Anno scolastico 2004-2005 - mese di dicembre
Pierangelo Indolfi - 31-12-2004
Segnalo dal Corriere della Sera

La preghiera di Assisi «Capodanno silenzioso»

Il Custode della basilica: donate i soldi alle vittime dell’Asia Il cardinale di Napoli: no ai botti. I Comuni riducono le feste

«A Capodanno non spendete soldi in ...
ilaria ricciotti - 30-12-2004



Morti.
Migliaglia di morti.

Corpi sparsi
qua
e là,
senza nome,
senza volto.

Corpi inghiottiti
dalla grande onda
assassina,
in cui
migliaglia di corpi
poco prima,
si erano immersi
cavalcandola.

Maurizio Tiriticco - 27-12-2004
<Agli inizi di gennaio, per graziosa volontà del principe, si apriranno più tavoli di discussione sul secondo ciclo. Non vorrei, non vorremmo, che il confronto fosse solo sui dettagli e non sulle linee fondanti.
Occorre volare alto! Di qui le argomentazioni che seguono.


Sul secondo ciclo si possono versare fiumi di inchiostro, scrivere migliaia di OSA, decine di discipline, quadri orari obbligatori e non, e tutto all’infinito perché… chi più ne ha, più ne può mettere, ma…
… non bisogna dimenticare che le questioni fondamentali sono essenzialmente due: quella degli standard e quella della ricerca e definizione di un asse culturale che dia corpo all’intero sistema di istruzione. Esplicitiamole.

La questione degli standard

Stiamo faticosamente passando da un sistema di istruzione tutto governato dall’alto – la scuola di ieri – ad un sistema autonomistico. Questo si fonda, da un lato, sulle scelte pedagogico-culturali degli istituti scolastici e degli istituti di formazione, dall’altro sulle scelte istituzionali, organizzative e gestionali delle Regioni – il sistema descritto e sancito dal nuovo Titolo V.
Perché il nuovo sistema funzioni, è necessario mettere in piedi un serio e forte dispositivo di controllo. Lo esplicita chiaramente Giorgio Allulli (“Il Sole 24 ore” del 18 u. s.): “Qualunque sistema viene governato in due modi: o attraverso la definizione e il controllo delle modalità di funzionamento, o attraverso la definizione e il controllo dei risultati che devono essere conseguiti. I paletti del sistema vanno cioè collocati a monte (in questo caso si parla di controllo degli input del sistema) oppure a valle (in questo caso si parla di controllo degli output)”.
In altri termini, il buon funzionamento della scuola di ieri era garantito a monte da una fitta rete di norme, dai programmi ai quadri orari alle circolari esplicative! Quella di domani dovrà essere garantita a valle da “oggetti” assolutamente nuovi per la nostra tradizione – e non solo scolastica – cioè dagli standard e da un efficace sistema di valutazione esterna.
Gli standard non sono oggetti misteriosi, ma proprio per questo l’amministrazione deve metterci mano con un’ottica assolutamente diversa da quella con cui era solita scrivere decreti, ordinanze e circolari. Si tratta di una svolta a 180 gradi! Pensare e fare in termini di standard richiede cambiamenti profondi nella cultura e nei comportamenti giuridico-istituzionali ed economico-funzionali sia da parte di chi è tenuto a scriverli sia da parte di chi li dovrà considerare come fine e volano delle sue azioni.
Per quanto riguarda il sistema nazionale di istruzione, gli standard devono riguardare essenzialmente due ambiti di questioni, strettamente interrelate:
a) i risultati degli apprendimenti, in termini di quelle competenze terminali che i singoli ordini e gradi di istruzione propongono e richiedono ai fruitori;
b) le modalità del funzionamento degli istituti, in ordine ai contesti operativi, alle risorse, alle strutture e alle attrezzature, alle dotazioni didattiche, ai servizi.
Si tratta di ambiti che andranno affrontati e “lavorati” con larghi criteri di contestualizzazione, considerando che non c’è un prima e un dopo tra le competenze proposte agli studenti e la garanzia di un servizio efficiente ed efficace. L’esito di un apprendimento è pur sempre legato alle risorse adottate! Didattica e organizzazione sono sì concetti distinti, ma le operazioni per realizzarle sono strettamente intrecciate!
In una nota della scorsa estate, a proposito della necessità della riscrittura delle Indicazioni nazionali relative al primo ciclo, le quali, com’è noto, hanno a tutt’oggi (e per quanto tempo ancora?) carattere transitorio, scrivevo: “Le Indicazioni dovrebbero dare indicazioni – appunto! – su due versanti: a) quello culturale, educativo e pedagogico didattico, quello dei macroobiettivi, cioè degli obiettivi generali del processo formativo e degli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni – come si esprime il dpr 275 – proposti come traguardi per gli studenti; b) quello delle risorse di cui le istituzioni scolastiche devono disporre per garantire i livelli essenziali del servizio – in ordine all’adempimento dell’articolo Cos. 117, c. 2, lettera n. Com’è noto, il punto b) nelle Indicazioni è totalmente assente! Quando, invece, avrebbe dovuto costituire l’elemento forte, caratterizzante, innovatore, in relazione al nuovo ordine che deriva dal Titolo V”.
Un discorso analogo vale per le Indicazioni nazionali del secondo ciclo. Ma, stando ai documenti e allo schema di decreto che sono in circolazione, nulla si ritrova di quanto ci dovrebbe essere, fatta eccezione per il sistema di istruzione e formazione professionale (capo III dello schema di dlgs).
Gli anonimi si sono sperticati a riscrivere ancora una volta nuovi/vecchi programmi di un tempo! Mi sembra che si siano detti: siccome ci troviamo nella società della conoscenza, moltiplichiamo le conoscenze, aumentiamo il numero delle discipline, ed anche quello degli OSA! Non sia mai detto che non attendiamo puntualmente al compito assegnatoci dal Ministro! Ma gli OSA, dico io, non possono essere la lista della spesa della puntigliosa massaia! Se volessimo, di obiettivi ne potremmo scrivere a migliaia! Ma gli OSA devono essere macroobiettivi, indicatori standard, quindi, per loro natura, debbono essere pochi, essenziali, chiari, e di lettura non ambigua! Spetterà alle istituzioni scolastiche autonome “leggerli” e “curvarli” alle specificità dei loro progetti. Altrimenti gli obiettivi formativi – non se ne parla nel DPR 275, ma nelle Indicazioni per la scuola di base costituiscono un adempimento delle scuole – diventano un rimasticamento, se non un inutile copio copias degli OSA. E i suggerimenti che ci vengono con la nuova scheda di valutazione per il primo ciclo vanno proprio in questa direzione! Che è offensiva per le scuole!
Ma i nostri anonimi estensori si sono anche dimenticati almeno di due dati essenziali.
Vittorio Delmoro - 27-12-2004
In questi giorni vacanzieri, in cui pur sarebbe meglio tenere il pensiero libero dalle preoccupazioni scolastiche (e politiche), la mente torna purtroppo sempre lì, attratta quasi da un’irresistibile calamita; qualcuno ha detto che quando si è ...
Gianni Mereghetti - 25-12-2004
L’unica gioia al mondo
È cominciare. E’ bello vivere
Perché vivere è cominciare,
sempre, ad ogni istante.

