Anno scolastico 2004-2005 - mese di novembre
Maurizio Tirittico - 30-11-2004
Sembra che l’incontro tra Miur e sindacati scuola dello scorso 26 novembre sulla nuova scheda di valutazione non abbia sortito nulla di positivo, stando almeno allo scarno comunicato della Cgil-scuola. Leggiamo testualmente: “Sugli strumenti di valutazione, per le classi seconde e terze della secondaria di primo grado verrebbe confermato l’utilizzo delle schede precedentemente in uso, da duplicarsi a cura delle singole scuole. Per le restanti classi prime e per le classi della primaria i modelli dovrebbero essere predisposti dalle singole scuole, che potrebbero liberamente ispirarsi ai modelli precedentemente in uso (le vecchie schede, insomma) integrandoli con gli indicatori di apprendimento desunti dalle Indicazioni Nazionali”.
Siamo veramente allo sfascio! Ma occorre ripercorrere brevemente la storia della valutazione nella nostra scuola dell’obbligo per comprenderne meglio la portata!
Dopo la legge 517 del 1977, con cui si abolivano i voti e si introducevano i giudizi, c' è stato un faticoso cammino volto ad individuare criteri e strumenti di valutazione in grado di dare corpo all’innovazione. Va ricordato che negli anni successivi furono profondamente modificati i programmi della scuola media (1979) e quelli della scuola elementare (1985) e che le Direzioni generali dell’allora Mpi procedevano in parallelo a definire nuovi criteri e strumenti valutativi. Il percorso della scuola media si concluse – anche se con aperture ad ulteriori apporti – con la cm 167 del ’93, quello dell’elementare con la cm 288 del ’95. I tempi così lunghi – diciotto anni dal ’77 al 95! – erano dovuti al fatto che nella nostra scuola si doveva recuperare un grosso ritardo in fatto di valutazione rispetto al percorso compiuto dalla ricerca docimologia, anche a livello internazionale! Per non dire del balzo in avanti compiuto nel ’97 con la riforma degli esami di Stato, con cui venne introdotta la valutazione delle competenze (anche se fino ad oggi solo di nome e non di fatto) con l’adozione dei punteggi!

Vittorio Delmoro - 30-11-2004
Qualche avvisaglia c’era già stata, come si è letto nei puntuali resoconti fatti da ScuolaOggi sulle conferenze di servizio tenute in Lombardia, ma non mi ero reso conto della portata dell’attacco, finché non ho letto un documento di cui invero non si è ancora sentito parlare in rete : il documento di sintesi del seminario di studio tenutosi a Roma il 7 e 8 luglio scorsi su INFORMAZIONE E FORMAZIONE SULLA COMUNICAZIONE DELLA RIFORMA.

Si tratta, come del resto per tutti i documenti del MIUR, di un testo davvero illuminante, volto a fornire a tutti gli attori gli strumenti adeguati a far digerire la riforma anche a chi fosse mal disposto di stomaco.
Quel che più impressiona è il dispiegamento delle forze : un vero e proprio esercito pronto a partire da Roma per piombare in tutte le regioni italiane e da lì raggiungere capillarmente ognuna delle 10.500 scuole; un esercito costituito da Direttori Generali, Ispettori centrali, Direttori regionali, Ispettori periferici, Esperti, Tecnici, Dirigenti scolastici e persino docenti (a trovarne…), coadiuvati da INDIRE, INVALSI, RAI EDUCAZIONAL, IRRE e quant’altro.

L’esercito è stato ben indottrinato a luglio, fornito di vettovagliamento tra agosto e settembre ed ha incominciato a muoversi all’inizio di ottobre. Non se n’è finora sentita l’eco perché ha confinato le proprie attività all’interno di stanze insonorizzate, perforate solo da alcune spie lombarde, ma sta mettendo a punto regione per regione l’attacco finale sulle scuole e fra breve cominceranno i cannoneggiamenti da lontano, volti a radere al suolo le ultime resistenze, per poi dilagare in campo aperto alla conquista di ogni scuola alla riforma.

La metafora potrebbe apparire forzata e fuorviante, ma la lettura del documento non lascia dubbi : bisogna fare ogni sforzo per convincere fino all’ultimo docente.
L’esercito morattiano si compone di una task-force nazionale, che si configura come Gruppo centrale di regia, costituito dai Direttori Generali dell’Amministrazione centrale e dai Gruppi tecnici centrali di studio e di supporto, che assieme al Gruppo Operativo e all’Osservatorio Nazionale guiderà da Roma lo spostamento delle truppe, nonché tutto il supporto tecnico-logistico-linguistico-psicologico necessario sul terreno di battaglia. In ogni regione poi si riproduce l’organigramma periferico copiato sulla struttura nazionale : Gruppo regionale di regia – Gruppi tecnici regionali di studio e di supporto – Rete di comunicazione - Referente per la comunicazione.
Non manca il livello provinciale, dove bisogna badare all’operatività : Gruppo provinciale Operativo di consulenza e di supporto – Gruppo Ispettivo tecnico.

Alberto Biuso - 30-11-2004
Un’amica di Roma, Amelia Caselli, mi ha regalato il dvd di un film dal titolo Le monde selon Bush del regista William Karel. E ho capito perché questo film non è stato distribuito in Italia. E non lo sarà. Attraverso l’analisi di vari eventi e una ...
Aldo E. Quagliozzi - 29-11-2004
Pongo a bruciapelo una scomoda domanda: ‘ E’ più detestabile un impostore o lo è ancora di più il suo pubblico?
Risposta di non facile formulazione, lo capisco. Proviamoci comunque. Nell’avventurarci nell’ostica impresa, mi pare giusto offrire ai lettori meno avvertiti, ed a me stesso innnanzitutto, delle chiavi di lettura, un percorso facilitato come oggi suol dirsi, ovvero il bel saggio della dottoressa Clotilde Buraggi, che facilitino l’individuazione, come in un gioco di società, di quelle persone pubbliche o private che facciano in un certo qual modo incetta di alcune o di tutte delle caratteristiche fondamentali per la ‘ costruzione ‘, inconsapevole sempre, di una prorompente personalità di impostore.
Per la qualcosa al termine della lettura del saggio ciascuno dei lettori potrà farne una facilitata individuazione o addirittura scriverne un elenco di tutti coloro che a vario titolo possano permettersi di essere riconosciuti compiutamente come gli ‘ impostori del nostro tempo ‘.
E se poi si dovesse scoprire che non poche sono le personalità pubbliche assommanti in sé il maggior numero di ‘ attributi dell’impostore ‘, si raccomanda di rendere pubblica la personale discoverta e di metterne in guardia il maggior numero di persone che non abbiano ancora avuto sentore delle ingannevoli figure.
Ma ancor più importante sarà la discoverta da parte di ciascun lettore del proprio personale ruolo nel rapporto perverso con l’impostore, ruolo certamente non secondario per la sopravvivenza stessa dell’impostore come tale.

Guida alla lettura:

