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Pluridisciplinare
Storia
Religione
In "La questione irachena" di Pierre-Jean Luizard: I partiti politici sciiti.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Materiale di studio

Abstract: I partiti politici sciiti (pag. 146-153)

Sul piano più strettamente politico, il movimento sciita comprende anche dei partiti islamisti. Dopo l’uccisione dell’ayatollah Muhammad Baqer al-Sadr, nel 1980, sembrava che fossero rimasti sulla scena soltanto dei nani religiosi e politici: Muhammad Baqer al-Hakim, uno dei figli dell’ayatollah Muhsin al-Hakim, privo di carisma e ritenuto da molti succube della politica iraniana; oppure i Mudarrisi, troppo caratterizzati per via della loro origine di Karbala. Solo Mahdi al-Hakim, figlio maggiore di Muhsin al-Hakim, e lo sceicco Muhammad al-Asefi, portavoce del partito Da‘wa, sembravano avere la statura di capi politici e nel contempo religiosi. Oggi il partito Da‘wa si presenta come il più vecchio partito islamista dell’Iraq e anche come il più "iracheno", vale a dire il più indipendente in rapporto all’Iran. Negli anni novanta è stato certamente il primo partito del paese. Mentre il partito ha appoggiato senza riserve la Rivoluzione islamica in Iran, alcuni dei suoi dirigenti sono contrari al principio della wilayat al-faqih, o lo accettano in misura molto limitata. Uno dei suoi esponenti più noti, lo sceicco Muhammad al-Asefi, residente a Qom, in Iran, occupa un posto di primo piano, non solo in seno al movimento islamico in Iraq, ma anche nell’arco delle forze di opposizione. Da tempo sotto la direzione collegiale di un ufficio politico, in cui lo sceicco Muhammad al-Asefi è affiancato da alcuni religiosi, il partito Da‘wa ha partecipato al primo congresso dell’opposizione, ma nell’agosto 1993, come si è detto, si è ritirato dal Cni. Convinto assertore della lotta armata all’interno del paese, rifiuta di legare il destino dell’Iraq alla politica americana. Da esso dipendono varie formazioni guerrigliere che operano nel sud dell’Iraq e a Baghdad sotto il nome di hezbollah iracheni o "Milizie del martire al-Sadr". Il 14 dicembre 1996 il partito Da‘wa ha rivendicato l’attentato contro Udai, il figlio maggiore di Saddam Hussein.

A differenza delle altre organizzazioni islamiste, il partito Da‘wa ha un preciso programma politico. È stato il primo degli islamisti ad accettare il multipartitismo e il principio delle libere elezioni nel quadro di un regime costituzionale e parlamentare, nonché la collaborazione con il Partito comunista, suo antico rivale in seno alla comunità sciita. Nel 1980 ha pubblicato un Manifesto per la mutua comprensione, nel quale dichiarava che tutte le forze dell’opposizione dovevano unirsi per rovesciare il regime di Saddam Hussein. Di contro al federalismo predicato dai curdi, auspica un decentramento dell’Iraq sulla base degli antichi vilayet ottomani: un decentramento geografico, ma non fondato sulle divisioni etniche o confessionali, che il partito rifiuta di istituzionalizzare, riconoscendovi un primo passo verso la divisione dell’Iraq. Dopo la Seconda guerra del Golfo ha denunciato prontamente la "collusione tra gli Stati Uniti e Saddam Hussein". Allo stesso titolo ha criticato gli attacchi alleati contro l’Iraq posteriori al 1993, che miravano, a suo avviso, "a distruggere l’Iraq". E parimenti ha respinto la politica americana di imposizione a tempo indeterminato dell’embargo, vedendovi innanzitutto un "castigo contro la popolazione irachena" e non contro il regime, "che dall’embargo trae vantaggio".

