Anno scolastico 2006-2007 - mese di ottobre
Fuoriregistro - 28-10-2006


Fuoriregistro comunica alle lettrici e ai lettori che la prossima settimana
si concederà una pausa
sia nello spazio web, sia nell'invio della news.
Commenti e contributi saranno comunque archiviati
e conservati con cura fino alla loro ...
Grazia Perrone - 27-10-2006
Avviene in tutti i paesi del mondo ma in nessuno, come il nostro, la tentazione di dare resoconti "tendenziosi" della propria Storia è diventata prassi costante.
Chiariamoci. Chiunque scriva di storia è - oserei dire - "necessariamente obbligato" ad operare una cernita documentale, ovvero, a scegliere - tra la miriade di testimonianze disponibili - solo una piccolissima parte di queste fonti e - se questa prassi viene fatta con onestà intellettuale - si tratta di una pratica ineccepibile quanto inevitabile.
Lucio Garofalo - 27-10-2006
L'accordo stipulato tra il governo Prodi(torio) e le cosiddette "parti sociali", ossia i sindacati e la Confindustria , è semplicemente inaudito e vergognoso. Se questo è il risultato della tanto osannata e agognata "concertazione", allora è meglio lo scontro di classe, la lotta dura (e senza paura), dato che con il sistema concertativo siamo sempre noi lavoratori a prenderlo in quel posto. Ma va là, non lamentarti come il solito! E chi si lagna? Io non mi lagno, mi infurio e basta! Eppure, dando uno sguardo in giro mi pare di non essere il solo ad indignarsi e protestare.
Vincenzo Andraous - 27-10-2006
La guerra diventa padrona della nostra casa, le immagini si susseguono velocemente, più ancora della nostra incredulità, più ancora della nostra capacità di elaborare una difesa.
Le notizie che ci inondano sono concentrati di indicibilità, impossibilità, inaccettabilità, ma noi riusciamo a comprenderne l'orrore per una sorta di compassionevole diversità.
Monica Capezzuto - 26-10-2006
LA FINANZIARIA 2007 è certamente l'argomento caldo da un pò di giorni a questa parte.
Il premier ha affermato che una "buona finanziaria deve scontentare tutti" e sembra che ci siano riusciti perfettamente, dando man forte all'opposizione che non si risparmia i "ve lo avevamo detto".
Anche il settore della scuola è stato toccato pesantemente da tagli indiscriminati soprattutto a sfavore dei precari, colonne portanti della scuola statale che dal 2010 vedranno cancellate le graduatorie permanenti, canale di reclutamento al 50% con le graduatorie di merito dei concorsi.
Gianfranco Pignatelli - 25-10-2006
...di razionalizzazione in razionalizzazione, i fondi per l'istruzione sono calati di 2/3 negli ultimi quattro anni mentre i precari nella scuola sono triplicano negli ultimi dieci. Intanto, all'ombra della finanziaria 2007, qualcosa di nuovo si muove. Il comma c-1 dell'art.66 vorrebbe sopprime le graduatorie permanenti nelle quali, grazie ad una pluriennale politica dissennata, si sono stipati 450.000 precari. Era questo il disegno politico per il superamento del precariato contenuto nel programma dell'unione? Oppure è solo l'amaro e inaspettato retrogusto dello Schioppa-drink?
Giuseppe Aragno - 25-10-2006
Nell'alterna vicenda del tempo, Vico l'ha detto, i cicli si ripetono e questo non è più tempo di patti sociali, tempo di Locke e del "diritto di resistenza", tempo di Kant e di quella sua "pace perpetua" intesa come aspirazione politica, linea di tendenza, criterio interpretativo della storia del progresso umano. Questo non è nemmeno più il tempo dell'uomo lupo all'uomo: lo Stato di Tommaso Hobbes governava la Chiesa e riconosceva ai sudditi il diritto alla vita e all' integrità fisica. Che tempo quindi è mai questo?
Emanuela Cerutti - 25-10-2006
Madame Condé ha un lavoro, ma non una casa: e per sei anni ha dormito dove capitava, con i suoi due figli bambini. Il tamtam delle cifre accompagna la sua storia: 100.000 famiglie in attesa di alloggio nel 2005 in Francia; 136.000 appartamenti vuoti nella sola Parigi, 45% di aumento dei processi per espulsione in 5 anni, 40% di aumento dei costi di affitto nello stesso periodo. Associazioni e Fondazioni si danno da fare, promuovono S.O.S., ottengono a volte successi: è così che Madame Condé ha avuto un tetto...
Maurizio Tiriticco - 24-10-2006
Governo e Parlamento sono impegnatissimi in questi giorni a redigere la finanziaria, dalla quale indubbiamente dipende in larga misura il futuro del nostro Sistema educativo nazionale di istruzione. D'altra parte, però, le scuole vivono anche giorno dopo giorno e sono ancora in attesa di indicazioni per quanto riguarda la prima valutazione quadrimestrale.
Sono già intervenuto su tale questione, ma il tempo stringe e i segnali che giungono dalle scuole non sono incoraggianti: alcune si attesteranno sulle Indicazioni nazionali, non tanto per fede morattiana, quanto perché... questo offre il mercato; altre ripescheranno le schede pre-moratti; altre ancora compileranno un bel fricandò tra i vecchi Programmi e le nuove Indicazioni; altre ancora - e questo è grave - minacciano di non procedere alla valutazione in mancanza di precise indicazioni... quelle modeste ma certe... quelle con la i minuscola!
Flavio Cucco - 24-10-2006
Pochi giorni fa è uscita la nota Ministeriale - Direzione Generale per lo Studente prot. n. 5090/AO con oggetto: Indicazioni ed orientamenti per iniziative motorie, fisiche e sportive nelle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, con riferimento alla programmazione dei Giochi sportivi studenteschi e agli interventi nelle aree a rischio - A.S. 2006/2007.
Una circolare che possiamo definire di " transizione ", poiché, pur ponendosi, per l'impostazione generale, in continuità con le precedenti, contiene alcuni elementi di novità e di proposta per il futuro.
Michele Corsi - 23-10-2006
Nel mondo della scuola viviamo immersi in un tiepido torpore. Ci abbiamo messo un po' a comprendere che la campagna di stampa sul grave peso che incombe sugli alunni italiani, cioé l'eccesso di insegnanti (!), avrebbe portato a un qualche tentativo di sottrarre alla scuola un bel po' di grana. Poi è arrivato il primo documento del banchiere Padoa Schioppa, ministro del Tesoro, e abbiamo capito. Per fortuna i sindacati sono intervenuti subito e hanno detto: okkio, tornate indietro o sarà sciopero. Padoa Schioppa è parso arretrare, ha attribuito la stesura del documento a chi l'ha rivelato e non a chi l'ha scritto, e la finanziaria è stata varata, così ce la raccontavano, senza toccare la scuola. Abbiamo pensato: meno male che ci sono i sindacati, meno male che ci sono i "nostri" al governo. E, tirando un sospiro di sollievo, siamo tornati a occuparci ... del nostro lavoro, già mezzo esauriti ma felici di avere a che fare con bambini e adolescenti simpatici e non con adulti banchieri. Poi, tra una lezione da preparare e l'altra, andiamo a leggere tra le righe degli articoli della finanziaria, e poi la relazione tecnica di accompagnamento, e poi Tuttoscuola (una rivista di settore) fa quattro calcoletti e .... si scopre che dentro ci sono tutti i tagli che aveva già previsto e voluto il banchiere.

