La Talpa entra....in laboratorio
Vittorio Delmoro - 26-08-2002
Terza puntata
(leggi la prima e la seconda puntata)


LA QUESTIONE DEI LABORATORI ovvero TRIONFO E CADUTA DEL PRIVATO

Ricordate il buon Bertagna?

25 ore settimanali obbligatorie, più altre 9 facoltative, spendibili in laboratori di vario genere; la scelta di frequentare uno o più laboratori affidata alle famiglie, su indicazione e consiglio del docente tutor.

Questi laboratori opzionali sarebbero stati attivati dalla scuola (o dalle scuole in rete), ma la famiglia avrebbe potuto optare per laboratori esterni o anche per nessun laboratorio.

Siccome già da anni le nostre città e anche i piccoli centri hanno visto il proliferare di una miriade di offerte per lo svolgimento di attività di ogni tipo (attività fisiche, sportive, tecnologiche, informatiche, artistiche, musicali, …), condotte da associazioni e privati, tanto da coprire qualunque domanda formativa o di semplice svago provenisse da clientela infantile e adulta, le opzioni offerte dalla scuola partono svantaggiate fin dall’inizio.

Come può infatti un laboratorio di fotografia (ad esempio) o di informatica della scuola competere con uno privato? Lo stato della tecnologia scolastica è almeno 3-4 anni indietro rispetto a quella privata; e che dire poi dei docenti esperti? Spesso sono gli stessi che si sono formati in quei centri e in quelle strutture private!

Nel giro di poco tempo la formazione laboratoriale degli alunni delle scuole pubbliche sarebbe stata completata e certificata nelle strutture territoriali private, più gradite all’utenza anche per l’indubbio vantaggio degli orari offerti. Nei laboratori scolastici sarebbero rimasti i più sfigati, quelli che non possono permettersi spese extra.

Ecco il primo trampolino di lancio verso la scuola privata; surclassata la scuola pubblica sul terreno della specificità laboratoriale, non sarebbe tardato quello sull’insegnamento curricolare.

Questo era il disegno privatistico della controriforma morattiana, spiegato con le parole del pedagogista di corte.



Ma ecco che la talpa rossa scava una nuova galleria nella montagna controriformista : i 6 laboratori per la scuola elementare.

Prima di tutto comincia a cospargere il terreno delle INDICAZIONI e RACCOMANDAZIONI di mine antiprivatistiche (il principio dell’ologramma, la logica ologrammatica, unità di apprendimento di gruppo, l’opportunità di organizzare le attività educative e didattiche OBBLIGATORIE sia per classe sia per laboratori, …), e poi dichiara più volte che le discipline di studio devono svolgersi anche nei 6 laboratori previsti.

Così la talpa rossa infiltrata nella Commissione delle INDICAZIONI e RACCOMANDAZIONI riporta all’interno tutto ciò che Bertagna aveva esternalizzato.

Ma le mine antiprivatistiche, scoppiando, producono altri fori e provocano altri crolli nella montagna controriformista.

1 – LA CONTEMPORANEITA’

Se le attività laboratoriali devono svolgersi in orario obbligatorio (30 ore settimanali), sono a carico dei docenti della scuola e se molti dei laboratori, come dichiarato più volte, si attivano con sdoppiamento delle classi e formazione di gruppi di alunni, sono necessarie ore di contemporaneità. Faccio un esempio : i LARSA, i laboratori di recupero e sviluppo delle competenze. Se qualche alunno ha bisogno di affinare l’uso dell’acca o la lettura veloce, mentre altri della stessa classe no, si formeranno due gruppi di lavoro con due docenti in compresenza. Ora, siccome i laboratori previsti sono 6, si potrebbero ipotizzare almeno 10/12 ore alla settimana da spendere in queste attività, dunque altrettante ore di contemporaneità in ciascuna classe. Se però andate a controllare gli orari che la Commissione ha previsto secondo le diverse tipologie organizzative, vi troverete una misura relativa alla contemporaneità molto inferiore, anche meno della metà. In altre parole : per svolgere le attività laboratoriali non bastano le ore attualmente disponibili, dunque bisognerà assumere altri docenti!

La sentite la mina che scoppia e la frana che si attiva?

2 – LE SOSTITUZIONI

Da alcuni anni la ripetizione di decreti attuativi obbliga in pratica i capi d’istituto a limitare al massimo il ricorso ai supplenti in sostituzione dei docenti assenti per brevi periodi (fino a 5 giorni). Fino adesso queste sostituzioni sono andate sempre ad erodere il monte ore della contemporaneità, facendo saltare di volta in volta interventi finalizzati alla didattica.

Se però ora diventano obbligatori i laboratori, ecco che per le sostituzioni si deve ricorrere alle supplenze, mutando una consuetudine sempre avversata dai docenti, ma subita con la coscienza di far risparmiare soldi allo stato.

Lo vedete come scava bene la vecchia talpa?

3 – L’OBBLIGATORIETA’

I laboratori previsti all’interno della quota oraria obbligatoria, nella scuola primaria sono 6 … Inizia così il paragrafo sui Laboratori (pag. 11 delle RACCOMANDAZIONI). Cioè, fatta salva la possibilità che qualche alunno non li frequenti tutti, perché non ne ha bisogno, i laboratori sono per la stragrande maggioranza degli alunni. Vale a dire che se un alunno non ha bisogno di frequentare il laboratorio di attività motorie e sportive, perché è già un piccolo campione di calcio, non è che se ne va a casa, resta a scuola a fare altre cose (altri laboratori, magari).

In pratica tutto resta come già è! La scuola elementare prospettata da queste Indicazioni e Raccomandazioni è identica a quella che già funziona da almeno 17 anni, alla faccia della controriforma!



Nella prossima puntata sarà la volta dei docenti : ne vedremo delle belle…


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