La scuola di Fassino
Marino Bocchi - 05-02-2005
Ricorrenze semantiche

58 cartelle: tanto è durata la relazione di Piero Fassino al congresso dei democratici di sinistra. L’ho ascoltata per radio, a pezzi. L’ho scaricata, intera, dal sito dell’Unità.
Non l’ho letta tutta. Non lo posso fare. Ho tempi stretti. Ma mi incuriosiva scoprire quante volte, in una relazione lunga 85000 caratteri, stima approssimativa, il leader dei ds avesse pronunciato la parola “scuola”. Facile, facile. Se si usa la funzione “trova” di Word.
E ho trovato così 7 ricorrenze.
Vediamole, partendo dalla prima e poi le altre, nell’ordine.

a) Col governo Berlusconi "le risorse per ricerca, scuola, università sono diminuite" (pag. 4);
b) Per questo diciamo con forza: facciamo dell’investimento sul capitale umano una scelta strategica destinando una quota di risorse più alta alla scuola pubblica e all’università e valorizzandone l’autonomia (pag. 22);
c) Allora sì ha senso porre – come è giusto e come dobbiamo porre senza reticenze – anche il tema della qualità della scuola, del rigore degli studi, della necessità di una costante valutazione dei docenti, di andare al di là del solo valore legale del titolo di studio e certificare l’effettivo sapere acquisito (pag. 23);
d) E spendiamo meno per la scuola, dove pure abbiamo appena dimostrato è necessario investire di più (pag. 27);
e) Investire sui bambini – assicurando loro asili nido, scuole dell’infanzia, servizi educativi, come proponiamo con la iniziativa di legge popolare “Zeroseianni” su cui abbiamo avviato la raccolta delle firme dei cittadini – è essenziale sia per assicurare benessere fin dalla nascita – un bambino felice, sarà un adulto maturo, ci ha insegnato Giovanni Bollea (pag. 30);
f) Perché non pensare, ad esempio di diffondere le felice esperienze di affiancamento delle residenze protette per anziani autosufficienti agli asili nido e alle scuole materne, in modo da rendere ancora fruibile l’enorme patrimonio di esperienza e di affettività di cui una persona anziana è ricca? (pag. 32);
g) Smettiamola di dire “riforma Moratti”, perché quelle sono misure che non riformano, ma deformano la scuola (pag. 44).

Oltre all’ultimo passo citato, di riforma Moratti Fassino parla a pag.22 per denunciare il fatto che non aggredisce “la criticità” degli scarsi investimenti italiani nella ricerca. Stop.

Ho letto male, distrattamente? Mi e’ sfuggita l’osservazione fassiniana sulla necessità, anzi l’imperativo morale, per il futuro governo di centrosinistra, di elevamento dell’obbligo scolastico a 18 anni, di ripensamento radicale dei presupposti classisti su cui la riforma Moratti è costruita, di cancellazione sic et simpliciter del doppio canale, di rilancio della scuola di massa? O forse, sicuramente per stanchezza, distrazione, altri pensieri, non ho colto una qualche citazione di Don Milani, magari nascosta fra le righe, oltre alle 5 di cui certifica oggi Repubblica (Kennedy, Gorrieri, Bollea, Mitterand, Sen)? Oppure se quelle cose non c’erano, non può forse darsi che non ci sono e non ci saranno nel programma dell’Ulivo?
Scusate se insisto, cari orgogliosi riformisti, ma lo vorrei sapere. Perché non mi fregate più col voto a scatola chiusa. Ci sono cascato quando vi dicevate orgogliosamente comunisti e vi ho votato perché, come cantava Gaber, non ne potevo più di quarant’anni democristiani. Ho continuato a votarvi, quando vi siete trasformati nell’Ulivo, perché, come dice Paolo Rossi, io non ho paura di Berlusconi in sé ma di Berlusconi in me, ma adesso, se non mi dite chiaro e tondo, firmato e controfirmato, come la pensate sulle questioncine di cui sopra, se non sottoponete un bel contratto sul tema agli italiani, non vi voterò, ecco. L’ho detto. Farò il biancoso, come i cittadini dell’ultimo romanzo di Saramago. Scheda bianca. Perché, dati causa e pretesto e le attuali conclusioni, mi sono rotto. Come Guccini nell’Avvelenata.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 luigi dolce    - 06-02-2005
Direi che c'è poco da commentare in questo sciatto articoletto se non che la"sindrome di Tafazzi" colpisce ancora. Ma mio caro Bocchi un pò più di serietà e meno statistiche wordiane, magari pensavi che se la parola scuola fosse stata pronunciata evangelicamente settanta volte sette voilà tutto si sarebbe di colpo risolto. Ho letto anch'io i risvolti di copertina del libro di Saramago e mi hanno molto incuriosito (spero di poterlo comprare e di leggerlo e non di contare quante volte la parola scuola vi compare) ma non penso che lo scrittore lusitano voglia invitare a votare scheda bianca specie in una realtà come la nostra dove quest'atteggiamento avrebbe come unica conseguenza quella di far rivincere Berlusconi.Medita buon Bocchi medita un pò di più e qualche volta leggi un pò di più anche Fassino invece di affidarti a banali e microsoftiane statistiche.