Nadia Paris - 23-10-2006
Recentemente nella provincia dove abito (Bergamo) si è verificata una rivolta vera e propria , di studenti di un istituto professionale, nei confronti di compagni extracomunitari.
Voglio pensare che la motivazione sia il timore di veder penalizzato il proprio risultato scolastico, dal "peso" di stranieri che non parlano italiano o lo parlano molto poco.
Mi è sorta l'idea di lanciare questa proposta (ai consigli di istituto , ai comitati scolastici, coinvolgendo Provveditorati, sindacati e Comuni)
L'idea è realizzare una specie di affido (giornaliero, nel fine settimana ecc) di ciascun studente non parlante italiano, alla famiglia di un coetaneo, meglio se della stessa scuola, previo censimento delle famiglie disponibili.
Grazia Perrone - 21-10-2006
Dallo Speciale Il tempo e la storia



Il 27 ottobre 1906 - per la prima volta - la firma di un accordo tra la Fiom e la direzione dell'impresa torinese Itala si concluse con il riconoscimento (che, oggi, definiremmo giuridico) delle Commissioni interne alla fabbrica. Esse erano nate - operando, fino a quel momento, in semiclandestinità [1] - nel 1904 all'epoca dello sciopero generale proclamato dopo gli, ennesimi, eccidi di minatori e contadini di Buggerru, nel cagliaritano, e di Castelluzzo, nel trapanese, e (...)"si trattava di organismi spontanei, senza esistenza legale, che si costituivano e si disfacevano a seconda dei bisogni della lotta: comitati di sciopero o comitati d'azione piuttosto che comitati d'azienda (...)". [2]

La storiografia ufficiale fa risalire a quella data la nascita del sindacalismo moderno quasi che la data di nascita del movimento di emancipazione dei lavoratori avesse bisogno di una sorta di certificazione notarile dando per scontato che, prima, non vi fosse nulla o quasi. Ed è paradossale constatare che - gli esclusi di ieri - siano, oggi, i più accesi sostenitori dell'esclusione dei diritti sindacali al sindacalismo di base.

Non starò qui a dilungarmi sulla genesi del movimento operaio - che ha un travaglio assai complesso - limitandomi a rilevare la grave carenza informativa (soprattutto in ambito scolastico) in merito dal momento che il periodo storico che va dal 1864 (prima internazionale) al 1892 (data di nascita del PSI) è un terreno di ricerca storica riservato a, pochi, addetti ai lavori.

E non sono pochi coloro i quali - Pansa docet - scrivono sciocchezze (chiamiamole così).

Scopo del mio intervento è quello di aprire un dibattito ed una riflessione sul movimento dei Consigli di fabbrica che spaventò così tanto il padronato (e i leader socialisti come Turati) da spalancare la strada - dapprima con la violenza poi con una parvenza di legalità - ai fascisti.

Ho già accennato, in estrema sintesi, alla lunga marcia delle commissioni interne tese ad ottenere il riconoscimento giuridico dalla controparte padronale ma i veri problemi connessi al grado di autorganizzazione operaia - non sempre (e non tutta) disposta a sobbarcarsi il peso delle proprie azioni - si delineano nelle convulsioni sociali del primo dopoguerra: 1919/1922 .

La cronologia dei fatti è nota. Nei primi giorni di settembre 400.000 operai di tutta Italia, in risposta alla reazione padronale che giunse fino alla serrata, occuparono le fabbriche. Torino e Genova furono con Milano i centri in cui il fenomeno dell'occupazione assunse aspetti particolarmente rilevanti ed interessanti dal punto di vista della organizzazione della lotta. È infatti proprio in questo contesto e in questi centri (Torino e Genova) che si affermò il movimento dei Consigli di Fabbrica.

Il Movimento era sostenuto dalla sezione socialista di Torino, dal gruppo dell'"Ordine Nuovo" di Gramsci e, con le debite differenze di impostazione ideologica, da un gruppo di libertari torinesi.

Il movimento dei consigli si pose sin dall'inizio in posizione di netto antagonismo col sindacato (FIOM), il quale da parte sua considerò con estrema diffidenza questo tentativo di democrazia operaia che avrebbe potuto incrinare il suo potere di controllo sulla massa e giunse ad una sua completa condanna nel Congresso di Genova del maggio 1920.
Già nell'aprile, infatti, Torino fu al centro di uno sciopero per il riconoscimento dei Consigli di Fabbrica, e nonostante la pesante sconfitta dovuta all'abbandono da parte dei sindacati del movimento operaio torinese, il problema del controllo operaio si impose col sorgere delle nuove lotte. Nella sola Torino il movimento di occupazione coinvolse ben presto 100.000 operai, che pur continuando nei primi giorni l'ostruzionismo secondo le disposizioni federali, si apprestavano alla vigilanza armata e alla organizzazione interna per dimostrare che "(...) anche privi della direzione padronale, gli operai sanno disimpegnarsi nel funzionamento accurato dell'officina (...)". [3]