Prima chiave
: “ ( … ) quello dell’impostura è un problema non semplice: appartiene alla classe delle perversioni e la personalità del perverso è sempre molto complessa da capire anche per gli addetti ai lavori. ( … ) “
Secanda chiave: “ ( … ) L’impostore è una persona che si autodefinisce, proprio come il bambino che si dice da solo ‘Sono bello, sono buono’, indipendentemente dalle opinioni degli altri.( … ) “
Terza chiave: “ ( … ) L’impostore dedica molto tempo a costruire la propria immagine. Come ogni attore, egli recita sempre una parte e cambia il suo aspetto con acconciature e abbigliamento adeguati a far credere di essere quello che gli piacerebbe essere e che vuole che gli altri credano che lui sia. ( … ) “
Quarta chiave: “ ( … ) Quando parla agli altri, l’impostore ha uno stile ampolloso e un tono autocelebrativo molto lontano dallo stile ironico e dimesso delle persone veramente intelligenti che conoscono le molte sfaccettature del reale e non sostengono fanaticamente nessuna ipotesi.
( … ) “
Quinta chiave: “ ( … ) L’impostore ha bisogno di essere accettato e a questo scopo cerca di farsi simile al suo pubblico. Se parla a dei professionisti esibisce uno straordinario (quanto dubbio) curriculum di studi, se parla agli artigiani dice di avere fatto per un certo periodo l’apprendista falegname. ( … ) “
Sesta chiave: “ ( … ) Ogni bambino e bambina nel suo processo di sviluppo cerca di rendere simile la propria personalità a quella del padre (o della madre) imitandolo/a e poi identificandosi; ma questo non è il caso dell’impostore. Egli, infatti, assume una personalità diversa dalla propria non per identificarsi con la persona che finge di essere ma per appropriarsi della potenza di un altro perché egli non ne ha nessuna. L’impostore è in cerca di un Io. (Greenacre 1958).( … ) “
Settima chiave: “ ( … ) L’impostore cerca con tutte le forze di convincere se stesso e gli altri che sia vera la personalità che egli esibisce e che indossa come un costume mascherato per nascondere la propria debolezza. ( … ) “
Ottava chiave: “ ( … ) Secondo Helen Deutsch (1955), la personalità dell’impostore ha una basso livello di organizzazione dell’Io ed è costituita da identificazioni multiple non sintetizzate.( … ) “
Nona chiave: “ ( … ) Secondo la Greenacre (1958), l’impostore avrebbe un narcisismo patologico, un senso disturbato della realtà e della propria identità, la sindrome del piccolo pene, e una ammirazione esagerata per la madre.( … ) “
Decima chiave: “ ( … )Per Gaddini (1974) l’impostore “ha massivamente sviluppato le possibilità dell’imitazione, non avendo alcuna capacità di identificazione e alcun senso di sè “.( … ) “
Undicesima chiave: “ ( … ) La Argentieri (2000), che ha affrontato il problema della malafede, molto affine all’impostura, ritiene che in tale patologia vi sia un difetto nella organizzazione mentale di base descritta da Gaddini (1981), con una angoscia di integrazione che si oppone difensivamente all’integrazione del Sé e che congela grosse quote di aggressività.( … ) “
Dodicesima chiave: “ ( … ) Un’altra delle caratteristiche dell’impostore, legata alla sua difettosa gestione della aggressività è la sua incapacità di tollerare i conflitti.( … ) “
Tredicesima chiave: “ ( … ) L’impostore ha una prodigiosa capacità di sedurre (Finkelstein 1974), di affascinare, di stregare, di illudere, di rassicurare; di scoprire quello che il suo pubblico è pronto a credere ed è avido di sentirsi dire.( … ) “
Quattordicesima chiave: “ ( … ) E’ un luogo comune ritenere che gli impostori siano molto numerosi fra i politici: Mazzini scriveva: “Il mondo governativo di oggi non è che ipocrisia, impostura più o meno sfacciata” ( … ) “
Quindicesima chiave: “ ( … ) Chi sono le persone che vengono ingannate dall’impostore? Sono persone semplici e ingenue che si lasciano abbindolare o sono invece persone che fanno il suo stesso gioco, che gli assomigliano caratterialmente, che come lui aspirano a cambiare la loro posizione senza tenere conto dell’onestà del metodo e dei limiti imposti dalla realtà ?( … ) “
Sedicesima chiave: “ ( … ) Secondo Leopardi, la responsabilità è tutta dell’impostore e non del suo pubblico: “Gli uomini impostori - ha scritto - hanno insegnato agli uomini bonari delle menzogne per ispogliarli di roba e di libertà” (1-1370). ( … ) “
Diciassettesima chiave: “ ( … ) …gli individui che sono avidi di fare da audience all’impostore (Finkelstein 1974), soffrirebbero come lui per problemi di bassa autostima. A ragione delle proprie ferite narcisistiche (Olden 194I), avrebbero bisogno di sentirsi in contatto con un oggetto potente da idealizzare, sperando di ricevere magicamente salvezza e valore attraverso il contatto con una persona sentita onnipotente.( … ) “
Diciottesima chiave: “ ( … ) Se però il leader è un impostore, il pubblico può servirsi della negazione, o addirittura del diniego per non vedere questa sua realtà. Se il pubblico si sente rassicurato dall’impostore, anche l’impostore ha bisogno del suo pubblico per confermare la propria grandiosità illusoria; è infatti il pubblico con la sua conferma che lo aiuta a tramutare la sua menzogna in una struttura relativamente stabile.( … ) “
E’ un gioco facile, facile e tutti sono invitati a cimentarsi con esso.
Grazia Perrone - 29-11-2004
Passa in Senato una riforma del codice penale militare che prevede pene molto pesanti per chi darà informazioni relative alle missioni militari cui partecipa l'esercito italiano. Questa norma, già grave di per sè, sarebbe poco influente in un ...
Isa Cuoghi - 27-11-2004
Beh, io ho aderito allo sciopero dei CUB, forse sarò l'unica nella scuola ma mi sembra che allo sciopero generale di tutte le categorie dei lavoratori, in questo momento così significativo bisognasse proprio partecipare.
Sciopero generale è di tutte le categorie dei lavoratori, e mi sembra che in un momento come quello che stiamo vivendo sia un atteggiamento perdente quello di non aderire come confederazione scuola.
Non so come spiegare la rabbia e la delusione di questa scelta dei sindacati scuola, compresi cobas, gilda.
Forse non è chiaro che questo governo sta facendo i comodi e gli interessi di una sola categoria? La categoria dei ladri, degli evasori fiscali, dei prepotenti, dei padroni, degli autoritari, di quelli che non hanno altro valore che quello del proprio arricchimento, degli sprezzanti verso i più emarginati, della chiusura verso i diversi, della cancellazione della laicità, dello scontro istituzionale... ma li avete ascoltati i vari Brunetta, Gasparri, Fini, Giovanardi.. ma lo avete capito che con i soldi delle nostre tassazioni vogliono finanziare gli sgravi fiscali ai più ricchi ? ma lo sapete che nella scuola ci saranno 14.000 tagli, ma le avete lette tutte le riforme, oltre che quella della scuola? e tutte le deleghe che si sono prese, le vediamo? e l'atteggiamento denigratorio e offensivo verso l'oposizione lo vediamo? e il ricorso continuo ai condoni, il discorso davanti ai finanzieri di Berlusconi per fare capire che i poveri evasori vanno capiti e perdonati.. e e il decreto salva-Previti, e Castelli, e Fini.. Ma non ce n'era forse abbastanza perchè la scuola aderisse allo sciopero contro l'azione di questo governo?
E invece no, hanno prevalso i soliti discorsi sul fatto che abbiamo già dato allo sciopero del settore scuola, sul fatto che una partecipazione minoritaria della scuola sarebbe perdente.. mentre perdente è, da sempre, l'atteggiamento sempre rinunciatario.. e devo dire che mi sento offesa da una scelta, quella delle assemblee in orario di lavoro nel 30.11 per manifestare la solidarietà allo sciopero generale dei lavoratori.. la solidarietà si manifesta aderendo allo sciopero assieme a loro!
Possibile che una volta che c'è l'occasione di manifestare assieme, di sentirci veramente dei lavoratori con pari dignità e con gli stessi problemi di tutti, proprio i sindacati più rappresentativi lo impediscano?
E perchè tutti i dirigenti sindacali e politici hanno parole di forte opposizione all'azione di questa specie di governo e poi quando è l'ora di trovarci tutti insieme in piazza, una categoria, che oltre tutto è spesso considerata come molto distante dagli altri lavoratori, viene esclusa dal diritto di scioperare e manifestare contro ?
Beh, io mi spiace ma non ci sto, e il 30 sciopererò come faranno molti genitori dei miei alunni, e se posso andrò in manifestazione con loro, dicendo che io sono in sciopero ma i confederaliscuola, i cobas, la gilda... no.

I Confederali, nel settore delle Scuole Private e nella Scuola Professionale hanno aderito allo sciopero generale del 30.11.
Ma quante divisioni all'interno del'organizzazione scuola dei confederali.
In compenso io, che voglio aderire allo sciopero, nonostante sia una del comparto scuola non posso farlo con i confederali.. devo scioperare con i CUB .. ma se hanno paura che la partecipazione della scuola allo sciopero sia un fallimento per le scarse adesioni, se pensano di dover dosare le forze per non si sa quale prossimo evento.. ma come mai invece le scuole private e i professionali sì.. e noi della scuola statale no... questi sì che sono sono i misteri..

Certo che è un'andazzo generale quello della sinistra di avere paura a parlare troppo forte.. e così, alla rincorsa dei moderati (ma lo vogliono capire che i moderati ce l'hanno già la loro casetta? si chiama centro e ci stanno bene perchè una volta vanno di là e una volta di qua.. hanno sempre disponibili stanze, loro.. e ci mancava solo la sinistra a rincorrerli..) ecco che si lasciano da parte le istanze di chi vuole sentirsi a sinistra, si tagliano le ali della contestazione ed opposizione all'azione di questo governo, si fa segno di silenzio perchè non si possono dire parole troppo dure, troppo sinistrorse, ennò perchè poi i bravi moderati italiani si spaventano e si scandalizzano..e mica ce lo danno il voto.. Sì ma poi vorrei sapere io, nel caso ce lo dessero il voto, questi benedetti moderati, ma poi...faremmo una politica moderata? Cioè una politica simile a quella del governo? Quindi, per quanto riguarda la scuola, sarebbe come quello che dice Rutelli? che gli insegnanti delle private li paghi lo Stato, che la Riforma Moratti si tenga perchè c'è del buono, che regni la confusione in tutto, compreso nei programmi, nei metodi, nei finanziamenti, nelle decisioni che saranno diverse da scuola a scuola ???

Leggete il seguito, è molto indicativo...
Alba Sasso - 27-11-2004
Dai banchi dell’opposizione abbiamo più e più volte segnalato le conseguenze rovinose per la pubblica istruzione delle previsioni contenute nella Legge Finanziaria 2005. Con questa ulteriore manovra, arriva il vero e proprio colpo di grazia: il ...
Mario Menziani - 27-11-2004
Dopo aver frequentato la scuola dell’infanzia e il Primo Ciclo di istruzione, grazie anche alle sollecitazioni educative nel frattempo offerte dalla famiglia e dall’ambiente sociale, i ragazzi sono nella condizione di:(…)
avvertire interiormente, ...
Gianni Mereghetti - 26-11-2004
Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, in un’intervista a tutto campo chiarisce in modo efficace quale sia il disagio dei giovani d’oggi. E’ vero che hanno tutto, il dramma però è che non hanno l’essenziale, e ...
Grazia Perrone - 26-11-2004
A proposito di autobiografie segnalo dal Corriere della Sera - 25 novembre 2004 - pag. 37


Nel tardo pomeriggio del 5 maggio 1937 al primo piano di Plaza dell'Angel 2, Barcellona, Camillo Berneri dedicava il suo sincero sorriso schivo di sempre ...
Laura Tussi - 26-11-2004
Per un’evoluzione cognitiva del soggetto in formazione.

La scrittura di sé, della propria storia di vita o autobiografismo consiste essenzialmente in una pratica pedagogica, comunicativa, di lunga tradizione, già utilizzata, in tempi antichi da Marco Aurelio, S. Agostino, Pascal, Rousseau ed, in seguito, anche da tutta la letteratura femminile relativa alla tematica di emancipazione della donna nel ‘900 (Cfr. De Beauvoir, Cardinal, Aleramo, Weil).
Il metodo (auto)biografico inizia a svilupparsi come corrente educativa, in situazioni di grande povertà e miseria esistenziale, intorno alla figura dello studioso Paulo Freire, che approntava una nuova pedagogia sociale, “della strada”, raccogliendo e utilizzando le tragiche storie di vita dei campesinos nelle favelas brasiliane (anni ‘60 e ’70). Letteratura personale attiva, racconto in prima persona è l’autobiografia (dal greco), oppure letteratura personale passiva o biografia, quando gli autori scrivono storie di vita altrui.
Il racconto, la narrazione della personale storia di vita emancipa il soggetto da ogni rischio di manipolazione, di “revisionismo storico” della propria esistenza. L’autobiografia risulta un metodo pedagogico ricognitivo che pone una storia di fronte al legittimo autore, ricostruendo e rimembrando una memoria personale, nel desiderio di autorappresentazione che genera uno specchio di eventi condivisi da altri. Il segreto dell’altruità e alterità a cui attende il biografo consiste nella capacità di essere nel “qui e ora” e nei topoi del passato, ingenerando e suscitando la reminescenza di sé (anamnesi), in una prospettiva di bi-locazione cognitiva: capacità di scoprirsi dotati della possibilità di “dividersi senza perdersi”, nel rimembrare ri-evocativo degli eventi. L’autobiografia non rappresenta solo la sede del ritorno a ciò che si è stati in passato, ma il desiderio di nuove esplorazioni nei meandri dell’esistenza, dove la memoria risulta depositaria dell’esperienza, consentendo al ri-cordo di prendere forma.
La narrazione di sé consiste in un metodo cognitivo che include la memoria, la reminescenza nella prospettiva di percorso auto ed etero-educativo per una autodidattica dell’intelligenza, nel cui ambito la retrospezione attua un’educazione della mente attraverso il pensiero attivo, evolutivo, prima condizione per un lavoro di scavo interiore, introspettivo.
Raccontare la propria biografia educativa, in una nuova prospettiva didattica dell’intelligenza, attraverso il metodo autobiografico finalizzato allo sviluppo cognitivo del discente (soggetto), significa riappropriarsi di un personale potere autoformativo (facoltà di dominio), confrontando, anche in ambito scolastico, le esperienze di educazione istituzionale con processi di autoformazione, emergenti da diversi tipi di legame emotivo/affettivo con gli altri, le cose, se stessi.
L’autobiografia educativa possiede un valore regolativo, perché esplicita al soggetto narrante le modalità per cui ha acquisito, tramite processi cognitivi di apprendimento, nozioni e capacità (apprendimento cognitivo). L’autonarrazione risulta una presa di distanza per rivedere e verificare lo sviluppo evolutivo personale e raccontarlo all’alterità/altruità, in una prospettiva di riappropriazione della responsabilizzazione individuale rispetto alla propria autoformazione.
L’attenzione per i processi mentali non deve rappresentare un’occasione episodica in ambito didattico, ma un’occupazione costante di ogni singolo docente, per esplicitare al discente quali operazioni mentali compiere al fine di risolvere compiti e problemi di natura teorica e pratica.
Il nostro modello di attività mentale è sistemico: ogni manifestazione del pensiero può essere studiata solo in correlazione con le altre.
“Pensare” significa mettere in relazione diverse componenti del pensiero, nella loro intrinseca dinamicità e interattività, in una prospettiva di rivalutazione della natura processuale e dinamica dell’esistenza mentale.
L’intelligenza è l’identità stessa del soggetto: significa approssimarsi all’”altro”, al suo modo di attribuire senso e significato alla realtà: le cose, gli altri, il mondo, se stessi. Secondo Bruner l’intelligenza è ricerca continua di significati per “leggere dentro” ai vari aspetti ontologici dell’esistenza.
Il potenziale intellettivo è contrassegnato da una macro-attività: il potere metacognitivo. Il soggetto intelligente per assolvere al compito di significatore della realtà, utilizza tutte le risorse a disposizione, quindi la facoltà metacognitiva, per poter descrivere il lavoro della mente rispetto ai singoli domini mentali, potenziandoli attraverso la pratica intellettiva.

