Lettera aperta al Ministro Moratti
MIIP - 26-02-2005
Egregio Signor Ministro,

in riferimento alla bozza del Decreto Legislativo attuativo dell’art. 5 della legge 53/03, avente per oggetto la formazione iniziale e l’accesso ai ruoli degli insegnanti, e in relazione alle dichiarazioni da Lei rilasciate alla stampa al termine del Consiglio dei Ministri del 25 Febbraio, il MIIP - Movimento Interregionale Insegnanti Precari - valuta come estremamente grave il mancato riferimento ad una qualsiasi fase transitoria che permetta il graduale
passaggio dall’attuale sistema di reclutamento al nuovo, passaggio che invece si prospetta come fortemente lesivo dei diritti acquisiti da quei docenti che da anni svolgono una funzione importantissima all’interno dell’istruzione pubblica, garantendone il regolare svolgimento.

Le suddette dichiarazioni sono strutturate in modo da gettare fumo negli occhi: quando Lei sostiene che il nuovo sistema di reclutamento garantirà «la certezza del posto di lavoro» grazie ad una futura «attenta programmazione», il nostro pensiero va immediatamente ai tre anni del Suo Ministero, anni bui per il precariato che ha patito sulla propria pelle tutto il caos normativo che i Suoi uffici sono stati in grado di produrre, rigettando i lavoratori della scuola
nella più grande incertezza. E se pensiamo come il suo Ministero, in deroga persino alle leggi, non è stato in grado di garantire la benché minima programmazione nell’avvio delle SSIS (che, lo ricordiamo, per legge avrebbero dovuto essere attivate solo su un numero programmato in base ai posti disponibili), quello che Lei ha ieri affermato appare foriero di tristi presagi. Tanto più se nel Suo discorso il problema di assorbire i precari attualmente
inseriti nelle due graduatorie passa solamente al secondo posto e non è, come dovrebbe essere, il vero obiettivo: esso assume esclusivamente una funzione diversiva. Infatti, se da una parte Lei dichiara di voler «assorbire nei prossimi cinque anni tutto il precariato storico», dall’altra mancano, come al solito, riferimenti precisi e significativi, tanto da far pensare che anche nel Suo caso si tratti di un fuoco d’artificio pre-elettorale. Più serio sarebbe stato, Signor Ministro, partire prima dalla necessità reale di assorbire il precariato esistente e solo in un secondo momento, a graduatorie esaurite, porsi l’obiettivo di varare le Lauree Specialistiche.

Se nello schema legislativo da Lei presentato si stabilisce che le nuove lauree specialistiche andranno a sostituire il posto finora occupato dai Concorsi Ordinari, allora si dimentica, in maniera grave e noncurante di un’inaccettabile soppressione di diritti, che quei Concorsi Ordinari, i quali hanno finora costituito parte fondamentale del sistema di reclutamento, sono stati sempre aperti a tutti, garantendo in tal modo una chiara selezione del personale docente. Dobbiamo purtroppo constatare, invece, che nessun accenno viene fatto alla possibilità che questo nuovo percorso possa garantire un’ampia e libera partecipazione di quanti finora sono stati parte integrante del sistema scolastico apportandovi la propria professionalità, costituita da svariati titoli culturali e da anni e anni di esperienza lavorativa. La laurea «altamente qualificante», costituita dal 3+2, non è minimamente
equiparabile ai nostri percorsi e Lei, con un semplice atto, vorrebbe dequalificare per via AMMINISTRATIVA i nostri titoli e la nostra formazione.

I precari sono in grado di affermare senza alcuna esitazione, Signor Ministro, e a smentita di quanto si evince dalle Sue superficiali asserzioni, che il personale attualmente inserito nelle Graduatorie di Merito ed in quelle Permanenti possiede requisiti formativi oggettivamente valutabili come elevati. Tutti sanno bene che, nonostante le vuote illazioni che alcune associazioni lobbistiche (come l’ANP) diffondono senza fare alcun riferimento alla situazione reale, la selezione nelle due graduatorie non risponde affatto a criteri di mera "anzianità", ma, nonostante alcuni devianti criteri di attribuzione dei punteggi voluti dal Suo governo (come l’inserimento dei sissini nella fascia dei precari con tanto di superbonus, il doppio punteggio per l’insegnamento negli istituti penitenziari, scuole di montagna, etc.), essa ruota intorno all’abilitazione, al servizio e ai titoli culturali. Ciò ci permette di dire con forza che il personale docente a tempo determinato impiegato nella scuola pubblica italiana è personale altamente formato e qualificato, di denunciare come puramente lobbistici gli interessi di chi tenta in ogni modo di sbandierare il contrario e fortemente demagogica la
strategia di far ricadere i mali della scuola italiana sui lavoratori precari, i quali non si sono mai sottratti a percorsi formativi. Anzi, possiamo sicuramente precisare che, ad oggi, i precari sono gli unici lavoratori che realizzano la formazione permanente, concetto, stando alle Sue affermazioni, da Lei reputato importante e rilevante.

