Scuola islamica paritaria - Polemica dopo l’apertura di Simini alle richieste del centro di via Quaranta
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Scuola islamica paritaria
Polemica dopo l’apertura di Simini alle richieste del centro di via Quaranta
L’assessore Sanavio: iscrivano i figli negli istituti italiani

Un passo avanti e due indietro. Mentre l’assessore comunale all’Infanzia, Bruno Simini, dà «un segnale di disponibilità», cercando di favorire «un percorso di legalità da parte della comunità islamica», il collega di Palazzo Marino al Demanio, Diego Sanavio, frena gli slanci: «Io non ho ricevuto alcuna richiesta formale per l’assegnazione di una sede alla scuola islamica». Di più: «Mi auguro che non arriverà mai sulla mia scrivania». Neanche il tempo di delinearsi, che sul futuro della scuola «paritaria» di via Quaranta si abbatte la prima tegola. Il neo-assessore leghista riporta la giunta con i piedi per terra. E anticipa: «Quando sarà il momento valuteremo il da farsi, ma dal punto di vista politico non potrò che essere contrario». Si accende la polemica sull’istituto «clandestino» di via Quaranta, scuola non riconosciuta per 500 bambini musulmani. Ieri, l’assessore Simini ha ribadito che la disponibilità del Comune ad offrire una nuova sede all’istituto (in via Zama, periferia est della città) è vincolata alla «richiesta di una sede per una scuola paritaria», con corsi e lezioni decisi dal Ministero. Altrimenti, se l’obiettivo fosse il riconoscimento di un istituto per stranieri - con programmi e docenti musulmani (come risulta al direttore scolastico regionale Mario Giacomo Dutto, che a ieri non aveva «alcuna novità»), «dall’amministrazione non verrebbe nessun aiuto».
In entrambi i casi - scuola straniera o paritaria - le difficoltà sarebbero enormi. Nel primo, Palazzo Marino non darebbe la struttura. Nel secondo, Sanavio sarebbe pronto a puntare i piedi: «Dal punto di vista politico sono fortemente contrario; tuttavia, dubito che l’obiettivo sia la scuola paritaria. Se programmi e docenti italiani non sono più un problema, tanto vale che i rappresentanti della comunità islamica tolgano i loro figli dal "ghetto" e li iscrivano con i nostri».
L’assessore Simini resta fiducioso: «La scuola paritaria è prevista dal nostro ordinamento giuridico e il Comune da sempre affianca queste iniziative: avvicinano gli stranieri alla nostra cultura». E poi in città ci sono scuole analoghe anche per la comunità ebraica», aggiunge il vicesindaco De Corato.
Una motivazione che non convince il capogruppo leghista in Regione, Davide Boni: «Credo che si debba bloccare ogni tentativo di creare scuole di formazione per futuri fondamentalisti islamici, con la scusa di una migliore convivenza». Su posizioni completamente opposte il centrosinistra a Palazzo Marino. In un primo momento la scuola per stranieri è più che sufficiente, dicono Marilena Adamo e Marco Cormio dei Ds: «Una scuola privata autorizzata dallo Stato i cui allievi sostengono gli esami nella scuola statale italiana».
La scuola paritaria, aggiungono, richiede «alla comunità islamica uno sforzo che oggi non sarebbe in grado di compiere». Perplesso invece l’assessore provinciale all’Istruzione, Sandro Barzaghi: «Certo, meglio la scuola paritaria di quella straniera. Ma così si crea un nuovo "ghetto": sarebbe meglio lavorare perché questi studenti entrino nel nostro sistema d’istruzione».

Armando Stella


Corriere della Sera
Mercoledì, 29 Giugno 2005



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