Anno scolastico 2004-2005 - mese di luglio
Corrado Mauceri - 22-07-2005
La Corte Costituzionale non ha dichiarato la legittimità costituzionale del decreto Moratti sulla scuola dell'infanzia e sul primo ciclo, ha soltanto confermato la competenza dello Stato.

Nei giorni scorsi alcuni organi di stampa hanno dato la ...
Francesco Di Reda - 21-07-2005
L'argomento è tratto dalla "Gazzettadelmezzogiorno" del17/07/2005

E' mai possibile che in una classe di 21 ragazzi,
ben 8 vengano respinti all'esame di maturità
e altri 7 passino con il minimo sufficiente???

Significa che 15 ragazzi su 21 ...
Francesco Scaramuzzi - 21-07-2005
Dai resoconti ufficiali del Senato della Repubblica

Un d.d.g. del 17.02.2002 bandiva in Puglia il corso concorso per Dirigenti scolastici riservato a docenti che avessero ricoperto un incarico di Presidenza per almeno 3 anni (n. 180 giorni per ...
Lucio Garofalo - 21-07-2005
Una paurosa spirale di morte e distruzione ha avvolto l'intera umanità, senza risparmiare più nessun popolo: è la spirale "guerra-terrorismo" così come è stata convenzionalmente definita.

Tuttavia, tale apparente dicotomia non costituisce e non ...
Maurizio Tiriticco - 20-07-2005
Confesso che non mi ha sorpreso più di tanto l'attacco del Presidente del Senato al Consiglio Superiore della Magistratura: è l'ulteriore conferma della vocazione politica della attuale maggioranza, assolutamente sprezzante delle regole della ...
Laura Tussi - 19-07-2005
Il disagio esistenziale e il senso di impotenza.

Il valore dell'attribuzione di senso e significato al mondo


I ragazzi difficili presentano limiti all'attività intenzionale di attribuzione di senso e significato al mondo e alla realtà nel pensare la propria collocazione rispetto agli altri. Questi limiti dell'intenzionalità provocano nel ragazzo un'idea di impotenza di sé di fronte al mondo e di nullità. Questo tipo di percezione è caratterizzata da un "eccesso di mondo" o da un "eccesso dell'io". Il mondo continua a sfuggire ad un fittizio potere sulla realtà, nonostante un io che si considera onnipotente, causando una frustrazione assidua del sentimento di onnipotenza e suscitando la sensazione di un baratro, di un vuoto, un'angoscia incolmabile rispetto ai ripetuti tentativi di fagogitazione universale votati all'insoddisfazione. Nei ragazzi difficili si percepisce un senso di avvilimento, di rinuncia e di fatalismo che caratterizza la loro esistenza. Anche gli atteggiamenti provocatori, spavaldi, rivendicativi rispetto al proprio modo di vivere manifestano, ad uno sguardo entropatico, un acuto senso di insoddisfazione che scaturisce dalla sostanziale incapacità di attribuire un senso alla propria vita. Occorre ripensare la percezione del ragazzo difficile che manifesta questa onnipresente sensazione di nullità del sé. Il ragazzo a disagio in difficoltà non è una persona appagata e soddisfatta del suo comportamento antisociale, ma si rivela alla ricerca di un modo per non sentirsi completamente e definitivamente oppresso dal senso di impotenza. Dunque il comportamento irregolare e "difficile" pare essere il risultato di una visione della realtà focalizzata su una modalità distorta di considerare e percepire la correlazione tra l'io e il mondo, producendo così un senso di nullità del sé che comporta una finalità sostanziale della rieducazione, ossia la costruzione di un ottimismo esistenziale.
Aldo Ettore Quagliozzi - 19-07-2005
" ( ... ) perché se Berlusconi ha, come dicono, carisma, sia pure in via di evaporazione, e col carisma weberianamente si modificano le coscienze, allora forse in questi anni, in questi vent'anni di berlusconismo prima imprenditoriale - ( ... ) - e ...
Francesco Mele - 17-07-2005
BOZZA DI LAVORO
PER LA SCRITTURA CONDIVISA DI UNA
LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
PER UNA BUONA SCUOLA





luglio 2005
Gianni Mereghetti - 17-07-2005
Carissima Oriana Fallaci,
mentre leggevo il suo testo dal titolo "IL NEMICO CHE TRATTIAMO DA AMICO" mi è corsa alla mente l'immagine di una studentessa mentre mostrava alla commissione degli esami di stato ...
Ilaria Ricciotti - 16-07-2005
Ogni giorno siamo costretti ad assistere a molte angherie, violenze, drammi personali, sporcizie di ogni genere.

