L'altra deportazione
Balilla Bolognesi - 03-02-2005
Mi chiamo Balilla Bolognesi , nato il 2 0ttobre 1921 a Esanatoglia ( Macerata ) , risiedo a Esanatoglia (Mc).

Soldato del I° Reggimento Genio , alla data dell’8 settembre 1943 mi trovavo in territorio francese, a Modane , proveniente da Sisteron ( Delfinato ) , dove il mio reparto , facente parte della IV armata , era dislocato dal dicembre del 1942 . Dopo l’avventura del ritorno a casa , sono stato “ sbandato “perciò non ho risposto alla chiamata dell’Esercito della Repubblica di Salò .
A seguito di rastrellamento effettuato a Esanatoglia ed in altri paesi dell’Alto Maceratese , il 5 maggio 1944 , sono stato deportato in Germania e costretto ai lavori forzati nel Lager 1 di Kahla ( Turingia ) . Sono rientrato a casa il 26 luglio 1945 .
Dal 1988 al 2003 ho scritto 3 diari riguardanti la mia vita di soldato e di deportato ; sono la storia di avvenimenti che vanno dal 25 luglio 1943 al 26 luglio 1945 . Questi diari , li ho scritti per uso famigliare , perché destinati ai miei due figli e ai miei due nipoti .
Con molto materiale da me fornito all’Istituto è stato possibile approntare una mostra a Macerata , nell’aprile del 2002 , intitolata “Kahla - L’altra deportazione – Lavoratori forzati da Macerata alla Germania di Hitler “, la mostra poi , nel gennaio del 2003 è stata approntata a Castelnovo ne’ Monti prov. di Reggio Emilia ed in questi giorni , in occasione della Giornata della Memoria , a Tolentino Intanto qualcuno ha letto questi diari e , cosa per me incredibile, sono risultati interessanti perciò mi sono stati richiesti e li ho inviati , prima ancora che venissero pubblicati in un libro, al Sig . Patrick Brion del Ministero della Difesa del Belgio; all'Associazione “ Reimahg Verein “ di Kahla; all' Istituto di Storia Contemporanea di Como; al Comune di Castelnovo ne’ Monti ( Reggio Emilia ); ai famigliari di ex Deportati della prov . di Pisa; ad una studentessa Tedesca , Ulrike Kaiser , laureanda all’ Università di Jena , che è venuta appositamente dalla Germania , fino a casa mia , ad intervistarmi per la sua tesi di laurea .
E naturalmente , all’Istituto Storico della Resistenza “ Mario Morbiducci “di Macerata che grazie al continuo impegno del Suo Presidente avv. Bruno Pettinari , della prof . Adriana Pallotto , della compianta prof . Alessandra Fusco , prematuramente scomparsa , ed infine il paziente lavoro della curatrice prof . Annalisa Cegna , hanno reso possibile la pubblicazione di questo libro , con il contributo finanziario del Comune di Esanatoglia e , credo , di altri enti .
Il libro è stato presentato presso la Sala Consigliare del Comune di Esanatoglia in occasione delle due manifestazioni indette dalla Provincia di Macerata per la ricorrenza del 25 aprile 2004 , in seguito a Matelica , a Tolentino , in Ancona , e sabato 22 gennaio 2005 a Iesi .
E’ stato recensito da diversi giornalisti , molto positivamente . Sono stato intervistato per la T.V da incaricati dell'Istituto di Storia Contemporanea di Como , poi a Kahla nel 2003 , durante l’annuale commemorazione da una T.V. tedesca ed inoltre un giornalista tedesco , venuto a conoscenza della mia storia , ha redatto un articolo con foto sul mio conto . Poi ,per il 25 aprile 2004 sono stato intervistato da Rai 3 Regione . Ho avute anche molte attestazioni di consenso , scritte e telefoniche .
Sono onorato , confuso e meravigliato da tutto questo interesse per il mio modesto lavoro ; sarà perché finora si è scritto, si è visto in T.V. per la maggior parte “ E GIUSTAMENTE “ , dei campi di sterminio, ma nessuno ha mai parlato di quest’altra deportazione , che pure ha avuto migliaia di morti ; basti pensare che nei “ Arbeitslager “ della famigerata impresa “ Reimahg “nella zona di Kahla sono morti circa 6000 deportati su un totale di 15000 provenienti da 9 nazioni europee , e questo in soli 12 mesi , dall’aprile 1944 all’aprile del 1945 .
Erano i nostri compagni di prigionia e di lavoro che non hanno avuto , come noi , il bene del ritorno in Patria ; erano quasi tutti ragazzi nel fiore degli anni . Sono rimasti lassù , sepolti ammucchiati in fosse comuni , senza nessuno che li ricordi , senza un fiore , senza nome : ricordiamoli ora con affetto .

