Il quartiere torinese di San Salvario: conflitti e prospettive in un quartiere urbano - Ires Piemonte, 1995
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Un caso al microscopio:
conflitti e prospettive in un quartiere urbano

(da: Relazione sulla situazione socio-economica del Piemonte 1995, Ires Piemonte, 1995)



I processi di ristrutturazione dello spazio urbano hanno investito le metropoli europee nell'ultimo quarto di secolo presentano profonde connessioni con i fenomeni di de-industrializzazione e hanno rilevanti conseguenze sul piano sociale e demografico.
I fenomeni di nuova urbanizzazione presentano la comune caratteristica di una crescita delle classi medio-alte e una riduzione quantitativa dei gruppi appartenenti alle classi operaie. Il posto di queste ultime, in presenza di una dinamica demografica declinante e di complesse trasformazioni del mercato del lavoro e delle abitazioni, viene occupato da una nuova ondata migratoria, prevalentemente extra-europea.
Questi fenomeni possono dare luogo a processi di divisione sociale dello scacchiere urbano, con la formazione di quartieri relativamente "segregati", nei quali é dominante la concentrazione di un solo ceto sociale o di un dato gruppo etnico. Nelle zone centrali delle città é però frequente il costituirsi di quartieri eterogenei, caratterizzati dalla compresenza di gruppi socio-etnici molto distanti fra loro per capacità economiche e orientamenti socioculturali. Questo crea una situazione instabile, polarizzata e intrinsecamente conflittuale, che corrisponde in modo speculare alle contiguità fra le parti più prestigiose del patrimonio storico-architettonico della città e le componenti degradate e fatiscenti dell'antico stock edilizio.
Si tratta di una situazione che può evolvere secondo esiti diversi nel lungo periodo, con la riqualificazione dell'area e conseguente espulsione dei residenti più poveri o al contrario con l'estendersi delle isole disagiate e del degrado.

Il quartiere torinese di San Salvario si presta particolarmente alla verifica dell'esistenza di questi fenomeni, ma soprattutto all'analisi degli effetti cui danno luogo, degli interessi e delle soggettività che mobilitano e degli esiti che sono suscettibili di assumere in un "caso" concreto.
Il laboratorio San Salvario

L'VIII circoscrizione (San Salvario) é una delle più grandi della città in termini di superficie, tuttavia la situazione di relativa tensione sociale ha interessato solo una parte di essa e precisamente il quadrilatero compreso fra via Nizza-corso Vittorio-corso D'Azeglio e corso Marconi. Quest'area, sostanzialmente coincidente con la metà settentrionale dell'ex quartiere San Salvario, presenta numerosi sintomi di degrado di tipo sociale e e di tipo ambientale. Essa é stata teatro, negli ultimi due anni, di episodi di protesta che hanno visto l'attività di diversi gruppi organizzati di abitanti e operatori della zona, nuovi o esistenti da tempo, e in grado di mobilitare un consistente numero di cittadini. Queste proteste sono il sintomo di un disagio diffuso, senz'altro legato alle profonde trasformazioni subite dal quartiere negli ultimi dieci-quindici anni. Non si tratta di un fenomeno specifico di questo quartiere, che tuttavia qui ha assunto aspetti inquietanti soprattutto a causa delle particolari condizioni socio-demografiche,etniche e religiose della popolazione.
La percezione soggettiva degli abitanti ha attribuito le cause del primo fenomeno soprattutto alla elevata densità abitativa, alla scadente qualità di molte abitazioni, alla diffusione della microcriminalità e alla compresenza di differenti comunità etniche.
La percentuale di residenti nati all'estero risulta, secondo le statistiche ufficiali, pari a quella cittadina (3.5%), ma concentrata in gran parte (5%) nel quadrilatero nord. In questa stessa zona si trova la maggiore percentuale di residenti extra-comunitari, in prevalenza magrebini e nigeriani (figura 1).

Figura 1 - Presenza di immigrati extra-europei nell'area di San Salvario (per 100 residenti)


La densità del traffico e le difficoltà di parcheggio, la presenza del mercato all'aperto di piazza Madama Cristina, il passaggio di linee tramviarie di un certo rilievo, la mancanza di adeguati spazi verdi (o anche solo di spazi), sono invece elementi che vengono in genere interpretati come causa diretta di una scadente qualità ambientale, oltre a concorrere ad aggravare gli aspetti di degrado sociale.
Secondo un'indagine del Comune di Torino, nell'area corrispondente all'ex quartiere San Salvario oltre un quarto della popolazione, per lo più concentrato nella zona nord-occidentale vicina alla stazione ferroviaria, abitava in stabili degradati (tabella 1).