Ogni giorno l'adrenalina sale, sale, sale sempre più.

I cuori di cartavelina però non rimangono indifferenti alla fame, alle ...
Alba Sasso - 15-07-2005
Gruppo DS -Ulivo della VII Commissione della Camera.

Alba Sasso, Giovanna Grignaffini, Walter Tocci, Andrea Martella, Carlo Carli, Giovanni Lolli, Gloria Buffo, Piera Capitelli, Franca Chiaromonte.


Il decreto sul precariato.

Dopo ...
Gianni Mereghetti - 13-07-2005
ALLE STUDENTESSE E AGLI STUDENTI
CHE HANNO SOSTENUTO GLI ESAMI DI STATO

Carissimi,
la vera novità di questi esami siete stati voi, e la ragione è semplice, avete messo in campo voi stessi, la vostra criticità, la vostra ...
Ilaria Ricciotti - 12-07-2005
Dedicata a Rosaria e a tutti gli studenti che conseguiranno il diploma di maturità


Cara Rosaria, ti auguro con il cuore
una vita piena di soddisfazioni e d'amore.

Una vita di cui tu possa sentirti sempre fiera,
una vita di valori, ...
Giuseppe Aragno - 12-07-2005
Si sa. Sono anni che i "Democratici di Sinistra" cercano "casa" e "chiesa". Una ricerca disperata.
Antimarxisti feroci dopo lunga e retribuita milizia marxista, antistalinisti dopo lunghi silenzi sui gulag, pellegrini sulla terza via negli anni ...
Laura Tussi - 11-07-2005
La perdita del territorio e l'alienazione del soggetto. La didattica del giardino-territorio: mediatore di relazioni tra individui.

La rivoluzione industriale annulla la distanza tra città e campagna, avviando la perdita, la scomparsa del paesaggio naturale, fisico, e, di conseguenza, l'annientamento del valore autentico del giardino e della capacità stessa di leggerne i segni, i simboli, i richiami, le metafore, le allegorie, le alchimie...
Il '900 annulla il giardino e lo ricrea a suo modo, delineando un lavoro sul paesaggio antropico, costruito dall'artificio, per cui, attualmente, non risulta ormai possibile collegare il giardino con l'arte del paesaggio, vedendolo come disse Benjamin, chiuso come una stanza ed aperto come il mondo, nell'epoca della riproduzione tecnica su larga scala, ricostruendo e vagheggiando in esso la formalità dell'armonia, della bellezza, poiché non ispira più come corpo vivente inserito nel tessuto territoriale, ma risulta meramente una struttura formale, disancorata, avulsa dal contesto ambientale originario, non costituisce ormai un punto di ricognizione peculiare relativo alle problematiche della territorialità. Esistono collegamenti, nessi, rapporti stretti, relazioni tra i giardini dei morti, dell'Ade, dell'oltretomba, come ambienti d'oasi, di rimembranza nel richiamo profondo con l'arte totale di costruire il territorio e suscitare, ripristinare la celeste corrispondenza d'amorosi sensi, con i trapassati nell'ultraterreno, così considerando il sogno della terra e del paesaggio in tutte le sue forme ed i suoi percorsi, si mantiene il riferimento tra cultura materiale e spirituale, con il grande immaginario archetipico, senza disarticolare il giardino dall'idea ancestrale originaria di matrice, come moltiplicazione all'infinito dell'immaginario mitologico, leggendario, narrazione fantastica ed interpretazione del territorio, con i suoi fenomeni naturali e soprannaturali, che si esprime in modo multiforme, proteiforme, camaleontico interagendo tra forme di giardino pensato, premeditato, rappresentato attraverso l'arte o realmente costruito, architettato, inserito in giochi di rimandi non scindibili dal tutto, ma miscelabili, amalgamabili.
Antonino Drago - 11-07-2005
1. Studiare la guerra per fare la pace? Le Accademie militari

