... e venne chiamata due cuori
Maria Campagnolo
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“Solo che dopo l’ultimo albero sarà stato abbattuto.
Solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato.


Solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato.


Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia”.


 


  Profezia degli indiani Cree 


 


 


Marlo Morgan è una americana di Kansas City; vive in una casa affacciata sul lago e possiede uno studio medico ben avviato.


Un’improvvisa telefonata, da parte di un collega australiano conosciuto in un congresso di medicina, che la invita ad andare in Australia per seguire un progetto di prevenzione medico-sociale, mette inaspettatamente in crisi il suo senso di sicurezza; attratta dall’Australia e dalla proposta, libera da vincoli perché divorziata e con i figli sistemati, Marlo decide di accettare:


“… per la prima volta nella mia vita di adulta, ero libera di trasferirmi in qualsiasi luogo della terra scegliessi e di fare qualunque cosa desiderassi”.


Solo allora, nella mente, le affiorano le parole della madre “Scegli con saggezza, perché potresti ottenere quello che chiedi”.


Quanti di noi sono spaventati dalla possibilità che i sogni, possano un giorno realizzarsi e trasformare la nostra vita !


Marlo vive senza difficoltà l’adattamento alla realtà australiana, nonostante le diciassette ore di differenza (in avanti) con gli Stati Uniti, il traffico che procede in senso contrario, le banconote troppo grandi per essere ospitate dal portafoglio americano, il voltaggio e le prese della corrente diversi; una delle tante cose che Marlo ama degli australiani sono le espressioni per indicare le nazionalità: “Si riferiscono spesso agli americani come agli Yanks, un neozelandese è un Kiwi e gli inglesi sono Bloody Poms”, ma anche la chiaroveggenza.


Un giorno, mentre si trova  in un locale in attesa di una sua amica, Marlo incontra un uomo che le legge la mano e che le rivela la vera ragione del suo viaggio in Australia:


“Il motivo per cui lei è venuta qui … è il destino. C’è qualcuno con cui lei ha concordato di incontrarsi nell’interesse di entrambi. L’accordo è stato concluso prima che voi due nasceste. Anzi, siete stati selezionati per nascere nello stesso momento, uno a un capo del mondo e l’altro qui, agli Antipodi. Il patto è stato stretto ai livelli più alti del vostro Io eterno. Avente acconsentito a non cercarvi fino al compimento dei cinquant’anni, ma ora il momento è venuto. Quando vi incontrerete, le vostre anime si riconosceranno all’istante”.


Dell’Australia, Marlo disprezza l’atteggiamento discriminatorio degli australiani nei confronti degli aborigeni: “Venivano trattati più o meno come noi americani un tempo trattavamo i pellerossa. … Non incontravo alcun aborigeno agli eventi sociali di una certa importanza, né vedevo i loro figli per strada con l’uniforme della scuola. Non c’erano alla funzione domenicale, benché mi fossi recata in parecchie chiese diverse. Non ne vedevo lavorare come commessi, o come impiegati degli uffici postali. Visitai gli uffici governativi e neppure lì trovai dipendenti aborigeni. Non ne trovai nelle stazioni di servizio né nei fast food”.


Un amico australiano di Morgan, parlando degli aborigeni, così li descrive: “Tu non capisci gli aborigeni. Sono selvaggi, primitivi. Ci siamo offerti di istruirli. I missionari hanno passato anni e anni a tentare di convertirli. In passato erano cannibali, e tuttora si rifiutano di abbandonare le loro usanze e le loro vecchie credenze. Molti scelgono addirittura la dura vita del deserto. … Di rado quelli che cercano di barcamenarsi fra le due culture riescono a combinare qualcosa di buono”.


Ma Morgan crede che l’assenza dell’integrazione abbia spiegazioni diverse:


“… sono sempre stata convinta che la perdita delle proprie radici culturali e la mancanza di uno scopo nella vita siano tra i principali fattori che spingono alcuni di noi a giocare con la morte”.


Sollecitata dall’idea di poter aiutare alcuni  giovani aborigeni, Morgan  avvia con ventidue ragazzi, “aborigeni mezzosangue”,  un’impresa di produzione di zanzariere.