Tabella 1 - Degrado edilizio a Torino
Ex quartieri (1992) N. stabili N. abitanti Pop. totale % pop.
Centro 109 5414 46716 11.59
Barriera di Milano 697 17604 48912 35.99
Aurora 385 12780 43022 29.71
San Salvario 231 10654 39437 27.01
San Donato 211 5870 50283 11.67
Crocetta 20 1108 41998 2.64
Altri 2192 41318 685458 6.03
Torino 3845 94749 955827 9.91

Fonti: Osservatorio Giovanile Comune di Torino, 1993
Anche le condizioni ambientali dell'area si presentano maggiormente compromese rispetto alla media cittadina. Secondo un'indagine dell'Università di Torino del 1993, il 45.2% delle famiglie torinesi risultavano disturbate da rumori molesti, mentre questa percentuale saliva al 66.7% nel quartiere di San Salvario. Oltre due terzi di queste persone indicavano il traffico automobilistico come fonte principale del disturbo.
La medesima indagine nell'anno precedente aveva rivelato una generale disponibilità a ospitare isole pedonali di quartiere: 65% di favorevoli in Torino e 71% in San Salvario, uno dei valori cittadini più elevati.
Il quartiere risulta avere una buona dotazione di verde pubblico, per lo più concentrato nel parco fluviale del Valentino, di fronte a corso Massimo d'Azeglio, dove risiedono soprattutto ceti socio-professionali elevati (figura 2), il che contribuisce ad accentuare le caratteristiche di polarizzazione dell'area.

Figura 2 - Distribuzione dei ceti socio-professionali nell'area di San Salvario (per 100 residenti in condizione professionale)

Il quartiere é anche sede di differenti comunità religiose (cattolica, valdese, ebraica e musulmana), oltre alle chiese cattoliche dispone di un tempio, una sinagoga e due moschee. ricavate queste ultime in locali di fortuna, ospita diverse comunità etniche (oltre agli italiani, neri e nord-africani di diversi paesi, asiatici, francesi e anglo-sassoni).
In generale San Salvario, soprattutto nell'area del quadrilatero in questione, presenta aspetti di vivacità economica, sociale e culturale tali da farlo ritenere non necessariamente indirizzato a un destino di declino.

L'immagine di San Salvario: gli utenti

Le opinioni degli "utenti" del quartiere, ossia dei cittadini che vi risiedono o che lo frequentano abitualmente, sono state sondate mediante circa 400 interviste con questionario, effettuate nei due quadrilateri delimitati da corso D'Azeglio, corso Dante, via Nizza e corso Vittorio, a nord e a sud di corso Marconi nel mese di novembre 1994.
Nel campione risultano, rispetto alle medie cittadine, un minor numero di casalinghe e un maggior numero di studenti. Per quanto riguarda le classi di età risulta sovrastimata quella fra 25 e 34 anni e sottostimata invece quella fra 15 e 24 anni (i minori di 15 anni non sono stati inclusi nell'indagine).
I fenomeni considerati maggiormente problematici per l'area sono stati individuati nella carenza di parcheggi e nella congestione del traffico, nella scarsa sicurezza e nelle condizioni ambientali degradate (figura 3).

Figura 3 - I problemi del quartiere secondo gli abitanti


La carenza di parcheggio e il traffico caotico dominano la scala delle preoccupazioni, con differenze minime fra le due zone sottoposte a indagine.
La scarsa sicurezza diurna sembra maggiormente avvertita nella zona nord e nelle classi di età medio-basse (da 25 a 55 anni). Il valore relativo alla sicurezza notturna invece é meno difforme fra le due aree.
Le preoccupazioni ambientali (inquinamento, rumore) sembrano incontrare maggiore attenzione nella parte del quartiere a sud di corso Marconi.

La percezione soggettiva della grande maggioranza degli intervistati avverte un deciso aggravarsi della situazione soprattutto per quel che riguarda le condizioni del traffico: il 66.9% le ritiene peggiorate, con lievi differenze fra nord e sud di San Salvario. Qualità ambientale e condizioni di sicurezza sono invece peggiorate per il 54.9% degli intervistati, con valori più elevati (57.8 contro 51.5% per l'ambiente e 58.3 contro 50.9% per la sicurezza) nella zona nord.
Anche dal confronto diretto fra le due zone, secondo l'opinione di abitanti e frequentatori interpellati, emerge una migliore immagine della zona sud. Poco meno di metà degli intervistati non vede differenze o non sa rispondere, mentre il 42.7% ritiene migliore l'ambiente della zona nord e solo il 9.5% sceglie quella sud. La sicurezza é invece ritenuta superiore nella zona sud dal 55.7% degli interpellati, mentre solo l'8.9% effettua la scelta opposta e poco più di un terzo non rileva differenze.