Risulta quindi evidente che il Consiglio di Fabbrica intendeva essere un nucleo di organizzazione del lavoro, un organismo attivamente inserito nel processo produttivo, superando i limiti di una attività esclusivamente politica o rivendicativa. I compiti che quindi il Consiglio di Fabbrica si assumeva erano molteplici. Da un lato, sul piano politico, l'impegno era di comunicare l'esperienza dei Consigli alle altre fabbriche occupate e di coinvolgere nella lotta le altre categorie di lavoratori, organizzando inoltre la resistenza armata. D'altro canto, su di un piano più propriamente economico, doveva organizzare la produzione su basi nuove che garantissero il funzionamento di un sistema di gestione operaia, assicurando il coordinamento della produzione, il rifornimento di materie prime e gli scambi del materiale. Dopo i primi giorni di occupazione, infatti, incominciarono a svolgere le loro funzioni, presso la Camera del Lavoro, i vari comitati organizzatori: quello Buoni, sussidi e cucine, quello di Scambi e Produzione e quello di Compra e Vendita che affidava ad una unica cassa le riscossioni per le vendite dei prodotti e i pagamenti per gli acquisti. Alla base della disciplina riguardante l'attività che derivava dalla gestione dell'industria, erano i Consigli di Fabbrica i quali delegavano determinate funzioni ai singoli componenti del loro comitato esecutivo. È opportuno ricordare che riuscirono a mantenere discretamente alto il livello di produzione, se si pensa che ad esempio alla FIAT centro si producevano 37 macchine al giorno contro le 67-68 dei tempi normali. Ma l'organizzazione economica non era certo completa e totalmente efficiente dato che quando il movimento di occupazione si avviò alla fine si pose il problema del pagamento del lavoro compiuto dagli operai durante il periodo di occupazione. "A Torino in tutte le fabbriche si è lavorato. Poco i primi giorni, molto nei successivi. In alcune officine si è superata la percentuale media della produzione. Per chi si è lavorato? Gli operai, piuttosto che aver lavorato 20 giorni per i padroni sono disposti a distruggere tutto ciò che hanno prodotto" [4].
Vincenzo Andraous - 21-10-2006
Giovani e adulti, facoltosi e meno abbienti, ognuno a "farsi grande" con l'uso di sostanze stupefacenti.
In questo consumo smodato di illusioni in pillole, non esistono confini sufficienti a identificare le ideologie nè le culture.
Eppure non fa ...
Giorgio Ragazzini - 20-10-2006
Riceviamo, e pubblichiamo, un contributo al dibattito in vista del Congresso di "Radicali Italiani", che si terrà a Padova dal 2 al 5 novembre nel corso del quale dovrebbe essere costituita una commissione sui problemi della scuola - Red

Scuola ...
Maria Teresa De Nardis - 20-10-2006
Leggiamo nella Relazione Tecnica del Ministero del Tesoro (Pagg.147-148) : "L'avvio di procedure finalizzate alla mobilità verso altre amministrazioni pubbliche ( ... ) permetterebbe di recuperare allo svolgimento di proficue attività i 4.787 ...
Alba Sasso - 19-10-2006
Alba Sasso ci invia per conoscenza un nuovo articolo scritto per Aprlie online. Ringraziamo e volentieri pubblichiamo. Red

La soppressione della clausola di salvaguardia, maggiori garanzie sui fondi per la scuola pubblica e un sostanziale ...
Francesco Sola - 19-10-2006
Il Tribunale di Castrovillari con sentenza n.244/06 riconosce ad una precaria collaboratrice scolastica (ex bidella) di Trebisacce, rappresentata e difesa in giudizio dallo studio legale Accotti-Mazza di Trebisacce, del foro di Castrovillari, il ...
Ass. Per la scuola della Repubblica - 18-10-2006
Il Comitato di Firenze dell'Ass. "Per la scuola della Repubblica" il mese scorso ha promosso un appello contro la proposta del Ministro Fioroni di incrementare il finanziamento pubblico per le scuole private; mentre si parlava addirittura di tagli per la scuola pubblica, una tale proposta ci sembrava veramente provocatoria; abbiamo avuto molte adesioni da parte del mondo della scuola ; scarse invece quelle dei parlamentari e delle forze politiche dell'UNIONE, con eccezione di Rifondazione comunista, come risulta dalle adesioni in calce all'appello.
La proposta del Ministro Fioroni è stata inserita nella finanziaria con la motivazione che anche le scuole private (e quindi anche quelle di orientamento confessionale) svolgerebbero una funzione pubblica al pari di quelle pubbliche; si afferma difatti che soprattutto le scuole per l'infanzia pubbliche non sarebbero sufficienti e quindi, invece di proccuparsi di generalizzare le scuole pubbliche per l'infanzia ( come previsto nel programma dell'UNIONE) si continua a finanziare le scuole cattoliche, violando la Costituzione e disattendendo lo stesso programma dell'UNIONE.
Ci appelliamo alle forze politiche ed ai parlamentari dell'UNIONE a rispettare la Costituzione ed il programma elettorale e ci auguriamo che i parlamentari e le forze politiche che in campagna elettorale avevano posto con forza il primato della scuola pubblica e dell'osservanza della Costituzione con la necessaria coerenza si oppongano a questa provocatoria proposta.
p. il Comitato Corrado Mauceri


Tutte le risorse economiche pubbliche devono essere destinate alla scuola pubblica: è affermato anche nella Costituzione.

Nei giorni scorsi abbiamo appreso che il Ministro Fioroni vorrebbe proporre nella prossima finanziaria un incremento del finanziamento pubblico delle scuole private.
Le argomentazioni del Ministro sono:
a) il governo Berlusconi aveva ridotto il finanziamento pubblico delle scuole private, previsto dalla legge di parità approvata dal Governo D'Alema-Berlinguer;
b) le scuole private consentono di far fronte, sia pure in misura non sufficiente, alla domanda sociale di scuola, soprattutto per l'infanzia.
Noi riteniamo che le due argomentazioni siano però pretestuose e comunque molto pericolose.
Innanzitutto l'informazione del Ministro è errata in quanto in cinque anni il finanziamento alle scuole private durante il governo Berlusconi è complessivamente cresciuto; nell'esercizio finanziario 2005 difatti alle scuole paritarie sono stati erogati contributi per € 527474475,00, ben ampiamente al di sopra di quanto, peraltro illegittimamente, preveda la L. n. 62/00 sulla parità scolastica.
La seconda argomentazione è ancora più preoccupante perché denota un'errata interpretazione della sussidiarietà e perché mette in discussione il ruolo istituzionale della scuola statale; e contraddice lo stesso programma dell'UNIONE che prevede la generalizzazione della scuola pubblica per l'infanzia; garantendo in tal modo a tutti una scuola pluralista, laica ed aperta al confronto.
Noi riteniamo che sia assolutamente prioritario investire nella riqualificazione della scuola pubblica italiana, che, come afferma la Costituzione, deve essere aperta a tutti e garantire il pluralismo culturale e che finalmente, con atti concreti e coerenti, sia data una svolta alla politica scolastica del nostro Paese, utilizzando tutte le risorse pubbliche per la scuola pubblica; i privati hanno diritto di istituire la scuola, ma non in sostituzione delle scuole statali e comunque "senza oneri per lo Stato
Chiediamo pertanto al Ministro il rispetto degli impegni presi con il programma dell'Unione ed in primo luogo il rispetto della Costituzione Repubblicana, che milioni di cittadini nel recente referendum hanno riaffermato come punto di riferimento per tutti ; in questo senso rivendichiamo per la scuola statale adeguati finanziamenti per il rilancio del suo ruolo istituzionale con il ripristino dell' obbligo scolastico e la sua progressiva elevazione come necessaria condizione di partecipazione alla democrazia e l'abolizione di un intollerabile precariato che oltre a creare ingiuste condizioni di lavoro per il personale della scuola, non consente al personale della scuola una piena ed adeguata partecipazione al processo formativo.
Per queste ragioni chiediamo quindi che tutte le risorse economiche pubbliche siano destinate alla scuola statale : l'afferma anche la Costituzione.

