Emendamenti in discussione
On. Piera Capitelli - 13-11-2004
Presento i miei interventi in aula nella Camera dei Deputati nel giorno 11 novembre 2004. Per motivi di tempo non ho potuto esprimere altre considerazioni in merito alla questione riguardante i dirigenti scolastici e sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Di seguito agli interventi allego i miei appunti.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intendo richiamare l'attenzione su una questione relativa ai dirigenti scolastici. La legge n. 59 del 1997 ha riconosciuto alle scuole l'autonomia didattica, finanziaria e organizzativa, e un successivo decreto ha attribuito alla funzione di capo d'istituto il ruolo dirigenziale.
La scuola avrebbe potuto far scaturire al suo interno profonde e positive trasformazioni e questo non è accaduto a causa della politica miope e contraddittoria di questo Governo, che non ha favorito né la cultura dell'autonomia, né il normale processo di progressivo affrancamento delle scuole dal ministero previsto dal decentramento della legge n. 59 del 1997. Quindi, dall'alto è stato impedito un reale processo di profonda e proficua innovazione e trasformazione della scuola.
Al processo di decentramento si è opposta una politica centralizzatrice della quale ha fatto le spese tutta la comunità scolastica ed in particolare la dirigenza. Essa è stata privata della sua autonomia e della sua libertà perché assoggettata, con la legge Frattini, alla gerarchia ministeriale, a sua volta strettamente legata al ministro. Ebbene, assoggettata a tutto questo, non è stata nemmeno premiata dal precedente contratto, che ha tolto anziché dare ai dirigenti scolastici. Noi chiediamo che venga riconosciuto che nella legge finanziaria ci sia una postazione per il rinnovo contrattuale dei dirigenti scolastici

[...]

PIERA CAPITELLI. Ho precedentemente approfittato dell'emendamento Guerzoni 14.2, di carattere generale, sui rinnovi contrattuali del pubblico impiego per introdurre e far capire a tutti quali sono le condizioni di lavoro del dirigente scolastico oggi. Tali condizioni di lavoro sono drammatiche e richiedono attenzione in quanto delle buone condizioni di lavoro dei dirigenti scolastici sono essenziali per la comunità scolastica.
La dirigenza scolastica - si diceva -, anziché valorizzata dalla legge sulle autonomie scolastiche, è stata privata della sua autonomia e libertà perché assoggettata con la legge Frattini alla gerarchia ministeriale, a sua volta strettamente legata al Ministero, e diventata bersaglio delle richieste ministeriali più assurde e spesso illegittime, soprattutto in ordine all'applicazione della legge Moratti.
Se aggiungiamo che la riforma Moratti con le sue originalità, per esempio i programmi fatti per legge, ha creato il caos nelle scuole e che a rendere conto all'utenza del caos delle scuole è sempre il dirigente scolastico, possiamo immaginare in quali difficili condizioni professionali si trovi oggi la categoria. Queste - come avevo voluto evidenziare nella discussione dell'emendamento precedente - sono le condizioni di lavoro difficili dei dirigenti scolastici.
Allora, viene da chiedersi: quale riconoscimento economico c'è stato per i dirigenti che hanno assunto tale grande onere, ossia la responsabilità di rispondere dei risultati? È stata adeguata la retribuzione a questo onere? No, con il precedente contratto i dirigenti non hanno visto un euro in più!
Noi chiediamo di sostenere questo articolo aggiuntivo perché anche in questa finanziaria non c'è un euro per recuperare il quadriennio contrattuale che è stato perso dai dirigenti scolastici. Quindi il nostro articolo aggiuntivo, che vi chiedo di approvare, è finalizzato a rendere giustizia non solo della mancanza di riconoscimento contrattuale dal punto di vista della retribuzione ma anche di condizioni di lavoro divenute ormai insopportabili per i dirigenti

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Capitelli 14.02, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge [...]