Cesare Pavese


Il Natale è il ricordo del modo
In cui il Signore si è reso presente.
Il Signore non è mai un passato.
Il ...
Vincenzo Andraous - 25-12-2004

Natale corre al centro dell’universo, verso l’Uomo che ha cambiato la nostra esistenza.
Persino il generale inverno delle nostre interiorità piega di lato, quando inizia il conto alla rovescia per Natale. Senza più la maschera del tempo, il cielo ...
Dietrich Bonhoeffer - 25-12-2004
Riceviamo e pubblichiamo


Resta un’esperienza di eccezionale valore l’aver imparato infine a guardare i grandi eventi della storia universale dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti, degli ...
Carlo Carzan - 24-12-2004
Come sempre arriva il natale ed il momento degli auguri; quest'anno ho deciso di fare gli auguri con le parole di Barbara Hofmann, che ho avuto il piacere di conoscere per la sua eccezionale attività con i ragazzi in Monzambico.
Ho visto il suo gruppo ad Ostuni durante la "settimana del bambino nel mediterraneo" e sono rimasto affascinato dalla forza e dalla voglia di vivere che i ragazzi trasmettevano.
Barbara mi ha regalato un suo libro di poesie e riflessioni, quella che propongo è un inno all'infanzia, ad un "mondo salvato dai bambini":

RADICI DEL MONDO

Come le piante s'intristiscono
E poi muoiono
Se non si ha cura delle radici,
così non può vivere un mondo che trascura i suoi bambini.


Gianni Mereghetti - 23-12-2004
Mons. Luigi Giussani ha scritto che "il Natale è il ricordo del modo con cui il Signore si è reso presente". In giorni come questi, nei quali una cultura laicista, e non laica, sta tentando di ridurre il Natale ad una festa dei valori comuni, questa ...
Laura Tussi - 22-12-2004
Come colloca la Sua storia di formazione rispetto al Suo impegno politico e culturale?

La mia formazione è classica tramite la frequentazione del liceo, l’università e poi la specializzazione post-laurea al College of Europe a Bruges, finalizzata ...
una voce - 22-12-2004
Un giorno
come un altro
un bimbo nasce
un altro muore
una voce chiama
una voce tace
una goccia d'acqua
penetra la terra
d’albero la radice
stringe la pietra
il dolore del parto
finisce col pianto
del vecchio passano
senza ...
Ilaria Ricciotti - 22-12-2004
L’anno 2004 per molti è ancora un anno nero,
la menzogna ogni giorno è scambiata con il vero.

Conviviamo con dei bravissimi giullari,
che ci ipnotizzano con i loro atti amari.

Le vicende accadute negli emisferi del nostro ...
Sara Menafra - 22-12-2004
Picchetto d'onore ieri mattina a Genova per il funerale di Emilio Di Zazzo, brigadiere in servizio al battaglione Piemonte stroncato a 46 anni da un tumore alle tonsille, probabilmente collegato all'esposizione ai proiettili di uranio impoverito durante i conflitti nei Balcani. Di Zazzo era stato uno dei primi a partire, nel 1999, per la missione italiana in Kosovo voluta dal governo D'Alema. Da allora era stato più volte anche in Albania e in Bosnia. L'ultimo incarico all'estero nel novembre del 2003: tre mesi a Nassiriya. La malattia, scoperta solo nell'agosto di quest'anno, ha avuto un decorso rapidissimo. Anche se la moglie del brigadiere ripete a tutti che «L'Arma ha spiegato che tra le missioni in Kosovo e la malattia non c'è nessun collegamento», secondo l'Osservatorio militare, quella di Di Zazzo è la trentatreesima morte da uranio impoverito nelle nostre forze armate.
Gianni Mereghetti - 20-12-2004
Sembra che la riforma della scuola sia vicina all’ultimo passo, quello che riguarda la scuola superiore, finora nemmeno sfiorata dal suo processo che invece ha toccato il primo ciclo. Le avvisaglie di quello che succederà sono però preoccupanti, ...
Anna Pizzuti - 18-12-2004
Per ora in bozza, poi chissà, ma ormai ci siamo: il decreto sul secondo ciclo inizia a circolare. Tra sussurri – molti – e grida – pochissime. Questa volta trovo, però, comprensibili e condivisibili silenzio e prudenza. E non perché si tratti “solo” di una bozza e non di un testo di norma; sappiamo bene, infatti, che per il MIUR questa differenza non esiste, e che ormai il concetto di bozza è una categoria, pervasiva, dello spirito.Trovo comprensibili silenzio e prudenza per due ordini di motivi: il primo di natura difensiva, il secondo di ordine strategico. Se c’è una competenza che abbiamo acquisito in questi anni, è quella di guardare “attraverso” le scelte ministeriali, per risalire ai motivi veri che le dettano e mai come in questo momento è ad essa che dobbiamo ricorrere, per non commettere errori. Il primo dei quali potrebbe consistere nel non assegnare il giusto valore esplicativo ai tempi delle ultime vicende relative a questo decreto.
Pino Patroncini - 18-12-2004
Ecco dunque in circolazione una bozza del decreto relativo alla secondaria superiore. Che cosa ci dice di nuovo che non sapessimo già? Certamente non il fatto della separazione del secondo ciclo in due sistemi ( licei e sistema professionale). Lo sapevamo già dalla legge. E neppure che i licei fossero otto (artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico e scienze umane). Anche questo lo sapevamo già dalla legge. E neppure che l’artistico, l’economico e il musicale avrebbero avuto indirizzi al loro interno. Anche questo lo diceva la legge, anche se qualche consigliere del ministro si sbracciava sostenere l’indivisibilità dei saperi, cosa per cui 8 licei bastavano e avanzavano. E anche che il settore professionale sarebbe stato di tre o quattro anni, e non di cinque come quello liceale, era scritto nella legge. Ciò che non si sapeva erano i tempi dell’operazione. Adesso si conoscono. Per il prossimo anno tutto tranquillo, ma dal 2006-2007 si parte sia con i nuovi licei, sia con il passaggio dell’istruzione professionale ( beni, risorse, personale) alle regioni. Graduale, dice il decreto. Purché nessuno si allarmi. E che vuol dire? che passeranno le prime mentre le altre classi saranno statali? E i docenti? Saranno per due ore statali e per le altre sedici regionali? E i dirigenti? E gli Ata? Improbabile! Un’altra cosa che non si conosceva e che viene chiarita sono gli indirizzi dei licei artistico, tecnologico ed economico. Una terza cosa che si chiarisce è l’orario. Non sarà unico, ma in compenso non sarà così ridotto come si temeva. Anzi per i vecchi licei crescerà mentre si ridurrà per i vecchi tecnici.
Una quarta cosa........................
Collegio Docenti 10° Circolo - Bologna - 18-12-2004
Delibera del 10° circolo didattico di Bologna