Settembre 2006

ADESIONI...
Franco Mares - 18-10-2006
Dal 16 ottobre è iniziata la campagna elettorale per presentare le liste per le RSU nelle scuole, che durerà fino al 4 novembre, ultimo giorno utile per la presentazione. Nonostante 14 giorni di sciopero della fame di tre membri dell'EN dei COBAS, ...
Maurizio Tiriticco - 17-10-2006
Giovanni Scaminaci sul numero 16 di "Azienda Scuola" analizza molto puntualmente i commi 1 e 2 dell'articolo 68 del Ddl della finanziaria 2007 relativi all'elevamento a 16 anni dell'obbligo di istruzione e rileva come e perché non si comprenda con ...
Associazione Tutti a scuola - 17-10-2006
Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Red

Gentile ministro Fioroni,
vorrei raccontarle, lei me lo permetterà, la storia di tre ragazzi. Il primo si chiama Nicola ha 15 anni. Nicola a scuola ha sempre avuto tante difficoltà e le sue insegnanti ...
Forum insegnanti - 16-10-2006
Il Forum insegnanti esprime piena solidarietà a genitori, alunni e capo d'istituto della scuola di via Ventura a Milano.
Di fronte alla pretestuosità evidente delle motivazioni espresse ai fini della chiusura ci chiediamo che si aspetta a chiudere ...
Giuseppe Limone - 14-10-2006
...per alcune considerazioni inattuali

