Un pullman per Roma
Anna Pizzuti - 16-05-2005
Domenica mattina, pullman delle 6.50, da Sora, per Roma. All'inizio quasi vuoto e silenzioso, ma poi - via via che la strada si snoda nel verde della primavera e tra le case a metà, abusive o abbandonate che lo deturpano - sempre più affollato e denso di voci, di lingue. Non le avverto subito, presa dal libro che sto leggendo, poi comincio ad esserne invasa. Voci di tutto il mondo. Alzo gli occhi e mi vedo intorno anche i colori di tutto il mondo. Mi rendo conto che il pullman è pieno di stranieri, adulti e bambini. Gli italiani, solo quattro, più l'autista. Mi piace, questo viaggio: rende più luminosa la luce della domenica di maggio. Torno alla lettura e solo quando siamo fermi da un bel po', mi accorgo che la sosta è troppo lunga, strana. E che si è fatto silenzio. Chiudo il libro e mi rendo conto che le portiere del pullman sono aperte e che qualcuno è già sceso e si aggira lungo il bordo della strada. Scendo anche io e trovo l'autista e gli altri tre italiani che viaggiano con me, inviperiti. Chiedo spiegazioni. "Sono troppi" dice l'autista " E so che molti non hanno il biglietto. Non posso entrare in autostrada così, potrebbe esserci la polizia." Chiedo se è la prima volta che accade. Pare di no, pare che sia così ogni domenica. "Offriamogli anche i viaggi gratis, a questi!" scatta una signora inviperita. Faccio notare all'autista che ogni giorno, sotto la mia scuola, i pullman partono stipati di ragazzi, carichi fino all'inverosimile. "Sì, ma non è l'autostrada" risponde l'autista, lasciandomi un po' perpressa sulla relatività delle regole stradali. La signora si agita e ripete che non se ne può più, che ogni domenica è la stessa storia. Intanto il tempo passa - o rimane come sospeso - e l'autista non fa nulla. Provo a fargli notare che, se proprio ogni domenica è così, evidentemente c'è bisogno di un secondo pullman, a quell'ora. Lo sanno tutti che c'è questo flusso verso Roma, fa parte delle abitudini, della necessità di incontrasi, di ritrovarsi. " Lei crede che una corsa in più sia cosa da nulla?" mi risponde. A colpirmi, comunque, è la calma dei passeggeri: nessuno protesta; tutti aspettano pazientemente che accada qualcosa. Gli altri tre italiani attraversano la strada e se ne vanno in un bar. L'autista passeggia nervosamente; vedo due ragazzi che si allontanano e si perdono all'orizzonte, lungo la strada. Intanto - e non riesco a capire perchè - due auto si fermano dietro il pullman, ma nessuno scende. Mi viene in mente che forse qualcuno pensa di cogliere qualche occasione: chissà, un'offerta di passaggio da cui poter ricavare qualcosa, qualsiasi cosa. Solo dopo che è passato ancora altro tempo, l'autista si decide a chiamare un deposito vicino ed a chiedere un altro pullman. "Dieci minuti ed il problema è risolto" ci comunica. E sarà così. Ma io mi domando perchè abbia aspettato tanto. E perchè ora il secondo pullman sia disponibile. E perchè non possa esserlo sempre, stabilmente. I tre italiani tornano di corsa dal bar. Uno di loro ha in mano un "gratta e vinci" e lo sventola sorridendo. Vuoi vedere che la sosta gli ha portato fortuna?

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