Anno scolastico 2004-2005 - mese di marzo
Lucio Garofalo - 31-03-2005
Quando, anni fa, decisi di fare l’insegnante e fui assunto nella scuola in quel ruolo, non immaginavo certo di dover operare in un’azienda. Anzi, ero convinto che il mondo della scuola fosse totalmente estraneo ed immune da ogni logica capitalista. Anche per questo scelsi l’insegnamento, che reputavo una professione creativa e pensavo offrisse molto tempo libero, un bene più prezioso del denaro!

A distanza di anni dal mio esordio lavorativo, eccomi catapultato in un ingranaggio di fabbricazione industriale, con la differenza che nella scuola non si producono merci di consumo. Del resto, non mi pare di aver ricevuto una preparazione idonea ad un’attività manifatturiera - ma si sa, viviamo nell’era della “flessibilità”!
Comitato per la Scuola della Repubblica - 30-03-2005
Il Comitato FERMIAMO LA MORATTI, costituitosi anche a Firenze per contrastare la politica scolastica di questa maggioranza di Governo, con l’obbiettivo primario di ottenere l’abrogazione della legge Moratti, in occasione delle prossime elezioni ...
Gianni Mereghetti - 29-03-2005
Carissimi,
in questi giorni si sta parlando molto di voi sui giornali e alla televisione. Voi stessi volete che lo si faccia, così che sia portato all’attenzione di tutti il momento difficile che stiamo attraversando noi insegnanti. Del resto è ...
Bartolo Danzi - 29-03-2005
Anche se dovesse essere assente l'alunno diversamente abile, i docenti di sostegno, in ogni caso non possono essere utilizzati per le supplenze in sostituzione di docenti colleghi momentaneamente assenti.
Tale principio - esplicitato più volte da ...
Libera - 28-03-2005

"Vogliamo dire grazie a tutti coloro che con Libera si sono adoperati affinché nel primo giorno di primavera tante storie di uomini, di donne, di bimbi che non ci sono più, diventassero memoria di comunità. Grazie all'informazione, grazie alle ...
Patrizia Rulli per il Comune di Cinisello - 28-03-2005

…Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei



1945-2005.

Quest’anno si celebra in ...
Alfredo Galasso - 28-03-2005
L' editoriale di Raniero La Valle e' da condividere pienamente. Non solo. Occorre risvegliare i molti democratici, sinceramente democratici, i quali non si sono ancora accorti della strategia e della meta perseguite da questa funesta alleanza ...
Ortica - 28-03-2005
Purtroppo il giorno mercoledì 23 marzo 2005, la prima pagina del quotidiano “l’Unità” è stata presentata listata a lutto per lo scempio compiuto sulla nostra Costituzione da chi ci governa.
L’idea della striscia nera sul giornale me ne suggerisce ...
Leonardo F. Barbatano - 28-03-2005
Il più vergognoso tradimento che si potesse perpetrare nei confronti degli eroi partigiani che fecero la Resistenza contro la barbarie nazifascista si è infine consumato. E’ veramente doloroso il pensiero che i nemici della Repubblica siano oggi al governo di quella Repubblica delle uguaglianze e delle libertà che quei martiri hanno costruito con il loro sacrificio. Ho sempre pensato che, mentre cadevano assassinati o venivano torturati senza pietà, quegli uomini e quelle donne generosi trovassero conforto e giustificazione del dono della loro vita nella visione della futura democrazia che sarebbe nata. Oggi, mentre la Costituzione di quella Repubblica muore, non si opera solo un attentato alla Carta ma anche un attentato alla memoria di quei forti.
Gli stessi padri costituenti, molti dei quali erano stati partigiani, si preoccuparono, e furono tutti d’accordo, nonostante le differenze ideali che li caratterizzavano, nello scrivere una Carta che fosse fondativa di una repubblica parlamentare, affinché attraverso un controllo dell’esecutivo da parte del parlamento si evitassero al nostro Paese futuri pericoli di derive dittatoriali.
Gruppo docenti e personale ITIS Ist. Volterra - 28-03-2005
Fatto proprio da esponenti di AN, è in discussione il disegno di legge n° 2244 dal titolo "Riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana ...
Gianni Mereghetti - 27-03-2005
Al Liceo scientifico Pascal di Abbiategrasso un'esperienza si mantiene viva da più di dieci anni, è quella dello scambio culturale con gli studenti del Peutynger Gymnasium di Ellwangen, una stupenda cittadina del Baden Wuttenberg. Anche quest’anno ...
Laura Tussi - 27-03-2005
LA VISIONE DEL MONDO E DELLA REALTA’

Il disagio risulta dilagante in ogni situazione e tra i diversi ruoli degli attori sociali che operano con ragazzi a rischio in contesti ambientali, in situazioni, spazi e tempi che creano disagio. Anche il ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 27-03-2005
( … ) … siamo un Paese balcanico quando osserviamo tanti segni esteriore di trasandataggine, di squallore piuttosto che di povertà, i marciapiedi sconnessi, l’immondizia per le strade di periferia, le grondaie arrugginite delle stazioncine secondarie, i finestrini sporchi e le latrine dei treni, l’aspetto dimesso di tanti pubblici uffici; e siamo un Paese balcanico quando pensiamo alle lungaggini delle pratiche nella pubblica amministrazione, alla lentezza dei processi, alla qualità e alla litigiosità degli uomini politici che reggono il Paese, al loro linguaggio e alla loro moralità, ai loro rapporti con la giustizia, che li rendono così poco presentabili; alle leggi ‘ ad personam ‘, alla tortuosità del testo che le rende spesso incomprensibili; per non dir nulla della corruzione diffusa.

Un Paese balcanico, con la difficoltà di rapporti fra regione e regione quale esisteva nella Jugoslavia di altri tempi, tenuta insieme, faticosamente, da un dittatore. ( … )


Così ha scritto nell’ultimo numero del settimanale “ Il Venerdì “ Piero Ottone.
Maurizio Tiriticco - 27-03-2005
Da un impianto normativo assai discutibile…

E’ noto che alla vigilia di una scadenza elettorale ogni decisione politica importante viene congelata in attesa di… E ciò è accaduto anche per lo schema di decreto sul secondo ciclo. L’amministrazione ha accolto qualche istanza dei sindacati e delle Regioni, anche se il tessuto resta quello che è! Ma, basta qualche ritocco per migliorare il tutto? L’interrogativo è grande! Il fatto è che alcune delle questioni nodali, quali quella del destino degli istituti tecnici e professionali non appaiono assolutamente risolte! Gli otto licei otto sono quelli che sono: qualche ora in più, qualche ora in meno, qualche materia rivisitata, aggiunta o cancellata… insomma quisquiglie… puro cabotaggio…
E doveva essere così! Se si è chiamati a discutere solo sull’articolato del decreto, ne emergono solo correzioni parziali! Ma è l’impianto che doveva essere discusso. O meglio, quando ci si è avviati alla definizione dell’impianto e alla stesura dei singoli articoli, non si doveva permettere che il Miur si chiudesse a riccio e affidasse il tutto agli anonimi esperti. L’intera operazione doveva essere aperta alla “politica”, almeno al confronto con le Regioni in sede, anche informale, di Conferenza Unificata. E tale procedura non sarebbe stata affatto extra legem!
Mo così non è stato! Ed ora? I nodi sono tutti irrisolti e… ce la faremo per la scadenza autunnale? O i tempi stretti daranno luogo soltanto a soluzioni abborracciate?
L’ho sempre detto! Chi ha scritto la legge 53 ha tenuto conto solo parzialmente della riforma costituzionale, e l’ha scritta guardando più al passato che al futuro. Quindi, non è nata una legge di adeguamento costituzionale, come è scritto nell’epigrafe (delega al governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione), ma una legge di riforma della scuola che è un’altra cosa! Di fatto, la legge 53 non è stata prodotta da un nuovo Miur post-riforma costituzionale, ma dal vecchio Mpi, quando dal centro partivano le sperimentazioni assistite, importanti processi innovativi, ma sempre all’interno di una logica centralistica che allora comunque era pienamente giustificata.
Ma, dopo il Titolo V, ci si aspettava di più: che la legge delega, affrontando in toto un articolato e complesso insieme dell’intero sistema di istruzione, operasse scelte conseguenti: un primo ciclo finalizzato ad una acquisizione forte di conoscenze e competenze di base quali oggi sono da perseguire in una società complessa ed avanzata, ed un secondo ciclo assolutamente nuovo rispetto a quello ereditato dalla tradizione, ed equamente ripartito tra Stato e Regioni. Ma non è stato così!
Due sono stati gli “errori” di fondo compiuti! Il primo riguarda il primo ciclo: per gettare a mare la legge 30, si è tornati al passato riesumando il vecchio percorso scuola elementare e media. Il secondo riguarda il secondo ciclo: un copio copias degli ordinamenti ereditati dal Mpi: il classico, lo scientifico, il tecnico, il professionale, con l’aggiunta di pezzi più o meno rivisitati. Ed il tutto riscritto secondo la logica verticale di sempre: il classico come percorso autorevole, ricco e completo e gli altri come esiti di successive sottrazioni di contenuti e di obiettivi! Una logica ultragentiliana! E alle Regioni? Altro che serie B! Il vuoto assoluto! Si è replicata la logica della Costituzione del ’47: alle Regioni l’istruzione artigiana e professionale, che allora era in gran parte da inventare! Ed anche oggi alle Regioni resta ben poco da inventare, se tutto è fagocitato dai licei! E del nuovo Titolo V nessuna traccia!
Questo è l’impianto della legge 53 ed ora è difficile ed arduo schiodarlo! Che fare? L’unica strada è quella di implementare ciò che già si è avviato, con timidezza e tante difficoltà e, forse, non sempre con lusinghieri successi, quella dei percorsi triennali di cui all’accordo quadro del 2003 (ed ai successivi accordi del gennaio e dell’ottobre del 2004). E’ una strada in cui, con la logica del campus si possono aprire più filiere, più percorsi in sedi statali e in sedi regionali (è detto all’articolo 1, comma 14 del decreto), con i quali ci si dovrebbe muovere verso finalità comuni, ma con percorsi e obiettivi di apprendimento variamente articolati. Ne dovrebbero conseguire: un reale ampliamento e consolidamento delle conoscenze e competenze di base, quali oggi sono richieste dalla società della conoscenza; ed una accorta pratica orientativa e riorientativa degli studenti, implementata dall’alternanza e dai passaggi, per favorire le loro scelte ulteriori.
Ovviamente questi percorsi andrebbero rivisitati e riscritti caso per caso secondo la strategia del curricolo (tanto invisa all’attuale amministrazione). Si tratterebbe, comunque, soltanto di una cornice operativa in cui non sarebbe affatto esclusa anche quella di un biennio post-scuola media. Ma quello che io sempre temo in fatto di processi di insegnamento/apprendimento è la logica dell’ingegneria fine a se stessa che, al limite, potrebbe anche non favorire quella flessibilità necessaria ad una reale individualizzazione dei percorsi.

…a quali Indicazioni nazionali?

Negli ultimi tempi la discussione si è incentrata tutta sul decreto, ovviamente! Però, non bisogna dimenticare che con gli allegati B, C , D ecc. (l’allegato A è quello del Pecup, altro capolavoro di questa amministrazione!) ci verranno sciorinate puntualmente le Indicazioni nazionali le quali daranno il là alle concrete attività di insegnamento/apprendimento! E il mio timore è che allegati non discussi divengano poi “transitoriamente”… vincolanti come è avvenuto per il primo ciclo!
Per quel che ho potuto leggere, anche qui siamo ad un nuovo copio copias! La struttura delle Indicazioni sembra la stessa di quella del primo ciclo: ritornano gli ologrammi, gli OSA, gli obiettivi formativi, le UA (guai a confonderle con le unità didattiche!!!), i PSP, il tutoring, e tutto quell’armamentario metodologico di cui non c’è assolutamente traccia nella ricerca educativa e psicopedagogia! E ritorna il portfolio, che nel decreto figura all’articolo 12, comma 2, come una delle funzioni del “docente in possesso di specifica formazione” al quale viene anche assegnata la “cura della documentazione del percorso formativo compiuto dallo studente”. La cosa strana è che del portfolio, che nel secondo ciclo assumerebbe una reale funzione di documentata testimonianza dei crediti e delle competenze via via acquisite dallo studente in funzione del profilo culturale e professionale che sta costruendo, si parla assai poco. Si dicono le stesse cose che già sono scritte nelle Indicazioni del primo ciclo, di quel corso di studi dove del portfolio non si è mai avvertita una assoluta necessità.
Ma la cosa più preoccupante delle Indicazioni è che nel copio copias ancora si afferma che “le tabelle degli obiettivi specifici di apprendimento hanno lo scopo di indicare con la maggior chiarezza e precisione possibile i livelli essenziali di prestazione (intesi qui nel senso di standard di prestazione del servizio) che le scuole della Repubblica sono tenute in generale ad assicurare ai cittadini per mantenere l’unità del sistema educativo di istruzione e di formazione” (corsivo e parentesi sono nel testo). Il che significa ancora una volta che gli OSA – come per il primo ciclo – non costituiscono obiettivi di apprendimento, ma standard di riferimento.
Il che rinvia ad un discorso più generale che in parte già è stato fatto da me e da altri per le Indicazioni del primo ciclo e che qui è opportuno riprendere.
I LEP, di cui al Titolo V, sono i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere erogati dai pubblici servizi nelle singole Regioni: nessuna Regione può erogare servizi al di sotto di questi livelli. Per quanto concerne il sistema di istruzione e formazione, le prestazioni non riguardano tanto le finalità e i contenuti degli insegnamenti (gli apprendimenti sono un’altra cosa!) che le istituzioni scolastiche (ambito pubblico statale) e formative (ambito pubblico regionale) sono tenute a perseguire e ad offrire, ma anche e soprattutto l’insieme delle risorse da impegnare, delle strutture amministrative e organizzative, dei servizi e delle attrezzature di cui debbono disporre.
Redazione Fuoriregistro - 27-03-2005
Avevamo già pubblicato l'incredibile notizia della multa appioppata a Retescuole per violazione di norme pubblicitarie. Un'operazione mai vista neppure ai vecchi tempi di..."Tienimilanopulita", per chi li ricorda.... ma tant'è, ad ogni stagione la sua perla. Ci giunge ora in Redazione un appello che facciamo nostro, così come nostra è la completa solidarietà al Movimento Milanese. (Fuoriregistro)


LA MULTA AL FORUM DELLE SCUOLE DEL MILANESE VA RITIRATA.
LA SCUOLA NON SI IMBAVAGLIA.


