PER UNA GLOBALIZZAZIONE PIÙ GIUSTA la globalizzazione può e deve cambiare - JUAN SOMAVIA, DIRETTORE GENERALE DELL’UFFICIO INTERNAZIONALE DEL LAVORO
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PER UNA GLOBALIZZAZIONE PIÙ GIUSTA

JUAN SOMAVIA, DIRETTORE GENERALE
DELL’UFFICIO INTERNAZIONALE DEL LAVORO


Il dibattito sulla globalizzazione è ad un punto morto. I negoziati commerciali sono in una fase di stallo. Le possibilità di lavoro stanno diminuendo. Persiste l’instabilità finanziaria. Nel frattempo, questioni delicate dal punto di vista politico, come la migrazione e l’outsourcing, sono tra le maggiori preoccupazioni della gente ma non costituiscono una priorità nell’agenda internazionale. Serve un nuovo modo di pensare per porre fine a questa impasse e per costruire un ponte tra le divisioni.


Proprio per questo l’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO), ha istituito la Commissione Mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione. È la prima istituzione ufficiale che ha come fine l’analisi sistematica dell’impatto sociale della globalizzazione e lo sviluppo di un’agenda comune per far si che questa funzioni per tutti.


Il dibattito sulla globalizzazione è ad un punto morto. I negoziati commerciali sono in una fase di stallo. Le possibilità di lavoro stanno diminuendo. Persiste l’instabilità finanziaria. Nel frattempo, questioni delicate dal punto di vista politico, come la migrazione e l’outsourcing, sono tra le maggiori preoccupazioni della gente ma non costituiscono una priorità nell’agenda internazionale. Serve un nuovo modo di pensare per porre fine a questa impasse e per costruire un ponte tra le divisioni.


Proprio per questo l’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO), ha istituito la Commissione Mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione. È la prima istituzione ufficiale che ha come fine l’analisi sistematica dell’impatto sociale della globalizzazione e lo sviluppo di un’agenda comune per far si che questa funzioni per tutti.







La Commissione è stata presieduta dal presidente della Finlandia Tarja Halonen e dal presidente della Tanzania Benjamin Mkapa ed era composta da 26 membri tra cui un vincitore del premio Nobel per l’economia, legislatori, esperti in economia e in problemi sociali, rappresentanti del mondo delle imprese, dei sindacati, delle università e della società civile.


Insieme, hanno affrontato tutti gli aspetti del dibattito. E da diverse voci è emersa una visione unica : la globalizzazione può e deve cambiare.


Il rapporto della Commissione riconosce le potenzialità positive della globalizzazione — la promozione di società ed economie aperte e un maggiore libero scambio di beni, conoscenze ed idee. Ma, d’altra parte, la Commissione si rende conto anche degli squilibri radicati e persistenti nel funzionamento attuale dell’economia globale, che sono « inaccettabili dal punto di vista etico e politicamente insostenibili ».


Tali squilibri si riflettono nell’economia globale di oggi. Dal 1990, la crescita globale del prodotto interno lordo è stata più lenta di quella dei decenni precedenti. Il divario tra il reddito della gente nei paesi ricchi e in quelli più poveri non è mai stato più profondo, essendo cresciuto da un rapporto di 50 a 1 nel 1960 a più di 120 a 1 nei nostri giorni.


In tutto il mondo, la disoccupazione non ha mai raggiunto livelli così elevati. Più di un miliardo di persone sono disoccupate, sottoccupate o svolgono un lavoro ritenuto povero.


Inoltre, l’aiuto estero sta nel complesso diminuendo ed è molto lontano dal raggiungere l’obiettivo dello 0,7 per cento del Prodotto interno lordo — una riduzione di 2 500 miliardi di dollari americani negli ultimi trenta anni.


Chiaramente, i benefici della globalizzazione sono fuori dalla portata di troppe persone. I rischi globali che ne derivano sono evidenti. Dobbiamo tenere conto del bisogno di sicurezza — se ciò significa la preoccupazione dei poveri, l’ansia dei lavoratori di medio reddito o le incertezze delle imprese.


Rendere la globallizzazione giusta e inclusiva è un compito difficile ma realizzabile e deve divenire una priorità urgente per il mondo. Questo è un compito che riguarda le persone tanto quanto gli Stati.


Non esistono soluzioni semplici per questi problemi, ma la Commissione ha proposto un’agenda che può essere ampiamente condivisa.


Occorre innanzitutto cominciare dal livello locale. Paesi ben governati con una forte rappresentanza di lavoratori, datori di lavoro e organizzazioni dei cittadini hanno maggiori possibilità di ottenere vantaggi dalla globalizzazione ed evitare i molti rischi che questa comporta. Dovremmo potenziare la nostra capacità nell’investire e creare occupazione, nell’educare i nostri figli, organizzare l’assistenza sanitaria e fornire aiuti alle famiglie e ai lavoratori in esubero.


Spostandoci nel più vasto contesto internazionale ed in particolare nel mondo in via di sviluppo, osserviamo come la maggior parte degli investimenti diretti è concentrata solo in 12 paesi. Affinché i paesi in via di sviluppo abbiano una maggiore autonomia politica, sono necessarie regole giuste per il commercio, per il flusso di capitali, per i prezzi delle materie prime e un maggiore accesso ai mercati. Questo rappresenta il livello base di protezione sociale e il rispetto per i diritti fondamentali del lavoro.


Altra questione essenziale è rendere il lavoro dignitoso per tutti un obiettivo globale. Il lavoro è un aspetto fondamentale nella vita delle persone ed è inoltre il loro principale metro di giudizio sul processo di globalizzazione. È fonte di dignità, stabilità, pace e credibilità per i governi. Ed è la chiave per ridurre le tensioni dovute ai cambiamenti sociali determinati dall’immigrazione, dalla disoccupazione giovanile di massa, dalla disuguaglianza di genere e dalla povertà.


Ed infine occorre ripensare dalle fondamenta la governance mondiale. Il sistema multilaterale delle organizzazioni internazionali non sta operando adeguatamente. Troppo spesso, questo sistema agisce in maniera frammentata e risponde in modo casuale e contraddittorio a questioni politiche fondamentali. In particolare, non si riesce a raggiungere l’equilibrio tra le politiche economiche da un lato e le politiche sociali ed ambientali dall’altro.


La Commissione si appella alle istituzioni multilaterali affinché queste sviluppino proposte equilibrate e coordinate per il raggiungimento di una globalizzazione giusta e inclusiva. Inoltre, le esorta a cercare nuove iniziative per elaborare politiche coerenti che siano focalizzate su una crescita globale sostenibile, sugli investimenti e sulla creazione dell’impiego.


Una globalizzazione più giusta è insomma il risultato di scelte consapevoli che possono essere attuate per diffonderne i benefici in modo più equo. Il rapporto della Commissione indica soluzioni concrete ed un percorso difficile ma indispensabile per conseguire obiettivi di cambiamento in termini di maggiore dimensione sociale e benessere diffuso.


 


http://www.ilo.org/public/italian/region/eurpro/rome/newsletr/romenews_0502/02.htm



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