Questioni intollerabili
Roberto Renzetti - 08-02-2005
Dico qualcosa dopo otto giorni dal precedente intervento. Aspettavo pazientemente una risposta che, fino ad ora, non è arrivata. In attesa di tale risposta e visti altri interventi, propongo alcune considerazioni.

E' dal 1968 che lavoro a tempo pieno per una scuola qualificata. Da quando la risposta del governo alle richieste di democratizzazione fu l'orrenda equazione scuola di massa = scuola dequalificata.
Molti, compagni e non, si sono assunti questo ruolo. Hanno fatto lotte importanti che portarono ad un parziale risultato (1974): i decreti delegati (DD<). Da questi purtroppo, per una delega mal intesa da parte dei sindacati confederali, è iniziato il declino della scuola. Quelli che hanno la mia età ricordano che vi furono due punti che mandarono tutto in malora: il DD sulla democrazia (quanto dovesse pesare la rappresentanza delle varie componenti nel Consiglio d'Istituto) e la non approvazione dell'ultimo DD, quello relativo alla retribuzione per la gran mole di lavoro che discendeva per i lavoratori della scuola dagli stessi DD (da quel momento, gestito malissimo dai sindacati, è iniziato il declino economico degli insegnanti).
Ricordo che il 1970 è l'anno della Commissione Biasini, dalla quale nel 1975 vennero prodotti da tutti i partiti politici vari progetti di legge estremamente interessanti. Ricordo che di grande apertura erano (in ordine) quelli di PSI, PCI, PRI.
Tutto morì subito e, mentre la scuola elementare trovava leggi che la qualificavano sempre più, restava aperto il problema, ancora irrisolto, della scuola media, il buco nero mai definito correttamente. Per la scuola secondaria di secondo grado si era di fronte ad un bivio che fece molto discutere: il biennio deve essere unico o unitario?

Non rifaccio la storia di quello che potrebbe essere anche oggi un dibattito che farebbe crescere tutti, dico invece che le linee guida che erano emerse prevedevano l'obbligo fino ai 16 anni (fine del biennio); delle materie opzionali che avevano lo scopo di orientare gli studenti per il prosieguo degli studi; una opzionalità che si riducesse drasticamente all'inizio del triennio. Da quel momento scolastico la scuola doveva diventare sempre più professionalizzante per tutti. Per chi sceglieva studi che avevano aperture universitarie, l'ultimo anno era solo un anno di preparazione per la facoltà scelta (ciò avrebbe comportato la liberazione di molti compiti da parte dell'Università). Sullo sfondo vi era l'esigenza di reagire ai tentativi di dequalificazione che, alla lunga, avrebbero portato alla scuola privata. Vi furono tentativi ulteriori di aggiustamenti ma non erano in un quadro complessivo. Ad esempio i progetti Brocca che, pur peccando di enciclopedismo, erano un tentativo serio, da approfondire. Ciò che è emerso tra coloro che si preoccupavano a tempo pieno di scuola pur lavorando nella scuola (questa è ormai una calamità: dappertutto, fateci caso, sono i comandati ed i distaccati da una vita che ci spiegano ...) era la necessità di far crescere i livelli di preparazione delle scuole professionali (maggiore preparazione su tecniche che via via evolvevano nel mondo produttivo); conseguente maggior controllo su di esse togliendole a clientele salesiane e sindacali; finanziamenti adeguati a tali scuole.

Per quel che riguarda gli ITIS il problema è lo stesso con in più la considerazione che una preparazione troppo specialistica rischia di diventare obsoleta rapidamente e quindi vi è la necessità di pensare ad una preparazione che renda i fruitori della scuola più aperti e flessibili (con significato differente dalla flessibilità messa in campo dal centrosinistro Treu !!!). Tra parentesi, occorrerebbe che i nostri legislatori fossero un poco più al corrente di ciò che accade almeno in Europa: il legare scuole professionali direttamente a delle fabbriche è stato un fallimento, ad esempio, in Germania (fabbriche di occhiali) poiché al minimo cambio di modo di produzione non si era in grado di "riciclare" chi aveva preparazioni specialistiche (ma basta guardare anche gli ottimi meccanici di Terni che, nella malaugurata eventualità della chiusura delle acciaierie avrebbero enormi problemi di inserimento. I licei dovevano aumentare la parte sperimentale: laboratori di scienze per rendere in qualche modo effettiva quella cosa chiamata rivoluzione galileiana.
A queste esigenze, quantomeno da discutere, si è sovrapposto il confronto con i diplomati ed i laureati nel resto d'Europa con la sciocca pretesa di riuscire in poco tempo a mettersi in media ma MAI parlando di media con qualità. E così ci siamo ritrovati con la dequalificazione dei governi DC.
Se il problema da risolvere era quello del NUMERO dei diplomati, non si vede perché doveva essere attaccata tutta la scuola. Visto che i sinistri amano i doppi canali, potevano fare una scuola a doppio canale: quella seria e quella all'americana, completamente opzionale (musica, danza, calcio, pallacanestro, ...). Stessi diplomi alla fine, con in più l'elenco delle materie frequentate sul diploma medesimo, senza toccare il valore legale del titolo di studio che è l'unica difesa dei diplomi SERI dei più deboli (ricordo che ciò che vuole la nostra industria stracciona è proprio questo: se ne fece interprete Gelli ed oggi Berlusconi lo sta piano piano realizzando).