“Le competenze si ripartirono nel modo più naturale all’interno del gruppo, e ciascun giovane aborigeno scelse l’attività che più gli era congeniale. …Molto presto, i ragazzi concordarono sul fatto che chi fra di loro aveva scelto di svolgere i lavori di pulizia e di portierato non era meno prezioso per il successo del progetto di chi si occupava della vendita finale”.


Quello che Morgan trovava estremamente interessante è che, all’interno del gruppo di lavoro, non esistevano competizioni e tutti i componenti si aiutavano reciprocamente.


I giovani aborigeni avevano perso il senso di appartenenza alle tribù, forse non conoscevano neppure le loro origini, anzi speravano: “di sposare ragazze dalla pelle più chiara e di avere dei figli che potessero integrarsi completamente con i bianchi”.


A sorpresa, Morgan viene invitata ad un raduno organizzato da una tribù aborigena, dall’altra parte del paese, e qui si realizza il suo “destino”, già preannunciato dall’indovino.


Morgan inizia  un viaggio, attraverso l’Australia, con la tribù della Vera Gente che durerà tre mesi; prima di partire sarà sottoposta alla cerimonia della purificazione: scarpe, calze, biancheria, gioielli, forcine dei capelli vengono bruciati da due donne aborigene; Marlo si veste di un umile telo !


“Molto più tardi – scrive Morgan – avrei capito che il distacco dagli oggetti materiali e da certe convinzioni costituiva già un passo necessario e imprescindibile del mio cammino umano verso l’essere”.


Da subito, la reazione di Morgan è quella che ognuno di noi avrebbe in una circostanza analoga:


“Sembrerebbe divertente, ma, capisci, io non posso venire. Oggi non è proprio la giornata giusta per partire. Ho un sacco di obblighi e responsabilità a cui far fronte. Affitto, bollette e così via. Non mi sono organizzata per intraprendere un viaggio del genere … Magari un’altra volta, e con il dovuto preavviso, potrò unirmi a voi, ma non oggi. Oggi non posso proprio venire. No, oggi non è la giornata giusta”… e ancora: “Okay, Dio. Ho sempre saputo che hai un senso dell’umorismo tutto particolare, ma questa propria non la capisco !”.


Eppure, nonostante la partenza vissuta a malincuore, è proprio con la Vera Gente che Morgan comincia ad avvicinarsi alla Natura e a capire che gli uomini sono un tutt’uno con il Cosmo.


Morgan cammina parecchie ore al giorno, a piedi nudi; mentre marcia avverte delle fitte atroci ai piedi causate da spine conficcate sulla pelle. La sua guida Ooota, l’unico della tribù a parlare inglese, la incoraggia: “Dimentica il dolore. Toglierai le spine quando ci saremo accampati. Impara a sopportare. Focalizza la tua attenzione su altre cose…”. Attraverso il deserto, Morgan impara le abitudini della Vera Gente: “banchettare” con i doni offerti dalla natura; il primo di questi pasti è una “coppa … piena di grossi vermi bianchi che si dimenavano. … Mi sfuggì un lungo respiro. Ormai avevo perso il conto delle volte in cui le abitudini dei miei compagni mi avevano lasciata senza parole, ma di una cosa ero certa: la fame non mi avrebbe mai indotta a mangiare un verme ! … mai dire mai”; condividere, durante la sera, storie, canti, giochi; la preghiera al mattino: “La tribù incomincia sempre la giornata ringraziando il Tutto per la luce, per se stessi, per gli amici e per il mondo. Talvolta fanno richieste specifiche, ma sempre accompagnate dalla frase ; apprende i metodi per espletare le normali funzioni fisiologiche; le tecniche per comunicare: “Questa gente utilizzava abitualmente la telepatia per comunicare … Non si udiva il minimo suono, e tuttavia persone distanti tra loro più di trenta chilometri si stavano scambiando dei messaggi … Telepatia … è questo il modo in cui originariamente gli esseri umani erano destinati a comunicare. Idiomi e alfabeti scritti non possono che essere considerati un ostacolo quando si è in grado di comunicare mentalmente”; capisce che nel Tutto “ogni cosa ha uno scopo. Non ci sono errori, né stranezze, né incidenti, ma solo cose che gli esseri umani non capiscono”: per esempio le mosche del deserto quando, a migliaia, si incollano sul corpo degli uomini hanno il compito di rimuovere tutte le impurità, pulendo le orecchie, le narici del naso, la pelle.