 ilaria ricciotti    - 06-02-2005
Fino a quando ci sarà uno stato democratico, ognuno farà ciò che riterrà più consono alle sue idee.
Molti insegnanti, che ora criticano questa "riforma scolastica" hanno votato per l'attuale governo o si sono astenuti. Come dicevo sopra,siamo ancora liberi di farlo.
Un'altra cosa che volevo aggiungere a questo post: "La scuola di Fassino" mi sembra sia un titolo improprio, in quanto Fassino ha esposto sulla scuola il suo progetto, ma l'Ulivo non è uno schieramento a senso unico. Ha tanti altri rami.

 maria    - 06-02-2005
complimenti; Tienti Berlusconi.

 Patrizia Mazzola    - 06-02-2005
Ritengo la sua analisi sulla relazione di Piero Fassino abbastanza convincente... ma non mi ci ritrovo pienamente. Il fatto è che sento fortemente nella sinistra un nuovo " boatos", anzi già vecchio, che consiste nel "facciamoci del male". La relazione di Fassino era tutta politica, non era una relazione di un ministro o del capo del Governo. In caso di vittoria dell'Ulivo , cosa non del tutto scontata, già assaporiamo il sapore dello scontro all'interno del centrosinistra. I Ds non saranno al governo da soli, ma con altre forze politiche, è bene ricordarcelo. Abbiamo bisogno di "calma e sangue freddo", di una riflessione costruttiva e propositiva avanzare proposte, partecipare ai dibattiti, senza ricominciare con la solita canzone. CI riusciremo? me lo auguro per il bene di questo Paese.

 adriano burattin    - 06-02-2005
Sono un riformista, non so cosa sei tu perchè non lo dici in modo esplicito e detesto il processo alle intenzioni. Certo concordo sulla esiguità delle citazioni, in un progetto di ampio respiro politico qualche considerazione in più ci poteva anche stare. Ci poteva stare anche una critica, magari sfumata, al progetto di riforma proposto a suo tempo da Berlinguer. L'unico merito che riconosco all'attuale (sic) governo è il fatto di averlo abbattuo (il progetto di Berlinguer intendo). Ma una volta cessata la sacrosanta critica, una volta preso in esame i risultati della nostra "rivolta" contro quel progetto, mi sai spiegare dove sta bellezza del risultato ottenuto? Forse nella eliminazione del tempo pieno? Forse nella eliminazione del tempo prolungato? Forse nella eliminazione di una materia (educazione tecnica, di cui nessuno dice niente) che portava nella scuola l'asse culturale tecnologico? Forse nel mancato rispetto delle tre I? Non so cosa dirti, se ritieni di non dover sostenere tale progetto, la democrazia ti offre gli strumenti per farlo; ma astenendoti dal dare un voto, astenendoti dal proporre tu stesso un progetto credibile e condivisibile, sei proprio sicuro di "fare la cosa giusta"?
Con rispetto, adriano burattin

 Cosimo Scarinzi    - 06-02-2005
Io non ho voti da rivendicare, da promettere o da ritirare.
Mi interessa, invece, non quanto Fassino non ha detto ma quanto ha detto e, in particolare:

"necessità di una costante valutazione dei docenti, di andare al di là del solo valore legale del titolo di studio e certificare l’effettivo sapere acquisito (pag. 23)"

In un colpo solo, il principale partito della sinistra fa suoi:

- l'abolizione del titolo legale del titolo di studio pudicamente definita "andare al di là" e richiesta con forza dal padronato;

- la "costante valutazione dei docenti" utile per chi avesse dimenticato il concorso indecente di berlingueriana memoria.

