Identità e differenza - Punti chiave emersi nell'intervento tenuto dal Prof. Bruno Rossi al corso di perfezionamento in ''Relazione, comunicazione e didattica interculturale''
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Università degli Studi di Siena


CIRD - Centro interdipartimentale di ricerca didattica


(da www.unisi.it/ricerca)


Punti chiave emersi nell' intervento


"Identità e differenza"


tenuto dal Prof. Bruno Rossi al corso di perfezionamento in


"Relazione, comunicazione e didattica interculturale"


il 4 novembre 1998


a cura della Dott.ssa Marcella Falchi


Identità e differenza parrebbero due concetti separati ed antinomici laddove con identità si intende l'io e con la differenza l'altro, ma in fondo i due concetti rappresentano le due facce della stessa medaglia.
L'identità di una persona è frutto inseparabile della sua diversità; la costruzione dell'identità è subordinata al rapporto con l'alterità.
E' vero infatti che il sentimento dell'io si costruisce attraverso l'esperienza intersoggettiva.
Una solida identità non si costruisce nel solipsismo, nell'individualismo o in una sorta di "arroccamento difensivo".
Da tutto ciò una prima definizione di identità: una struttura mentale composita che comprend
e la propria percezione ed il proprio sentimento, in quanto essere distinto e separato dagli altri, dotato di comportamenti, bisogni, motivazioni e interessi contraddistinti dai tratti della coerenza e della caratterizzazione personale.


Costituiscono due essenziali contrassegni dell'identità l'originarietà e l'originalità.
Con la prima si intende ciò che alla persona appartiene strutturalmente, il suo nucleo, il suo carattere, l'indole, la "natura", ciò che è concreato e al contempo ciò che dà origine.
(Fondamentalmente infatti la persona, pur ricevendo dall'esterno, cresce su se stessa, grazie alle sue forze personali che le consentono di riscattarsi nonostante tutto).
E' chiaro comunque che i fattori che presiedono alla costruzione della personalità so
no molti e comprendono, accanto a quelli propriamente genetici, quelli ambientali (cerchia parentale, contesto antropologico, circuito amicale, ...).
Gli atti intersoggettivi di cui siamo destinatari possono assumere, ai fini della formazione della person
alità, influenza positiva o negativa.
Il passato e il presente si sono spesso chiesti quali siano i fattori più dominanti nella formazione della personalità; per i deterministi di importanza fondamentale risultano i fattori biologici,; alla posizione opposta si trovano coloro che sostengono che ciascuno è ciò che diventa; la psicoanalisi afferma la tesi secondo cui ciò che siamo è solo frutto delle esperienze vissute nell'infanzia (anche se è certo che il bambino è il "principio" dell'uomo).
Oggi, la prospettiva interazionista afferma che, nella formazione della personalità, coagiscono fattori intra e interpersonali.
Merita prestare ascolto ad una psicologia umanistica che consegna un'idea di persona che custodisce in sé grandi risorse potenziali: decisionalità, responsabilità, personalità, autodirezionalità, ...Inoltre essere resi destinatari di atti d'amore, di stima, di fiducia, gioca non poco nella costruzione di un'identità solida.


Il secondo carattere, quello di originalità, richiama ciò che è nuovo, che non si rifà a nulla di simile. Per il chiarimento di tale concetto risulta fondamentale richiamare la nozione di "evoluzione dell'identità", ossia quel processo per cui una identità non può dirsi mai definita una volta per tutte, ma può venir rimessa in discussione da particolari eventi.
E' chiaro che tale processo avviene attraverso un lavoro lungo, complesso e travagliato, tant'è che si parla di formazione o costruzione dell'identità come di un processo molto lungo che prende l'avvio dalla prima infanzia, diviene più sensibile nella fanciullezza e trova il suo culmine nell'adolescenza.


Per ogni stagione della vita si possono rinvenire dei compiti di sviluppo attraverso i quali è possibile crescere. Già nel bambino molto piccolo si riscontra una percezione dell'autoidentità; attraverso i suoi gesti, le sue reazioni e le sue risposte, il bambino non si limita ad attestare solo la sua esistenza ma anche la sua originalità personale.
La psicologia umanistica infatti ricorda che l'uomo non è un reattore (come afferma la teoria behaviorista dello stimolo-risposta), ma un'unità proattiva, cioè reagisce in modo originale e non automatico.
Nella persona si rinviene la possibilità di costruire una soggettività responsabile che si sente chiamata a "rispondere
", a partecipare.


Già nell'infanzia sono rinvenibili, in nuce, tentativi di autoaffermazione: il bambino, ad esempio, valuta gli altri perché da essi è valutato. La messa in atto di questi processi risulta molto importante nella formazione del sentimento identitario.
Non a caso si parla di valutazioni disconfermanti (giudizi negativi sul bambino espressi in sua presenza) che determinano personalità deboli.
L'idea che noi abbiamo di noi stessi, infatti, si costruisce in gran parte sul giudizio che gli alt
ri si sono fatti di noi.


