Il cuore nel pozzo e la verità in cantina
un lettore da Indymedia - 09-02-2005
Domenica 6 febbraio, ore 22:56. Si è da poco conclusa la prima puntata di “Il cuore nel pozzo”, la fiction televisiva che vuole mostrare in prima serata la tragedia delle foibe.

Voglio premettere che quando mi sono seduto davanti alla televisione due ore fa l’ho fatto solo per la curiosità di sapere fino a che livello sarebbe potuto scendere questo ectoplasma nauseabondo che ci ostiniamo ancora a chiamare, dopo quattro anni di regime, mezzo di informazione.
Fino dalle prime scene non potevo credere ai miei occhi: SS beate e mansuete che mangiavano e bevevano al ristorante, per poi ritirarsi il giorno successivo in tutta tranquillità sulle loro jeep e motociclette, non curandosi affatto dei civili che passeggiavano spensierati per la strada. Ma poi la musica cambia e diventa inquietante: cominciano ad apparire dei personaggi spietati con una stella rossa sul berretto che cominciano a fare retate nelle case, distribuire pestaggi e caricare donne vecchi bambini sui camion. La destinazione è facilmente immaginabile.
Che per tutta la durata del film – che ci dovrà ancora stupire nel suo seguito – non si menzionassero nemmeno per un secondo le atrocità commesse dal fascismo appena prima nelle stesse regioni a danno delle popolazioni slave me lo potevo attendere. Era cosa risaputa da tempo che il revisionismo demente dei mecenati nazionalisti avrebbe considerato il 1945 l’anno zero delle terre cosiddette “italiane” della Jugoslavia.
Ma giuro che non mi sarei mai aspettato questa ridicola invenzione dell’odio razziale degli slavi contro gli italiani. In quei soldati titini io vedevo lo stesso medesimo comportamento delle SS naziste nei confronti degli ebrei: botte, insulti, case incendiate, caricamento sui camion ed esecuzioni. I “carnefici” usavano un solo appellativo nei confronti delle “vittime”: italiani (mi è anche sembrato di avvertire in alcune scene un accento tedesco nel dare gli ordini). Nemmeno la più lontana allusione al fatto che l’odio fosse di tipo politico. Nessun comunista contro nessun fascista, nemmeno per sbaglio. Da una parte le tigri: gli slavi. Dall’altra gli agnelli: gli italiani. Odio razziale nudo e crudo.
Sulla sceneggiatura e sugli attori stendiamo un velo pietoso, ma non è questo il problema. Nemmeno che la jeep guidata dal comandante Novak fosse un modello uscito negli anni Sessanta. Così come non è il problema che un bambino di 6 anni sia riuscito con i suoi amichetti ad organizzare un gruppo di resistenza e a mettere in ginocchio un’intera base militare. È solo televisione terrestre italiana: via, che mai ci dobbiamo attendere, i film di Orson Welles?
Il problema vero è la sconvolgente falsità di ciò che viene mostrato: un ribaltamento a 180 gradi dei ruoli ricoperti, durante la Seconda Guerra Mondiale, dagli jugoslavi e dagli italiani. I titini peggiori delle SS, gli italiani trattati come gli ebrei nella shoah. Anzi, peggio: almeno gli ebrei nei lager vivevano qualche mese poi morivano di stenti, mentre gli italiani venivano fatti secchi subito. Il fascismo non è mai esistito: gli italiani sono stati sempre e ovunque brava gente.
Mi chiedo a che punto potrà arrivare questo distillato di odio contro il comunismo: ieri “semplici” censure di alcuni personaggi scomodi, oggi costruzione di memorie catodiche sulle macerie cerebrali degli italiani. Vogliono edificare una nuova Storia. Perché? Domani cosa succederà?
Anche se mi rendo conto che la cosa è quasi impossibile, bisognerebbe fare in modo che chi ha messo in piedi questa vergogna non la passi liscia. Mi piacerebbe che i nostri candidati della sinistra si svegliassero un po’ e mettessero nel “programma di governo” una loro lista di soggetti da fare sparire dalla RAI. Loro sì che hanno il diritto di farlo: Daniele Luttazzi, Michele Santoro, Enzo Biagi e Sabina Guzzanti di falsità non ne hanno mai raccontate. Questi anonimi manipolatori di fatti storici invece fanno della falsità una ragione di vita.



discussione chiusa  condividi pdf

 sempre da Indymedia    - 09-02-2005
Un TG istruttivo: foibe.