Altra calamità abbattutasi sulla scuola è la fioritura di pedagogisti e docimologi che hanno spostato l'asse dai contenuti ai metodi con scimmiottamenti della peggior TV (tutti siamo partecipi, massima fasulla democrazia, lavorare poco ed il dibattito su tutto, non storia ma cronaca, la matematica è difficile).
Tali personaggi, mai sottoposti a verifiche, possono permettersi di dire ciò che vogliono e poi cambiarlo il giorno dopo. Sono dei veri irresponsabili che se la cavano ancora grazie alla criptatura dei loro messaggi (in realtà vuoti). Per questo loro comportamento hanno avuto centinaia di cattedre in giro per l'Italia. Non esagero nel dire questo e se avete dei dubbi leggetevi quel capolavoro di pedagogese che è la SINTESI Maragliano ai lavori della Commissione dei 44 che doveva dare una mano a Berlinguer. Se poi vi leggete ciò che dice Bertagna trovate delle assonanze incredibili, poi codificate in lavori fatti insieme e nello sciagurato progetto Buonsenso che vede tutti al lavoro insieme (Maragliano e Bertagna e seguito di inutili pedagogisti) intersecando il progetto TREELLLE della Confindustria, in cui è casualmente impegnato anche De Mauro, oltre a Berlinguer [insieme a: A. Oliva (presidente esecutivo), F. Confalonieri, G.C. Lombardi, L. Maramotti, P. Marzotto, T. J. Alexander (chairman), L. Abete, G. Alpa, D. Antiseri, F. Butera, C. Callieri, A. Casali, L. Caselli, S. Cassese, E. Catania, A. Cavalli, I. Cipolletta, C. Dell’Aringa, A. De Maio, T. De Mauro, G. De Rita, U. Eco, M. Lodi, R. Maragliano, L. Mondadori, A. Panebianco, C. Pontecorvo, S. Romano, R. Simone, D. Siniscalco, M. Tangheroni, G. Varchetta, U. Veronesi, G. Anselmi, E. Auci, G. Barilla, L. Berlinguer, F. De Bortoli, A. Di Rosa, G. Ferrara, D. Fisichella, F. Frattini, L. Ghisani, L. Guasti, E. Mauro, M. Mauro, L. Modica, G. Nieri, A. Ranieri, G. Rembado, C. Rossella, F. Roversi Monaco, M. Sorgi, G. Trainito, B. Vertecchi, V. Zani].
La lettura attenta di questi nomi dovrebbe far capire come a noi venga richiesto di schierarci acriticamente, mentre lor signori fanno ciò che credono INDIPENDENTEMENTE da qualunque consultazione di base. Se poi si mette insieme questo con gli stretti legami di Berlinguer con Panini si capisce che siamo tutti degli imbecilli a continuare a dar retta a costoro che viaggiano su sentieri da imbonitori a fine di potere.

E tutto questo non è casuale. E' tutto dentro una strategia europea portata avanti dal socialista francese Lamy in seno alla precedente Commissione europea, con Cresson e Reding, per soddisfare le esigenze degli industriali europei dell'ERT (Cocco ha avuto la bontà di pubblicare tutta la storia, che io scrissi mesi fa, proprio qui su Fuoriregistro.

E quella Lisbona 2000 che viene giustamente ricordata è proprio il momento in cui, con linguaggio criptico, si dà il via al progetto di PRIVATIZZAZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA per dirottare nelle tasche dei privati un affare gigantesco che una indagine OCSE (1998) stima in 2000 miliardi di dollari (investimento per la scuola nel mondo ed in 1000 miliardi negli Stati membri con circa: 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315 mila istituti e 5 mila università). Un vero gigantesco affare.
Se uno legge con attenzione Bassanini e Berlinguer si accorge che lavorano sulla strada imboccata da diversi governi europei verso la dequalificazione e successiva privatizzazione, con la differenza che le altre scuole europee non avevano le importanti tradizioni italiane, tradizioni che hanno sempre permesso ai nostri studenti l'inserimento in ogni altra scuola europea (per non dire USA, Canada, Australia) con il viceversa impossibile.