Dobbiamo tenere presente che c'e' un'Universita' per la guerra: tutte le Accademie militari e le Scuole superiori militari (di guerra, della polizia, ecc.) pretendono di essere al livello universitario. E non hanno problemi a studiare la guerra, perche' sono convinte che solo cosi' i professionisti seri possono fare la pace.
Inoltre occorre tenere presente che c'e' anche un'Universita' civile che e' direttamente legata alla guerra. Non tanto in Italia, ma negli Stati Uniti e nelle grandi nazioni l'Universita' viene assorbita dalla ricerca militare, cioe' per la guerra. In Usa una gran quantita' di persone lavora alla corsa agli armamenti (su una popolazione di 187 milioni l'1% e' dipendente del Pentagono). Attualmente i fondi destinati allo scudo spaziale sono talmente tanti, che chi decide di non aderire, commette una sorta di suicidio accademico, restando in svantaggio sia nei fondi per il suo campo di ricerca, sia per la propria carriera.
sulla rivista dei fisici americani Physics today", e' comparso un interessante articolo: un editoriale di Charles Schwarz, che e' un noto fisico, impegnato per la pace (2). Le sue considerazioni erano molto sconsolanti: ci sono diversi modi di collaborare con i militari. Il primo e' lavorare a pieno tempo per i militari; negli Usa degli anni '80 la meta' degli scienziati lo faceva (3). C'e' poi un'altra maniera, quella di fare i consulenti per i militari. E ce n'e' un'altra ancora: fare i consulenti per i partiti sulle questioni militari. "Infine c'e' un altro modo (dice Schwarz), di cui mi sono reso conto con sgomento da poco, che e' quello di insegnare fisica all'Universita'. Io insegno a Berkeley, in California, dove la meta' dei fisici che si laurea viene poi assunta dai militari. Allora mi chiedo: come insegnante universitario di fisica, di chi sono al servizio, di una cultura civile o di una cultura militare? I militari, che hanno bisogno di molti fisici usano l'Universita' civile per risparmiare soldi; di fatto questa mia Universita', per meta', serve ai militari. Allora, la domenica io posso anche partecipare alle marce per la pace, ma se gli altri sei giorni lavoro in definitiva per i militari, che senso ha la mia attivita'? Io non ho risposta. Pero' quantomeno pongo il problema" (Ha poi pubblicato una serie di opuscoli per mettere in guardia gli studenti dall'impiego militare).
Giuseppe Aragno - 09-07-2005
La violenza è nelle cose e nella nostra storia, tant'è che a percorrere le vicende della storia ci si accorge che la parola pace ha senso solo in alcune fasi della vicenda umana di questa o quella gente, fasi limitate nello spazio e nel tempo, in cui o la politica impedisce che siano presenti le condizioni che producono la guerra o la guerra stessa le ha temporaneamente rimosse.
Se questo è - e mi pare difficile negarlo - non una pace vagheggiata fuori dalle condizioni in cui è possibile vivere in pace, non l'utopia pacifista, non la risposta militare rimuoveranno le cause della violenza con cui ci colpisce il nemico in una guerra che abbiamo dichiarato e neghiamo di combattere.
Lucio Garofalo - 09-07-2005
Chiarisco subito un concetto che deve costituire un punto fermo e inamovibile: il nuovo attentato terroristico che ha devastato Londra rappresenta un orrendo crimine commesso contro l'intera umanità, soprattutto contro la parte più umile e indifesa del genere umano.

Voglio urlare con forza il mio sdegno morale contro atti che rivelano soltanto una ferocia assassina ed una raccapricciante efferatezza, e non sono certo utili alla causa degli oppressi o dei diseredati del pianeta, anzi non è ravvisabile alcun vantaggio per i più deboli e miserabili. Caso mai vi si annidano gli interessi affaristici e miliardari di qualche oscuro centro di potere sovranazionale.