Per quanto riguarda il traffico é significativo che le opinioni a proposito del Piano urbano del traffico, all'epoca della rilevazione da poco introdotto nella zona centrale contigua a San Salvario, siano moderatamente positive, soprattutto per quanto riguarda la zona nord, qualla più gravemente afflitta dal problema. Il 55.2% degli interpellati si dichiara favorevole al pagamento della sosta per i non residenti e questa percentuale sale al 62.3% nel quadrilatero a nord di corso Marconi. Spesso questa risposta si accompagna alla richiesta di garanzie sulla eliminazione dell'abusivismo nel controllo della sosta. La sosta a pagamento per i residenti nella zona centrale non incontra invece il favore della maggioranza: il 72.1% sono contrari. Questa percentuale scende al 66.3% nella zona nord e si giustifica con la speranza, spesso resa esplicita dagli intervistati, che al pagamento possa seguire una sosta più agvole, se non addirittura garantita.
Alla richiesta di dichiarare il proprio favore o la propria contrarietà in merito a una serie di possibili iniziative per alleviare la situazione del traffico in San Salvario, la risposta che sembra maggiormente convincente (figura 4) é quella della costruzione del parcheggio sotterraneo di piazza Madama Cristina (78.3%), seguita dal rafforzamento del controllo dei vigili (63.3%) e, sostanzialmente al medesimo livello di consenso, dalla protezione fisica delle piste ciclabili (53.0%) e dalla sosta a pagamento (52.5%). Nella zona nord é però la sosta a pagamento (con il 60.8%) a prevalere sulle piste ciclabili, mentre il contrario accade a sud di corso Marconi (dove le vie riservate alle biciclette raccolgono il 57.4%).

Figura 4 - Suggerimentii per migliorare le condizioni del traffico


Secondo i cittadini interpellati le risorse raccolte mediante la sosta a pagamento dovrebbero essere utilizzate prevalentemente per la costruzione e il miglioramento dei parcheggi e per aumentare il verde pubblico nel quartiere. Il primo dei due interventi é maggiormente avvertito nella zona nord e viceversa. Anche il migliorament o delle condizioni di pulizia viene indicato come un possibile utilizzo dei proventi della sosta.

I suggerimenti dei cittadini per migliorare le condizioni di sicurezza del quartiere sono fortemente incentrati sulla sorveglianza, sia diurna che notturna. A questo proposito di deve sottolineare come anche la richiesta di maggiore controllo dei vigili avanzata per la cura del traffico, sia spesso riferita ai problemi più generali del quartiere. Secondo molti cittadini i vigili non dovrebbero occuparsi solo di elevare le contravvenzioni e il 4.0% degli interpellati della zona nord indica il vigile di quartiere come la soluzione efficace per aumentare la sicurezza. Il 10.1% nella stessa area richiede invece iniziative mirate all'allontanamento o comunque ad un controllo più severo dei residenti extracomunitari.

Le condizioni ambientali possono essere migliorate, secondo i cittadini interpellati, con iniziative di contenimento del traffico e del rumore (figura 5). Anche l'incremento del verde urbano (specialmente nell'area sud) e la pulizia delle strade (specialmente nell'area nord) riscuotono l'attenzione dei cittadini. Questo secondo punto viene indicato dal 9.5% dei cittadini come l'iniziativa principale per il miglioramento delle condizioni ambientali del quartiere e questa percentuale sale all'11.9% nel quadrilatero nord, dove le preoccupazioni maggiori sono legate alle fatiscenti strutture del mercato di piazza Madama Cristina.

Figura 5 - Suggerimenti per migliorare le condizioni ambientali


Considerando invece l'intensità delle preferenze, anzichè il loro numero assoluto, si constata che le due iniziative maggiormente considerate sono il controllo del rumore e l'incremento del verde pubblico, spesso indicate come uniche soluzioni preferite.