A un genitore di Retescuole è stata recapitata una multa dal Comune di Milano di 22.000 euro perché ritenuto responsabile di aver attaccato ai muri del centro cittadino 51 volantini con nastro adesivo firmati dal Forum delle Scuole del milanese (l'assemblea che raccoglie oltre a Retescuole, docenti e genitori dei comitati e coordinamenti in difesa della scuola, i comitati in difesa del tempo pieno e prolungato, i sindacati della scuola, le associazione di genitori della scuola d'infanzia, delle commissioni mensa e edilizia scolastica) durante una manifestazione in difesa della scuola di tutti/e e per tutti/e.
Giuseppe Aragno - 27-03-2005
Narciso, noi pensiamo in genere, è innamorato di se stesso. Non ama quindi. Amante senza amore, immaginiamo lo colga la sventura allorché, malaccorto, volto lo sguardo oltre lo specchio in cui si vede perfetto, è preso da qualcosa che non c'è nell'immagine restituita dallo specchio. Narciso è una finta perfezione: lo specchio non parla, non pensa, non vive. E' lui che lo anima, pieno solo di sé. Quella è la vita. Può essere tutto sbagliato ma ogni cosa appare giusta: tra Narciso e lo specchio non esiste confronto. Fuori dello specchio - e perciò fuori di Narciso - c'è il mondo, nel quale questa specie di angelo dalle ali tronche non ha saputo entrare quando lo fanno tutti gli angeli che hanno sul dorso ali più adatte a volare. Narciso non è vanitoso, come spesso crediamo: qualcuno l'ha ferito quando è venuto al mondo ed ha smesso di volare. Il mondo di Narciso è Narciso: forma e sostanza di se stesso, territorio e confine d'un mondo contenuto in uno specchio. Se l'amore che è oltre lo specchio prende per mano Narciso e lo conduce nel mondo dal quale è fuggito, Tiresia lo ha predetto: è il primo e anche l'ultimo viaggio. Tutto gli è nuovo nel pianeta in cui vivono forma e sostanza che se lo portano via. C'è l'amore nei limiti del mondo - Narciso lo sente - c'è, in quel mondo nel quale lo trascina irrimediabilmente il mistero che gli è apparso oltre lo specchio. Il mondo che l'ha ferito. Ma questo Narciso non lo può sapere. Ha imparato a zittire il dolore con un finto amore. Un passo, ed è fuori da se stesso. Ora sa che c'è forma e sostanza ed intuisce che lo specchio è un inganno. E' come precipitare in un abisso.

Narciso, che per dolore rifiutò di nascere, ora scopre per amore il dolore di stare nel mondo: quanta gioia gli dà così quell'amore, che lo libera dalla menzogna dello specchio, tanto inspiegabile dolore gli proviene da quell'accettare di amare e quindi venire nuovamente al mondo. L'amore di Narciso per ciò che è fuori dallo specchio è ora vero. Egli lo sa, lo avverte ed accetta un sublime calvario.
- O ti riconcili con la vita - sente Narciso che qualcuno gli va dicendo con voce che nasce dal petto suo in tumulto - o la smetti e ti uccidi.
- Non posso - mormora piangendo - ucciderei l'amore che mi porto dentro.
Se il cielo non fosse una celeste menzogna, verrebbero in aiuto i cavalieri dell'Apocalisse, la gloria celeste recupererebbe quel figlio suo innocente fuggito per dolore e tornato per amore. I santi che millantano credito perso la Santa Trinità ai piedi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo invocherebbero per lui grazia.
Nulla di tutto questo. La forza che produsse un diluvio, che spaccò il Mar Rosso da una costa all'altra, che scolpì sulle Tavole Sacre strappate al Sinai coi fulmini della tempesta le leggi date a Mosé, quella forza rimane inerte. Come inerte è l'Olimpo coi suoi numi, come fermi nel loro meditare se ne stanno gli orientali celesti pensatori e fermo il profeta di Medina.
Tutte le forze di quello che chiamiamo bene se ne stanno immote: vada Narciso per la strada che ha scelto e a nessuno sia consentito spostare gli equilibri sui quali poggia da sempre la storia del creato. Narciso è dolore, non può essere amore.
Eppure egli ora ama.
Peacereporter - 27-03-2005
Venticinque anni fa moriva, freddato ai piedi dell’altare da cui stava celebrando la messa, l'alto prelato simbolo dell’emancipazione dei poveri e della lotta per la giustizia: Oscar Romero, vescovo dell’arcidiocesi di San Salvador. A ucciderlo, con due colpi di pistola in pieno petto, due sicari armati dal regime di destra che ha oppresso il Paese per decenni.
Osvaldo Roman - 27-03-2005
Lo stile di questo governo è ormai tristemente noto: si basa sulla più totale falsificazione dei fatti: così che alla reale portata dei provvedimenti i cittadini possono arrivare solo se nel tempo arrivano a misurarsi concretamente con i loro effetti.

Sul cosiddetto “Diritto dovere” si è già alzato il polverone dei media governativi: il decreto dopo il parere favorevole di maggioranza delle Commissioni parlamentari competenti è stato oggi approvato dal Consiglio dei ministri. Vale la pena di ricordare che nella seduta del 14 ottobre 2004 la Conferenza Unificata di cui all’articolo 8 del Decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281 aveva espresso la mancata intesa sugli articoli 4, 5, 6 comma 1. Il Governo è andato avanti ugualmente adottando così una procedura straordinaria non applicabile al contrasto di merito manifestato dalle Regioni che come tale doveva essere risolto con l’adozione di soluzioni concordate sui temi controversi.
Anche lo schema di decreto sull’alternanza Studio-lavoro è stato presentato alle Camere, nonostante che nella seduta del 14 ottobre 2004 la Conferenza abbia espresso la mancata intesa con motivazioni in parte analoghe a quelle formulate per il primo decreto. Si tratta, possiamo esserne certi, di misure che, per la loro ininfluenza o per la loro perniciosità, finiranno presto nel mucchio della mondezza da portare nella pubbliche discariche.
Pino Patroncini - 27-03-2005
Giovedi sera in TV il ministro Moratti nel vantare l’avvenuta approvazione dei decreti su alternanza scuola-lavoro e diritto-dovere, in chiara chiave preelettorale (potevano essere varati un mese fa o tra un mese non ci sarebbero state differenze!), si è lasciata andare a parlare di obbligo scolastico portato a 18 anni.

Ciò è falso per 4 buoni ed evidenti motivi.

Primo motivo
: se l’obbligo scolastico, espressione prevista da quella stessa Costituzione Repubblicana che il governo si appresta a stravolgere, è stato davvero portato a 18 anni, perché il decreto non parla di obbligo scolastico, ma di diritto-dovere? E’ già stato dimostrato che non sono la stessa cosa e infatti il decreto dice che sarà garantito il diritto all’istruzione e alla formazione fino a 18 anni, equivocando su termini e compiti: una cosa è garantire un diritto e un’altra prevedere un obbligo. Per esempio, a me come ad altri lo Stato garantì bene o male il diritto allo studio fino a 24 anni, cioè fino a quando mi laureai, costruendo e finanziando il liceo milanese e l’università anch’essa milanese in cui studiai, attribuendomi una borsa di studio prima e un presalario poi e esentandomi dalle tasse universitarie per i buoni voti ottenuti. Ma fu obbligato a provvedere alla scuola nel paesino dove ero nato e mi obbligò a studiare almeno fino ai 14 anni in ogni caso. E come me tutti i miei compagni di scuola, compresi quelli che all’università e al liceo non ebbero la fortuna di andarci. Confondendo i due termini la Moratti lascia l’obbligo dov’è (ma solo perché e finché lo prevede la Costituzione) e si copre le spalle (per non dir qualcos’altro) per ridurre il diritto: infatti nella sua legge lo Stato garantirà dell’istruzione solo i “livelli essenziali” (testuale)
Vincenzo Andraous - 27-03-2005
Chissà perché non parliamo mai troppo d’amore, come fossimo prigionieri di un pudore feroce…..o di una malcelata distanza da un amore che nasce e un altro che muore.
Proprio da questa negazione mi torna in mente l’incontro con un vecchio russo, che ...
Fish - 25-03-2005
La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (Fish) in rappresentanza di circa 30 organizzazioni di persone con disabilità e di loro familiari è fortemente preoccupata per gli accadimenti del caso di Terry Schindler Schiavo. L’uso ...
don Antonio Mazzi - 19-03-2005
Riceviamo e pubblichiamo: da Famiglia Cristiana n. 10 – 6 marzo 2005 - (redazione)


A un professore di Lecco che si è fatto consegnare il cellulare da una studentessa che disturbava l’attività didattica tenendolo acceso, è stata confermata dalla ...
Movimento Studentesco Bergamo - 19-03-2005
Ieri si è svolto il corteo del Movimento Studentesco di Bergamo contro i Buoni Scuola, la Riforma Moratti, per il diritto allo studio. Le scuole sono rimaste vuote a causa della concomitanza dello sciopero studentesco e dello sciopero unitario ...
Giuseppe Aragno - 19-03-2005
L’Assemblea Costituente, espressione delle sole grandi “famiglie politiche” che abbiano radici nella storia del nostro Paese – liberale, socialista e cattolica – discusse a lungo dell’ordinamento della Repubblica. Fu il primo problema che si pose a ...
Agostino Frigerio, Elio Gilberto Bettinelli - 19-03-2005
Discutere sulle prove INVALSI nei termini in cui ciò sta avvenendo in alcune scuole dimostra una concezione dell’autonomia scolastica “legibus soluta” che è del tutto incompatibile con il quadro vigente. Non solo, l’opposizione “a prescindere” alle prove INVALSI rivela una visione della scuola che non si pone in alcun modo il problema grande di far sì che tutti i cittadini, in questo caso gli alunni, possano fruire di un’offerta formativa equivalente che consenta il raggiungimento di obiettivi di apprendimento non troppo diversi da scuola a scuola, da alunno ad alunno.
Laura Tussi - 19-03-2005
Una premessa necessaria per analizzare e comprendere quelle storie che presentano esiti diversi e sovente dolorosi per chi li vive, consiste nel ricostruire la storia attraverso cui un individuo giunge alla costruzione di sé come soggetto. I dispositivi tramite cui l’individuo conferisce senso e significato alla realtà è la variabile imprevedibile dal cui gioco dipendono esiti diversi nei processi di sviluppo. Interpretare il fenomeno dei ragazzi a disagio significa focalizzare il processo di reciproca interdefinizione tra mondo e soggetto, per cogliere quei nodi, quei cortocircuiti della relazione pedagogica che hanno condotto il soggetto ad un livello problematico di esistenza.
Dedalus - 18-03-2005
Com’è noto, uno degli effetti della riforma Moratti è di aver dato vita ad un’ampia opposizione da parte di insegnanti, genitori, sindacati e associazioni contro lo stravolgimento dei modelli esistenti (il modulo e il tempo pieno nella scuola elementare) e in difesa della scuola pubblica. Ci sembra però che accanto a forme di “resistenza” legittime, fondate su motivazioni di carattere pedagogico e sociale ma anche su solidi presupposti giuridici (il riferimento al Regolamento sull’autonomia in primis), emergano anche posizioni più estreme, connotate da una netta propensione a sottovalutare o a disconoscere il valore delle norme e delle disposizioni di legge. E’ un fenomeno che merita qualche riflessione perché rimanda ad alcune “questioni di metodo” tutt’altro che secondarie, sulle quali è bene avere la massima chiarezza.
A leggere certi interventi o certe “proposte di delibera”, per i toni usati e i contenuti impliciti, si ha l’impressione che qualcuno consideri i collegi docenti come organismi sovrani e indipendenti o addirittura forme di “contropotere”, scambiando forse l’autonomia delle scuole con l’autarchia o con l’anarchia. Come se una delibera di un Collegio fosse atto in sé compiuto, sufficiente per sottrarsi al rispetto delle norme (Leggi, decreti o circolari ministeriali che siano, fatte ovviamente le debite proporzioni).
E’ il caso forse di ricordare che esistono ambiti di competenza ben distinti, che esiste una gerarchia delle norme legislative e che il rispetto della norma, in uno Stato di diritto e in una democrazia è questione essenziale. Autonomia non vuol dire che ciascun istituto o ciascun collegio è libero di fare quello che vuole. Non è autodeterminazione. Affatto. Il DPR 275 del 1999 a questo proposito è molto chiaro, definendo con una certa precisione i contenuti e i contorni dell’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole, gli ambiti di decisione dei Collegi e le materie che sono e restano di competenza esclusiva del ministero, valide su tutto il territorio nazionale (cfr: Federico Niccoli “In difesa dell’autonomia delle istituzioni scolastiche” ). Sarebbe davvero paradossale criticare da un lato il governo di centrodestra di avere scarso senso dello stato e della legalità, di voler stravolgere le regole del gioco, di voler manomettere la Costituzione eccetera eccetera e poi riproporre dall’altro, all’opposizione e a sinistra, la stessa logica, la stessa forma mentis, nell’ambito della scuola.
Un’altra distorsione della realtà, una leggenda metropolitana è quella che dipinge i dirigenti scolastici come i “cani da guardia” del Miur, funzionari governativi ansiosi di applicare le disposizioni in maniera autoritaria e burocratica, e i docenti come soggetti sottoposti a soprusi e forme di strapotere. Nulla di meno corrispondente al vero. Non c’è dubbio che sta al dirigente scolastico - in quanto rappresentante dell’istituzione autonoma e funzionario della Repubblica (non del governo in carica!) - far rispettare e applicare correttamente la normativa, esercitando in questo un ruolo di garanzia (anche nei confronti dell’utenza e degli stessi insegnanti, in una scuola pubblica e di Stato). Ma le norme non sono un optional, valgono tanto per il dirigente quanto per il docente: non hanno due pesi e due misure differenti. “La legge è uguale per tutti”, come sta scritto nelle aule dei tribunali.
Rosanna Sardu - 18-03-2005
NO ALLA RIFORMA MORATTI!

PERCHE' FARLO

Sei sei un genitore:

Perché la partecipazione delle famiglie alla vita della scuola viene notevolmente ridimensionata.