Contrariamente a ciò che si potrebbe banalmente pensare, oggi la Scuola non è un settore della società civile, per giunta progressivamente emarginato dal sistema massmediatico, ma, in senso negativo o positivo che sia, il suo vero e centrale generatore permanente. O, in alternativa, il suo degeneratore. In un tale orizzonte, possiamo oggi con fermezza dire che in Italia la Scuola, di ogni ordine e grado, fino al livello universitario e post-universitario, è diventata, anche per una paradossale congiura bipartisan tra le forze politiche, un'urgenza nazionale. È necessario, pertanto, che qualcuno abbia il coraggio di dire alcune cose scomode e inattuali.
Occorre, per essere veramente adeguati alle sfide civili, riuscire a far propria una vera epistemologia della complessità, pensata in modo rigoroso (si guardi, per un puro riferimento, agli scritti di Edgar Morin): un'epistemologia che sia capace di muoversi, finalmente, oltre alcuni cronici vizi: il provincialismo dell'antiprovincialismo, la separazione fra i saperi e l'inconsapevolezza delle radici.
Non occorre ricordare quello che già Elio Vittorini una volta sottolineava, ossia che la cultura vera deve riuscire a superare la vecchia contrapposizione fra saperi ('umanistici' e 'scientifici') per avviarsi a una nuova articolazione di nessi, atta a realizzare un autentico salto di qualità. Ma quello che certamente Vittorini non intendeva dire, era che i saperi 'umanistici' dovessero essere accantonati per privilegiare i saperi 'scientifici'. Esistono, oggi, insieme col sapere tecno-scientifico, scienze epistemologiche e scienze dei valori. Chi se ne accorge? Eppure, una tale robusta verità dovrebbe essere lampante, sol che si riuscisse a guardare con intelligenza a due precise vicende: si pensi, da un lato, all'emergere incontenibile di discipline etico-valoriali e filosofico-epistemologiche dal seno stesso del sapere tecnico-scientifico, che ne avverte il bisogno per un'imperiosa necessità endogena (si pensi, solo per un esempio, ai saperi bioetici, alle discipline epistemologiche, ai nuovi saperi trans-disciplinari ben più che interdisciplinari, ai nuovi bisogni epistemologici di reciproche contaminazioni fra scienze), e si pensi, dall'altro lato, al moltiplicarsi di fatti sociali inquietanti che indicano non tanto la 'crisi di valori', ma, ben più radicalmente, la crisi nella domanda di valori.
La scuola sembra oggi sottoposta a un quadruplice paradossale assedio: da parte del sistema massmediatico, da parte del sistema tecnico-economico, da parte del sistema burocratico (quanto tempo inutile viene sottratto in carte al tempo della formazione e della ricerca!), da parte del sistema politico. Occorre saper reagire con intelligenza a questa sfida. Sfida che deve essere raccolta soprattutto da un altro attore, quello della società civile pensante, che deve restare il vero alimento - ma indipendente - del sistema dei partiti.
Oggi assistiamo quasi rassegnati al grave scadimento culturale in cui versano i giovani che arrivano all'università. Ciò, mentre i loro docenti - di ogni ordine e grado - sembrano di fatto destinati a una strana simbiosi fra l'autodisistima e la rassegnazione, oltre che a un accelerato burn-out. Tutto ciò non è una sciagura meteorologica. La scuola non può essere trasformata in una 'macchina di servizi': essa è un centro di formazione, di inculturazione, di educazione, destinata a rigenerare in ognuno le condizioni culturali e simboliche in cui la società è storicamente pervenuta. La presenza e invadenza del sistema massmediatico non può e non deve intimidire la scuola, né metterla sulla difensiva, ma farla partire per un più serrato confronto con esso, e al suo livello. Ma una tale scuola può agire a tale altezza solo se ha le risorse adeguate per farlo (un personale altamente motivato e mezzi congrui).
La scuola, trascurata, è una bomba a orologeria, i cui danni, devastanti, esplodono a distanza di tempo. Sicché può ben dirsi che qualsiasi potere politico, per quanto concerne la scuola, riesce di fatto a operare in una situazione di irresponsabilità. Niente e nessuno potrà, infatti, contestare e far pagare ai responsabili di oggi i disastri di dopodomani. Nel caso della scuola, il deterrente della responsabilità morale, civile e politica - ove mai se ne senta ancora il morso e il confine - è azzerato. Fosse anche solo per questo, occorrerebbe smetterla di considerare la scuola un campo di continue 'riformine' a vista che, in nome di una balorda mistica del 'nuovo' permanente contrapposto al 'vecchio', confonde il 'vecchio' con l''antico', la scienza con la sapienza e la modernizzazione con la civiltà. Siamo nani sulle spalle dei giganti, e spesso lo dimentichiamo. Occorrerebbero più ponderazione e lungimiranza (verso il futuro e verso il passato, grande archeologica matrice di ogni futuro). Per lo meno in nome di un 'principio di precauzione', stavolta da capire e applicare non per prevenire le catastrofi ambientali, ma le catastrofi di civiltà.
Occorre, a tal fine, snidare - oggi - alcuni pericolosi equivoci, insidiosamente nascosti anche nel lessico della classe dirigente. Vediamone alcuni.
Si dice che investire nel sapere scientifico è importante perché è investire nella capacità d'innovazione del sistema e nella sua crescita (economica). Si gioca, in realtà, sul significato multiplo di 'sapere' e di 'società civile'. Si gioca, in sostanza, sull'equivoco. Dimenticando di dire che il 'sapere' è importante non solo perché, in quanto sapere tecnico-scientifico, serve a far crescere il sistema economico, incrementandone il PIL, ma anche, e direi soprattutto, perché, in quanto sapere valoriale ed epistemologico, dà strumenti critico-filosofici di fondo per orientare e dirigere la società degli uomini, le sue scienze e le sue scelte. Una scuola non deve mettere in campo solo operatori per la produzione, ma persone che pensano. La scuola non deve dare solo la competenza sui significati, ma l'educazione alla ricerca del senso. La scuola non deve generare solo una fabbrica di produttori, ma un mondo civile. E non si parla di questo o di quel tipo di scuola, ma di qualsiasi scuola. È la complessità della società contemporanea che l'impone. Se la scuola, con i suoi curricula concreti, non dà gli strumenti per pensare, avrà fallito il suo fine. Gli specialismi maturi non possono non mirare a una nuova frontiera, fatta di una rottura orizzontale e verticale. Rottura orizzontale, perché i saperi si aprono a nuovi nessi, che ritrasformano i saperi stessi di partenza. Rottura verticale, perché i saperi si aprono a nuove consapevolezze di orizzonte e di senso: metodologiche, epistemologiche e valoriali. Uno sfondamento orizzontale e uno sfondamento verticale che spalancano un nuovo modo di pensare - uno sguardo più profondo e più alto. Che non è più un lusso, ma una necessità.
Osiamo dire che il valore della sostenibilità, di cui tanto si parla oggi nelle scienze della Terra e in diritto ambientale, va compreso a molti altri livelli, che trascendono ed eccedono il puro livello ambientale. Indicheremmo, qui, almeno cinque livelli di una tale complessa sostenibilità:
I, la sostenibilità in termini di uno sviluppo che non travalichi i limiti oltre i quali c'è la catastrofe ambientale;
II, la sostenibilità in termini epistemologici, nello specifico senso che nessuno specialismo scientifico è più radicalizzabile in quanto tale, a pena di catastrofe della stessa scientificità;
III, la sostenibilità in termini culturali, nel senso che ogni cultura e ogni visione del mondo debbono saper collocarsi nel quadro di condizioni invalicabili, in cui le differenze possano sussistere come tali, a pena della catastrofe di ognuna e di tutte;
IV, la sostenibilità in termini valoriali, nel senso che a nessuna differenza culturale e a nessun mondo delle differenze è possibile svilupparsi se non all'interno di un minimo indiscutibile di valori forti condivisi;
V, la sostenibilità in termini di senso, considerando che siamo pervenuti al punto tragicamente maturo - alto e pericoloso - per il quale nessun sapere scientifico può più prescindere dal problema del senso, a pena di catastrofe della stessa scientificità e della stessa civiltà.
Urge, infatti, oggi, come non mai, la sensibilità al problema del senso, ossia a quel fine in sé, che non ha bisogno di fini a sé esterni per valere come bene e che stempera la sua luce su tutti gli atti e i momenti, anche conoscitivi, che vivono nell'orizzonte di un tal fine. Né va dimenticato che uno di questi frammenti di senso, fini in sé, è la dignità. La dignità di ogni persona, che dà argini alla ragione e varchi alla speranza e che fa sí che una vita - ogni vita - sia, alla sua luce, degna di essere vissuta .
Chi dimentica, oggi, questi livelli della sostenibilità, e soprattutto il quinto, con tutto ciò che da esso deriva, è, lo voglia o no, se ne accorga o no, un nichilista. Magari armato di lucidissima intelligenza. Che rimarrà, nel suo essere separata dal senso, luciferina e nichilista. Una ragione che abbia perso il rapporto costitutivo con la relazione, con le emozioni e col senso, gira a vuoto: ha perso la ragione. È ciò che noi altrove abbiamo chiamato l'urgenza di un nuovo paradigma epistemologico della ragione .
Eugenio Scalfari - 14-10-2006
Un grazie a Pierangelo per la segnalazione, che vale la pena riportare nello spazio aperto del confronto e della libera discussione. Red


Quando la scienza osa superare i paletti che la Chiesa le pone finisce nel campo dei miscredenti