Per quanto riguarda i nomi dei membri della Tribù, tutti hanno un significato preciso: “Diversamente dai nostri, infatti, i loro nomi sono facili da collegare agli individui che li portavano. Anch’essi ricevono un nome al momento della nascita, ma col passare degli anni quel primo nome diventa inevitabilmente superato, e arriva sempre il momento in cui l’individuo se ne sceglie autonomamente uno più appropriato … a mano a mano che cresce in saggezza, creatività e determinazione”. La Tribù della Vera Gente attribuisce a Morgan il nome di Mutante, ovvero colei che subisce un profondo cambiamento.


La Vera Gente non festeggia il passare del tempo, i compleanni, ma “Il fatto di diventare migliori. … Festeggiamo quando pensiamo di essere divenuti migliori e più saggi. Ma solo il diretto interessato può sapere quando questo accade, e sta a lui informare gli altri che è arrivato il momento di organizzare una festa”.


Morgan assapora anche la saggezza della Tribù; parlando del cannibalismo e della guerra gli aborigeni affermano: “Non c’è moralità nella guerra … ma in una giornata i cannibali non uccidevano mai più di quanto potevano consumare. Nelle vostre guerre, bastano pochi minuti per provocare la morte di migliaia di persone. Forse varrebbe la pena di suggerire ai capi delle nazioni in guerra un accordo che preveda cinque minuti di combattimento, e quindi un’interruzione per permettere ai genitori di recarsi sul campo di battaglia a raccogliere ciò che resta dei loro figli per piangerli e seppellirli. Soltanto dopo potrebbero discutere l’opportunità di impegnarsi in battaglia per altri cinque minuti. E’ difficile cavare un senso da ciò che non è affatto sensato”  e sugli anziani: “Non si è mai troppo vecchi da non valere nulla” e sul tempo vivo e non-vivo: “Una persona è non-viva quando è adirata, triste, quando è addolorata per se stessa oppure ha paura … Non tutte le persone che respirano sono vive. E’ giusto mettere alla prova le emozioni negative, ma certo esse non costituiscono un luogo dove sia saggio restare”.


Alla fine del viaggio, Morgan viene accompagnata nei luoghi sacri agli aborigeni e qui scopre che l’Anziano della tribù, Cigno Reale Nero, é nato nel suo stesso giorno ed alla stessa ora dello stesso anno: il Capo tribù è il “campagno spirituale” che Morgan avrebbe dovuto incontrare per realizzare il proprio destino.


Cigno Reale Nero confida a Morgan che la Tribù della Vera Gente ha deciso, consapevolmente, di estinguersi perché non esistono possibilità di sopravvivenza nel deserto per i loro figli: “Tu sei stata scelta fra i Mutanti come nostra messaggera per rivelare alla tua gente la nostra partenza. Lasceremo a voi la madre terra. … Il nostro tempo è scaduto. Già l’intensità e la durata delle piogge sono state modificate, il caldo è aumentato e da anni assistiamo al ridursi della riproduzione delle piante e degli animali. Non possiamo più fornire agli spiriti forme umane da abitare perché presto nel deserto non ci sarà più né acqua né cibo”.


Al suo congedo, profondamente cambiata e con un messaggio molto forte da condividere con gli altri mutanti,  Morgan riceve un nuovo nome Due Cuori “I miei amici pensavano … che potevo amare la Vera Gente e il suo modo di vivere restando al contempo fedele al mio”.


 


L’esperienza forte e coraggiosa di Morgan ci obbliga a ripensare i nostri concetti di cultura e di progresso. Ci pone degli interrogativi inquietanti sullo sviluppo sostenibile, sui diritti delle generazioni future, sull’equa distribuzione della ricchezza.


Gli aborigeni, primitivi e al margine della società, ci insegnano a vivere “eticamente” e nel rispetto della natura. 


Ma allora chi è veramente primitivo ?


“Nascere a mani vuote, morire a mani vuote. Ho contemplato la vita nella sua pienezza, a mani vuote”.  


 


 


Segnalo alcuni interessanti articoli di antropologia del diritto sulla questione degli aborigeni.



  1. B. Faedda, Il diritto aborigeno e l'Australia
  2. B. Faedda, Il diritto aborigeno tra colonialismo, immigrazione e multiculturalismo: le isole Fiji

 


 


 


 


  


Campagnolo Maria


 



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