Torno a casa e guardo distrattamente il tg2 delle ore 13. Lascio la tele accesa e alle 13.50 vedo un breve servizio sul film La luna nel pozzo.
Intervistano il regista ed alcune persone in strada, intervallando il tutto con alcune drammatiche scene del film.
Gli intervistati sono tutti felici che finalmente si parli di quei crimini orrendi, che finalmente si squarci il velo di omertà. Fino ad oggi nessuno ne sapeva niente, dichiara uno. Migliaia e migliaia di italiani buttati in queste cavità? aggiunge un altro.
Poi le dichiarazioni del gran regista: Tra il non parlarne ed il parlarne parzialmente è meglio parlarne, poi ognuno può prendersi un libro e documentarsi

Manca una risata registrata in sottofondo, almeno mi sveglierei da questo strano sogno. Nessuna risata, si sta parlando sul serio.
Poi la chicca, dopo che hanno mostrato le immagini di un bambino che vede uccidere un prete italiano: ...perché lo sguardo del bambino non è politico, è puro : la storia vista attraverso gli occhi di un bambino non si può mettere in dubbio?
Conclusione del servizio: su un filmato in bianco e nero di gente in fila che si avvia verso un imbarco, la voce snocciola la cifra di 350.000 italiani costretti a lasciare la loro terra e di migliaia e migliaia rimasti in fondo al pozzo.
In tutta questa carrellata, mai nominata la parola fascista. Questo qunto visto.

Ora, una domanda.
Chi conosce la storia sa benissimo come siano andate le cose e conosce benissimo il rapporto causa-effetto.
Che la RAI ed associate siano uno strumento in mano al potere ora imperante è noto.
Che la destra faccia questa opera di propaganda e mistificazione tesa a infangare la resistenza e l'antifascismo è cosa sacrosanta dal loro punto di vista.
Che ci siano politici e giornalisti completamente disinformati (però è inammissibile che lo siano) che si dicono democratici o addirittura di sinistra che appoggiano più o meno caldamente queste manovre e queste tesi è cosa da analizzare seriamente.
Non voglio aprire un dibattito sulle foibe, sia chiaro. Il sito ne è già pieno. Vi prego di evitare inni alle foibe, maledizioni agli italiani fascisti, maledizioni agli slavi comunisti o spiegazioni storiche di vario tipo.
Vorrei solo capire il perché di tanta ignoranza e accondiscendenza da sinistra.
Accondiscendenza basata su ignoranza?o su cos'altro???
Cosa sta succedendo?


