Le differenze culturali d'origine: conflitto o pluralità? - Di Gëzim Hajdari
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Le differenze culturali d'origine: conflitto o pluralità?

Di Gëzim Hajdari
 








 
Gëzim Hajdari
Il confronto tra le diversità, tra la pluralità e la singolarità, ha dato vita ad uno scontro fino ad oggi onnipresente: in campo letterario, filosofico, socio-politico ecc.. A mio avviso è piuttosto ambiguo e vago parlare di "differenze" d'origine. Un'origine è fatta di solito di tante origini, nello stesso modo in cui una tradizione è composta di tante tradizioni, come una nazione è fatta di tante nazioni... Prendiamo la letteratura europea, essa come unità pura e autentica non esiste: è fatta di tante letterature, alla base della sua nascita c'è la grande ibridazione, perché l'Europa è nata dalla migrazione. Se risaliamo nella storia e percorriamo quella della civiltà del Mediterraneo ci accorgiamo facilmente che non è altro che un intreccio, un incontro e uno scambio continuo tra sponde, popoli, culture, individui, tra colori e suoni diversi... da questo punto di vista l'origine non è un termine che definisce. Ed è pericoloso, oltretutto, perché il mito della purezza, concetto ancora oggi sostenuto dai partigiani del nazionalismo patetico, nel passato ha gettatol'Europa in un'avventura assurda e spietata quando si è trasformato in mito sciovinista, ostentazione di dominio di razza e supremazia.

Nella letteratura spagnola non possiamo non notare gli influssi che le provengono dall'esterno. Sette secoli di coabitazione prevalentemente pacifica con gli arabi di Al Andalus lasciano segni nell'archittetura e nella letteratura. iberica; germogliano la metafisica ebraica, la matematica indiana, la scienza, la filosofia greca e così via.

La Sicilia subì mille anni di civiltà greca e secoli interi di civiltà araba. Anzi parole come ammiraglio, benzina, zecca, mafia, traffico, Caltanissetta, Caltagirone... provengono dall'arabo, come Piana degli albanesi proviene dall'albanese; senza ricordare i neologismi di origine greca che oggi fanno parte della lingua letteraria nazionale italiana.

La stessa cosa vale anche per le grandi musiche balcaniche che non sono altro che mescolanze tra suoni dell'Oriente con l'Occidente. Se esiste ancora oggi un inglese letterato importante è grazie agli scrittori delle ex-colonie. Gli scrittori indiani raccontano il mondo usando la lingua inglese.

Nel corso del secondo secolo, prima del nostro, si assiste a una sorta di dialogo fra la cultura greca e quella latina. Non si trattava di una semplice imitazione, ma di un "dialogo" che si fondava sul confronto fra un passato prestigioso e un presente alla ricerca di se stesso.

La letteratura latina è stata concepita sul modello delle opere greche. I fondatori di numerose città dell'Italia erano i figli di Ulisse che egli aveva avuto da Circe. Già nel 148 a. C. il poeta latino Lucilio partiva per la Grecia per farsi una cultura greca. L'apertura alle influenze greche era all'ordine del giorno. Fu proprio questa fusione tra la cultura ellenica e la tradizione nazionale che diede vita alla straordinaria letteratura latina del tempo di Augusto.

Catullo aveva raccolto intorno a sé un gruppo di poeti latini e greci che componevano epigrammi amorosi. Catullo era in contatto con l'ambiente intellettuale dei paesi d'Oriente. Lucrezio aveva studiato a Rodi. Anche Orazio studierà ad Atene e comporrà nello stille di Archiloco.

Nell'età imperiale la cultura divenne di fatto bilingue. Non fu più solo l'influenza di modelli: storici, retorici. Scienziati e filosofi greci scrivevano in greco per un pubblico sia greco che romano, la cultura greca era organicamente radicata nella compagine dell'Impero. Roma sempre più grecizzata e la Grecia sempre più romanizzata: il mondo era greco-romano. Il fascino della grandezza civile, culturale e spirituale di Roma si rifletteva già su i germani.

Più tardi la grande civiltà greca lascerà il posto a quella romana che "conquisterà" i mondi fino in Africa, dove conobbe uno splendore grazie alla doppia influenza che essa subì: Occidente ed Oriente.

