la medicina, anche se pericolosa. In realtà mettono a tacere solo il bambino. Non sarebbe meglio se il neuropsichiatra chiedesse alla famiglia e alle insegnanti di mettersi insieme,unendo gli sforzi di tutti, per migliorare le relazioni con il bambino e non solo del bambino? Anche quest’anno io ho uno scolaro che chiunque, a occhio, definirebbe iperattivo. Da tre anni è seguito dai servizi di neuropsichiatria infantile, che però non hanno mai parlato con gli insegnanti. Vogliamo chiamarla poca disponibilità all’ascolto? Non ci toccherà prescrivere Ritalin ai neuropsichiatri?
Aldo E. Quagliozzi - 01-10-2004
Una prima vita

“ ( … ) Magari guadagnassi 1300 euro netti al mese. Sono dipendente del Comune di Siena dal ’98, come istruttore programmatore a tempo pieno e guadagno qualche manciata di euro oltre i 1000. In più il potere di acquisto è relativo ...
Piera Capitelli - 01-10-2004
La volontà del centro destra di modificare la parte II della Costituzione - (Approvato, in prima deliberazione, dal Senato) (A.C. 4862) – è contrapposta all’opposizione del parlamento e anche ai pareri degli esperti costituzionalisti.

Occorre ricordare che le modifiche già apportate all’articolo 117 della Costituzione prevedono che restino di competenza esclusiva della legislazione statale la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale e le norme generali sull’istruzione.

Sono invece materie di legislazione concorrente quelle relative all’istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale.
Inoltre viene stabilito che spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Dedalus - 01-10-2004

“La Riforma una cosa positiva l’ha prodotta: ha scatenato in genitori e insegnanti la voglia di confrontarsi sulla miglior scuola possibile, che non è quella della Moratti, ma forse nemmeno quella che c’era prima”. E ancora: “Il tempo pieno va ...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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