MILANO - Capo Rizzuto, cancellato il campo: rassegna stampa
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Polemiche per la sistemazione dei nomadi e dei loro familiari. Il centrosinistra: "Senza sedi alternative, ora che fine faranno?"
Capo Rizzuto, cancellato il campo
Blitz all´alba, ruspe in azione per 10 ore, allontanati 600 rom
Baracche rase al suolo una per una, un centinaio di rumeni portati in questura Manca: "La situazione era intollerabile"
MASSIMO PISA
 

 
da Repubblica - 30 giugno 2005


La voce era corsa dalla mezzanotte di martedì. «Preparatevi, stanno arrivando. Ma non lo dite troppo in giro». Così quando, poco dopo le 4.30, centocinquanta tra agenti e vigili sono comparsi sul sentiero sterrato in fondo a via Capo Rizzuto, in pochi al campo nomadi sono rimasti sorpresi. Sgombero, baracche rase al suolo una per una, un centinaio di rumeni portati in questura per l´identificazione. La valutazione della loro posizione è andata avanti fino a notte. Si cercavano gli altri due componenti del branco entrato in azione dieci giorni fa, sulla Gallaratese, i complici del già arrestato Mur Raduliviu: non sono stati trovati.
Per oltre dieci ore le ruspe dell´Amsa sono andate avanti nella demolizione sistematica dei tre mozziconi della favela rom. Prima l´accampamento in fondo a destra, quello più vicino ai guard rail della tangenziale Nord. Le ultime baracche a venir giù, dopo le 13, sono state quelle più interne, vicino alla Gallaratese. In mezzo a queste, la casupola dei Caldararu, la famiglia del piccolo Stefan Mihaita affidato ai servizi sociali e rapito due mesi fa da una struttura protetta. Flora, la madre, insieme ad altre donne rom aveva lasciato il campo nella notte, con le altre due bambine, per raggiungere dei parenti nel bergamasco. Lì la raggiungerà il marito Vasile, colpito da decreto di espulsione e scarcerato solo ieri pomeriggio in attesa della sentenza definitiva sulla sua sorte, il 5 luglio.
Un´azione radicale, quella messa in atto dalla questura, come quella del vicino campo di via Barzaghi sgomberato 4 anni: allora era pronta la struttura di via Novara, gestita dalla Caritas, ad accogliere duecento persone, stavolta allo sgombero non ha fatto seguito alcuna soluzione alternativa. Come i Caldararu, altri seicento rom - secondo le stime del Naga - di via Capo Rizzuto cercano una sistemazione, visto che né la Protezione Civile né i servizi sociali del Comune hanno attrezzato un´area con container o tende. L´unica offerta di ospitalità, peraltro rifiutata, l´ha presentata l´assessore ai Servizi Sociali Tiziana Maiolo. «Eravamo disponibili ad accogliere tre mamme e tre bambini nelle nostre strutture - dice - ma hanno preferito rimanere col nucleo familiare. Comunque, in emergenze come questa il posto, volendo, lo si trova sempre».
La popolazione di quello che rimane del campo si è così sparpagliata. Quelli con parenti nelle vicinanze, e passaporto, li hanno raggiunti, altri sono confluiti nel calderone di via Triboniano. Il resto, una cinquantina, è tornata ieri sera in via Capo Rizzuto, sotto la blanda sorveglianza delle pattuglie rimaste a presidiare la zona, a raccogliere la propria roba: elettrodomestici scassati, vestiti consunti, biberon e biancheria. La destinazione dei rom sgomberati ha sollevato le perplessità del centrosinistra milanese: «Questo intervento ha fatto scomparire 350 persone - sottolinea Andrea Fanzago (Margherita) - dove sono finite?». Critiche anche le associazioni - Opera Nomadi, Naga - che operano a contatto col mondo rom. «La giunta Albertini - sintetizza il ds Emanuele Fiano - sa solo sgomberare». Soddisfatta, invece, la maggioranza. «La situazione era intollerabile», spiega l´assessore alla Sicurezza Guido Manca. La Lega chiede adesso lo sgombero di via Triboniano.





VIA CAPO RIZZUTO
Le ruspe cancellano la baraccopoli
Gli abitanti: non devono tornare


dal Corriere - 30 giugno 2005


Il campo nomadi abusivo di via Capo Rizzuto non esiste più. Ieri mattina all’alba il blitz della polizia, durato quattro ore. Dopo sono entrate in azione le ruspe che hanno cancellato la baraccopoli. Qualche momento di tensione quando uno dei 300 sgomberati ha minacciato di darsi fuoco con la benzina. I nomadi senza permesso di soggiorno sono stati portati alla caserma Masarin, per le procedure d’espulsione. Molte le reazioni dopo l’operazione: secondo il presidente della Provincia Filippo Penati «è utile a dare qualche giorno di respiro alla zona. Ma la metà di queste persone restano sul territorio perché non possono essere espulse». I residenti: era ora, ma ora non fateli tornare. Per il Coordinamento dei comitati milanesi «gli sgomberi non hanno risolto il problema degli immigrati, servono altre misure». Servizi a pagina 49





