Opinione sulla legge 62
Osvaldo Roman - 08-05-2004
Vogliamo parlare seriamente della legge sulla parità scolastica ?

G.P. e Giuseppe Aragno nei loro commenti su Fuoriregistro alla nota di Alba Sasso sulla parità scolastica si sono ancora una volta attardati nella ripetizione delle tesi propagandistiche usate durante la campagna elettorale del 2001. Sarebbe il tempo, visto quello che sta succedendo nella scuola, che si preoccupassero di aggiornarle innanzitutto leggendo attentamente, soprattutto comprendendone il significato reale, i testi di legge che pur possiedono ed esibiscono e soprattutto quelli che la destra al governo sta cucinando presso la Commissione Cultura della Camera e che presto saranno scodellati in Aula come ennesimo campionario della serie delle leggi vergogna.
Sono convinto che su questo terreno nei prossimi mesi sarà necessario sviluppare il massimo di iniziativa unitaria per contrastare il progetto governativo di scardinare la legge di parità per realizzare quel finanziamento diretto delle scuole private che la Costituzione nega.
Se si continua a sostenere che la legge 62/2000 ha introdotto nel nostro ordinamento il finanziamento della scuola paritaria non solo si dice una cosa non vera ma soprattutto ci s'impedisce di comprendere con quale strategia la destra voglia oggi raggiungere tale obiettivo manomettendo i paletti che la legge 62/2000 imponeva.
In questi giorni, ha iniziato la Camera il 4 maggio, le Commissioni istruzione stanno svolgendo un’audizione sulla relazione che il Ministro Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti ha presentato sullo stato di attuazione della legge 62/2000 a tre anni dalla sua approvazione.
Si tratta di un documento assai grave che non è possibile analizzare in questa sede, ma che sarà necessario fare nei prossimi giorni, e che costituisce l’ultimo atto per procedere allo smantellamento dei cardini portanti della legge 62/2000.
Vogliamo ragionare seriamente per individuare quali sono i punti di attacco della destra su questo fronte decisivo della politica scolastica di questo paese?
Io ci provo sperando che le polemiche strumentali e soprattutto la stucchevole teoria, che accusa il centro sinistra di avere aperto con i suoi provvedimenti la strada a tutte le nefandezze della destra, sia definitivamente abbandonata. Da parte mia da tempo non rimprovero più quelli che a sinistra, con il loro comportamento elettorale, hanno consentito l’avvento del governo della destra, irresponsabilmente messo, anche a causa di sballate analisi della legge 62, sullo stesso piano di quello del centrosinistra.
Mi ripropongo di esaminare i punti chiave della legge 62/000 confrontandoli con il testo all’esame della Camera.
In primo luogo occorre prendere seriamente atto che tale legge non introduce alcun nuovo finanziamento diretto alle scuole paritarie.
Infatti il problema dei finanziamenti viene trattato esclusivamente al comma 13 che testualmente prevede
A decorrere dall'esercizio finanziario successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, gli stanziamenti iscritti alle unità previsionali di base 3.1.2.1 e 10.1.2.1 dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione sono incrementati, rispettivamente, della somma di lire 60 miliardi per contributi per il mantenimento di scuole elementari parificate e della somma di lire 280 miliardi per spese di partecipazione alla realizzazione del sistema prescolastico integrato.”
Le citate Unità previsionali di base nello Stato di previsione della spesa del MIUR riguardavano rispettivamente la scuole elementari parificate e le scuole materne non statali.
Voglio segnalare che tali postazioni sono presenti in bilancio, la prima dal 1925, riproposta anche dopo l’assetto definito dalla Costituzione repubblicana, e la seconda dall’approvazione della legge 1073 nel 1962 e dalla introduzione in finanziaria nel 2000 di un capitolo di spesa per il sistema formativo regionale integrato dell’infanzia.
La legge 62 non finanzia dunque le scuole paritarie ma rifinanzia disposizioni già da molto tempo in vigore e che non riguardano specificamente le scuole paritarie. Infatti alle scuole che ottengono tali contributi non è richiesto dalla legge 62 il requisito della parità!
Ma a questo punto qualcuno frastornato da tale scoperta potrebbe dire: se il finanziamento preesisteva alla legge perché non lo avete abolito? Come ben si comprende la legge di parità avrebbe dovuto affrontare una prova molto ardua.
Ma allora entriamo in un altro ordine di questioni che necessitano di valutare che cosa erano concretamente tali finanziamenti e perché essi siano rimasti nel bilancio dello Stato così a lungo anche dopo l’entrata in vigore del DPR 616/74 che ha trasferito le competenze legislative e amministrative sul diritto allo studio alle Regioni.
Esse, per la scuola dell’infanzia risalgono alla legge 1073/62 e alla legge 444/68 (poi confluite nel Testo Unico del 1994) che prevedono contributi per le scuole non statali dell’infanzia (allora materne) in misura dipendente dall’accoglimento gratuito di alunni di disagiate condizioni economiche o dalla somministrazione a loro della refezione scolastica.
Ulteriori interventi finanziari alla scuola dell’infanzia, preesistenti alla legge 62, riguardavano l’erogazione di sussidi per il sistema prescolastico integrato ed erano in realtà già stati approvati nella legge di bilancio per l’esercizio finanziario 2000 cioè prima dell’approvazione della legge di parità.
Per la scuola primaria gli unici finanziamenti preesistenti la legge di parità riguardavano le scuole parificate che stipulavano particolari convenzioni con le quali fra l’altro assumevano con l’Amministrazione scolastica, impegni in materia di accoglienza gratuita degli alunni, di organizzazione delle attività didattiche, di formazione delle classi ecc.
Per la scuola secondaria di primo e di secondo grado non erano mai stati previsti con legge contributi di alcun tipo e solo per via amministrativa, prima nel 1998 e nel 1999 in relazione alla sperimentazione dell’autonomia scolastica, e poi con la legge di bilancio del 2000 furono istituiti i capitoli 3691 e 3692 per sostenere particolari progetti di innovazione.
Vale la pena di ricordare che tali contributi per la loro natura si presentano come interventi per il diritto allo studio concepiti quando ancora non esisteva la scuola materna statale o quando lo Stato veniva surrogato dai privati là dove non arrivava con l’istruzione primaria(oltre alle parificate ridotte oggi ad un numero esiguo, esistevano anche le sussidiate)