Vista la circolare 85, considerato quanto precedentemente deliberato per l’a.s. in corso ed in coerenza con la programmazione indicata nel Pof d’Istituto, il Collegio dei docenti del X° circolo ...
Giuseppe Aragno - 18-12-2004
Se non avete altro da dirci, tranne che un barbaro successe a un altro barbaro sulle rive dell’Oxo e del Jaxartes, che cosa c’importa di ciò che narrate?”. Penso a Voltaire, che chiede agli storici di interrogare i fatti, mentre dalla rete filtrano atroci dettagli sull’attacco a Falluja e Gino Strada accusa: una strage nazista. Stavolta, però, dalla parte dei nazisti, insieme in un tempo aberrante, ci sono gli ebrei, sotto gli occhi nostri narcotizzati dai giorni della memoria equamente divisi tra sinistra e destra: la Shoa e le Foibe. A ciascuno il suo e su ciò resta un silenzio che non ha memoria, un silenzio a futura memoria. Cosa racconteranno i nostri figli di questo nostro tempo che non ha passato, che è un eterno presente dopo il “secolo breve”, una incomprensibile cesura? Cosa narreranno, se Luzzatto decreta che “dopo il passaggio di secolo e di millennio, non si intravede sul ring neppure più l’ombra del fascismo”, e l’antifascismo “rischia di somigliare a un pugile rimasto solo sul ring”, se tutti consentono, da destra e da sinistra e a nessuno basta il cuore per dire che il secolo della storia non nasce e non muore sui confini d’un calendario.
Vincenzo Andraous - 18-12-2004
a seguito dell'arresto dei due giovanissimi a Lecco...

Quando un minore o un giovanissimo diventano fatto di cronaca, lasciando sul terreno il rumore sordo del dolore delle vittime, la domanda è già risposta, così evidente da sembrare sociologia spicciola parlarne.
Di certo non c’è sempre malavita organizzata dietro questo schiantarsi della ragione, neppure professionisti del crimine.
C’è solamente una periferia invisibile in un territorio vivo.
Un bullismo che si è trasformato in gangs, una generazione di maledetti per vocazione che a forza irrompe nell’agglomerato umano lasciato senza custodi educazionali.
Francesco Mele - 18-12-2004
Estratto da: Tullio De Mauro “La cultura degli italiani” a cura di Francesco Erbani, Editori Laterza

D. Lei si è fatto un’idea di Letizia Moratti?

R.
Sì, ma non mi pare troppo rilevante esprimerla. Sia chiaro: a mio avviso, e non solo a mio avviso, è una persona poco competente in fatto di scuola. Quando ne parla, fa veri e propri errori di grammatica. Per esempio ha affermato una volta che il rapporto Pisa (Programm for International Student Assessment) dimostra il «crollo» (le scappò detto proprio così) della nostra scuola elementare. Ma il Pisa riguarda i livelli di preparazione dei quindicenni, non si occupa di scuola elementare e questa, la nostra scuola elementare, secondo le ultime indagini comparative internazionali del 2001, continua a rivelarsi una delle più buone del mondo, per giunta in ulteriore miglioramento rispetto a precedenti indagini. Letizia Moratti ha una gran paura di incontrarsi con insegnanti ed esperti in un confronto libero. Si sottrae a questo e predilige il farsi intervistare in televisione, al chiuso, da giornalisti più o meno ignari di cose scolastiche, e spendere in spot pubblicitari. Ma il punto è un altro: anche con questi suoi comportamenti si rivela una eccellente interprete della complessiva politica scolastica e culturale che l’intero governo sta cercando di sviluppare. Non è una politica di poco conto, non poggia sulle scelte dei personaggi che oggi sono riusciti ad andare al governo, ma fa corpo con un orientamento che ha una dimensione internazionale.
Laura Tussi - 18-12-2004
L’Italia è un grande mondo al plurale. Dalle statistiche risulta anche la presenza dell’Islam Albanese quale identità religiosa annacquata e differente, per esempio, dalla realtà Egiziana, Algerina e Senegalese. Quando si tratta di Islam sovviene sempre alla mente il mondo Arabo, soprattutto dopo l’11 Settembre, in quanto come religione monoteista è inoltre la seconda in Italia. Nella quantità di immigrati a livello europeo, l’Islam rappresenta una cospicua percentuale di persone. In Italia si attesta un notevole ritardo nei confronti delle politiche migratorie, per la presenza esigua e molto differenziata di stranieri rispetto ad altri Paesi europei. Il modello di politica migratoria in Francia è di matrice assimilazionista, ossia lo straniero deve diventare uguale, omologarsi all’elemento autoctono e tralasciare la propria memoria, il proprio passato identitario, quando molti autori hanno trattato dell’importanza del ricordo, dello scambio di memoria, nell’ambito del confronto tra le diversità (Ricoeur).
Gianfranco Claudione - 17-12-2004
Tengo il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta.
Non posso dire che non perdo niente,
ma posso dire che cosa perdo e perché e come.
(Seneca, Lettere a Lucilio, I,1)

Il Portfolio esiste. Io l’ho visto, l’ho toccato, ho sfogliato ...
Alba Sasso - 17-12-2004
Chi sa che cosa avrebbe pensato san Francesco se avesse potuto prevedere che il presepe, da lui immaginato come simbolo di umiltà e come occasione di riflessione raccolta, si sarebbe trasformato ottocento anni più tardi in arma di una crociata ...
Comitato per la Scuola della Repubblica - 17-12-2004
Secondo la Corte Costituzionale le norme regolamentari di 80 anni fa non contengono alcun obbligo per le scuole.

Non essendoci una legge specifica, lo Stato e le Scuole devono applicare il principio supremo di laicità dello Stato.
Quindi le ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 16-12-2004
“ ( … ) Si tratta di capire se un personaggio indagato fino alla nausea e accusato dalle procure di spergiuro, lavaggio di denaro, falsificazione di documenti e corruzione di giudici possa rappresentare degnamente un Paese dell’Unione Europea. ( … ) ...
A. - 16-12-2004
Non si sono ancora spenti gli echi provenienti dal Liceo Parini di Roma, in tutto il paese monta la protesta di studenti e docenti contro la riforma e il sistema scolastico, ognuno sente l’esigenza di salire in cattedra e dire la sua opinione pro o ...
Grazia Perrone - 15-12-2004
Il contratto collettivo di diritto comune (come quello instaurato nella scuola pubblica in seguito alla privatizzazione del rapporto di lavoro ai sensi e per effetto della legge n. 29/93 e successive modifiche e integrazioni) puo' avere non solo una ...
Pino Patroncini - 15-12-2004
In una riforma della secondaria superiore in cui tutte le specializzazioni restano sconvolte, i pronostici per il liceo classico erano i più rosei: i più pensavano che il liceo classico, sarebbe stato al sicuro da una trasformazione della scuola così ...
Leonardo F. Barbatano - 14-12-2004
I motivi di scoramento che l’attuale situazione di questo nostro sfortunato Paese ci offre quotidianamente sono molteplici e non si fa in tempo a riflettere su uno di essi che subito la fertilissima fantasia di questo governo ne propone un ...
Giovanni Cocchi e Mirco Pieralisi - 13-12-2004
La circolare 85 sulla scheda di valutazione conferma la GRANDE RIFORMA, quella cominciata una decina d’anni fa e culminata con la legge Moratti. Impugnando la filosofia dell’autonomia gestionale e coniugandola con l’aziendalismo idealista del profilo educativo e professionale dell’alunno, la circolare affida alle scuole i criteri della certificazione delle competenze, aprendo la strada a una deregulation in cui scuole private e pubbliche rilasceranno pezzi di carta in libertà.
In realtà un’indicazione precisa c’è, anche se, ad una lettura affrettata, non “troppo” prescrittiva: un modello di scheda che si può scaricare, fotocopiare (o ordinare a stampatori preveggenti, come nel caso dei libri di testo questa primavera) e inserire nel portfolio (che grazie al cielo molte scuole non prendono nemmeno in considerazione). Prima di entrare nel merito di questo modello ministeriale va però ricordato che le scuole sono richiamate ad alcune “prescrizioni” tra cui, la prima che grida vendetta, alla valutazione del comportamento.