Silvia Malavolta - 25-11-2004

Il mio nome è Cheesy Adams.
Sono basso, cicciotello e con capelli che sembrano tagliatelle. La mia specialità sono i
mostri.
Vi racconterò quello che è successo il mese scorso. Io e Chiara (Chiara è la mia miglior amica) stavamo passeggiando per il Viale dei Soldati, era una giornata limpidissima, senza neanche una nuvola.
Noi stavamo chiacchierando quando il cielo si oscurò. Molte persone si affacciavano alla finestra. Iniziò a piovere , ma non di acqua ma di
coca-cola.
Io e Chiara corremmo fino a casa e visto che la sua casa è dall’altra parte della città, la invitai a casa mia.
La mamma ci accolse amichevolmente e offrì a me e Chiara una tazza di cioccolata calda.
Noi gli raccontammo cosa era successo.
Lei ci guardò stupita e prese un bicchiere e lo lasciò cinque minuti sul balcone, dopo lo prese, ne assaggiò il contenuto e .......
vide che era proprio coca cola !.......
Prese un libro di fisica e cominciò a leggerlo. Telefonammo alla mamma di Chiara e le chiedemmo se poteva (Chiara) rimanere a dormire. Lei acconsentì. Mia mamma disse: “Tu Cheesy puoi dormire sul divano in camera tua e Chiara sul tuo letto”. Cenammo e andammo a letto.

Mi svegliò verso mezzanotte un rumore. Andai in camera mia e vidi che anche Chiara era sveglia. Ci vestimmo in fretta e uscimmo: vedemmo una ventina di lattine di coca-cola con la testa, i piedi e le braccia.
Era una invasione di
alieni.
Dovevamo fare assolutamente qualcosa. Uno di loro sbatté Chiara contro un idrante. Un ondata d’acqua andò contro l’alieno: lui si sciolse all’istante. Io e Chiara capimmo che l’acqua per loro è come per noi l’olio bollente. Accendemmo tutti gli idranti della zona. Si sciolsero tutti all’istante. La pioggia di coca-cola cessò e venne una pioggia normale.
Solo io e Chiara sapevamo cos’era successo quella notte.


Beniamino Sidoti - 25-11-2004

Annalisa Strada ed Elena Giorgio sono le autrici del piccolo cartonato illustrato, edito da Ape Junior, Milano 2004; costo 11,00 euro; età consigliata tra i tre e i dieci anni: parrebbe un'esagerazione, ma.....

Enrica ha una particolarità anatomica rara: è del tutto priva di sedere: le mutande le sono dunque inutili, fino a quando viene l'inverno, e capisce che possono servirle come utile copricapo.
Le mutande in testa non sono estetiche, ma si rivelano assolutamente funzionali!
Tanto da diventare subito di moda, e, come sappiamo, le mode portano dritte dritte fino al trono.

Una favola divertente e illustrata in modo piacevole: a un certo punto si sente perfino aria di rivoluzione, ma "il formicaio è un posto molto organizzato. Per evitare problemi si fa sempre quello che la maggioranza decide di fare: si evitano inutili liti e la maggioranza delle formiche può dirsi contenta".

Interessante, dice il mio amico Andrea. Ma non dimentichiamo - aggiunge - che la democrazia è anche rispetto e tutela delle minoranze...

Infatti, io sono rimasto deluso da tale fatto conciliante... ma, che dire? Alla fine la regina va in pensione, quindi significa che fra le formiche la pensione c'è ancora! Ach!
Lasciando perdere le impressioni personali, credo che questa domanda, cioè sapere quanto comandi la maggioranza, sia un problema comunque interessante da discutere con ragazzini e bambini. E forse troppo complesso per una questione di mutande...

Comunque, le formiche sono nere, e le mutande rosse. Non so quindi collocarle politicamente. Anarchiche?
In ogni caso, sottolineo ad Andrea, una formica senza sedere non può manifestare alcun attaccamento alla poltrona (e infatti così nel libro risparmiano sul trono). Che culo! Sottolinea con francese eleganza Andrea, e direi che ha colto nel segno…

Al di là delle facili battute, la gestione delle decisioni è decisamente un tema attuale e importante, direi perfino urgente. Voi cosa fareste, mutande o meno?

Giampaolo Sprocatti - 24-11-2004
Per quanto riguarda gli scioperi nel mondo della scuola vige una equazione che a mio parere non funziona. L'equazione è la seguente.

Governo o chi per lui: più persone fanno sciopero più risparmia, di conseguenza ben vengano. Tutto di ...
Mirco Pieralisi Giovanni Cocchi - 23-11-2004
Un percorso possibile nella scuola elementare per continuare la lotta contro la riforma

La posta in gioco

La lotta contro la riforma Moratti si trova di fronte ad una scadenza fondamentale: le iscrizioni alle nuove classi prime elementari. E’ evidente che questo tema è in primo luogo legato alla disponibilità di risorse in termine di organici che avremo di fronte successivamente, derivante dalla legge finanziaria e dalle sue applicazioni successive, ma non solo: occorre strappare un organico che mantenga la qualità della nostra scuola e non solo il suo puro funzionamento tecnico (es, in una classe a tempo pieno due insegnanti per 44 ore comprensive di compresenze e non 1,8 insegnanti per le lezioni frontali, dove l’1 diventerebbe automaticamente il tutor e lo 0,8 i “nienter”).
In questa sede ci occuperemo di quello che è possibile fare dentro le scuole sia in termine di pressione dal basso sia in termini istituzionale negli organi collegiali. Va ricordato che parlare di iscrizioni significa non solo parlare di come funzioneranno le future prime classi ma di come funzionerà (orari, organizzazione didattica, compresenze e altro) un’intera scuola.

Ricordiamoci che siamo cittadine e cittadini, non sudditi. Anche nelle riunioni istituzionali con i genitori siamo tenuti ad esporre le nostre idee, perché sono pedagogicamente motivate e non certo sanzionabili. E va anche detto ai genitori, in maniera chiara ed inequivocabile, che il nostro progetto didattico e le loro scelte dovranno fare i conti con l’assegnazione degli organici. Quindi informazione, vigilanza e mobilitazione!
Nelle prossime settimane i collegi dei docenti e consigli di circolo dovranno approvare mozioni “di indirizzo” sulla politica delle iscrizioni. Ricordiamoci che queste mozioni non possono essere oggetto di sanzione, tanto meno da parte delle direzioni regionali. E’ opportuno far riferimento, come abbiamo fatto lo scorso anno, alla normativa esistente non abrogata, alla legge sull’autonomia, al POF di Istituto e, se lo si ritiene opportuno, si possono citare quelle righe della circolare 29 che abbiamo ricordato in precedenza.

Gianni Mereghetti - 23-11-2004
Marco Lodoli grazie alla sua sensibilità umana ci propone un’altra questione centrale nella vita dei giovani d’oggi, il fatto che non vogliano soffrire più, neanche per un momento, e che molti dei loro comportamenti derivino dal tentativo di evitare ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 23-11-2004
Con lo stile inconfondibile di un intellettuale non formato alla democrazia compiuta, con il linguaggio proprio da caserma della cui filosofia di vita il nostro si è abbeverato negli anni, così si esprimeva l’intellettuale Marcello Veneziani assurto suo malgrado alle responsabilità di consigliere di amministrazione di una agenzia culturale quale può ben considerarsi, ahimé, la Rai, nel corso di una dotta disquisizione sul quotidiano ‘Libero ‘ – libero da cosa ?, libero da chi ?, libero per fare cosa ? Scandalo evidentemente – il giorno 18 novembre:

“ ( … ) I due partiti di maggioranza dei docenti sono i faziosi e i paraculi, ovvero quelli che sono infarciti di ideologia, femminismo e menopausa acida e quelli che scansano la fatica, hanno altre attività o si danno malati per andare in vacanza. ( … )

L’unico ad essere in vacanza o meglio ‘ libero ‘ dai pensieri concreti, sensati e responsabili è proprio l’intelletuale in quota Alleanza Nazionale Marcello Veneziani.
E’ il solito ritornello sgradevole, alla ‘Tremaglia‘ tanto per capirci, ministro, si fà per dire, della seconda o terza o defunta Repubblica italiana; uno stile di pensiero, di linguaggio, di vita, un proponimneto pedagogico per rinnovare la cultura italiana ormai stantia.
Cultura che ha bisogno, a detta della bella compagnia di cui sopra, di rinnovarsi ad iniziare dalla sua storia recente, ma anche rinnovarsi con la storia passata, con salti clowneschi alla Gianfranco Fini allorquando sprovvedutamente e con bella faccia tosta, da buontempone più che da fine intellettuale e storico, di cui non possiede le competenze né tantomeno le disponibilità alla ricerca paziente e non legata alla demagogia del momento, ha rivisitato la storia all’epoca di Francesco di Assisi e l’ opera umana del ‘ poverello ‘.
Ne ha scritto bene, come sempre , Umberto Galimberti in un suo pezzo apparso giorni addietro su di un supplemento del quotidiano ‘la Repubblica‘, cogliendo appieno la sconfortante condizione in cui versa la cultura nel bel paese, lo sconcerto per una scuola oramai allo sbando e sulle cui ceneri chiunque, un Veneziani di passaggio o un Fini all’occorrenza, possono poggiare la loro rivisitazione della cultura e della storia. Con quali prospettive è facile immaginare, dopo avere apprezzato cotali e cotanti maestri di libero pensiero.

