Anno scolastico 2012-2013 - mese di ottobre
Enrico Maranzana - 31-10-2012
La tesi del titolo può essere dimostrata guardando a molti settori del mondo scolastico. Infatti la visione sistemica e l'abbattimento della complessità sono metodiche che la scuola rifiuta, incurante del fatto che esse sono architravi della cultura contemporanea.
Questo scritto critica il lavoro della Commissione Cultura della Camera sull'autogoverno delle istituzioni scolastiche.
Prof. delle medie Il Guercino - 30-10-2012
Più ore di cattedra per gli insegnanti non significa miglior qualità della scuola, ma più classi per ogni insegnante. Più classi vuol dire calo della qualità dell'istruzione. Maggior carico di lavoro significa meno approfondimento ed attenzione per tutti, meno energie per il recupero degli svantaggiati.
Le ore di lezione sono solo la punta di un grande iceberg. E per far sì che quelle ore di lezione portino frutto, occorre fare molte altre cose, al di fuori di quelle ore passate in classe.

Arrivare in classe ed insegnare significa aver preparato prima la lezione. Arrivare in classe e distribuire il testo della verifica significa averla preparata prima e correggerla poi. Decidere quale voto dare ad un alunno significa valutare dal punto in cui è partito e il punto in cui è arrivato.
Aggiornamenti, progetti, riunioni, confronto tra colleghi della classe, colloqui con i genitori. Questo tempo è tempo di lavoro. Gli insegnanti non svolgono solo il lavoro in classe, ma anche prima di entrare in classe, e anche dopo esserne usciti.
Antonietta Brillante - 30-10-2012
Il demagogismo non mi attira, né mi attraggono le pulsioni anti-casta. Eppure, signor Ministro mi sento di dirLe che Lei, come molti uomini e donne che hanno responsabilità politiche, siete, parafrasando il titolo di un bel libro di Marco Belpoliti, "senza vergogna": ed è ora, invece, che la vergogna venga riscoperta come virtù civile, e diventi il fondamento di un'etica pubblica, per un Paese, la cui stragrande maggioranza di cittadini e di non-cittadini non merita di essere rappresentata e guidata da una classe politica e "tecnica", ammesso che questa parola abbia un senso, weberianamente miope, non lungimirante, sostanzialmente incapace di pensare all'interesse pubblico e di agire per esso.
Gian Paolo Trevisani - 29-10-2012
A che cosa serve la scuola in generale, a che cosa serve la nostra scuola così come è concepita dalle diverse parti sociali del nostro paese (ognuno la pensa in maniera anche molto diversa dall'altro). Qual è il suo ruolo sociale, politico, economico. A che cosa servono e che cosa fanno i vari operatori scolastici: in particolare il personale docente e il personale amministrativo; si va da un'alta considerazione a una pessima considerazione. L'investimento economico fatto nelle scuole dà un tornaconto? I cittadini che escono dalla scuola sono preparati in maniera adeguata? E così via, le domande possono essere altre centinaia. Ciò che non emerge quasi mai nella discussione sulla scuola è il ruolo del dirigente scolastico. Proviamo a farci anche in questo caso alcune domande: serve? a cosa serve?
Cosimo De Nitto - 26-10-2012
Sette, quattordici, ventuno e ventotto, questa è la storia di paperotto...una bella conta molto nota e usata dalle insegnanti di scuola dell'infanzia. Lasciamola lì, la conta, ancorché simpatica, così come dobbiamo lasciare lì Profumo, il maestro di strada Rossi Doria &C, e quanti in questi anni hanno coniugato un attacco frontale alla scuola pubblica con colpi tremendi portati agli insegnanti e al personale tutto sul piano del discredito sociale, del peggioramento delle condizioni di lavoro, dell'immiserimento economico condiviso con tutta la cosiddetta classe media. Hanno colpito le risorse con tagli lineari, e siccome la principale risorsa della scuola è quella umana data dal dal suo patrimonio che sono gli insegnanti, hanno colpito questi ultimi in tutti i modi. Li hanno colpiti nei livelli occupazionali prima, in modo virulento, la Gelmini ne sa qualcosa con i suoi 8 miliardi tagliati e con la soppressione di 150.000 posti di lavoro.