Dante ruba dagli arabi l'aldilà per la sua Divina Commedia.

La cultura, la lingua, la letteratura albanese sono strettamente legate al Cristianesimo perché le prime opere furono scritte dalla chiesa, in alfabeto latino, e pubblicate a Roma.

Anche la letteratura religiosa russa viene portata in terra russa dai monaci di origine slavo-meridionale o bizantina, ricordiamo che un secolo prima essa era tradotta dal greco in antico bulgaro.

Se nell'antichità tutte le strade portavano ad Atene e più tardi a Roma con il Romanticismo la situazione si capovolge: sarà Parigi (la patria delle avanguardie) a dettare le regole. Il centro si sposta e Parigi diventa una meta obligata per i poeti e gli artisti europei. Oggi assistiamo ad un fenomeno completamente diverso: la grande tradizione letteraria del passato è stata usurpata dall'industria culturale, quella che manipola e distrugge tutta la consapevolezza umana che i nostri antenati hanno impiegato milioni di anni a creare. Oggi la cultura occidentale soffre di una solitudine terribile, invece di aprirsi alle altre culture si chiude e si isola sempre di più. Assistiamo ad un impoverimento e imbarbarimento dello spirito umano. Mentre i contatti e, più che il dialogo, il colloquio (in cui nessuno possiede la verità, dal latino vuol dire incontrare) con la cultura del mondo arabo sono assenti o faziosi.

Il secolo scorso non è stato felice, come aveva profetizzato Hugo, e questo nuovo è iniziato sanguinante.

Le differenze culturali d'origine non sono state mai un conflitto, ma pluralità; esse si sono sempre incontrate dando luogo ad altre civiltà più ricche e più raffinate.. Le differenze non si scontrano, si incontrano sempre. Parlare di scontri fra civiltà è provocatorio e reazionario, per non dire arrogante e prepotente; si scontrano gli interessi economici e geo-politici.

Il primo che diede il colpo all''Illuminismo e mise le basi del nazionalismo fu il filosofo Haman. Egli invece di ricavare dal pluralismo la lezione della tolleranza, agisce con una violenza distruttiva verso la diversità degli "altri".

Il mio nome Gezim è una parola albanese e vuol dire gioia, ma il mio cognome Hajdari viene dall'arabo, appartiene agli sciti, e lo si trova in Iran, Irak, Siria, Afganistan, Turchia, Grecia. La mia lingua madre, l'albanese, contiene nel suo lessico moderno neologismi latini, italiani, slavi, greci. La mia nascita è balcanica, ma la mia lingua adottiva, nonché la mia esperienza diventano l'italiano, e la mia seconda patria la lingua italiana. La mia formazione è un po' di ttutto: dall'epica albanese ai poeti classici cinesi, dai taoisti ai mistici arabi, dai simbolisti russi ai maledetti francesi agli ermetici italiani Io vivo al bivio di ogni equilibrio. Non vogli avere appartenenza, perchè l'appartenenza è morte. Io sento la musica classica, amo il jazz e il blus; adoro la musica greca come quella araba e indiana, mentre le coperte del mio letto vengono da Istambul....Gezim è la mia identità e il mio corpo la mia patria.

Credo dunque che sia solo una deformazione quella di studiare, ricercare ed accentuare violentemente le differenze originarie tra i vari paesi, tra le varie letterature. Ciò implica infatti una schematizzazione che riduce e limita entro confini angusti il valore della cultura.

"Ho in me dell'olandese, del negro e dell'inglese, sono nessuno o sono una nazione, una poesia ibrida", scrive l'Omero dei Caraibi, Wolcott.

Mi soffermo ancora su qualche esempio... la filosofia greca spesso viene considerata la madre della filosofia. Ma prima del mito greco c'era quello egizio. E ancora: parliamo di Parmenide come il padre della grande filosofia, oppure dell'alchemia e dimentichiamo l'importanza che in questo ambito ebbe l'Oriente.

Un altro esempio ci viene dalle Indie, la cui grande cultura basata sulla spiritualità e sulla meditazione (che ha poi influenzato tutto l'Occidente), affonda le proprie origini nella cultura mesopotamica.