Più l’istruzione di una nazione decade, come è il caso dell’Italia attuale dopo le riforme di Berlinguer e della Moratti, più si può fare scempio della storia, perché i documenti sono inaccessibili e, dove lo sono, nessuno li legge.
Questa è la ragione per cui il 4 ottobre, in occasione della festa di San francesco, patrono d’Italia, Gianfranco Fini ha potuto compiere la sua revisione storica facendo passare San Francesco come un crociato che legittimava la guerra di difesa della cristianità.
( … ) Passano otto giorni e prende avvio la celebrazione di Cristoforo Colombo che qualcuno vuole elevare agli altari. E in effetti Colombo di croci e di battesimi in America ne portò, ma leggiamo anche nel suo ‘ Giornale di bordo ‘ una lettera in data 13 dicembre 1492 indirizzata ai Reali di Spagna..."


Vittorio Delmoro - 22-11-2004
In barba alle mie davvero esigue relazioni, limitate ai corrispondenti virtuali e ai colleghi dell’istituto dove lavoro, voglio tentarne una classificazione con l’intento di capirne le ragioni e vedere se esista la possibilità di recuperarli al ...
Salvatore Nocera - 22-11-2004
Alla Dott.ssa Letizia Moratti
Ministro dell’Istruzione

On. Valentina Aprea
Sottosegretario all’Istruzione con delega per l’integrazione scolastica

Dott. Pasquale Capo
Capodipartimento per l’Istruzione
Ufficio Legislativo ...
ilaria ricciotti - 20-11-2004
Loro ci osservano, ci giudicano, hanno paura, non capiscono e piangono, aspettando che qualcuno comprenda ...

Giuseppe Aragno - 20-11-2004
Sciopero o no? Su Fuoriregistro è la polemica che tiene banco. Sul sì o sul no si accalorano consenzienti e dissenzienti e sembra quasi che la discussione sulla riforma sia qui davanti a noi, tutta aperta, tutta da definire. Sembra, intendo, che la ...
ilaria ricciotti - 20-11-2004
Per la giornata dedicata all'infanzia

Sono stata invitata dal Sindaco del Consiglio Comunale Giovanile di un Istituto scomprensivo, sezione scuola media di Morrovalle, per partecipare all'inaugurazione di un parco attiguo alla loro scuola.
I ...
Arturo Ghinelli - 20-11-2004
20 NOVEMBRE 1969: I DIRITTI DELL’INFANZIA

Prima di tutto il diritto al tempo, il tempo dell’infanzia.Il diritto a vivere la propria infanzia e poi ad essere adolescenti. Vivere il proprio tempo da ragazzi.
Per trascorrere il tempo in compagnia ...
Gennaro Capodanno - 19-11-2004

Resto sconcertato quando un alto funzionario dello Stato, nel caso in questione, il direttore regionale dell’ufficio scolastico per la Campania, Bottino, dimostra palesemente, nelle sue dichiarazioni alla stampa, ma anche nelle circolari che emana ...
Aldo E. Quagliozzi - 18-11-2004
Ovvero: corsi e ricorsi delle cronache nel bel paese

Cronaca completamente ( ?? ) fuori dal senno di domenica 19 maggio 1991 dello scrittore Stefano Benni dal titolo ‘ Siamo nella normalità ‘

“ Era una bella giornata di primavera. Il nevischio mummificava le rondini e raffiche ai duecento orari schiantavano gli alberi.
— Siamo nella normalità — disse l’infallibile Meteorologo — poiché un tempo simile, anzi peggiore, si ebbe nel marzo 1626 e non c’è da allarmarsi se per qualche settimanella dal Polo arriva uno spifferino di aria fredda. In quell’istante attraverso la finestra aperta un refolo di vento trasportò un tricheco di una tonnellata, che piombò sulla scrivania del meteorologo uccidendolo.
— Averlo saputo prima... — sospirò il meteorologo, prima di esalare l’anima sotto forma di cirro-cumulo.

Era una tranquilla domenica calabrese. Le pallottole ronzavano pigre e solo ogni tanto un colpo di bazooka interrompeva il monotono frinire dei mitra.
— Siamo nella normalità — disse l’incorruttibile Magistrato — in quanto molti dei presunti mafiatori erano in realtà pacifici agricoltori, l’uso della tangente camorristica è un normale meccanismo promozionale, e non è vero che il danaro mafioso abbia invaso banche, case cinematografiche e settori immobiliari: come giustamente disse Gava, la mafia va conosciuta, prima di combatterla. In quell’istante un consorzio di quattro cosche irruppe nel suo ufficio, lo decapitò e iniziò a giocare a calcio con la sua testa, e poiché non si mettevano d’accordo su chi doveva stare in porta, si uccisero tutti vicendevolmente.
— Averlo saputo prima — sentenziò la testa del magistrato mentre la sua anima faceva ricorso contro i seimila anni di inferno in prima istanza.

Era un tranquillo pomeriggio nella fosca e turrita Bologna. I benzinai attendevano i clienti nelle loro trincee e gli armaioli controllavano i Patriot.
— Siamo nella normalità — disse il Ministro dell’Interno — questa Falange armata non è certo nata dai gloriosi patrioti della Gladio o dai nostri ormai trasparentissimi servizi segreti, la strategia della tensione e le squadracce sono un ricordo del passato, trattasi di zingarelli che si disputano pochi etti di cocaina. In quel momento la solita Fiat Uno apparve in fondo alla strada e crivellò il ministro, la scorta e dodici passanti tanto per gradire.
— Averlo saputo prima — disse il Ministro, mentre la sua anima, grazie a raccomandazioni, scendeva all’Ade in Business class.

Era una tranquilla giornata di primavera. Il Bangladesh non c’era più, il colera decimava il Sudamerica e Saddam si riarmava, ma la Borsa era stabile. L’economia italiana vagava sorridendo nella nebbia tra abissi e voragini.
— Siamo nella normalità — disse Cirino Pomirino — abbiamo un deficit tra il milione o il miliardo di miliardi, ma tasseremo i generi di lusso come le aragoste, lo champagne, le pensioni e le malattie tropicali. Nel nostro paese non c’è spreco, né povertà. In quel momento alcuni bruti senza-casa, senza-lavoro, senza-patria e senza-pensione piombarono su Cirino Pomicino, lo divorarono vivo e gli succhiarono anche le chele.
— Averlo saputo prima — disse il ministro, mentre la sua anima volava nel limbo degli Incompetenti.
Pino Patroncini - 18-11-2004
Non si può dire che il tema della scuola e dell’educazione in genere sia stato al centro del confronto elettorale americano. Se si andava al sito dell’ambasciata americana di Roma alla voce Elezioni 2004 si potevano trovare due riassunti esaustivi dei programmi elettorali dei due candidati, ma è significativo che i titoli che comparivano come temi del confronto riguardassero l’Iraq, il terrorismo, il Medio Oriente, gli “stati canaglia” ( in sigla WMD = world most dangerous, countries sottinteso), il ruolo degli USA nel Mediterraneo, il commercio, la salute, la sicurezza, l’immigrazione, l’economia. Ma non l’educazione.
Questo tuttavia non vuole dire che l’educazione sia stato un tema assente dalla competizione. Solo che non è stato presente come in campagne passate o in campagne minori. Tra queste ultime vale la pena di ricordare la recente sfida tra Rudolph Giuliani e Hillary Clinton per il seggio senatoriale di New York giocata con molte polemiche sulla proposta repubblicana del buono-scuola e sulla contrapposizione tra valutazione degli insegnanti (Giuliani) e valutazione della scuola (Clinton).
Indubbiamente ha pesato sulla marginalità del tema, non solo l’attualità e la spettacolarità degli altri, ma anche il fatto che, dopo le aspre e a quanto pare vincenti polemiche dei senatori democratici Kennedy e Libermann contro la promozione repubblicana dei buoni-scuola, il tema scolastico è stato oggetto di appeasement e di scelte politiche bipartisan con l’appoggio democratico al piano governativo noto come “No child left behind”.
Gianni Mereghetti - 18-11-2004
Secondo il ministro Moratti gli stipendi degli insegnanti ormai sono “prossimi alle medie europee, visto che un insegnante di scuola superiore arriva ai 1.450”.
Sarebbe stato corretto che il ministro avesse precisato che 1450 euro li guadagna un ...
Cosimo Scarinzi - 18-11-2004
Nelle scuole meno insegnanti ed ata?
C'è già chi pensa a sostituirli con i gendarmi

Sembra che qualcuno pensi che le telecamere nelle scuole, le timbratrici per gli studenti e, comunque, i mezzi di controllo informatici non ...
Grilloparlante - 17-11-2004
Il DPR n.275/99 (“Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”) attribuisce agli istituti scolastici autonomi poteri di gestione sul piano organizzativo e didattico. Vale a dire competenze esclusive in materia di ...
Pino Patroncini - 17-11-2004
No, non si tratta dell’ennesima edizione filmica del romanzo di Lja Ilf e Eugeni Petrov, già portato sullo schermo da Lucignani (Una su 13) e da Mel Brooks (Il mistero delle 12 sedie). Anche perché con 14.000 sedie ci si potrebbe fare un serial ...
Paolo Mesolella - 17-11-2004
Un convegno sul Campo di concentramento tedesco

Arrivammo al campo di concentramento di Sparanise nel pomeriggio del 23 ottobre 43. Nel campo vi erano già 5000 prigionieri. Il campo era ubicato a monte della linea ferroviaria Napoli - Roma, aveva tre ingressi, ed era esteso almeno 250 metri di lunghezza per 200 di larghezza. Distava una cinquantina di metri dalla stazione ferroviaria ed era in posizione strategica ideale per il trasferimento dei prigionieri in Germania. Reticolati e cavalli di frisia recintavano il perimetro del campo, sorvegliato da un nutrito numero di sentinelle che impedivano eventuali tentativi di fuga. All’interno del campo esisteva una sola baracca di legno, coperta da una lamiera metallica, adibita ad infermeria. Non c’erano cucine da campo, né una fontanina per attingervi acqua. Si andava ad attingerla ad una cisterna, oltre i reticolati, scortati dalle sentinelle del campo. Non esistevano servizi igienici, per cui ognuno andava a soddisfare i propri bisogni fisiologici lungo il perimetro del campo. Non esisteva alcun tipo di carta. Il fetore era insopportabile, l’aria pestifera. Guai ad inzaccherarsi le scarpe, camminando su quei cumuli di escrementi che coprivano tutta la fascia perimetrale del campo. Il senso del pudore era scomparso, essendo costretti a soddisfare i propri bisogni all’aria aperta ed alla vista di tutti. Uno spettacolo veramente degradante e vergognoso. Eravamo ridotti a livello delle bestie, con la biancheria intima sporca e maleodorante, la barba non rasa da giorni ed i pidocchi che infestavano ogni parte del corpo”.