Come è noto dopo l'approvazione della legge di parità tali interventi, che si riferivano al rifinanziamento di una legislazione precedente, sono stati giudicati del tutto inidonei a risolvere il problema del sostentamento della scuola privata, sia dalle più alte autorità ecclesiastiche sia ovviamente da tutto il fronte politico di centro destra. Su tale terreno si è determinato l’appoggio largamente maggioritario delle gerarchie ecclesiastiche alle liste berlusconiane nelle ultime elezioni politiche.
Per questo motivo alla Camera in questa legislatura sono stati presentati dai vari partiti di centro destra numerosi disegni di legge(Atti: 495,736,965,2113). Tutti si proponevano di sbaraccare la legge di parità e di introdurre con varie ipotesi il buono scuola o il finanziamento diretto. La discussione in Commissione è iniziata il 2 luglio 2002 e il 3 marzo 2004 è approdata ad un testo unico proposto dalla maggioranza sulla base del testo 2113 presentato dal forzista bolognese Garagnani. (Si veda il testo integrale del dibattito in Commissione).Tale testo, che ancora non è stato sottoposto al voto, a differenza degli altri, per esplicita scelta della Commissione, che ha accantonato gli altri, non avrebbe dovuto occuparsi di parità ma solo di diritto allo studio e di libertà di scelta del percorso educativo nel nuovo quadro costituzionale. In realtà esso propone di cancellare alcuni capisaldi della legge 62 come cercherò di dimostrare.