I processi di apprendimento infatti dipendono non poco da tutta l'atmosfera affettiva che l'insegnante ha saputo costruire: clima di stima, fiducia, rispetto, speranza riposta sul soggetto.


Un senso più preciso della propria individualità viene acquistato dalla persona nel periodo compreso tra i sei ed i dodici anni, momento in cui assiste alla nascita di un'identità sociale.
In questa "fase", al fanciullo viene assegnato un posto nella società contraddistinto dal carattere di permanenza, (es. cattolico o protestante, ...) e in parte di stabilità (es. l'essere alunno di una classe, ...).


Il momento compreso tra gli undici ed i dodici anni risulta caratterizzato dalla elaborazione di un concetto di identità che compie una sintesi dei ruoli che a parere della persona possono differenziarsi dagli altri, anche se, a volte, si fatica a rendersi conto che ciò è in parte suggerito da chi ci circonda. Durante l'adolescenza sono notevoli i mutamenti somatici e psicologici che aiutano l'adolescente nell'introspezione.
L'adolescente diventa un attento osservatore di se stesso.
(Fondamentale, in questo momento, l'azione scolastica dell'orientamento).


L'evoluzione del senso dell'identità, comunque, non termina con l'adolescenza.
Molti sono gli eventi marcatori nel corso della vita che portano la persona a rimettersi in discussione, a ridimensionare alcuni aspetti della personalità, a destrutturarsi per ristrutturarsi (a disapprendimenti e disorientamenti seguono, o meglio dovrebbero far seguito fasi di riorientamento).
Inevitabilmente durante l'esistenza, la persona si imbatte in eventi marcatori che contribuiscono, non raramente, a modificare l'idea di sé.
Tra questo tipo di eventi possiamo elencarne alcuni di particolare rilevanza nella vita della persona: ingresso nella vita lavorativa, scelta del matrimonio o viceversa, vento della genitorialità o scelta di non procreazione, separazione, evoluzione del nostro aspetto fisico, lutti, condizione del nido vuoto, pensionamenti, ecc...


La positività potrebbe consistere nella capacità di riconoscersi e proseguire la propria strada senza rischio di disgregazione del sé.


Ciò che è certo è che nelle varie stagioni della vita avvengono variazioni, però rimane nell'individuo un nucleo di tratti stabili che costituiscono le caratteristiche essenziali dell'identità e che permettono al soggetto di riconoscersi sempre e di essere simile da una fase all'altra della vita.


COME SI STRUTTURA L'IDENTITA'?


Essa si forma principalmente nell'interazione e viene favorita dalla presenza di vari fattori fra i quali il bisogno tipico di ogni essere umano di fare esperienze di accettazione incondizionata, autenticità, congruenza e trasparenza.
Accettazione incondizionata significa essere accettati, ascoltati, ospitati chiunque noi siamo, senza che venga esercitato pensiero preconcetto o stereotipia, ecc.
(L'accettazione incondizionata non nasconde però dei rischi perché potrebbe portare al permissivismo, qualora si verificassero idee teoriche sbagliate sulla personalità, come il credere la persona sempre fragile e debole).
L'atteggiamento di accettazione richiede all'educando come all'educatore una sorta di prescrittività, di capacità di orientamento verso ciò che vale.
Accanto all'accettazione risulta di fondamentale importanza anche la comprensione empatica ossia la capacità di mettersi "nei panni dell'altro" (a tal proposito si veda C. Rogers)unico modo per abbassare il tono della conflittualità.


Fare esperienza di accettazione positiva significa dirigere i rapporti interpersonali con l'impegno di volere il bene dell'altro (in effetti il sentirsi amati aumenta la fiducia in se stessi. Ma se è importante essere amati, altrettanto importante risulta avvertire di essere amati; fondamentale la capacità di inviare riscontri d'amore. Il sentirsi importanti nella vita degli altri desta in noi atteggiamenti positivi quali anche la creatività).


Insieme all'esperienza dell'amore si può aggiungere quella della solitudine da non intendersi come essere solitario, l'essere isola, soggetto monologante, ma solitudine creativa, ovvero la capacità di stare soli con sé stessi, cioè il sé riflessivo (fondamentale atteggiamento anche per chi fa formazione. In qualche momento sosta, si autovaluta, si ascolta, si ristruttura, ...).


Altre caratteristiche peculiari dell'identità personale devono essere la flessibilità e la variabilità attente e combattive (per dirla con uno slogan: farsi e non adagiarsi, divenire e non rinunciare).
Da sottolineare l'importanza di esercitare la capacità di scelta.
Di fronte a delle scelte dobbiamo saper valutare che l'una può risultare arricchente, mentre l'altra disperdere il nostro valore.