Lorenzo Picunio - 26-10-2012
Niente investimenti per l'istruzione, nessun aiuto alla qualificazione culturale e professionale dei docenti, niente investimenti per un'edilizia scolastica che fa acqua da ogni parte. Niente risorse per l'università e la ricerca, nemmeno per la ricerca in campo ambientale che pure è un'urgenza di oggi. Sembra la scelta di chi vuole distruggere scuola ed università pubblica.
Opponiamoci a questa barbarie ...
Maurizio Tiriticco - 25-10-2012
Se aule e banchi sono fatiscenti, la domanda è: ma sono proprio ancora necessarie le aule e i banchi? Non è una provocazione! E' chiaro che spazi e arredi sono indispensabili, ma questi non dovrebbero essere funzionali a una idea diversa di scuola? O meglio, quando finiamo di chiamarla scuola? E' una parola/concetto che ci rinvia sempre all'idea di una vita divisa in tre tappe, quella della scuola, appunto, quella del lavoro e poi quella della pensione... e dei giardinetti! Non è più così!
Le tre tappe sono ormai largamente superate sotto il profilo dell'organizzazione sociale! Il che non toglie nulla al processo naturale di sviluppo/crescita che va dalla nascita all'età adulta! Ma cultura e natura sono fortemente interrelate, sempre, e oggi in questa società informatizzata e globalizzata presentano caratteristiche assolutamente particolari rispetto a un passato neppure troppo lontano.
Giuseppe Aragno - 25-10-2012
Mentre il malessere e l'indignazione del mondo della scuola crescono di giorno in giorno da un capo all'altro del Paese, i docenti, che non sanno di spread, ma di scuola s'intendono, registrano i danni del terremoto e lanciano l'allarme: la cura da cavallo ammazzerà il paziente, occorre far presto, la scuola è stramazzata e c'è il rischio che da presunta malata diventi autentica carcassa e infine carogna. Come il proverbiale "asino in mezzi ai suoni", Profumo, però, naviga a vista, si porta a traino Rossi Doria, Ugolini e il costoso baraccone ministeriale e prova a quadrare il cerchio con un patetico minuetto di dichiarazioni che dicono tutto e il contrario di tutto.
Alessandro Grussu - 24-10-2012
Dott. Porro, chi Le scrive è un docente di una scuola superiore italiana. Mi sento di contraddire quanto da Lei affermato nel Suo intervento "I politici e le 18 ore dei prof": la proposta governativa da Lei approvata non è una buona proposta, anzi una pessima proposta, e intendo dimostrarglielo dialetticamente, cioè mostrando l'inconsistenza delle tesi che Lei avanza.
Spiace vedere che un individuo come Lei, persona della quale non condivido affatto le posizioni politiche, ma della quale non posso non riconoscere l'intelligenza e l'acume, si lasci ingabbiare dai più vuoti e triti luoghi comuni sulla scuola e sugli insegnanti italiani, e basi il proprio giudizio su una conoscenza distorta e superficiale della questione. Insisto: entri nelle scuole, parli con i docenti, venga a vedere cosa facciamo e come viviamo il nostro ambiente di lavoro e il nostro rapporto con gli alunni. Mi auguro che ciò serva a fare breccia nel muro delle sue granitiche convinzioni.
Carla Giulia - 24-10-2012
Lunedì pomeriggio a scuola, da due settimane è così, prima i Consigli di classe, poi i genitori che devono votare i propri rappresentanti e finalmente lunedì per concordare la programmazione annuale delle classi (dalla 1° alla 3°) della riforma Gelmini.
Sono stanca e anche un po' arrabbiata, sono abituata a settimane di lavoro da mattina a sera, ma qualcosa è cambiato: il ministro Profumo "pensa" che noi insegnanti di liceo lavoriamo 18 ore a settimana, e allora ...
Anna Caterina Cabino - 23-10-2012
Cari ragazzi e cari genitori è domenica e guardo i fogli dei compiti da correggere, ma oggi mi sono imposta di non metterci mano. Mi è venuta la voglia di raccontarvi quel che succede quando suona la campanella e il mio orario di lezione termina.
Di solito il rientro a casa comporta prima di tutto il ritorno, almeno per un paio d'ore, al mio ruolo di madre e moglie: il pranzo da preparare, il caffè e un'occhiata al quotidiano (cosa che non guasta mai) e poi in studio a preparare la lezione del giorno dopo.
Cosa potrò far leggere agli studenti per rendere più interessante e produttiva la lezione? Certo gli argomenti sono noti: una rivoluzione francese in seconda , un po' di Kierkegaard in terza e la Reconquista e i Normanni o forse Eraclito in prima.
Tutto sommato sono anni che affronto gli stessi temi, direte voi ... Non è proprio così: gli argomenti sono gli stessi, lo stesso è il suono della campanella ma non è mai la stessa cosa.. E sapete perché? I ragazzi che ho di fronte non sono mai gli stessi! Magari sono un po' più pigri di altri, o più curiosi, o più silenziosi e più vivaci: sempre diversi.
Antonio Maiorano - 22-10-2012
Dopo una ridda di indiscrezioni e di parziali marce indietro sembra che l'articolo che prevede un orario di servizio di 24 ore a parità di stipendio per gli insegnanti della secondaria sia rimasto inalterato nel Disegno di legge che il Governo proporrà al Parlamento, anche se (bontà sua) il ministro Profumo, con i suoi ineffabili colleghi, si mostra disponibile alla discussione e a modifiche, purché "a saldi invariati".
Ecco, ai nostri governanti la scuola appare così: un limone da spremere finché non avrà più succo, finché resterà avvizzita e inaridita; non basta che abbia contribuito per l'86% al risparmio della spesa statale, che abbia subito il blocco di retribuzioni già in coda a tutte le classifiche europee, forse c'è ancora qualcosa da cavarne.
Peccato! Molti di noi pensavano che il ministro Profumo, un accademico di rilievo, uomo di sinistra (è stato candidato alle primarie del Pd per il comune di Torino), avrebbe potuto ridare slancio ad una scuola falcidiata dai provvedimenti di Gelmini-Tremonti.
Ma così non è stato.
Vittoria Menga - 22-10-2012
Sulla "Repubblica" del 14 ottobre 2012 è apparsa una interessante riflessione di Stefano Bartezzaghi, che analizza i cambiamenti psicologici e comportamentali indotti dalle nuove tecnologie. Così come nel dopoguerra la tv ci ha cambiato la vita, oggi il multi-tasking ci impone tempi e modalità nuovi, ai quali nessuno può sottrarsi, pena sentirsi out. La velocizzazione e il fare più cose contemporaneamente (sincronia) sono modalità naturali e spontanee per le ultime generazioni, meno per le generazioni precedenti. Ma il problema è questo: si tratta di un progresso, di una modalità mai realizzata prima, che ora lo sviluppo tecnologico rende possibile? Quando usiamo termini come "velocità", "efficienza", "sincronia", in generale essi assumono una connotazione positiva. Pensiamo ad un vantaggio e quindi associamo questi concetti all'idea di progresso.
Giuseppe Aragno - 20-10-2012
"Scuola, l'orario lungo «vale» 721 milioni". Così titola, arrogante e spudorato, il giornale dei padroni, prima di salutare festante il miracoloso debutto di un "Fondo da ripartire per la valorizzazione dell'istruzione scolastica", che, incredibile a dirsi, risolverà in un sol colpo la vexata quaetio della "qualità" della formazione e aumenterà, per giunta, le ferie per gli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado, confermerà la norma "salva precari" e i favolosi progetti promossi da Miur e Regioni per trovare lavoro ai docenti rimasti senza incarico. Insomma, a dar retta a Profumo e alla stampa padronale, in Italia la scuola non ha più problemi!
Per tacitare i soliti dubbiosi guastafeste, non manca il balletto delle cifre. I risparmi che si faranno grazie all'aumento delle ore per gli insegnanti sono riportati, infatti, in una tabella che arricchisce, si fa per dire, la relazione tecnica di accompagnamento del provvedimento. Le cose starebbero così: costringendo i docenti a un disastro programmato, il sedicente governo tecnico risparmierà 128,6 milioni di euro di spesa nel 2013, 385,7 nel 2014 e 385, 7 nel 2015. E non è tutto.
Giovanni Cocchi - 20-10-2012
PERCHE' RIGUARDA TUTTI, MAESTRI COMPRESI