Comunque, per comprendere simili fenomeni non servono analisi di carattere dietrologico, ma occorre sforzarsi di compiere una valutazione il più possibile lucida ed obiettiva dei fatti e delle conseguenze. Occorre chiedersi: cui prodest, a chi giova tutto ciò?

A chi giovano, dunque, queste azioni criminali e stragiste che, per la loro tipologia, mirano a colpire in modo indiscriminato le masse popolari, non certo bersagli ben precisi e individuati, tanto meno i sedicenti "decisori" superblindati del G8.

Uno degli effetti più immediati è stato quello di stravolgere l'agenda politica del summit scozzese, ponendo al primo punto il tema della sicurezza e della "guerra al terrorismo", così da ridare fiato e slancio alla strategia della "guerra preventiva" (o "guerra globale permanente") imposta dall'intellighenzia neoconservatrice che ispira l'amministrazione nordamericana. Una strategia che ormai attraversa una grave crisi di consensi a livello internazionale, e spera in una ripresa e in un recupero di immagine e di risorse finanziarie.

Emanuela Cerutti - 08-07-2005
Giovedì, 13.50. Ricevo dalla newsletter quotidiana "La nonviolenza è in cammino", supplemento dei giovedì:

La guerra a Londra

Quanto sangue dovra' ancora scorrere per capire che una e' l'umanita', che la guerra, in qualunque sua forma, e' ...
Virginia Mariani - 07-07-2005
Dopo un anno scolastico durante il quale, fra l'altro, ho insistito sull'eliminazione della scolorina, che rende sì eleganti i documenti ma li invalida, una mia alunna ha consegnato il suo tema decorato qua e là da piccoli stucchi bianchi, ...
Forum insegnanti - 07-07-2005
In un contributo precedente, pubblicato su Fuoriregistro, avevamo segnalato un nostro intervento nel forum della "Fabbrica del Programma", constatando, con stupore, la presenza in quel sito di un articolo di Padre Mario Reguzzoni favorevole alla ...
Adriana Ranallo - 07-07-2005
Pongo questa domanda: che fine fanno le otto ore di scienze nella scuola media che la ministro Moratti ha aggiunto alla cattedra di matematica e scienze nella prima media? come vengono pagate? chi deve pagarle? come vengono liquidate?
L'anno ...
Laura Tussi - 07-07-2005
L'istituzione scolastica, in primis responsabile della trasmissione di memoria storica contemporanea.