Quando ...
Giuseppe Aragno - 14-10-2006
Via Foria, fuori le mura dell'antica città, incrocia via del Duomo ad angolo retto. Nell'autunno del '56, nell'ampio crocicchio, si levava già in alto il "grattacielo" della Upim e, risalendo a sinistra l'ampia e alberata piazza Cavour, s'incontrava ancora, in cima a pochi gradini, il glorioso "San Carlino", il teatro nel quale tutti i Pulcinella hanno riso e pianto con la gioia e la malinconia d'un popolo che sa subire, ma sa anche prendersi gioco dei potenti e ribellarsi. In quegli anni Napoli non s'era ancora persa nel modello omologante dell'Europa e la città operaia costringeva nei suoi covili la camorra, che si andava facendo aggressiva all'ombra della corruzione neofascista, del voto di scambio e del paternalismo clerico-moderato.
In un bel libro dalla copertina rosso pompeiano - Napoli greco-romana di Mario Napoli. che conservo come fosse una reliquia - avevo scoperto che sotto il selciato a "cazzimbocchi", che oggi chiamiamo nobilmente sampietrini, correva la via d'una porta romana con le antiche tabernae e le cauponae, che avevano rifocillato i viandanti, le "fulloniche" per gli abiti da tingere e certi piccoli ambienti con letti in muratura, chissà, forse cubicula di un lupanare che, in quell'alba di vita, immaginavo fossero tane di lupi. Anni dopo, solo anni dopo si sono fatti spoetizzanti "casini", "case chiuse", "case di tolleranza", e ho capito quanta poesia ci ruba questo nostro viaggio precario e che fortuna abbiamo quando siamo bambini e non sappiamo.
La mattina, in quei giorni di ottobre, mi avviavo all'incrocio con passo lieve e rispettoso per quell'antico mondo che avevo sotto i piedi, ancora preso da quella "prima media" che mi aveva strappato all'avviamento professionale del quale istintivamente diffidavo.
Ebbi paura e non chiedete perché: cinquant'anni dopo, chi volete che sappia cosa passava nella testa di bambino? Ebbi paura per quei grandi titoli neri sui giornali, per le foto dei cingolati, per la guerra, l'invasione, ancora così presenti nei racconti dei miei. Una paura che mi accompagnò mentre attraversavo la via deserta - erano anni in cui le automobili passavano davvero raramente - e Foria si faceva larga, sempre più larga, troppo larga per un bambino spaventato, sicché non vidi la "vespa" scendere veloce da Via Miracoli, curvare, frenare, stridere e prendermi infine alla schiena, sbandando e riprendendosi senza fermarsi. Mi alzai rapidamente da terra, ma giunsi a scuola ammaccato e frastornato e fu così per giorni, con mio padre che se la prendeva ferocemente con l'Armata Rossa, mio zio comunista che difendeva ciecamente i sovietici e la gente concitata e impaurita dallo scontro per Suez e da Nasser, che aveva gridato: è la terza guerra mondiale. La gente si divise: i più disapprovavano con rabbia e temevamo una guerra e rimasero in pochi a difendere i russi e l'invasione. Una mia opinione me la feci anni dopo, quando l'armata liberatrice giunse a Praga e ruppi col Pci.
Non sono più il ragazzo, figlio di povera gente, che all'inizio del suo viaggio cadde a via Foria. Oggi sono vecchio e lo so: buona parte di ciò che ho avuto di buono nella mia vita è stato strappato dalla sinistra alla conservazione. Oggi lo so: fu un errore storico tacere ed avallare. I comunisti, che erano caduti coraggiosamente sui monti della Resistenza, lottando contro la dittatura nazifascista, ed erano, checché ne dica Pansa, un baluardo della democrazia, commisero un errore storico. Nella ferocia seguita a Yalta, alcuni mentirono agli altri e molti ingannarono se stessi: la rivoluzione ungherese nacque socialista e libertaria e furono i carri armati sovietici a fare spazio alla destra. Sbagliarono. Si sbaglia sempre quando non si fanno i conti con la propria storia.
Fu un tragico errore. Si poteva dirlo a ragione: i gulag non sono il socialismo. Qui da noi non lo sono stati mai. E' venuto il tempo di domandare scusa a chi pagò, ma questo non vuol dire che la storia sia quella che raccontano Pansa, Fini, Vespa e Berlusconi. Tornassi indietro, combatterei di nuovo fino in fondo la mia battaglia nella sinistra e pagherei, così come ho pagato, i costi dello scontro. A destra però non passerei. A chi strumentalmente oggi ci fa processi sommari vorrei proporre in lettura lo scritto che segue, perché ricordi: gli ungheresi in rivolta erano socialisti e non hanno bisogno di certi avvocati d'ufficio.
Fuoriregistro - 13-10-2006
Governo e Sindacati Confederali hanno sottoscritto un "memorandum d'intesa segreto" sulle pensioni che prevede:
- il passaggio al sistema contributivo pieno;
- l'innalzamento dell'età pensionabile;
- la riduzione delle percentuali di calcolo della ...
Fabrizio Dacrema - 12-10-2006
La legge finanziaria è alla ricerca di un centro di gravità. Rigore, equità, sviluppo hanno guidato un percorso travagliato arrivato ad un primo approdo positivo. Il risanamento dei conti pubblici è distribuito equamente, viene colpita l'evasione ...
Grazia Perrone - 11-10-2006
Dallo Speciale Il tempo e la storia


"(...)Il sindacato deve essere sempre indipendente dalle controparti e dai governi. (....)" scrive l'ala dissidente (e ultraminoritoria) della CGIL e non posso fare a meno di sorridere di fronte ad una ...
Capdi - 11-10-2006
Confederazione Associazioni Provinciali Diplomati Isef & Laureati in Scienze Motorie

AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
DOTT. GIUSEPPE FIORONI

Oggetto: Attività motoria, fisica e sportiva per l'anno 2006/7: la circolare che non esce!

...
Ilaria Ricciotti - 11-10-2006
In questo mondo dove per i più ciò che conta è la propria esistenza e la voglia di soddisfare i propri bisogni o spesso anche i propri istinti animaleschi, il più delle volte non c'è spazio per gli altri.
Per quelli che non contano, che non hanno ...
Bruna Sferra - 10-10-2006
8 ottobre 2006 : settimo giorno di sciopero della fame

Il ministro Fioroni ha lavorato molto in estate, non potendo ignorare il grande movimento in difesa della scuola pubblica, ma non ha abrogato le leggi Moratti e parti cruciali della "riforma" ...
Loris Palmerini - 10-10-2006
La famiglia Alighieri, dei quali Dante è il più noto, erano originari di Verona. Lo ha detto recentemente Roberto Benigni, il noto attore, dal che si è tratto che si deve anche a queste origini venete quello che Dante ha poi fatto.

E' vero ...
Nora Tigges Mazzone - 10-10-2006
Ci segnalano - e ci pare giusto segnalare ai lettori - la lettera con cui Nora Tigges Mazzone motiva l'iniziativa di chiedere al Presidente della Repubblica di presenziare alla celebrazione del Primo Maggio 2007 a Portella delle Ginestre. Non vi è ...
Grazia Perrone - 09-10-2006
La giornalista russa Anna Politkovskaia classe 1958, nota per le sue posizioni critiche nei confronti del Cremlino particolarmente in relazione al conflitto in Cecenia, è stata uccisa a Mosca.