Il partito Da‘wa riconosce la marja‘iyya dell’ayatollah Sistani a Najaf, benché sembri anche sostenere la candidatura alla marja‘iyya di Muhammad Hussein Fadl Allah, ex guida spirituale degli hezbollah libanesi. Ha attraversato numerose scissioni, originate prevalentemente dalla questione dei rapporti con l’Iran; scissioni da cui sono nati il partito Da‘wa – wilayat al-faqih, che appoggia la candidatura di Khamenei alla marja‘iyya, e, all’opposto, i Quadri del partito Da‘wa (Kawadir hizb ad-Da‘wa), che ritengono il partito troppo allineato alla politica iraniana. Muhammad Abd al-Jabbar, il più alto dirigente di questo secondo partito – e che è rimasto nel Cni –, pensa che gli islamisti debbano prendere il potere con mezzi pacifici e rispettare il diritto degli altri alla differenza. Considerato vicino al partito è lo hujjatulislam Hussein al-Sadr, un religioso indipendente residente a Londra, dove dirige un istituto islamico che pubblica il giornale "Al-Minbar"; la sua abilità di stratega gli ha conquistato una posizione di rilievo in seno all’opposizione. Il partito Da‘wa si è di nuovo diviso quando il suo portavoce, lo sceicco al-Asefi, si è ritirato dalla direzione dopo aver dichiarato il suo appoggio alla marja‘iyya della Guida iraniana della rivoluzione, Ali Khamenei. E l’assassinio di Muhammad Sadeq al-Sadr, nel 1999, ha creato tensioni con Muhammad Baqer al-Hakim, residente a Teheran e considerato il protetto degli iraniani. In effetti, l’ascesa dell’ayatollah di Najaf era stata vissuta dai religiosi esiliati in Iran come una concorrenza, e alcuni, tra cui Muhammad Baqer al-Hakim, non si erano astenuti dal criticarlo. Da allora il partito Da‘wa rivendica l’eredità dei "due Sadr", Muhammad Baqer e Muhammad Sadeq, "martiri della fede" a circa dieci anni di distanza, la cui arabità viene a volte contrapposta all’iranità di altri religiosi.

Seconda per importanza in seno alla dipendenza islamista sciita, l’Assemblea suprema della rivoluzione islamica in Iraq (Majilis a‘la li-ath-thawra al-islamiyya fi al-‘Iraq) – Asrii – ha uno statuto particolare. Fondato in Iran nel 1982, sotto la presidenza di uno dei figli dell’ayatollah Muhsin al-Hakim, questo organismo vorrebbe rappresentare tutte le organizzazioni islamiste sciite dell’Iraq. Al suo esordio l’Assemblea raggruppava i partigiani di Muhammad Baqer al-Hakim, il partito Da‘wa, l’Organizzazione di azione islamica e altri gruppi islamisti sciiti. Ma oggi l’Asrii si presenta come il principale braccio politico iraniano in Iraq, e ciò ha provocato la presa di distanza di molti importanti partiti. Il partito Da‘wa, in particolare, ha sospeso la sua partecipazione, e le due organizzazioni agiscono ormai in modo del tutto indipendente. L’Asrii è presieduta da Muhammad Baqer al-Hakim, uno dei pochi superstiti della famiglia al-Hakim, nato nel 1937 a Najaf, che dirige l’Assemblea da Teheran. È giocoforza constatare come questi non sia riuscito, malgrado l’esplicita volontà, a porsi come unico erede e legittimo successore di Muhammad Baqer al-Sadr. A differenza di quest’ultimo, egli non è riconosciuto come un marja‘, e la sua mancanza di carisma è palese. Ricalcando le posizioni del governo iraniano in seno all’opposizione irachena, ha mantenuto a lungo un’affiliazione formale al Cni, dietro insistenza delle autorità iraniane che vi vedevano un mezzo per entrare in contatto con gli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra del Golfo ha intrapreso, con l’approvazione dell’Iran, una politica di intensi contatti in tutte le direzioni, moltiplicando le visite nei paesi arabi, e soprattutto in Kuwait, al fine di assicurarsi il loro appoggio.