Perché si riesuma il modello bipolare degli anni 50: l'istruzione «alta» dei ...
Fuoriregistro - 18-03-2005
OGGETTO: trattamento economico durante i periodi di congedo per maternità del personale del comparto scuola con rapporto di lavoro a tempo determinato. - Sequenza contrattuale prevista dall’art.142, comma 4, del CCNL 2002/2005 per personale del comparto scuola sottoscritto in data 24.7.2003. Ne avevamo parlato l'otto marzo scorso. Ora la Direzione scolastica regionale della Campania - con un atto formale - ne ha recepito il senso.
Anna Pizzuti - 18-03-2005
L’intervento di Dedalus pone, secondo me, due ordini di problemi. Il primo - di natura squisitamente politica e, quindi, anche strategica - riguarda il contrasto che intendiamo - ancora - porre in atto e sostenere, sia contro la parte di riforma già a rischio di “sedimentazione”, sia rispetto a quella “in gestazione". Il secondo, direttamente collegato al primo, riguarda la valutazione di sistema, e la funzione dell’Invalsi.
effelleci - 17-03-2005
La Cgil e la Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil sono convinte che sia necessario definire rapidamente un Programma sulla conoscenza in cui siano chiaramente esplicitati gli obiettivi su cui ci si impegna.
Su di esso deve essere sollecitato un contributo ampio e partecipato ed il pronunciamento di chi si candida ad un progetto alternativo a quello delle forze che compongono l’attuale maggioranza.
Per noi è fondamentale che alla discussione e alla costruzione del Programma contribuiscano più soggetti, oltre alle forze politiche, sindacati, singoli cittadini, associazioni professionali e movimenti per rendere possibili partecipazione e protagonismo.
Occorre, infatti, uscire dal tatticismo e dalle angustie con le quali il tema del Programma è stato affrontato fino ad ora nel dibattito politico del Paese, perché così facendo lo si svilisce e basta.
Per quanto ci riguarda, nell’esercizio della nostra autonomia, abbiamo avviato questo percorso e ora presentiamo la nostra proposta, con l’impegno che ci deriva dall’essere, insieme, la maggiore confederazione ed il sindacato più rappresentativo della categoria.
Con questo atto la Cgil riafferma, con una scelta di trasparenza, la propria autonomia e ribadisce che intende proseguire sul terreno delle grandi scelte politiche e di merito, valorizzando cosi l’esperienza più matura del movimento sindacale italiano.
Chi esercita il diritto di proposta pratica l’autonomia come valore.
Siamo di fronte ad un blocco di interventi su scuola, università e ricerca tali da delineare le peggiori “riforme” della storia della nostra repubblica e contro questo blocco centinaia e centinaia di migliaia di persone si sono mobilitate ed ora hanno diritto ad una risposta.
Occorre accompagnare e sostenere lo straordinario movimento di lotta che ha attraversato e attraversa il Paese contro i provvedimenti del Governo e del Ministro Moratti su scuola, università e ricerca con una proposta che dia gambe ad un’altra idea possibile di sistema educativo, formativo, universitario e di ricerca.
Serve un chiaro impulso programmatico perché, considerata l’enormità dei problemi che si stanno accumulando nel Paese e per superare i guasti profondi prodotti dall’ideologia neoliberista del centro destra, non servono aggiustamenti ma un Programma alternativo nei valori di riferimento e nelle politiche.
Sulle nostre proposte programmatiche, presentate il 19 di ottobre 2004 alla Sapienza, abbiamo aperto un ampio dibattito, convinti che ci sia bisogno di rivitalizzare la vita pubblica, di rafforzare i legami sociali, di spingere verso la partecipazione attiva, tutte condizioni indispensabili per la qualità della democrazia cui aspiriamo, nella quale il sindacato confederale è soggetto attivo della dialettica democratica.
A quanti in questi anni hanno preferito dipingere il movimento che si è sviluppato nella scuola, nell’università e nella ricerca come un soggetto conservatore, senza proposta, noi rispondiamo con i fatti, con le migliaia di iniziative promosse in questi mesi e a seguito delle quali presentiamo oggi, con un approccio sistematico e complessivamente alternativo, questa nostra proposta programmatica e un’idea di percorso basata sulla partecipazione attiva, su un processo di ascolto della società, sul riconoscimento del ruolo fondamentale della partecipazione civile.
La nostra proposta programmatica sulla conoscenza si ispira a valori che riteniamo fondamentali e fondanti per le scelte che operiamo.

Grazia Perrone - 17-03-2005
Lo avevamo già scritto e avevamo formulato un quesito di interpretazione autentica al MIUR rimasto senza riscontro. La figura dell'insegnante tutor, prevista dal decreto legislativo del 19/2/2004, n. 59, è - giuridicamente
- inammissibile nelle classi già funzionanti secondo le vecchie regole. Per queste ultime e fino al completamento del ciclo vale la norma pregressa che - nella fattispecie - è l'art. 128 (commi 3 e 4) del Testo Unico n. 297/94 [1]. A stabilirlo - in modo inequivoco - è una sentenza del TAR Puglia.


Tar Puglia: le vecchie classi non conoscono tutor.

Sono illegittime le delibere con le quali il collegio dei docenti di una scuola elementare ritiene di poter anticipare l'integrale attuazione della riforma della scuola.
Il collegio non può in particolare decidere di introdurre la figura dell'insegnante tutor, prevista dal decreto legislativo del 19/2/2004, n. 59, nelle classi già funzionanti secondo le vecchie regole, in ordine alle quali, al contrario, per ragionevole scelta legislativa di continuità didattica, deve continuare a trovare applicazione la precedente disciplina. Questo è quanto ha sancito il Tar Puglia, sezione II, con la sentenza n. 252/2005. Nel caso in esame, dei genitori di alunni frequentanti una scuola elementare statale avevano impugnato le delibere adottate dal collegio dei docenti con le quali si era ritenuto di poter anticipare l'integrale attuazione della riforma di cui al decreto n. 59, anche alle classi già funzionanti secondo le vecchie regole. I ricorrenti, infatti, avevano sostenuto che doveva continuare a trovare applicazione la disciplina recata dall'articolo 128 del decreto legislativo 16/4/1994, n. 297.

Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia ha accolto il ricorso.

Secondo i giudici amministrativi, infatti, è indubbio che la riforma scolastica (scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione) introdotta dal dlgs n. 59 non potrebbe trovare integrale attuazione con riguardo alle classi di scuola elementare ancora funzionanti secondo il precedente ordinamento e agli alunni a esse iscritti.

A confermare questa applicazione è la stessa norma, che all'articolo 19 espressamente enumera le disposizioni del decreto legislativo 16/4/1994, n. 297, da ritenersi abrogate soltanto a decorrere dall'anno scolastico successivo al completo esaurimento delle sezioni e delle classi. Tra le disposizioni di cui si prevede la ultravigenza, con il chiaro intento di perseguire l'obiettivo della continuità scolastica, vi è appunto, come dedotto dai ricorrenti, l'articolo 128, commi 3 e 4, del citato Testo unico n. 297/1994, il quale, in tema di programmazione e organizzazione didattica, fissa il principio secondo cui nell'ambito dello stesso modulo organizzativo i docenti operano collegialmente e sono contitolari della classe o delle classi a cui il modulo si riferisce.

Tale principio, dunque, è da ritenersi assolutamente inconciliabile con quello inerente all'introduzione di un docente con posizione preminente all'interno di una classe ( il cosiddetto tutor) di cui all'articolo 7, comma 5, del decreto n. 59, deve rimanere fermo per quelle classi funzionanti ancora secondo le regole proprie del precedente ordinamento. Pertanto, alla luce di queste considerazioni, illegittimamente il collegio dei docenti ha ritenuto, attraverso le delibere impugnate, di poter anticipare l'integrale attuazione della citata riforma scolastica anche alle classi già funzionanti in ordine alle quali deve continuare a trovare applicazione la disciplina recata dal citato articolo 128 in materia di programmazione e organizzazione didattica.

ItaliaOggi 15/3/2005
Lea Borrelli - 16-03-2005
DOCUMENTO DEI DOCENTI DEL LICEO CLASSICO STATALE "SOCRATE" DI BARI

SULLE RIFORME DELLA SCUOLA

I docenti del Liceo Classico Statale Socrate di Bari, riunitisi in Collegio il giorno 10 marzo 2005 per esaminare i provvedimenti dell'attuale governo ...
Insegnanti di Economia Aziendale di Lucera - 15-03-2005
Egregio Ministro,

l'attuazione della riforma della scuola secondaria superiore, così come prevista nello schema di decreto del 17 gennaio 2005 in attuazione della legge 28 marzo 2003 n. 53, da molte parti del mondo della scuola e delle imprese suscita numerose perplessità in relazione alle finalità che si intendono raggiungere e alle modalità attraverso le quali gli attuali livelli di istruzione si vorrebbero migliorare.

Non risulta comprensibile la particolare necessità di far confluire negli unici canali dei Licei e della Formazione Professionale le due modalità di proseguimento degli studi secondari, attraverso la totale soppressione degli Istituti Tecnici. Questi ultimi, da decenni, hanno costituito il canale di istruzione privilegiato da generazioni di studenti interessati a conseguire una buona preparazione culturale di base e la acquisizione di solide competenze professionali spendibili per l'inserimento nel mondo del lavoro, con qualifiche medio-alte, presso aziende private e della Pubblica Amministrazione.

Come sempre si passa da un eccesso all'altro!… Dalla miriade di indirizzi, sperimentali e non, attualmente esistenti, all'interno dei quali noi docenti progressivamente abbiamo dovuto trovare la nostra connotazione professionale, adeguando i contenuti dei programmi alle non poche sfaccettature che li caratterizzavano, si passa alla semplificazione estrema degli otto Licei e alla delega alle Regioni di tutto quanto rimane dell'Istruzione Secondaria.

Tale formulazione non convince per le seguenti motivazioni....

Laura Tussi - 15-03-2005
Il gruppo classe come risorsa e valore verso obiettivi didattici contro il disagio


Nella didattica, in primo piano, sussiste la questione della conoscenza che si trasmette in ambito scolastico, prendendo inevitabilmente in esame relazioni tra i contenuti di conoscenza proposti e i processi cognitivi dell’allievo implicati nell’apprendimento di specifici contenuti che possono provenire anche dalla propria interiorità, con la narrazione di sé nel racconto autobiografico.

Lo sviluppo delle competenze interrelazionali

Di recente la Psicologia Evolutiva ha dedicato notevole attenzione allo sviluppo delle competenze sociali infantili. Durante gli anni ’40 del 1900, Piaget indaga le strutture formali della mente, ossia gli stadi di sviluppo che determinano le modalità con cui il soggetto procede in ogni campo del conoscere, che sono indipendenti dal contenuto in cui operano. Piaget privilegia la descrizione strutturalistica della mente, lasciando da parte i processi cognitivi. Secondo il modello teorico piagetiano si considera l’attività cognitiva come indipendente dal campo di applicazione, ossia dal contenuto su cui operano le modalità. Durante gli anni’60 del 1900, la Scienza Cognitiva indaga la problematica del rapporto tra processi e contenuti. Partendo dallo studio della percezione, della memoria, del linguaggio, dell’apprendimento, la Psicologia Cognitiva riporta al centro della discussione lo studio delle attività mentali, dalle cui regole vengono determinati i comportamenti. Queste ipotesi portano ad individuare un’analogia tra i meccanismi mentali di elaborazione dei dati sensoriali e le strutture artificiali proprie della cibernetica. Herbart, filosofo e pedagogista, fu precursore della scienza psicologica elaborando un sistema filosofico in cui cercò di superare la contraddizione insita nel carattere fenomenico dell’esperienza come descritta da Kant, sostenendo l’esistenza di entità semplici ed immutabili le cui molteplici relazioni sono alla base della formazione degli oggetti così come vengono percepiti dall’uomo. Compito della filosofia è quello di elaborare i dati forniti dall’esperienza al fine di estrapolare tali entità e produrre dei concetti, che soli costituiscono la vera conoscenza. Su tale sistema Herbart basò la sua pedagogia, il cui scopo principale è quello di trasmettere all’allievo un bagaglio culturale quanto più ampio possibile che ne sviluppi pienamente tutti i molteplici interessi, in modo da creare in lui una solida moralità, che consiste per Herbart, nella capacità di giudicare e di comportarsi secondo i cinque principi della libertà interiore, della perfezione, della benevolenza, del diritto e dell’equità.

L’esperienza scolastica

Per l’adolescente l’ambito scolastico è certamente la più significativa delle esperienze. La scuola diventa il luogo nel quale il giovane entra in pieno contatto con il mondo adulto e la sua cultura, che misura le competenze. La scuola non deve comunque ridursi esclusivamente ad uno strumento di misura, ma deve soprattutto accompagnare l’adolescente nella crescita, che si riflette nel rispecchiamento rispetto agli adulti, anche come insegnanti e docenti. Risultano necessarie delle buone prassi di apprendimento e di comportamento indispensabili al fine di indirizzare dinamiche etiche e propositi cognitivi razionali, suscitando spinte emotive di apprendimento e di assimilazione, non solo volte alle attività didattiche, ma per un comportamento sociale coerente e corretto nell’interagire civile che, appunto, si rispecchia e si identifica con il ruolo docente.

Federico Repetto - 15-03-2005
I RISCHI DI CANCRO IN VAL SUSA E A TORINO PER GLI SCAVI DELL’ALTA VELOCITA’


Poiché i media e le autorità responsabili tendono (in modo bipartisan!) non solo a minimizzare i problemi, ma a parlarne il meno possibile, la Val Susa, la cui mobilitazione contro i rischi di cancro è stata praticamente ignorata, è alla disperazione. Al punto che, per far parlare del problema, i Consigli Comunali di 25 comuni della Valle si terranno in piazza Castello a Torino alle 10 di sabato 19 marzo.

Visto che ormai le vie ordinarie sembrano impraticabili, anche alcuni insegnanti della Valle si sono chiesti se anche la scuola possa servire da veicolo informativo per i gravi problemi della salute che riguardano non solo la Valle stessa (che è sensibilissima ai problemi derivanti dal groviglio di strade, autostrade e ferrovie che la attraversano), ma anche l’ignara città di Torino.

Le due grandi gallerie, una di 23 chilometri nella Bassa Valle ed una di 53 tra Francia e Italia (la più lunga galleria ferroviaria del mondo, se si farà) sembrano non essere un problema per Torino. In realtà i forti venti che soffiano regolarmente lungo l’imbuto della valle e che finiscono nella piana torinese potrebbero trasportare particelle di amianto. E ciò avverrà sicuramente se gli scavi che si svolgeranno ad una trentina di chilometri da Torino non saranno fatti in assoluta sicurezza, cioè (ci dicono) ammassando il materiale sotto teloni ermeticamente chiusi e sottoposti a severi controlli (pensate che cosa succede quando una ditta subappaltatrice si ritira o fallisce!). In effetti, tutto intorno al Monte Musiné c’è uno dei quattro più grandi giacimenti di amianto del mondo, che sarà attraversato dalla galleria bassa.

Il progetto che sottoponiamo ai colleghi è quello di creare una rete informativa permanente tra le scuole (soprattutto medie superiori) della bassa Val Susa e quelle di Torino per:

1) promuovere conferenze di informazione di base sui problemi concernenti salute e territorio in relazione ai lavori dell’Alta Velocità
2) promuovere la distribuzione di materiale informativo e lo studio del problema sotto le diverse angolazioni della tutela della salute e della tutela ambientale, artistica e paesaggistica, ecc., nell’ambito di discipline (o parti di discipline) come scienza della terra, igiene, fisiologia umana, educazione fisica, educazione civica, storia dell’arte,
3) in prospettiva, promuovere visite degli insegnanti e degli studenti ai cantieri per verificare di persona il rispetto delle condizioni di sicurezza (quando sarà possibile averne un elenco certo).
Antonello - 15-03-2005
Il Collegio dei docenti dell’Istituto Magistrale Statale “Eleonora D’Arborea” di Cagliari, si è riunito in seduta straordinaria venerdì 11 marzo 2005, per discutere sullo “Schema di decreto legislativo relativo alla Riforma del Secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione…”.
La Legge 53 avvia un processo di destrutturazione del sistema scolastico pubblico, finora aperto a tutti e ricco di saperi.

