L'improvvisa svolta del ministro
Gianni Mereghetti - 11-02-2005
Non è un bel segno che FORZA ITALIA prenda le distanze dalle bozze di riforma del II ciclo che il ministro Moratti ha presentato, né può essere considerata una bega di partito, anzi è il segnale di quanto sia decisivo portare a termine in modo coerente il percorso avviato.
Del resto la questione seria è perché mai, dopo anni in cui il Ministro ha promesso un sistema liceale e una istruzione professionale entrambi di qualità, stia di fatto procedendo nella direzione opposta, propinandoci una licealizzazione di massa, che di fatto relega in serie B l'istruzione e la formazione professionale.
Questa inattesa svolta del ministro Moratti è grave, perché tradisce gli studenti, deludendo ancora una volta le aspettative di una scuola che valorizzi i loro interessi e le loro capacità.



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Luigi Buonagurio    - 13-02-2005
Solo adesso ci si accorge che è tradita la cultura e la formazione tecnologica. Nessuno ha commentato o ha preso posizione della cancellazione della classe di concorso A033 Educazione Tecnica nella scuola secondaria di primo grado. La cultura tecnologica va potenziata sin dalla scuola elementare. E' impensabile che un Paese tecnologicamente avanzato si ricorda solo ora che vengono a mancare le cattedre e i posti e le ore di lezioni ad ingegneri, architetti ecc.

 Silvia Testa    - 13-02-2005
La riforma della Moratti mandando tutti al liceo non permetterà a persone pragmatiche e interessate a problemi tecnici di trovare soffisfazioni e in questo modo saranno sempre più annoiati e incapaci di sopportare la vita della scuola

 Anna Pizzuti    - 13-02-2005
Se è questo il documento di Forza Italia al quale si riferisce Mereghetti, forse è il caso di leggerlo con più attenzione di quanto lui sembra fare, così ci preoccuperemo un po’ di più di quanto non facciamo già ora.
Estraggo dal testo ed evidenzio i passaggi che mi sembrano più significativi, anche di quelle che a me sembrano vere e proprie contraddizioni che rendono questa fase della discussione ancora più confusa.

Con riferimento al Capo II (i licei):

1. occorre fare emergere in maniera più esplicita il carattere di propedeuticità dei percorsi liceali alla prosecuzione degli studi nel settore terziario (accademico e non); in questa direzione, va sottolineato che il liceo deve fare soprattutto i conti con la trama della cultura generale e della cultura generale specifica tipica di ciascun liceo. Appare pertanto incomprensibile l’assenza in alcuni licei di due discipline caratterizzanti la “licealità”, quali il latino e la filosofia

2. pur apprezzando l’articolazione dell’orario in tre distinte tipologie (obbligatorio, obbligatorio opzionale, facoltativo opzionale), permangono tuttavia delle riserve sul numero complessivo delle discipline all’interno del quadro orario obbligatorio, nonché sugli spazi troppo esigui di flessibilità consentiti alle singole scuole, sia nella parte obbligatoria opzionale sia in quella facoltativa opzionale.

3. Forza Italia propone di pervenire ad un’organizzazione degli insegnamenti per raggruppamenti di aree disciplinari, con monte ore annuali o biennali, con riferimento ai periodi didattici ed all’articolazione degli obiettivi specifici di apprendimento contenuti nelle Indicazioni Nazionali. Le quantificazioni orarie delle singole discipline, poi, sarebbe meglio fossero espresse indicando una fascia di oscillazione (orario minimo – orario massimo), entro cui le scuole organizzano i piani di studio, analogamente a quanto già previsto nelle Indicazioni nazionali per la scuola secondaria di primo grado. Forti perplessità suscita, infine, la proposta di suddividere le scienze motorie tra l’orario obbligatorio e quello obbligatorio opzionale. Si chiede di valutare, inoltre, l’opportunità di indicare sempre tra le discipline opzionali obbligatorie Diritto e Informatica.

4. il numero elevato di indirizzi previsti per alcuni licei – in particolare per il liceo tecnologico – rischia di snaturare le finalità proprie del liceo, senza per questo attribuirgli quelle di una adeguata professionalizzazione; del resto, non è il sistema dei licei che può corrispondere alla diffusa domanda del sistema economico di preparare i giovani ad esercitare in maniera qualitativamente alta, sul piano educativo, culturale e tecnico, le professioni intermedie e da quadri produttivi.

Insomma, professionalizzazione no o professionalizzazione sì?


Con riferimento al Capo III (l’istruzione e formazione professionale):

Forza Italia esprime perplessità sulla eccessiva omogeneità tra i due sistemi, in particolare esprime preoccupazione per alcuni livelli essenziali di prestazione, che in quanto tali risulterebbero veri e propri vincoli per il sistema della IFP, che mirano a “scolasticizzare” i percorsi della IFP piuttosto che a valorizzare le migliori peculiarità qualitative. Il raggiungimento della pari dignità non deve essere ricercato attraverso l’omogeneità dei modelli didattici e organizzativi. Inoltre, è statisticamente dimostrato che solo attraverso una reale diversificazione dei modelli e dei percorsi è possibile abbattere i tassi di dispersione scolastica e formativa e migliorare la qualità della formazione per ciascun ragazzo.

