Rapporto sull’integrazione scolastica dei bambini immigrati in Europa - Presentazione di Aluisi Tosolini
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Rapporto sull’integrazione scolastica
dei bambini immigrati in Europa


E’ stata in questi giorni presentata la pubblicazione curata da Euridyce European Unit (ed elaborata con il sostegno della Commissione europea) che indaga la situazione dell’integrazione dei bambini immigrati nell’istruzione preprimaria, primaria, e secondaria generale obbligatoria nel 2003/2004. Al momento la pubblicazione è disponibile solo in francese ed inglese mentre in italiano è possibile leggere un summary. La pubblicazione è corredata di molti schemi e grafici che rendono possibile una analisi comprata dei diversi modi con cui i paesi europei affrontano le questioni educative nella società multiculturale.


Il rapporto evidenzia alcuni elementi di fondo che possono essere così sintetizzati:


1. le situazioni demografiche sono diverse da paese a paese


Nella maggior parte dei paesi europei, la percentuale della popolazione straniera varia dal 2,5 al 9%1. La percentuale si abbassa sotto il 2,5 % nella maggior parte dei paesi che sono entrati a far parte dell’Unione europea il 1° maggio 2004 mentre supera il 20% in Estonia, Lettonia, Lussemburgo e Liechtenstein. La maggior parte degli immigrati arrivano dai paesi terzi, eccetto in Belgio, Irlanda e Lussemburgo dove i più numerosi sono i cittadini di altri stati europei. L’Africa è il continente da cui proviene la maggior parte degli immigrati in Francia, Italia e Portogallo, mentre la Spagna ne accoglie molto provenienti dall’America.


Nella maggior parte dei paesi europei, la percentuale di stranieri nella popolazione in età scolare è inferiore al 6%. In Germania e in Austria raggiunge il 10%; nel Lussemburgo, più di un terzo degli alunni al di sotto dei 15 anni è di nazionalità straniera.


2. L’educazione, un diritto fondamentale di ognuno


Il diritto europeo4 stabilisce l’uguaglianza di trattamento dei bambini cittadini dei vari stati e dei figli di genitori cittadini di paesi terzi e di residenti da lungo tempo. Tuttavia, gli stati membri possono limitare questo diritto richiedendo che i bambini dimostrino un adeguato profitto nella lingua di insegnamento. Ai minori che hanno fatto richiesta di asilo politico deve essere garantito l’accesso al sistema educativo come ai minori cittadini dei paesi ospitanti.


Gli alunni immigrati hanno accesso ai servizi scolastici (mensa, materiali scolastici, attività extrascolastiche, servizi sanitari, ecc.) al pari degli altri alunni. Lo status di immigrati raramente dà loro diritto ad aiuti speciali.


3. E’ necessario fornire informazione chiare ai genitori immigrati


La maggior parte dei paesi ha introdotto varie misure di sostegno per aiutare le famiglie immigrate a iscrivere i loro bambini a scuola e a seguirne i progressi scolastici. La metà di questi paesi pubblica informazioni sul sistema educativo in una lingua straniera. Alcuni organizzano incontri allo scopo di offrire informazioni alle famiglie immigrate o cercano di renderle consapevoli di quanto sia importante per i loro bambini partecipare alle attività educative prescolari.


Finlandia e Svezia sono gli unici paesi a riconoscere formalmente il diritto dei genitori immigrati di ricorrere a un interprete per parlare con il personale della scuola, tale ricorso è tuttavia raccomandato nella maggior parte dei paesi. È possibile farsi assistere nella comunicazione da varie tipologie di risorse, come i mediatori, gli operatori sociali o personale di servizi specializzati.


4. La competenza nella lingua di insegnamento è una priorità fondamentale


Dato che la competenza nella lingua di insegnamento è essenziale per esercitare a pieno il diritto all’istruzione, le misure di sostengo linguistico sono di gran lunga quelle più diffuse.


Alcuni paesi nordici, oltre all’Estonia, Cipro e la Lettonia, offrono l’insegnamento bilingue con corsi sia nella lingua materna degli alunni, sia nella lingua di insegnamento della scuola.


