Il valore dell'unità ... il dovere della chiarezza
Grazia Perrone - 18-05-2005
(...)""Io mi sono assunto quasi da solo la responsabilità di dire no ad un contratto che stava per chiudersi e che non mi sembrava giusto chiudere (...)" .

Così si è espresso il Presidente del Consiglio ... e persino un bambino capirebbe l'antifona. E questo perché il "nostro" non è solo un grande venditore ma, anche, un imprenditore. In quanto tale sa, per esperienza, che la carta vincente per sparigliare il campo avverso è quello di dividere i lavoratori.

Cosa che, subdolamente, fa insinuando il dubbio - subito ripreso e amplificato dai mass-media - che l'aumento stipendiale ai dipendenti pubblici avrrebbe ripercussioni negative sull'economia e che - in ultima analisi - si tradurrebbe in nuove tasse.

Un'opposizione sociale degna di questo nome potrebbe, agevolmente, replicare rammentando al "nostro" che le tasse le pagano anche i dipendenti pubblici ... ricevendo, in cambio, gli stessi (dis)servizi in termini di (mala)sanità, trasporto pubblico, assistenza sociale e previdenziale e chi ne ha più ne metta ... dei dipendenti privati.

Di più. Potrebbe, sommessamente, far rilevare che da colui che ha, pubblicamente, "giustificato" l'evasione fiscale e che ha cicaleggiato per quattro anni sperperando tutto quello che c'era da sperperare non si accettano prediche.

Fatto questo prenderebbe atto che - a fronte di un governo che si rimangia la parola data (verba volant) - non c'è accordo scritto pregresso che tenga. E' vero ... scripta manent ... ed è proprio su questo che fa affidamento il grande venditore.

Costringere il sindacato a rispettare gli impegni scritti stipulati con i governi Prodi, D'Alema, Amato. In subordine li sfida a revocarli ... ben sapendo che quest'atto di ribellione sociale significherebbe consegnare al prossimo governo (che potrebbe essere "amico") una "turbolenza sociale" che - a fatica - è stata soffocata - ope legis - negli anni della concertazione (legge 29/93 e successive modifiche ed integrazioni).

E' con questo, inconfessabile, timore che le parti sociali attendono l'esito dell'incontro di giovedì 19 preannunciando sfracelli ... in caso di esito negativo.

I tempi per una mobilitazione capillare e vincente - specie se improntata al rispetto della legalità contrattuale che un governo di "felloni" non merita -, però, sono strettissimi ... persino lo Snals se n'è accorto.

Lo so ... già sento echeggiare le obiezioni. Il momento è grave e l'unità - come ha scritto Giuseppe Aragno tempo fa - è un valore.

Ma l'opposizione sociale non lo confonda con una - acritica - accettazione della propria linea (si fa per dire) sindacale e politica.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 18-05-2005
La lotta di lunga durata si riduce - come avevo previsto - ad uno sciopericchio di due giorni che - a fronte di una trattenuta in busta paga pari ad una giornata intera (65 euro circa per i due giorni di "blocco") - al Governo fa ... "il solletico". Ai colleghi piemontesi va, comunque, ascritto il merito di aver svelato le reali intenzioni dei sindacati confederali. Riporto, di seguito, un articolo ed un'intervista pubblicata su Repubblica (edizione torinese) di oggi. (gp)

Iniziativa dei sindacati: l´astensione sarà di 48 ore. Gli esami si faranno

Il blocco degli scrutini contro la Moratti e i tagli


Al prefetto la lettera in cui si apre la vertenza Cinque giorni per essere convocati