L'esistenza di condizioni di degrado, particolarmente nel quadrilatero compreso fra corso Marconi e corso Vittorio Emanuele, sembrano confermate dai risultati dell'indagine, tuttavia le interpretazioni che restringono la portata del fenomeno all'interno del solo aspetto della sicurezza e ne attribuiscono la causa principale alla presenza di extra-comunitari, non sembrano trovare conferma nelle opinioni dei cittadini.
Coloro che indicano l'allontanamento di tutti gli extra-comunitari o di quelli clandestini o che invocano un maggiore controllo della loro presenza come possibili soluzioni ai problemi del quartiere sono complessivamente meno del 10% degli interpellati.
Gli elementi di novità che sembrano invece emergere da questa indagine fra i cittadini, residenti e frequentanti il quartiere, sono principalmente due: la diffusa percezione delle complesse interrelazioni fra viabilità, sicurezza e ambiente, e il peso elevato che viene attribuito al primo di questi elementi nel condizionare la qualità della vita nel quartiere.
L'intersezione fra viabilità, sicurezza e ambiente fa sì che spesso vengano indicate come utili ai fini ambientali iniziative nel campo della viabilità, come parcheggi, maggiore uso dei mezzi pubblici o altro. Una delle destinazioni suggerite, oltre a quelle previste dal questionario, per i proventi della sosta a pagamento, é il miglioramento delle condizioni di pulizia di strade e piazze.
Anche il fatto che la sicurezza sia considerato un problema meno importante del traffico, contraddice un luogo comune piuttosto radicato.
I cittadini chiedono in fondo più ordine, nel senso di certezza dei propri diritti e doveri. Sintomatico il fatto che per migliorare l'ambiente molti propongano una maggiore educazione e il rispetto delle regole che già esistono. Altri vorrebbero un migliore arredo urbano, ma si preoccupano dell'uso ne sarà fatto ("e se le panchine si riempiono di drogati?"). La stessa invocazione di un maggiore controllo da parte di vigili e polizia si rivolge a obiettivi indifferenziati, che vanno dal controllo della sosta alla limitazione di tutte quelle forme di violazione delle leggi (dall'inquinamento acustico alla dispersione di rifiuti) che pregiudicano la qualità della vita nel quartiere.

Attori e strategie

Accanto al punto di vista dei cittadini che risiedono o frequentano San Salvario, si é preso in considerazione un diverso angolo di lettura del quartiere attraverso le opinioni dei cosiddetti "testimoni privilegiati", ossia di persone che, per la propria condizione sociale, istituzionale o lavorativa, si possono considerare collocati in uno speciale punto di osservazione. Dalle testimonianze raccolte, tramite 20 interviste a operatori economici, associazioni di commercianti, comandi delle forze dell'ordine statali e municipali, uffici del comune, associazioni etniche, sacerdoti di diverse confessioni, gruppi di pressione e di interesse politico, é stato possibile ottenere una lettura dei problemi del quartiere, ma anche ricavare qualche prima indicazione sulla collocazione e sulle strategie degli attori che operano nel contesto dell'area studiata.

Le prospettive della viabilità sono in buona parte legate al progettato parcheggio sotterraneo di piazza Madama Cristina, per la costruzione del quale il comune ha rilasciato dalla fine del 1992 la concessione a una società privata. Il progetto prevede la costruzione di 500 posti auto su quattro piani interrati e 80 magazzini per gli ambulanti del mercato, da effettuarsi entro due anni dall'inizio dei lavori. Condizione essenziale per la profittabilità della gestione dell'opera é naturalmente la regolamentazione e il pagamento della sosta in superficie, almeno per i non residenti, strettamente legata all'estensione a questa zona del Piano urbano del traffico già sperimentato nel centro della città. A questo proposito la circoscrizione VIII ha formalmente richiesto che la sosta a pagamento venga applicata anche a San Salvario. Da parte della circoscrizione sono state spesso richieste garanzie sui tempi e le modalità dell'esecuzione dell'opera e della sua successiva gestione. Questo atteggiamento nasce sia da una generica ostilità al pagamento della sosta per i residenti sia dai dubbi sollevati da esperienze analoghe in altre città, dove i parcheggi interrati hanno richiesto risorse finanziarie e tempi di cantiere superiori al previsto e si sono rivelati profittevoli solo al prezzo di estendere le costruzioni anche in superficie, il che ha comportato la compromissione della piazza.
I commercianti dell'area e in particolare l'Oasi, una delle associazioni maggiormente presenti nel quartiere, appoggiano il progetto del parcheggio, ritenuto risolutivo rispetto a molti problemi locali, ma solo se inserito in un più ampio disegno di riordino del mercato e del quartiere che coinvolgerebbe aspetti di normativa degli orari commerciali, di viabilità, di regolazione della sosta, di pubblica sicurezza e di arredo urbano. Sono invece contrari i commercianti dell'associazione di Via Madama Cristina. Questa opposizione nasce principalmente dal timore che l'opera non venga realizzata, che comporti il pagamento della sosta in superficie o che si riveli non frequentabile a causa delle precarie condizioni di sicurezza del quartiere. A questo proposito viene spesso segnalato l'esempio del parcheggio di Piazza Bodoni, dove comunque molti riconoscono che la situazione é migliorata a seguito dell'entrata in vigore della sosta a pagamento in superficie.