D'altro canto, gli amici della CGIL, quando non fanno comizi di fuoco contro Letizia Moratti, riconoscono tranquillamente che, quando e se torneranno al governo, alcune "riforme" non troppo diverse da quelle morattiane sono inevitabili.

Le conclusioni ognuno può trarle da sè. O crescerà una mobilitazione indipendente nelle proposte e nella pratica dei lavoratori della scuola o.......


 umberto    - 06-02-2005
non mi sembra che Fassino presentasse il programma di governo dell'Ulivo. Cerchi qualcosa che non doveva essere lì. Sempllice

 Giuseppe Aragno    - 06-02-2005
Stavolta, Marino, hai sinceramente esagerato!
Lo so. Hai anche cercato una misura. Sulla democrazia che le armi hanno portato in Irak, per esempio, non hai detto parola. Ma l'hai fatto solo perché tu leggi Saramago e non Fassino. Non lo leggi Fassino, e questo è grave. Dolce ha ragione.
- Chi?
- Che fai lo gnorri? Dolce.
No, no! Stavolta, Marino, hai proprio esagerato! E diamine! Non ti sarai per caso messo in testa di dire ciò che tutti conosciamo - a destra e centro ed a sinistra - e tutti coscienziosamente facciamo finta d'ignorare? Ma come, tu ti accorgi che il futuro governo di centrosinistra è freddino sull’obbligo scolastico a 18 anni, non contrasta i presupposti classisti - che parolaccia Bocchi! che bestemmia! - su cui la riforma Moratti è costruita, non intende far piazza pulita del doppio canale e gira al largo dalla scuola di massa, tu ti accorgi di tutto questo - come tutti del resto - e che fai? Lo scrivi! Ma, dico, sei ammattito! E' roba da Sant'uffizio! Fa subito autocritica, che i rischi sono molti e non c'è da stare allegri. Insomma, Marino, se hai le tue sindromi - questa ossessione del Tafazzi, intanto, che Dolce ti diagnostica - te le curiamo. Abbiamo fatto esperienza in questo campo.
- Chi dignostica?
- Sei testone! Dolce. Piuttosto impara a scrivere e falla finita con la tua sciattezza! Dolce si adira per gli articoletti.
- Chi si adira?
- Dolce, Marino, Dolce!!! Uno serio, che ti chiede serietà, in nome d'un altissimo principio etico: Bocchi, vota e sta zitto! E non cavillare con questa storia dei programmi. Vota e basta. Ci vogliono i numeri! Ci servono! Uno almeno più di Berlusconi. Così gli diamo tempo di occuparsi delle sue cose e lo sostituiamo. Sei uomo di scuola, di supplenze t'intendi e poli lo sai: il tuo voto può essere determinate! Abbiamo tante cose da fare. Restituiamo l'università a Zecchino, che razionalizza aziende meglio della Moratti, recuperiamo Berlinguer dal duro esilio costituzionale e gli rendiamo la scuola, perché se la spassi e ci completi l'opera, mandiamo agli Affari Esteri un ex di Berlusconi - Dini potrebbe andare, che non siamo poi tanto in là - D'Antoni, passato da sinistra a destra e tornato sinistra, lo mettiamo al welfare, ci troviamo una Serbia da bombardare, così non creiamo disoccupati tra i giovani soldati, arrediamo un ambientino comodo in Parlamento dove rimettere in piedi la bicamerale - lo troviamo, lo troviamo, abbi fede e vedrai - e dopo la seconda, facciamo la terza repubblica: quella dei riformisti. Di destra, di centro e di sinistra.
Vota, Marino. Vota e sta zitto.

 Anna Pizzuti    - 06-02-2005
Mai come in questo momento è giusto avere, verso chi si candida a governare, l’attenzione che Marino ha avuto esaminando la relazione di Fassino.
Ci spetta, è un obbligo per tutti noi che ci stiamo battendo contro la “riforma” Moratti, chiedere posizioni chiare e precise a chi si candida a governare, in cambio della nostra fiducia. Che non bisogna svendere.
Molti, troppi i segnali ambigui che abbiamo avuto, in questi anni ed ultimamente, di un buonsenso che non possiamo condividere, da persone di scuola.

Lo avevo trovato tempo fa e messo da parte, ma ora mi torna utile. E’ un articolo di Claudia Mancina – “Gli errori della Moratti e le sviste dell’opposizione - su Italianieuropei, scritto nel settembre del 2002. Molto tempo fa, quindi, ma le successive e più recenti dichiarazioni di D’Alema lo rendono ancora pericolosamente attuale.