Blocco degli scrutini nelle scuole superiori. Il momento più importante dell´anno scolastico sarà sospeso, rimandato, di almeno due giorni. Valutazioni e pagelle finali aspetteranno. In bilico, promozioni o bocciature. L´hanno annunciato ieri i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil in un documento unitario in cui dichiarano lo stato di mobilitazione della categoria e avviano in Prefettura la procedura di conciliazione obbligatoria: "Se entro cinque giorni non perverremo ad un accordo con la direzione scolastica regionale, daremo il via a una serie di iniziative che comprenderanno due giorni di sciopero delle attività funzionali all´insegnamento - compresi quindi gli scrutini - e per i lavoratori Ata, l´astensione da tutte le prestazioni aggiuntive (come gli straordinari e come le cosiddette ‘funzioni miste´, quelle a partire dal prossimo settembre)". Il blocco degli scrutini riguarderà, però, solo le scuole superiori, e in ogni caso non investirà le procedure di valutazione (e poi d´esame) delle ultime classi – e questo per legge. I punti su cui i sindacati richiedono la conciliazione sono due: le gravi insufficienze nella dotazione organica, con particolare riguardo alla situazione del personale tecnico amministrativo assegnato dal Miur alla Regione (quest´anno, un taglio di 223 posti); la ricaduta sugli organici e sulla qualità della scuola che la riforma scolastica produce con particolare riferimento alla secondaria superiore. Contro la riforma Moratti, quindi, e contro i tagli, un segnale fortissimo: «Potenzialmente devastante, almeno nell´immaginario comune, e di impatto nazionale – spiega Alberto Artioli, Cgil – Ma sarà un´ulteriore forma di protesta, una misura grave, che finalmente segnerà in maniera forte, decisiva, lo scontento della categoria, delle famiglie, degli studenti, dei sindacati. La riforma sta provocando danni enormi anche nella formazione delle classi (si pensi, per un solo esempio, al calo di iscrizioni nei professionali) e un´insicurezza gravissima nella programmazione». Diego Meli, Uil: «Manca da parte del ministero la minima volontà di un confronto serio, approfondito, sulle questioni scolastiche che, quanto più serie, stanno invece passando in secondo piano. I tagli arrivano senza nessuna spiegazione preventiva. Questione altrettanto grave è il contratto, con stipendi fermi al 2003. Gli insegnanti sono stanchi di una situazione del genere, con mensilità ridotte all´osso». In via Pietro Micca, il direttore Anna Maria Dominici: «Il tentativo di conciliazione con l´Ufficio avviato dai sindacati è prassi prevista dalla norma. Ritengo purtroppo, che sia la questione dell´organico che quella della riforma Moratti non dipendano direttamente dalla direzione regionale, e che non siano quindi materia di mia competenza, su cui io possa dare rispondere o prendere iniziative».


TIZIANA CATENAZZO


L'intervista

Parla Artioli, segretario della Cgil

"L´unica risposta a questo sfacelo"

"Nessun gesto politico: la nostra è solo una protesta per l´azione di questo governo"


Alberto Artioli, Cgil, il blocco degli scrutini è una decisione grave. Come ci siete arrivati?

«La situazione che sta vivendo la scuola è altrettanto grave. Merita attenzione assoluta. A prendere contro-misure così drastiche si arriva soltanto quando si è fortemente determinati ad ottenere risultati, e risposte, che altrimenti non arrivano e non arriveranno».

In quali giorni esattamente, lo sciopero e il blocco?

«Se non ci sarà conciliazione entro i cinque giorni previsti dalla legge (sarà il prefetto a convocare le parti sindacali, da un lato, e il direttore dell´ufficio scolastico regionale, dall´altra) proclameremo lo stato di agitazione dal 6 al 18 giugno, presumibilmente: gli scrutini si svolgeranno intorno al 14 e 15 giugno, ma ciò dipenderà anche dai diversi calendari scolastici, prestabiliti in autonomia dalle scuole: gli scrutini si avviano comunque il primo giorno dopo la chiusura dell´anno. E diversamente dai pre-scrutini, costituiscono un atto formale, al quale tutti i docenti sono tenuti per legge a prendere parte. Se un solo docente, poniamo il caso, dovesse astenersi, dichiarandosi in sciopero, le operazioni di scrutinio saranno automaticamente invalidate. Ma per ogni passaggio daremo opportune e tempestive indicazioni ai docenti».

Sono anni ormai, che per protesta non si giungeva a sospendere le operazioni di scrutinio… [1]

«A maggior ragione, sarà un fatto tanto più significativo. Fu nel 1986 che, a ridosso di un proteste sul contratto, venne deciso il blocco degli scrutini a tempo determinato. [2] Ma si trattò di una sollevazione spontanea della categoria, non organizzata a livello sindacale. Del resto erano gli anni degli scioperi selvaggi. Ora i tempi sono cambiati, ma la riforma ci mette tutti alla prova»

Si tratta di uno sciopero politico?
«Non è strettamente politico. E´ politico solo nel senso di una forte protesta verso la politica scolastica del governo».
(t.c.)