Ora io credo che queste posizioni siano in sé legittime. Credo che alla fine probabilmente vinceranno. Ciò che non è legittimo è il non dire tutto ed il fare finta che vi sia differenza tra scuola della Moratti e scuola di Berlinguer. Se poi ci metto la mia vocazione disperata a sinistra mi rendo conto che ormai vi è una divaricazione incolmabile tra i sogni di una scuola pubblica e qualificata e la svendita a saldo nel botteghino DS.
Altrimenti si dica con chiarezza cosa si pensa, cosa si vuole fare. Perché a sinistra non è ammesso l'errore ? Perché nessuno interviene compiutamente e, se lo si incalza, scappa ? Riguardo agli onorevoli che intervengono qui, beh ne sono contento, anche se so che questo è un modo per coltivare le clientele elettorali (in senso assolutamente legittimo, sia chiaro). L'asino casca, sia altrettanto chiaro, quando il dibattito non solo langue, ma non c'è proprio, con la convinzione che mi atterrisce di chi ha il potere e le idee "migliori" e le può comunque far passare checché ne pensino gli utenti e/o gli elettori.

Per esperienza durissima ho, da due anni, visto sbattermi in faccia tutte le porte della sinistra ( o sinistre ?). La critica è vietata, a partire dalla CGIL Scuola. Fortuna che qualcuno solidarizza con noi. Leggete:
"Qualche mese fa, in margine all'agitazione degli insegnanti della scuola secondaria per ottenere un adeguato riconoscimento retributivo, si è scatenato un vero e proprio linciaggio della categoria, additata al generale ludibrio solo perché non più rassegnata a tollerare stipendi vergognosi. Si è persino pensato di caricare sul paese intero un'imposta ad hoc per pagare gli aumenti retributivi agli insegnanti, rei in tal modo di aggravare con la loro ingordigia il carico fiscale degli italiani. E poi si è detto che si vuole spedire un po' di professori a fare i bagnini o i guardiani dei fari.
Di recente sono ripartite - con più virulenza che mai - le fantasie sulla "privatizzazione", ammantate di modernismo e celate dietro un inaccettabile disfattismo sul presunto sfascio della scuola pubblica. Si confonde autonomia con privato, quasi che il concetto autonomia non fosse un concetto anche e corposamente pubblicistico. Si rimette in discussione il patto costituzionale che cattolici e laici democratici hanno stipulato per impegnarsi nella qualificazione e nelle garanzie pluralistiche della scuola pubblica. Si diffonde l'insana illusione che la salvezza educativa del paese sia nelle mani dell'efficienza di novelli managers privati (che tutti sanno abilissimi nell'attingere continuamente ai fondi dello Stato). Ora poi si racconta che le università - sprecone e inconcludenti - devono procacciarsi da sé i mezzi per lavorare, stravolgendo così una grande tradizione e valori radicati nella storia d'Europa, che hanno fatto libera (e per questo grande) la nostra ricerca. Reaganismo e confessionalismo d'accatto.
Sono solo alcuni esempi di una martellante campagna demolitrice che penetra insidiosamente nell'opinione pubblica con esiti infausti, di cui mi domando quanti suoi promotori siano consapevoli. Si provocano così sconforto e demotivazione fra i docenti, e se ne piangeranno le conseguenze. Comprendo che tutta questa bagarre fa parte di un gioco tattico di punzecchiamento fra i due maggiori partners rivali di governo, ma non posso fare a meno di notare che questo disinvolto strumentalismo rischia di sconvolgere i valori fondamentali della moderna convivenza sociale e dello Stato. Intollerabile. ...
In campo scolastico, va ricordato che il nostro livello è complessivamente sulla media europea. Non mancano tuttavia varie urgenze ormai improcrastinabili, tra le quali segnalerei due carenze a mio avviso di particolare rilievo: l'educazione scientifica e le lingue straniere. Credo che su questi due fronti ci si dovrebbe impegnare con particolare decisione e tempestività, specie in vista del traguardo europeo, per superare un difetto tradizionale della nostra scuola. Le nostre istituzioni educative sono gravemente carenti di cultura e pratica sperimentale e con esse di attrezzature, laboratori, di sostegno tecnico, capaci di diffondere adeguatamente la conoscenza scientifica e quella strumentale delle lingue straniere moderne, in un'azione che non si limiti all'insegnamento tradizionale e scolastico, ma coinvolga gli studenti con adeguate metodologie sperimentali e di diretto apprendimento.
Ho fatto solo alcuni esempi di contenuto fra i tanti che si potrebbero fare, per affacciare in concreto un terreno costruttivo di azione politica per la scuola, senza diversivi e senza diffondere scoramento e demotivazione.
"

Era Luigi Berlinguer, la Repubblica 28 settembre 1988. Vi pare sufficientemente forte la critica alla SUA scuola ? Che volete farci ? Per un poco di potere la gente si venderebbe madre e figli e Berlinguer tiene famiglia.