Il suo corpo - crivellato di colpi d'arma da fuoco - ...
Giuseppe Aragno - 07-10-2006
L'attualità del 1956 non è data oggi dall'accertamento delle "responsabilità" o dalla questione del mai colmato "ritardo" del Pci. La questione attuale che il 1956 ci pone oggi è ben più stringente: è quella, irrisolta nella sinistra, della scelta netta tra due ruoli. Il Pci ieri, oggi la sinistra "alternativa", hanno radici profonde nella società italiana, sono parte essenziale delle sue migliori caratteristiche sociali e culturali, ma non sanno essere autonomi quando giunge il momento delle scelte che richiedono coraggio. Rappresentano da sempre un modello, eppure da sempre "cercano" modelli: ieri fu il mito della rivoluzione, che lo stalinismo aveva lentamente logorato, fino a spegnerne le profonde ragioni ideali, oggi è l'illusione del mercato che produce disperazione in nome del profitto. Il rischio terribile è quello di incappare un nuovo e più tragico '56: allora abbarbicati all'Est, oggi accecati dall'Ovest. Non serve l'ennesima terza via: dalle nostre radici crescono piante nuove. Vico ebbe una grande intuizione: siamo noi che "facciamo" la storia. E' l'uomo che giunge dalla barbarie alla civiltà e poi torna alla barbarie. Io non credo, però, che a tirarci fuori dall'alternanza ciclica dei "corsi" e dei "ricorsi", dal succedersi costante di progresso e barbarie, sia come egli scrive, la Provvidenza. Protagonisti della storia, noi inoculiamo nella barbarie che torna i germi di tutte le civiltà che si sono spente; esse perciò si succedono in senso progressivo e, nel suo insieme, la storia non va indietro: non saremo mai più barbari dei nostri nonni e i nostri nipoti saranno più civili di noi. Nei tempi che le sono propri, e sono i tempi dell'uomo, noi la spingiamo avanti la storia e indietro non si torna. In questa prospettiva mi pare si inserisca la scelta di quella parte della Cgil che si scrolla di dosso inutili tutele e minaccia lo sciopero.
Non c'è provvidenza che conti: noi muoviamo la storia, noi dobbiami farlo. Salvare Segni per la seconda volta sarebbe un vero e proprio suicidio politico.
Marianna - 07-10-2006
Riceviamo un commento a un vecchio articolo. Vecchio cronologicamente, non certo per le problematiche che solleva. Grazie a Marianna per il suo intervento. Red

Io frequento il quarto anno all'itc.. ed è vero... ci sono dei professori che perdono ...
Rete 28 aprile - 07-10-2006
NO AL TAGLIO DELLE PENSIONI, NO ALL'AUMENTO DELL'ETA' PENSIONABILE

Ora l'accordo indecente è confermato.

Cgil, Cisl, Uil hanno firmato con il governo un "memorandum d'intesa" nel quale si impegnano ad aumentare l'età pensionabile e a ridurre ...
un'insegnante qualunque - 06-10-2006
Leggo su certi giornali queste parole, asini, somari, riesumate dalla Finanziaria. Devo dire che non mi fanno ridere, nonostante i toni ironici degli articolisti che osservano: "Come si fa a risparmiare sulla scuola con un ministro come Giuseppe ...
Lucio Garofalo - 06-10-2006
...UNA RIFLESSIONE SULLA TRISTE REALTA' DELLA SCUOLA ITALIANA

Il titolo, un po' lungo, potrebbe forse rievocare i divertenti e geniali film della regista Lina Wertmuller (con la celebre coppia di attori formata da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato). Eppure non si tratta di un film o di una fiction, ma di una grottesca e "normale" situazione alquanto presente e diffusa in tante realtà scolastiche del nostro Paese.

Ho deciso di raccontare in forma ironico-surreale (spero) lo "scandalo" (un piccolo scandalo, non meno scandaloso dei grossi scandali nazionali ed internazionali) a cui ho avuto il dispiacere di assistere durante un collegio dei docenti della mia scuola all'inizio del nuovo anno scolastico.
Francamente ho assistito ad un ignobile e vergognoso "mercato delle vacche", senza offesa per le vacche e per i loro padroni/venditori. La differenza consiste nel fatto che il mercato delle vacche ha una sua maggiore dignità e legittimità, una sua serietà, addirittura una sua nobiltà, almeno rispetto al "mercato" che ho seguito nel corso di una seduta del collegio dei docenti.

Tra i vari punti fissati all'ordine del giorno della suddetta riunione collegiale, figurava l'attribuzione degli incarichi relativi alle FF.SS. (che non significa Ferrovie dello Stato, anch'esse ormai in rovina), cioè alle Funzioni Strumentali al Piano dell'Offerta Formativa (P.O.F., come dire "appoffatevi"!) che ogni istituzione scolastica, nella sua "autonomia", si sceglie e decide di mettere in mostra alla stregua di una ditta di formaggi, di una società finanziaria, di un'agenzia di viaggi che espone e promuove le proprie offerte ai clienti.

Per chi non lo sapesse, le Funzioni Strumentali, originariamente chiamate "Funzioni-obiettivo", sono state istituite con il Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori del Comparto Scuola, approvato durante il primo governo Prodi, per il quadriennio 1998/2001. Alcuni importanti passaggi normativi contenuti in questo contratto (che in un certo senso ha segnato un vero e proprio spartiacque storico e antropologico-culturale nel mondo della scuola italiana) hanno introdotto, incentivato e legittimato, un processo di mercificazione dell'istruzione scolastica e di tante attività, progettuali, organizzative, ecc., che in passato erano svolte gratuitamente, o quasi, per passione e vocazione, e non certo per denaro. Non intendo qui soffermarmi oltre sul discorso storico-politico concernente l'istituzione dell'autonomia scolastica, delle funzioni-obiettivo (o "funzioni strumentali"), delle RSU, nella realtà della scuola italiana, per non annoiare troppo i lettori. Mi interessa invece approfondire altri aspetti.

Voglio comunque esporre la mia opinione in breve.
Gennaro Carotenuto - 05-10-2006
Dallo Speciale Il tempo e la storia


E' in uscita un'altra pansata. Questa volta si chiama addirittura La grande bugia. Le sinistre italiane e il sangue dei vinti**.
La grande bugia sarebbe la Resistenza. Tra lo spellarsi le mani di tutte le ...
Conbs - 05-10-2006
I docenti inidonei all'insegnamento per motivi di salute non festeggiano la Giornata mondiale degli insegnanti non perchè non si sentano insegnanti e non affianchino nella didattica ogni giorno i docenti curriculari, ma perchè la Finanziaria 2007 non ...
CIP - Direttivo Nazionale - 03-10-2006
LA POSIZIONE DEI CIP SUI PROVVEDIMENTI PER LA SCUOLA

I C.I.P., Comitati Insegnanti Precari, esprimono forti riserve sui provvedimenti per la scuola contenuti nella finanziaria del 2007 varata dal governo Prodi.