Da un lato c'è la La Legge di stabilità che prevede:
1. che i prof passino da 18 a 24 ore
2. che, perché ciò sia possibile, i Contratti diventino carta straccia

Dall'altro, in alcuni (?) maestri ci potrebbero essere due reazioni di riflesso:
1. finalmente i prof lavoreranno quanto noi
2. che hanno fatto loro, quando era la scuola elementare sotto attacco?

Proverò ad argomentare con l'aiuto di due conti.

I maestri (dati a.s. 2008/09) sono 240.500 + circa 30.000 precari; fanno 22 ore di insegnamento + 2 di programmazione.

I prof programmano a casa da soli: se ora facessero 24 ore di insegnamento perché i maestri dovrebbero farne solo 22?
Gabriella Chirizzi - 20-10-2012
Un patente disprezzo per il quotidiano lavoro dei Docenti spinge la nostra classe politica e dirigenziale persino ad stabilire, senza nessuna consultazione né trattativa ed in spregio al CCNL, un aumento secco di sei ore di insegnamento settimanale a parità di retribuzione, un'ipotesi assurda che non tiene assolutamente conto né di quello che significa insegnare, né della fatica intellettuale che questo comporta, sia in termini di preparazione di lezioni che di lavoro con gli studenti. Se tale scriteriata idea è stata partorita in base ad una logica puramente ragionieristica, ciò significa che essa ha come scopo solo lo smantellamento della scuola statale. Il tutto sembra rientrare nella tecnica tutta politica di depauperare i lavoratori e di togliere ai giovani finanche la speranza di trovare lavoro. Mentre si confermano gigantesche spese militari e privilegi per le caste di potere, non vi sono patrimoniali eque e non viene risolto il problema dei cento miliardi annui di evasione fiscale.
Claudia Fanti - 19-10-2012
Ciò che indispone, stupefà, quasi annichilisce è la totale mancanza di conoscenza dei bambini e delle bambine da parte di tutti coloro che annunciano, decretano, legiferano in nome del bene del bambino.

E' tanto difficile "far vedere" all'esterno il lavoro dei nostri alunni e il nostro, eppure mi preme il farlo prima di "finire", perché ritengo sia un dovere irrinunciabile di chi crede nella professione. E non parlo di bambini/e speciali, ben educati, corretti ...e nutriti. Parlo di bambini/e veri che già hanno sulle spalle esili il peso delle dfficoltà di un mondo che pare aver dimenticato loro, le loro famiglie e le estreme difficoltà in cui versano. Un mondo che non protegge la scuola, che la tormenta e la impoverisce ogni giorno di più...sia economicamente, sia contenutisticamente.

E' il mondo degli adulti esperti, professorali, scandalizzati dagli errori e dalle lacune di chi faticosamente si applica nella quotidianità per tirar su cittadini liberi e indipendenti.
Vincenzo Pascuzzi - 18-10-2012
E' ben nota l'aspirazione pervasiva dell'Invalsi a volersi intrufolare, con i suoi test, anche fra le prove dell'esame di Maturità, ora più propriamente di Stato. In questa aspirazione l'Invalsi è a volte supportato dagli assist di una piccola lobby che condivide le sue intenzioni.
Chiariamo: è tutto legittimo e legale nelle intenzioni dell'Invalsi (e del suo "padrone" Miur), e anche nelle azioni della citata lobby, da intendere come gruppo di supporto e di interessi che persegue alcuni obbiettivi.
La critica è essenzialmente "tecnica" e riguarda la consistenza delle argomentazioni a supporto sviluppate dalla lobby stessa e la congruenza dei metodi e dei test .... made in Invalsi.

