Per soli adulti
Aprile on line - 26-02-2005
Riceviamo e "stancamente" pubblichiamo, con i complimenti ad Agnoletto, almeno lui. (Frg)


In studio Barbara Palombelli e Marco Rizzo, che purtroppo non abbandonano la trasmissione. Vittorio Agnoletto porta il caso alla Corte di Strasburgo. Il centrosinistra chiede la convocazione della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Lettera del presidente della Camera
Ore 21 giovedì, Raidue, fascia televisiva di massimo ascolto. La trasmissione è "Punto e a capo" (curata da Giovanni Masotti e Daniela Vergara), quella che ha preso il posto della defunta a colpi di Auditel "Excalibur" di Antonio Socci e della mai nata trasmissione che doveva essere curata da Gigi Moncalvo e Anna La Rosa. Ogni giovedì sera, in quella collocazione, ci sono schierate le truppe d'assalto della Casa della Libertà. Forse è la vendetta contro i giovedì sera televisivi di Michele Santoro.
La trappola è ben congegnata. Masotti, che dopo alcuni litigi con la Vergara gestisce solo la prima ora di trasmissione, ha invitato in studio Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Rifondazione e leader di punta dei no-global, assieme al ministro delle telecomunicazioni Maurizio Gasparri, oltre agli opinionisti fissi Barbara Palombelli (centrosinistra) e Arturo Diaconale (centrodestra). Masotti, vicedirettore di Raidue con delega sull'informazione, ha detto agli invitati che la trasmissione avrà come titolo "Genova G8, lezione di guerriglia urbana".
Agnoletto, che chiede più notizie sul programma, annusa che c'è aria di provocazione e annulla l'impegno, nonostante a Fiumicino ci sia un'autovettura della Rai ad attenderlo per condurlo a Saxa Rubra quando sbarca dall'aereo partito da Strasburgo: declina l'invito perché – dice in una nota – resta convinto che i processi si fanno nelle aule di tribunale e non in televisione. Masotti convince in extremis Marco Rizzo, eurodeputato dei Comunisti italiani, a sostituire Agnoletto.
Il programma che vedranno i telespettatori (pochi, per fortuna, secondo l'Auditel) è qualcosa d'incredibile e che non ha precedenti nella storia della Rai, a cominciare da un montaggio delle immagini che, ricostruendo in maniera distorta le vicende relative al G8 doveva dimostrare la tesi governativa di un movimento fatto dai soliti violenti. Nella trasmissione si ascoltano intercettazioni telefoniche relative alle giornate di Genova del 2001 tra alcuni leader no-global: Francesco Caruso, Luca Casarini, Nunzio D'Erme e altri. Ci sono anche spezzoni girati in modo amatoriale, forse dalle forze di polizia. Masotti, che sa quello che sta per essere mandato in onda, ha avvertito i telespettatori come si trattasse di un film a luci rosse: "Consigliamo questo programma ad un pubblico adulto". Come se non bastasse, ci sono anche delle immagini girate il 19 febbraio 2005, giornata della manifestazione nazionale a Roma che ha chiesto la liberazione di Giuliana Sgrena: connessioni che non hanno niente a che fare con il giornalismo.
Dopo il primo rullo di intercettazioni e immagini, Marco Rizzo ha una giusta reazione: "La prima cosa che viene da dire della vostra trasmissione è che state violando il segreto istruttorio e lo state facendo in televisione". Barbara Palombelli ha un sussulto e prende le distanze da come è stato organizzato il programma: "Io sono qui solo come opinionista, forse avremmo dovuto parlare della salute del Santo padre". Né Rizzo né Palombelli fanno però la cosa che andava fatta: lasciare la trasmissione e creare un caso, lasciando lì da soli in studio Gasparri e Diaconale a gestire la trappola organizzata dal vicedirettore Masotti.
Quello che accade dopo, è inutile raccontarlo. Gasparri e Diaconale sguazzano come pesci complici nell'acquario tv. Masotti – bel coraggio! – si difende dicendo che sta facendo solo il cronista, cioè ha fatto vedere e fatto sentire materiale in suo possesso come fanno i quotidiani di carta quando riescono a ricevere incartamenti riservati dalle procure. C'è da precisare che il cronista Masotti, ex "Momento sera", ex "Radio Montecarlo", ex "Nazione", assunto in Rai nel 1988 presso la sede di Firenze, ha nel suo curriculum anche il palmares del più breve periodo trascorso a Bruxelles come "capo della sede Rai" in quella città nevralgica per la politica europea: solo 6 mesi, a iniziare dal 15 giugno 2003, proprio i 6 mesi della presidenza di turno dell'Unione europea capitata a Silvio Berlusconi che forse cercava un cronista per amico a cui narrare le sue virtù di statista.
Che ieri sia scoppiato il putiferio era il minimo che ci si potesse aspettare. Proteste del centrosinistra, con Beppe Giulietti e Gloria Buffo che chiedono che del caso ne discuta la Commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai, e con il presidente della Camera Pierferdinando Casini che ha scritto al Tribunale di Cosenza per chiedere "chiarimenti" sulla fuga delle intercettazioni. Proprio la magistratura di Cosenza sta indagando su una decina di militanti no-global. Agnoletto ha investito del "caso Punto e a capo" la Corte suprema di Strasburgo per "violazione dell'articolo 8 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo".
Dire che una tale trasmissione non si era mai vista in quel che resta del servizio pubblico è una ovvietà. Masotti, capelli impomatati alla Little Tony, mai a suo agio di fronte alle telecamere nonostante il lungo curriculum, sorrisetto beffardo quando fa le domande agli esponenti del centrosinistra, resterà al suo posto? Siamo in campagna elettorale. La destra ci ha dato un esempio di come vuole usare la Rai.