In particolare la Legge 53, come dimostra la bozza dei decreti attuativi specifici, prevede:

• la divisione del sistema scolastico e formativo in due canali: quello liceale, di competenza dello Stato, sostanzialmente finalizzato al proseguimento degli studi universitari; quello tecnico-professionale, gestito dalle Regioni, di durata inferiore, appiattito sulla “formazione professionale” e orientato all’inserimento precoce nel mondo del lavoro;
• una forte riduzione del tempo scuola (25-27 ore settimanali erogate) con gravi conseguenze sulla qualità del servizio fornito ai cittadini;
• un Terzo canale formativo, mascherato dall’alternanza scuola/lavoro (altro decreto);
• la distinzione tra ore obbligatorie e ore facoltative;
• il ridimensionamento del carattere nazionale dei curricula (ogni scuola, in nome dell’autonomia, può inventarsi nel monte ore opzionale i percorsi curriculari che desidera);
• privatizzazione dei percorsi curriculari opzionali;
• diminuzione, nei curricula, delle discipline di indirizzo per oltre la metà del monte ore attuale.

Ne consegue un generale impoverimento della Scuola.

Stefano Borgarelli - 14-03-2005
Questione di musica, più che altro. Di ritmo. Se alla fine degli anni ’50 Kerouac dissolveva la sua vita sulla strada – eterno pendolare tra la California e il New Jersey – la ricomponeva sulla pagina. Cercando una cadenza bop con la macchina da ...
Claudia Fanti - 14-03-2005
A proposito delle prove INVALSI e della presunta paura che molte/i di noi avrebbero di esse, dico subito che non c’è alcuna paura, ma una decisa avversione a sottoporre, per l’ennesima volta, chicchessia, piccoli inclusi, a test, a questionari, a ...
Pino Patroncini - 12-03-2005
Lo “spirito” del liceo ha ritrovato la sua essenza: il latino. Lo ha detto chiaro e tondo la sottosegretaria Aprea all’Expo Education di Milano, per giustificare il fatto della sua introduzione in quasi tutti gli otto licei ( pardon: “percorsi ...
Gilda Venezia - 12-03-2005
I “REPUBBLICHINI” NON FURONO “MILITARI BELLIGERANTI”.

Contro l’approvazione del ddl n° 2244.

Fatto proprio da esponenti di AN, è in discussione il disegno di legge n° 2244 dal titolo "Riconoscimento
della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana (RSI) ". Approvato in sede referente dalla Commissione Difesa del Senato (19/5/2004), il testo del ddl è questo:

Art. 1.
1
. I soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che prestarono servizio nella Repubblica sociale italiana (RSI) sono considerati a tutti gli effetti militari belligeranti, equiparati a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti dei Paesi tra loro in conflitto durante la seconda guerra mondiale.

Art.2.
1
. Dalla presente legge non possono derivare oneri per la finanza pubblica.
Silvia - 12-03-2005
Il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale “Guglielmo Marconi” di San Gavino Monreale (Ca), riunito in seduta straordinaria giovedì 10 marzo 2005,
osservando
con preoccupazione il tentativo di cancellazione del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola elementare e media condotto dai provvedimenti del ministro dell’istruzione, e il tentativo di istituire una gerarchizzazione del corpo docente con l'introduzione dell'insegnante tutor,
nell’esprimere
la propria contrarietà nei confronti del progetto di riforma della scuola media superiore contenuto nella recente bozza di decreto attuativo della legge 53,
adotta e fa proprio
il documento elaborato il 25 febbraio 2005 dal Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico “Pacinotti” di Cagliari, e
DENUNCIA
il processo di destrutturazione del sistema scolastico pubblico, aperto a tutti e ricco di saperi, che interessa anche il complesso dell’Istruzione Secondaria Superiore.
Virginia Mariani - 12-03-2005
Oddio! Non so se dire che ho fatto indigestione e, quindi, sto per vomitare tutto o soltanto che non ho digerito bene. Fatto è che ho una tale confusione nella testa che il subbuglio investe quello che, finalmente, è stato dichiarato il nostro secondo cervello: l'intestino.
Non riesco a gioire di qualcosa o qualcuno/a che subito dopo, se non contemporaneamente, questa gioia è sopraffatta dal disgusto iroso: per fare un esempio, sapremo mai veramente cosa è accaduto a Bagdad per la liberazione della Sgrena e riusciremo mai a coniare un aggettivo per qualificare i commenti del Fede su questo e su altri avvenimenti?
E' così che trascorro i giorni con un certo avvilimento di sottofondo...

Prof. Agostino Del Buono - 12-03-2005
Il ragioniere e perito commerciale di oggi, per essere ammesso all’«Abilitazione all’esercizio della libera professione» deve dimostrare di essere in possesso di: un «Diploma di ragioniere e perito commerciale» e di un «certificato di compimento del tirocinio previsto dalla Legge 12.02.92 n. 183, rilasciato dal Consiglio dell'Ordine professionale competente».
Gli esami attualmente, consistono in due prove scritte ed in una prova orale.
Le prove scritte che il candidato deve svolgere in cinque ore, vertono sui seguenti gruppi di «materie aziendali» e «materie giuridiche».
Le prime racchiudono: finanza aziendale (gestione finanziaria e calcoli finanziari), ragioneria generale ed applicata, revisione aziendale, tecnica industriale e commerciale, tecnica bancaria, tecnica professionale.
Delle seconde fanno parte: diritto commerciale, diritto fallimentare, diritto privato, diritto tributario, elementi di diritto del lavoro e della previdenza sociale.
La prova orale invece, è diretta all’accertamento delle conoscenze tecniche del candidato e della sua capacità di applicarle a specifici casi concreti nelle seguenti materie, oltre che in quelle oggetto delle prove scritte: economia politica, informatica, matematica, sistemi informativi, statistica.

Come sarà l’esame di «abilitazione all’esercizio della libera professione» con la riforma Moratti?
Dubbi, perplessità ed incertezze si coniano nella mente del «futuro ragioniere», anzi, «futuro liceale», considerato che dall’anno scolastico 2006/2007 avranno la predetta locuzione.
Se verrà approvata la riforma Moratti così come prospettata dallo stesso Ministero dell’Istruzione le discipline d’esame dovranno necessariamente cambiare. Si potrebbe ipotizzare un esame in «Filosofia» o magari in «Arte» con pennelli, colori, spatole ecc…, considerato che come materie di studio faranno parte del curriculum del «liceale».

Marilena Iacomelli - 12-03-2005
Testo dell'e-mail di sabato 12 marzo 2005 inviata a uilscuola@uilscuola.it

Dal concorso per la scuola del 1999 ad oggi pochissimi vincitori del concorso ordinario della scuola sono entrati in ruolo, e quasi nessuno è messo in condizione di lavorare per un paradosso che ha visto i vincitori dello stesso (vincitori perchè il concorso era a 0 posti e tutti gli idonei sarebbero dovuti entrare in ruolo entro il 2003, come da DM che lo bandiva) non solo non assunti, ma penalizzati dal punteggio giustamente diversificato e selettivo della prova sostenuta, il quale non consente loro un'utile posizione nelle graduatorie permanenti. La mia situazione come esempio: dal concorso ad oggi sono alla mia VI supplenza, la più lunga delle quali di due mesi su uno spezzone di 4 ore! Il paradosso: se fossi stata bocciata, avrei fatto quello che hanno fatto tutti i bocciati a quel concorso, mi sarei iscritta alla SISS e avrei ora il mio incarico annuale, forte di un punteggio in uscita appiattito sui massimi livelli, forte di 30 punti di premio per aver sostenuto due anni di studio (invece preparare un concorso ordinario è una passeggiata!!!), in sostanza i miei 24 punti contro circa 70 di un sissino.
Pierangelo - 12-03-2005
Forse non ci siamo soffermati a sufficienza su quella bomba ad orologeria che è la cosiddetta alternanza scuola lavoro.
In troppi collegi docenti le mani si sono alzate automaticamente ad approvare sperimentazioni ed anticipazioni. Un po' più passa il tempo e più mi convinco che se si va in collegio docenti sonnecchiando e non vedendo l'ora che finisca la tortura cinese è molto facile votare a favore della dichiarazione della guerra termonucleare totale contro San Marino senza neanche rendersene conto. Un po' dobbiamo ammettere che ci sono, in mezzo a noi insegnanti, numerosi personaggi senza scrupoli che fiutano l'odore dei soldi meglio di un cane da tartufo e per loro penunia non olet; quelle lobby sanno bene come orientare un collegio di bradipi sbadiglianti e ci riescono quasi sempre. C'è anche un'ulteriore motivazione che consiste nella constatazione che le parolone fanno molto fico ed opporsi (o anche solo volerci vedere più chiaro) ad una cosa che suona bene come "alternanza scuola lavoro" (senti mentre lo pronunci come ti riempi la bocca) automaticamente ti fa sentire socio onorario del club degli sfigati, quelli che contrastano "il nuovo che avanza" solo per pigrizia mentale o perché sono strenui difensore del loro orticello. Insomma, in un ambiente dominato da una casta di conformisti adulatori arraffoni traffichini, gli yes-men sono capaci di farti sentire tremendamente conservatore, al punto che alla fine, anche se non ci hai capito un gran che, tu cedi e dici: "facciamoli provare, può darsi pure che ne vengano delle buone cose, non diamo l'impressione di essere contro aprioristicamente, anzi vediamo come riusciamo a gestire la faccenda, sicuramente con una buona prassi riusciremo a piegare a fin di bene anche l'alternanza scuola lavoro, il portfolio delle competenze, il tutor ed altre astruserie, bisogna cambiare tutto perché tutto rimanga come sta".
Grazia Perrone - 11-03-2005
Qual è il percorso "storiografico" attraverso il quale si è pervenuti alla mostruosa montatura (cinematografica ... prima ancora che storica) attuale sulle foibe e l'esodo dalmato/istriano? Ebbene, nel 1983 - a rammentarcelo è lo storico triestino Galliano Fogar - usciva, su Storia Illustrata -, un articolo di Antonio Pitamitz, uno storico appartenente alla stessa "scuola di pensiero" di Faurisson il capostipite del "negazionismo olocaustico", che dell'attuale revisionismo menzognero ne costituisce la premessa "culturale". Chiamiamola così. Il direttore della Collana, edita da Mondadori, era Giuliano Ferrara, e redattori Renzo de Felice, Paolo Mieli, Ernesto Galli della Loggia ... Sempre gli stessi, guarda caso, che - dalle pagine del Corriere - "volgarizzano", ad uso e consumo del lettore/consumatore, la Storia capovolgendone fatti e contesto sociologico. Una logica ed una prassi non condivisibili .
Gianni Mereghetti - 11-03-2005
Diario di classe: l'insegnante dovrebbe tornare ad essere anche un educatore.
Si parla spesso di ragazzi che non hanno voglia di studiare, di stare a scuola e così li si giudica male, il più delle volte senza neppure ascoltare le loro ...
Antonio Monarca - 11-03-2005
Nel corso della trasmissione televisiva ''Ballarò'', ho sentito che il ministro Castelli paragonava la guerra in Iraq alla guerra di Napoli (riferendosi alla guerra di camorra). Il ministro sa benissimo che la vera guerra, la vera tragedia , è quella ...
Enrico Peyretti - 11-03-2005
Il film dai molti oscar, di Clint Eastwood, lo vedi volentieri, ti appassiona. Un po' di ribrezzo ti cresce dentro, davanti a tutti quei pugni sul muso, da donna a donna, e sangue a fiotti da nasi, bocche e da occhi spiaccicati. Ma le persone in ...
Federazione Italiana Superamento Handicap - 11-03-2005
Chiediamo che i candidati riportino con forza al centro dell’azione di governo la persona, e il diritto di scelta del proprio percorso di vita e, qualora non in grado, da parte della loro famiglia, attraverso azioni di valorizzazione dei principi universali sanciti dall’Onu e ripresi nella Costituzione Europea. L’universalità dei diritti va riaffermata a tutti i livelli istituzionali della Repubblica: l’eguaglianza delle opportunità è un principio costituente delle autonomie locali. Il ruolo delle istituzioni regionali è essere interprete principe dei doveri di solidarietà appropriandosi della funzione di promozione dei diritti attraverso l’organicità delle politiche ed il coordinamento interististituzionale, istituto concepito dalla legge 104/92. Solo così la sussidiarietà troverà piena valorizzazione.
Repubblica.it - 11-03-2005


"Il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali non solo è compatibile con le strategie antiterroristiche, ma ne è l'elemento essenziale" (Kofi Annan)
Insegnanti di Bari - 10-03-2005
UN APPELLO

La pubblicazione della bozza di riforma del secondo ciclo ha evidenziato come dato preoccupante l'eliminazione delle discipline guridiche ed economiche dai curricola di tutti i licei ad eccezione del liceo economico. Ogni progetto educativo - formativo deve avere una sua "ratio", deve favorire, in primis, lo sviluppo dell'uomo in tutte le sue dimensioni: cognitiva, fisica, affettiva, relazionale etc., ma non può trascurare la formazione del cittadino. I percorsi della conoscenza, come sottolinea la più accreditata dottrina pedagogica, vanno costruiti sia attorno all'idea dell'uomo che si vuole formare, sia sulla base del contesto storico, politico, socio - culturale e tecnico - scientifico in cui l'uomo si trova a vivere. I progetti formativi rappresentano delle risposte ai problemi emergenti dal contesto: non possono, quindi, prescindere da una seria, accurata e rigorosa analisi di quest'ultimo.

Alla luce del contesto internazionale caratterizzato da gravi deficit di legalità, dalla crisi delle organizzazioni internazionali, dalle urgenti problematiche dei Paesi in via di sviluppo nonché dagli scenari economici determinati dalla globalizzazione, non si può prescindere dalla necessità di dotare lo studente delle competenze culturali necessarie alla loro comprensione. I temi dell' educazione alla pace, della cooperazione internazionale, delle ricadute sull' economia nazionale e sui comportamenti economici individuali delle dinamiche dell'economia globalizzata, rappresentano il punto di partenza per la creazione di coscienze consapevolmente critiche. In questo senso si è espressa la Conferenza UNESCO 2003 in cui i Ministri dell'Educazione si sono impegnati a fare in modo che le scuole diventino luoghi privilegiati di studio ed esercizio dei diritti umani.

