In manette per la pietà verso un clandestino
Fuoriregistro - 28-02-2005
Pubblichiamo una storia al limite dell'incredibile: da repubblica di domenica 27 febbraio

Caro Augias, ho vissuto una storia incredibile che voglio rendere pubblica. Mi recavo per lavoro, faccio l'antropologo in Senegal, con un charter di una compagnia francese affollato di bambini e famiglie. Dietro di me, un «sans papier» veniva ricondotto in Africa. Le mani dietro la schiena, le gambe bloccate. Ai lati, due poliziotti. Il sans papier urlava con tutto il fiato che aveva in gola. Il charter ritardava per problemi tecnici. Per farlo tacere, i poliziotti gli premevano la testa sotto al mio sedile, spingendo la sua bocca contro un guanto o una superficie nera. Le urla continuavano. Dopo un'ora tutti erano visibilmente turbati. Tutti sapevamo che alla base dell'espulsione c'erano probabilmente ragioni valide. E sapevamo anche che il clandestino si «stava giocando» l'ultima carta. Alcuni di noi ricordavano però che mesi prima una donna ed un uomo erano morti d'infarto in una situazione identica su un aereo in territorio francese. Ad un certo punto tre di noi sono andati a chiedere al comandante di scendere. Due di noi, il sottoscritto ed un cittadino francese, rivendicando il diritto a non dovere essere forzati ad assistere ad uno spettacolo che ci scioccava, il terzo perché aveva problemi cardiaci e temeva di stare male. Il volo sarebbe durato sette ore, sapevamo che la scena sarebbe durata almeno fino a quando l'aereo non avesse lasciato il territorio francese. Abbiamo chiesto di scendere perché pur rispettando la procedura di espulsione (sono figlio e nipote di magistrati e non ho mai pensato che la legge sia per sua natura ingiusta) ci era intollerabile la scena tragica a cui dovevamo assistere. Il comandante dell'aereo ha annunciato al microfono che, dati i suoi poteri, faceva scendere il clandestino e la polizia. Non era quello che gli avevamo chiesto. Poi ci ha domandato i passaporti come solidarietà alla sua decisione. Quando ci ha chiamati perché li riprendessimo, robuste mani ci hanno ammanettato. Siamo stati 12 ore in cella nel commissariato dell'aeroporto Charles De Gaulle, accusati di aver ostacolato un volo, la procedura di espulsione e di avere incitato alla rivolta. Avrò un processo il 26 maggio al tribunale di Bobigny. Abbiamo le testimonianze giurate di venti passeggeri che ci scagionano. Rimane il fatto singolare che per la prima volta dei cittadini europei vengono arrestati per avere manifestato pietà di fronte ad uno spettacolo di dolore. Non credo che sia importante il mio caso personale. Credo che alla base di questa vicenda ci sia una ignoranza delle basi culturali che uniscono Francia e Italia su valori comuni.

Franco La Cecla, Università di Venezia.


Giro questa grave denuncia al ministro degli Interni Pisanu che stimo persona seria e che ha un precedente specifico: le scuse che rivolse al figlio di Colombani (direttore di "le Monde") per un eccesso di zelo della nostra polizia di frontiera. Il clandestino stava mettendo in atto la sola tattica concessagli: dopo il terzo tentativo di espulsione fallito, un "sans papier" acquisisce il diritto di restare in Francia. Resta che a nessun passeggero si può imporre lo spettacolo di un uomo tradotto in manette con brutali tentativi di ridurlo al silenzio. Una nota di Pisanu al suo collega francese potrebbe giovare.

Corrado Augias

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 adriano burattin    - 06-03-2005
E' l'eterno problema della lex e della sua apllicazione. Siamo tutti fortemente legalitari quando parliamo del diritto in senso astratto, torniamo "umani" quando l'astratto si materializza dinnanzi a noi. Non invidio certo la sofferenza etica ed emotiva di chi ha mandato questo articolo, nè mi sorprende la reazione degli agenti doganali francesi. Pensare, ragionare, decidere sono operazioni brillantemente contrastate da una civiltà produttivistica dove oramai siamo ridotti al ruolo di ingranaggi "utili ma non indispensabili". Con tutto il rispetto per la differenza della situazione esposta, mi viene da pensare alla grande massa di popolazione che si intenerisce davanti ad un pulcino, ma non fa nulla per il suo destino di moltiplicatore di cellue animali costipato in uno spazio angusto per il resto dei suoi giorni fino alla morte che gli sembrerà di certo una liberazione.