L'aspetto della sicurezza, dal punto di vista dei responsabili dell'ordine pubblico (polizia, polizia ferroviaria, carabinieri, polizia municipale) non appare drammatico e soprattutto non così direttamente legato alla presenza di immigrati stranieri come le proteste della primavera del 1994 autorizzavano a pensare. Secondo la Polfer, le attività delinquenziali commesse nella stazione ferroviaria di Porta Nuova o nelle immediate vicinanze, e che peraltro non sono un fatto nuovo ma rappresentano un endemismo precedente all'immigrazione, vedono come protagonisti soprattutto persone provenienti dell'est europeo non residenti nella zona e molto raramente i gruppi africani. Secondo la Polizia negli ultimi anni si é registrato soprattutto un adeguamento della delinquenza alle nuove condizioni del quartiere più che un aumento vero e proprio del volume di attività illegali. La sostituzione della manodopera italiana con immigrati extracomunitari all'ultimo anello della filiera della droga, messa in atto dalle organizzazioni criminali, rende queste ultime maggiormente visibili ma non é necessariamente sintomo di una maggiore attività delinquanziale. Questo elemento soprattutto spinge a una valutazione sovrastimata del fenomeno, che invece risulta, secondo i Carabinieri, meno preoccupante rispetto a quartieri cittadini come Mirafiori sud o Falchera e comunque saldamente dominata dagli italiani.

Tuttavia proprio il tema della micro-criminalità é stato il detonatore della protesta che ha visto alcune centinaia di cittadini aderire alle manifestazioni promosse dal Comitato spontaneo anti-crimine. Questa organizzazione, inizialmente sostenuta da un gruppo di commercianti, ha dato vita a dimostrazioni, raccolte di firme e assemblee pubbliche, senza tuttavia trovare raccordo con le associazioni del commercio presenti nella zona. Sia i commercianti di Via Madama Cristina che l'Oasi tendono infatti a sdrammatizzare la gravità del problema, in sintonia con i responsabili delle forze dell'ordine e i rappresentanti della chiesa valdese e cattolica del quartiere. Generalmente unanime invece il riconoscimento dell'efficacia dei recenti interventi di sorveglianza, che hanno sicuramente ridotto l'attività criminale nella zona.

La diminuzione dell'attività criminale, sia che corrisponda a un fenomeno reale sia che esista solo nella percezione degli abitanti, ha comunque allentato solo in parte la tensione sul tema della presenza straniera nel quartiere.
Non bisogna infatti dimenticare la frizione fra diversi gruppi organizzati di italiani, operanti nel quartiere. Ad esempio il Comitato spontaneo anticrimine, genericamente orientato a destra, e il Coordinamento contro il razzismo, su posizioni di sinistra, hanno spesso polemizzato fra loro, fronteggiandosi anche fisicamente, con manifestazioni contrapposte.
Inoltre l'integrazione fra gruppi di razze e religioni diverse presenta difficoltà che esulano dal tema della micro-criminalità e dalle polemiche che vi sono legate. I rappresentanti delle chiese valdese e cattolica, più direttamente impegnati su questo fronte, sottolineano ad esempio le tensioni razziali presenti anche all'interno delle comunità di stranieri. Fra gli africani spesso tendono a ricrearsi le tipiche forme di supremazia e rivalità etniche presenti nel continente d'origine, mentre assai più preocupanti sono le frizioni ad esempio con la comunità albanese.
Anche le differenze religiose possono divenire fonte di conflitti. Ad esempio la comunità musulmana non ha finora trovato luoghi idonei al proprio culto e l'utilizzo di magazzini e alloggi privati ha suscitato polemiche e proteste.
Sul tema dell'integrazione religiosa é rilevante, oltre all'impegno delle chiese cristiane, quello dell'Oasi, che, esercitando una funzione di garanzia, ha favorito l'avviamento di alcune attività commerciali in San Salvario gestite da extra-comunitari. Anche i gruppi organizzati degli immigrati, e in particolare delle comunità arabe e nigeriane, sono impegnate sul fronte dell'integrazione, mediante l'organizzazione di attività culturali finalizzate a una maggiore conoscenza inter-etnica.