Gli alunni immigrati vengono generalmente integrati in una classe di alunni della stessa età. Essi ricevono il sostegno per seguire le lezioni all’interno o all’esterno della classe. Questo tipo di integrazione è spesso abbinato a un modello separato "transitorio" della durata di non oltre un anno e mette in grado gli alunni immigrati da poco di acquisire le competenze necessarie, in particolare quelle linguistiche, di seguire l’istruzione ordinaria. Sono pochi i paesi che offrono un insegnamento separato per un lungo periodo. Per facilitare l’apprendimento, alcuni paesi riducono il numero degli alunni nelle classi eterogenee.


5.Sostegno alla lingua materna: un ponte fra due culture


Misure mirate all’insegnamento della lingua materna ai bambini immigrati esistono in molti paesi europei. L’offerta dipende generalmente da considerazioni di ordine pratico (numero minimo di alunni, disponibilità di insegnanti qualificati, ecc.). In alcuni paesi, i corsi sono offerti sulla base di accordi bilaterali con i paesi d’origine degli alunni.


Alcuni paesi offrono ai genitori degli alunni immigrati corsi nella lingua di insegnamento, proposti generalmente all’interno dell’offerta educativa rivolta a tutti. Tuttavia, alcune scuole in Italia, a Cipro e in Islanda organizzano corsi destinati in particolare ai genitori di alunni immigrati in età scolare.


Possibili adattamenti all’interno della normale vita scolastica per favorire peculiarità culturali e appartenenze religiose degli alunni immigrati sono raramente regolamentate al livello più alto.


Fra essi vi sono le assenze autorizzate per festività religiose, cambiamenti nel menu della mensa scolastica, formazione di gruppi solo maschili e solo femminili di educazione fisica, permessi a non frequentare certe lezioni, rinuncia a conformarsi a codici di abbigliamento nei paesi in cui è obbligatorio indossare l’uniforme scolastica. Nella Comunità francese del Belgio, in Francia, nei Paesi Bassi, in Svezia e in Norvegia è stata oggetto di dibattito, recentemente, la questione dell’opportunità di proibire di indossare simboli religiosi all’interno della scuola.


6. Educazione interculturale per tutti


Sviluppare un approccio interculturale nell’educazione per tutti gli alunni è indispensabile per facilitare l’integrazione degli alunni immigrati favorendo il dialogo fra le culture. Ciò è presente in quasi tutti i curricoli. Fra gli obbiettivi perseguiti, sono presenti i tre seguenti aspetti principali: la diversità culturale attraverso i valori del rispetto e della tolleranza; la dimensione internazionale nel suo contesto storico e sociale e la dimensione europea, con la storia dell’integrazione europea e lo sviluppo del sentimento dell’identità europea. Il riferimento specifico a quest’ultima viene fatto solo in metà dei paesi presi in considerazione. Essa è sempre abbinata alla valorizzazione della diversità culturale e della dimensione internazionale in senso ampio.


L’educazione interculturale non è mai considerata materia a se stante. È in genere prevista nei programmi come materia trasversale attraverso tutte le materie o quelle più adatte a svilupparla (storia, geografia, lingue straniere, ecc.). In poco più di un terzo dei paesi, l’educazione interculturale è compresa nelle lezioni di educazione civica, politica, sociologia e morale e diventa una delle preoccupazioni maggiori dell’educazione alla cittadinanza.


L’approccio interculturale non si limita all’offerta curricolare. Metà dei paesi presi in esame la associano ad altri aspetti della vita scolastica come l’organizzazione di eventi per promuovere la diversità culturale, gli scambi con alunni di altri paesi e incontri con rappresentanti di comunità di immigrati.


Gli insegnanti e altro personale della scuola giocano un ruolo essenziale nella sensibilizzazione degli alunni verso la diversità culturale e il rispetto delle differenze. La reazione degli alunni a rappresentazioni stereotipate richiede competenze complesse che passano non solo attraverso l’apprendimento di un insieme di conoscenze ma soprattutto attraverso il confronto con situazioni reali ed esperienze pratiche. In quasi tutti I paesi, la formazione iniziale degli insegnanti comprende la dimensione interculturale dell’insegnamento, che è spesso prevista anche nella formazione in servizio.


Il documento è disponibile al sito
http://www.eurydice.org/Documents/Mig/en/FrameSet.htm


La sintesi del documento è invece disponibile all’indirizzo: http://www.eurydice.org/News/Communique/it/PR%20Immigrants_IT.pdf


Aluisi Tosolini 


http://www.pavonerisorse.to.it/intercultura/2004/rapporto_europa.htm



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