La connessione tra tutte queste culture è forte e innegabile. Credo dunque che più che evidenziare le differenze, sarebbe utile ricostruire le somiglianze partendo dal presupposto che la differenza non può essere "originale". Non esiste nessuna differenza originale, non esiste nessuna cultura originale, non esiste nessuna storia originale, non esiste nessuna filosofia originale, nessuna lingua originale: la nostra cultura, la nostra origine, la nostra storia, la nostra filosofia, la nostra identità si basano allora su qualcos'altro che definirei piuttosto incrocio e mescolanza.

Oggi il diverso viene visto nel senso kafkiano, come un "qualcosa" sempre fra i piedi, disturbante.

Con questo non voglio negare che ciascuno abbia una propria, singola origine, storia, cultura, identità: ma voglio ricordare che il mito della diversità è oltre che limitante, pericoloso. Pensiamo alla storia, alle violenze che ne sono derivate. Amo pensare alla differenza come ad una possibilità per una nuova e più fruttuosa convivenza civile, di pensiero, perché no, anche letteraria. In questo mi sento come un "distruttore di identità". Sono un distruttore di barriere: rispetto e vedo i miei confini, ma ho bisogno di superarli e mescolarmi con "l'altro".

Sono un costruttore di nuovi ponti per una nuova cultura dell'interazione fra i popoli. Ogni giorno io creo una nuova patria in cui muoio e rinasco: una patria senza mappe né bandiere: sentirsi albanese ma nel tempo stesso anche cittadino europeo; cittadino di mondi ma anche cittadino albanese. "La geografia è una scienza pericolosa", ammoniva Borges.

Il mio essere albanese è nel mio sguardo, nella mia voce, nel mio volto, nei miei occhi, ma più che "uomo albanese" sono "un uomo di mondi che cammina!. Il mio viaggio è una grande metafora esistenziale dell'ignoto. Sono sempre in partenza, come Gilgamesh in cerca della vita e della morte e la mia meta è Atlantide. "...a chi chiede a uno di dov'è non si deve rispondere "di Atene" o "di Corinto", bensì "del mondo" diceva Socrate tre mila anni fa.

"Per scoprire la sua umanità l'uomo deve libersrsi dai legami e mettersi in cammino", scrive A. Gnisci. E ancora "viaggiando si diventa altro, quindi lo scrittore è colui che migra". E' vero, la Storia dell'umanità è stata fatta dai viaggiatori. Il futuro sarà proprio dei migranti, degli stranieri. Le radici a volte ti inchiodano e le identità ti uccidono. H. Martì diceva: "Vengo da tutte le parti e vado verso tutte le parti".

Il poeta più che cittadino è ospite del mondo. Rivendicare violentemente una patria è devastante, ciò che conta oggi è la patria del corpo.

Resto tuttavia convinto che questo mio percorso non costituisca un "tradimento" nei confronti della mia origine, ma sia invece una ricerca profonda di interazione, di scambio con l'altro, di apertura per giungere ad una nuova "virtù civile", un colloquio. Attraverso la mia poesia tento dunque di oltrepassare le barriere per far avvicinare sponde, culture e popoli. Insisto nel trovare somiglianze tra la mia cultura e le altre che mi circondano e che prima hanno circondato i miei antenati....anche io vengo da qualche parte...anche i miei antenati sono stati migranti e a loro volta sono venuti da qualcuno, anche essi migranti... I veri studiosi della Storia umana ci insegnano che 12 secoli fa si formò l'Europa con l'arrivo degli ultimi migranti guerrieri, i magiari delle steppe, e con il Sacro Romano Impero latino-germanico. 7 secoli più tardi l'Europa cominciò a conquistare tutti i mondi del pianeta e li sottomise in colonie, con la sua verità delle armi e della croce. Oggi l'Europa e di nuova invasa e gremita dai migranti. ora provengono da tutti i mondi colonizzati e devastati. Ma nessuno viene per conquistare o per vendetta. Dai mondi si giunge per vivere e per creare insieme una nuova civiltà.

http://www.eksetra.net/forummigra/relGezim.shtml



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