Il libro si intitola Balilla Bolognesi – diari di un deportato – ( 25 luglio 1943 – 26 luglio 1945 ) a cura di Annalisa Cegna . La casa editrice è : Affinità Elettive – via Petrarca , 50 – Ancona – Il costo è di 13,00 euro .

Ed eccone il contenuto: Il primo diario , scritto nel 1990 , si intitola “8 settembre – Lo sfascio “, il racconto inizia il 25 luglio 1943 e termina il 4 maggio 1944 , vigilia del nostro rastrellamento . Vi sono descritti i fatti che hanno preceduto l’8 settembre , la marcia notturna da Modane , dove mi trovavo quella sera ,verso i tornanti del Moncenisio fino al valico , per sfuggire alla cattura da parte tedesca , il burrascoso viaggio in quei giorni di caos per ritornare finalmente alla mia casa di Esanatoglia . Poi il tempo della clandestinità per non rispondere alla chiamata dei Nazifascisti ,gli avvenimenti tragici dell’inverno 1943 – 1944 ,le azioni dei partigiani presenti nella nostra zona,l’assalto ai magazzini del grano , la rappresaglia tedesca a Esanatoglia il 1 aprile 1944 , con la fucilazione di due innocenti ostaggi Vito Pistola e Amos Ubaldini ,la distruzione di tre abitazioni con l’esplosivo , l’uccisione in montagna di un giovanissimo partigiano esanatogliese , Alberico Pacini , e altri partigiani di nazionalità slava .
Perché “ Lo sfascio “ ? Perché con l’8 settembre , all’ improvviso , lo Stato Italiano è crollato e la fuga ignominiosa del Re e del suo Stato Maggiore ha praticamente esposto alla vendetta tedesca Migliaia e migliaia di militari abbandonati a se stessi , senza ordini , dislocati in Francia , in Grecia , nei Balcani ,in Italia .Ed è iniziata la sanguinosa guerra civile con tutte le atrocità , le stragi , le rappresaglie , le vendette anche personali , la Resistenza attiva e l’eroismo di chi ha scelto la lotta partigiana , la mirabile resistenza passiva effettuata da centinaia di migliaia di militari e civili deportati in Germania che anche a costo della vita non hanno ceduto alle lusinghe dei Nazisti ; poi c’è chi , forse senza rendersene conto , oppure con convinzione ,credendo di salvare l’onore della martoriata nostra Italia si è schierato con la Repubblica di Salò , al servizio dei Nazisti .

