Fermiamo la censura preventiva sulla guerra
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Ostinati per la Pace

Appello: fermiamo la censura preventiva sulla guerra

 

Il Gruppo Nonviolenza di Rete di Lilliput e Articolo11 (Presidio permanente davanti a Palazzo Chigi per il ritiro delle truppe dall'Iraq) lanciano l'appello ad attivarsi per fermare l'approvazione alla Camera della delega per la revisione delle leggi penali militari (di pace e di guerra), recentemente approvata al Senato e di prossima votazione alla Camera. L'approvazione della delega comporterebbe, fra l'altro, che in paesi dove i militari italiani sono presenti, ad esempio in Iraq, il Codice Penale Militare di Guerra verrebbe applicato anche per i civili (ad esempio volontari di ONG in missione umanitaria e giornalisti), con grosse ricadute in tema di libertà di informazione.

Rete di Lilliput e Art.11 di Roma
20 dicembre 2004

 

Delega al Governo per la revisione delle leggi penali militari di pace e di guerra

Il disegno di legge delega per la revisione delle leggi penali militari (di pace e di guerra), recentemente approvato al Senato e di prossima votazione alla Camera, prevede, nei luoghi oggetto di missione militare italiana, l'applicazione della legge penale militare di guerra, anche indipendentemente dalla dichiarazione dello stato di guerra, punendo in tale contesto ciò che viene ritenuto illecita raccolta, pubblicazione e diffusione di notizie militari. Ciò comporterebbe tra l'altro, nell'attuale tempo di guerra (o pace?) permanente, l'applicazione degli articoli 72 e 73 del Codice Penale Militare di Guerra che prevedono che:
Chiunque si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare, la dislocazione o i movimenti delle forze armate, il loro stato sanitario, la disciplina e le operazioni militari e ogni altra notizia che, non essendo segreta, ha tuttavia carattere riservato, per esserne stata vietata la divulgazione dall'autorità competente, è punito....con la reclusione militare (cioè in un carcere militare) da due a dieci anni. Mentre chi diffonde o comunica tali notizie è punito con la reclusione militare da cinque a venti anni.

Così giornalisti, membri di ONG e chiunque decida di diffondere "verità scomode" si troverebbe, a meno di una scelta rivolta alla disobbedienza civile, nella condizione di dover non vedere, non sentire e non parlare (come le famose tre scimmie).

L'obiettivo di questa revisione dei codici penali militari è, di fatto, quello di offrire un contributo normativo alla costruzione del nuovo ordine (o disordine) globale e alle teorie della guerra permanente.
Normare l'emergenza bellica per normalizzare la guerra.
Inoltre è alto il rischio di una definitiva decostituzionalizzione del concetto di "tempo di pace" e "tempo di guerra", sino a una integrale perdita di senso di quanto stabilito dall'art. 11, il cui valore quale principio fondamentale della nostra Costituzione è stato già pesantemente messo in discussione da altri atti posti in essere da questo e da altri governi e precedenti assemblee parlamentari del nostro Paese.

Bisogna allora tentare di invertire la rotta e tentare di recuperare un'altra idea di codice militare, incardinato sui principi costituzionali, che riconosca la centralità del parlamento (e non di un governo delegato) e che soprattutto sia in grado di fare i conti con quel ripudio della guerra che è parte integrante della Costituzione repubblicana e oggi anche della coscienza politica di tanta parte dell'opinione pubblica (italiana e internazionale).

Risulta, quindi, urgente reagire alla sistematica compressione delle garanzie costituzionali (basti pensare alla violazione dell'art. 11 della Costituzione), affermando e salvaguardando con forza la libertà di informazione ed il diritto ad informare ed essere informati, soprattutto riguardo a fatti di forte drammaticità e peso civile, nei quali una corretta informazione è principio della capacità di controllo e valutazione dell'operato delle istituzioni a governo del Paese.

Per le adesioni o per dare la propria disponibilità ad attivarsi è possibile mandare una email direttamente all'indirizzo artundici@libero.it o chiamare telefonicamente Manuele Messineo al 349 5705059.


Clicca qui per aderire:


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