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23 maggio 2007. -  Cazzano San Andrea (Bg). La Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado che aveva assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” le due suore, Suor Guerini Carolina e Suor Maria Caterina Conti, che in primo grado erano state condannate a dieci anni dal Tribunale di Bergamo.

Lingua: Italiana
Destinatari: Insegnanti, Formazione post diploma
Tipologia: Documentazione

Abstract:

Giovedì 23 maggio 2007.

La Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado che aveva assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” le due suore, Suor Guerini Carolina e Suor Maria Caterina Conti. che in primo grado erano state condannate a dieci anni dal Tribunale di Bergamo.

REPORTAGE CAZZANO: L’ASILO DEGLI ORRORI.

Cazzano San Andrea. Il giorno dopo la Cassazione il paese riaffronta una vecchia ferita mai sopita. “Si fa fatica a credere che quelle cose lì esistano” dice una anziana signora mentre va a fare la spesa, “poi basta che uno guarda i giornali e si vede che le stesse cose capitano da tutte le parti, poveri bambini”. Già. I bambini. Oggi il primo pensiero va a loro. Dopo una condanna pesante in primo grado ed una inaspettata assoluzione in secondo, oggi i bimbi tornano protagonisti. Finalmente creduti. O perlomeno considerati. “Si sa che i bambini hanno fantasie ma certi racconti non possono mica farli” dice un altro uomo, sulla settantina, a spasso col cane. “Io non c’ho mai creduto in pieno a questa storia”, lo incalza una giovane donna, “poi dopo quello che è successo a Roma qualche domanda me la sono posta e nel dubbio il mio bambino lo controllo da vicino”. Quando lo scandalo esplose il paese si chiuse a riccio e le famiglie dei bambini furono messe al bando. Isolate. Additate. Molte dovettero addirittura andare a fare la spesa nei paesi vicini, perchè il messaggio, chiaro, era che qui posto per loro non c’era. Poi arrivò la sentenza di primo grado ed i racconti dei bimbi vennero resi noti a tutti. E le cose, almeno in parte, cambiarono. Come potevano bimbi così piccoli fare racconti così dettagliati? Come potevano descrivere minuziosamente i particolari fisici delle imputate, tra cui una cicatrice disegnata alla perfezione dalle piccole vittime che solo chi aveva visto da vicino poteva descrivere così minuziosamente? Poi mentre i bimbi continuavano le terapie che lentamente cancellavano dal loro corpo ogni dolore, ogni malvagio ricordo, come un fulmine a ciel sereno la sentenza di secondo grado. Fatta dal Tribunale di Brescia, dopo una camera di consiglio a tempo record, nemmeno quaranta minuti per annullare più di due anni di lavoro della Procura di Bergamo e stabilire che non solo i bambini non erano credibili ma che non era accaduto nulla. “Fu un colpo per noi tutti” dice il padre di una delle piccole vittime, “non ci aspettavamo certo una piena assoluzione anche se in quel periodo Brescia era scossa dai casi degli abusi nelle materne ed erano nati dei movimenti che difendevano persone poi condannate. Noi stessi spesso al mattino trovavamo nella cassetta della posta dei volantini diffamatori contro di noi e contro chi ci aiutava. L’idea di farci passare per pazzi, di diffondere l’idea che ci eravamo contagiati, di descrivere i nostri figli come dei piccoli malati e fantasiosi, sono le stesse che oggi vediamo alla tv quando si parla di Rignano Flaminio e che ci riportano, dolosamente, a quei giorni”. Incontriamo un altro genitore, ed anche in questo caso ne garantiamo la privacy, dietro esplicita richiesta. La sua bambina è stata per molto tempo malissimo. “A volte bastava che per strada vedesse una suora che cominciava ad avere convulsioni ed a farsi la pipì addosso dalla paura”. Oggi la piccola “incomincia a stare meglio”, anche se “il percorso che ha davanti mi rendo conto essere ancora lungo”. Lo stesso percorso affrontato dai genitori. “Il dolore dei racconti di nostra figlia, le infamie, l’emarginazione. Uno non è pronto e se non sei forte crolli”. C’è un fattore che non viene mai considerato ed è proprio quello della mole di dolore a cui la famiglia di un bimbo abusato va incontro. Per questo quando si sente parlare di “genitori che si contagiano autoconvincendosi che i propri figli abbiano subito abusi” non si può che ridere. Amaramente. Sulla sentenza della Cassazione, anche se la felicità è evidente, meglio non sbilanciarsi: “l’assoluzione di Brescia ha creato un pericoloso precedente e ora abbiamo deciso di concentrarci sui nostri bimbi. Lasciamo agli altri accuse e recriminazioni. Noi comunque vada abbiamo già perso, il primo giorno che abbiamo portato i nostri bimbi in quell’asilo e li abbiamo lasciati lì, abbiamo perso”. Il discorso passa inequivocabilmente ai casi di Brescia, di Verona e di Rignano. “Pensiamo spesso a quei genitori e preghiamo per loro”. Pregate? “Sì preghiamo, perché ci hanno tolto la serenità, ma la fede in Dio quella è nostra e non saranno certo questi simili esempi a togliercela”.



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