ALLEGATI

Tutto ciò evidenzia la logica di questa finanziaria per la scuola che non si preoccupa di sostenere l’essenziale, nella fattispecie la sicurezza per gli edifici scolastici e si dedica invece con accanimento a togliere quanto già preesiste.
Mi riferisco alla situazione delle scuole elementari. Ad esempio il progetto 2000 fu interrotto bruscamente nel 2001 e ora ulteriormente penalizzato dal comma 3 dell’articolo 16.
Il comma di fatto toglie gli insegnanti specializzati di lingua inglese nella scuola elementare, aderendo perfettamente alla propria politica dei tagli, e promuove una formazione rigida e coatta dei docenti di classe.
Vorrei ricordare che il progetto 2000 diede la possibilità di stipulare, nell’ambito dell’anno scolastico, contratti di prestazione d’opera con esperti in una lingua straniera, facendo raggiungere la copertura finanziaria del 100% alle classi II – III- IV – V e in gran parte fu esteso anche alle classi prime e ad alcune della materna.
L’amministrazione statale riuscì a disporre di circa 20 mila docenti formati nelle lingue comunitarie, attingendoli sia all’esterno come si è detto, ma soprattutto adottando sia una efficace strategia formativa rivolta agli insegnanti in servizio – corsi di formazione e stage all’estero - sia il reclutamento di insegnanti elementari che avendo sostenuto una prova concorsuale aggiuntiva garantivano la specializzazione nella materia.
Con il 2001 sono cessati completamente i finanziamenti nelle lingue straniere dei docenti della scuola primaria. La lingua comunitaria da apprendere è diventata solo l’inglese. Il Ministro Moratti nell’agosto del 2001 ha dichiarato di voler ridurre il numero degli insegnanti specializzati (circa 11.000). E con questa finanziaria alle dichiarazioni sopraggiungono i fatti. Si ridurranno gli insegnanti specializzati e si costringeranno gli insegnanti che potrebbero essere anche alla soglia della pensione a fare un corsettino annuale di riconversione coatta.
Prescindo da ogni giudizio su una formazione che non nasce da una esigenza reale del corpo docente. Mi limito a prefigurare semplicemente le conseguenze: insegnanti elementari che magari hanno studiato l’inglese a scuola 30 anni fa, si trovano a interloquire con i bambini di oggi sempre più stimolati ed esigenti che hanno moltissime altre agenzie di insegnamento talora anche qualificate.
Con la legge Moratti la scuola elementare è stata decisamente penalizzata a livello di destinazione di risorse certe: con l’assegnazione dell’organico di fatto a settembre si è visto chi aveva ragione: noi dicevamo che il tempo pieno non sarebbe stato garantito e il Presidente del Consiglio e la Signora Ministro Moratti che spergiuravano che nulla sarebbe cambiato. Nella mia regione, la Lombardia, come in tante altre, per soddisfare le esigenze del tempo pieno, meno pieno e cioè meno ore di copresenza essenziali per le attività didattiche più distese.
Sono stati aboliti i progetti speciali per l’integrazione degli immigrati, sono stati ridotti gli insegnanti di sostegno. Il bello deve ancora venire con la misura prevista della finanziaria, perché avremo per la scuola elementare il più clamoroso dei salti all’indietro.
Un insegnamento non adeguato squalifica la scuola; è dannoso per la sua funzione. Ma tutto ciò sembra non importare molto a questo governo, che si attiene a una logica vecchia e scorretta, ancorché piccina piccina, per insegnare ai piccoli una preparazione infinitesimale. I bambini che possono andranno in Inghilterra, gli altri aspetteranno di iniziare a 13 anni per andare alla formazione professionale.
La volontà politica di creare discontinuità con i processi in corso sta recando grave danno alla scuola. E se proprio si vuol proporre qualcosa di diverso, si metta da parte l’accetta e si guardi al futuro:
si creino le condizioni per identificare nuove risorse professionali in sede di reclutamento;
si garantiscano i flussi finanziari necessari ad incrementare le attività di formazione;
si renda obbligatorio lo studio delle lingue straniere nel curricolo universitario di formazione dei docenti;
si arrivi ad un sistema di incentivi e corsi per la carriera professionale;
si partecipi a programmi comunitari per gli scambi e le qualificazione specifica del personale.

Per l’organico e per i precari. I tagli agli organici già decisi nella finanziarie 2002 – 2003 – 2004 continuano per il 2005 con pesantissimi effetti nell’anno scolastico 2005/2006.

Nemmeno il turn over viene risparmiato. È davvero una scuola più povera l’obiettivo della ministra Moratti. Una scuola più povera, una scuola più precaria perché con più precari. Una scuola voluta da un governo che non sta ai patti, quando non rispetta nella finanziaria un impegno assunto con una legge (143) che prevedeva un piano triennale di copertura di tutti i posti vacanti.

Dove è il piano? La sua assenza conferma le intenzioni di questo governo. Rendere la scuola più povera insieme ai suoi insegnanti e dare un colpo di spugna alla politica del personale previsto dalla Costituzione. Non più personale assunto con pubblico concorso ma chiamata diretta.
Si rompono due vincoli: una promessa agli insegnanti che aspirano legittimamente ad una cattedra dopo anni d’attesa; e il dettato costituzionale che prevede il pubblico concorso.



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