Irruzione di 150 tra poliziotti e carabinieri. Trovati settanta irregolari: saranno espulsi. Arrestato un rom che minacciava di darsi fuoco
«Troppi abusivi». Le ruspe cancellano la baraccopoli
Blitz all’alba, sgomberato il campo nomadi di via Capo Rizzuto. I residenti: era ora, ma adesso non devono tornare


Tutti a piedi, in fila indiana, tra i campi che costeggiano l’autostrada all’altezza di Pero. Una donna ha in mano un fornello, un’altra quello che sembra un forno sgangherato. Un’altra, con a fianco un bimbo che avrà sì e no due anni, si allontana portando piccoli oggetti in un carrello da supermercato. Qualcuno trasporta un materasso su una carrozzina. Quattro ore dopo l’intervento della polizia nel campo nomadi abusivo di via Capo Rizzuto quello che rimane è un ammasso di rottami: legna, cartoni, ondulati metallici. «Nessuno ci ha detto dove andare - dice una donna rom -, ma qui non possiamo più rimanere».
Il blitz al campo nomadi è scattato ieri alle 4.30, quando la città era ancora avvolta nel buio e stretta in una morsa disumana di calore. Nessuno se lo aspettava. Le polemiche dei giorni scorsi tra Comune di Milano e Provincia facevano presagire interventi a breve termine, ma non così immediati. Dopo tante parole, dopo le scintille fra istituzioni (campi più piccoli e da aprire anche nell’hinterland), ieri la decisione del questore Paolo Scarpis di intervenire. Una scelta che segue anche una richiesta del sindaco Gabriele Albertini di sgombero dei campi nomadi abusivi. E quello di via Capo Rizzuto era in testa all’elenco. Trecento residenti che occupano un’area privata e che hanno creato gravi problemi di ordine pubblico. Gli abitanti della zona che hanno chiesto più volte l’intervento delle forze dell’ordine e che per paura si sono isolati col filo spinato per difendersi dagli zingari. Così 150 tra poliziotti, carabinieri e vigili urbani hanno circondato il campo. Poi l’irruzione. Con un obiettivo: identificare i clandestini e magari trovare i due violentatori di Molino Dorino sfuggiti alla cattura. Uno sgombero filato liscio, ma che ha avuto un momento di tensione quando un rom ha preso della benzina e se l’è gettata addosso. «Se non ve ne andate - ha gridato - mi do fuoco». Poi ha preso dei fiammiferi e, invece di fare come i bonzi, li ha gettati nelle sterpaglie. L’incendio è stato subito circoscritto e il nomade arrestato.
I nomadi regolari, quelli con permesso di soggiorno o con documenti italiani, sono stati invitati a lasciare il campo, quelli irregolari sono stati portati alla caserma Masarin. Ne sono arrivati una novantina e, di questi, settanta (tra cui una ventina di donne) non avevano i requisiti per rimanere in Italia. Oggi stesso verranno imbarcati su un volo charter e rimandati in Romania. Ieri intanto è stato deciso di potenziare il numero dei giudici di pace chiamati a convalidare le richieste di espulsione dei clandestini. Ogni mercoledì, invece che uno, saranno tre. Appena allontanate le persone, sono entrate in azione le ruspe del Comune. Tutte le baracche (a cominciare da quelle erette proprio a filo dell’autostrada Milano-Torino) sono state distrutte. Ieri notte, quando su Milano si è scatenato un temporale, il presidente della Provincia, Filippo Penati, ha mandato un pullman in via Capo Rizzuto per dare un rifugio a una trentina fra donne e bambini rimasti nell’area.
Come era prevedibile, lo sgombero di via Capo Rizzuto ha innescato una serie infinita di prese di posizioni. Il vicesindaco De Corato: «Grazie alle forze dell’ordine. Le operazioni di questa mattina devono essere solo l’inizio degli interventi di sgombero di tutti i campi abusivi di Milano». Il Coordinamento dei Comitati milanesi, a nome dell’Associazione «Cittadini di Certosa Garegnano»: «Grazie per aver sgomberato un insediamento incivile e pericoloso, indegno della nostra Milano». «Dal 2000 a oggi i cittadini hanno assistito a numerosi sgomberi ma anche all’arrivo di nuove ondate di zingari, dai macedoni ai bosniaci agli attuali romeni. Dopo gli sgomberi si sono riprodotte le stesse (o peggiori) condizioni di emergenza».

Alberto Berticelli


http://www.dsmilano.it/html/Pressroom/2005/06/rep5_0630_cancellato-campo-rom.htm



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