La qualità ambientale del quartiere é un aspetto chiaramente legato agli altri già descritti. Il disordine nel quale viene esercitata l'attività del mercato, il sovraffollamento di alcuni stabili e le condizioni di degrado nelle quali vengono volutamente lasciati dai proprietari, la densità del traffico automobilistico che rende difficoltoso ormai anche il cammino di pedoni e ciclisti, causa un rallentamento delle operazioni di svuotamento dei cassonetti e dello spazzamento, la concorrenza nell'uso degli scarsi spazi aperti all'interno del quadrilatero, sono elementi che, intrecciati fra loro, creano una miscela micidiale per la qualità ambientale e che nessun intervento puntuale può sperare di risolvere.
La possibilità di limitare almeno il traffico passivo o la sosta selvaggia, come anche di migliorare l'aspetto estetico delle vie con iniziative di arredo urbano, é in diretta relazione con interventi di più ampio respiro che dovrebbero coinvolgere la riorganizzazione del mercato, la regolamentazione della sosta di superficie, l'istituzione di aree pedonali. Tutti questi interventi richiedono, oltre a una loro stretta integrazione, il miglioramento delle condizioni di sicurezza del quartiere e in generale un rafforzamento del rispetto delle regole. Questo aspetto é ben presente nell'azione della circoscrizione e ancor più dell'Oasi. Questa associazione, fra le richieste avanzate alle autorità in occasione della crisi del marzo 1994, includeva la creazione di isole pedonali, proprio con l'intenzione di promuovere una riappropriazione del territorio da parte degli abitanti che é insieme una misura che coinvolge viabilità, ambiente e sicurezza.
Del resto lo stesso commissariato di Polizia ha sottolineato il limite delle iniziative "militari" a garanzia dell'ordine pubblico se non accompagnate da un'azione di riconquista "civile" del territorio. Questa richiede a sua volta iniziativa dei cittadini, offerta di occasioni commerciali e di intrattenimento anche in orari serali, garanzia di sicurezza e provvedimenti di viabilità pedonale e di arredo urbano.

I diversi soggetti collettivi, economici, culturali, politici, religiosi ed etnici, operanti nel quartiere, hanno interagito con questo fenomeno di degrado, con approcci e finalità fra loro molto differenti e principalmente concentrati sul fenomeno dell'immigrazione extra-comunitaria.
Questo é avvenuto talvolta facendo ricorso o auspicando, interventi di tipo repressivo, volti a diminuire l'impatto, grande o piccolo che fosse, del fenomeno dell'immigrazione sull'ordine pubblico e sulla sicurezza (il Comitato anti-crimine e in misura minore la Circoscrizione).
In altri casi si é assistito a un'azione speculare di difesa degli immigrati, intesa soprattutto a evitare discriminazione (Coordinamento contro il razzismo), ma anche, in una certa misura, a favorire una migliore integrazione culturale (chiese cattolica e valdese, comunità araba e nigeriana).
In altri casi ancora si sono verificate iniziative di prevenzione del disagio, tese a favorire un'integrazione anche economico-sociale degli immigrati (Oasi).
Non tutte le iniziative che auspicano interventi repressivi hanno come oggetto di interesse le comunità di immigrati. Spesso é stato denunciato denunciato il carattere eversivo dell'equilibrio del quartiere, rappresentato dall'azione immobiliare speculativa (Circoscrizione).
Esistono poi iniziative di carattere preventivo, intese a impedire che l'immigrazione incontrollata porti necessariamente a un peggioramento della qualità immobiliare o dei servizi (Oasi e Circoscrizione).
Questi interventi si oppongono, con esiti per ora incerti, all'azione, assai più incisiva, degli "imprenditori del degrado". Costoro, agendo soprattutto sul meccanismo di auto-espansione del degrado edilizio e sulla disponibilità di manodopera criminale a basso costo (perchè a minor rischio di sanzione), appaiono il gruppo maggiormente in grado di dominare i fenomeni in atto, talvolta condizionandoli e comunque traendone vantaggio.

Uno scenario tendenziale

Il complesso interagire dei soggetti operanti sulla scena di San Salvario può evolvere verso scenari fra loro molto diversi.
L'esame dei processi socio-ambientali in atto in San Salvario sembra far emergere l'operare di un modello "vizioso" in grado di autoalimentare il fenomeno del degrado (figura 6) e che si articola in quattro fasi principali.

Figura 6 - Il modello del degrado


In una prima fase (ma si tratta di un ordine convenzionale) si verifica l'insediamento di extracomunitari o comunque di categorie sociali "deboli", concentrato in quelle aree che, per la scarsa qualità degli immobili, garantisce affitti più contenuti. L'effetto dei prezzi gioca infatti un ruolo rilevante, oltre naturalmente alla presenza di comunità di stranieri, nell'attrazione di nuovi insediamenti.