Interlocutore privilegiato delle autorità iraniane per tutto ciò che concerne la questione irachena, Muhammad Baqer al-Hakim lo è anche per quanto riguarda la delicata gestione dei campi dove sono ospitati i profughi iracheni in Iran. Nel rivendicare il ruolo di difensore degli interessi delle migliaia di sciiti che vivono nei campi lungo il confine, si è dato molto da fare per sedare il dilagante malcontento che nel 1995, 1996 e 2001 è sfociato in manifestazioni a Teheran: i manifestanti protestavano per il cattivo trattamento riservato ai profughi iracheni e per la loro assenza di diritti, soprattutto il diritto di lavorare in Iran e di spostarsi liberamente. Proprio tra i profughi alloggiati in questi campi sono stati reclutati e addestrati, a partire dal 1983, gli uomini che formano oggi le "Brigate Badr", il braccio armato dell’Asrii. Queste milizie, stimate attorno ai 40.000 soldati armati dall’Iran, ma che disporrebbero di 25.000 uomini di riserva, si compongono di una divisione di fanteria, una di artiglieria, una divisione blindata e un’unità di guerriglia. Sono ripartite tra il sud, dove i buoni rapporti tra l’Asrii e il governo iraniano permettono di entrare in Iraq attraverso le paludi (come avvenne durante l’intifada del marzo 1991), e il Kurdistan; erano presenti ad Arbil e a Salah al-Din prima che queste città venissero riconquistate dal Pdk, con l’aiuto dell’esercito iraniano, nel settembre 1996. Le Brigate Badr – probabilmente le milizie meglio equipaggiate dell’opposizione religiosa sciita – conducono azioni mirate contro l’esercito iracheno nelle province di Bassora, Kut, Amarah e Nasiriyah.

L’Asrii è diretta da un comitato consultivo (majlis shura) di diciassette membri. Il suo ex numero due e portavoce, Mahmud al-Hashimi, allievo dell’ayatollah Khoi ma anche di Muhammad Baqer al-Sadr, è considerato un mujtahid. Le sue nuove responsabilità iraniane gli hanno fatto prendere le distanze dall’opposizione irachena, perché ora si considera innanzitutto iraniano (il suo percorso è illustrato nel capitolo sulla politica iraniana). Il terzo principale esponente dell’Assemblea è lo sceicco Muhammad Baqer al-Nasiri, che dirige l’Associazione degli ulema (Jama‘at al-‘ulama’). Il fratello minore del presidente dell’Asrii, Abd al-Aziz al-Hakim, deceduto nel 2001, dirigeva il Movimento dei mujaheddin iracheni (Harakat al-mujahidin al-’iraqiyyin), cellula embrionale delle milizie armate del movimento islamista sciita.

L’Asrii considera l’Iran come base di retrovia per la Rivoluzione islamica in Iraq. Ha fornito un appoggio totale a Khomeini durante e dopo il conflitto Iran-Iraq, sperando che la guerra tra i due paesi le avrebbe consentito di abbattere il regime di Saddam Hussein e di andare eventualmente al potere. Il fallimento di questa prospettiva l’ha costretta a modificare la sua linea, ma non ha un programma politico vero e proprio. Per esempio, nel suo documento costitutivo l’Asrii non esprime altra proposta per la risoluzione della questione curda se non l’applicazione dei principi dell’Islam. Non fa menzione delle forze politiche laiche irachene, e in particolare dei comunisti e dei nazionalisti arabi, né accenna all’esistenza delle numerose minoranze. Il suo discorso, di taglio interamente islamico sciita, presenta l’Islam come la panacea per tutti i problemi del paese. Dopo la fine della guerra tra Iran e Iraq, l’Asrii ha inaugurato una fase di apertura che poi si è ampiamente consolidata, e oggi partecipa a tutti gli incontri dell’opposizione irachena, dove cerca di accreditarsi come il rappresentante del movimento religioso e come quello di tutti gli sciiti.