In ambito europeo sono vivamente raccomandati percorsi formativi di educazione alla cittadinanza europea che abbiano come obiettivo la conoscenza delle principali norme e istituzioni politiche dell' U.E., nonché delle tappe dell'integrazione al fine di costruire nelle giovani generazioni la coscienza e la consapevolezza del cittadino europeo.
In ambito nazionale numerosi sono gli appelli delle più alte cariche dello Stato - non ultimo il Presidente della Repubblica - che invitano i giovani alla lettura, alla conoscenza ed alla valorizzazione della vigente Costituzione come punto di partenza della condivisione dei valori che sono alla base della convivenza civile nazionale.
In una realtà politica nazionale caratterizzata da numerosi cleavages, da un processo di decostruzione dello Stato nazionale in un'ottica federalista, particolarmente importante può essere il richiamo alla Costituzione ed ai suoi principi fondamentali condivisi da oltre un cinquantennio.

Educazione alla pace e al rispetto dei diritti umani, alla legalità internazionale, alla solidarietà economica, educazione alla cittadinanza attiva e solidale in ambito nazionale ed europeo, educazione alla legalità e al rispetto delle norme sono, dunque risposte educative essenziali che la scuola, intesa come luogo di formazione alla socialità, deve fornire. Alla luce di queste considerazioni i sottoscrittori chiedono al Ministro Moratti di considerare fondamentale il rafforzamento dell'insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche in tutti gli ordini di scuole, rivedendo, pertanto, i piani di studio presentati nella bozza di riforma.

Claudia Fanti - 10-03-2005
Intervistatore: Ma tu perché insegni?

Maestra: E’ ovvio: insegno perché sono una donna. E quale decalogo deve tener sempre presente una “femmina” che si rispetti?

1) Avere pazienza.
2) Non ribellarsi mai.
3) Accontentarsi di un compenso minimo: le sue prestazioni sono dovute.
4) Mediare o sottostare.
5) Non discutere le direttive di chiunque.
6) Eseguire.
7) Comprendere la diversità degli altri, dimenticando la propria.
8) Accogliere sempre.
9) Tacere.
10)Pensare il meno possibile.

D. Ma gli uomini che insegnano?
I docenti del Circolo Didattico di Fiorano Modenese - 10-03-2005
Ore e ore trascorse al telefono, un centinaio di telefonate (quasi sempre a cellulari) per reperire UN supplente, con ingenti spese sostenute.

Siamo gli insegnanti del Circolo Didattico di Fiorano Modenese.

Mai come in quest' anno scolastico, ...
Fuoriregistro - 10-03-2005
Riceviamo da M.Elisabetta Roppa, insegnante di Diritto a Bologna, la segnalazione che pubblichiamo. In città, ci dice, la cosa sta facendo molto scalpore. Su Repubblica, da cui riportiamo la notizia, si preannuncia l'apertura di un forum di ...
Anna Pizzuti - 09-03-2005
Perfino Tuttoscuola, solitamente impegnata a dipanare i più intricati bandoli delle matasse ministeriali ed a giustificarli, si sta innervosendo.
La conclusione di un commento, dal titolo “Secondo ciclo. Dibattito: chi fa che cosa?”, apparso in questi ultimi giorni,sta a dimostrarlo:
Quali sono dunque i punti di consenso e di dissenso emersi dal dibattito rispetto alle ipotesi ministeriali? Quali sono le ipotesi alternative? E perché sono tali? In che senso? Che tipo di conseguenze scaturiscono da una scelta invece dell’altra? Quali responsabilità si assume la politica optando per una soluzione al posto dell’altra? Si sono condotti studi di fattibilità a questo riguardo? Se il dibattito non è stato strumentale e rituale, non sarebbe bene rendere pubbliche queste informazioni?
L’assurdo sta nel fatto che una nuova bozza ora c’è. La terza. O seconda, a seconda che si conti o non si conti anche la prima, quella apocrifa, mai riconosciuta come legittima dal MIUR. E dovrebbero essere le variazioni che essa contiene, rispetto a quella del 17 gennaio, a rispondere alle angosciose domande riportate sopra.
Per questo ho cercato di mettere a confronto i due testi, evidenziando in rosso le parti della prima bozza che non si trovano più nella seconda, in blu quelle nuove che la seconda – rispetto alla prima – contiene.

Il Capo del campus

Innanzitutto il Capo I, quello che, in un unico articolo, delinea i principi fondamentali della separazione. Raccolgo le osservazioni per punti.

Punto 1: la questione dei “nomi” con i quali vengono chiamati i due canali (evidenziati in verde nel confronto). Ovvero la questione del come si chiama cosaLa confusione continua a regnare sovrana e questo, come ci ha spiegato Mario Ambel , potrebbe non essere casuale

Punto 2: diminuiscono gli articoli (del capo III) ma aumentano i commi (del capo I). Alcuni sono del tutto nuovi, come quello riguardante il credito formativo conseguiti nelle attività sportive (non potendo restituire ore all’educazione fisica, hanno premiato i possessori di palestre?) altri vengono promossi in “prima linea” da altre posizioni.
Tra questi spicca il comma 14: “I percorsi del sistema dei licei e quelli del sistema di istruzione e formazione professionale possono essere realizzati in un’unica sede, anche sulla base di apposite convenzioni tra le isituzioni scolastiche e formative interessate”. Se non sbaglio è quello che prefigura la prospettiva dei campus.
Pierangelo Indolfi - 09-03-2005
Segnalo da Repubblica del 4 e 8 marzo 2005 Un decalogo contro l´apatia politica
di GUSTAVO ZAGREBELSKY
La lezione sulla parola democrazia è stata tenuta la settimana scorsa al 34° convegno del Cidi, l´organizzazione degli insegnanti democratici.



Secondo un luogo comune, l´attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo, causa ed effetto della democrazia stessa: tanta più democrazia, tanta più virtù democratica. Un circolo meraviglioso! La democrazia sarebbe l´unica forma di governo perfettamente autosufficiente, rispetto a ciò che Montesquieu denominava il suo ressort, la molla spirituale. Basterebbe metterla in moto, all´inizio; poi, le cose andrebbero da sé per il meglio.
Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione, uno scritto famoso di Norberto Bobbio (Il futuro della democrazia, 1984) tra le «promesse non mantenute» della democrazia indicava lo spirito democratico. Invece dell´attaccamento, cresce l´apatia politica. In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione e l´assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto. E´ pur vero che la partecipazione può improvvisamente infiammarsi e l´indifferenza può essere spazzata via da ventate di mobilitazione, in situazioni eccezionali. Sono però reviviscenze che non promettono nulla di buono. Gli elettori, eccitati, si mobilitano su fronti opposti per sopraffarsi, al seguito di parole d´ordine elementari: bene-male, amore-odio, verità-errore, vita-morte, patriottismo-disfattismo, ecc., cose che lestofanti della politica spacciano come rivincita dei valori sul relativismo democratico. Parole che potranno forse servire a vincere le elezioni ma intanto spargono veleni, senza che un´opinione pubblica consapevole sappia difendersi, dopo che la routine l´ha resa ottusa. Un difetto e un eccesso: l´uno indebolisce, l´altro scuote alle radici.
Apatia e sovreccitazione sono qui a dimostrare che l´ethos della democrazia non si produce da sé. Monarchie, dispotismi, aristocrazie e repubbliche hanno avuto i loro pedagoghi.
Senofonte, Cicerone, Machiavelli, Bossuet, Montesquieu... Le rivoluzioni hanno avuto i loro catechismi. La democrazia invece ha politologi e costituzionalisti. Non bastano. Il loro compito è studiare e spiegare regole esterne di funzionamento ma ciò che qui importa, il fattore spirituale, normalmente sfugge. Il loro pubblico, poi, non è certo il cittadino comune, come dovrebbe essere, in quanto si sia in democrazia. Naturale dunque è che si guardi alla scuola e al suo compito di formazione civile. Il decalogo che segue è una semplice proposta.

1) La fede in qualcosa che vale.
La democrazia è relativistica, non assolutistica. Come istituzione d´insieme, non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli su cui si basa. Deve cioè credere in se stessa e sapersi difendere, ma al di là di ciò è relativistica nel senso preciso della parola: fini e valori sono da considerare relativi a coloro che li propugnano e, nella loro varietà, ugualmente legittimi. Democrazia e verità assoluta, democrazia e dogma, sono incompatibili. La verità assoluta e il dogma valgono nelle società autocratiche, non in quelle democratiche. Dal punto di vista dei singoli, invece, relativismo significa che «tutto è relativo», che una cosa vale l´altra, cioè che nulla ha valore. In questo senso, cioè dal punto di vista dei singoli, relativismo equivale a nichilismo o scetticismo. Ora, mentre il relativismo dell´insieme è condizione della democrazia, nichilismo o scetticismo sociali sono una minaccia. Se non si ha fede in nulla, perché difendere una forma di governo come la democrazia che vale in quanto le proprie convinzioni possono essere fatte valere? Per lo scettico, democrazia o autocrazia pari sono. Rallegriamoci dunque se la democrazia, come insieme, è relativistica. Solo così la società può essere libera; chi se ne duole, nasconde pensieri autocratici. Impegniamoci però in ogni luogo per scuotere l´apatia, promuovere ideali, programmi e, perché no, utopie.

2) La cura delle individualità personali.
La democrazia è fondata sugli individui, non sulla massa. Come Tocqueville ha antiveduto, la massificazione è un pericolo mortale. Proprio la democrazia, proclamando un´uguaglianza media, può minacciare i valori personali annullando individui e libertà nella massa informe. E la massa informe può accontentarsi di un demagogo in cui identificarsi istintivamente. I regimi totalitari del secolo scorso sono la riprova: una democrazia senza qualità individuali si affida ai capipopolo e questi, a loro volta, hanno bisogno di uomini-massa, non di uomini-individui. Per questo, la democrazia deve curare l´originalità di ciascuno dei suoi membri e combattere la passiva adesione alle mode. Dobbiamo vedere con preoccupazione l´appiattimento di molti livelli dell´esistenza, consumi e cultura, divertimenti e comunicazione: tutti «di massa». Chi non si adegua, nel migliore dei casi è un "originale", nel peggiore uno "spostato". Non è questa certo la prima volta che ci si rivolge proprio alla scuola perché alimenti, e non reprima, caratteri e vocazioni personali delle giovani vite con cui ha a che fare.

3) Lo spirito del dialogo.
La democrazia è discussione, ragionare insieme; è, socraticamente, filologia. Chi odia discutere, il misologo, odia la democrazia, forma di governo discutidora. Alla persuasione preferisce l´imposizione. Maestro insuperabile dell´arte del dialogo, cioè della filologia, è certo Socrate, cui si deve la denuncia di due opposti pericoli. Vi sono - dice - "persone affatto incolte", che "amano spuntarla a ogni costo" e, insistendo, trascinano altri nell´errore. Vi sono poi però anche coloro che "passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi i più sapienti per aver compreso, essi soli, che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c´è nulla di sano o di saldo, ma tutto va continuamente su e giù". Dobbiamo guardarci da entrambi i pericoli, l´arroganza del partito preso e il tarlo che nel ragionare non vi sia nulla di integro. Per preservare l´onestà del ragionare, deve essere prima di tutto rispettata la verità dei fatti. Sono dittature ideologiche, quelle che li manipolano, travisano o addirittura creano o ricreano ad hoc. Sono regimi corruttori delle coscienze «fino al midollo», quelli che trattano i fatti come opinioni e instaurano un «nichilismo della realtà», mettendo sullo stesso piano verità e menzogna. Gli eventi della vita non sono più «fatti duri e inevitabili», bensì un «agglomerato di eventi e parole in costante mutamento (su e giù, per l´appunto), nel quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso», secondo l´interesse del momento (Hannah Arendt). Perciò, la menzogna intenzionale - strumento ordinario della vita pubblica - dovrebbe trattarsi come crimine contro la democrazia. Né intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l´insegnamento socratico. Il quale ci indica anche la virtù massima di chi ama il dialogo: sapersi rallegrare di scoprirsi in errore. Chi, alla fine, è sulle posizioni iniziali, infatti, ne esce com´era prima; ma chi si corregge ne esce migliorato, alleggerito dell´errore. Se, invece, si considera una sconfitta, addirittura un´umiliazione, l´essere colti in errore, lo spirito del dialogo è remoto e dominano orgoglio e vanità, sentimenti ostili alla democrazia.
Grazia Perrone - 09-03-2005
Con la sottoscrizione il 2.2.2005 della sequenza contrattuale, che ha riscritto l’art. 142 del CCNL 2003 del 24.7.2003, è stato soppressa la normativa prevista dall’art. 25 commi 16 e 17 del CCNL 4.8.1995. [1]

In pratica - mi conferma Libero Tassella coordinatore della Gilda di Napoli - dal 2.2.2005, cioè dall’entrata in vigore della citata sequenza e - a parer mio - con effetto retroattivo ovvero a partire dalla stipula del contratto (24 luglio 2003), sono state soppresse quelle norme che, in caso di impedimento ad assumere servizio, attribuivano alla lavoratrice madre in astensione obbligatoria o in interdizione anticipata, la conservazione del posto (nomina giuridica) ma non gli effetti economici (nomina economica).
Finalmente il nuovo testo dell’art. 142 stabilisce - inequivocabilmente - il principio che alla supplente in astensione obbligatoria o in interdizione anticipata spetta la nomina non solo ai fini giuridici ma anche economici.

Sancito questo principio - si legge in una nota inviata al Direttore Scolastico Regionale dott. Bottino - (...)"alla supplente impedita ad assumere servizio, spetta ora anche la proroga della supplenza, infatti se la supplenza è attribuita non solo ai fini giuridici ma anche economica, allora le si deve riconoscere anche la proroga della supplenza così come accade per tutti i supplenti il cui rapporto di lavoro si sia perfezionato con l’assunzione in servizio (...)". Per ottenere il riconoscimento di questo diritto, dunque, non è più necessario far ricorso al giudice del lavoro.

In allegato la nota in oggetto inviata - non a caso - l'otto marzo a tutela delle lavoratrici della scuola in astensione obbligatoria o in interdizione dal servizio.
Associazione Docenti Abilitati con Concorso Ordinario - 08-03-2005
COMUNICATO STAMPA A.D.A.C.O.