Su questo punto bisogna essere chiari. Il voto di condotta è l’antitesi di quanto è stato costruito faticosamente nella scuola di base in tanti anni. La contestazione, culminata con l’abrogazione, del voto di condotta aveva a che fare con la lotta contro gli svantaggi socioculturali, contro i pregiudizi radicati tra tanti docenti e famiglie. Può darsi che il voto di condotta sia ancora popolare, come dice qualcuno, popolare come l’isola dei famosi o il grande fratello. Se avessimo dovuto tener conto della popolarità forse non avremmo costruito la scuola a tempo pieno, il team docente, la programmazione. Forse saremmo ancora alla maestra unica e al doposcuola per i “poveracci”. Del resto ancora oggi ci allarma, nel raccontare la partecipazione delle bambine e bambini alla vita scolastica, la sensazione di entrare in una pericolosa zona di confine, con il rischio di esprimere giudizi sulla personalità o sul carattere. Figuriamoci ridurre anche solo questioni come queste (per non parlare del problema della relazione con i compagni e gli adulti) ad una parola in un rettangolino di tre centimetri quadrati.
Già solo per questo le schede personali indicate dal ministero, ragionando molto pacatamente, meriterebbero il rogo… (Il nostro legale sosterrebbe naturalmente che si tratta di una metafora). Ma c’è dell’altro.

Nella scheda ministeriale si dovrebbe esprimere il giudizio anche sulle attività svolte nelle ore opzionali, mentre noi sosteniamo e pratichiamo, al contrario, il carattere unitario, dal punto di vista pedagogico, didattico ed organizzativo dei modelli educativi delle scuole. Questa valutazione a sé delle ore opzionali è inquietante e pericolosa, anche in considerazione del fatto che il decreto 59/04 apre la strada all’ingresso di agenzie private per la gestione di queste ore. Poi ci sono “aggiustamenti” che paiono solo “nominalistici” (da “Educazione all’Immagine” ad “Arte e immagine”, da “Storia, geografia e studi sociali” a “Storia”, “Geografia”) ma in realtà rimandano fedelmente a quelle “Indicazioni nazionali” che noi abbiamo rifiutato ritenendole, oltre che provvisorie, illegittime e raffazzonate. Ancora, nella scheda ministeriale, non si sa sulla base di quale ragione (se non di tipo propagandistico), si chiede il giudizio anche su “tecnologia ed informatica”, come materia a sé stante, cosa ben diversa da un necessario utilizzo trasversale interdisciplinare dell’uso della tecnologia informatica (come del resto si spiegava in un’apposita circolare lo scorso anno quando fu introdotta obbligatoriamente fin dalla prima). Infine la religione cattolica, che dal 1985 in realtà è l’unica vera materia opzionale, ma che figura da sempre nell’orario obbligatorio, ora, finalmente, scortata dai 9.000 neo assunti dalla curia tramite stato, entra a pieno titolo nella scheda di valutazione e non più come scheda a sé stante.
Ma è il caso di scavare anche più a fondo.

Monica Pigni - 13-12-2004
27 ore "vere" o comprensive dell'intervallo?

Il materiale che vi invio in allegato consiste in una proposta presentata al collegio docenti della mia scuola sull'orario da attuare nel prossimo anno scolastico. La proposta è stata rifiutata dalla ...
Mario Menziani - 11-12-2004
CORO: Noi siamo gli insegnanti/ faziosi e paraculi/ quasi mai presenti/ praticamente evaporati/ oh Nostra Signora Cotonata/ alla vostra grazia/ noi domandiamo/ asilo, asilo.
MARCELLO: Io sono Marcello/quando ero piccolo/ sognavo di fare il bidello/ io sono Marcello/ e sapete che vi dico?/ questa scuola/ senza testa e senza braccia/ non crediate che mi piaccia.// O stormo nauseabondo di cocorite/ di che vi lamentate? Siete voi/ che dietro all’asino vi affaticate/ che per lo straniero vi intenerite!/ Io voglio la scuola d’allora/ che fu gentile ed ora lieta. / Per il papà, la mamma ed il fratello/ per il professore e per lo scolaro/ per il dirigente e per il bidello/ come Caron sarò demonio/ traghettatore e spia!/ Oh quanta nostagia,/oh quanta nostalgia/ è tutta sudata l’anima mia!
(Marcello V. - Da grande volevo fare il bidello – ed Rai)


Fuori il buio di un pomeriggio inoltrato di dicembre, dentro la luce sbiadita dei neon che inchioda alla loro malinconica tristezza l’incolore degli intonaci e l’essenzialità degli arredi: banchi appena appena sufficienti a contenere l’esplosione vigorosa di corpi in crescita, sedie traballanti, decisamente scomode.
Intrecciamo semplici frasi, seduti uno di fronte all’altro, separati dal breve spazio di un banco di formica verde.
I colloqui con gli insegnanti, o meglio i colloqui generali, sono “cosa antica”. Fanno parte della scuola come gli arredi. Penzolano minacciosi nell’aria almeno due volte all’anno, generalmente mal sopportati dai docenti, dai genitori, dagli alunni.

On. Piera Capitelli - 11-12-2004
CAPITELLI, SASSO, GRIGNAFFINI, INNOCENTI e RUZZANTE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

- Per sapere -

se ritenga ancora vigente l'impegno sottoscritto il 4 febbraio 2002 dal Vice Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Gianfranco Fini, a nome del Governo e riaffermato nella direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 1o marzo 2002, secondo la quale è da «evitare anche nel rapporto con il Parlamento, che si producano interventi in ambiti di competenza della contrattazione».


Virginia Mariani - 11-12-2004
Ciò che ha caratterizzato la mia carriera di studente è stata l'intuizione, oltre naturalmente alla cura per il suo contrario, lo studio, finalizzato purtroppo alla sola verifica, orale o scritta che fosse.
Di questo me ne sarei accorta soltanto ...
Pino Patroncini - 11-12-2004
Non c’entra la religione, se non quella del denaro stavolta. Ma il fatto è che il “latinorum” sembra essere diventato il prezzemolo del nostro ministro che ha deciso di metterlo anche nella minestra, sicchè la scuola delle tre I diventerà la scuola delle tre I e una L. Dopo il liceo tecnologico ecco che la lingua degli antenati fa capolino anche nel liceo economico, che, come si sa, è un altro degli otto licei previsti dalla legge 53.