E così la pari dignità è servita; chi è, caro Mereghetti, che relega in serie B l'istruzione e la formazione professionale?

Con riferimento al Capo IV (norme transitorie e finali):

A riguardo degli articoli 25 e 26, Forza Italia esprime apprezzamento per la corretta individuazione, rispetto al nuovo quadro giuridico-istituzionale, della Conferenza Stato-Regioni quale luogo deputato a programmare modalità e tempi della costruzione del sistema educativo di istruzione e formazione.(1) Si inizia in tal modo ad introdurre - a fronte di una lunga tradizione di politica scolastica centralistica e statocentrica - un elemento di effettiva libertà e di piena valorizzazione delle diverse autonomie (delle Regioni, delle Province ed ancor prima delle stesse istituzioni scolastiche). Si sottolinea comunque che tali elementi potrebbero acquisire maggiore rilievo grazie ad una più puntuale distinzione, nel testo, tra piano degli ordinamenti e piano gestionale (inerente al trasferimento delle istituzioni e delle relative risorse), tra livello della “soggettività” delle istituzioni che erogano i servizi formativi e tipologia dei percorsi erogati, nonché grazie ad una più attenta previsione di gradualità della fase di transizione verso un sistema effettivamente coerente con la nuova articolazione dei poteri previsti dalla riforma del titolo V della Costituzione.

In conclusione:

Forza Italia ribadisce a tal proposito che solo una ripartizione equilibrata dei percorsi in termini quantitativi, qualitativi, di durata e di tipologie di specializzazione tra i due sistemi, può costituire la premessa di piena attuazione delle legge 53 e di reale opportunità di formazione delle giovani generazioni, per una significativa politica del capitale umano.

Francamente incomprensibile, alla luce di quanto viene detto in altre parti del testo

Quello che non vogliamo è sicuramente istituire un sistema dei licei che, illudendo circa una parziale professionalizzazione, raccoglierebbe il 70 - 80% dei ragazzi, creando un’offerta formativa largamente incompatibile con le caratteristiche e le esigenze del sistema produttivo, il cui fabbisogno, al contrario, come ci dicono le ricerche di settore più recenti, si articola mediamente in: 60% qualifiche professionali, 30% diplomi tecnico-professionali e 10% lauree.

Su un piano più squisitamente politico, obiettiamo infine che l’opinione pubblica sarebbe indotta a credere che la “vera scuola” sia soltanto nei licei, con l’aggravante che questi avrebbero un primo biennio teorico, unico (da noi sempre osteggiato per i limiti ampiamente documentati) che riproporrebbe per di più il modello di scuola della Legge Berlinguer, abrogata dalla legge 53.


(1)Fra tutte le contraddizioni che ho evidenziato, questa mi sembra la più inconcepibile. Anche ad una lettura distratta del capo III della bozza di decreto, quella che riguarda il secondo canale, balza agli occhi che ciascun articolo inizia con la dicitura: “Nell’esercizio delle loro competenze legislative in materia di istruzione e formazione professionale, le Regioni…..” e che, sempre nello stesso capo, il riferimento alla Conferenza Stato-Regioni, appare solo all’articolo 18, quello che , nel sottotilo afferma di voler disciplinare i livelli essenziali degli obiettivi generali e del profilo educativo, culturale e professionali, ma che poi si occupa delle figure di differente livello, relative alle aree professionali, il che – come ben sa chi è addentro alla materia - è cosa ben diversa dai profili professionali, peraltro già pubblicati dal MIUR e che contemplano anche quello da conseguire al termine della frequenza del sistema di istruzione e formazione: contraddizione di secondo livello, interna alla contraddizione specifica che stavo tentando di evidenziare. E che riguarda quello che le regioni sono chiamate a fare, cioè a legiferare.
Talmente evidente, questa contraddizione, che uno stesso consigliere del MIUR, Domenico Sugamilele, ha ritenuto opportuno intervenire sull’argomento, ed è stato molto più chiaro degli estensori del documento di F.I.


 Anna Pizzuti    - 14-02-2005
Esiste una versione successiva del documento di Forza Italia, riportata qui. Non condivido l'entusiasmo con il quale viene presentato, sia perchè il testo contiene il meglio del precedente documento (anche rispetto alla formazione ed all'assunzione dei nuovi docenti) e quindi, se preso in considerazione, potrebbe anche peggiorare le cose, sia perchè non sono le beghe interne alla maggioranza che debbono bloccare questo processo distruttivo. Dovremmo e dovremo essere noi, ragionando insieme.