In data 26 febbraio 2005, il Ministro Moratti ha annunciato di aver ricevuto mandato dal Governo per elaborare un piano di assunzioni di cinque anni per stabilizzare 200.000 precari della scuola. Il piano del governo recepisce la proposta del Senatore Valditara, con il quale l'Adaco ha avuto modo di discutere durante l'incontro organizzato dalla Gilda il 15 febbraio 2005. In quell'occasione i delegati dell'Adaco precisarono che avrebbero atteso la proposta del Governo prima di formulare un giudizio definitivo sull'intera iniziativa politica.
Bene, i termini del programma chiariti dal Governo ci vedono nettamente contrari, e per molte ragioni.
Innanzitutto, ribadiamo il nostro totale dissenso nei confronti della Riforma Moratti e, quindi, dell'art. 5 riguardante il nuovo sistema di reclutamento dei docenti nella scuola, perché viola l'art. 97 della Costituzione che prevede l'accesso ai ruoli della P.A. attraverso il Concorso pubblico. Riportiamo, a tale proposito, la dichiarazione di un magistrato del Tar Veneto, dr. Fulvio Rocco, secondo la quale il decreto sarebbe “viziato da un abuso di delega, in quanto l'articolo 5 della legge 53 assegnava al ministero il compito di regolamentare solo la formazione iniziale dei docenti e non anche il reclutamento”. E aggiunge inoltre che: “Non si può assegnare all'università il compito di fare una selezione sostitutiva del concorso pubblico, sviando così il precetto del legislatore costituzionale”.
Roberto Colombo - 08-03-2005
Com’è facile, nel clima commosso e fittizio di un’”unità nazionale” che non esiste, o nell’aspirazione ad una “memoria condivisa” che non è condivisa, dimenticare l’esistenza, nella nostra serva Italia come suppongo in qualunque Paese, di un “ventre molle”, di un lato oscuro della “Gente” con cui, nonostante le molte riflessioni sulla “banalità del male”, stentiamo a fare i conti.
Come fare i conti, del resto, con quella massa di pulsioni oscure, impermeabili a qualsiasi opera civilizzatrice del linguaggio, che esplodeva nei pogrom, e che riaffiora fragilmente mascherata nella barbarie delle platee televisive lobotomizzate, nell’edonismo totalitario della “telecrazia”... Siamo ancora la stessa razza delle antiche plebi spettatrici di circhi sanguinolenti...

Cronaca di ieri mattina, lunedì 7 marzo 2005, in una scuola superiore della Bassa Padana. Cerco di parlare, e di far parlare i miei alunni, di questa vicenda terribile che è la morte di Nicola Calipari. Qualcuno, perfino, non ne sapeva ancora niente (alla faccia della “società trasparente” teorizzata da Gianni Vattimo!). Un silenzio forse ostile, comunque opaco. (Eppure come sono loquaci, questi “giovani” che non sono né la meglio né la peggio gioventù, nelle trasmissioni delle Tv di regime che li allevano nell’idolatria dei propri ombelichi...).
Dico che proporrò alla Preside di far osservare un minuto di silenzio in tutta la scuola, in concomitanza dei funerali di Stato, per onorare la memoria di questa persona che è veramente “una bella persona” (altro che Mike Tyson, caro Bonolis!); e chiedo che cosa ne pensano. Qualcuno timidamente azzarda che non capisce che cosa ci sia di eroico nella sua morte, che ha semplicemente “fatto il suo lavoro”. Qualcun altro finalmente dice quel che pensa: che “è colpa” di Giuliana Sgrena quel che è successo, che la giornalista (e gli altri come lei) “mettono in pericolo” la vita dei poliziotti che devono poi andare a recuperarli, che lei è andata in Iraq “per i suoi interessi”, e che “sta speculando” politicamente sulla vicenda. Sottolineo che le parole virgolettate le ho realmente sentite pronunciare stamattina da alcuni miei alunni. (Sì, non molti, ma neanche pochi – e sempre troppi, comunque – le condividono, almeno credo).
E poi penso che il mio scandalo, la mia indignazione – per quanto cerchi di dominarli contestualizzandoli (sono ragazzi, non leggono nessun giornale, tranne – quando “va bene” – la Gazzetta dello Sport, le Tv di regime sono quello che sono) – sono residui di “anima bella”, tracce superstiti di moralismo (perché in questo Paese cinico e idolatrico questa è l’accusa ricorrente per chi crede ancora al rispetto delle regole, e magari a un minimo senso di umanità: “moralismo”).
Ma almeno non stupiamoci che passino nell’indifferenza generale proposte di concedere la pensione di guerra agli aguzzini di Salò (e perché non qualche monumento?), o che fogliacci basso-intestinali aggrediscano con becera violenza le “vispe Terese” e i “bamba”, o che ci sia questa sistematica prostituzione del linguaggio per cui i più loschi interessi privati vengano spacciati per “il Bene” contro il Male (ah, buon vecchio Tacito, torna e sostituisci a “pace” “democrazia”, il nuovo nome con cui si ribattezzano i deserti e i cimiteri di bambini sventrati dalle cluster bomb!).
No, non stupiamoci, la narcotizzazione di massa sta semplicemente facendo il suo corso, e a volte il legno storto dell’umanità vira decisamente verso la marcescenza, quando gli ultracorpi sono arrivati al potere...
Redazione - 08-03-2005
TURCHIA: MANIFESTAVANO PER 8 MARZO, ARRESTATE 59 DONNE

La polizia anti-sommossa turca ha arrestato a Istanbul almeno 59 dimostranti le quali stavano manifestando nel Quartiere Europeo della citta' sul Bosforo a favore della Giornata ...
Arturo Ghinelli - 08-03-2005
Come maestro l’ho sempre saputo, anche prima di vederlo scritto nelle statistiche.
Le bambine sono più brave nello studio, riescono meglio, fanno meno fatica e ottengono risultati scolastici migliori dei loro compagni.
Già da alcuni anni questo ...
Gianni Mereghetti - 07-03-2005
A GIANSANDRO BARZAGHI
ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE DELLA PROVINCIA DI MILANO

Gentilissimo Assessore,
ho apprezzato la lettera nella quale esprime la sua preoccupazione per il crollo degli iscritti negli istituti ...
Roberto Renzetti - 07-03-2005
Ispettore Tiriticco,

capisco che lei se la prenda molto per le cose che dico, è uno dei distruttori [vedi nei commenti in calce all'articolo In risposta alla lettera aperta, di Alba Sasso - ndr].
Lei parla di disinformazione confondendo la sua con la mia. Dovrebbe capire che non condividere le sue idee non significa essere disinformato, ma solo avere altri riferimenti, culturali e professionali, ma soprattutto politici. Comunque conosco questo modo di liquidare il dibattito. Sono anni che mi scontro con personaggi come lei senza mai apprendere nulla perché non dite nulla al di là di sciatterie sul come comunicare non sapendo bene qual è l'argomento del contendere, cioè il cosa comunicare.
Comunque tralascio la parte offensiva, altrimenti rischio di confondermi con lei, invece voglio discutere.

[Lo vede, Onorevole Sasso, cosa vuol dire pregiudizio e cosa tentavo di dirle a proposito dei tentativi che da otto anni si fanno di farmi tacere. Lei ne ha avuti di uguali ? E neppure vivisezionano, buttano lì due frasette credendo sempre di parlare con Renzo ...]

Ritorno alle cose che l'ispettore diceva, affermando di rispondermi punto per punto, ma riuscendo a darmi risposte solo su tre argomenti, tutte sciatte, come dicevo, frettolose e sbagliate, con insinuazioni sull’io che come mai non ne parlo ? Da ridere.

L'autonomia. E' inutile che le dica, usando lo stesso suo latinorum legislativo (o burocratese scelga lei), che conosco la Costituzione della Repubblica e mi ricordo ad esempio dell'articolo 11 (Ripudio della Guerra) che il Presidente dei DS ha diligentemente violato con l'attacco alla Jugoslavia. Ma anche: l'articolo 33 violato due volte, quando si sono riconosciuti gli oneri per lo Stato per finanziare le scuole confessionali e quando si è vanificato l'esame di Stato. E siamo al Titolo II, a proposito di chi fa stragi di Costituzione! Quindi quando lei viene a spiegarmi che l'autonomia discende dal dettato costituzionale fa torto alla sua intelligenza. Infatti, data l'autonomia costituzionale del Titolo V (che il centrosinistra ha modificato a fini elettorali per venire incontro alla Lega. Ed io non direi nulla, quando neppure vi rendete conto dello sfascio dello Stato prodotto dalla devolution ?! Ma con chi crede di parlare ?), se ne possono fare infinite e voi avete scelto quella che destruttura la scuola, la dequalifica (o non ve ne rendete conto?), la mette sul mercato. Diciamo allora che sono incapaci i legislatori che hanno realizzato questa autonomia tanto è vero che la scuola della Moratti è scuola dell'autonomia (non ci spieghi quale è migliore, prego, anche perché lei stesso non obietta quando il suo amico Guido Armellini glielo dice). E, stia attento, il fatto che queste cose le facciano gli altri e che lor signori abbiano orecchiato cose provenienti da altre culture in tempi recenti, non è in alcun modo giustificazione, semmai una aggravante: non solo non avete ascoltato le forti critiche provenienti proprio da quelle parti - con in testa gli USA (Clinton e lo stesso Bush) - ma non avete fatto un solo passo avanti e siete rimasti alla scuola dibattito, ai percorsi individuali (tutta scuola media!), ai pericolosi coinvolgimenti delle famiglie. Lei dimentica la contestualizzazione ed i livelli di partenza della scuola che, per l'Italia erano, ahimé, importanti. Gli studenti arrivano così agli esami mediamente ignoranti, molto di più che alcuni anni fa. Ma lei li conosce i livelli raggiunti dalla preparazione degli studenti ? La scuola sa cosa è, come è fatta, quali sono le condizioni di lavoro, quali i prodotti ? Avete, in modo sconsiderato, puntato alla quantità e non alla qualità, accreditando quella nefasta equazione scuola di massa = scuola dequalificata. Ma lei dice che è moderno fare la scuola così. Che importano i risultati se i metodi sono moderni ? La pedagogia oggi si presta a tutto ed è il miglior alleato del padrone. Se un gruppo sociale ti permette di giustificare risparmi e lavora per il consenso, merita di essere premiato. Cosa fa la pedagogia? la teorizzazione cavillosa degli enunciati più banali; l'elevazione a scienza ed alla formalizzazione di istanze ideologiche, motivi di moda, comportamenti non definiti . L’idealismo, in questo assolutamente preveggente, l’aveva messa tra le ancelle della cultura. Ma anche Salvemini e Mondolfo se ne tenevano lontani. Oggi è assurta a protagonista accademica avendo prodotto per partenogesi una miriade di insegnamenti (quante cattedre sono discese dall'essersi prestata agli alibi ed al giustificazionismo scolastici ?). Occorre però ammettere che sono particolarmente bravi ad inventare parole vuole che poi obbligano a studiare. Fa parte del sembrare indispensabili e per avere tanto credito devono inventare nomi, strutture, concetti, … senza i quali la didattica dovrebbe essere ridotta un cumulo di macerie. Ed allora nascono: crediti, debiti, fine della riparazione, griglie, test oggettivi, pausa didattica, interdisciplina , antinozionismo , convergenza sul presente, no alla selezione , interattività, multimedialità, comunicazione pluridirezionale, costruzione di percorsi individuali, esami con i professori che hanno preparato quei percorsi, ….Oltre a quella legislazione del non dispiacere (F.C) tanto populista quanto nefasta.
Ma ritorno ai concetti collegati all'autonomia che sono poi diventati leggi o norme o comportamenti, come:
- scuola in termini di “efficienza, efficacia, produttività” (su questo anche lei ha dato contributi)
- i ridicoli POF in concorrenza tra loro per fare scegliere ai clienti il prodotto migliore (non è questa la miglior prova dell'indirizzo che Bassanini-Berlinguer hanno preso ? E chi si trova in scuole isolate a 50 km l'una dall'altra che fa ? non è cittadino come gli altri ? Dov'è la Costituzione ora ?)
- il finanziamento è previsto solo a quelle scuole che fanno un buon lavoro e soddisfano la clientela (sic!)
- la scuola doveva perdere il 2% di lavoratori l’anno fino alla quota di 18 mila
- le classi erano da destrutturare sia nell’orario che nella composizione
- occorre riempire gli orari a 18 ore senza alcun riguardo alla continuità didattica
- finanziare la scuola privata, la nostra dequalificata scuola confessionale
- immettere in ruolo i professori di religione
- rendere gli esami di Stato delle barzellette inutili
- rendere gli insegnanti dei lavoratori a salario variabile
- accettare le sciocchezze di D'Onofrio sull'abolizione degli esami di riparazione senza prevedere nulla di vincolante (quante insufficienze ? a che livello ? se non si recupera ? come si fa nel resto d'Europa) al posto di quegli esami
- inventarsi crediti e debit oltre al prodotto educativo
- valutazione (che nasce da De Mauro ma) che ora ha scandalizzato tutto il centro sinistra solo perché realizzata da Moratti ( a questo proposito sarebbe d'interesse vedere i voli pindarici dei docimologi, anch'essi cresciuti a dismisura senza che sia mai stato possibile sottoporli a critiche e senza che sia stato possibile operare con un feedback accettabile).

[in mezzo al pacchetto dell'efficienza ed efficacia e produttività vi sono anche le abilitazioni riservate a raffica ed i passaggi di cattedra del prima delle elezioni: esempio di gestione fallimentare e populistica della scuola].

Di tutto questo lei, che affermava di avermi dato una risposta puntuale, non ha parlato.
Ma vi è di più, per pretesi sinistri, come lei. Credo che occupati con pedagogisti anglosassoni, vi siate dimenticati di Gramsci. Leggete i Quaderni dal Carcere ( Volume III): vi sono cose che dovrebbero far molto riflettere oggi i pretesi pedagogisti. Anche qui, le regalo un brano di Gramsci: “Oggi la tendenza è di abolire ogni tipo di scuola "disinteressata" (non immediatamente interessata) e "formativa" o di lasciarne solo un esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono pensare a prepararsi un avvenire professionale e di diffondere sempre più le scuole professionali specializzate in cui il destino dell'allievo e la sua futura attività sono predeterminati.” che poi aggiunge: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. … Occorrerà resistere alla tendenza di render facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato.” E quest'ultima affermazione è fatta proprio per rispondere alle sciocchezze della Sintesi Maragliano. La risposta di tutti voi al bisogno di istruzione qualificata è questa parola priva di significato univoco: autonomia. E' chiaro che lavorate a percezioni ingannevoli indotte dalle positive assonanze semantiche di certe parole come, appunto, "autonomia", dalle fraseologie progressiste con cui voi, pretesi riformatori, siete soliti coprire i contenuti socialmente e culturalmente regressivi dei vostri atti, e dalle idee puramente soggettive sul modo in cui certi provvedimenti possono essere interpretati. Ma tant'è, basta scoprire il gioco e chiamare i lavoratori della scuola (e non solo) a riflettere sui danni che fate ... per una cattedra in più.