 Anna Pizzuti    - 08-02-2005
Chiedo alle mie alunne della classe serale se hanno guardato lo sceneggiato “Il cuore nel pozzo”. Alcune mi rispondono di sì, che lo hanno guardato al pomeriggio, in replica. Scopro così che anche una replica, c’è stata, come per le più grandi occasioni della TV. Mi dicono che si sono molto commosse alla storia di quei bambini, ma – come dice Giuseppina – non hanno capito granchè dello “sfondo”. Mi chiedono perché i “cattivi” avessero la stella rossa sul cappello, cosa volesse dire. Elena, la più attenta alle questioni politiche, che conosce la storia e la vicenda in particolare, mi dice che, secondo lei, è stato giusto parlarne.
Terminata l’indagine Auditel, tocca a me spiegare la storia. Cosa che ho sempre fatto, con tutte le classi, da quando una mia alunna, anni fa, mi mise al corrente del fatto che raccontava le mie lezioni al suo fidanzato e che questo le aveva detto: “Va tutto bene, ma dille di spiegarvi anche le foìbe”.
Ne ho sempre parlato perché ritengo che sia questo il modo più giusto e corretto di evitare
strumentalizzazioni. Soprattutto quella che fa, di questo episodio, per quanto drammatico e violento, unolocausto italiano.
Raccontando anche, però, che nella scuola che ho frequentato io, c’era l’ordine tassativo – l’ho scoperto dopo – di non parlare non dico della Resistenza, ma nemmeno del fascismo. Per anni ed anni si usciva dalla scuola con le conoscenze storiche bloccate alla prima guerra mondiale, quando andava bene. E sto parlando di trenta, quaranta anni fa, non del 1918. Gli anni in cui, secondo l’attuale vulgata, eravamo sotto il governo dei comunisti.
Troppo vicini, quei fatti; potrebbero riaprire ferite” Oppure “Troppo vicini, quei fatti, non è possibile ancora guardarli con l’occhio distaccato dello storico: non sarebbe fare storia, bensì politica
E così a me bambina, che scoprivo i lager leggendo per conto mio, la scuola non dava nessuna spiegazione. Era il mondo di fuori, quello, che,con la scuola, non doveva avere assolutamente nulla a che fare.
Perciò mi fa anche un po’ sorridere, oggi, tutto questo parlare di storia negata e storia cancellata a proposito delle foibe. Mi fa sorridere, perché, per anni ed anni, nella scuola, di storia, ne è stata negata tantissima.
L’ho guardato anche io, oggi, il servizio di TG2 costume e società descritto e commentato qui ,che esaltava il successo dello sceneggiato, ed ho ascoltato le persone intervistate per strada dichiarasi entusiaste di aver potuto scoprire una pagina di storia della quale non sapevano nulla. Non ho potuto, però, fare a meno di pensare che di tante altre pagine di storia, altrettanto drammatiche, potrebbero dire la stessa cosa.



 Pierangelo    - 09-02-2005
Riporto dalle news di Repubblica online

Berlino, 9.2.2005 13:25
"FRANKFURTER" STRONCA "IL CUORE NEL POZZO", "È KITSCH"

Con un lungo articolo intitolato "Massacro kitsch", la "Frankfurter Allgemeine Zeitung" ha stroncato la fiction della Rai sulle foibe, "Il cuore nel pozzo". Per il grande giornale conservatore tedesco la Rai "avrebbe fatto meglio a non trasmettere il programma", che ha reso "un cattivo servizio alla causa di portare a conoscenza degli italiani una tragedia ignorata e minimizzata per decenni". Sotto tiro in particolare certi presunti "aspetti grotteschi e da macchietta" della fiction: "Questa comicità non intenzionale è dovuta a una sceneggiatura zeppa di inverosimiglianze, che non attribuisce a nessuno dei personaggi nemmeno una lontana parvenza di aderenza alla realtà". La requisitoria della "Faz" lamenta inoltre che "il film non chiarisce, ma confonde, poiché riduce un conflitto politico allo schema di una vendetta privata, il cui retroscena storico non solo non è spiegato, ma viene addirittura oscurato". Non si salvano neppure le musiche di Ennio Morricone, definite "caramellose".

 Raffaello Campani    - 14-02-2005
La lettrice da Indymedia non vuole aprire dibattiti ma afferma una cosa che anche a me, uditore pur stanco e distratto, è saltata all'orecchio: non si parla di fascisti. E' vero. Vorrei aggiungere: non si parla di comunisti. Lo studente mentalmente ristretto del nostro tempo avrà rubricato quegli energumeni come ultrà della Stella Rossa Belgrado. Per concludere: nelle scene finali fanno la loro apparizione dei soldati italiani infagottati in divise bluastre (fanno il paio con la campagnola Fiat anni '50 che scarrozza il Cattivissimo di Foiba in Foiba). Sui loro baveri brillano le stellette del Regio Esercito. A tutti coloro che non avvolgono i propri occhi e la propria ragione in spesse fette di prosciutto risulta invece che in quei giorni ed in quei luoghi gli unici italiani in armi recavano sul berretto la Stella Rossa del IX Korpus se partigiani oppure cuciti sul bavero il Gladio e l'Alloro se militari della Repubblica Sociale Italiana. Eccome se c'erano i fascisti, eccome se c'erano i comunisti! C'è un bel libro sull'argomento, scritto da Antonello Rossi Kobau bersagliere fascista repubblicano con prefazione del figlio, il popolarissimo comico Paolo Rossi, edito da Mursia. Ne consiglio la lettura.