Anita - 11-12-2004
Dopo acquisti e programmi per le feste la notizia è di quelle che fanno venir voglia di buttare via tutto.


" VICENZA - Una ragazzina di 14 anni, di Nanto (Vicenza), si è tolta la vita impiccandosi ad un albero poco distante da casa. Il suo corpo ...
Gianni Mereghetti - 10-12-2004
E' stato un Dirigente Scolastico di Treviso a portare alla luce il problema vero sotteso al tentativo di eliminare dalla scuola i segni del santo Natale. Per questo dirigente il fatto che i bambini abbiano messo in scena Cappuccetto rosso, invece di ...
Dedalus - 10-12-2004
E’ finalmente stata emanata dal MIUR la circolare sulla valutazione degli alunni - Circolare n.85, prot.n.17005 del 3 dicembre 2004 - che conferma nella sostanza quanto contenuto nella bozza presentata ai sindacati verso la fine di novembre. E al ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 10-12-2004
Nel paese del tubo catodico monopolizzato e della carta stampata asservita o distratta, un fatto minimo può ben essere ignorato e quindi non comunicato.
Ma quel fatto, all’epoca, fece un clamore enorme, della stessa enormità che caratterizza l’assordante silenzio di questi giorni che circonda lo sviluppo processuale del fatto steso.
Tutti i megafoni dettero la notizia nelle forme più eclatanti, convinti che potesse la reazione energica al fatto da parte dell’egoarca essere pedagogica ai tanti che nel tempo successivo si sono come ostinati, in tante pubbliche occasioni, a contestare l’unto; chi non ricorda la ‘ faccia di … ‘ sollecitamente profferita nei confronti di una signora dall’egoarca, offeso dall’invito della stessa a tornarsene nei suoi lussuosi appartamenti?
Ha ragione Piero Ricca: in quell’urlo milioni e milioni di italiani si sono come riconosciuti, ed è bene ora che siano messi in condizione di sapere.


“ Cari Amici, con serenità vi dò la notizia che il 26 novembre prossimo si terrà la prima udienza del processo intentato dal Cavalier Silvio Berlusconi nei miei confronti per la nota contestazione individuale del 5 maggio 2003 al Tribunale di Milano, altrimenti definita da qualcuno "agguato mediatico studiato con il Tg3".
L'accusa è di "ingiuria aggravata", ma il querelante lamenta anche il reato di "offesa alla Presidenza del Consiglio".
Forse per questo ha scelto di farsi rappresentare dall'Avvocatura dello Stato. Superfluo dire che questa scelta mi sembra assai discutibile.
E' evidente che ci troviamo di fronte all'ennesima, inquietante dimostrazione di confusione fra persona e carica, oltre che di intimidazione del dissenso.
In quel corridoio, come ho sempre ribadito, ho criticato un preciso personaggio politico che utilizza un'enorme concentrazione di poteri pubblici e privati per sottrarsi alla Giustizia, tentando nel contempo di zittire ogni voce critica.
Le Istituzioni sono fuori causa. E non sono certo io a offenderle. Per il reato di cui sono imputato la pena prevista varia dal minimo di una multa al massimo di una sanzione di sei mesi di reclusione.
In caso di appello il processo di secondo grado verrà celebrato davanti al Tribunale di Milano. Preciso che sono incensurato. Per la verità non ho mai "preso" nemmeno una multa perché non ho l'automobile e, non avendo la tv, non sono obbligato a pagare il canone alla Rai del dott. Flavio Cattaneo, un tipo che invia ispettori nella redazione di un telegiornale che ha mandato in onda una notizia.
Più sobriamente del querelante, mi faccio assistere da due liberi professionisti: l'Avvocato Beniamino Ricca (mio fratello) e l'Avvocato Umberto Ambrosoli, conosciuto in occasione di una commemorazione del padre Giorgio, barbaramente assassinato l'11 luglio del 1979 da un sicario al soldo del bancarottiere piduista Sindona.
L'udienza, che probabilmente non sarà conclusiva, si svolgerà presso la sede del Giudice di Pace di Milano..."

Laura Tussi - 09-12-2004

VIAGGIO E TRANSIZIONE: LA METABLETICA IDENTITARIA

Nella scuola si gioca “il tutto” dei processi d’integrazione dell’adolescenza e dell’inserimento scolastico. All’interno del mondo dell’immigrazione il numero più alto di persone è quello che si ...
Arturo Ghinelli - 08-12-2004
« Modenese albanese »c’era scritto sul muro all’altezza del n°47 di Via Emilia Levante,dove l’altra sera è stato insultato e picchiato Alauddin Khan, immigrato regolare che lavora all’aeroporto di Bologna. Guardando ai numeri e non alla rima gli ...
Assemblea dei coordinamenti in difesa della scuola pubblica - 08-12-2004
Ai Presidenti dei Consiglio di Circolo
Ai Collegio Docenti
Ai Dirigenti Scolastici
Ai Comitati dei Genitori

Oggetto: Appello per una scuola pubblica di qualità

L'Assemblea nazionale dei coordinamenti in difesa della scuola pubblica riunita ...
Arci - 08-12-2004
Codice militare di guerra anche per i giornalisti che raccontano le "missioni di pace"

L'Arci considera il disegno di delega al Governo per la riforma dei codici militari approvato nei giorni scorsi al Senato un gravissimo attacco alla libertà di ...
Claudia Fanti - 07-12-2004
A Forlì, si è tenuto il convegno “Oltre le riforme…La qualità della scuola domani”, il 3, 4 dicembre, organizzato dall’Università degli Studi di Bologna, dal Comune di Forlì, Assessorato alle politiche educative e formative.
Con il patrocinio del CSA, con il supporto delle riviste “I diritti della scuola”,, “La rivista pedagogica e didattica”, “Notizie della scuola”.

I materiali e il programma del convegno sono visionabili in www.delfo.forli-cesena.it

Antonella Minucci - 06-12-2004
I LAVORI DEL SEMINARIO DI MONTECATINI SULLA VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI

I giorni 25, 26, 27 novembre si è tenuto a Montecatini Terme un Seminario organizzato dal MIUR sulla valutazione dei Dirigenti Scolastici. Un Seminario più volte annunciato dall’Amministrazione (dal maggio di quest’anno) fino alla decisione di non tenerlo più comunicataci il 5 ottobre. Dietro la nostra protesta, avanzata insieme con le altre Organizzazioni Confederali, il MIUR ha ritenuto opportuno rivedere la sua decisione e procedere alla convocazione dello stesso.
Al Seminario hanno partecipato, oltre ai tecnici del MIUR che hanno seguito il Sivadis a livello nazionale, anche un folto gruppo di Direttori Regionali e di Ispettori e i rappresentanti sindacali, due per Organizzazione.
Registriamo che il dibattito svoltosi a Montecatini ha fatto fare dei passi in avanti su alcune questioni che riteniamo fondamentali per una valutazione condivisa e promotrice di professionalità:
- pluriennalità della valutazione legata alla durata dell’incarico;
- istituzione di un nucleo di valutazione;
- partecipazione al nucleo di Dirigenti Scolastici;
- spostamento della valutazione sulle prestazioni e sulle competenze e non sui risultati e conseguente necessità di distendere nel tempo il percorso sperimentale;
- necessità di una sperimentazione pluriennale anche per consentire la preparazione dei valutatori;
- necessità di ridurre il rapporto numerico tra valutatori e valutati
Per quest’anno la sperimentazione rimane volontaria e senza esiti e deve incominciare ad introdurre gli elementi elaborati a Montecatini.
Va detto che l’Amministrazione considera le conclusioni di Montecatini un prodotto tecnico che essa deve necessariamente sottoporre al decisore ministeriale.
Per questo, nella consapevolezza che l’esito di Montecatini è un esito di un seminario di studio e non un tavolo contrattuale, FLC Cgil CISL Scuola e UIL Scuola, riservandosi un apprezzamento di merito nella traduzione pratica di quelle conclusioni, hanno comunque consegnato un documento finale unitario che ribadisce ciò che connota sul piano politico e contrattuale la posizione dei Dirigenti Scolastici confederali:
- la necessità della firma del Contratto preliminare ad una valutazione a regime;
- il ripristino della sovranità contrattuale anche nella durata degli incarichi che renda coerente l’idea di Montecatini su una valutazione pluriennale;
- la revisione di alcuni tratti dell’articolo 27 del CCNL che ribadisca la valutazione delle prestazioni;
- la valutazione per nucleo;
- la pluriennalità della sperimentazione;
- la ridiscussione sugli esiti della valutazione che deve mantenere un carattere di descrittività.

Vittorio Delmoro - 06-12-2004
Due degli ultimi interventi, quello di Fabrizio Dacrema e di Giancarlo Cerini, (ambedue pubblicati su Fuoriregistro), ci invitano a riflettere sul percorso fin qui fatto dalla controriforma morattiana e dal movimento antiriforma e sulle prospettive prossime e future.
Dopo lo slittamento dei decreti sulla secondaria, gli interventi normativi del MIUR saranno molto ridotti : la prossima circolare sulla valutazione degli alunni, poi quella sulle iscrizioni, poi, forse, ancora sui libri di testo.
Di fatto cioè viene tutto rinviato a settembre 2005, puntando molto sulla formazione che sta partendo.
Presupponendo dunque che il movimento riuscirà a tenere sul fronte delle iscrizioni (poche opzioni al ribasso, mantenimento dell’offerta formativa) e magari anche sui libri di testo, almeno nella misura dello scorso anno, occorre domandarci in quali condizioni giungeremo al prossimo settembre e cosa ci dovremo aspettare.

Mara - 04-12-2004
Ieri sono arrivati a scuola due opuscoli da parte del Ministero.
Un volume, più grande, contiene tutte le norme emanate fino a questo momento (legge, decreti, indicazioni..), l'altro, più piccolo, si occupa di inglese ed informatica. Entrambi ...
Fabrizio Dacrema - 04-12-2004
Dopo lo straordinario successo degli scioperi del 15 e 30 novembre si apre una fase decisiva per il movimento impegnato nella lotta contro la politica scolastica della Moratti.
Le due giornate di lotta, distinte nel tempo ma unite nelle motivazioni oltre che dal marchio politico confederale, aprono un ciclo di iniziative con l’obiettivo di ottenere concreti risultati nei confronti delle scelte sbagliate del governo.
Lo sciopero generale, paradossalmente condiviso da sindacati e imprenditori, ha mostrato un fronte dei produttori unito nel ritenere inutile e dannosa la riduzione dell’irpef e nell’individuare la priorità degli investimenti in ricerca e formazione, del sostegno ai redditi bassi e alle imprese che innovano.
L’ampia adesione della scuola allo sciopero del 15 novembre ha definitivamente chiarito, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che il Ministro sta tentando di attuare la legge 53 non tanto senza, ma contro gli insegnati.
Un’impresa che non può riuscire a nessuno, nemmeno alla Lady di Ferro, che poi così tosta non è se si è messa nelle condizioni di “bere” altri tagli alla scuola nella stessa giornata in cui campeggiavano su un importante quotidiano nazionale le sue ultimative dichiarazioni contrarie ad ogni tipo di ulteriore decurtazione.
Una vera e propria delegittimazione per il Ministro, non la prima ma quella definitiva, visto che ormai è evidente proprio a tutti gli 8,4 miliardi di euro promessi dall’ineffabile Burlesconi non arriveranno mai, la riforma è, infatti, progettata per ridurre la spesa, per dare forma ad una scuola che funziona con meno risorse umane e finanziarie.

Chiara Moimas - 04-12-2004
Caro Babbo Natale, quanti doni!
Noi insegnanti non siamo così buoni.
Non speravamo in simili regali,
persino il riordino degli organi collegiali!
Non ci aspettavamo tante sorprese,
addirittura il taglio delle spese!
Siamo esterrefatti,
ci hai ...
gabriella garofalo - 04-12-2004
29/05/'04


Di tuo freddo fuoco, madre Luna,
mi arsero i grembi, inaspettati
sparirono senza lasciare luce, o verbo.
Di altre risposte fu parola:
del cielo dopo la pioggia,
eterno blu ...
Gianni Mereghetti - 03-12-2004
Emanuele Severino ha voluto esprimersi sulla questione della fecondazione, ma che per farlo abbia arruolato Aristotele e lo abbia fatto contro il suo pensiero è un segno di debolezza culturale.
Aristotele non sarà certo contento di essere stato ...
Grazia Perrone - 03-12-2004
"Il diritto alla salute prevale sull’obbligo (stabilito anche contrattualmente) di restare a casa nelle ore della “fascia di controllo”. L'assenza alla visita di controllo, per non essere sanzionata dalla perdita del trattamento economico di malattia ...
Pino Patroncini - 03-12-2004
...o viceversa?

Il ricorso alla proroga della delega prevista dalla legge 53 suona come una sconfitta per il Ministero, tanto più cocente se si pensa che essa riguarda l’incapacità di proporre in due anni una riforma della scuola secondaria, cioè dell’unico segmento scolastico che aveva realmente bisogno di una riforma, dal momento che la riforma di quello primario era andata a regime appena 9 anni fa. Ma l’idea che l’operazione lì fosse più facile (niente discipline, niente indirizzi, niente classi di concorso) era assai seducente per i nostri governanti in termini di propaganda. Se non che il movimento di insegnanti e genitori ha mandato a monte anche quel piano.
Nonostante ciò il Ministero persevera e va avanti come dimostra la pubblicazione, ufficiosa ma pilotata, degli OSA (obiettivi specifici di apprendimento) del liceo tecnologico.