Innanzi tutto è utile esaminare i passi salienti di questo testo:





Le principali innovazioni quindi riguardano:

1) L’attribuzione del carattere di “pubblico servizio” alle scuole private.(art.1 comma 2)

Sulla stessa linea la Moratti nella sua relazione sostituisce spesso al concetto di “Servizio nazionale di istruzione” di cui al primo comma della legge 62 quello di “Nuovo sistema pubblico dell’istruzione”. Ovviamente costoro hanno ben chiaro che riconoscere che le scuole private paritarie svolgano un servizio pubblico non significa riconoscere che queste scuole abbiano il carattere di pubblico servizio: non sono scuole pubbliche restano scuole private.


2) L’introduzione della sostegno economico per garantire la libertà di scelta del percorso educativo.(art. 2 comma1)

Si tratta di una storica rivendicazione dell’integralismo cattolico che in tal modo ha sempre interpretato l’art. 30 della Costituzione ma che non era affatto entrata nella legge 62 che invece al comma 1 ribadisce l’obbligo per la Repubblica di istituire “scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. E’ evidente che tale obbligo è una premessa del “ senza oneri” ed è incompatibile con il sostegno economico alla libertà di scelta educativa. Tale libertà, come quella religiosa e come altre previste dalla Costituzione, può non prevedere un sostegno finanziario obbligatorio dello Stato.


3) L’introduzione di buoni-scuola per la copertura, in tutto o in parte, dei costi di iscrizione a scuole paritarie, secondo le modalità definite con regolamento (art.2 comma2)

Siamo alla ratifica ed estensione del buono scuola della Lombardia con la differenza che fino ad oggi quello era incompatibile con il comma 9 dell’articolo 1 della legge 62 che prevedeva la parità di importo fra statali e paritarie. Quella parità violata dalla legge Lombarda era stata sottoposta dal centro sinistra alla Corte Costituzionale. Il giudizio e bene non dimenticarlo venne e bloccato come primo atto di governo della destra.

Il paletto fondamentale del comma 9 viene in questo modo segato completamente e l’articolo 33 comma 3 della Costituzione violato perché non si tratta più di un intervento per il diritto allo studio. La legge di parità viene così gettata alle ortiche.


4) Vengono definite le caratteristiche del buono scuola che non è di “sistema” ma del tipo “assistenziale”. Si propone cioè inizialmente una spesa aggiuntiva alla spesa statale di istruzione che evidentemente ci si propone di ridurre con i tagli derivanti dall'auspicata diminuzione dalla domanda.


5) Viene abrogato l’articolo 2 comma 7 della legge 289/2002 art. 2 comma 7(art. 5).

Esso prevede che “Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono determinati i criteri per l'attribuzione alle persone fisiche di un contributo, finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico per l'attività educativa di altri componenti del medesimo nucleo familiare presso scuole paritarie, nel limite complessivo massimo di 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2003, 2004 e 2005.”

Una norma per la “riduzione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche” che doveva con ogni evidenza trovare attuazione all’interno della dichiarazione dei redditi è diventata con incredibile creatività, si veda il Decreto interministeriale , un buono scuola direttamente fornito dalle Poste Italiane alle scuole paritarie

Con la Finanziaria 2004 tale somma annuale è stata portata a 50 milioni di euro. Al tempo stesso il governo Berlusconi ha autorizzato per via amministrativa la distribuzione di alcuni milioni di Euro alle scuole paritarie attraverso una doppiamente illegittima utilizzazione della Direttiva sulla legge 440/97 riguardante il Fondo per l’offerta formativa.

Ecco materie e provvedimenti che non si possono attribuire alle scelte del centrosinistra su cui troppo poco si è discusso negli ultimi tempi specie da parte di chi negli anni passati amava etichettare l’autonomia scolastica come anticamera della privatizzazione.