Il prof. Giuseppe Spera di Sarno, nonostante i suoi 82 anni e la voce rotta dall’emozione, ricorda ancora chiaramente il campo di concentramento tedesco di Sparanise e i giorni vissuti, senza mangiare, in piccole baracche di legno dove si poteva stare soltanto seduti. Lo fa spesso, quando lo invitano nelle scuole, e lo ha fatto il 19 novembre scorso, nel Cinema delle Palme, durante la giornata della memoria dedicata al campo di concentramento tedesco di Sparanise. Un campo dove sono passati migliaia di deportati, prima di essere inviati ai campi di lavoro e di sterminio. E’ il caso del prof. Spera , ma anche del Generale Alfonso Cascone di Pompei, di Giovanni Desiderio di Castellammare di Stabia, deportato a Dacau, di Padre Gaspare Tessarollo di Napoli, del maresciallo Walter Scialdone di Sparanise e di tanti altri, tutti venuti a Sparanise per dare la loro testimonianza di deportati nel campo sparanisano.
Piera Capitelli, Alba Sasso, Giovanna Grignaffini - 16-11-2004

Care amiche e cari amici maestri, docenti, ricercatori
non vi sembri strana questa lettera aperta delle deputate Ds che si occupano di scuola. Sì, siamo proprio noi, quelle di cui ogni tanto parlate dicendo «ma l’opposizione che ci sta a fare?». ...
Mauro Bulgarelli - 16-11-2004
La manifestazione di oggi è la prova che tutto il mondo della scuola è unito in un inedito coro contro l'insostenibilità della gestione Moratti. Non si tratta solo di una resistenza alla miseria della politica culturale della pseudo riforma Moratti ...
Pino Patroncini - 15-11-2004
Uscirà il decreto attuativo della legge per la scuola secondaria?

Le scommesse sono aperte. Il termine della delega scade l’11 aprile e per farcela dovrebbe uscire almeno entro Natale. E’ il pezzo strutturalmente più complicato: materie, indirizzi, insegnanti diversi tra loro. Ed è anche il pezzo più impegnativo visto che si vuole dividere in due il sistema: i licei, la serie A, allo Stato (devolution permettendo), i professionali, la serie B, alle regioni.
E se la riforma della superiore, che ha avuto finora solo riforme parziali, non va in porto il fatto che il Ministero abbia puntato subito sull’elementare, riformata globalmente nell’85, si rivela come il tentativo di affondare il bisturi non dove c’era più bisogno ma dove l’operazione sembrava strutturalmente più facile da praticare e soprattutto da usare in termini di propaganda. Se non fosse che la reazione di insegnanti e famiglie ha mandato all’aria anche questo piano.

Cosa dirà questo decreto?

Dovrà chiarire molte cose, anche se la legge dice già che il percorso successivo alla media sarà diviso in due sistemi: quello dei licei e quello dell’istruzione e della formazione professionale. Per quello che si sapeva finora da cose che Bertagna e altri avevano detto ai giornali si parla di 8 licei (classico, scientifico, artistico, musicale, linguistico, scienze umane, tecnologico e economici) e di 10 aree nei professionali (agro-ambientale, tessile-moda, meccanica, chimico-biologica, grafico-multimediale, elettrico-elettronico-informatica, edile-del territorio, turistico-alberghiera, aziendale-amministrativa, socio-sanitaria). Vediamo già da queste denominazioni che più che del professionale si tratta di tutto il settore tecnico-professionale.
Sappiamo infatti che i licei avranno un profilo squisitamente teorico ( pre-bocconiano per gli economici, pre-politecnico per i tecnologici che non saranno perciò né i nuovi Itc né i nuovi Itis con un altro nome) e che quindi il sistema professionale potrebbe coprire non solo lo spazio oggi coperto dall’istruzione professionale ma anche da quella tecnica .
Sappiamo inoltre che per un’interpretazione estremistica del titolo V della Costituzione tutto il potere sul sistema professionale o, meglio, tecnico-professionale (titolarità, programmi, contenuti, organizzazione , amministrazione) andrà alle regioni. Vanno fatte salve le ulteriori novità contenute nel terribile testo di riforma costituzionale in corso di approvazione: dal punto di vista del rapporto di lavoro livellerebbe al ribasso mettendo tutti quanti alle dipendenze delle regioni, ma manterrebbe comunque una differenziazione forte tra i due sistemi, i licei, la scuola vera, e la formazione professionale.

Ma su questo punto non c’è stato un dissenso anche di Confindustria?

Su questo punto equivoci e contraddizioni si sono sviluppate nella maggioranza e tra la maggioranza e persino Confindustria che, timorosa di vedere gli Itis schiacciati sulla formazione professionale propone solo di cambiargli il nome in licei tecnologici e di lasciarli allo Stato. La proposta aggrava il problema dei professionali sempre più soli e marginalizzati, ma è una bomba sul modello liceale astratto che la Moratti e Bertagna vorrebbero.
Sappiamo inoltre che al Ministero le lobby interne, di materie di indirizzo, si stanno dando da fare per non finire in serie B.
Con tutte queste contraddizioni anche tra loro il decreto definirà di che morte bisogna morire. Dove passerà la linea divisoria tra i vari pezzi. Chi andrà di qua e di là.
Dovrà definire anche come si procede col personale che fra riduzioni di orario, annualità soppresse e passaggi di competenza alle regioni verrà tolto dai ranghi dello stato. La cosa si scaricherà sicuramente sui precari. Ma solo su loro? Troverà applicazione il decreto 212/2002 sulla messa a disposizione dei soprannumerari e sui licenziamenti?

Perché si scaricherà soprattutto sui precari?

Innanzitutto la perdita di posti assoluta dovuta alle riduzioni di annualità e di orari impedirà di rinominare tutti quei precari che sono stati nominati in questi anni, mentre i docenti di ruolo vanno in soprannumero ma non perdono lo stipendio, anche se su di loro incombe quel decreto 212 che dice: riconversione o messa a disposizione poi licenziamento.
A ciò occorre aggiungere i passaggi di amministrazione ( dei docenti del professionale secondo la “vecchia” costituzione, di tutti secondo la “nuova”). Non si sa ancora come si procederà col personale di ruolo, se ci saranno meccanismi di opzione o altro. Ma se per esempio ci fosse il mantenimento in carico ad una amministrazione fino ad esaurimento dei docenti per andata in pensione questa si eserciterebbe solo sul personale di ruolo, non su quello precario. I precari si troverebbero a dover affrontare subito un numero minore di opportunità secondo le vecchie norme, graduatorie, punteggi ecc. e dovrebbero misurarsi con nuovi meccanismi e regole regionali. Il sindacato potrebbe rivendicare, come ha già promesso, alcune garanzie ( validità delle “vecchie” graduatorie, reclutamento con regole nazionali ecc.) ma allo stato attuale nulla è garantito.

Alba Sasso - 15-11-2004
ncredibile che il ministro Moratti continui a sostenere di essere all'oscuro sulla scelta di ridurre gli organici

La riduzione di oltre 14 mila unità del personale docente della scuola è un fulmine a ciel sereno.

E’ noto infatti che la legge ...
Alessandro Ameli - 13-11-2004
Con questa parola d’ordine la Gilda chiama all’appuntamento del 15 novembre gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Concretamente tradotta nei fatti la volontà di non rompere il fronte sindacale dinanzi alle scelte del governo in materia ...
Grazia Perrone - 13-11-2004
Ovvero: processo a un film mai fatto

La più pungente rappresentazione satirica della figura del censore ci viene forse da Renato Rascel calato in Gran Varietà di Domenico Paolella (1954) nei panni di un grigio funzionario del Minculpop (il Ministero fascista della Cultura Popolare) incaricato della revisione preventiva di uno spettacolo di rivista, Fascino d’oggi: il sesso non dà problemi, mentre i suoi strali si abbattono impietosi sul titolo, che potrebbe leggersi "Fasci… no" o sulla canzone "È arrivata la bufera…" che può indurre a commenti antipatriottici. I tempi cambiano, ma i ligi funzionari dello stato continuano pervicacemente a compiere il loro "dovere". Nel dopoguerra la compagnia, che continua a tenere in cartellone lo stesso spettacolo, si ritrova dunque alle prese con lo stesso censore, ora implacabile "copritore di vergogne", ma molto più elastico sulle battute politiche: "C’era quella su Togliatti! Che risate! E quella su Nenni! Che risate! Quella su De Gasperi… un po’ meno".
La satira, situata storicamente, sembra un po’ meno innocente, se si pensa che il 10 settembre dell’anno precedente Renzo Renzi e Guido Aristarco erano finiti in carcere militare per aver pubblicato su "Cinema Nuovo" L’armata s’agapò, un soggetto sull’esercito italiano in Grecia. I due episodi esemplificano le facce di una concezione della censura come strumento "di lotta e di governo", che da un lato usa la leva dei contributi finanziari per scoraggiare autori e produttori dall’affrontare temi ritenuti scomodi e dall’altro fa sostituire la figura intera del David di Donatello dalla sigla dei cinegiornali della Settimana Incom con un più casto mezzobusto.
Gianni Mereghetti - 13-11-2004
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli studenti possono accusare per iscritto i loro insegnanti e non commettono reato anche se le accuse si rivelano «infondate».
Non mi fa nessun problema che uno studente possa criticare un suo insegnante, e ...
On. Piera Capitelli - 13-11-2004
Presento i miei interventi in aula nella Camera dei Deputati nel giorno 11 novembre 2004. Per motivi di tempo non ho potuto esprimere altre considerazioni in merito alla questione riguardante i dirigenti scolastici e sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Di seguito agli interventi allego i miei appunti.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intendo richiamare l'attenzione su una questione relativa ai dirigenti scolastici. La legge n. 59 del 1997 ha riconosciuto alle scuole l'autonomia didattica, finanziaria e organizzativa, e un successivo decreto ha attribuito alla funzione di capo d'istituto il ruolo dirigenziale.
La scuola avrebbe potuto far scaturire al suo interno profonde e positive trasformazioni e questo non è accaduto a causa della politica miope e contraddittoria di questo Governo, che non ha favorito né la cultura dell'autonomia, né il normale processo di progressivo affrancamento delle scuole dal ministero previsto dal decentramento della legge n. 59 del 1997. Quindi, dall'alto è stato impedito un reale processo di profonda e proficua innovazione e trasformazione della scuola.
Al processo di decentramento si è opposta una politica centralizzatrice della quale ha fatto le spese tutta la comunità scolastica ed in particolare la dirigenza. Essa è stata privata della sua autonomia e della sua libertà perché assoggettata, con la legge Frattini, alla gerarchia ministeriale, a sua volta strettamente legata al ministro. Ebbene, assoggettata a tutto questo, non è stata nemmeno premiata dal precedente contratto, che ha tolto anziché dare ai dirigenti scolastici. Noi chiediamo che venga riconosciuto che nella legge finanziaria ci sia una postazione per il rinnovo contrattuale dei dirigenti scolastici

[...]
Salvatore Nocera - 13-11-2004
Sempre più frequenti si fanno le denunce di uso improprio degli insegnanti per il sostegno in un numero crescente di scuole.Vengono denunciati preoccupanti episodi di richieste, anche con ordine di servizio, rivolte dai dirigenti scolastici ai docenti per il sostegno, di ruolo e precari, a lasciare l’alunno con disabilità nella classe e recarsi in altre classi per supplire colleghi assenti.
Siccome però alcuni genitori si sono lamentati per l’abbandono della classe ove è inserito l’alunno, altri dirigenti sono stati più burocraticamente raffinati, dicendo ai docenti di ‘portarsi dietro’ l’alunno con disabilità. Questa prassi di abbandono dell’alunno come se fosse un oggetto insignificante o di trasporto al seguito, come se fosse un bagaglio-presso, non solo viola apertamente lo spirito della riforma-Moratti tutta imperniata, forse in modo un po’ troppo enfatico (perché mancano norme certe per la sua attuazione), sul valore della persona, viola altresì la normativa per l’integrazione.
Rete Nazionale Ricercatori Precari - 12-11-2004
Anche i precari dell'università saranno in piazza con le scuole lunedi 15 novembre a Roma.