Proprio nei giorni scorsi, sono apparsi due articoli sul sito "ilsussidiario.net" che, prendendo spunto dagli esami di maturità, cercavano di tirare (un po' d') acqua al mulino dell'Invalsi. Ma ciò con argomentazioni fragili, parziali e incomplete.
Masala Francesco - 17-10-2012
Non aspetto altro che 36 ore a scuola: 18 massimo, senza deroghe, di lezione, le altre in uno studio, da dividere fra 2-3 colleghi, una scrivania e un computer per ciascuno, riscaldamento d'inverno e climatazzatore d'estate, un telefono, accesso a internet, un bagno con la carta igienica e scottex per asciugare le mani, uno stipendio decente (europeo?), fra le altre cose.

Da domani sono pronto ...

... ma ...
Cosimo De Nitto - 16-10-2012
Se manca un progetto è inutile aumentare l'orario, così Benedetto Vertecchi su un interessante articolo apparso su l'Unità e riportato dalla rassegna stampa dell'FLC-CGIL qui 1). Sono considerazioni giuste, elementari se vogliamo. Infatti, come si fa a toccare l'orario di lavoro degli insegnanti senza tener conto che questo è una variabile che agisce in un contesto complessivo che è il sistema dell'istruzione e formazione italiano? Si interviene rozzamente su cifre, numeri, quantità perché, a quale fine? "Risparmio", diminuzione di spesa. Fanno le stime di quanti soldi si risparmiano, 723 milioni di euro 2) nessuno fa le stime di quanto danno si arreca al sistema già fiaccato della scuola. Nessuno calcola le "perdite" in termini di "efficacia", "efficienza" e "qualità" del sistema scolastico. Nessuno calcola in cifre cosa vuol dire impedire il turn over nella scuola. Nessuno calcola quanto costa alla collettività la diminuzione della "produttività" del sistema scolastico.
Maurizio Tiriticco - 16-10-2012
Se otto ore vi sembran poche...
...provate voi a lavorar!

Così cantavano le mondine nel secolo scorso! E aggiungevano: "E noi faremo come la Russia, noi squilleremo il campanel, falce e martel! E squilleremo il campanello, falce e martello trionferà". Se 18 ore vi sembran poche, provate voi a lavorar... per 24 ore!!! Viene da chiederci: ma chi fa queste pensate? Conosce il lavoro scolastico oggi, soprattutto nell'istruzione secondaria? E' mai stato in una scuola? In un'aula? Possibile che ancora resiste l'adagio che vuole gli insegnanti sfaticati e privilegiati, impiegati a mezzo servizio e con tre mesi di ferie??? A proposito: dove si andranno a recuperare i 15 giorni di ferie in più? Mah! E dove va a finire il contratto di lavoro? Stracciato per legge? In una scuola messa alle corde ormai da anni, senza soldi... edifici non a norma... accorpamenti cervellotici che impongono fatiche su fatiche a dirigenti costretti a correre da una sede all'altra, al personale di segreteria impegnato in operazioni contabili sempre più massacranti!
Carla Giulia - 15-10-2012
Mi dice una collega che questa mattina (15 ottobre ) ha sentito il ministro Profumo alla radio elogiare gli insegnanti e dichiarare che è sua intenzione, proprio per la grande considerazione in cui li tiene, di organizzare corsi di formazione ecc...
Poche parole ma chiare a chi, come me, lavora da tanti, tanti anni nella scuola!
Queste parole dicono ...
Gruppo di Firenze - 14-10-2012
"Il dato per certi versi più sorprendente riguarda l'altissima incidenza di diagnosi psichiatriche (64%) che tocca livelli impensabili, se si considerano gli stereotipi che gravano sulla professione docente considerata una sorta di "mezzo servizio". D'altra parte quella dell'insegnante è una helping profession, cioè un lavoro di relazione con il prossimo tra i più delicati in assoluto: riguarda infatti un'utenza particolare (bambini e adolescenti) e prevede con la stessa un rapporto unico nel suo genere perché "continuato" per più ore al giorno, tutti i giorni, per nove mesi consecutivi e per cicli di 3 o 5 anni. Ne consegue un'usura psicofisica importante che, proprio in ambito psichiatrico vede le sue maggiori conseguenze." (Vittorio Lodolo D'Orìa, Inidoneità dei docenti: le patologie che la determinano, ottobre 2012).
Giuseppe Vollono - 14-10-2012
Nelle ultime dichiarazioni ai giornali e in incontri pubblici il ministro Profumo sostiene: "Si potranno differenziare gli stipendi: più bassi per chi vuole lavorare solo la mattina, retribuzione piena per chi accetta l'aumento delle ore".
E' evidente l'intenzione quindi del Governo di varare una rivoluzione epocale della scuola italiana senza un euro di investimento. E qui il cerchio sembra chiudersi. Con una doppia penalizzazione per i docenti. Se il cinico disegno andrà in porto, i docenti che si ritroveranno per 24 ore a settimana in classe continueranno infatti a mantenere il magro stipendio attuale (già tra i più bassi dell'area OCSE), mentre quelli che rimarranno a 18 ore si ritroveranno di fatto in una posizione di part time. Questi ultima, in pratica, continueranno a fare quello che hanno fatto sino ad oggi, ma con un perdita secca di alcune centinaia di euro mensili in busta paga. Insomma, nel predire che si va verso un docente medio italiano tra i meno pagati d'Europa e però costretto a rimanere in classe (con in media 25 alunni) per più tempo di tutti gli altri Paesi europei, non ci siamo sbagliati.
Claudia Fanti - 14-10-2012
Ciò che mi ha sempre stupito è come sia possibile che quando si fanno riforme, tagli, si emanano disposizioni, non si tenga conto del substrato in cui precipitano. Substrato che è la tipologia di cultura scolastica diffusa tra gli insegnanti, le loro competenze in materia di curricoli, le loro tradizioni, le loro modalità di esistere dentro gli orari, le programmazioni, le progettazioni, i loro rapporti fra ordini di scuola.