Ma ritorniamo alle domande sull'Autonomia e sulla Dirigenza. Nell'ipotesi in cui il progetto Autonomia richieda la Dirigenza, come è in Bassanini e Berlinguer, perché puntare su dirigenti squalificati a priori, non essendo passati attraverso nessun esame ? Clientele ? Riguardo poi ai sindacati (io sono uscito dalla CGIL Scuola da un anno, dopo 33 anni di iscrizione per la chiusura completa ad ogni dibattito di quella organizzazione; si chieda altrimenti a chi mi ha sbattuto in faccia il loro forum), chi è che ritiene corretto che i dirigenti di tali sindacati siano dirigenti scolastici (per meriti sindacali!), cioè controparti di coloro che dovrebbero rappresentare ? Cosa è questa vergogna dei distacchi a vita che fanno perdere completamente di vista da dove si proviene e perché si è stati distaccati ? Non ci si vergogna neppure un poco della Legge sulla Parità scolastica con la quale vengono elargiti fondi alle scuole dei figli di papà, sottraendoli a Scampìa, a Bari, alle periferie delle grandi città ? Chi risponde ?

Io ritengo che questa (mi riferisco alla dirigenza) sia una truffa che ci avvia alla dequalificazione con conseguente prossima privatizzazione (già siamo vicini al punto di non ritorno). Credo che le forze che spingono in tal senso siano molte (se lo fanno gli accasati con la libertà nun me po' fregà de meno, ma se lo fanno gli amici miei, che faccio io ?) e tra esse, ad esempio, il Presidente dei DS, D'Alema, che sul suo giornalaccio, Il Riformista, esalta (lui, non io!) la Moratti, ma anche il Presidente della Margherita, Rutelli, che un giorno si e l'altro pure ci parla delle leggi sulla scuola solo da ritoccare . Da Prodi non abbiamo ancora saputo nulla. Come possiamo orientarci ? Rifondazione ed i Verdi sono ostici ai problemi della scuola. Il PdCI ha fatto ultimamente un convegno in cui parlavano Berlinguer ed esponenti del CIDI (collaterale, con Legambiente, ai progetti globalizzati: è una sorta di gioco dei quattro cantoni, dove ti giri trovi occupato da lor signori, che si parlano addosso da dieci anni): occorrerebbe che chi è vicino a questo partito chiedesse di aprire gli occhi ai suoi dirigenti. In definitiva pur sapendo che quasi tutti gli operatori della scuola che si occupano davvero di questi problemi più o meno paventano le stesse cose, sono anche cosciente del fatto che tutti costoro hanno (abbiamo) rappresentanza politica vicina allo zero.
Ora, chi vuole fare il solito gioco in voga con Stalin chi non è con me è contro di me o meglio è con il nemico, lo faccia pure ma non ci venga a fare prediche. Ho campagne fatte a sinistra in 45 anni di militanza politica ed in 33 anni di militanza sindacale che non vi è nessuno (DS e/o CGIL) che possa obiettare; semmai sono io che avrei da dire ... ma su questo lascio perdere. Il sol dell'avvenir l'ho inseguito per anni e non è il ricatto del voto (che pure darò, con la sola pretesa di non essere insultato) che mi spaventa. Anche io non amo il cavaliere piduista ed ex indagato, tra il tantissimo altro, per le stragi di mafia del 1992 e 1993. Non mi pare il caso che chi se lo è coccolato e lo ha mantenuto al potere venga a dire una sola sillaba a me (diciamo che questo chi era distratto quando si facevano le bicamerali, le leggi sulla scuola, sul lavoro precario, sull'emittenza TV, si bombardava la Jugoslavia,si attaccava la magistratura in prima linea, le pensioni, .. quando si violava la legge Scelba - 1957 - sull'eleggibilità, quando non si faceva nulla per regolare il conflitto d'interessi, quando i carabinieri discussi erano riconosciuti come arma autonoma, ...).

Se dopo tutto questo sono io il nemico, consiglio i paraocchi o direttamente un paio di occhiali scuri.
Il dogmatismo è il più grande nemico del progresso civile e sociale: si entri nel merito e si lascino perdere gli slogan che vanno bene per la repubblica delle banane e non per persone che ritengo civili. Soprattutto si pretenda di sapere ESPLICITAMENTE qual è il progetto di scuola dell'Ulivo ed alberi e cespugli vicini. Io lo conosco e mi fa davvero paura, perché è lo stesso dei lanzichenecchi al potere che sono certamente più rozzi e neppure avrebbero avuto le raffinate abilità di Bassanini/Berlinguer, ma altri potrebbero tranquillizzarmi dicendomi perché e dove sbaglio.

PS. Se mi sono perso qualcosa, lo recupererò prossimamente.


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