LUNEDI 15 novembre la scuola sciopera e scende in piazza contro le riforme dell'istruzione. Ma i progetti del ministro Moratti non toccano solo la scuola: ...
Ufficio Stampa on. Alba Sasso - 12-11-2004
Di seguito, inoltriamo il testo dell'intervento svolto ieri 11 novembre alla Camera dall'onorevole Alba Sasso, nel corso della discussione sulla Legge Finanziaria 2005, e precisamente durante l'esame dell'articolo n. 16 della Finanziaria, avente a ...
ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà - 12-11-2004
La morte del Presidente Yasser Arafat lascia un grande vuoto nelle lotte, nelle speranze e nelle vite di tutto il popolo palestinese e delle migliaia di uomini e donne che da anni in tutto il mondo si battono pacificamente per il riconoscimento dello ...
Aldo Quagliozzi - 11-11-2004
Scriveva nel suo articolo “ Vespa e il fascismo eterno “ Roberto Cotroneo sul quotidiano “ l’Unità “ del 23 ottobre 2004:

“ ( … ) Il fascismo eterno è qualcosa che non ci si leva di dosso, e che i revisionisti e i terzisti hanno cercato in qualche modo di nascondere.
E’ quello che con i distinguo cerca di celare quel disprezzo per le regole democratiche che ha fondato per anni le istituzioni di questo Paese.
Il fascismo fu tutto, purtroppo. Opportunismo, dittatura, autoritarismo, fronda, debolezza istituzionale, parate ridicole e tragedia, violenza brutale e bivacco per manipoli.
Fu confino e persecuzione degli oppositori, ma anche bagliori di cultura e qualche tollerante distrazione. Ma non per merito, solo per incapcità, pochezza, e dilettantismo.
I totalitarismi, vedi Stalin e Hitler, furono una cosa terrificante e assai più seria. Ma il fascismo fu soprattutto un’ideologia conforme allo status del nostro Paese. Nessun rispetto per alcunché, parole a vuoto, rimangiate il giorno dopo, demagogia e retorica.
Il fascismo eterno è classista, anche se è espressione della piccola borghesia, ossessionato dalle sinistre, dalle rivoluzioni, dagli scioperi, dal disordine sociale.
Il fascismo eterno ha paura dei diversi, degli stranieri, delle altre religioni, degli omosessuali, di tutto quanto non rientrerebbe secondo loro nella sana tradizione del nostro popolo.
E soprattutto il fascismo eterno ha il culto della guerra, del cercar la bella morte, della difesa dei confini, e della grandezza della nostra civiltà, a cominciare dalla romanità per finire con la padania. ( … )


Sono di questi giorni le notizie ultime che giungono dalla Casa delle ( il ) libertà sulle iniziative di riforma costituzionale che non poco scalpore ed allarme hanno disseminato per tutto il bel paese.
Ma con quale ritorno? Nella pubblica opinione, in quale misura le iniziative illiberali del governo dell’egoarca creano apprensione vera e diffusa?
Di recente Raniero La Valle, già senatore della Sinistra Indipendente dal 1976 al 1992 e tra i promotori dei Comitati contro la riforma, ha concesso una intervista ad Adista il 19 ottobre 2004. Rileggiamola per riflettere.
Fuoriregistro - 11-11-2004
Riportiamo la replica del Ministro Moratti ad una
interrogazione parlamentare presentata dell'on. Titti De Simone, sul ritardo dello stipendio per i supplenti, sui ritardi nella compilazione delle graduatorie, sui disagi per gli studenti dovuti all’avvicendamento degli insegnanti. Ovvero su un inizio d’anno scolastico che, nonostante le ingannevoli dichiarazioni in conferenza stampa, fa acqua da tutte le parti
.


(Iniziative per garantire che siano rispettati i diritti del personale scolastico nonché degli studenti ad avere una scuola di qualità - n. 3-03880)

PRESIDENTE. L'onorevole Titti de Simone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-03880

Interrogazione n. 3-03880 - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:

- ci sono 84 mila pratiche relative a docenti precari, che hanno cominciato a lavorare sin dall'inizio dell'anno scolastico e che non hanno ancora
ricevuto lo stipendio;

- il mancato disbrigo delle pratiche sarebbe da imputare al cattivo funzionamento del sistema informatico del ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca;

- risulta che, al momento, in questo anno scolastico ci sarebbero circa 110mila figure precarie, tra docenti e Ata, con contratti di assunzione fino al termine delle lezioni o dell'anno scolastico, a cui si aggiungono circa 50mila precari con contratti temporanei;

- a questo si aggiunge il fatto che i ritardi nelle definizione e compilazione delle graduatorie di istituto determinerà disagi sia ai docenti che agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, in quanto le attuali
assegnazioni sono state effettuate fino all'arrivo degli aventi diritto, che non si sa quando avrà luogo, con relativo successivo avvicendamento sulle cattedre di docenti diversi e conseguente ripercussione sulla continuità didattica ad anno scolastico ormai avviato;
- risulta in crescita la popolazione scolastica, con un incremento di circa 20/40 mila alunni l'anno;

- l'amministrazione scolastica ha elaborato la dotazione organica regionale per l'anno scolastico 2004/2005 sulla base di dati di previsione tesi solo a
dimostrare la necessità di ridurre il numero dei docenti, ma questi numeri si sono dimostrati da subito inattendibili nella maggioranza delle regioni;

- del piano pluriennale delle assunzioni del personale precario di cui alla legge n. 143 del 2004 non si hanno notizie e non risulta essere previsto alcun finanziamento;

- le classi risultano sempre più numerose ed affollate, anche in presenza di alunni portatori di handicap, con conseguenti ripercussioni sulla qualità
della didattica e sulla possibilità per i docenti di seguire in maniera accurata e approfondita il percorso scolastico degli alunn

- quali soluzioni intenda adottare perché siano garantiti e rispettati i diritti del personale docente e non docente, nonché quello degli studenti ad
avere una scuola di qualità per tutti e per tutte.
Comitato genitori ed insegnanti di Soliera - 11-11-2004
E’ DIFFICILE CREDERLO, MA STANNO REALMENTE TENTANDO DI ABOLIRE IL VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO.

CI VOGLIONO RIUSCIRE ATTRAVERSO IL COSIDDETTO “PORTFOLIO DELLE COMPETENZE”, CHE NEI DOCUMENTI DELLA MORATTI ASSUME VALENZE E CONNOTAZIONI PROFONDAMENTE DIVERSE RISPETTO ALL’IDEA DEL PORTFOLIO/RACCOGLITORE PRESENTE IN ALCUNE SCUOLE DELL’INFANZIA. IL MINISTRO INFATTI, CON L’ INFELICE USO DI UNA TERMINOLOGIA PIÙ ADATTA AD UNA AGENZIA DI COMMERCIO CHE AD UNA SCUOLA DI BAMBINI E RAGAZZI, DICE : “E’ UNA SORTA DI CATALOGO DEI PROPRI PRODOTTI PER DIMOSTRARE L’ABILITA’ IN UN DATO SETTORE.

Ma il Portfolio nella Legge 53 di riforma dell’istruzione non c’è! E allora come mai compare nelle scuole? Sembra uno dei tanti misteri italiani.

La CGIL SCUOLA spiega :

“Un nuovo strumento oggi non c’è.
Tale, infatti, non può essere considerato il portfolio.
Non nominato né nella legge 53 né nel decreto 59 attuativo della legge, è descritto solo nelle Indicazioni Nazionali allegate in via transitoria al decreto stesso.
Nel merito, inoltre, presenta il grave difetto di voler essere lo strumento unico che assolve due funzioni distinte: la valutazione/certificazione da un lato e l’orientamento/documentazione dall’altro. Riguardo l’aspetto certificativo è allo stato attuale completamente inesistente. Dove sono infatti gli indirizzi generali sulla valutazione? Chi li ha stabiliti? Dove sono i modelli? Chi li ha stabiliti? Ciò che è presente sul mercato è solo, per l’appunto, un prodotto mercantile delle case editrici che si sono liberamente ispirate a quanto scritto nelle Indicazioni Nazionali.”