Si procede a colpi di spugna, la storia dell'Italia scolastica, dei suoi Programmi, delle sue tradizioni in ogni ordine di scuola, università compresa... via tutto! Ho visto spazzar via intere esperienze preziose... via!

Non ho mai capito, e qualcuno in gamba prima o poi dovrà pur spiegarmelo, come mai invece di fare ristrutturazioni epocali per mezzo di Indicazioni Nazionali, verticalizzazioni sulla carta e curricoli in verticale, concorsi epocali, aumento di ore frontali, Sistemi nazionali di valutazione... non si pensi a piccole cose che vivificherebbero il sistema nella sua globalità.

Giuseppe Aragno - 12-10-2012
Non si comprende bene ciò che significa il ddl 953 (già legge Aprea), se non si hanno presenti l'articolo 3 della Costituzione, che attribuisce alla scuola il ruolo essenziale di rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno esercizio della cittadinanza, e l'articolo 5, che limita il campo delle autonomie locali alle esigenze del decentramento amministrativo. Sono questi articoli che danno valore di dettato costituzionale alla libertà d'insegnamento e all'istituzione della scuola della Repubblica per sua natura gratuita e obbligatoria.
Non ci sono dubbi: letto senza pregiudizi, il Decreto 953 si rivela del tutto incompatibile con i vincoli normativi definiti dalla Carta costituzionale. E non si tratta, come si tenta di insinuare da più parti, di un giudizio nato all'interno del mondo della scuola per ragioni puramente ideologiche, spinte conservatrici e ostilità preconcetta a non meglio identificati venti di cambiamento.
Fuoriregistro - 10-10-2012
La richiesta di dimissioni d'un ministro è un gesto forte, ma il documento che presentiamo ai lettori motiva ampiamente la decisione. Profumo sta conduceno alle estreme conseguenze il progetto di smanlellamento della scuola pubblica, avviato da governi precedenti. La sua presenza al ministero si segnala ormai per autoritarismo, scarsa competenza e un'adesione integralista a quella visione neoliberista della società che ha la responsabilità storica dello sfascio economico, politico e soprattutto morale del Paese.
"Fuoriregistro" è tra i promotori dell'iniziativa. Chi ne condivide la scelta può firmare per adesione utilizzando il link in calce al documento.
Maurizio Tirittico - 09-10-2012
Ho letto con molto interesse il documento varato dal Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione, che verrà discusso a Firenze il prossimo 13 ottobre. Sono fondate le critiche al pdl 953. In effetti, riuscire a convertire la proposta Aprea, avanzata da una visione politica che era quella del Pdl, in una proposta che sia in grado di riscuotere un largo consenso, anche da parte di schieramenti politici diversi per quanto riguarda la concezione che si ha della scuola, o meglio del Sistema educativo nazionale di istruzione e formazione, è assai difficile! Ne è uscito fuori quel pateracchio che in effetti - penso - non piacerà alla Scuola della Repubblica e forse neanche alla stessa Aprea! Tuttavia, quando si ha a che fare con l'attuale regime del "volemose bene" in attesa di dissotterrare le asce quando si avrà certezza delle elezioni prossime venture, è un po' difficile non avere a che fare con pateracchi.
Giuseppe Aragno - 08-10-2012
E' inutile tirare a campare e fingere di non capire. Ormai c'è davvero di che preoccuparsi. Ieri a Genova, pochi giorni dopo le violente cariche contro gli studenti e alla vigilia di una manifestazione nazionale della scuola, il ministro Profumo non ha esitato ad affermare che "il Paese va allenato. Dobbiamo usare un po' di bastone e un po' di carota e qualche volta dobbiamo utilizzare un po' di più il bastone e un po' meno la carota. In altri momenti bisogna dare più carote, ma mai troppe".
Bisogna che il ministro l'abbia chiaro: non ci fa paura. Chi ogni giorno, per passione civile, prima ancora che per dovere professionale, nelle scuole e nelle università, forma coscienze critiche, non muterà rotta per approdare a rinnovate barbarie. Ci fa da bussola un imperativo etico e abbiamo una stella polare: denunciare con fermezza i rischi sempre più evidenti che corre la democrazia.