Il liceo tecnologico è uno degli otto licei previsti dalla legge 53. Ma il clima di segretezza in cui si sono svolti finora i lavori intorno a questo argomento non hanno consentito di definire come questo dovesse realmente essere.
Dal fatto che oltre al liceo tecnologico esistesse un liceo economico si è potuto arguire che le tecnologie del caso fossero limitate essenzialmente a quelle di natura produttiva, industriale e/o agricola. La legge 53 stessa individuava poi la possibilità che il liceo tecnologico potesse essere suddiviso in sub-indirizzi. Ma successive indiscrezioni sulle aree del sistema dell’istruzione e della formazione professionale, che - ricordiamo – è cosa diversa e separata dal sistema dei licei, assegnavano la totalità degli attuali indirizzi (una quindicina circa) dell’istituto tecnico industriale, agrario e per geometri a questo sistema.
A ciò si aggiungeva il fatto che il primo documento di carattere generale sui licei delineava un liceo inteso come luogo della teoria, del sapere “unico” e astratto. Da cui la difficoltà di capirne e giustificarne l’articolazione in sub indirizzi e, nello stesso tempo, di caratterizzarne la natura tecnologica. Ne conseguiva anche la possibilità di una forte riduzione di orario conteggiata tra le 25 e le 28 ore conseguente ad una parallela riduzione delle discipline di insegnamento e foriera di una corrispondente riduzione di personale docente. Era chiaro infatti che non ci sarebbero stati né laboratori né una forte articolazione tecnica.

Ciò aveva provocato reazioni sia tra i docenti maggiormente interessati sia tra i sindacati sia, persino, nella Confindustria, che temeva un appiattimento delle preparazioni tecniche sulla formazione professionale e un indebolimento del tessuto produttivo intermedio. E questo lasciava intendere che qualche ripensamento o almeno qualche correzione di rotta ci sarebbe stata e aspetti già scontati (basti pensare alla periodica riproposizione alla stampa del fatto che i licei sono otto, cosa già consolidata e prevista dalla legge, che non scioglie il nodo della questione degli indirizzi tecnologici) venivano rivenduti in tal senso.

Invece allo stato attuale, alla luce di quanto in via di emanazione sul liceo tecnologico, non stiamo assistendo a niente di tutto ciò.
Roberto Sconocchini - 02-12-2004
Oggi nella Direzione del nostro Istituto Comprensivo e' arrivato un plico dal Ministero dell'Ambiente contenente un saluto del Ministro Matteoli agli insegnanti in occasione dell'inizio dell'anno scolastico ed un'elegantissima brochure contenente ...
claudia fanti - 02-12-2004
Segnalo

Scuola legale, scuola reale
di
Giancarlo Cerini

La legge di delega n. 53 del 28 marzo 2003 (conosciuta come “riforma Moratti”) si presenta sulla scena come un ambizioso progetto di ampia ricostruzione istituzionale del sistema scolastico e formativo italiano, alla luce del nuovo Titolo V della Costituzione e della diversa dislocazione dei poteri legislativi ed amministrativi di Stato, Regioni, Autonomie locali, in materia di istruzione e formazione. Tale è anche la motivazione ufficiale - per gli estensori - dell’abrogazione della precedente legge di riforma dell’ordinamento scolastico (la legge n. 30 del 10 febbraio 2000, la c.d. “riforma Berlinguer”), che non sarebbe stata più compatibile con il nuovo quadro costituzionale delineato dalla Legge Cost. n. 3 del 18 ottobre 2001), in particolare con il nuovo concetto di legislazione “concorrente” nel campo dell’istruzione attribuito in via generale alle Regioni.
In effetti, il titolo del provvedimento legislativo che delinea il nuovo ordinamento scolastico non è “Riforma della scuola”, né “Riordino dei cicli”, ma più prosaicamente “Norme generali in materia di istruzione e livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”. C’è quindi coerenza tra gli enunciati di partenza ed il prodotto normativo realizzato, anche se resta il dubbio “costituzionale” di norme generali affidate ad una legge di delega (cioè ad una sorta di sistema di scatole cinesi, in grado di produrre molteplici effetti “collaterali”, anche non previsti nel mandato iniziale della delega: si pensi, nel caso in questione, alla particolare configurazione del docente-tutor ed alla nuova organizzazione del tempo scuola).
Evidentemente, però, non è in gioco solo un assetto costituzionale, per altro ancora in buona parte da scrivere ed in via di evoluzione (con l’annunciata devolution di ulteriori competenze esclusive alle Regioni). Una riforma della scuola racchiude sempre, in modo esplicito o implicito, un progetto culturale, un’idea di società, un patto tra generazioni, un investimento non solo simbolico, sul futuro di un Paese… Per questo motivo la politica scolastica dovrebbe usufruire di un’area di rispetto, di una piattaforma culturale condivisa dai diversi attori politici e sociali del sistema. La riforma della scuola dovrebbe essere un’impresa corale in cui possono variare le soluzioni tecniche, ma in cui alcuni valori di fondo vanno tenuti fermi. Oggi queste condizioni sembrano non esserci; il livello del conflitto sociale, politico, sindacale sulla scuola è talmente aspro da far pensare ad una irrimediabile frattura tra scuola legale (quella che sta scritta sulle Gazzette Ufficiali, nei decreti, negli atti amministrativi) e scuola reale (quella alle prese con nuove domande, nuove esigenze, nuove sfide formative). Come mai siamo arrivati a questa “frattura”, che già si era manifestata negli ultimi anni della legislatura precedente ?
Esiste, non da oggi, un acuto problema di metodo, di strategia di costruzione di riforme che coinvolgono centinaia di migliaia di operatori. Non c’è stato in questi ultimi anni un dibattito aperto e pubblico sul futuro della scuola; gli insegnanti si sono sentiti “scavalcati” dalle campagne informative mediatiche, rivolte prioritariamente all’opinione pubblica, ai genitori, ai ragazzi. Chi lavora nella scuola lamenta l’assenza di un confronto sui contenuti delle proposte, la scarsa trasparenza delle procedure adottate per l’elaborazione dei nuovi indirizzi culturali e pedagogici e per le conseguenti scelte organizzative.
E’ mancata, e tuttora manca, una diagnosi condivisa sullo stato di salute della nostra scuola. Le valutazioni sono discordanti. Mostrano l’apprezzamento dei genitori (con una persistente buona credibilità della scuola elementare), ma anche gli esiti deludenti delle prove di apprendimento (ove però a fianco dei disastrosi risultati ottenuti dai 15enni stanno le buone prestazioni degli allievi che frequentano la quarta elementare), l’insoddisfazione degli studenti (che lamentano una cattiva relazione con i docenti). Le prove OCSE-PISA ci vedono nei posti di coda, ma in compagnia di grandi paesi come Francia, Germania, Inghilterra, quasi a testimoniare che i problemi dell’educazione oggi sono di natura sociale e culturale, piuttosto che legati alle architetture degli ordinamenti scolastici.
Osvaldo Roman - 02-12-2004
Intervista al Ministro Moratti
di Osvaldo Roman

L’intervista alla Stampa del 26 novembre è uno di quei documenti che meritano di essere letti, meditati e conservati per questo lo ripropongo alla comunità di Fuoriregistro con a seguire commento alla legge finanziaria e con una premessa in con cui voglio precisare:

1) Rispetto al disegni di legge di bilancio 2005 presentati dal governo il conto di competenza 2005, che è di 50.797 milioni di euro, registra una diminuzione rispetto al bilancio assestato 2004 di 602,5 milioni di euro(-1,2%).
2) Il ministro si vanta di aver innalzato “l’obbligo di tre anni”!!! Ma di che cosa parla? La formula del diritto dovere per cancellare l’obbligo l’ha inventata lei! Il decreto delegato non ha ancora operato in alcun modo: é un desparecido privo di ogni finanziamento se si esclude quello per un anno di tasse scolastiche per altro mai erogato. Questi ragionamenti dimostrano il delirio inconcludente di chi ignora la più elementare verità.
Non può inoltre ignorare che delle medesime tasse scolastiche, per gli iscritti al biennio delle superiori, il governo se ne dimentica del tutto: In finanziaria non c’è più la copertura per il prossimo anno!!!
3) Il Ministro sproloquia per i non addetti ai lavori sull’introduzione dell’informatica e dell’insegnamento dell’inglese: Dove? Con quali finanziamenti? Con l’abolizione dei maestri specialisti e con la formazione fai da tè?
Con quali insegnanti e con quali spazi orari nella media?