Per lavorare come insegnanti a scuola in progetti riguardanti la storia contemporanea e la memoria storica occorre affrontare in modo critico l'uso pubblico delle fonti e dei documenti che testimoniano gli eventi storici. La scuola per molto tempo ha trasmesso la storia patria: un processo finito, compiuto. Sicuramente l'istituzione scolastica ha perso una centralità educativa di comunicazione di molte informazioni e conoscenze che attualmente sono retaggio specifico dei massmedia, anche perché gli insegnanti usano moltissimo gli strumenti visivi, sapendo che consistono in rielaborazioni anche rispetto ai documenti che citano, perché spesso il commento di un documento storico viene elaborato sulla base delle immagini che si sono trovate a disposizione, e non necessariamente con quelle più convergenti e congruenti rispetto al contenuto specifico da trasmettere. Poiché l'impatto visivo è emotivamente molto più alto rispetto al messaggio verbale, i media hanno compiuto un'operazione che contraddice in parte anche quello che i sociologi ottengono come risultato delle inchieste, perché mai come negli ultimi anni si sono riprese parti, frammenti, momenti della nostra storia con annesse reinterpretazioni, adattando certi aspetti ed estrapolandone altri dal contesto, e si è compiuta così un'immensa operazione di memoria collettiva. Dunque si è passati da una fase in cui la memoria della seconda guerra mondiale, della resistenza, dell'internamento, della deportazione, del complesso fenomeno concentrazionario nella sua globalità, erano rievocati, rammentati, rimembrati dai testimoni in ambiti e contesti collettivi e socioculturali, alla fase in cui è stata elaborata dalla storiografia, come è giusto, fino ad approdare a questo ultimo stadio di ricerca in cui è soprattutto il documento ricostruito con tutte le componenti necessarie della drammatizzazione, a volte persino della fiction, che hanno veicolato una certa memoria. Occorre anche considerare le memorie di vita, le narrazioni autobiografiche, pluralità di memorie del contesto storico che contiene esperienze plurime e diverse, mentre molto spesso si individua in un personaggio, in un evento, in una giustificazione il senso della storia ed in questo uso pubblico e decisamente politico della storia è subentrato un grande coinvolgimento che non ha ottenuto altro che un dibattito di contrapposizioni. Sono legittime le posizioni ed opinioni di storici cosiddetti revisionisti, che contrastano la visione della resistenza connessa strettamente alla nostra democrazia e che attua un vero riferimento ai testimoni ancora in vita, militanti nell'associazionismo storico culturale (ANED ANPI) ed alle vittime, con reali interpretazioni. Esiste una differenza tra queste due modalità e visioni interpretative di leggere la storia più recente del nostro Paese, che consiste appunto nell'opinione anche di storici relativa al lavoro storiografico: il parere può essere formulato sulla base di ipotesi, di ideologie e convinzioni, mentre la storia si costruisce in base alla fonte dei documenti, per cui si parla di uso pubblico della storiografia, perché il documento viene messo in secondo piano e si preferisce elaborare riproposizioni dell'accaduto sulla base di un'interpretazione che spesso non fa riferimento ai documenti a disposizione, vale a dire le fonti normali, cartacee, testimonianze, memorie raccolte ed elementi visivi che nel lavoro dello storico vanno tenute insieme per essere lette ed interpretate globalmente ed utilizzate criticamente.
Perché ci soffermiamo tanto sulla costruzione di memoria storica? Non esiste solo il problema di motivare i ragazzi all'apprendimento della storia, perché questa materia, per sua definizione, è una disciplina nomotetica. Non è un caso che la discussione di una riforma della scuola si sia poi focalizzata sul programma e sul curricolo di storia.
La storia è anche educazione alla convivenza civile di un Paese ed allora questo termine della responsabilità della memoria, emerso dalle interviste dei docenti che partecipano alle ricerche di memoria ed insegnamento della storia, è un tema della responsabilità educativa che riemerge attualmente con molta evidenza all'interno del corpo docenti anche con la prova dell'autonomia della scuola, dove il ruolo dell'insegnante diventa necessariamente di scelta, di orientamenti di indirizzi, di contenuti e di organizzazione collettiva della dimensione scolastica, concedendo, trasmettendo ai ragazzi, gli strumenti per costruire, riabilitare la memoria al fine nobile di interagire con essi tra passato, presente e futuro, da interiorizzare come responsabilità educativa primaria, al pari della costruzione di tematiche rigorose della storia. I docenti sono organizzatori di sapere nella loro funzione specifica e nel caso della storia contemporanea e soprattutto nel caso della seconda parte del novecento, diventano attori primari degli eventi trascorsi e testimoni principali degli avvenimenti che raccontano e trasmettono perché vissuti in prima persona in un contesto storico globale. Gli insegnanti prima di affrontare un lavoro congiunto con gli studenti, relativo alla memoria storica, devono compiere un lavoro