Il problema è che diversi dirigenti scolastici, in “pieno spirito democratico”, minacciano sanzioni disciplinari ai docenti che non vogliono applicare da subito queste contorte disposizioni. Tutto ciò avviene nonostante il Ministro a Luglio, nella Direttiva Ministeriale n.56, abbia ufficialmente disposto che le Indicazioni Nazionali, che come si è letto nella nota sindacale su riportata sono un semplice documento di lavoro allegato al Decreto, diverranno obbligatorie dall’Anno scolastico 2005/2006.
Paolo Cendon e Francesco Bilotta - 10-11-2004
Il 4 novembre scorso, il Consigliere Domenico Maltese, dalle colonne de “Il Piccolo” di Trieste, ha messo in evidenza una circostanza vera: nel nostro attuale codice civile non è contemplato il matrimonio tra due persone dello stesso sesso.
Viene in ...
On. Piera Capitelli - 10-11-2004
Poiché le pratiche e i valori dello sport costituiscono una positiva opportunità di socializzazione per i nostri bambini e ragazzi, a maggior ragione la scuola è uno dei primi luoghi di indirizzo degli atteggiamenti e delle pratiche sportive di ...
Ilaria Ricciotti - 10-11-2004
Se il 15 in piazza non si scenderà:
la signora sempre più trionferà,
la nostra scuola tanto amata
diverrà una cosa imbrattata,
insomma la nostra cara, amata e “vecchia” scuola
se non la difenderemo diverrà una raggrinzita “sola”,
in cui tutti coloro che la abiteranno
grandi motivazioni non troveranno.
Luigi Gaudio - 10-11-2004
Perché so che l’attuale Finanziaria non prevede tagli nell’organico (Art. 16. Disposizioni in materia di organizzazione scolastica), invece la Finanziaria '98 (legge n. 449/97, art. 40, comma 1) dispose un taglio di posti pari al 3% (circa 23.000, da effettuarsi nel biennio 98-99). Dopo la pausa del '99, la Finanziaria del 2000 (legge n. 488/99, art. 21, comma 1) previde un ulteriore taglio dell'1%, pari a 7.500 posti, da sommare al precedente 3%. Tagli disposti dal precedente Governo di centro-sinistra.
Come mai in quelle occasioni i confederali non hanno indetto scioperi, anche in presenza degli ingenti tagli di personale previsti?
Inoltre, nel 2000/01 i posti di sostegno in Italia erano 65.615; nel 2003/04 sono stati 75.611 (dati statistici MIUR). Quindi in tre anni sono aumentati di 10.000 unità. Con 7.678.505 alunni frequentanti complessivamente il sistema di istruzione statale, nell’a.s. 2003/04 il rapporto è di un docente di sostegno ogni 101,6 allievi, ben al di sotto dell’1 a 138 stabilito dalla legge n. 449/97. E allora: chi davvero ha fatto del male alla scuola pubblica? Secondo me i governi di centro-sinistra. E chi invece si sta rimboccando le maniche per la scuola pubblica? Secondo me il ministro Moratti, con il quale, per la prima volta dopo decenni, noi insegnanti siamo stati nominati tutti prima dell'inizio delle lezioni.
Francesco Mele - 09-11-2004

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Questo è il manifesto che CGIL scuola, CISL scuola, UIL scuola della provincia di Modena hanno concordato di inviare a tutte le scuole della provincia per lo sciopero del 15 novembre.
L'aspetto importante è che tra i ...
Cub Scuola Roma - 09-11-2004
COMUNICATO STAMPA

La Cub scuola aderisce allo sciopero della scuola del 15 novembre

Da più di 10 anni assistiamo ad una sistematica azione di sgretolamento del diritto all'istruzione pubblica, pilastro delle grandi conquiste dei lavoratori nel ...
Silvia Zetto Cassano - 08-11-2004
C’era un posto, alla periferia della mia città. Si chiamava campo – campo San Giacomo – perché era uno spazio attorno alla chiesa. Non era granché, aveva alcune panchine, una fontanella, neanche il lusso di un prato o delle aiuole. Era un posto povero, in un rione da poveri, asfalto e panchine dure e brutte, di cemento, assediate da automobili parcheggiate. Però c’erano dei grandi alberi, non molti, ma alti ed eleganti come lo sono i platani. I pensionati dei cantieri, i rari bambini sfuggiti alla televisione si contentavano.
Pochi giorni fa sono arrivati i camion e le motoseghe. Come scrisse il poeta “dov’era l’ombra or sé la quercia spande”, al posto dei platani c’è un’assenza percepita con inquietudine anche da chi, quegli alberi li guardava soltanto, passando. Com’è possibile? Che avete fatto? scrivono i cittadini al quotidiano locale, scrivono al sindaco (da loro stessi eletto) e lui si irrita, lo volevate il parcheggio, vi lamentavate del traffico impossibile, c’è una regolare delibera, i documenti sono tutti a posto. Ma non ce l’avevi detto che avrebbero tagliato gli alberi, ribattono i cittadini. Noi vi avevamo avvertito, scrivono quei quattro gatti dei verdi, degli ambientalisti, quegli scocciatori ecologici. Non avete mosso un dito, neanche uno straccio di forma su una petizione, in fondo mi serve un posto per l’auto, dicevate, non diventerò più matto a cercar posteggio, il parking sotterraneo è giusto.
E’ adesso? Adesso i platani non ci sono più, è troppo tardi. Campo San Giacomo non c’è più, è uno dei tanti non-luoghi.
Qualcuno si sta già adattando, il parking serve sul serio, dicono, ci aggiusteremo, ci hanno promesso delle panchine moderne e l’erbetta e le aiuole con le begonie, il campo sarà bello anche così. E’ la modernità, qualcosa bisogna pur sacrificare. Dipende da cosa. L’ombra dei platani era bella, quella bellezza uccisa manca a tutti, anche ai più insensibili, quelli che non badano agli uccellini e ai giochi d’ombra del sole tra le foglie. Non è vero che i cespuglietti tisici che le ditte di giardinaggio pianteranno saranno in grado di riparare il danno di una bellezza costruita in anni e anni, come quella dei grandi alberi.
Solo la bellezza rende intelleggibile il mondo” ha detto un poeta. Anche i poeti, come i grandi alberi, sono poco compatibili con la modernità. Pochi li frequentano. Ma quando la poesia non c’è, quando la bellezza è sparita, manca perfino a chi non ci faceva caso. Quelli che ci facevano caso, pensano, desolati “Metterò gerani sul mio davanzale, cambierò rione, cercherò una casa con un orticello davanti, hanno vinto loro, vincono i più forti, i più furbi, farò anch’io come loro”.

Salvo Bascone - 08-11-2004
LETTERA APERTA AI COLLEGHI DEL PARINI

I 22 sono i professori del “Parini” (liceo) che vorrebbero espellere dalla loro scuola i quattro rei di allagamento colposo, la ministra è ovviamente lei, Donna Letizia, mentre la vergine cuccia (sì, proprio la cagnetta viziata del noto episodio de Il Giorno del Parini, quello vero questa volta) qui diventa amara allegoria dei quattro pargoletti incriminati.
Tanto clamore, inutile dirlo, è dovuto al fatto che stiamo parlando del liceo bene, per antonomasia, di Milano e non già della periferia dell’impero, dell’ultima disastrata scuolina da eterno mezzogiorno d’Italia.
Di questa storiella del Parini francamente non se ne può più: roba da voltastomaco. Quello che mi colpisce è la solita commedia ipocrita delle parti e la stupidità dei più.

Cari 22 colleghi del Parini, se ho capito bene, voi avete chiesto a un ministro della repubblica o di derogare a una legge dello stato o quantomeno di fornire una sorta di interpretazione autentica della norma.

Aldo E. Quagliozzi - 06-11-2004
Scriveva Umberto Galimberti in un suo articolo apparso sul quotidiano ‘ la Repubblica ‘ del 21 febbraio 2004:
( … ) Le nostre procedure “ democratiche “ hanno trasferito dagli individui alle nazioni e dalle nazioni alle civiltà i sentimenti più primitivi e bestiali che nel tempo antico albergavano solo nell’animo dell’individuo. Il risultato è che oggi abbiamo individui abbastanza riflessivi e Stati o addirittura civiltà scatenate. Gli effetti sono catastrofici e sotto gli occhi di tutti.
Ed il bel paese, in quale misura ha subito una involuzione del tipo così puntualmente descritto e precisato dall’illustre pensatore? Anche il paese Italia, che magari è riuscito a rimanere indenne nelle singole persone dei suoi abitatori, nel contempo si avvia ‘ all’odio di stato ‘ così come potrebbe prefigurare lo scritto di Umberto Galimberti?
La corrispondenza che segue è della giornalista Nacéra Benali del quotidiano El Watan e della radio algerina. Risiede e lavora a Roma dal lontano 1994.
In essa viene fatta una ampia panoramica sulla condizione dello straniero nel bel paese e di come lo stesso viene visto e presentato dal servizio pubblico radiotelevisivo. Con buona pace di tutte le false politiche dell’accoglienza!
Ilaria Ricciotti - 06-11-2004
Yasser, in coma a Parigi, lontano dalla sua terra spezzettata, dal suo popolo disorientato.
Lontano dai suoi sogni e dagli sforzi per vederli realizzati. I suoi occhi grandi, profondi e penetranti , forse non vedranno più tutto questo, né le nefandezze che lo hanno e ci hanno fatto soffrire. Il sangue versato per essere liberi. Le case rase al suolo da un nemico più forte, più ricco, più ascoltato, anche se a sua volta ha conosciuto gli orrori di un olocausto, causato da un prepotente e gli attentati di coloro che, per rivendicare i loro diritti, hanno usato non carri armati, ma corpi umani. Giovani corpi, consapevoli di essere ridotti in mille brandelli. Perché?

Comitato per la Scuola della Repubblica - 06-11-2004
L'appello su cui si è costituito il "Comitato Provinciale per la Difesa della Costituzione e per il NO nel referendum costituzionale" è dettato da un profondo allarme per le possibili conseguenze del progetto di riforma costituzionale del governo Berlusconi/Fini. Noi siamo convinti che non cambierebbe solo la forma di governo, ma anche la forma di Stato. L'Italia non sarebbe più uno stato democratico o, se vogliamo, della democrazia rimarrebbe solo la forma.
Il progetto della destra prevede peraltro la "devolution" che comporta la regionalizzazione della scuola e la degradazione dei diritti universali come il diritto alla salute ed all’istruzione.
Riteniamo quindi necessaria un’ampia mobilitazione per un rilancio dei valori della Costituzione e la sua difesa.
Il ruolo della Scuola e dell’Università in questa opera di sensibilizzazione e di mobilitazione per la democrazia del nostro Paese è fondamentale; per questo lanciamo un appello al mondo della Scuola e dell’Università a sottoscrivere l’allegato appello ed a collaborare con il Comitato "per la difesa della Costituzione"; vi invitiamo per intanto a partecipare alla manifestazione pubblica promossa per il giorno 8 novembre alle ore 16,30 a Palazzo Vecchio Salone dei Cinquecento ed attendiamo la vostra adesione.
Giuseppe Aragno - 06-11-2004
Così Carlo Azeglio Ciampi ha definito a Trieste il primo conflitto mondiale: una guerra di liberazione. E’ incredibile, ma è così: l’orrore di una vergogna senza fine che chiamiamo ambiguamente “Grande guerra”, ha sempre esercitato un fascino terribile su animi e culture le più disparate. Tardo epigono di sovversivi pentiti, il moderato capo dello Stato pronuncia oggi, in contrasto con la storia e con l’ethos che è alla radice di quella Costituzione della quale dovrebbe essere supremo garante, parole che inducono a riflettere.
Per quanto tempo ancora ci sarà possibile spiegare la storia ai nostri ragazzi, per farne cittadini ed uomini in grado di sottrarsi al fascino della retorica patriottarda e di saper dire di no alla logica della guerra? Non ci resta molto tempo...
Angelo Arrabito - 06-11-2004
Mi sembra ancora blanda l'azione della sinistra nel contrastare l'immondo sfacelo che ormai ha colpito tutte le articolazioni della vita umana in Italia. Alla luce degli ultimi avvenimenti, compresa la rielezione del bush americano, e dunque della continuazione pericolosa della strada già esperita dall'umanità negli ultimi quattro anni, come si muovono gli esponenti della cosidetta alternativa?
Ripetono, secondo moduli vocali simili a quelli che si sentono in un pollaio, il verso di questa destra italiana ringalluzzita dalla vittoria americana, assecondandola nel commento inutile e velleitario delle elezioni americane e non trova ancora la determinazione di riportare l'attenzione della pubblica opinione sulle realtà disumane e, ormai, inesprimibili in cui la condizione della maggioranza degli italiani versa.