MINISTRO Letizia Moratti, nelle ultime settimane, sembra finita sull'ultima spiaggia dell'Isola dei Famosi. Sorpresa mille miglia lontana dalla Capitale, in missione a Tokyo, ha detto di non saper nulla dei tagli di spesa al suo ministero, una riduzione del 2% delle risorse nella Finanziaria. Poche ore dopo, mentre si moltiplicavano le inquietudini sulla sorte di 14 mila docenti, ha lanciato il suo messaggio: «Quei tagli non sono accettabili». Ma l'allarme nel mondo della scuola e dell'università non è cessato. Sembra costretta a muoversi in un habitat - tra silenzi, punzecchiature, sciabolate - a lei sempre più ostile. Basti pensare al successo, il 15 novembre, dello sciopero nazionale voluto da Cgil-Cisl e Uil contro la sua riforma. Insomma, ministro Moratti non si sente una naufraga?

«Nel modo più assoluto no. E' chiaro che quando si lavora sulla Finanziaria ci possono essere dei momenti in cui si fanno delle ipotesi tecniche che poi cambiano», risponde persino un po' stupita il ministro dell'Istruzione, uno dei tecnici di punta del governo Berlusconi. E' noto che Letizia Moratti non è tipo da arrendersi facilmente alle critiche e agli ostacoli. Una cosa non riesce però ad accettare: che si parli tanto (al ministero sussurrano che certe notizie sono circolate per scaldare gli animi alla vigilia dello sciopero) per quella che adesso definisce una semplice «ipotesi di lavoro», in altre parole una nota tecnica della ragioneria dello Stato. Nota che, comunque, per lei era «inaccettabile». Lamenta il ministro che, invece, non si parla mai dei risultati ottenuti dal governo. Per esempio, gli accordi internazionali nel settore della ricerca - con reciprocità di fondi - che Moratti ha sottoscritto negli ultimi mesi con alcune tra le più importanti università dal Mit all'università di Harvard, all'università di Tokyo. «Vi rendete conto», attacca il ministro, «che per la prima volta il Giappone investe soldi in un settore avanzatissimo, la robotica umanoide, nei nostri laboratori...».
Gianni Mereghetti - 01-12-2004
Il ministro Moratti secondo giornali e televisione avrebbe salvato la scuola da un’operazione indiscriminata di tagli che il ministro Siniscalco stava facendo ai suoi danni. Tagli ce ne saranno comunque, ma il merito del ministro è stato quello di ...
Aldo E. Quagliozzi - 01-12-2004
Reed Brody è il consigliere speciale della organizzazione ‘ Human Rights Watch ‘ e di recente ha scritto sull’ “ International Herald Tribune “ a proposito della involuzione subita dalle regole e dalle norme giuridiche della democrazia americana a seguito della tragedia dell’11 settembre:

Il prigioniero è stato portato via nel cuore della notte 19 mesi fa. E’ stato incappucciato e condotto in una località segreta. Da allora non si è saputo più nulla di lui.
Gli incaricati degli interrogatori hanno usato la forza in maniera graduata ricorrendo anche alla tecnica dell’annegamento, nota in America Latina con il nome di ‘ submarino ‘, con la quale il detenuto viene immerso con la forza sott’acqua e indotto a ritenere che sta per affogare.
Insieme al prigioniero sono stati prelevati anche i suoi due figli di 7 e 9 anni, presumibilmente per indurlo a parlare.
Era l’esercito guatemalteco? Erano i paramilitari colombiano ? No, era la Cia. Il prigioniero si chiama Khalid Sheikh Mohammed ed è il principale architetto degli attentati dell’11 settembre.
E’ uno di una dozzina circa di operativi di vertice di Al Qaeda semplicemente spariti dopo essere stati arrestati dagli americani.
Dopo gli attentati dell’11 settembre l’amministrazione Bush ha violato le più elementari norme giuridiche in materia di trattamento dei detenuti.
Molti sono stati trasferiti in prigioni fuori del territorio americano, la più nota delle quali è quella di Guantanamo Bay, a Cuba.
Come sappiamo i prigionieri sospettati di terrorismo e molti contro i quali non esiste alcuna prova, sono stati maltrattati, umiliati e torturati.
Ma probabilmente nessuna pratica è così fondamentalmente contraria alle fondamenta del diritto americano e internazionale quanto la detenzione per lunghi periodi dei sospetti membri di Al Qaeda in ‘ località segrete ‘.
( … ) Come ha detto la commissione dell’11 settembre: ‘ le affermazioni secondo cui gli Stati Uniti avrebbero maltrattato i prigionieri in loro custodia hanno reso più difficile il compito di costruire le alleanze diplomatiche, politiche e militari di cui il governo avrà bisogno ‘.
In secondo luogo, la tortura e la sparizione dei prigionieri ad opera degli Stati Uniti invita tutti i governi più riprovevoli del mondo a fare altrettanto. Di fatto paesi che vanno dal Sudan allo Zimbawe hanno già citato Abu Ghraib e altre azioni degli Stati Uniti per giustificare le loro pratiche o soffocare le critiche.
Ma anzitutto deve preoccuparci l’accettazione di metodi antitetici ad una democrazia e che tradiscono l’identità degli Stati Uniti come Stato di diritto.
Se gli Stati Uniti dovessero accettare la tortura e la sparizione degli oppositori, abbandonerebbero i loro ideali e diventerebbero una nazione degna di meno rispetto.


E’ il mondo nuovo che ci attende e che gli Stati Uniti vogliono esportare sulla punta dei loro missili intelligenti ? Opporre orrore ad orrore ? E’ questa la nuova pedagogia nell’era del terrore senza confini ?
Che per la grande ed unica potenza del mondo è cosa ben facile esportare ovunque le sue teorie pedagogiche all’insegna della novella dottrina degli ‘ stati canaglia ‘, da punire esemplarmente perché il resto inorridito dell’umanità abbia di conseguenza come regolarsi.

Giuseppe Aragno - 01-12-2004
Dopo l’inferno di ferro, fuoco e veleno rovesciato sulla sventurata Falluja, dopo la strage compiuta in nome della democrazia made in USA ferocemente esportata, veline americane consegnate a Gianfranco Fini hanno chiesto e ottenuto che un silenzio ...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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