molto serio sul concetto di memoria. In un momento epocale per cui molti individui si sentono singoli ed isolati, perseguono l'interesse personale e non collettivo, vivono in situazioni estreme di solitudine esistenziale, intellettuale e sociale, avere memoria significa assumersi la responsabilità della propria vita ed anche di un modo di esserci di esistere, di partecipare, nel processo storico che viviamo. Il coraggio della memoria, vale a dire andare alla ricerca della storia non è di per sé un fatto che ci porta a valutare anche il presente. I fatti della storia sono sempre la conseguenza e la continuazione di altri eventi, altri avvenimenti, e quindi non è possibile ignorare una parte del passato se si vuole pensare al presente e proiettarsi nel futuro. Quando si parla di storia contemporanea si dimostra la fortuna della ricerca di atti, di fatti e testimonianze che offrono certamente agli storici la possibilità di valutare e di trasmettere queste esperienze e dati di ricerca ai giovani. Negli incontri dei testimoni della resistenza con i giovani si è maturata negli anni una maggiore consapevolezza e coscienza storica. Sostiene Giovanni Pesce Presidente Nazionale dell'ANPI :"Noi abbiamo vissuto esperienze tali, che rievocate oggi, mi danno l'impressione di essere al di fuori della mia persona. Riconosco i fatti, cito i casi, i dati, i protagonisti, ma talvolta avverto la sensazione di stare seduto in una platea e di vedere questi eventi rappresentati in palcoscenico. Con lo scorrere degli anni non si prova più la passione, l'emozione che cresceva dentro di noi in passato e forse i fatti risultano forse anche più chiari, più luminosi ed il discorso, il dialogo, anche con gli insegnanti difficilmente riporta alle singole esperienze personali". Gli eventi si considerano in una dimensione diversa ed in qualche caso con cartine geografiche o film si riescono ad approntare dibattiti estremamente vivaci che riportano alla memoria non solo i fatti, gli avvenimenti, ma i motivi, le cause. Gli aspetti ignorati maggiormente sono i documenti che precedentemente, all'inizio della guerra, durante il conflitto, sono stati emessi e che denunciano, in primo luogo come gli eventi bellici si sono verificati per certi obiettivi (l'accordo prima con la Germania, poi con la Germania ed il Giappone). Questo disegno strategico in atto che i partigiani, oggi testimoni, non riuscivano allora a comprendere bene, mentre si viveva l'evoluzione dei momenti bellici, ha portato poi, col tempo, e per le modalità in cui si è svolta la Grande Guerra, ad intuire che la strategia bellica era mortale per l'intero globo. Quando l'esercito tedesco è giunto al Volga e si è bloccato a Stalingrado, in quel momento si è capito che se Hitler avesse vinto quella battaglia e fosse riuscito ad ottenere i petrolio del Caspio, probabilmente la guerra avrebbe assunto una dimensione diversa. Il fatto che i giapponesi abbiano attaccato nell'Indocina e nella Cina, il ricongiungimento di tale disegno strategico degli eserciti fascisti che volevano dominare il mondo, oggi se avesse vinto, avrebbe creato una terribile situazione di regresso per l'umanità. E allora qual è stato poi il motivo, la ragione per cui, battuti il nazismo ed il fascismo, rotto il patto antifascista, si è cercato, in anni che sono diventati terribili, bui, dopo la guerra, di dimenticare o di far dimenticare i risultati ottenuti con la resistenza, con il movimento antifascista. Il disegno era questo: il mondo occidentale era diviso in due ed allora bisognava recuperare la Germania, il popolo tedesco che diventava importante per l'occidente. E allora ecco nascondere i fascicoli che riguardavano le stragi avvenute in Italia, in Francia e nei Balcani, e di cercare di ignorare che la guerriglia partigiana e la lotta antifascista avessero portato questo aspetto alla società moderna, all'Italia di oggi, alla Repubblica. Infatti attualmente quelli che tendono ad ignorare questi aspetti tentano di nascondere i motivi per i quali è scoppiato il conflitto per cui il mondo diviso in due doveva produrre certi effetti. E' importante ricercare nei documenti (i giornali, le biblioteche, nei ministeri) tutto ciò che può far comprendere come si viveva allora, quali erano le ragioni fondanti per cui si è organizzata la resistenza, si è combattuto contro il fascismo. L'aspetto più qualificante della storiografia è andare alla ricerca delle memorie per la possibilità del pensiero di ricordare, di rielaborare, di parlare, di proferire il passato, l'accaduto... ma questo non basta perché è evidente che poi le memorie vanno inserite in un contesto unitario, storico comune: questa è la funzione primaria della scuola. L'istituzione scolastica è la prima forma sociale che l'individuo incontra nel suo percorso di formazione ed in cui si plasma l'avvenire delle future generazioni.
Pino Patroncini - 06-07-2005
E' stato prodotto nei giorni scorsi un nuovo disegno di legge sullo stato giuridico. Si tratta del cosiddetto disegno di legge di maggioranza. Infatti tutti ricorderanno che in precedenza i disegni di legge erano due: uno Santulli (Forza Italia) e ...
Gennaro Capodanno - 06-07-2005
COMUNICATO STAMPA