Laura Alberico - 06-10-2012
Rabbia e indignazione per i mali della società cosiddetta "civile". Politica e istituzioni non più sull'orlo dell'abisso ma crollati ormai sotto menzogne, coperture, connivenze e imbrogli. Tutto questo alla luce del sole, un sole malato come le coscienze che dovrebbero rappresentare e dar voce alle esigenze, alle necessità spesso urgenti per i diritti negati. Cosa si può insegnare ai giovani?
Giuseppe Aragno - 06-10-2012
Non lasciamoli soli, gli studenti, come soli lasciamo ormai da tempo gli operai, come già facemmo due anni fa, tutti assieme, docenti, genitori e comitati di lotta. I filmati chiaro: questa è la polizia di Genova e De Gennaro, il "servitore dello Stato" promosso a sottosegretario, dopo la Diaz, in un governo che nessuno ha eletto e manomette diritti e principi costituzionali.
Cancellieri riparte da dove s'era fermato Maroni il 14 dicembre del 2010, nel giorno d'una violenza peggio che fascista, d'una miseria morale che non ha precedenti nella storia della repubblica. E chi ha la memoria corta farà bene e ricordarlo: quel giorno, mentre un'intera generazione protestava e prendeva botte attorno ai palazzi d'un potere squalificato, in Parlamento autodefiniti deputati compravano e vendevano voti per tenere in piedi un governo che non aveva più nessuna maggioranza nel Paese.
Lara Giunta - 06-10-2012
Nelle piazze italiane, durante le manifestazioni vengono schierati in assetto antisommossa Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza. Nessuno di questi corpi ha sulle proprie divise segni identificativi che li renda riconoscibili.
In caso di abusi il poliziotto non è riconoscibile e quindi non è perseguibile: resta così sempre impunito.
Chiediamo l'immediata introduzione dei numeri identificativi per le forze dell'ordine in assetto antisommossa.
Ermenegildo Caccese e altri - 05-10-2012
Ma di che cosa sta parlando, signor sottosegretario? Non conosce i provvedimenti e le leggi che il governo di cui egli stesso fa parte sta realizzando, e gli effetti devastanti che questi hanno su scuola ed università? Di che parla? Forse pensa che la sua - mai autentica - 'integrità' di maestro di strada possa realizzarsi con delle dichiarazioni generiche di intento, che non verranno mai attuate? Basta: finisca di prenderci in giro, il maestro di strada, torni alla bella tavola imbandita a saziarsi, con le risorse che il governo di cui fa parte sta sottraendo al sostegno a scuola, università e sostegno alle categorie a rischio. Basta: non sa, l'ex maestro di strada, ora sottosegretario, che non può raggirarci? Perché non se ne sta zitto?
Emanuela Cerutti - 05-10-2012
Non è finita la giornata e non finiranno qui i racconti della protesta.
Troppo facile sarebbe incasellarla nel fervore incosciente e che non porta a nulla di giovani che, ancora, il peso delle responsabilità non lo portano.
Bisogna ripulirla dai facili pregiudizi e raggiugerne il cuore.
Ormai - posso dire da che mondo è mondo? - c'è chi decide e chi non è d'accordo. La differenza è che chi decide fa e chi non è d'accordo subisce, anche quando il campanello di casa porta la scritta "Repubblica democratica".
Lorenzo Picunio - 04-10-2012
Un numero adeguato di posti di sostegno nella scuola pubblica italiana, una continuità didattica degli insegnanti di sostegno nelle scuole, la garanzia dell'effettiva integrazione degli alunni con disabilità nella scuola italiana, dalla scuola dell'infanzia alla superiore.
Cosimo De Nitto - 02-10-2012
«Laurearsi per laurearsi serve a poco. Se ci si laurea male si hanno competenze modeste, che portano poco lontano, meglio non inseguire il titolo per essere dottori per forza. Meglio avere una formazione tecnica spendibile. Bisogna ridare dignità al lavoro tecnico e operaio».

