La vergogna della chiusura della scuola di via Quaranta - Michele Corsi
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La vergogna della chiusura della scuola di via Quaranta

Michele Corsi





La vicenda della scuola elementare di via Quaranta e' un episodio assai significativo del degrado politico e morale in cui la guerra di civilta' ci sta trascinando. Ed anche una dimostrazione di quanto siano deboli gli anticorpi che separano una societa' che si ritiene sana dalle peggiori esperienze della storia.

La vicenda e' ormai nota nei suoi tratti essenziali. Quella di via Quaranta e' una scuola, sita in un ex istituto tecnico, che funziona da una quindicina d'anni. Raccoglie bambini arabi (oggi: 500) i cui genitori pensano che i figli debbano poi completare gli studi nel Paese d'origine (per la gran parte: Egitto). Il tratto fondamentale di questa scuola e' l'insegnamento in arabo. Viene insegnata anche la religione, come del resto accade nelle scuole private cattoliche, e, come sappiamo, anche in quelle pubbliche statali.

Quando da un paio d'anni si e' scatenata l'isteria antislamica, la scuola di via Quaranta, sino ad allora ignorata dai piu', e' stata bersaglio della destra politica e istituzionale, nonche' dei mass media. "Non e' nemmeno parificata", gridavano. I dirigenti della scuola si sono dunque dati da fare per cercare di parificarla. Ma quando sembrava che riuscissero nell'intento, il Comune di Milano l'ha chiusa per ragioni "igieniche". Contemporaneamente Pisanu e la Moratti hanno rilasciato dichiarazioni in cui affermavano che la migliore integrazione per i bambini islamici e' la scuola pubblica statale.

La destra e' questa: un Comune, quello del sindaco Albertini, che lascia cadere a pezzi le scuole della periferia e permette che vengano aperti asili nidi dentro a dei garage, osa chiudere qualcosa per ragioni igieniche. Due ministri del governo che sono favorevoli alle scuole private cattoliche e le finanziano, e che riservano l'obbligo a frequentare le pubbliche statali solo agli arabi. Dei mass media che hanno parlato continuamente di "scuola islamica" e "madrassa", senza aver mai messo piede in via Quaranta. Una destra che dice di voler integrare, ma ha tolto a Milano centinaia di facilitatori rendendo drammatico l'inserimento dei bambini migranti. Una destra che ha imposto con la sua riforma l'insegnamento di due lingue straniere, ma obbligatoriamente "comunitarie", impedendo dunque l'insegnamento curriculare dell'arabo nel nostro Paese (cosi' come del cinese, ecc.).

E la sinistra? A parte Barzaghi, assessore all'istruzione della Provincia, e pochi altri: un panorama desolante. La Cgil ha preso una posizione tiepidamente contraria, alla quale non e' seguita alcuna iniziativa. Penati, la piu' alta carica istituzionale del centrosinistra in Lombardia (presidente della provincia di Milano), ha affermato che "noi non siamo come la destra, perche' le cose le diciamo senza scuse", cioe' la scuola di via Quaranta andava chiusa ma senza il pretesto dei problemi igienici. Egli vuole che le diverse autorita' si siedano intorno a un tavolo con i rappresentanti di via Quaranta per una "intesa sui valori". Cioe': Formigoni e Albertini che impongono i loro "valori" agli immigrati. Per il resto regnano l'indifferenza o la confusione. Nessuno che dica: se non vogliamo creare ghetti, perche' teniamo aperte le scuole cattoliche, o quelle tedesche, o quelle francesi?

Vediamo la cosa dal punto di vista dei bambini. Ai 500 bambini di via Quaranta e' stata tolta la scuola, la loro scuola. Cerchiamo di comprendere cosa potrebbe significare questo per i nostri figli bianchi, italiani e cattolici. Immaginiamoci per un momento che qualcuno chiuda la loro scuola non per un qualche accidente, ma perche' quella scuola "non deve esistere". I loro genitori non possono protestare e nemmeno alzare la voce, nessuno di loro puo' permettersi di mandare a quel paese chi lo meriterebbe: anche se nessuno lo dice, sono tutti sospetti di collusione con il terrorismo. L'ipocrisia di noi bianchi, cattolici e pure italiani arriva sino al ridicolo di accusare questa gente di non volersi integrare, quando facciamo di tutto per stare alla larga dagli arabi. Ma la cosa piu' grave sono i riflessi sui bambini e sui ragazzi di religione islamica o di origine araba che frequentano le scuole pubbliche statali: la Moratti e Pisanu hanno implicitamente affermato che quei bambini sono gli unici sotto stretta sorveglianza statale. Tutti gli altri possono scegliere, anzi per loro sarebbe pure meglio che si iscrivessero alle cattoliche approfittando dei lauti buoni scuola della Regione Lombardia, ma non i piccoli arabi, che devono essere assimilati a forza altrimenti, in futuro, potrebbero diventare terroristi. Perche' al fondo c'e' il timore che dei piccoli arabi possano subire nella loro scuola un tale lavaggio del cervello, che dopo qualche anno ce li ritroveremmo a far saltare dei tram.

C'e' un imbarazzo comprensibile da parte del popolo di sinistra: come si fa a difendere una scuola privata? Non abbiamo sempre detto che l'integrazione si da' nella scuola pubblica statale? No cari, cosi' non funziona. Se le uniche scuole che vengono eliminate sono quelle di popolazioni islamiche mentre si continuano a finanziare quelle cattoliche, allora c'e' una sola parola da usare: razzismo. Quello che abbiamo vissuto a Milano e' una vera e propria operazione di pulizia etnica. Non a a caso vari editoriali usavano una terminologia che e' familiare a chi ha seguito la vicenda jugoslava: e' tornato il termine "dispersione". Abbiamo letto: "occorre disperdere le aggregazioni pericolose di culture aliene".

La comunita' araba non e' integrata, ma questo accade per colpa nostra.La sua reazione e' di tipo difensivo, e come ogni minoranza etnica  cerca di resistere all'annientamento. Accadrebbe anche a noi se qualcuno volesse imporci la sua cultura: costruiremmo scuole private clandestine. Nei Paesi Baschi la scuola privata e' diffusissima (il movimento delle iskatolas), gestita quasi sempre da gente di sinistra, costretta a questo perche' le scuole pubbliche dello stato spagnolo non salvaguardano l'insegnamento della lingua basca.

Il nostro movimento credo che debba scendere in campo con una posizione netta su questo problema: dobbiamo difendere il diritto delle minoranze etniche a disporre di proprie scuole, finche' non saremo riusciti ad imporre che la "nostra" scuola non sia strutturalmente una scuola bianca, cattolica e italiana, ma una scuola multiculturale, colorata e laica. Quella sarebbe una scuola delle diversita' che fanno crescere, e una scuola di quel genere scoraggerebbe qualsiasi reazione difensiva.


Ma finche' non c'e', non ammantiamoci di argomentazioni progressiste per giustificare operazioni terroristiche condotte nei confronti dei piccoli arabi.



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