Il punto di vista pedagogico sul problema: l'identità va considerata non come un dato, bensì come costruzione; essa dipende dal passato ma si lega al futuro; si alimenta di esperienze pregresse, ma implica un progetto.
Per certi aspetti l'identità è una realtà data (nome, sesso, costituzione somatica, temperamento, epoca, nazionalità, ...) ma, nonostante questi costituenti dati, la persona ha il dovere di opporsi a quei fattori che le impediscono di "farsi" secondo un'etica delle differenze.
L'autorealizzazione va compiuta secondo un'etica valoriale, cioè un percorso in cui la persona si impegna a raggiungere il livello più alto che le è consentito di essere.
La persona non può rinunciare a "farsi", ad essa è da assegnare il compito della responsabilità di sé stessa, degli altri e del creato; in tal senso si parla di un itinerario autoeducativo che va da un'identità data ad una creativa.
Possono mettere in crisi la solidità dell'io i seguenti fenomeni: consumismo, omologazione sociale, idea di noi stessi che ci viene rimandata dagli altri, tanto da poter parlare di questi fattori come di vere e proprie minacce all'identità che, a lungo andare, possono condurre alla dispersione dell'identità (viene richiamato come esempio la condizione di dispersione di identità dell'emigrante).
A tale processo contribuiscono tutte quelle esperienze che rendono la persona anonima, m
assificata, svuotata della ricchezza peculiare che essa ha: il potere creativo.


DUE CONCETTI FONDAMENTALI: DIFFERENZA E DIVERSITÀ'.


Concetti spesso assunti come sinonimi hanno valenze diverse.



  • Differenza da disferre (portare qua e là);

  • Diversità da disverto (volgersi altrove);

La differenza è un patrimonio di ricchezze che allo stato potenziale, in misura più o meno grande si trova in ciascuna persona; con differenza rimandiamo agli elementi distintivi che contrassegnano ogni essere umano.
Il secondo nome di differenza è originalità, singolarità.
La differenza è considerata espressione della pluralità dei modi con i quali l'umanità si manifesta, come varietà di risorse, opportunità di arricchimento reciproco, fattore che qualifica le relazioni intersog
gettive.


La diversità ha invece in sé un'idea di dissomiglianza, discostamento, se non dalla "norma" quanto meno da ciò che è comune, usuale, socialmente condiviso e accettato.
La diversità richiama la necessità di interventi compensativi di vario ordine (fisico, psichico, culturale); non a caso è opinione comune che siano diversi zingari, extracomunitari, handicappati, ...).


Ambedue queste categorie (differenza e diversità) sono state recuperate pedagogicamente, soprattutto per ciò che ha consentito di richiamare di distinzione di un soggetto da un altro.
In particolare si è parlato di differenza come impegno autoeducativo permanente da esprimere in tre direzioni



  1. differenza da sé impegno a non smarrirsi, a non perdersi, in una parola a crescere;

  2. differenza dall'altro= impegno a non uniformarsi, a "presentarsi" non a "rappresentarsi"

  3. differenza per un'altra umanità =battersi perché l'umanità di domani sia diversa da quella che è oggi.

Possiamo asserire che l'essere umano, nella propria vita, è chiamato a differenziarsi da sé stesso e dagli altri giorno per giorno.
Il diverso è da considerarsi fonte di arricchimento piuttosto che minaccia (secondo come alcuni lo considerano).
(In tal senso sono risultati fondamentali i contributi dell'antropologia).


Ecco alcuni atteggiamenti positivi (in prospettiva interculturale):



  • aprirsi all'originalità senza trascurare le proprie radici;

  • evitare fondamentalismi e dogmatismi da ambedue le parti come del resto lo "stemperamento" di un'identità nell'altra;

  • fare l'esperienza dell'identicità e dell'alterità, di autocentrismo e di allocentrismo;

  • non enfatizzare, né folklorizzare, né demonizzare identità e differenza;

  • valorizzare la categoria dell'incontro (facendo anche il "primo passo", da non interpretarsi come debolezza ma come volontà di incontrare l'altro);

  • valorizzare la categoria dell'ascolto (da intendersi come momento fondamentale per la nascita di un colloquio). Solo nel silenzio (da non intendersi come sinonimo di debolezza o acquiescenza) l'altro recepisce la nostra intenzionalità ad ascoltarlo.

La relazione interculturale è al tempo stesso salvaguardia dell'originalità e accoglienza, ma soprattutto negoziazione, esercizio della ragione, patteggiamento, confronto, il tutto esercitato con pazienza e umiltà.


Educazione interculturale, dunque, non è solo acquisizione di conoscenze, ma soprattutto sviluppo di mentalità, condotte, abiti, atitudini intellettuali, sociali, politiche. Occorre non solo conoscere ma soprattutto progettare, agire, partecipare, condividere.


http://www.sirio.umbria.it/files/Diversità%20e%20differenza.rtf



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