Il MIIP non attribuisce alcuna dignità politica a chi tenta soluzioni solo per una residua parte del precariato, in quanto le vere soluzioni, che sono quelle rispondenti a principi basilari, non sono mai di corto respiro. La vergognosa campagna stampa degli ultimi mesi - che ha trovato autorevole conferma nella Sua voce - contro l’«anzianità» del personale docente italiano, termine che per assurdo diventa antitesi di meritocrazia, appare completamente asservita a tali interessi e fortemente falsificatrice della situazione reale. Non si comprende come proprio i docenti precari, che da anni aspettano la stabilità lavorativa,
siano ad un tratto diventati il personale docente più anziano della scuola italiana, mentre in contemporanea, nell’ottica del risparmio, si allungano i tempi dei pensionamenti dei docenti di ruolo. Ma, soprattutto, non si capisce a quale principio ci si riferisca quando si associa la meritocrazia alla giovinezza. Tali ragionamenti sono talmente vuoti, privi di capacità di pensiero e gravidi di operazioni epuratrici, che spaventano per la leggerezza con cui vengono divulgati.

Se il Suo nuovo progetto di reclutamento non è capace, Signor Ministro, di prevedere percorsi riservati destinati a chi è già laureato, pluriabilitato e ha anni di servizio alle spalle, non solo si presenta come illogico e fortemente discriminante, ma non sarà nemmeno in grado di assegnare alla scuola quel personale qualificato cui si vanta di poter provvedere.

La definizione di questo percorso, Signor Ministro, è materia prettamente politica e non deve in alcun modo essere lasciato alla valutazione delle Università che, lo denunciamo ancora una volta, dalle SSIS in poi, hanno solo lucrato sui docenti precari, dimostrando di essere vere e propri centri di potere, baronìe che astrattamente spacciano per "eccellenza" ciò che risponde a ben più pragmatici interessi economici, come la recente storia dei Corsi di
Perfezionamento ha vergognosamente mostrato.

Ministro, Le chiediamo dunque con forza che venga effettivamente studiata una vera fase di transizione, per la cui programmazione è ineludibile una preliminare operazione di acquisizione dei dati relativi al numero effettivo di docenti a tempo determinato, operazione che, ci auguriamo, l’Ufficio Studi e Programmazioni del Suo Ministero sia in grado di
compiere. È avvilente, infatti, sentire dire proprio dalla Sua voce che «è difficile fare stime precise»: se gli Uffici preposti non ne sono capaci, sta solamente a Lei provvedere in tal senso. Questa difficoltà pare in realtà solamente funzionale a chi non vuole che emergano le cifre precise della situazione, quantificando, ad esempio, il numero effettivo dei precari presenti nelle graduatorie permanenti attraverso l’esclusione da esse dei docenti di ruolo
presenti nelle varie fasce: il fine è da un lato quello di creare una sensazione di ingestibilità della situazione, dall’altro quello di poter fornire dati mistificatori sull’incidenza effettiva dei provvedimenti adottati. Quando Lei sostiene che il precariato è stato ridotto grazie alle assunzioni da Lei operate, Le ricordiamo che il numero dei nuovi abilitati inseriti nelle graduatorie durante il Suo Ministero è di gran lunga superiore alle misere cifre di immissioni in ruolo da Lei effettivamente operate. La mistificazione della realtà passa proprio attraverso una falsificazione dei dati, e la vera intenzione di "programmare" viene a mancare quando si ammette di non disporre di dati certi. Solo da questi, infatti, si può partire se si vuol realizzare un equilibrato - in quanto inclusivo di una fase transitoria - piano di reclutamento, scevro da ogni demagogia e da ogni intento propagandistico e attento a garantire diritti nel rispetto delle nuove esigenze. Se, al contrario, l’impianto resterà ancorato
ai parametri finora previsti e si aprirà solo per includere richieste di parte, ne chiederemo l’immediato ritiro confidando in una classe politica più seria (oppure dovremmo dire "più giovane"?) che abbia la capacità di occuparsi davvero del problema del precariato nella scuola.

Sabato 26 Febbraio 2005Movimento Interregionale Insegnanti Precari


discussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 28-02-2005
Ancora fumo, tanto fumo!!!
Non dimentichiamoci che siamo in campagna elettorale!

 no moratti si party    - 01-03-2005
grandi!!! fatevi ripettare...
io sono una studentessa e sono decisa sul fatto che non bisogna assoggettarsi al volere di questo governo che pensa a realizzare solo il privato e i singoli che ne fanno parte!!
solo uniti possiamo far si che le cose non diventino irrecuperabili!!
facciamo sentire la nostra voce!!
spero che questo non rimanga solo il sogno di una diciannovenne!!