Alejandro Cesar Alvarez - 06-11-2004
Los hombres gritan y las mujeres lloran. Todo es confusión y terror.

Por un instante ya no hay más cantos, ni sirenas, ni nada. Rompe el estruendo. Los niños abrazan los vientres exclamando: ¡Mamá !

Ya es tarde y los presuntos ángeles nuevamente se enojan. Vuelven las sirenas.

Gianni Mereghetti - 06-11-2004
Il 15 novembre è sciopero generale, molte sono le ragioni per cui si dovrebbe protestare contro l'attuale gestione della scuola italiana, ma soprattutto una, l'indecisione a fare una riforma nell'alveo dei due pilastri posti da Berlinguer, ossia l'autonomia e la parità.
Questo sciopero invece chiede sostanzialmente una cosa, che non si faccia la riforma! Infatti non ci sarà riforma della scuola senza un nuovo stato giuridico degli insegnanti, senza un'autonomia che arrivi ad essere libertà dei diversi soggetti che vivono la scuola, senza una reale parità scolastica che finalmente liberalizzi il sistema, senza un sistema dell'istruzione e formazione professionale che sia effettivamente nuovo, senza dare alle regioni la loro funzione nel sistema scolastico, senza attribuire agli insegnanti uno stipendio che premi la loro professionalità.

Vittorio Delmoro - 06-11-2004
Esistono dunque due Americhe : quella di Moore e quella descritta da Moore. L’equazione iniziale potrebbe dunque specchiarsi in una più casalinga? Vincerà l’Italia di Moretti o quella descritta da Moretti? Quanto in profondità si è diffuso il cancro berlusconiano? Quanti vedono in lui il difensore dei propri valori, oltre che del proprio profitto? Quanti, non ancora stanchi di promesse mai mantenute, si faranno prendere da altre, più mirabolanti, prospettive? Siamo un popolo oramai vaccinato e maturo, oppure dobbiamo ancora curare il nostro infantilismo socio-culturale?

Mario Menziani - 06-11-2004
Come può accadere che si possa precipitare in un abisso di tempo, perdersi nei meandri di anni luce e conficcarsi là dove l’attimo assume l’insipida dimensione dell’infinito? Come può accadere che anche solo l’ieri si snaturi e perda il suo concretissimo senso di banale insieme di accadimenti, quel quotidiano susseguirsi così sempre apparentemente uguale e stabile, ma pur sempre diverso e nuovo, che conferisce al nostro stare nel tempo un aspetto famigliare, caldo, pacato e tranquillo?

Anna Pizzuti - 05-11-2004
Accade per tutte le polemiche: passati i giorni della discussione accesa, durante i quali ciascuno sostiene con forza le proprie posizioni e prefigura sviluppi che dall’altro vengono contestati, finiamo per dimenticarcene, anche quando i fatti ...
Arturo Ghinelli - 05-11-2004
“Non pensavano che noi li leggessimo davvero! Chi ha scritto questi documenti non pensava che li leggessero le maestre”. I documenti di cui parlava la mia collega erano quelli allegati al Decreto 59 e cioè le Indicazioni nazionali e il Profilo ...
Grazia Perrone - 04-11-2004
Riporto dal sito La voce

In dicembre verranno resi noti, a livello internazionale, i risultati di Pisa 2003.
Il Programme for International Student Assessement è il più vasto studio comparativo internazionale sul rendimento scolastico degli studenti mai realizzato fino ad ora. Promosso dall´Ocse e affidato per la gestione a un consorzio internazionale di istituti di ricerca, coinvolge quasi tutti i paesi dell´organizzazione e molti altri che non ne fanno parte. È organizzato in cicli triennali e si propone di rilevare le competenze degli studenti quindicenni in comprensione della lettura, matematica e scienze. In ciascuna delle rilevazioni (la prima è stata realizzata nel 2000), l´attenzione è focalizzata su uno di questi ambiti, con una parte di domande, numericamente meno rilevante, anche sugli altri due.
La rilevazione del 2003 ha posto al centro le competenze in matematica.

Un silenzio tutto italiano

Al di là dei rilievi e delle osservazioni critiche di cui può essere oggetto, è comunque indubbio che, per ampiezza e caratteristiche, Pisa rappresenta una fonte notevolissima di dati sui sistemi scolastici. E offre l´opportunità di un confronto di grande utilità per capire meglio quali caratteristiche di ciascun sistema scolastico siano alla base di risultati migliori o peggiori in tre aree fondamentali della formazione scolastica.
Non a caso, a partire dalla pubblicazione dei risultati di Pisa 2000, in molti paesi si è sviluppata una discussione ampia e spesso aspra sulla loro interpretazione, sulle cause dei livelli di rendimento degli studenti considerati insoddisfacenti, sulle decisioni da adottare per migliorare i sistemi scolastici. L´attesa per i risultati di Pisa 2003 è già alta: ne sono prova il numero degli articoli apparsi sulla stampa specializzata (ma non solo), i dibattiti pubblici, le iniziative adottate in preparazione della presentazione dei risultati.
In Italia, niente di tutto questo. Non è stato mai pubblicato alcun rapporto sui risultati di Pisa 2000, niente si sa di che cosa si intenda fare per la presentazione dei risultati di Pisa 2003. Molto probabilmente, a parte qualche articolo sulla stampa a ridosso della presentazione dei risultati internazionali, anche questa volta tutto verrà messo in sordina.
Le cause di questo atteggiamento sono molteplici.
Cub Scuola - 03-11-2004
La CUB Scuola sostiene i colleghi della formazione professionale lombarda licenziati il 30 giugno per "esubero di personale" e fa rilevare che:

- l'Enfap è legato alla UIL e che sperimentiamo nei fatti cosa significhi, per i lavoratori, la ...
Grilloparlante - 03-11-2004

Parafrasando il titolo di un romanzo di Manuel Vasquez Montalban si potrebbe, a ragion veduta, parlare di solitudine del dirigente scolastico. Per essere ancora più espliciti, si può dire che i dirigenti scolastici, di questi tempi, sono stati ...
Classe IB commerciale IPSC - 02-11-2004
Le poesie che abbiamo letto sono state scritte sia da poeti bambini che da grandi poeti.

Alcune poesie usano i colori per descrivere lo stato d’animo dovuto al terrore della guerra o alla speranza che la guerra possa finire.

I poeti ...
Tuttoscuola - 02-11-2004
Nessuno dei 450 articoli che compongono la Costituzione dell'Europa a 25, sottoscritta venerdi' scorso a Roma, e' dedicato in modo specifico al tema dell'educazione (salvo nostre omissioni o errori, sempre possibili di fronte ad un complicato testo di 270 pagine). Di istruzione e formazione professionale si parla qua e la', ma mai in maniera organica, salvo che all'art. II-74, che sanziona il “diritto di ogni persona all'istruzione e all'accesso alla formazione professionale e continua”.
Non e' una sorpresa, perche' gia' fin dal trattato istitutivo della Comunita' europea a sei (Roma, 1957), e poi ancora nei trattati successivi, fino a quello di Maastricht (1992), c'e' sempre stata grande cautela nell'assegnare a un'autorita' sopranazionale come la Commissione di Bruxelles competenze in un settore, come quello dell'istruzione, che molti Paesi considerano legato alle proprie radici culturali e identitarie, e percio' in nessun modo delegabile.
Gli art. 126 e 127 del trattato di Maastricht, relativi a istruzione e formazione professionale, pur prevedendo “azioni di incentivazione”, escludono infatti esplicitamente “qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri”. Questa formula e' ripresa pari pari nel testo della Costituzione agli art.
III 282 e III-283.
Aldo E. Quagliozzi - 02-11-2004
Comincia ad affiorare e divenire convinzione diffusa tra gli opinionisti, anche di fede diversa, che l’era del ‘ berlusconismo ‘ stia volgendo al termine.
Si cominciano a tirare le cosiddette somme, al fine di determinare lo stato dello sfascio generale del bel paese, non solo sul piano della economia ma soprattutto sul piano del vivere sociale, ché di certo è stata la voce più passiva di questo decennio maturato all’ombra ingombrante del nostro egoarca.
Quella opinione beneagurante avrà di certo le sue solide, sfuggevoli al momento, fondamenta, ma non basta di certo un solo augurio affinché un fatto, politico in questo caso, possa essere considerato già bello e compiuto; occorrono tutte quelle operazioni di grande lena affinché quel tale liberatorio evento s’abbia a verificare.
Aiuterebbe in questo senso allora che le due schiere storicamente contrapposte nel bel paese, la destra e la sinistra, riuscissero, per il bene superiore del bel paese, a costruire un ponte di dialogo fondato sulle solide basi del reciproco riconoscimento, della lealtà politica, del buon affare e del rispetto delle regole condivise; è assurdo che nel bel paese, per come avviene oramai da un buon decennio, ad ogni cambio di maggioranze parlamentari si abbiano a scardinare le istituzioni stesse, le burocrazie e le amministrazioni ai loro più alti livelli, alla messa in mora di un sistenma educativo nel suo complesso, all’annichilimento della funzione autonoma ed insostituibile della magistratura, alla devastazione del patrimonio artistico, archeologico e paesaggistico del bel paese, allo svilimento e snaturamento del vivere civile del bel paese insomma, con grande disorientamento dei cittadini che difficilmente, nelle predette circostanze e condizioni, potranno maturare, al di là dei diritti, i doveri propri della cittadinanza.
Non mancano, anche storicamente parlando, i fatti e le condizioni affinché quel ponte di dialogo tra le due contrapposte anime della politica del bel paese abbia ad essere costruito, con il dichiarato intendimento di porre fine ad una esperienza politica e di governo tra le più deludenti, sconsiderate e disastrose mai vissute nel bel paese, e con la reciproca convinzione, pur nel rispetto delle proprie identità storiche, che la ricerca comune delle regole basilari del vivere civile consentirà in tutte le occasioni future di affrontare i mutamenti, sempre auspicabili degli schieramenti, non come cataclismi ma come un normale avvicendarsi di esperienze e competenze messe al servizio del bel paese.
Sorregge in questo antico convincimento la lettura dei ‘ sacri testi ‘ di quegli uomini che sono stati e sono tuttora i veri rappresentanti della moderna destra del bel paese; di una destra aperta, non accidiosa, ma soprattutto consapevole della propria limitatezza, in quello che oggi viene ben definito ‘ relativismo ‘, a fronte di cambiamenti nel mondo che non hanno più bisogno dei decenni per affermarsi e per cambiare radicalmente la vita a miliardi e miliardi di uomini e donne di questo pianeta chiamato Terra.


galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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