La dirigenza. La funzione del dirigente, che porta diritti allo spoil system, è funzionale alla scuola azienda con i suoi clienti che presto pagheranno (ma lei è tanto moderno che salta addirittura Bolkestein ? scusi io mi ero fermato lì). Non confonda, come sembra fare, la funzione con gli imbrogli che vi sono dietro. Lei sa (o no?) come si davano gli incarichi di presidenza? In maggioranza erano suddivisi alla Cencelli tra varie clientele. Si fanno corsi-concorsi sempre riservati agli incaricati. Di modo che il circuito è chiuso ed esclude i lavoratori della scuola che hanno questa come unica possibile uscita per migliorare la propria situazione di carriera e di salario. Non mi dica che è possibile star meglio con quelle sciocchezze delle Funzioni Obiettivo perché quello è altro punto di mia disinformazione: nella maggioranza delle scuole si assegnano con la complicità del dirigente, in modo clientelare (con una miseria di netto a fine anno). Inoltre perché in Italia siamo condannati a fini dicitori che però sono altrettanto provinciali ? Perché sanno guardare solo ad una dimensione ?

Alba Sasso - 05-03-2005
Ho aspettato molto prima di rispondere alla “lettera aperta” che è stata indirizzata a me tramite questo sito. Perché so bene che ogni parola che dirò sarà vivisezionata e usata contro di me, come è stato fatto per chi è intervenuto nel dibattito. ...
Pino Patroncini - 05-03-2005
C’è sempre da divertirsi alle fiere. E quella che si sta svolgendo a Milano sull’educazione non è da meno. Mi è capitato di assistere alla conferenza ivi tenuta della sottosegretaria Aprea , in compagnia di alcuni dirigenti ministeriali e esponenti delle commissioni che hanno lavorato ai programmi della nuova ( si fa per dire) secondaria superiore. Mi hanno spinto a farlo le voci su una nuova bozza di decreto che il ministero starebbe approntando e mi aspettavo che qualche cosa lì sarebbe venuta fuori. D’altra parte la stessa on. Aprea aveva esordito dicendo che avrebbe dato qualche anticipazione, ma solo “qualche”. Ed infatti non ve ne sono state molte, ma, tra giri di parole a vuoto e imbrodamenti da autoincensamento, qualcosa si è potuto capire. Innanzitutto il MIUR starebbe svolgendo in questo momento una consultazione generalizzata di insegnanti, studenti e genitori sullo schema di decreto pubblicato il 18 gennaio. Una consultazione di cui non si è accorto nessuno, mi par di capire, a meno che il MIUR non pensi di avere ingaggiato ai propri ordini quei cattivoni degli attivisti sindacali che in questo momento sono gli unici a girare per le scuole per cercare di spiegare che cosa succederà con quel decreto. In secondo luogo l’on. Aprea ci ha tenuto a dire che la nuova bozza, diversa dalla precedente, non sarà però neppure l’ultima. Il che, per parlare come si mangia, vuol dire: non siamo così cretini da scoprire definitivamente le carte prima delle prossime elezioni regionali, che se poi la gente si accorge delle fregature , chi ci vota più?
Liceo Scientifico-Tecnologico I I S G. Vallauri di Fossano - 05-03-2005
Dopo aver esaminato la bozza dello schema di decreto legislativo per la riforma della scuola secondaria superiore, i docenti del Liceo Scientifico-Tecnologico dell'Istituto di Istruzione Superiore "G. Vallauri" di Fossano si dicono vivamente preoccupati per il futuro della scuola italiana nel settore scientifico e tecnologico. Pare loro infatti che né il Liceo Scientifico né quello Tecnologico prospettati dalla riforma Moratti possano offrire agli studenti una preparazione adeguata al proseguimento degli studi universitari in questo settore, che è cruciale per lo sviluppo del Paese.

"Noi insegniamo in un corso, il Liceo Scientifico-Tecnologico (progetto Brocca), che è unanimemente ritenuto un modello di formazione in ambito scientifico - affermano - e siamo seriamente preoccupati che la Riforma Moratti non dia continuità a questo tipo di esperienza, presente in un numero elevatissimo di scuole in ogni parte d'Italia".

Da queste considerazioni è nata l'iniziativa di scrivere una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione, della Ricerca e dell'Università, Signora Letizia Brichetto Moratti. Il senso della proposta vuole valorizzare i residui margini di discussione ancora rimasti e si orienta per una integrazione della struttura definita dei quadri orari dei licei.
Gilda insegnanti - 05-03-2005
Si è tenuto il 3 marzo al Miur un incontro tra il Ministro Moratti e le OO.SS nel corso del quale è stato presentato il nuovo schema di decreto sulla secondaria superiore.
Le novità riguardano i quadri orari del sistema dei licei e soprattutto il ...
Gianni Mereghetti - 05-03-2005
Due sono le modalità che caratterizzano le gite scolastiche, o più correttamente viaggi di istruzione: la prima è la modalità culturale dove gli studenti vengono portati di peso da una chiesa ad un museo, da un castello ad una pinacoteca, ed ...
Stella sghemba - 05-03-2005
SMETTIAMOLA DI SPERARE NEL BUON SENSO, IN QUESTO MODO CI SIAMO GIA’ GIOCATI LA STORIA, LA VALUTAZIONE UNITARIA, IL TEMPO PIENO E TANTE ALTRE COSE. DOBBIAMO IMPEDIRE CHE CONTINUI QUESTO SFACELO!

Spedisci al Ministero il seguente messaggio:

Aborro il punto 128 della finanziaria 2005.
Voglio una scuola di qualità.

Giuseppe Aragno - 05-03-2005
Onorevole Sasso,

credo che abbiamo entrambi anni a sufficienza per poterci confrontare, partendo da un minimo di esperienze comuni ai militanti di questa nostra povera sinistra. Quel minimo che anni fa mi avrebbe consentito di scrivere compagna Sasso e darle del tu, senza dover temere di partire subito col piede sbagliato. Non ci diremo compagni e non ci daremo del tu, ma saremo ugualmente franchi, com’era nostro costume in un tempo che ormai appartiene alla storia. No, non ci nasconderemo dietro un dito: non ho motivo di dubitarne. E non se l’abbia a male, quindi, se intanto sgombro il campo da un ostacolo che lei anticipa ( “so bene che ogni parola che dirò sarà vivisezionata e usata contro di me”) e che io leggo come personalizzazione del dissenso. Io non metto in dubbio – e perché dovrei? – che nella sua vita e nella sua attività lei sia sempre stata disponibile al confronto, al dialogo, all’attenzione verso le ragioni dell’altro. Ma non si discute di questo e non si esigono ammissioni di colpa o pubbliche autocritiche. Né da lei, né dagli altri rappresentanti del centrosinistra, dei sindacati e chi altri voglia associare alle presunte vittime. Nulla di tutto questo e, per quanto mi riguarda, nulla che si chiuda nei confini della scuola. Così fosse, faremmo entrambi veramente torto gli ideali per i quali militiamo. La questione è molto più complessa e concerne le scelte che “storicamente”, sul piano politico come su quello sindacale, sono alla radice di un dissenso che rischia di farsi insanabile e che non può comporsi – lei ne converrà – solo perché all’ordine del giorno c’è il berlusconismo. Non è lei in quanto persona, militante e parlamentare il problema che si pone. Il dissenso la riguarda in quanto rappresentante di un Partito. I sindacati, dice. No, mi creda, non i sindacati. Uno, la Cgil, che ha storia - e dovrebbe avere anima - ben diversa da quella di Cisl e Uil, uno induce a riflettere e probabilmente ci divide. Che lei poi li metta tutti assieme, non è privo di significato....
Lei lo scrive, non lo nega: errori vi sono stati in passato. Il punto è che la via intrapresa rimane – è di nuovo dovrei dire - quella che ci ha condotti agli “errori” del passato. E’ qui il dissenso: lei li chiama errori, io scelte.
Ipsar Gramsci - 05-03-2005
I docenti dell’IPSSAR «Gramsci» di Monserrato (Cagliari), osservato con preoccupazione il tentativo di cancellazione del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola elementare e media condotto dai provvedimenti del ministro Moratti, e il tentativo di istituire una gerarchizzazione del corpo docente con l’introduzione dell'insegnante «tutor», esprimono altresì totale contrarietà nei confronti del progetto di riforma della scuola media superiore contenuto nella recente bozza di decreto attuativo della legge 53.
Infatti, come già avevano spiegato anche in un precedente documento (in merito alla bozza delle legge 53 del 28.3.2003 e alle proposte del «rapporto Bertagna») approvato dalla riunione del Collegio dei docenti del 13.2.2003, e spedito al Ministro dell'istruzione, oltre che a organizzazioni sindacali, organi d'informazione, istituzioni territoriali, scuole, e reso noto a genitori e studenti, i sottoscritti docenti esprimono un parere negativo sulla bozza di decreto attuativo perché sancisce nel modo più drastico ciò che già emergeva nella legge 53.
Giuseppe Aragno - 04-03-2005
I "Censi"a Secondigliano non esistono più da una vita; li ha cancellati la ruspa alla fine degli anni Settanta quando il Comune avviò il "Piano di recupero delle aree periferiche" che, bella incompiuta, s'è perso sulla soglia di un limbo: dove i sogni muoiono e nascono gli incubi. Sulle macerie dei "censi", tra "recupero" e terremoto dell'Ottanta, vennero su, come per incanto case popolari e una camorra da società dei consumi che non ha niente da spartire con l'onorata società di lazzaroni e guappi. E, d'altra parte, i "Censi" non avevano nulla a che vedere con la periferia napoletana e col vicino deserto cementificato di Scampia, coi palazzi troppo alti per essere considerati semplici caseggiati e troppo bassi per sembrare grattacieli. Nulla a che vedere, in fondo, nemmeno con le bestie che si vanno facendo la pelle per istinto ferino, mentre cronisti di ultima generazione si ingegnano a raccontarceli come fossero uomini che hanno pensieri. E' questo il nostro tempo, questo il futuro che si è fatto presente: un incubo nuovo nato per non aver futuro. Questo è il nostro mondo. I "Censi" no. Fondete in un corpo rachitico la miseria, l'ignoranza e la rassegnazione, radicate nell'ombra di ripugnanti tuguri marciti assieme alla povera gente che ci abitava l'aborto che ne viene fuori, ed ecco i "Censi" come li vidi per la prima volta, negli anni Settanta del secolo scorso, addensati inspiegabilmente tra il cimitero, gli stucchi umbertini, stinti ma pretenziosi, dei palazzoni di Corso Italia e gli alveari anonimi e degradati di Via del Cassano: viuzze parallele nate nel '700 e, tra un vicolo e l'altro, file di casupole affacciate su entrambe le strade, anticamente destinate a depositi e scantinati. Un agglomerato di terranei irregolari che la stagione faceva gelati o bollenti, cupi, asfissiati in dedali scivolosi e grovigli di umanità diffidente che pareva straniera e ti seguiva con la coda degli occhi fino a quando poteva.

Così, con la sensazione d'essere seguito li attraversai per la prima volta - e così ci passai da allora quasi ogni giorno per sei anni, solo che gli sguardi che mi seguivano s'andarono facendo via via affettuosi - così me li lasciai alle spalle, attraversando per la prima volta via Tagliamonte, prima di sbucare su una spianata di terra battuta, coperta di radi e ciuffi d'erba di un verde tendente all'olivastro, che aveva al centro due prefabbricati grigi con mille finestre dai vetri rinforzati, circondati a loro volta da un muro di tufo, preso in mezzo da cumuli d'immondizia, carcasse d'auto, bidoni anneriti dal fumo di notturni falò, tende, roulotte e zingari accampati. Una specie d'inferno, stretto d'assedio da gipponi della celere e agenti in tenuta antisommossa, che facevano da argine a una folla inferocita.
- Non fanno a tempo ad andarsene via questi - mi spiegò poco dopo il direttore didattico - e ne arrivano altri.

La mia vita da insegnante, per me che da studente avevo sbattuto la porta promettendo di non mettere mai più piede in una scuola, cominciò così, tra zingari recalcitranti, mamme inviperite, celerini pronti all'assalto e bambini di prima elementare che entravano in classe e si smarrivano, scavalcando timidamente compagni sdraiati a terra che, avvinghiati alle caviglie delle madri urlanti, singhiozzavano la loro disperazione per quel primo giorno di scuola che ci metteva insieme perché il destino è beffardo. Lo seppi subito, ne fui immediatamente certo, mentre mi perdevo dentro quegli occhi disperati, capaci di parlare molto più che le bocche: la scuola che avevo odiato mi avrebbe ancora profondamente ferito. E però l'avrei amata.

Erano giorni di gran fermento e ad ogni svolta le bombe incrociavano la crescita sindacale, la protesta giovanile e le riforme quasi leniniste che, intaccando le "strutture", avrebbero dovuto condurci per forza - la formula era allora usuale - ad un cambio di sistema. C'era chi già ne vedeva i segnali e chi ci faceva su i conti, sciorinando il bel parlare della sinistra colta, che se ti scegli il tempo e l'occasione, trasforma la piazza e il movimento in palazzi e poltrona.

La grande "vittoria" dei Decreti Delegati stava producendo la scuola di massa. Ai "censi" la "democrazia partecipata" ebbe subito vita animatissima: per un anno i genitori colti - ce n'erano più di quanto pensassi - occuparono il potere sull'onda del voto politicizzato e di una polarizzazione sinistra-destra che consegnò, come assai spesso accade, la direzione dell'orchestra all'equilibrio attendista di che si tiene al centro.


Redazione - 04-03-2005
Seganaliamo, da Italia Oggi, il parere negativo del Cnpi


Il Cnpi boccia la riforma delle classi di abilitazione delle medie. Il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, in merito alla revisione delle classi di abilitazione per la scuola ...
Movimento Studentesco Bergamo - 04-03-2005
Il 18 marzo 2005 il mondo della scuola si ribella. Il 18 marzo 2005 nel giorno dello sciopero nazionale della scuola i professori non si presentano in aula. Il 18 marzo 2005, parallelamente allo sciopero del mondo della scuola indetto da CGIL e ...
Carlo Carzan - 04-03-2005
Il Liceo Failla Tedaldi di Castelbuono Il Liceo Pietro Domina di Petralia Sottana L’ Associazione Così per Gioco Il Carrefour Sicilia Occidentale presentano una mostra interattiva alla scoperta del territorio e degli aspetti geologici del Parco delle Madonie.

L’IDEA
Nell’area del Parco delle Madonie esistono varie iniziative di sviluppo locale che puntano alla valorizzazione delle risorse dell’area. La zona delle Madonie, per via delle sue caratteristiche, è stata recentemente ammessa nella European Geopark Network. La rete europea, nata nel 2001 sotto gli auspici dell’UNESCO e composta da 15 zone di sei paesi europei, ha come obiettivo fondamentale la valorizzazione del patrimonio geologico come mezzo per lo sviluppo di un turismo innovativo e rispettoso dell’ambiente naturale e socioculturale.

Si è, quindi pensato di far partecipare i giovani delle scuole superiori all’attività di valorizzazione ai fini turistici del patrimonio geologico della loro zona.
Questa partecipazione assume particolare importanza se si considera che la valorizzazione dell’ambiente naturale e socioculturale possono diventare in prospettiva concrete attività autoimprenditoriali che i giovani del luogo che potrebbero, in futuro, decidere di intraprendere.

