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Biologia
La capitale dell'industria avicola turca èisolata dal resto del mondo. Nelle strade litri di disinfettante Kiziksa, la città dei polli infetti "È deciso, li eliminiamo tutti" Un contadino: "La mattina ci svegliava il canto del gallo, ora che succederà?"

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media inferiore, Alunni scuola media superiore
Tipologia: Materiale di studio

Abstract:
La capitale dell'industria avicola turca èisolata dal resto del mondo.
Nelle strade litri di disinfettante
Kiziksa, la città dei polli infetti "È deciso, li eliminiamo tutti"
Un contadino: "La mattina ci svegliava il canto del gallo, ora che succederà?"


dal nostro inviato MARCO ANSALDO

LA FATTORIA della morte è qui, in mezzo a fango e risaie, dove l'odore forte di pollame si mischia a quello acre di disinfettante. In questa baracca ormai rasa al suolo, l'altro giorno sono stati soppressi duemila tacchini. Erano i primi portatori del virus maledetto, l'H5N1, letale anche per l'uomo. Mehmet Eksem, l'allevatore che a maggio li aveva acquistati in blocco, è più preoccupato per se stesso: "Ho dovuto aumentare le dosi del vaccino Tamiflu. Da una pillola al giorno sono passato a due. Per ora, mi sento bene".
All'ingresso di Kiziksa, villaggio in quarantena, ci sono due furgoni della gendarmeria e una pozza piena d'acqua.

Prima di attraversare il ponte, a piedi o in macchina, si è costretti a immergersi nel disinfettante fino alle caviglie. Passati stagni e campi di cotone, l'immagine del centro è spettrale. Come fantasmi, gruppi di uomini in tuta bianca, gambe fasciate dal nylon, maschere gialle alla bocca e guanti rossi, afferrano i polli in mezzo alla strada e li infilano nell'imbuto di un camion. È una camera a gas ambulante. Qualche minuto dopo, le bestie appena eliminate vengono cacciate dentro i sacchi. Saranno interrate sulle alture, e sepolte da chili di calce viva.

All'ingresso del paese un cartello a caratteri cubitali aveva avvertito. "Attenzione, qui ci sono animali malati". Kiziksa, duemila anime, è stata tecnicamente dichiarata "zona rossa". Opuscoli informativi sono stati distribuiti nelle scuole, le donne avvertite sulle precauzioni da prendere. "Il panico c'è stato - dice il signor Bulent, coltivatore di pomodori -, fino a ieri avevamo mangiato pollo. Un po' di virus gira. Ora i giornali scrivono che può attaccare l'uomo. Le autorità dicono però che tutto è sotto controllo". Nell'edificio del comune c'è agitazione. È arrivato il governatore. Stringe le mani dei cittadini che gli si affollano intorno. "Abbiate fiducia nell'amministrazione. Non abbiate paura. Ci prenderemo cura di voi. La situazione si risolverà".
 
Ma la gente si rifiuta di restituire alle autorità, dietro il compenso di 5 lire turche a pezzo (circa 3 euro), i propri animali. Piuttosto li nasconde. Oppure li uccide e li mangia, o li conserva in frigo.

I ristoranti sono stati chiusi per decreto. Ma oltre la cintura di 3 chilometri sottoposta a quarantena, i menù del giorno contemplano tutti la specialità locale. Nella vicina Bandirma, al ristorante dell'Hotel Eken Prestige, la lista del 10 ottobre prevedeva Sebzeli pilic, pollo con verdure; quella del 13 Cin usulu pilic, pollo alla cinese; e quella di oggi, 15 ottobre, addirittura Mantarli pilic sote, spezzatino di pollo con i funghi. Pilic ovunque. I giornali consigliano di cucinarlo almeno a 70 gradi. Dietro le vetrine gli spiedi fumanti girano a tutto regime. Al mercato di Balikesir un venditore di strada, Kemal Devecioglu, bacia una gallina viva: "Guarda il colore, guarda dappertutto. Non ha nessuna malattia. Se fosse contagiosa, lo sarei anch'io".

La strada che da Bandirma, sul Mare di Marmara, porta fino a Kiziksa è tutta un susseguirsi di capannoni per aziende di prodotti avicoli, tra cui le due maggiori del paese, Banvit e Seker. "Per gli operatori questo è un tracollo - dice la signora Betul Demirel, vice presidente della Seker - già negli anni scorsi abbiamo dovuto affrontare la crisi per il problema degli ormoni negli animali. Da tempo abbiamo applicato le norme di sicurezza e aumentato la vigilanza al massimo. Ma adesso il mercato è destinato a contrarsi".

Il focolaio del virus non è nelle aziende. Secondo i ricercatori europei però è qui vicino. Si chiama Kush Golu, lago degli uccelli, ed è una grande riserva naturale formata attorno a uno specchio d'acqua dove si raccolgono centinaia di volatili diversi. L'H5N1 sarebbe in incubazione tra gli stagni e gli alberi secolari, portato dagli uccelli migratori provenienti dall'Asia e destinati - dicono le frecce sulle cartine degli esperti - verso l'Africa. Si sale sulle torrette prospicienti il lago, dove potenti cannocchiali illuminano pellicani e fenicotteri. Ma nel paradiso degli ecologisti oggi non c'è nessuno, e chissà per quanto tempo la sala dove i video mostrano in tempo reale gli uccelli spiati dalle telecamere nei loro nidi rimarrà vuota.

Intanto, alla Borsa, le azioni delle aziende legate ai prodotti avicoli sono crollate. E nelle farmacie attorno alle città sul mare di Marmara c'è la fila per fare scorta di Tamiflu, la medicina ritenuta al momento la protezione migliore.

A Kiziksa però l'allarme non è cessato. Lungo le strade costantemente bagnate di disinfettante, nel pomeriggio si spinge anche l'auto del vice primo ministro Sahin. La voce si diffonde in un baleno. "C'è l'aiutante del primo ministro", bisbigliano i contadini riuniti nelle taverne. In giro non c'è più un animale.

"Eravamo abituati a svegliarci al canto del gallo - esclama di soprassalto un vecchio davanti a un bicchiere di thè - e domani che faremo?".

Al telegiornale della sera, il premier Erdogan viene mostrato al pranzo offerto dal presidente del Parlamento mentre taglia una fettina di pollo e la porta alla bocca nel silenzio generale. "Volevate vedere questo, vero?", dice ai giornalisti. "Non c'è nessun pericolo". E con la forchetta allunga la pietanza ai fotografi, che non osano rifiutare l'invito da cotanta autorità.

(15 ottobre 2005)
 


http://www.repubblica.it/2005/j/sezioni/cronaca/aviaria2/fattomorte/fattomorte.html

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