Scrive Claudia Mancina, tra l’altro: “Voglio dire che, come nel caso della politica europea si confronta-no – anche duramente – diversi progetti, diversi modi d’intendere l’evo-luzione istituzionale dell’Unione, nei quali non è difficile riconoscere i lineamenti «di destra» e «di sinistra», ma tutti saldamente all’interno di un quadro di scelte e di valori comune a tutti; così anche per la scuola si dovrebbe arrivare ad una situazione nella quale si confrontino e si sfidi-no diversi progetti e diversi modi d’intendere, l’uno probabilmente più liberista, o più privatista o più regionalista, l’altro più equitativo, più nazionale, più statalista. Un confronto che deve tuttavia basarsi sui fatti e sui numeri reali della nostra scuola, su una visione d’insieme delle sue reali necessità e degli obiettivi da raggiungere che non può non essere comune. Mettere in gioco un armamentario ideologico del tutto inadeguato ai problemi attuali, e già superato dalla sinistra, come quello che è stato usato per la polemica sulla formazione professionale, ha la stessa plausibilità e la stessa forza riformista che avrebbe chiedere ancora l’uscita dell’Italia dalla NATO. E, considerando il ruolo avuto dalla sinistra nelle ultime legislature, la stessa carica di autolesionismo che avrebbe mettere in discussione l’adesione del nostro paese alla moneta unica europea.

Mi piacerebbe conoscere cosa pensa ora Claudia Mancina, ora che la riforma del secondo ciclo si sta delineando, se cioè ritiene ancora che l’opposizione alla riforma si basi su un armamentario ideologico o sia dettata da constatazioni di metodo e di merito sulla confusione e sulla demagogia che ne sono alla base. E cito solo, tra le tante, l’analisi della FLC Cgil.

So però cosa se ne pensa, di questa “riforma” sul Riformista, ed è perciò che torno a dire che bene ha fatto Marino a condurre la sua ricerca semantica.

Lo avranno letto, il suo intervento, proprio al concresso dei DS? Me lo chiedevo, sorridendo, visto che è stato approvato - e non possiamo non esserne contenti - un ordine del giorno che impegna ad inserire nell'agenda del nuovo governo la cancellazione della legge numero 53 cancellare la riforma Moratti.

Presa dall’entusiasmo, ho fatto anche io una ricerca semantica nella relazione Fassino: ho cercato legge 30. Ho trovato una sola occorrenza, a pagina 31:
Ecco di fronte alla legge 30 – che è una brutta legge perché accresce non la flessibilità, ma la precarietà – dobbiamo sì dire che la cambieremo, ma anche indicare una forma di organizzazione del mercato del lavoro capace di orientare la mobilità, realizzare politiche attive e, così, far sì che nessuno sia lasciato solo.
Forse è troppo tardi perché la mia ricerca abbia lo stesso effetto di quella di Marino. O no?


 Emanuela Cerutti    - 06-02-2005
Ricevo e segnalo. Evidenziazioni mie.

DS/ CONGRESSO APPROVA ODG PER CANCELLARE RIFORMA MORATTI

5 feb. (Apcom) - Il congresso dei Ds, nelle votazioni sugli odg che concludono il III Congresso nazionale, ha approvato un documento che "impegna ad inserire nell'agenda del nuovo governo la cancellazione della legge numero 53 e l'immediato avvio di tutti i provvedimenti necessari a rilanciare il processo di riforma e innovazione del sistema formativo italiano, nel quadro degli obiettivi indicati dalla conferenza di Lisbona".

"La legge Moratti e l'intera politica del governo di centrodestra - si legge tra l'altro - negano l'eguaglianza del diritto di tutti a quel bene primario che è l'istruzione, destrutturano e impoveriscono il sistema pubblico e rappresentano un arretramento della cultura della scuola e dell'Italia".

E ancora: "I Ds si impegnano a costruire da subito un progetto diverso e alternativo, facendolo vivere in una grande campagna di discussione nel Paese e nel confronto con tutte le forze del centrosinistra. A partire dalla convinzione che oggi serve 'più scuola' pubblica, laica e di qualità".
E che "garantire il diritto alla cultura e a una formazione qualificata per tutti e per tutta la vita, è condizione di democrazia e questione decisiva per la qualità del sistema produttiva".