A.D.A.C.O. - 03-03-2005
PREMESSA

Il concorso ordinario a cattedre del '99 è stato disatteso: lo Stato è venuto meno all'impegno assunto di fronte a migliaia di cittadini, idonei al Concorso stesso.
Questo è stato uno degli atti illeciti di una serie di interventi che ...
Arturo Ghinelli - 03-03-2005
Si è capito finalmente perché Forza Italia critica il decreto con cui la Moratti vuole riformare le scuole superiori.

Forza Italia scopre le sue carte a Modena, dove presenta il vero progetto del partito per la riforma della scuola superiore,che ...
Cgilscuola - 03-03-2005
Cassazione sentenza n. 3224/05

La sentenza che pubblichiamo in calce è stata emessa dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ed è relativa ad un ricorso proposto dal Ministero dell’istruzione avverso una sentenza che era stata emessa dalla Corte d’Appello di Perugia con la quale era stato riconosciuto il diritto del personale Ata, transitato ai sensi edll’art. 8 della L. 124/99 nei ruoli dello Stato, al riconoscimento degli effetti giuridici ed economici dell’anzianità prestata nell’Ente locale di provenienza.
La suprema Corte, però, respingendo il ricorso del Ministero e confermando la sentenza di Appello ha accolto le tesi sostenute dalla difesa dei lavoratori.
Infatti, sin dalle prime obiezioni sollevate dal Ministero sull’applicabilità dell’art. 8 della L. 124/99, il Sindacato ha da subito precisato che la disposizione dell’art. 8 della L. n. 124/99 era chiara e non consentiva equivoci; tutta l’anzianità maturata presso l’Ente Locale di provenienza doveva essere riconosciuta a tutti gli effetti e l’accordo sindacale del 20 luglio 2000 si riferiva non alle modalità di riconoscimento dell’anzianità (che era disciplinato con la citata norma dell’art. 8), ma alle modalità di trasferimento di detto personale.
La Corte di Cassazione ha dato ragione a noi e torto al Ministro (ed anche a talune organizzazioni che al fine di mettere in difficoltà la CGIL Scuola avevano condiviso la tesi ministeriale!).
La Corte di Cassazione, difatti, ha affermato che “fermo restando il potere attribuito all’Amministrazione dalla legge in ordine alla determinazione dei tempi ed altre modalità del trasferimento di personale, il trasferimento medesimo, una volta divenuto operativo, comporta l’adozione di atti di inquadramento rispettosi dei principi dettati dall’art. 2112 c.c. e dalla conforme legislazione di settore, principi che implicano l’attribuzione della qualifica corrispondente a quella posseduta con l’anzianità già maturata”.
In altri termini ai dipendenti ATA, già in servizio presso gli enti locali, “sono applicati i trattamenti economici e normativi stabiliti dal CCNL del comparto scuola, considerandolo come appartenente a detto comparto sin dalla costituzione del rapporto di lavoro con l’ente locale, e ciò a prescindere dal risultato retributivo finale (favorevole o svantaggioso)”.
A questo punto è auspicabile che l’Amministrazione provveda tempestivamente d’ufficio a rideterminare l’anzianità di detto personale nei ruoli statali ed a corrispondere tutti gli arretrati con i relativi interessi.

Roma, 2 marzo 2005

Mario Menziani - 03-03-2005
Tre brevi annotazioni:

Il quindicenne italico, secondo le indagini dell’ Ocse Pisa, è un gran somaro: lo era l’anno scorso in lettura, lo è quest’anno in matematica applicata. E’ talmente preoccupante la situazione che, da parte del ministero, si ...
Fuoriregistro - 02-03-2005
Si è svolta a Torino - il 26/27 febbraio - l’Assemblea nazionale di Attac Italia nel corso della quale è stato approvato un importante ordine del giorno, che impegna tutti gli attivisti in una – fattiva – opera di “boicottaggio” e di controinformazione contro il conferimento del TFR (trattamento di fine rapporto) nei fondi pensione integrativi. Una campagna – come ha scritto un collega nella mailing list fondi pensioni – (…) " netta e chiara contro il conferimento del TFR ai fondi pensione e per una pensione pubblica dignitosa per tutti, anche per i precari. E' perfettamente inutile a questo punto - prosegue il ragionamento - mantenere posizioni attendiste ed ambigue che non allargano significativamente il fronte e rischiano di rendere poco efficace e tardiva la campagna (…)”. Aldilà delle forze in campo nel momento in cui si assiste ad una forte spinta, anche da parte sindacale, all'adesione ai fondi negoziali, questa campagna è moralmente e politicamente imprescindibile per un'associazione, come Attac, nata contro la finanziarizzazione dell'economia, le privatizzazioni, il neoliberismo, la precarietà sociale. Non fare o ritardare ulteriormente questa campagna significa - in ultima analisi - rinnegare le ragioni stesse della sua esistenza e avallare un' operazione commerciale e di marketing che farà pendere l'ago della bilancia nuovamente sul piatto dei mercati finaziari.

E’ appena il caso il caso di rammentare che, nella scuola, la pensione complementare – con la costituzione del Fondo Espero – è già una realtà operativa che nel silenzio generale qualcuno sta cercando di contrastare. Illuminante – in questo contesto – la nota prot. 759 del 9/8/2004 con la quale l’INPDAP - dopo aver invitato i dipendenti pubblici a non indirizzare note in cui chiedono il riconoscimento integrale del Tfr - ha chiarito che (…)”
prima dell’emanazione dei decreti di attuazione della legge di riordino del sistema pensionistico non è possibile prevedere se e con quali limiti e modalità i pubblici dipendenti saranno coinvolti dall’istituto del silenzio assenso sulla devoluzione del TFR a previdenza complementare . (…)
Un’irritazione – questa – che traspare ancora più evidente dal comunicato stampa del 18 febbraio, con il quale la segreteria del Fondo Espero denuncia l'attività (la libera esplicitazione del dissenso sociale è, forse, illegale?) di alcuni soggetti che (...)"si organizzano per disinformare i lavoratori e demotivarli nella scelta che si apprestano a compiere (...)" (sic!).

E’ questa la cornice all'interno della quale parte la "campagna antitfr” condotta da Attac Italia, alla quale Fuoriregistro dà spazio, voce e possibilità di confronto.




Mozione approvata il 27 febbraio 2005 dall'Assemblea nazionale di Attac Italia

Aldo Ettore Quagliozzi - 02-03-2005
Ma cos’è che irrita più di ogni altra cosa l’egoarca ed i suoi “ stimabili “ accoliti di Azeglio Ciampi?
Di certo la sua “ alterità “, il suo essere “ altro “ rispetto ai canoni della vita politica del bel paese, la sua estraneità ai riti della politica ed ai dei suoi bassi maneggi.
Azeglio Ciampi ha una vita trascorsa illuminata, e senza ombra alcuna, dal principio fondamentale del “ servizio “ reso al Paese, questa volta scritto con la lettera p al maiuscolo; un passato di grande prestigio speso per un interesse collettivo, rappresentando con grande responsabilità il Paese in tutti i consessi internazionali grazie alla sua competenza, alla sua riconosciuta consapevolezza del fare, che nei momenti più difficili della vita sociale ed economica del bel paese ha rappresentato l’ancora a cui aggrapparsi per non soccombere.
Azeglio Ciampi è persona degna di occupare il posto che al momento occupa nell’interesse del Paese; di questa dignità ben pochi, dei teatranti della politica, possono ammantarsi.
E non se ne può ammantare di certo l’egoarca che non ha fatto mai mistero della sua connaturata insofferenza verso le regole che scandiscono la vita associata nel bel paese.
Lui che ha sempre sbandierato la sua estraneità alla politica ed ai suoi riti meno nobili, ha come sempre nascosto un qualcosa al Paese; della politica, e dei suoi trasformismi, e delle sue malversazioni, se ne è convenientemente pasciuto, ingrassando oltre modo le sue fortune personali e del suo gruppo di accoliti.
Una data storica per il bel paese è stata il 12 luglio dell’anno del signore 1990. In quella data storica aveva inizio la discussione della così detta legge Mammì-Craxi-Andreotti-Giacalone, la legge tanto attesa che regolamentasse anche nel bel paese l’uso e l’abuso dell’etere.
Prime schermaglie alla Camera dei deputati finché il 18 di luglio l’onorevole Walter Veltroni nel suo intervento alla Camera dei deputati ebbe a denunciare alla opinione pubblica del Paese che

“ ( … ) Un mese fa – esattamente un mese fa, il 18 giugno – Berlusconi, uno dei soggetti in gioco in questa legge, annunciò nel corso di un’asssemblea dei venditori di pubblicità Fininvest che vi sarebbe stato ( posso mostrare il testo ) voto di fiducia sulla legge Mammì.
Era, lo ripeto, il 18 giugno. Nessuno aveva discusso di questa ipotesi. Eppure Berlusconi l’annunciava come chi sa di poter dettare legge, come chi sa di poter imporre la sua volontà…
Sarebbe paradossale che il nostro Parlamento si trovasse ad operare in una condizione di simile sovranità limitata ( … ).
Si annuncia la fiducia in una sede che a me e alla mia cultura istituzionale appare impropria, come quell’assemblea dei venditori di pubblicità Fininvest.
Così, dopo il “ decreto-Berlusconi “, ci troveremo di fronte anche alla “ fiducia Berlusconi “. Quella fiducia sarebbe null’altro che l’esecuzuione di un ordine dato ( … ).
Ministro Mammì, non so se il Governo porrà la fiducia richiesta e in qualche modo sollecitata un mese fa.
Voglio però dire che si tratterebbe di un atto di prepotenza e, mi si consenta, di irresponsabilità.
( … )

Anna Pizzuti - 02-03-2005
In questi giorni sono impegnata, come altri suppongo, a compilare le schede on line di un monitoraggio dell’ Indire sui corsi serali.
Ho quindi alcuni dati, minimi, naturalmente, perché riferiti solo alla mia scuola, ma che potrebbero essere interessanti. Uno, in particolare: su 79 iscritti nelle tre classi del corso serale della mia scuola (Qualifica di operatore e Diploma di tecnico dei Servizi sociali), ben 59 avevano, come ultimo titolo scolastico, la licenza media. Dato che, a mio avviso va confrontato con quello, preoccupante, del livello di occupazione: solo 14 dei frequentanti sono occupati a tempo indeterminato e 11 a tempo determinato.
Non so quanti arriveranno al diploma: noi lavoriamo perché questo avvenga per tutti, ovviamente, così, oltre ad offrire loro una opportunità in più, ci sentiremo contenti di aver dato il nostro contributo alla strategia di Lisbona che ci consegna un obiettivo ambizioso: il raggiungimento del diploma per l’85% della popolazione, e la partecipazione di almeno il 12% della popolazione adulta ad attività di formazione.

Ma per l'Italia questo sarà ancora possibile? Me lo chiedevo riflettendo sul destino travagliato che attende l’Istruzione Tecnica e, naturalmente, quella professionale.
E’ a questo tipo di Istruzione, infatti, che si rivolge la gran parte, la maggioranza assoluta, anzi, delle persone che desiderano conseguire un titolo di studio vero e che preferiscono l’impegno, la fatica dei corsi serali presso le istituzioni scolastiche alle occasioni fasulle offerte dai diplomifici.
Ed in questo campo, ad onor del vero, il MIUR sta riversando attenzione e fondi per progetti di supporto e di integrazione. Ma fino a quando?
Cosa diventeranno, mi chiedo, questi corsi, con la riforma del secondo ciclo? Se sto all'attuale bozza di decreto (ma non credo che quella futura sarà molto diversa) e tengo conto dell’esperienza fatta in questi due – bellissimi – anni di insegnamento agli adulti, durante i quali ho verificato direttamente le aspettative e le necessità delle persone che ho conosciuto, mi dico che l’educazione degli adulti, quella che si realizza nei corsi serali, scomparirà completamente o si trasformerà – come molti sicuramente sperano, enti privati di formazione in testa – in qualcosa di totalmente diverso.

I miei alunni – e su questo mi piacerebbe confrontarmi con altri che hanno la mia stessa esperienza – si iscrivono e frequentano per ottenere un diploma. Intendono rientrare anch’essi in quell’85% previsto da Lisbona ed al quale si riferisce, quasi quotidianamente nei suoi interventi – il ministro Moratti, l’artefice della riforma che deprofessionalizza i diplomi tecnici e fa diventare qualifica quelli professionali. Intendono farlo per migliorare la loro posizione lavorativa, se lavorano, o per aspirare ad averne una, così come è nel loro pieno diritto.

Ho chiesto in varie sedi informazioni sul destino dei corsi serali, ma nessuno ha saputo darmi una risposta, e nemmeno potevo aspettarmene una, vista la confusione che regna.

Oggi, però, mi sono sentita un po’ meno sola in questa mia richiesta, leggendo in Scuolidea la lettera che riporto, inviata il 22 febbraio scorso al Corriere della Sera. Chissà quando la classe IV AM Sirio, del corso serale Itis Giorni ed io che scrivo anche a nome dei miei alunni, avremo una risposta?

Roberto Renzetti - 01-03-2005
(...o a chi si degna di rispondere tra CGIL Scuola, Proteo, Legambiente scuola, Cidi …)

Ho aspettato un mese prima di azzardare questo ultimo intervento (a meno che non sia smentito in quanto dirò). Avevo posto delle questioni in ...
Maurizio Tiriticco - 01-03-2005
Per il secondo ciclo siamo prossimi ad una svolta? Chissà! La posta in gioco è molto alta e la confusione – io la registro ovunque vada – lo è ancora di più! Si affollano sul mio computer e nella mia testa file su file relativi allo schema di decreto e ai documenti connessi! Il guaio è che è impossibile comprendere quali siano i più attendibili! Forse lo stesso ministro non sarebbe più in grado, ormai, di capirci qualcosa!
Rolando Alberto Borzetti - 01-03-2005
Lunedì 21 marzo 2005 Gianfranco Fini e altri esponenti del governo Berlusconi inaugureranno a Castelfranco Emilia il primo carcere privato italiano, gestito direttamente da San Patrignano per conto dell'Amministrazione Penitenziaria. Come gruppo Dentro e Fuori le Mura di Firenze, impegnato da circa due anni nella lotta dei diritti dei/delle detenuti/e, proponiamo a tutti/e di organizzare insieme una mobilitazione il 21 marzo a Castelfranco Emilia per fermare questo gravissimo progetto, che rientra nella più generale politica repressiva del governo (legge Bossi-Fini sull'immigrazione, ddl Fini sulle droghe, ddl Ciriello, ecc. ecc. ecc.)
Giuseppe Aragno - 01-03-2005
Di fatto, la Repubblica Sociale Italiana fu uno Stato. Ebbe il riconoscimento di Francisco Franco, un sanguinario dittatore fascista, di un criminale come Adolf Hitler e del Giappone, alleato di Mussolini, entrato in guerra contro gli Stati Uniti ...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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