Il secondo diario , scritto nel 2003 si intitola :”La deportazione – Il buio “, và dal 5 maggio 1944 data dl rastrellamento ,al 7 aprile 1945 ,ultimo giorno di permanenza nel Lager .Inizia con un antefatto che spiega il perché i Nazisti decisero di deportare in Germania tanti civili da adibire ai lavori forzati , come è avvenuto il rastrellamento , le varie tappe del viaggio verso la Germania , l’impatto con il lavoro massacrante , le condizioni di vita nel Lager , la fame , il freddo , l’assoluta mancanza di strutture igieniche ,sanitarie e sociali ,gli umilianti zoccoli di legno sui piedi doloranti e gonfi , fasciati con carta ricavata dai sacchetti vuoti di cemento ,le mani martoriate spaccate dal gelo e dal lavoro , i pidocchi che regnavano incontrastati , i nostri poveri compagni che vedevamo morire sul lavoro o in baracca che non potevamo soccorrere perché ci era proibito , le ripetute richieste di adesione al nuovo esercito Repubblichino o alle formazioni militari agli ordini dei Nazisti ed il nostro continuo rifiuto che ha inasprito ancora di più ,verso di noi , il comportamento dei nostri aguzzini .Ecco , questi sono alcuni degli episodi che hanno caratterizzato la mia vita , quella di mio fratello , anche lui deportato ,e quella di tanti miei compagni ; una vita da schiavi .
Nel diario descrivo le sofferenze di persone condannate a lavorare fino allo sfinimento , fino alla morte , una morte ancora più terribile perché più lenta e dolorosa , come il morire di fame ,di dissenteria , di edemi ,di tubercolosi ,di freddo , senza nessun conforto ne materiale ne spirituale .
C’è voluta una ferma e grande volontà di sopravvivere ,di resistere e tenere testa , per quanto possibile , ai sorprusi e alle minaccie dei Nazisti che ci volevano morti .
Ogni deportato ha avuto esperienze simili o diverse a seconda della zona , del tipo di lavoro , del campo di detenzione : noi dei Lager di Kahla abbiamo svolto sempre lavori di manovalanza , con piccone e badile ,oppure carico e scarico di materiale , oppure a fare strade , ferrovie ,e tanti altri lavori , sempre all’aperto , salvo il lavoro in galleria .In turni di 12 ore , di giorno o di notte , con qualsiasi sorta di temperatura e condizioni di tempo . Noi di Esanatoglia , di Matelica , Tolentino e della prov. di Macerata siamo stati catturati nel mese di maggio , avevamo addosso indumenti estivi si pensi che inverno abbiamo passato . La cittadina di Kahla si trova in Turingia ,è bagnata dal fiume Saale ,ha un centro storico di costru- zione medioevale,recintato da mura , è distante 15 km da Jena la città della famosa fabbrica di lenti e ottiche “Zeiss “ e a circa 35 km. da Weimar città d’arte , patria di famosi poeti , scrittori ed artisti quali Goethe , Schiller , Cranac .
A circa 2 Km .da Kahla si trova una delle sue colline chiamata Walpersberg , da dove ,già dalla seconda metà del secolo XVIII , si estraeva dalle sue viscere sabbia quarzifera adatta alla produ- zione di porcellana finissima , prodotta dalla fabbrica “ Kahla –AG “.
Quando i bombardamenti alleati cominciarono a colpire sistematicamente le fabbriche di armi e di aerei , i Nazisti cercarono la soluzione di creare fabbriche sotterranee ; la collina del Walpers- berg , con i suoi cunicoli , fù scelta per produrre il nuovo aereo a reazione ME – 262 ,primo al mondo di questo tipo , una delle armi segrete del Nazismo . Il grande , immenso cantiere iniziò nei primi giorni dell’aprile 1944 , a metà aprile arrivarono i primi deportati .
L’intero complesso si chiamò “ REIMAHG “ , dal nome del suo maggiore proprietario e cioè REIch – Marschall – Hermann – Goering .

