18 anni nel 2010, è una colpa?
Mario Menziani - 11-02-2005
Notizie dalla neoscuola

I riflettori della ribalta illuminano a giorno l’ultimo segmento del sistema scolastico toccato dalla riforma: ci appare essenziale, magro e asciutto come si addice ai tempi, i tempi della neoscuola.
Raggiunto dalla inesorabile legge del cubo perfetto, il fatidico 27, la scuola superiore si accoda al destino (già scritto ed avviato) dei segmenti fratelli: scuola primaria e secondaria di primo grado.

Deve essere davvero piaciuto in alto questo schema basato sul ventisette, ventisette più, per la precisione (più l’opzionalità, più la facoltatività). E così il sistema scolastico italiano diventa una sorta di gioco matematico con il brivido dell’imprevisto: scelgo l’anticipo (ma me lo daranno?), scelgo le opzioni (ma ci saranno gli insegnanti?); ho il diritto e pure il dovere di andare a scuola fino a 18 anni, ma c’è (ci sarà) una scuola che mi garantirà un titolo di studio a 18 anni?

Sembra di no, sembra che non ci sia (che non ci sarà) una scuola di questo tipo: ho un diritto-dovere, ma là in alto si sono dimenticati di fare una scuola che lo possa garantire. Così come è stato subito chiaro che una scuola per tutti quelli che volevano l’anticipo non c’era, non poteva esserci. Così come non c’era una scuola secondaria di primo grado a 33 ore, al massimo 32 (quest’anno, e poi?), così come non c’era più una scuola primaria a tempo pieno, c’era un tempo lungo (quest’anno, e poi?), ma non un tempo pieno; o che insegnasse l’inglese a tutti, o l’informatica a tutti o…o una qualsiasi cosa a tutti, per tutti.

Il perché è presto detto: la neoscuola non è per tutti, punto.

La scuola del “cubo perfetto” nasconde dietro a questo “divertissement matematico” una serie infinita di… bugie, assurdità? Mah, definitele come volete, sta di fatto che mentre riduce le ore di scuola, aumenta insegnamenti e programmi; mentre trasuda di richiami all’autonomia, detta alle scuole financo le minuzie; investe in propaganda e riduce i finanziamenti; definisce “indicazioni provvisorie” ciò che poi pretende si assuma come definitivo; promette alle famiglie ciò che poi nega con l’assegnazione organica.
Si rivolge ai pochi che possono sopportarne la licealizzazione, che vuol dire scuola lunga, lunghissima, fino all’Università ed oltre. Si rivolge ai pochi che “corrono”, che anticipano, che possono. E’ una scuola per predestinati, in questo senso, e unicamente in questo senso, “personalizzata”.

Recentemente in una lettera a Repubblica una lettrice si interrogava su come fosse possibile che proprio le famiglie meno abbienti o meno acculturate iscrivessero i propri figli al minimo di ore e si disinteressassero delle proposte aggiuntive. Si tratta di una testimonianza personale, di valore limitato, eppure è una sensazione diffusa, quando non una constatazione numericamente dimostrata. E se è così, o se lo fosse anche solo per una parte, perché? Non è che queste famiglie, gia avvezze da altre disvventure, losentano “a pelle” che questa scuola non è per loro? Che sia una “faccenda” dove le cose sono già scritte fin dall’inizio? Che non ci siano possibilità? E che, stando così le cose, allora tanto vale scegliere il male minore, per non finire “cornuto e mazziato”?

E’ un sistema scolastico sbagliato, falso, spocchioso; dietro ai suoi giochi matematici facili facili nasconde aberrazioni come il calcolo sui tagli degli investimenti, il calcolo sui tagli del personale, il calcolo delle conseguenze sociali, il calcolo delle conseguenze economiche, il calcolo delle spese familiari per la scuola, per molti ormai intollerabili.

Sono cose dette e ridette, occorre ripeterle. Occorre ripeterle con voce chiara e forte, di fronte a questa intollerabile ingiustizia che si sta consumando a danno dei ragazzi del ’92: le prime vittime della riforma delle superiori, i primi a dover scegliere tra sistema dei licei e professionale, a dover sottostare al ricatto sotteso di una tale condizione capestro.



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf