Sterminio - Ebrei e zingari dopo 60 anni, cosa e cambiato?
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Ebrei e zingari 60 anni dopo


 


Sterminio significa distruggere per sempre qualcosa o qualcuno,  eliminarlo dalla faccia della Terra,  senza curarsi delle conseguenze: l’importante è cancellarlo dal genere umano e dalla sua memoria.


Uno sterminio comporta  la morte, che è il solo mezzo che garantisce la completa scomparsa di chi si vuole eliminare.


La morte è una sola e nella sua specificità cambiano solo i modi con cui viene data, che sono tanti e diversi. Il migliore (se si può dire così per la morte) modo è di morire nel sonno e il peggiore è quello quando ci si arriva alla fine di torture o esperimenti definiti scientifici o detenzioni che precedono la pena capitale, perché si soffre atrocemente, e in quel caso non c’è solo la sofferenza fisica, ma  soprattutto la sofferenza dell’animo, per le umiliazioni cui si è sottoposti e che rischiano di distruggere l’ultimo brandello di dignità umana.


Un condannato in attesa nel braccio della morte pensa:  “Io so che dopo che mi hanno iniettato un’ iniezione morirò ma non so quando, con quale dolore, ma in ogni modo morirò”.


La parola “sterminio” ha in sé il concetto di “tanti”, di “massa”, siano cose, animali, e spesso persone. Non si stermina una sola persona: in questo caso esistono le parole “omicidio” o “assassinio”. Lo sterminio è strage, è terra bruciata dove non dovrebbe più crescere niente, è annientamento totale di un insieme.


In ogni caso, sempre e comunque, è un delitto contro l’umanità: quando si stermina una foresta, ne risente il clima; quando si stermina una razza di animali, questa si estingue e nessuno la vedrà mai più; quando si stermina un popolo, è il suo genocidio.


Quale odio così terribile può indurre un essere umano a volere lo sterminio dei suoi simili?


Quali motivazioni lo spingono a compiere atti volti alla distruzione di un pezzo del genere umano? Semplicemente quest’uomo, e chi condivide i suoi pensieri, è convinto che al mondo esistono persone che non sono come lui: le considera diverse e inferiori, oppure le ritiene una minaccia per il suo potere.


Il modo migliore di renderle inoffensive  è quindi quello di eliminarle definitivamente, ed è subito strage. Il concetto di superiorità presunta di una razza su un’altra è la scintilla che accende l’odio tra gli uomini; il nazismo accese i forni crematori.  


Lo sterminio dei “diversi” nella II guerra mondiale operato da Hitler è il più atroce nella pur violenta storia dell’umanità.


Non voglio ripercorrere le motivazioni che portarono Hitler ad ordinare il genocidio degli Ebrei, degli zingari, degli omosessuali, dei Testimoni di Geova, degli oppositori politici: tanti storici lo hanno fatto in modo più o meno brillante ed obbiettivo, ed io non voglio aggiungere altri concetti , ma solo fare alcune considerazioni.  


La persecuzione contro gli Ebrei e contro gli zingari ha una stessa radice ed una stessa fine: la deportazione e l’eccidio di gente appartenente a due razze pericolose. Gli Ebrei erano considerati inferiori in quanto assolutamente estranei alla razza ariana, nel loro sangue non vi era traccia delle caratteristiche genetiche ariane.


Negli zingari invece si era mescolato il sangue di così tante razze che era ormai impossibile capire a quale appartenessero.


E allora ecco le ragioni dello sterminio: gli Ebrei troppo “puri” in quanto tali, e gli zingari “impuri” in quanto nomadi e soggetti a continue “mutazioni genetiche”.


Prova di questo sono gli orribili esperimenti scientifici, a partire dalla sterilizzazione obbligatoria  cui furono sottoposte le donne  zingare. Il Dottor Mengele, il mostro di Auschwitz, aveva il suo laboratorio proprio accanto alla sezione dei Rom e dei Sinti, per cui le sue “cavie”, soprattutto i piccoli,  erano sempre a portata di mano.


Un’altra prova della considerazione dei nazisti sugli zingari era che questi, a differenza degli Ebrei, che erano sottoposti nei lager a lavori durissimi ed erano separati tra uomini, donne e bambini, non venivano assegnati ad alcun lavoro: infatti era pensiero comune dei nazisti che gli zingari potevano solo fare i ladri, i truffatori, i vagabondi, e quindi erano inadatti a qualsiasi altro lavoro manuale.


Quindi le famiglie zingare non venivano smembrate, ma lasciate insieme, relegate in un particolare settore ed abbandonate completamente a se stesse, senza alcun mezzo di sostentamento, lasciate preda di ogni malattia dovuta soprattutto alla denutrizione e all’assoluta mancanza di igiene e pulizia.


Nel 1942 fu deciso il trasferimento di tutti gli zingari ad Auschwitz: qui era loro riservata una parte del campo vicina ai forni crematori, circondata da filo spinato attraversato da corrente ad altissima tensione, e nessuno dei Tedeschi, dopo le operazioni preliminari di marchiatura, si occupava più di loro, neanche per la selezione alle camere a gas.


Gli altri deportati scambiavano queste condizioni come “privilegi” rispetto a quelle in cui vivevano loro, e questo è stato anche l’errore di tanti storici. Eppure le statistiche parlano di un altissimo livello di mortalità nel settore zingaro: nessuno dei 300 bambini nati nel lager sopravvisse.


Nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 1944 i circa 4.500 zingari superstiti vennero avviati tutti alle camere a gas: era la “soluzione finale” voluta da Hitler.  


Le agghiaccianti testimonianze su quella tragica notte non sono state date dagli zingari, ma da altri sopravvissuti al lager.


Per l’eliminazione totale dei deportati Rom, nessuno di loro ha mai potuto raccontare le atrocità subite, né lasciare alcun documento scritto, in quanto tale fonte di testimonianza non appartiene alla concezione della memoria che hanno i Rom.


E’ inoltre estremamente difficoltoso individuare il numero esatto degli zingari sterminati: la storiografia parla di circa 500.000 persone (di cui 23.000 nella sola Auschwitz), ma moltissimi di loro furono uccisi nelle esecuzioni di massa eseguite dai nazisti nei territori occupati, e mancano inoltre dati certi su quanti zingari vivessero effettivamente in Europa prima della guerra.


E neanche la fine della guerra rese giustizia al popolo Rom: nei vari processi contro i nazisti responsabili di crimini contro l’umanità non fu chiamato a testimoniare nessun Sinto o Rom.


Lo sterminio degli zingari fu “derubricato” da questi processi, come se fossero stati vittime secondarie della follia nazista.


Nessuno di loro, a differenza degli Ebrei, fu mai risarcito secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Bonn: la magistratura tedesca si inventò assurdi cavilli, fino a d affermare che comunque era impossibile risarcire gli zingari, in quanto non esisteva alcun organismo ufficiale che li rappresentasse.


Solo nel 1980 il Governo tedesco riconobbe che anche Rom e Sinti erano stati “vittime di persecuzione razziale”.      
     


Al di là di queste rivisitazioni storiche, vorrei dire anche un’altra cosa: le conseguenze dei crimini nazisti non si sono esaurite nel tempo e non sono finite con la disfatta del III Reich e del fascismo, né con i processi agli aguzzini, né con il risarcimento dei danni ai perseguitati.


Rimane tra di noi, a volte strisciante, a volte evidente, il sentimento di fastidio e molto spesso di odio nei confronti dei figli e dei nipoti delle vittime dell’Olocausto.


Ne sono eloquente testimonianza gli episodi di anti-semitismo, la xenofobia di molte persone (compresi illustri esponenti del Governo e del Parlamento…), l’ironia crudele verso gli omosessuali, l’incomprensione verso i Testimoni di Geova che rifiutano alcuni tipi di cure mediche, l’insofferenza verso lo zingaro sporco e ladro.