Concorso per dirigenti scolastici: a Napoli graduatorie estive
Capodanno: "La direzione regionale scolastica ignora le leggi "

" Tutto come nello stile oramai "storico" della direzione regionale scolastica della Campania, ...
Vincenzo Brancatisano - 06-07-2005
Riceviamo e pubblichiamo da www.vincenzobrancatisano.it

Lo scandaloso criterio era stato introdotto dalla Legge 143 del 2004

Docenti precari, il Tar di Catania, con una sentenza di merito e non con un semplice provvedimento cautelare, ha ...
Redazione - 05-07-2005
Pubblichiamo due interventi, tra i molti che girano in rete, sull'argomento: uno è favorevole e l'altro contrario. Il tema, comunque, è estremamente importante e vale la pena soffermarsi un po' a riflettere, soppesando e mettendo a confronto le diverse posizioni. Per sapere cosa succederà nelle nostre tasche, ma più ancora, quale stato sociale va d'accordo con le Riforme in atto, pensioni comprese.
Gianni Mereghetti - 04-07-2005
Se valutare uno studente fa parte di un rapporto educativo si deve riconoscere che è più abilitato a farlo correttamente chi è coinvolto con lui. Certo siccome valutare non è un meccanismo, il problema "non è che il sentimento venga eliminato, ma che sia al suo posto giusto". Ed è questo il dramma di ogni valutazione, ma anche il suo fascino e il suo essere contingente! Ma che cosa vuol dire che il sentimento sia al posto giusto in una valutazione? Che quella valutazione sia per il bene dello studente, il che lo sa più un insegnante che gli ha vissuto insieme per alcuni anni che non un estraneo! Che poi gli insegnanti debbano identificare conoscenze, capacità e competenze in un numero che va dal 60 al 100 sfugge ad ogni criterio educativo.
Giuseppe Aragno - 04-07-2005
La mia vita da lontano: fili sospesi nel vuoto. Ci cammino come un funambolo stanco che oscilla, si ferma e va avanti, stretto tra il timore di cadere e il bisogno di muoversi, tra la paura di aprire gli occhi e il bisogno di spalancarli per giungere, passo dopo passo nel tempo che gli è dato, dove conduce la strada segnata dai fili. Prima o poi verrà la notte a coprire d'ombra il mio spazio e il mio tempo. Un funambolo sa bene che un giorno cadrà. In piedi su un filo non si può stare mai del tutto fermi ed è impossibile muoversi con passo spedito. Si sta e si va, come un'onda che ruota spinge un'onda e poi un'altra: ciascuna al suo posto e tutto il mare in moto. Si sta e si va, adattandosi alla fatale delusione che ogni equilibrio comporta. Poi uno squilibrio pone fine al viaggio.
La guardo la mia vita - solo così posso farlo - passando per il filtro misterioso della memoria. Ho un punto di vista, un osservatorio precario e l'unico possibile: il futuro subito passato che diciamo presente. Di là guardo il futuro diventato passato: mi scorre davanti, istante dopo istante, e mi meraviglio: è di nuovo un'attesa che andrà delusa.
No, non gioco con le parole.
Il futuro, quale che sia stato, sogno, speranza, incubo o illusione, non ha mai avuto il volto del presente e non è stato mai fermo un istante, mai ne ho colto l'anima, mai l'ho fissato in una successione di fotogrammi. Se n'è andato come un sogno all'alba e mi resta il passato, un sedimento di sogni, un baleno d'illusione, il sapore amaro della delusione, il mito perduto e una triste consapevolezza: indietro non si torna se non con le parole di un racconto.
Torno indietro, quindi. Narro, cantastorie di me stesso, il respiro del tempo: il breve mio tempo di uomo affannato e quello profondo e cavernoso dell'umanità; torno indietro e colgo intrecci impensati, un mondo dentro un altro, come se guardassi una goccia d'acqua al microscopio; torno indietro, ordino eventi, individuo legami, sequenze logiche di cause e di effetti, incontro il caso cinico e beffardo, scelgo nel tempo ciò che penso stia fermo e ciò che pare che avanzi e trascorra cambiando. Cantastorie di me stesso, torno indietro e scrivo: storie nella storia.