Il terzo diario , scritto nel 1988 si intitola :” Fuga dal Lager – La Libertà “ e và dall’8 aprile 1945 , giorno della fuga dal Lager verso il fronte Alleato , al 26 luglio 1945 con il rientro a casa .
Qui racconto l’avventurosa fuga verso il fronte , assieme a mio fratello ed altri 5 compagni di baracca ,la liberazione da parte di militari Americani ,il periodo spensierato trascorso a Weimar nella lunga attesa del rimpatrio , poi il viaggio lunghissimo durato dal 29 giugno al 26 luglio 1945, l’emozione nostra e dei nostri genitori e famigliari nel riabbracciarci . Da quel 5 maggio non sapevano più niente della sorte di noi due figli .
E qui termina il mio libro che è una cronaca , abbastanza dettagliata e documentata , di quello che ho vissuto personalmente in quei terribili due anni , dal 1943 al 1945 .

Ho acconsentito alla pubblicazione del libro perché si tenta di negare i fatti e le ingiustizie avvenute , ed è una cosa assurda ma che può verificarsi se non si prende coscienza e conoscenza dei fatti . Bisogna ricordare che ci sono stati assassini spietati che con un orrendo piano di sterminio hanno seviziato , ucciso milioni e milioni di esseri umani , hanno violato i confini ed occupato con la forza altre nazioni per sottomettere la popolazione e distruggerla e dall’altra parte c’è chi ha dovuto subire tutto questo .
Dopo tanti anni di silenzio, io e molti altri reduci abbiamo capito che era nostro dovere il testimoniare ; probabilmente il trascorrere del tempo ha influito per l’avvicinarsi di noi testimoni alla fase finale della nostra vita , ed ha risvegliato il bisogno di lasciare in eredità la nostra storia perché è un ricordo che può e che deve insegnare qualche cosa alle nuove generazioni ; ad esempio la fratellanza .
Noi ex deportati , con la nostra esperienza , invitiamo dal profondo del nostro cuore , alla riflessione alla umanità di ogni nostra azione ,al rispetto e alla tutela della dignità dell’uomo . E’ un’impegno per la salvezza dell’umanità .
Odiate la guerra , con la guerra tutto è perduto ; solo con la tolleranza , con il riconoscerci tutti uguali e fratelli e con la Pace tutto è possibile . Viva la Pace , che profuma di primavera .

Balilla Bolognesi
30 gennaio 2005




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 03-02-2005
"Viva la Pace che profuma di primavera", termina il suo commento il mio carissimo amico Balilla.
E' questo l'augurio di un uomo deportato che, insieme a tanti altri uomini, si è visto privare della "dignità di essere un uomo"; che ha visto piangere la sua anima ed il suo corpo; che ha toccato con mano le conseguenze disastrose di una guerra voluta dai pre-potenti; che non ha potuto salvare altri uomini come lui; che comunque ha resistito a tanto orrore e dolore; che ha avuto la forza di riviverlo attraverso i suoi diari; che ha voluto e vuole ricordarci quanto sia bella ed importante la vita di ogni essere umano; che, nonostante tutto, è disposto a rimettersi in gioco, a rimescolare le carte, e ad andare avanti con lo stesso coraggio di un tempo.
Grazie, caro amico Balilla,
per avermi insegnato tutto questo.

P.S. A proposito del tuo nome, raccontaci, se vuoi, perchè tuo padre l'ha scelto per te.

 Annalisa    - 09-02-2005
Mi chiamo Annalisa Cegna e ho avuto la fortuna di essere la curatrice dei dei diari di Balilla Bolognesi. L'esperienza, insolita e stimolante, è stata l'occasione per aprire uno squarcio su una realtà ancora sconosciuta: quella della deportazione.
L'Istituto con cui collaboro (Istituto storico della resistenza "M. Morbiducci" di Macerata) da anni si occupa di approfondire questo tema; è stato tra i primi in Italia a fare delle ricerche specifiche sul campo di Kahla (quello in cui è stato deportato Bolognesi, per intenderci), promuovenmdo una mostra su tale argomento e un catalogo. Il mio/nostro impegno sta proseguendo con altre ricerche e attività: a breve sarà pronto un cd rom sui campi di internamento nella provincia di Macerata.
...a Bolognesi l'onere della testimonianza, a me l'onore della sua divulgazione!