I legami dell’Asrii con la politica iraniana traspaiono dalle sue posizioni, che, a differenza di quelle del partito Da‘wa, sembrano a volte accreditare l’idea che da parte americana vi sia la volontà di rovesciare il regime di Saddam Hussein. Infatti, l’Asrii ha sempre richiamato gli Alleati a istituire nel sud una zona di protezione analoga a quella di cui i curdi beneficiano nel nord. Più di qualunque altro gruppo, l’Asrii è costretta a confrontarsi con le contraddizioni della politica iraniana nei confronti dell’Iraq, che oscilla tra il richiamo all’unità con il regi-me iracheno in funzione antiamericana e la tacita soddisfazione per i colpi sferrati dagli Stati Uniti al suo tradizionale nemico. L’Asrii ha quindi approvato gli attacchi americani contro l’Iraq, pur deplorando che non siano stati sufficienti a far cadere il regime. Nel contempo afferma che solo una nuova sollevazione potrebbe porre fine al regime, e privilegia a questo scopo l’azione militare dall’interno. Da ultimo, ha sostenuto a lungo l’opportunità di un rafforzamento dell’embargo sull’Iraq, pur denunciandone le conseguenze per la popolazione irachena. È anche in nome degli interessi di stato iraniani che essa approva le nuove frontiere tra l’Iran e il Kuwait imposte dall’Onu nel 1994. Contrariamente al partito Da‘wa, che ha denunciato il nuovo tracciato come ingiusto e fonte di discordie, l’Asrii ha dato l’impressione di volersi conciliare con i dirigenti kuwaitiani.

In compenso, analogamente al partito Da‘wa, l’Asrii auspica oggi un regime costituzionale, parlamentare, e multipartitico, frutto di libere elezioni. È molto restia all’idea del federalismo, che equipara a una divisione dell’Iraq, pur affermando di comprendere la diffidenza dei curdi nei confronti degli arabi, dovuta alle esperienze del passato. Per Muhammad Baqer al-Hakim, il federalismo è un’idea occidentale che corrisponde "nel vocabolario islamico, al decentramento in vilayet".

Una delle componenti dell’Asrii è l’Organizzazione di azione islamica (Munazammat al-‘amal al-islami), costituitasi a Karbala per iniziativa delle famiglie Shirazi e Mudarrisi. Fondata nel 1961, questa organizzazione è uscita allo scoperto nel 1979 con azioni di guerriglia a Baghdad. È diretta da Muhammad Taqi Mudarrisi (nato nel 1945 a Karbala) e da suo fratello Muhammad Hadi Mudarrisi. Altra organizzazione appartenente all’Asrii è quella dei Soldati dell’imam (Jund al-Imam). Malgrado il suo nome guerriero, essa si proponeva inizialmente come movimento di reislamizzazione culturale, prima che la violenza della repressione baathita la orientasse alla lotta armata. L’Asrii comprendeva anche alcuni movimenti islamici curdi e turkmeni. L’Hezbollah curdo, diretto da un cugino di Massud Barzani, e il Movimento islamico del Kurdistan rappresentavano i sunniti in seno all’Assemblea; ed erano per il Kurdistan iracheno ciò che l’Asrii è per la parte araba del paese: il ripetitore locale della politica iraniana. Nel corso degli anni la loro partecipazione all’organismo presieduto da Muhammad Baqer si è diradata.

Esiste anche un Movimento dei curdi fayli (sciiti), deportato in massa in Iran durante i decenni 1970 e 1980. Fondato all’inizio degli anni ottanta e membro dell’Asrii, nel 1993 questo movimento è confluito nel Partito democratico curdo di Barzani. Ugualmente vicini all’Assemblea sono i turkmeni dell’Iraq (Ittihad islami li-Turkman al-’Iraq), i cui dirigenti, residenti a Damasco, sono appoggiati da Teheran.