Tutto questo mi preoccupa e mi spaventa: se in tanti anni dall’Olocausto l’uomo non è riuscito a liberarsi da questi pesanti pregiudizi, vuol dire che può nascere e farsi grande un altro Hitler, o un altro Saddam Hussein, o un altro Bokassa, o un altro Stalin.


Ancora restano ben radicati i micidiali virus della superiorità razziale, delle divisioni religiose, delle discriminazioni sessuali.


Del resto, nel mondo continuano a crescere le vittime innocenti degli stermini provocati dalle guerre e dal terrorismo: siano guerre planetarie, guerriglie locali o attentati,  la razza umana è comunque sempre vittima dei “signori della guerra”, che in nome del potere, della religione, della purezza della razza, della ricchezza, condannano a morte centinaia di migliaia di esseri umani.


Per tutto questo, milioni di innocenti muoiono ogni giorno non solo per le armi, ma per la fame, per la sete, per malattie che pure sarebbero facilmente curabili.


I più elementari e sacri diritti dell’uomo vengono sistematicamente calpestati, ed i più deboli sono destinati a soccombere in questa impari lotta per la sopravvivenza tra chi ha tutto e troppo, e chi non ha niente o meno di niente.


Esiste poi un altro tipo di sterminio, che non comporta spargimento di sangue, violenza fisica, morte: è l’isolamento fisico e politico in cui vengono ancora oggi costrette alcune minoranze, siano esse etniche o religiose o linguistiche.


Lentamente, ma inevitabilmente, l’emarginazione e la voluta indifferenza cui sono sottoposte da parte della società “civile” le porta all’annientamento intellettuale, all’apatia mentale, alla disperata rassegnazione di non poter mai entrare a far parte del mondo evoluto e alla negazione del futuro per i loro figli.


Credo che tra questi emarginati un posto a parte spetti ai Rom, che, se vogliamo fare una classifica della disperazione, sono sicuramente all’ultimo.


I Rom sono tradizionalmente un popolo pacifico, che non ha niente che in apparenza possa essergli portato via: terra, ricchezza, armi, potere…


Perché allora tanto accanimento nel volerli escludere dalla società?


Qual è il fattore che li porta ad essere sempre malvisti, evitati, disprezzati? E’ solo perché tanti di loro campano con mezzi poco legali ed ortodossi, perché non contribuiscono a far crescere il PIL,  perché sono troppo senza regole?


E’ vero, il loro modo di vivere è di per sé limitato, la loro vita collettiva si svolge essenzialmente nell’ambito delle grandi famiglie patriarcali, non sono molti quelli che tentano di varcare i confini dei “campi” in cui sono relegati per cercare un’opportunità di vita sociale in comunione con il resto della gente “normale”. 


Ma la gente “normale” quasi sempre li respinge, li mette all’angolo, li esclude senza scrupoli,  e loro si rifugiano ancora di più nel loro piccolo mondo in cui si sentono protetti, ma nel quale hanno facile presa il disagio giovanile, la droga, l’alcolismo, la criminalità, tutti elementi che finiscono per distruggere qualsiasi capacità di inserimento e lo sviluppo di qualsiasi tipo di intelligenza. 


E’ il futuro negato ai bambini, è la strage silenziosa e senza sangue di un popolo diverso, che come tale deve essere eliminato se non fisicamente, almeno intellettualmente.


I pochi Rom che sono riusciti ad emergere e a ritagliarsi un piccolo posto nella società sono spesso guardati come fenomeni da baraccone, e comunque sono sottoposti a non poche pressioni verso l’omologazione alle categorie “per bene”.


I Rom sono cittadini senza città, stranieri senza patria, soggetti senza diritti, uomini fuori dall’umanità.


Ancora adesso, come nel Medio Evo, come nell’Europa delle guerre mondiali di ieri e nell’Europa unita e grande d’ oggi.


Ancora per quanto, prima che diventino il niente? 


 


tonizingaro


 


www.tonizingaro.it                 


   


 




 


 


 


 

ANTUN BLAZEVIC email:gorangero@tele2.it

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