In una fase successiva gli immobili prioritariamente abitati dalle categorie marginali subiscono un processo di degrado causato dall'assenza di manutenzione da parte dei proprietari, interessati a ricavare il massimo profitto dall'operazione, anche in violazione delle norme vigenti. Accade infatti che gli alloggi vengano ceduti in affitto dai cosiddetti "mercanti del sonno" a un cittadino straniero a un prezzo molto elevato, con l'implicito permesso a sub-affittare le medesime stanze ad altri stranieri. Il sovraffollamento che ne deriva, l'assenza interessata di interventi di alcuni grossi proprietari, l'incremento della criminalità (o almeno di quella visibile e quindi percepita dai residenti) innescano un fenomeno di degrado che si manifesta inizialmente con una perdita del valore immobiliare e commerciale della zona, amplificato da fenomeni più generali, come il collasso dei sistemi di trasporto automobilistici e la recente brusca caduta dei consumi. Secondo quanto denunciato da tutte le associazioni del commercio della zona, esistono diversi operatori che vorrebbero abbandonare il quartiere ma non riescono a vendere il negozio. Il livello qualitativo del commercio si adegua alla nuova composizione dei consumatori. Il mercato di piazza M.Cristina, secondo la generale opinione di cittadini e di osservatori privilegiati, ha diminuito di molto la qualità delle merci offerte e attualmente il 65% dei residenti effettua i propri acquisti altrove.

Questo generale deprezzamento commerciale e immobiliare incentiva la mobilità residenziale di quelle categorie che per reddito, professione, età o provenienza geografica si possono considerare non marginali. Si tratta di un fenomeno di livello cittadino, legato all'evoluzione dell'economia torinese, ma é possibile che qui abbia conosciuto, proprio in ragione delle condizioni descritte sopra, una dinamica relativamente più accentuata.

L'esodo delle categorie "forti" accelera il degrado generale in quanto rende disponibili residenze che, in assenza di interventi di riqualificazione, risultano appetibili solo per categorie "deboli", anziani a basso reddito ed extra-comunitari. A questo punto l'abbattimento del valore immobiliare rende profittevole l'acquisto di immobili solo a speculatori (i "mercanti del sonno") che a loro volta riaffittano a extracomunitari, allargando l'area di degrado immobiliare e dei servizi, secondo il modello appena descritto.

E' utile chiarire che l'ordine attribuito alle quattro fasi di questo modello é convenzionale, in quanto non esistono prove che sia il primo elemento (l'immigrazione extra-comunitaria) a mettere in moto il meccanismo descritto. Infatti anche il quarto elemento, agendo come una sorta di imprenditore del disagio, potrebbe essere considerato una causa scatenante altrettanto decisiva.

Uno scenario virtuoso

In generale la situazione del quartiere San Salvario presenta caratteristiche suscettibili di involuzione, con aumento dei fenomeni di degrado già operanti, o al contrario di evoluzione positiva verso meccanismi "virtuosi" in grado di ridurre fortemente il processo di aggravamento del disagio.
Tenendo conto di tutti questi elementi, la strada che sembra maggiormente percorribile può puntare a una rivitalizaazione del quartiere, agendo soprattutto in due direzioni, tendenti a proporre due immagini capaci di trasformare alcuni dei potenziali limiti del quartiere in punti di forza:

  • San Salvario come quartiere multi-etnico e multi-religioso
  • San Salvario come quartiere del commercio

  • Nel primo caso si tratta di valorizzare la ricchezza costituita dalla presenza di molte comunità straniere e di religioni diverse.
    Questo potrebbe avvenire, fra l'altro, mediante iniziative di promozione dell'artigianato etnico o l'organizzazione di mercatini tipici, legati ai luoghi di origine delle comunità di immigrati. In questo senso lo stesso mercato rionale potrebbe esserne arricchito e diventare, purchè migliorino la qualità merceologica e degli spazi di vendita, un luogo unico in tutta la città per varietà colore dell'offerta. Anche imprese commerciali con capitale italiano potrebbero avvantaggiarsi del carattere multi-etnico del quartiere, per esempio nel settore gastronomico di media qualità.
    Oltre a ciò iniziative agonistiche di quartiere, del tipo di quelle già organizzate in passato dall'Oasi, potrebbero assumere caratteristiche multi-etniche che non farebbero che aumentarne l'attrattiva, anche in termini puramente sportivi. La presenza in ogni comunità etnica di gruppi teatrali o musicali, costituisce poi un'ulteriore risorsa utile per iniziative in diversi campi.