Mi pare che questa necessariamente sommaria panoramica e il richiamo alla necessità di serietà nelle analisi e nelle valutazioni che l’hanno ispirata abbiano posto temi largamente assenti dal dibattito sulla scuola che sono fondamentali sia per la sinistra sia per la costruzione della nuova piattaforma programmatica del centrosinistra.

Di queste questioni non possiamo parlarne dopo le elezioni, ma prima, costruendo le convergenze su un necessario compromesso e su un accordo reale condiviso e pubblico.





interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 08-05-2004
Mi riservo di intervenire - nel merito - più avanti. Per ora mi limito a suggerire la lettura di alcuni link per ... "rinfrescare" la memoria.

http://www.gramscitorino.it/mauceri.doc

http://www.geocities.com/Athens/Parthenon/8227/privatpt.html


http://xoomer.virgilio.it/celgross/ecole/altri/aggiorna/costit.htm

http://www.arpnet.it/laisc/comunicati.htm


http://www.questotrentino.it/98/22/laici.html


http://www.cobas-scuola.org/riforme/ReferendumParita.html



 Emanuela Cerutti    - 09-05-2004
Al di là del tono piuttosto offensivo, che scade nella polemica personale, ho l'impressione che l'intervento di Roman non abbia colto il "punto" che sta alla base dell'opposizione alla legge 62. Che è esattamente il "concetto" di parità. La parità come legge dello Stato.
Non innazitutto soldi, quindi, ma una visione del rapporto pubblico - privato che cambia ed introduce nuovi elementi, nuove autonomie, nuove forme di controllo e gestione.
Un'idea di Stato che si contrappone ad un'altra. Sono convinta sia permesso a chi crede nella "sinistra" come "forma di pensiero" da cui trarre concretezze (teorie e prassi che si intrecciano senza negarsi), tornare ai fondamenti, rileggerli, coglierne anomalie o contraddizioni. Rimetterli in gioco anche. Senza però dimenticare che "dopo 50 anni e più di attesa, la nuova legge sulla parità mette sullo stesso piano le scuole statali e quelle private paritarie" (Il Giorno del 2 marzo 2000).

 DON FRANCESCO MARTINO, insegnante di religione, precario    - 10-05-2004
Nessuno, però, dice una stupida verità: la Legge 62 l'ha voluta Berlinguer e il Governo dell'Ulivo; l'autonomia scolastica il nostro caro Bassanini; la Riforma attuale del Titolo V della Costituzione è stata approvata dall'Ulivo con legge costituzionale 3 del 2001 in cui è stata data alle regioni "l'istruzione e la formazione professionale". Il caro Berlinguer e il Caro De Mauro avevano elaborato una riforma simile a quella della Legge 53 del 2003 (leggete la legge 30 del 2000, oggi abrogata), solo che avevano fatto scomparire la Scuola Media e fatto saltare un anno scolastico... e la Legge 53, se la leggete molto bene, è basata sull'impianto ulivista e lo porta a compimento, inserendo di suo un anno in più, la responsabilità delle famiglie, la formazione della persona e la trovata dei bambini alla materna a 2,5 anni... Mi sono convinto che a governare la Scuola sono i burocrati, che arrivano sempre dove vogliono loro, e non i politici. Eppure, ci si straccia le vesti... sempre... e comunque...
Se fossi in commissione, tenterei di far approvare un piccolissimo emendamento all'articolo 2 del testo proposto: far sostituire la parola "paritarie" con "pubbliche", perchè a questo punto credo che il diritto allo studio vada assicurato a tutti, ed in base all'Autonomia ogni singola istituzione scolastica, anche pubblica, comincia ad avere i suoi costi, a causa dei tagli in essere... Anche perchè la l. 62 parla di sistema pubblico dell'istruzione: ed è lì che questi soldi vanno spesi, non nelle "scuole private"...