Dal mio punto di vista, aperto su un mondo di pupi sorretti da fili, sono fortunato: non so bene per quale inganno ottico, i fili io li ho sotto i piedi. Cantastorie di me stesso, mi reggo da solo e non sono sorretto. Li vedo sospesi nel vuoto, i cavi sottili sui quali ho vissuto e torno ai sussulti di panico, ai soprassalti d'orgoglio, alle rivolte sedate, alla rassegnazione rifiutata, ai patti con me stesso, ai compromessi, all'eterna paura di cadere cercando un equilibrio nuovo. Sono lì, davanti a me, sono io che guardo me stesso su fili che intrecciano fili, e li riconosco: la mia storia e quella di un mondo nel quale hanno vissuto insieme quattro o cinque generazioni, ciascuna col suo tempo, tutte in un unico tempo, entrando o uscendo una ad una dal tempo dell'altra. Ho un figlio, potrei avere un nipote, ho visto uscire dal mio tempo mio padre che non aveva più tempo. Non c'è stato, ma poteva esserci, il tempo di mio nonno che non ho conosciuto. Eppure l'ho visto così presente nella mia infanzia - me ne hanno parlato a lungo mille cantastorie di se stessi - che senza incontrarlo ho ricavato dal tempo suo il senso misterioso della storia che regola il mio oscillante cammino sui fili. E storia del resto era la vita di quel nonno sconosciuto e affascinante che mio padre mi narrava quand'ero bambino.
Lucio Garofalo - 04-07-2005
L'operazione mediatica denominata "Live 8" è l'ennesima iniziativa sbandierata come un evento filantropico ed umanitario, con uno scopo liberale quanto pragmatico (almeno stando agli intenti dichiarati ed alle enunciazioni di principio) quale la ...
Aldo Ettore Quagliozzi - 03-07-2005
"Tornare in America dopo un'assenza di sei mesi equivale a trovare una nazione rinsavita dal confronto con la realtà.
La realtà dell'indebitamento e dei posti di lavoro perduti. La realtà della Cina in ascesa. Soprattutto, la realtà dell'Iraq. Serve ...
Grazia Perrone - 03-07-2005
Formazione forzata per tutti gli insegnanti in esubero si chiede, retoricamente, la FLC-Cgil nel suo sito ufficiale?
Ebbene la risposta è sì ... basta leggere l'articolo 3, comma 4 del decreto legge n. 115 relativo all'immissione in ruolo di, ...
stefano maschietti - 02-07-2005
Le assunzioni differite e le Scuole di formazione che verranno

Sul Corsera del 25/06 abbiamo letto con approvazione l'analisi di Sabino Cassese, che lamentava la mancata promozione dei meritevoli nei ranghi della pubblica amministrazione. E non ci ...
Redazione - 02-07-2005
Segnaliamo dal sito Treccani Scuola :

Mentre l'Esame di Stato è in corso di svolgimento, proponiamo alcuni interventi che riflettono sulla preparazione degli studenti al termine della scuola. Un saggio di Raimondo Bolletta sulle nuove competenze ...
Laura Tussi - 01-07-2005
Come colloca la Sua storia di formazione rispetto al personale impegno politico e culturale?

Appartengo ad una generazione che ha scoperto la politica nel momento in cui praticamente scopriva la vita di relazione, lo studio, la musica, il fatto ...
galassia scuola
Spazio aperto alle riflessioni e alle opinioni personali su quanto avviene nella scuola in generale, nella nostra scuola in particolare, nelle piazze e nei palazzi in cui la scuola è all’ordine del giorno. Insegnanti, ma anche studenti, operatori, genitori … possono dar vita a un confronto su tematiche attuali, a patto che la discussione sia corretta.
Astenersi anonimi e perditempo!
La Redazione
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