    Il rilancio dell'area di San Salvario come quartiere del commercio al dettaglio, in grado di competere con la grande distribuzione organizzata, può essere impostato sulle linee previste dallo studio di fattibilità sui Centri commerciali naturali realizzato dal comune di Torino. Le politiche suggerite da questo studio comprendono l'ampliamento dei servizi ai consumatori, gestione di attrezzature comuni, sviluppo di attività promozionali e coordinamento dell'immagine e dell'arredo commerciale. Molte di queste attività (consegne a domicilio, sorveglianza di spazi per bambini o per auto, gestione di punti di deposito per acquisti o di raccolta per carrelli) potrebbero avvantaggiarsi proprio di manodopera immigrata.
    Il raggiungimento di questi obiettivi richiede probabilmente una trasformazione settoriale di parte degli esercizi attuali, verso una maggiore specializzazione e la creazione di nicchie di qualità, che potrebbero maggiormente avvantaggiarsi di eventuali attività promozionali.
    Fra le iniziative necessarie a dare corpo a queste politiche, assumono particolare rilievo la riorganizzazione del mercato ambulante, la regolazione della sosta veicolare, la costruzione del parcheggio sotterraneo e la trasformazione dell'area di superficie in una piazza vera e propria.
    Quest'ultimo elemento é particolarmente rilevante anche per le valenze simboliche che assume la piazza come luogo di riconoscimento e di relazione per i cittadini.
    Contrariamente al timore espresso da una parte dei commercianti in relazione ai danni che le limitazioni del traffico o della sosta per le auto potrebbero arrecare alle attività di vendita, indagini recenti segnalano un'asimmetria nella domanda di intervento pubblico di acquirenti e venditori (figura 7). I commercianti vorrebbero più parcheggi nella speranza di facilitare le vendite, ma i clienti desiderano soprattutto una maggiore qualità ambientale.

    Figura 7 - Utilizzo suggerito per i proventi della sosta a pagamento


    Per potersi confrontare con la distribuzione organizzata senza subire le limitazioni del traffico e della sosta come un vincolo, San Salvario dovrebbe diventare un quartiere attrezzato per gli acquisti a piedi e quindi un luogo dove deve essere piacevole passeggiare, circolare in bicicletta o sostare all'aperto. L'esperienza dell'istituzione delle isole pedonali in tutta Europa ha tuttavia insegnato che la creazione di aree urbane di qualità richiede un intervento, congiunto se non simultaneo, sugli aspetti viabili, ma anche culturali e commerciali dello spazio.

    Conclusioni

    Le tensioni derivanti dalle condizioni di varietà multi-etnica e dalle differenze religiose che caratterizzano questo quartiere possono avere esiti diversi a seconda delle politiche seguite.
    Nel quartiere esistono, come si é visto, forze che spingono in direzioni talvolta opposte, con finalità, strategie e approcci operativi molto diversi, i cui esiti non sono ancora prevedibili,
    L'analisi sembra mostrare che tanto le cause dei processi di degrado quanto gli interventi che potrebbero arrestarne l'evoluzione dipendono dagli stessi elementi e questi sono fra loro strettamente integrati: ciò che oggi rappresenta un vincolo potrebbe essere domani una risorsa.
    San Salvario si presenta quindi come un laboratorio di estremo interesse, nel quale l'azione pubblica, se saprà, realizzando opportune forme di collaborazione con i soggetti già operanti, affrontare congiuntamente gli aspetti che qui sono stati descritti, potrà assumere rilevanti opportunità per orientare l'evoluzione dei processi descritti.

    L'abbandono dei soggetti presenti e operanti nel quartiere alle logiche "spontanee" e agli interessi di nicchia, possono favorire l'azione degli "imprenditori del disagio". Questi, facendo leva sul degrado abitativo e sulla riorganizzazione della manovalanza criminale, sono in grado di rafforzare meccanismi "viziosi" già oggi operanti e di approfondire la crisi e il disagio, mantenendo elevato il rischio di esiti conflittuali sul piano razziale.

    Diversamente interventi mirati alla composizione possibile degli interessi, possono favorire l'azione dei soggetti maggiormente interessati, per motivi politici, culturali, ma anche economici, a contrastare l'emergere di conflitti inter-etnici e l'allargarsi dei fenomeni di degrado urbano.
    Questo può trasformare proprio quelle condizioni che oggi appaiono come vincolo, come l'eterogeneità etnica o l'insostenibilità dell'assetto viabile e ambientale, in elementi in grado di valorizzare la qualità della vita del quartiere e di rilanciarne il ruolo e l'immagine.

    Bagnasco A., Dall'alto o dal basso? Problemi di prospettiva nelle questioni ambientali, in Diseguaglianze ed equità in Europa (Gallino L. ed.), Laterza, 1993
    Cnel, Società e istituzioni di fronte al processo migratorio. Roma, Cnel 1992
    Cotesta V. La cittadella assediata. Immigrazione e conflitti etnici in Italia. Roma, Editori riuniti, 1992.
    Gallino L. Policy making in condizioni avverse. Il caso di Torino. Quaderni di sociologia 12-1988.
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    Ires. Uguali e diversi. Il mondo culturale , le reti di rapporti, i lavori degli immigrati non europei a Torino, Torino, Rosemberg & Sellier, 1991
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    http://www.arpnet.it/inpro/salvario.htm



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