Primo giorno nella scuola araba ''Il provveditore venga a trovarci''
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Esordio con inglese e lingua madre per i 40 alunni di Lambrate.
Ma la polemica prosegue

Primo giorno nella scuola araba "Il provveditore venga a trovarci"


I responsabili: non abbiamo nulla da nascondere, i nomi di docenti e allievi sono a disposizione così come i bilanci. L´assessore Simini: non mi pare che questa sia una forma di istruzione autorizzata dal ministero


di Teresa Monestiroli


Sulla lavagna sono scritte parole in inglese: pen, book, cat, dog. La maestra legge ad alta voce, i bambini ripetono. Il primo giorno di scuola, nel nuovo edificio di via Ventura 4, inizia con la lezione di inglese. Al primo piano, nell´aula in fondo al corridoio, sono raccolti i primi quindici alunni arrivati. Si sono disposti, spontaneamente, divisi per sesso: le femmine a destra i maschi a sinistra. Forse per la vecchia abitudine di fare lezione in classi separate. Qualche bambina indossa il velo, come le mamme che le hanno accompagnate. Tutti hanno zaini colorati e sorridono composti, felici di aver ripreso, dopo mesi, le lezioni di gruppo. Ieri c´è stato solo inglese e arabo. Ma l´italiano partirà nei prossimi giorni.


Alla spicciolata, poco dopo l´una, arrivano gli altri. In tutto sono quaranta. Ma aumenteranno, dicono i responsabili. In tanti stanno chiedendo informazioni. «Bisogna che le polemiche cessino - bofonchia un genitore - poi vedrà se non si iscriveranno anche gli altri». Quelli cioè che, dopo la chiusura di via Quaranta, sono stati tenuti a casa dai genitori.

Ma le polemiche, che forse stanno spaventando le famiglie, non fermano l´associazione "Insieme". Anzi. «Per evitare lo scontro politico - dice il portavoce Agostino Musella - invitiamo le istituzioni a sedersi intorno a un tavolo e discutere. Vogliamo chiarire questa situazione una volta per tutte». Intanto, per far luce sulla vicenda, gli organizzatori hanno risposto sia alla lettera del direttore scolastico sia a quella del provveditore che ricordavano l´illegittimità di questa forma di istruzione. «Non abbiamo niente da nascondere - continua Musella - e siamo pronti a far entrare a scuola tutti quelli che vogliono controllare. Daremo i nomi degli insegnanti e dei frequentanti, mostreremo i bilanci e i conti». Le quote di iscrizione (proporzionate al reddito delle famiglie) vengono versate su un conto corrente bancario. L´elenco dei docenti è pubblico. I libri di testo sono in bella vista in un´aula al primo piano: tantissimi quelli in arabo, solo tre quelli in italiano. «Non abbiamo bisogno di autorizzazione, tutti i documenti sono in regola», ripetono i responsabili della scuola. Da ieri è attiva anche l´assicurazione contro gli infortuni dei bambini e, nei prossimi giorni, ci saranno anche un paio di scuolabus per facilitare le famiglie che abitano distanti. Ma lo scontro non si placa. E si sta trasformando in una battaglia sui cavilli e sul significato della parola «doposcuola». «Una circolare ministeriale del giugno 2005 - racconta Lidia Acerboni, responsabile dei corsi - dice che le famiglie possono avvalersi dell´istruzione paterna anche attraverso "insegnamenti elargiti in strutture private non paritarie". E noi cosa siamo?». Un genitore mostra la lettera che il Comune invia a chiunque abbia un figlio in età da prima elementare. «In caso il bambino non venga iscritto in una scuola comunale si chiede di specificare il tipo di scelta fatta dalla famiglia. E fra le opzioni ce n´è una che prevede l´iscrizione "al centro, alla comunità, all´associazione o alla scuola privata non parificata". Lo ammette anche il Comune». L´assessore all´Educazione, Bruno Simini, risponde secco: «La circolare si riferisce solo a forme di istruzione autorizzate dal ministero. Non mi pare che la loro lo sia».


30/12/05



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