Pisanu: Gli islamici nelle scuole statali
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Il ministro dell'Interno sulla chiusura dell'istituto arabo a Milano
Il direttore: "Non seminiamo l'odio, su di noi troppe menzogne"


Pisanu: "Non voglio ghetti
Gli islamici nelle scuole statali"

E sull'imam torinese espulso: "Fuori dall'Italia dieci anni
Nell'immediato non ci sono in vista altri provvedimenti simili"




 
LONDRA - "I bambini islamici devono andare nelle scuole statali ed imparare l'italiano: non voglio ghetti, ma l'Islam italiano". Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu commenta la vicenda della scuola coranica chiusa a Milano. A margine del vertice informale dei ministri dell'Interno e della Giustizia in corso a Newcastle in Gran Bretagna, Pisanu usa il pretesto della scuola araba per ribadire il suo punto di vista sull'integrazione delle comunità musulmane: "I bambini islamici devono andare nelle scuole statali e imparare la lingua italiana: personalmente sono contrario a qualsiasi forma di educazione parallela che servirebbe solo a ghettizzare gli islamici in Italia, a farne una enclave nel nostro territorio ovvero l'esatto contrario di quell'islam italiano che vorrei io".

Il Comune: "Motivi igienici". "Alcune scuole islamiche in Italia, sono state messe in piedi con una certa approssimazione e non si sa con quali programmi". Il riferimento all'istituto milanese è chiaro. Da sei anni, funziona in via Quaranta una scuola araba che ospita 500 bambini, nella maggior parte figli di famiglie egiziane. Il fabbricato una volta ospitava un'officina e mai nessuno ha pensato di cambiare la destinazione d'uso. Così ieri, una lettera spedita dagli uffici comunali dell'educazione al direttore della scuola, annuncia che l'istituto deve essere immediatamente chiuso per "motivi igenico-sanitari".

Il direttore si difende. Ma il direttore della scuola non ci sta: punta l'indice contro chi lo accusa di seminare odio e di aver dato vita a una madrassa. "Non siamo una scuola coranica. Non seminiamo l'odio", dice Ali Sharif, egiziano, in Italia da trent'anni. "I nostri bambini studiano su programmi egiziani, quelli che vengono seguiti in qualsiasi altro istituto del nostro Paese. I ragazzi vanno a sostenere l'esame per l'idoneità al consolato egiziano e, da qualche anno, anche alla scuola italiana. Non imparano solo l'arabo, ma anche l'italiano. Lo facciamo dal 2002 e non perché qualcuno ce lo ha ordinato, ma perché è il futuro dei nostri figli. Vogliamo creare una scuola paritaria. I bambini sanno due lingue ed è un bene: se tornano in Egitto, è una capacità in più; se rimangono qui non hanno perso le loro radici. E' un doppio vantaggio, anche per l'Italia. Vogliamo contribuire a costruire una società multietnica e multiculturale. Non si può chiudere la scuola. Dove possiamo andare? Su una strada?"

L'imam espulso. Durante l'incontro con i giornalisti, il ministro dell'Interno ha parlato anche dell'espulsione dell'imam di Torino: "Non sono prossimi altri provvedimenti. Anche se la nuova legge mi ha facilitato le cose, agirò sempre con grandissimo scrupolo. Dall'11 settembre ad oggi ci sono state undici espulsioni, un numero limitato che è indicativo dello scrupolo con cui si procede". Riguardo a Bouriqi Bouchta, l'imam di Torino espulso per "motivi di ordine e sicurezza pubblica", il ministro dell'Interno ha detto che "il cittadino marocchino Bouiqui dovrà rimanere fuori dall'Italia per un periodo di dieci anni: se non rispetterà il divieto rischia il carcere".



(8 settembre 2005)


 



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