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Religione
Intercultura
Transdisciplinare
I mille veli dell'Islam - Essere donne secondo il Corano.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media inferiore, Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Ipermedia

Abstract: I mille veli dell'Islam

Essere donne secondo il Corano

Il velo delle donne musulmane per l'Occidente è diventato in questo secolo il simbolo della condizione femminile nell'Islam. Il mondo islamico è una realtà composta da una quarantina di nazioni, dal Marocco all'Indonesia, quasi un miliardo di persone, di cui circa la metà donne. Esiste un forte senso di identità religiosa che tende a superare le differenze culturali dei singoli Paesi. La condizione giuridica della donna è sancita chiaramente nell'Islam che ne tutela i diritti, tuttavia nei singoli paesi ci sono varianti anche notevoli, anche sconvolgenti.

Tuttavia occorre essere disponibili a superare i numerosi pregiudizi. Il Corano non impone alle donne di portare il velo, obbligatorio solo per la preghiera, limitandosi a dire che è il modo migliore per loro di farsi conoscere e non essere offese, anche se i movimenti integralisti ne hanno fatto una questione di importanza ideologica.

Per saperne di più ecco il resoconto dell'intervista a Ilhamallah Ferrero Pallavicini, una donna italiana convertitasi all'Islam che lavora a Milano alla CO.RE.IS. (Comunità religiosa islamica italiana).

Allora cosa è il velo? Una costrizione, un'eredità religiosa, uno scudo o un vessillo politico? E soprattutto cosa rappresenta, sia esso haik, chador o burqa, ai nostri giorni?
È un simbolo con cui la donna esprime la propria vocazione religiosa. È un velo di discrezione per abbandonare le proprie caratteristiche individuali e ritornare a Dio, senza però annullare la propria identità. È un sacrificio, lo stesso che fece Abramo quando Dio gli chiese di sacrificare il proprio figlio. Allo stesso tempo non è il metro dell'islamicità di una donna, anche se alcune lo utilizzano erroneamente per rivendicare le proprie idee anche politiche. Davanti a Dio le donne così come gli uomini, dovranno rispondere della loro integrità religiosa, non del loro abbigliamento.

In Europa la comunità islamica è numerosa, forse la più sollecitata a un confronto con i valori occidentali. Cosa significa oggi essere donne nell'Islam ed essere musulmane in Italia?
Significa ritrovare la possibilità di vivere nella quotidianità la propria dimensione intellettuale e religiosa.
In Italia l'Islam è recente e poco conosciuto. Essere musulmana qui significa testimoniare l'equilibrio e l'armonia dell'Islam.

Ed essere madre?
Ho un bimbo di due anni e mezzo, Muhammad Umberto. La famiglia è parte della vita. Per ora essere madre è un'esperienza nuova e di grande gioia che cerco di vivere con naturalezza.

In Occidente le musulmane che in rivendicano il diritto di rimanere velate spesso incutono disagio, forse perché inconsciamente il velo viene identificato come un simbolo del radicalismo islamico o come una minaccia dell'avanzata musulmana…
La comunità islamica in Europa è andata crescendo negli anni, sia per immigrazioni sia per conversioni. Oggi l'Islam può fornire un esempio di fede, sarebbe sbagliato vederlo come un'antagonista. La capacità di apertura che ha mostrato in passato può essere la base per un dialogo rispettoso delle differenze delle varie tradizioni religiose e culturali. È importante farlo mantenendo la propria identità culturale, per questo essere donna musulmana in Europa è una grande responsabilità.

In Afghanistan il regime integralista dei Talebani ha imposto alle donne numerose restrizioni e obblighi, tra cui quello di portare un velo, detto burqa, che le ricopre integralmente. Come musulmana cosa pensa delle condizioni in cui vivono le donne afghane?
È una degenerazione che nulla ha a che fare con l'Islam, che invece ha sempre avuto il rispetto della persona e della tutela della donna. È una responsabilità anche delle donne quella di testimoniare la verità che potrebbe così metterle al riparo da queste situazioni. Come dice il Corano "Non vi è costrizione nella religione" (Corano, Sura II, v. 256), perché la religione è facile nel senso che riporta l'uomo e la donna alla loro origine, al loro Creatore.

Un'opinione lodevole. Tutte le donne dovrebbero far valere i loro diritti. Forse è più facile farlo a Milano che a Kabul.

  Manuela Magistris  


http://news2000.libero.it/speciali/11348.jhtml

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