Innanzitutto - ...
Comitato di Firenze - 03-10-2006
Il governo di centro-sinistra vuole regalare 100 milioni di euro alle scuole private!!

L'art. 33 della Costituzione, la cui attualità milioni di cittadini con il voto referendario hanno recentemente riaffermato in particolare per quanto riguarda ...
Cosimo Scarinzi - 02-10-2006
Tagli dell'organico e delle retribuzioni

Dopo aver prospettato sfracelli inenarrabili per quanto riguarda la scuola pubblica, il governo, ricorre al classico sistema: sventola una carota che pare appetitosa (la promessa di 100.000 assunzioni in ...
Lorenzo Picunio - 02-10-2006
LE SCUOLE CHE HANNO COMBATTUTO CONTRO LA "RIFORMA" MORATTI E PER LA QUALITA' DELL'ISTRUZIONE PUBBLICA SOSTENGONO SCUOLE DEL TERZO MONDO.

OGNI INSEGNANTE, GENITORE, STUDENTE CHE LOTTA PER LA SCUOLA DI TUTTI IN ITALIA SOSTIENE LA SALUTE, L'ALFABETIZZAZIONE, LA QUALITA' DELLA VITA DI UN BAMBINO DEL TERZO MONDO.


Questo appello viene dall'associazionismo della scuola italiana, contro ogni "chiusura" egoistica; invitiamo a metterlo in circolazione, in forma "povera", senza foto né stampe a colori, ma soltanto con siti, indirizzi e conti correnti postali delle associazioni, delle istituzioni internazionali e delle O.N.G.impegnate a sostegno dell'educazione. Aggiungere, potendo, altri nomi ed indirizzi e far circolare via web, ma anche per ogni altro canale.

Molti insegnanti, genitori e studenti.


Due possibilità.............
Gemma Gentile - 02-10-2006
Tra "forbice" e "cacciavite" è meglio per la Scuola la "demolizione controllata" della legge 53 e dei suoi decreti attuativi!

Ammettiamolo: abbiamo trascorso giorni di grande paura. Una forbice gigante minacciava di avvicinarsi alla scuola, per spazzar via le povere risorse di cui ancora dispone, dopo che è stata ridotta quasi sul lastrico negli ultimi anni.
E' stata una minaccia vera, oppure era solo uno strumento per spingerci ad ingoiare più facilmente pillole più leggere, ma comunque sgradite? Non possiamo saperlo con esattezza.
Ad ogni modo, appare che ci sia stata una forte riduzione dei tagli preventivati di fronte alle proteste provenienti dal movimento per la Scuola (il più grande elettore del preteso "governo amico" in tutta Italia), dai sindacati e dai cosiddetti partiti "radicali" presenti nel Governo. Le notizie sono comunque ancora molto confuse, anche a causa dello sciopero dei giornalisti.
Da quanto emerge, possiamo affermare che, dopo il primo sospiro di sollievo, appaiono lentamente uno alla volta gli elementi negativi della manovra:

1) l'innalzamento degli alunni per classe è stato contenuto, rispetto all'enunciato iniziale, ma è stato comunque confermato (forse 0.4) e non sappiamo che ripercussioni ciò potrà generare sulla scuola,
2) è stato introdotto in finanziaria l'obbligo a 16 anni; ciò è discutibile sotto un duplice aspetto:
a) di metodo, in quanto è vergognoso e antidemocratico imporre le riforme attraverso la finanziaria;
b) pare che si sia contrabbandato come elevazione dell' obbligo a 16 anni l'imbroglio della Moratti, cioè l'obbligo formativo, riconfermando l'alternanza scuola-lavoro per questa fascia di età; in tal caso avremmo addirittura un arretramento rispetto al governo di centro-destra che lo aveva innalzato a 18 anni,
3) le 150.000 assunzioni dei precari in tre anni, più volte dichiarate e poi ritirate, e poi ancora riconfermate, pare che siano condizionate ad un cambio delle graduatorie, ancora tutte da verificare,
4) sono stati operati ulteriori tagli ai Comuni, già impoveriti da Berlusconi e ciò non potrà che ripercuotersi sullo stato sociale ed anche sulla Scuola,
5) pare che il rafforzamento dell'autonomia comporterebbe il demandare agli istituti le spese per il funzionamento amministrativo e dei servizi, per le supplenze, ecc., cosa che rafforzerebbe la disparità tra scuola e scuola e il caos attuale.

Ma, anche se i tagli fossero minimi, la cosa più grave, indecente e vergognosa è che questo Governo, eletto con grandi speranze dal popolo della Scuola, avrebbe avuto il dovere di operare esattamente all'opposto, finanziando la Scuola, già rapinata da quello precedente.
Bene ha fatto la Flc Cgil a dare rilievo alla relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria dello scorso anno. Ben duecento pagine di questa sono dedicate al MIUR. Dalla loro lettura emergono tutte le bugie della Moratti.
Non avendo la riforma ricevuto da Tremonti il finanziamento necessario , il Ministro di allora ha disinvoltamente stornato fondi degli altri capitoli dell'Istruzione per utilizzarli ai fini dell'attuazione della legge che le stava a cuore. Con una gestione per così dire "disinvolta", l'ex ministro Moratti ha fatto crescere il "mostro-controriforma" parassita che ha inghiottito così fior di quattrini per pagare tutor, esperti vari, corsi di formazione, ecc., tagliando contemporaneamente tempo-scuola, tempo pieno, cattedre, insegnanti di sostegno, strumenti e materiali per l'insegnamento, lavori nell'edilizia scolastica, stipendi dignitosi, ecc.
Alla luce di questi dati risulta ancora più indecente il tentativo di Padoa Schioppa di tagliare dal bilancio le spese della Scuola, come se fosse un ramo secco.
A questo proposito, innanzi tutto va ribadito che la Scuola statale è un Istituto Costituzionale, che educa e istruisce i cittadini e quindi non può essere assimilata in nessun modo alle regole di efficienza dell'impresa. Pensare addirittura di punire la Scuola perché inefficiente, secondo l'OCSE, come ha ventilato Schioppa con la prima versione della Finanziaria, quando essa è stata posta in ginocchio da chi l'ha rapinata, è davvero da irresponsabili.
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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