Infine, parecchie organizzazioni islamiste sciite si sono formate attorno a personalità religiose. Il Movimento islamico in Iraq (Haraka islamiyya fi al-’Iraq) è legato allo sceicco Muhammad Mahdi al-Khalisi, nipote dello sceicco Mahdi al-Khalisi, il grande marja‘ esiliato dal governo iracheno nel 1923 su istigazione degli inglesi. Fondato alla fine degli anni settanta, il Movimento islamico in Iraq condanna l’allineamento dell’opposizione agli Stati Uniti e auspica una politica fondata sull’autonomia decisionale del popolo iracheno. Sono inoltre degni di menzione il Raggruppamento islamico iracheno (Tajammu‘ islami ‘iraqi), che raccoglie arabi sciiti e curdi sunniti, fondato nel 1990 e diretto da Hazem al-Samarra‘i, e la Coalizione delle milizie islamiche, diretta da Izzat Shabandar. Quanto alle grandi confederazioni tribali del sud e del centro dell’Iraq, estremamente potenti all’inizio del secolo, esse rivestono oggi un ruolo marginale. Legate al movimento religioso dalla comune appartenenza allo sciismo, sono più conservatrici e più inclini ad assumere posizioni filoccidentali. Oggetto di repressione da parte di tutti i governi iracheni che si sono succeduti, le tribù presentano tuttora una forte cornice identitaria, anche se hanno perduto le strutture economiche e sociali di un tempo. Un gruppo di grandi sceicchi del centro e del sud si sono dotati di una rappresentanza: il Consiglio delle tribù irachene (Majlis al-‘asha‘ir al-‘iraqiyya), diretto dallo sceicco Sami Azzara Al Ma‘jun, sceicco della tribù di Bani Hukaym del medio Eufrate.

Dopo l’11 settembre si è fortemente accelerata la ricomposizione del movimento religioso. Sull’esempio delle autorità iraniane e degli altri capi religiosi sciiti, quasi tutti i dirigenti sciiti iracheni hanno condannato gli attentati contro gli Stati Uniti in quanto contrari all’Islam. Come lo sceicco libanese Muhammad Hussein Fadl Allah, anch’essi hanno respinto gli appelli alla jihad di Osama bin Laden e dei talebani, definendo questi ultimi come una setta fuoriuscita dall’Islam. Al pari dell’Iran, il movimento islamista sciita iracheno è sembrato schierarsi, per la prima volta dopo molti anni, dalla parte dell’Occidente contro il nemico talebano. Dopo essere state alla testa dell’antiamericanismo, le varie componenti dell’opposizione religiosa sciita sono ora convinte che gli Stati Uniti siano decisi a far cadere il regime di Baghdad. Nel 2002, l’Asrii, rinunciando alla pretesa di riunire al proprio interno tutti i movimenti islamisti sciiti dell’Iraq, si è trasformata in partito politico. Questa organizzazione rimane più che mai il vettore privilegiato della politica iraniana in Iraq. Come tale, afferma di attendersi dall’azione americana il rovesciamento del regime, prospettiva a cui oggi si attengono quasi tutti i movimenti islamisti. Da ciò si misura il percorso fatto da movimenti che si consideravano, al pari di Khomeini e degli hezbollah libanesi, la punta di lancia nella lotta contro il "Grande Satana" nella regione. Previa approvazione dell’Iran, l’Asrii si è dichiarata disponibile a valutare con Washington le possibilità di una sua partecipazione al rovesciamento del regime di Saddam Hussein. E per la prima volta, nell’agosto 2002, ha preso parte ufficialmente a Washington a una riunione dell’opposizione irachena.

In alternativa all’Asrii, che vorrebbe presentarsi, assieme ai curdi, come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, si è formata nel 2002 una coalizione di forze tra il partito Da‘wa, alcuni personaggi imparentati con lo sceicco Mahdi al-Khalisi e movimenti islamisti sunniti usciti dalla corrente antisaudita dei Fratelli musulmani: coalizione che ha preso il nome di Unione delle milizie islamiche. Questa nuova formazione, indipendente dalle autorità iraniane, si oppone a qualunque "soluzione americana" in Iraq.

http://www.feltrinelli.it/sito/SchedaTesti?id_testo=1121&id_speclibro=1008

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