Aldo Garzia

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 dall'Unità    - 26-02-2005
«Masotti mi disse: so che è una violazione»

MILANO. Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo (Rc) e portavoce del Genoa Social Forum si è rifiutato di partecipare alla vergognosa puntata di «Punto e a Capo» andata in onda l’altra sera, in cui il conduttore Giovanni Masotti ha di fatto imbastito un processo, senza diritto di difesa, ai «Disobbedienti» sotto accusa a Catanzaro. Agnoletto si è rifiutato di partecipare a una trasmissione palesemente schierata, «in cui - dice - gli interlocutori dell’opposizione, in netta minoranza, sono utilizzati come foglia di fico, per dare una parvenza di equità». Fa una proposta: «Forse sarebbe opportuno che almeno da adesso al 4 aprile, in vista delle elezioni regionali, tutti gli esponenti della sinistra si rifiutassero di offrire questa copertura a “Punto e a capo”».

In questo modo, Agnoletto, la trasmissione non potrebbe andare in onda per violazione della par condicio?
«Esattamente, o quanto meno non potrebbe andare in onda con solo esponenti della destra, ai quali fa regolarmente da megafono, senza un contraddittorio che sia degno di questo nome».

Lei in un primo tempo aveva dato la sua disponibilità a partecipare. Cosa le ha fatto cambiare idea?
«L’altra sera sono rientrato da Strasburgo e ho saputo dall’ufficio stampa della Rai che nella puntata in programma sarebbero andati in onda documenti “top secret” del processo di Cosenza. Ho parlato con Masotti, mi ha precisato che si trattava di due intercettazioni. Era assolutamente consapevole del fatto che non poteva utilizzare quel materiale, prima della conclusione del processo d’appello, ma mi ha detto che se ne infischiava: “so che è una violazione, ma faccio il giornalista”. Gli ho detto che non condividevo il fatto che venissero prodotte prove senza dare la parola agli imputati e che non avrei partecipato alla trasmissione».

Ed è stato subito rimpiazzato con Rizzo (Pdci)...
«Ecco, devo dire che avrei ritenuto opportuno che nessun parlamentare della sinistra si presentasse, per evitare di fornire una sbiadita legittimazione a una trasmissione faziosa e unidirezionale».

Ma da casa ha seguito la trasmissione?
«Certamente e ho visto un susseguirsi di spezzoni di filmati, tagliati e ricuciti, in modo da costruire un prodotto mediatico aggressivo e mistificatorio, funzionale a una tesi precostituita».

Ovvero?
«Ovvero la contiguità tra il movimento sceso in piazza a Genova e i Black Bloc. La tesi di un movimento allenato alla guerriglia. Anche le intercettazioni telefoniche sono state riprodotte con la stessa tecnica del taglia e cuci, per riscrivere arbitrariamente la storia di ciò che è successo a Genova».

Un buon servizio per gli esponenti delle forze dell’ordine che sono sotto processo a Genova, accusati di aver massacrato i manifestanti fermati nella casrerma di Bolzaneto.
«È evidente che quella trasmissione è stata preparata come una trappola, col duplice obiettivo di influenzare il processo in corso a Cosenza e soprattutto per far apparire come una montatura il processo genovese per Bolzaneto».

A questo punto, che fare?
«Sicuramente possiamo rivolgerci alla commissione di vigilanza della Rai, al garante per la privacy (che è stata violata) o ricorrere alla Corte europea di Strasburgo. Ma credo che l’azione più immediata ed efficiente sia quella di non partecipare a quella trasmissione: la sinistra non dia alibi a una par condicio palesemente violata».

 ilaria ricciotti    - 28-02-2005
Quella trasmissione è stata una delle peggiori trasmesse dalla RAI. Oltre ad essere stata una trasmissione fuori tempo, a mio avviso si sono violate diverse norme : par condicio, privacy, divulgazioni di intercettazioni telefoniche mentre c'è un processo in corso ecc.
Non vedere più questa trasmissione e proporne ogni volta la sua revisione mi sembra un mezzo a cui ricorrere per farci sentire.