(Voglio simulare una domanda da quiz, tipo Musichiere, Lascia o raddoppia, ... o una domanda del concorso-Profumo p.v.)

Domanda: secondo voi chi ha pronunciato queste parole?

A questa domanda io avrei risposto: Adolfo Pick. Non è molto noto, forse, ma non è un Carneade qualsiasi. Perché proprio lui?
Giuseppe Aragno - 02-10-2012
La statalistica è scienza e guai a dubitare: il Paese nell'insieme è fatto ormai di "montiani di ferro" e montiana è la stampa che conta. Non si perde occasione per cantarne le lodi. Pochi giorni fa, dopo il lamento d'obbligo sulla nostra scarsa dimestichezza con la lingua inglese, politologi d'ogni colore, editorialisti e osservatori politici sono andati tutti in brodo di giuggiole, perché Monti ha deciso di "invertire la tendenza" e, invece d'investire sulla scuola per potenziare l'insegnamento delle lingue, ha segnato sul calendario della nostra vita politica un nuovo insuperabile record. La svolta è epocale, s'è detto: per la prima volta nella storia degli esecutivi italiani, sul sito web istituzionale è apparso un comunicato stampa nella lingua di quella che fu la "perfida Albione". Chiunque si prenda la briga di dare uno sguardo rimane stupito: il titolo della prima informativa nella lingua imperiale è affascinante: track. Una musica deliziosa per timpani educati. C'è della poesia in questo governo tecnico e davvero non si può negarlo: Monti ha avviato una rivoluzione, anche se, da buon moderato, s'è limitato per ora all'inesplorato campo linguistico.
Vincenzo Pascuzzi - 01-10-2012
A Roger Abravanel piace il concorsone di Profumo, ne è entusiasta. E' uno dei pochi, se non l'unico, ad apprezzarlo al di fuori dei vertici Miur. L'aveva anticipato qualche settimana fa sulla prima pagina del Corriere della Sera e lo conferma adesso, appena pubblicato il relativo decreto
La notorietà e una certa fama di Abravanel sono recenti (2008) e dovute alla pubblicazione del saggio "Meritocrazia. Quattro proposte ecc. ...".
E' accaduto che parlare di Merito e Meritocrazia ai rappresentanti politici di una realtà nazionale che ne è carente o priva (v. raccomandazioni, cooptazioni, scambio di favori, mazzette, casta, ...), ha provocato la loro adesione entusiasta, ipocrita, solo di facciata, ma non operativa, fattiva, concreta e reale. Non poteva essere altrimenti, infatti a nessuno conviene, né piace tagliare il ramo su cui sta seduto, appollaiato o solo aggrappato! Perciò applausi, adesioni, celebrazioni del merito e della meritocrazia sì, ma solo verbali, di facciata, non operative, quasi per far vedere di specchiarsi in esse.
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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