The Edukators
Emanuela Cerutti - 03-02-2005
Un bel film, un film che fa pensare, di produzione tedesca, presentato lo scorso anno a Cannes ed uscito da poco nelle sale.
The Edukators il titolo: e non è strano che chi per mestiere riconosce la parola si senta interrogato.
Uno degli attori è il protagonista di Goodbye Lenin, gli altri due sono ragazzi. Poi un uomo. Per il resto poche comparse, nella Berlino del 2004.
Un film che non è costato molto e che il pubblico ha molto apprezzato. Più della critica. Anche questo non è strano. Succede quando ci si sente coinvolti in una vicenda.
La storia è quella di tre giovani tedeschi, pochi soldi, ma molti ideali che si stemperano nelle discussioni quotidiane, nel lavoro umiliante ai tavoli di un ristorante di lusso, nei senza fissa dimora maltrattati, nelle manifestazioni per rivendicare i limiti della globalizzazione e le angherie, indiscutibili, del capitalismo.
La loro rivoluzione vuole essere una forma di coscientizzazione, di emancipazione delle masse dal sopruso. Entrano nelle ricche ville dei signori, rendono inoffensivi i sistemi d'allarme, spostano tutto quello che trovano, non rubano nulla, lasciano messaggi-segnali delle loro visite: "Gli anni delle vacche grasse sono finiti", "Cosa ve ne fate dei vostri soldi?" ...
La firma: "The Edukators".
Hanno speranze: rendere fragile la sicurezza blindata, instillare nelle coscienze il dubbio dell'errore, tracciare un solco, gettare le basi per un cambiamento possibile.
Con uno sbaglio ed il rapimento di uno dei borghesi che li ha colti in flagrante giunge la crisi. Nessuno di loro aveva mai avuto a che fare con altre forme di violenza: c'è bisogno di tempo per decidere il destino dell'uomo che potrebbe per la prima volta rivelare identità nascoste.
Lo portano in una baita alpina sulle montagne austriache ed attendono che, insieme ai giorni, trascorrano eventi e narrazioni.
Lui, il miliardario, sembra lasciarsi andare: confessa che, 30 anni prima, nel lontano 68, aveva fatto parte di frange estremiste, per amore della rivoluzione. Poi le cose capitano "poco a poco". La macchina un po’ più confortevole, i figli che costano, i debiti cui far fronte con la carriera. E' senza accorgerti, dice, che un giorno ti accorgi di votare a destra.
Non approva le scelte dei suoi rapitori, ma ne ammira le intenzioni. Pare dalla loro parte. Paiono crederci.
Non è così né per lui che li denuncia una volta liberato, nè per i tre, che portano altrove i loro sogni.
La frase che i poliziotti trovano nell'appartamento vuoto riassume il film: "Ci sono persone che non cambieranno mai".
Sulle note di un Hallelujah in blues che ritma le scene finali scorrono pensieri.
Dei ragazzi di oggi, che vorrebbero far vivere lo stesso sogno.
Dei ragazzi di ieri, che lo hanno smarrito per strada a poco a poco, e non lo trovano più, nonostante le incertezze ("credevo che i soldi mi avrebbero reso libero, ma non è così").
Su tutto una domanda, che sembra segnare il discrimine: "Anche sfamassi mille persone, potrei farlo una volta sola. Poi?" .
Difficile mandarla via.


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