Note di gp

[1] Non è vero ... l'ultimo sciopero degli scrutini (di cinque giorni) è stato proclamato - come ulteriore forma di pressione per costringere il governo (il ministro Berlinguer - "in quel tempo" - sproloquiava di sottoporre il contratto a referendum che subito, dalle pagine del Florilègio, ribattezzai ... balneare) e i sindacati confederali (restii ad ammettere di essere stati sconfessati dalla base) a cancellare l'articolo 29 (leggi "concorsaccio") del CCNL 26 maggio 1999 - da Gilda i primi di maggio del 2000. Ovvero pochi giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 83 che ha modificato - in pejus - la già pessima legge 146/90 sulla regolamentazione degli scioperi nei servizi pubblici. La nuova legge prevede la procedura della Conciliazione obbligatoria che deve essere richiesta dalla OOSS che indice lo sciopero entro i cinque giorni successivi alla proclamazione della protesta. Questa formalità burocratica fu assolta e lo sciopero degli scrutini di cinque giorni fu confermato ma ... inspiegabilmente, la Commissione di Garanzia (presieduta da Gino Giugni) 25 giorni dopo (il 26 maggio 2000) mentre tutti i delegati nazionali erano impegnati nel Congresso per il rinnovo delle cariche statutarie dichiarò illegittima tale forma di lotta (con grande risalto massmediatico) e decretò che - il blocco degli scrutini - è uno sciopero breve (Dalla lettura del contratto in esame, però, non si capiva affatto). In quanto tale il diritto di sciopero può essere esercitato per un massimo di due giorni consecutivi Il tutto si traduce - in ultima analisi - in un ulteriore danno economico per lo scioperante a fronte di una protesta, sostanzialmente, blanda ed ininfluente e, più che altro, simbolica.

[2] Qui non saprei dire se ci troviamo di fronte ad un errore o a una (voluta?) "mistificazione della verità storica". Gli anni del "sindacalismo selvaggio" - come li definisce il (professor?) Artioli (1986/88) - sono quelli in cui sono nati i Comitati di Base della Scuola che - in quanto ad organizzazione autogestita della lotta - hanno molto da insegnare al sindacalismo tradizionale. Sono, anche, quelli in cui i docenti hanno "portato a casa" (1989) un aumento di 500mila lire nette al mese (è stato, anche, l'unico contratto che Gilda ha firmato mentre la Cgil no (lo ha firmato sei mesi dopo ... come, probabilmente farà, ora, vedi commento in Trentino) ... perché afflitta dall'antico "vizietto" - tipico di una certa cultura politica - che non tollera nessuno alla sua sinistra) e il blocco degli scrutini è stato a tempo indeterminato.

Ovvero si sono protratti fino alla fine di giugno mentre -- gli esami di Stato - si sono protratti, in alcune realtà molto combattive (o ... "selvagge?"), fino ai primi giorni di agosto ... con tutto quel che ne consegue in termini di danni per ... l'industria del turismo.

Qualcuno, per favore, glielo dica al (professor?) Artioli. (gp)




 da la Repubblica.it    - 19-05-2005
Berlusconi: quando Blair diminuisce gli impiegati pubblici dicono che è bravo, se lo faccio io invece... .

Il premier gela i sindacati

"Sugli statali non arretro".



ROMA - «Il governo deve adottare una posizione più dura nei confronti dei sindacati nel contrattare gli aumenti per i dipendenti pubblici». Lo ha scritto l´Ocse e lo ha letto il premier Silvio Berlusconi ieri durante il lungo vertice di Palazzo Chigi, aggiungendo di essere d´accordo e, quindi, che lui sul contratto «non arretra». L´atmosfera già plumbea per i dati sul Pil, ricordati poco prima dal ministro dell´Economia Siniscalco, è peggiorata. Ma nessuno dei ministri ha voluto sollevare il "problema". Sì perché il convitato di pietra della riunione era il contratto degli statali. Fonte di scontro all´interno della maggioranza della Casa delle libertà, causa di un prossimo, probabilmente esteso, conflitto sociale. E aleggerà anche oggi nell´incontro con Epifani, Pezzotta, Angeletti, Montezemolo e Billé. Mentre diventerà l´oggetto di una specifica, ma successiva, riunione tra governo e sindacati, senza gli imprenditori. Berlusconi andrà all´attacco: «Noi oggi stiamo cercando di diminuire il numero degli impiegati pubblici, però quando lo faccio io dicono che si distruggono i posti di lavoro, quando lo fa Blair dicono che è bravo». Ora il premier vuole alzare - come dicono i tecnici di Palazzo Chigi - "il livello dello scambio". «I sindacati vogliono oltrepassare quota 95? Bene, ci vuole più efficienza e produttività». Epifani ha già parlato di «crudeltà» a proposito del rapporto dell´Ocse. Il ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini (Udc) ha fatto un passo indietro affidando nelle mani del premier il destino del contratto del pubblico impiego. Così anche An. Che, intanto, non ha affatto apprezzato ieri notte l´accelerazione del Cavaliere per stoppare qualsiasi ulteriore discussione sulla tassazione delle rendite finanziarie. «Il vertice non si era concluso così. C´era stata la disponibilità di Siniscalco, della Lega e dell´Udc. Evidentemente Berlusconi ha voluto riaffermare la sua leadership. Ma non è detto che sia un segno di forza», dicevano ieri gli uomini di Alleanza nazionale, il partito che con il ministro Gianni Alemanno si è più esposto su questa proposta. Dissidi, dunque, ma anestetizzati durante la riunione di Palazzo Chigi.

Da oggi, con il primo appuntamento con le parti sociali, il Berlusconi-bis comincia a dare forma al suo programma, puntando su famiglie, imprese e Mezzogiorno. «Questa volta - ha spiegato il vicepremier, Gianfranco Fini - dobbiamo guardare al nostro blocco sociale. Al ceto medio dobbiamo offrire sicurezza e prospettive». Argomento usato anche dall´altro vice, Giulio Tremonti, ma per evitare di imboccare la strada della tassazione delle rendite. Operazione - ha spiegato - che creerebbe solo preoccupazione tra i piccoli risparmiatori tanto più che la prospettiva di questo esecutivo è comunque di breve periodo. «Sui grandi capitali però a qualcosa dobbiamo pensare», ha insistito Alemanno. Come la pensava, Berlusconi l´ha detto uscendo da Palazzo Chigi. Fine della polemica, il leader è lui.

Il programma, che andrà nel Dpef, Siniscalco l´ha solo accennato, dopo aver distribuito a tutti i ministri il testo della sua comunicazione alle commissioni Bilancio delle due Camere sulla crisi economica. La grande preoccupazione di Siniscalco, come di Berlusconi, è la debolezza del nostro potenziale di crescita. Il premier ha insistito sulle difficoltà che hanno le nostre piccole e medie imprese a competere sul mercato globale. Per questa ragione lo sgravio dell´Irap - ha detto - non potrà essere concentrato sul fattore lavoro perché finirebbero per essere premiate solo le grandi imprese. Così Siniscalco dovrà trovare il modo per aiutare anche le aziende più piccole e quelle del Mezzogiorno. Ma il ministro non ha svelato ancora come coprirà la riduzione dell´Irap. Ha indicato le tre classiche strade: riduzione delle spese, lotta all´evasione fiscale, nuove, non meglio precisate, imposte. «Di certo - diceva un ministro dopo il vertice - non taglieremo le risorse che oggi, attraverso l´Irap, servono per finanziare la sanità».

L´"effetto Catania" sembra aver pesato, in positivo, sul vertice di ieri. Per questo i contrasti sono rimasti sotto la cenere. Non sarà così oggi con la prima prova con sindacati e industriali. A tutti il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha chiesto di essere responsabili. «A proposito, avete parlato del monito di Ciampi?», chiedeva il cronista ad uno dei partecipanti al vertice. «Non è stato nemmeno nominato», è stata la risposta.

Roberto Mania

 da Repubblica.it    - 22-05-2005
Statali, la Uil fa sapere che non aderirà alla protesta per il contratto ma Pezzotta crede in un ripensamento: "Verificheremo lunedì"

Sciopero, la Cisl non crede alla rottura - "Con Angeletti avevamo un'intesa"



ROMA - Il segretario della Cisl Savino Pezzotta sembra non credere all'eventualità che la Uil si tiri indietro in caso di sciopero generale a sostegno del rinnovo contrattuale dei dipendenti statali. "Avevamo un'intesa e lunedì sera la verificheremo, vedremo quali sono le posizioni, ma penso che l'intesa ci sia ancora", ha detto oggi Pezzotta commentando un'intervista del leader Uil Luigi Angeletti al Messaggero.

"No allo sciopero, anche a costo di restare isolati", aveva detto Angeletti al quotidiano romano. "Come vado a dire ai miei di fare uno sciopero che non darebbe nessun risultato?", aggiungeva. E ancora: "Gli scioperi sono forme di lotta suggestive, ma che non funzionano con questo governo. (...) Io ogni tanto parlo con i lavoratori e mi sento dire: 'la dovete fare finita di chiederci di dare soldi allo Stato attraverso gli scioperi, trovate altre forme di lotta'. E quindi dobbiamo sforzarci di trovarle queste nuove forme di lotta".

Posizioni nette, quelle espresse dal segretario della Uil, ma Pezzotta è convinto che possano essere riviste nel corso delle segreterie unitarie dei sindacati confederali convocate lunedì prossimo per decidere tempi e modalità dello sciopero. "Parlare di rottura dell'unità dei rapporti mi sembra esagerato - ha concluso il leader della Cisl - Avevamo un'intesa e la verificheremo, comunque penso che ci sia ancora".