La notizia è tratta da http://www.apcom.it


Integro l'ordine del giorno congressuale con la segnalazione di altri impegni verbali espressi sulla scuola nel documento politico "che rappresenta il contributo programmatico dei Ds all'alleanza di centro-sinistra".
In particolare al punto 7. Priorità alla scuola, alla formazione e alla ricerca, si legge:


"... Il nuovo governo riformatore dell’Italia dovrà assumere il sapere come priorità di ogni processo di sviluppo del paese, affermando la centralità della scuola nel nuovo progetto sociale. Una scuola che deve poter contare sull’innalzamento dell’obbligo, sulla qualificazione dei programmi e sulla qualità degli insegnanti....

...La scuola, l’università, il sistema dei saperi, sono per noi la priorità assoluta in tema di intensità e qualità degli investimenti pubblici. E’ qui che il nostro paese vince o perde la sfida col suo stesso futuro..."

Ed ancora:

"...Si ripropone così il grande tema della compatibilità fra progresso e convivenza, fra scienza e umanità..."

Parole che chiedono cambiamenti non di poco conto. Vale la pena ricordarcele.


 Marino Bocchi    - 06-02-2005
Per quanto mi riguarda, attendo con fiducia il “progetto diverso e alternativo” e “la grande campagna di discussione nel Paese” che sara’ promossa dai Ds. Per il momento mi limito a constatare che siamo ancora al livello delle generiche dichiarazioni d'intenti. Nel documento si pone come obiettivo la cancellazione della riforma Moratti ma senza specificare se essa vale per la filosofia aziendalista che la ispira e per il sistema del doppio canale che la sostanzia (due elementi entrambi presenti, sia pure in modo diverso, anche nella riforma Berlinguer che l’ha preceduta). Per questa sua sostanziale ambiguità, rafforzata inoltre dal riferimento al documento della conferenza di Lisbona, in cui la polarizzazione tra istruzione e formazione a me pare piuttosto netta, e’ uno di quegli ordini del giorno che possono essere votati da tutti, persino da coloro che, dall’interno dei ds, al mantenimento del doppio canale si sono sempre richiamati. Se c'e' da dolersi del mancato riferimento a questi impegni, che li avrebbe resi vincolanti, nella relazione del segretario Fassino, c'e' invece da compiacersi del fatto che il presidente DS D'Alema abbia cambiato idea, rispetto al giorno in cui disse che "Se sara' l'Ulivo a succedere all'attuale maggioranza di centro-destra, in materia di riforma scolastica sarebbe grave per la scuola cambiare nuovamente, cancellando totalmente l'impianto morattiano”.

 Emanuela Cerutti    - 07-02-2005
Ecco, a proposito di filosofia aziendalista se fossimo attorno ad un tavolo a prendere decisoni e non solo impegni, allora porrei domande sui alcuni punti del documento che citavo prima. Ad esempio:

Il sapere, insieme con la concreta organizzazione che serve per produrlo, raccoglierlo e applicarlo, è oggi il più grande collante delle comunità sociali, e segna gli spazi di libertà e i livelli di inclusione ed esclusione sociale delle persone.
E’ il sapere che collega e congiunge ceti e territori, che accresce le potenzialità e le qualità della vita dei singoli e delle collettività. Ed è per questi motivi che, nel nuovo mondo globalizzato, la produzione di sapere è diventata la principale funzione sociale delle istituzioni. L’accesso ai sistemi di ricerca, la connessione ai grandi network internazionali che producono e distribuiscono sapere, la definizione delle agende della ricerca, sono gli elementi che caratterizzano la pacifica e libera competizione tra nazioni, regioni, territori. Più sapere significa più sviluppo, più democrazia, più eguaglianza e maggiore integrazione tra i diversi territori e le differenti comunità locali; ed è attraverso il sapere che si possono colmare radicate sperequazioni e deficit storici. In questo senso, il sapere non è solo il motore dello sviluppo: costituisce il suo stesso fine. Esso è condizione della crescita economica, come ormai ogni evidenza ci insegna, ma ne è anche unità di misura, indicatore di qualità sociale. Sta forse in questo elemento la più forte e radicale contrapposizione tra una strategia riformista e le impostazioni della destra.


Non che non sia certa che il sapere libera l'uomo, lo rende maturo, in grado di relazionarsi con l'altro da sè, che si tratti di persone o di eventi, e quindi lo promuova, lo renda cittadino più consapevole. Non che non sappia che la conoscenza è un valore da proteggere e far crescere ovunque si desideri una vita che fa star bene. Ma, per stare alle parole, sono la produzione e distribuzione, o la pacifica competitività a preoccuparmi, per le logiche conseguenti che portano con sè.