Il giardino arabo-islamico: in primo luogo geometria
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Il giardino metafora del paradiso:
cioè il giardino geometrico


Il giardino islamico è per gli Arabi simbolo del paradiso, la natura era locus horridus, poiché rappresentava il deserto, la negazione e l’assenza della vita che è data dall’acqua e dalla vegetazione.


Il giardino arabo ha come modello estetico il paradiso coranico, poiché il suo obiettivo è il piacere dei sensi. Trascende tuttavia la sua realtà in quanto rappresenta anche il paradiso; è quindi una metafora del paradiso islamico. Aggiunge cioè un archetipo estetico e morale un riferimento intellettuale: il luogo creato da Allah per premiare i beati con i piaceri sublimati dei sensi. Perciò i suoi elementi devono essere ordinati secondo leggi altrettanto rigide quanto quelle della prosodia, affinché svolgano una funzione significante e il giardino trascenda la propria realtà fisica.


Ne discende che il giardino arabo-islamico è in primo luogo geometria.


Non c’è da sorprendersi che il nome arabo del giardino sia rawda, termine che significa addestrare, ammaestrare, e che è omofona del termine arabo per indicare la matematica.


Il giardino diventa geometria quando introduce anche l’archeotipo formale del firdaws persiano, Il giardino a struttura quadripartita con al centro una fontana o un laghetto.


Il giardino metafora del paradiso, cioè il giardino geometrico, resterà separato dalle piantagioni utilitarie.


Il giardino terrestre, come metafora del giardino del paradiso coranico, aggiunge nuovi elementi che arricchiscono la visione estetica del suo modello: gli alberi devono essere di fogliame perenne come si addice al luogo dell’eterna giovinezza. Non devono essere annosi, bensì giovani, per potersi curvare, e devono esalare profumi. Dietro questa volontà di ordine e di chiarezza geometrica si può leggere il desiderio dei giardinieri islamici di distinguere il giardino-paradiso dal deserto magmatico e informe; il muro che divide il territorio selvaggio da quello colonizzato segna per altro verso anche la demarcazione ideale e spaziale tra la vita nomade e la vita sedentaria.


Esempi della magnificenza dei giardini islamici sono quelli dell’Alhambra e del Generalife a Granada.


Palazzo della Alhambra a Granada, corte dei Mirti


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In questi giardini si combinano gli elementi di base in modo da produrre dei risultati complessivi originali: infatti in questo contesto prende forma e assume particolare valore un tipo di giardino di carattere intimo, a corte, detto patio.


Sia nell’Alhambra che nel Generalife due schemi fondamentali danno origine alla sistemazioni dei giardini: uno è quello a pianta lineare disegnato intorno ad una ampia vasca centrale, di cui è esempio la Corte dei Mirti, dove la facciata delle sale d’apparato si riflette sulla vasca rettangolare fiancheggiata da elementi vegetali disposti sui lati lunghi; l’altro è quello altrettanto noto della Corte dei Leoni, in forma di giardino quadripartito: da una vasca con 12 leoni si originano 4 percorsi, nel cui asse vi è un piccolo canale: questi delimitano quattro parterres, un tempo più bassi di 80 cm. Rispetto al livello dei camminamenti.


Si voleva generare così l’impressione di calpestare un tappeto floreale.


l Patio della Reja nell'Alhambra


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CD Realizzato nell'ambito della sperimentazione I.F.T.S. "Impiantista, gestore e manutentore parchi, giardini e verde urbano"

Testi a cura di Angelo Destefanis
Elaborazione grafica e Impaginazione WEB: Prof. Stefano Gaffi, Prof.Paolo Peparini, Prof. Andreina Tonazzini

Masterizzazione effettuata presso l'Istituto d'Istruzione Superiore

"L. Fantoni" - Soliera Apuana MS - e-mail ipfan.so@zia.ms.it
http://www.iis.lunigiana.it/giardini/giardino4.htm

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