A scuola bambini autistici più valorizzati e integrati grazie ad AutLab

SuperAbile INAIL del 31/03/2022

In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, La Fabbrica presenta un progetto per l’inclusione degli alunni con bisogni specifici. Corso di formazione aperto a tutti gli insegnanti delle primarie e una piattaforma on line che dialoga con le famiglie 

ROMA. Rompere il silenzio e l’isolamento dei bambini con sindrome dello spettro autistico e delle loro famiglie si può. Il primo passo? Riconoscere e valorizzare le risorse, capacità e punti di forza di chi, fin da piccolo, presenta questo disturbo, per fare in modo che possa sviluppare una propria autonomia e inserirsi in modo soddisfacente nel contesto sociale di appartenenza.
Una sfida ambiziosa che può essere vinta anche grazie a un maggiore coinvolgimento e potenziamento del mondo della scuola primaria, che, assieme alla famiglia, è il luogo in cui questi bambini provano a uscire dall’isolamento e a gestire le difficoltà di comunicazione imposti dall’autismo, per riuscire a entrare in relazione con gli altri. Una sfida che va affrontata al più presto se si tiene conto che oggi in Italia la sindrome dello spettro autistico colpisce 1 bambino su 77, nella fascia di età compresa tra i 7 e i 9 anni (stima dell’Osservatorio Nazionale Autismo co-coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute). Questi bambini vivono una condizione di disfunzionalità con comportamenti sociali atipici, di gravità e pervasività diversa, focalizzata nell’ambito delle capacità comunicative, della gestione delle emozioni e del repertorio di attività e interessi, accompagnata da modelli di comportamento ristretti, ripetitivi e stereotipati.
Da queste premesse nasce AUTLAB, il progetto, voluto da La Fabbrica (www.lafabbrica.net) in collaborazione con la consulenza scientifica di Fondazione Renato Piatti Onlus e nato da un’idea e da un’esigenza personale di Roberta Salvaderi, mamma di Giulia una bimba in cura presso la Fondazione Renato Piatti Onlus. Il progetto ha l’obiettivo di facilitare l’interazione e l’inclusione sociale dei bambini con autismo che frequentano le primarie attraverso il coinvolgimento e la formazione di tutti gli insegnanti di classe coinvolti e, allo stesso tempo, di supportare educatori e famiglie in questo percorso con il lancio di una piattaforma on line di informazioni e strumenti laboratoriali innovativi. AUTLAB ha come madrina proprio Roberta Salvaderi, copywriter e blogger che ha raccontato nel libro “Borderline: tra terra e Luna” la storia di sua figlia di 9 anni Giulia, che, nonostante l’autismo, è riuscita a conquistare spazi di autonomia e felicità, grazie anche alla collaborazione di insegnanti, terapisti, educatori (leggi la sua storia più in basso).
"Una scuola per essere davvero inclusiva deve facilitare l'integrazione anche degli alunni che vivono in condizioni di fragilità e difficoltà. Oggi, ancora troppo spesso, gli alunni con autismo devono seguire iter didattici separati rispetto al resto della classe. Una situazione che non aiuta il loro processo di integrazione nel contesto di appartenenza", spiega Angela Mencarelli, Amministratore Delegato de La Fabbrica, "Per questo motivo, come agenzia di comunicazione la cui mission è ideare e sviluppare percorsi educativi finalizzati a dare opportunità più eque a tutti i bambini e i ragazzi, abbiamo voluto lanciare AUTLAB, un progetto che, grazie al coinvolgimento di tutto il corpo docente delle primarie, facilita l'inserimento sociale degli alunni con autismo valorizzandone le abilità e affianca famiglie e docenti attraverso la creazione di una piattaforma web in cui trovare informazioni, risposte, risorse".
Il progetto AUTLAB: dalla parte di bambini, insegnanti e famiglie per una scuola ancora più inclusiva. AUTLAB, il progetto de La Fabbrica, che si avvale della collaborazione scientifica di Fondazione Renato Piatti ONLUS, nasce dalla consapevolezza che la scuola primaria di oggi, nonostante i progressi degli ultimi anni, non è ancora totalmente preparata a venire incontro alle necessità degli studenti con bisogni specifici. Basti pensare che, ancora troppo spesso, gli alunni con autismo devono seguire iter didattici separati rispetto al resto della classe. Una situazione che li porta a vivere una quotidianità diversa dai loro compagni, ostacolandone, di conseguenza, l’interazione e l’inclusione sociale. Inoltre non tutti i docenti del team di classe hanno strumenti e competenze per la gestione delle dinamiche proprie dell’autismo e il numero di ore di sostegno è insufficiente a coprire l’intero arco del tempo passato a scuola. L’obiettivo di AUTLAB è proprio quello di contribuire a colmare questi vuoti. Come? Da un lato formando i docenti delle scuole primarie non specializzati con corsi specifici e dall’altro affiancando le famiglie con la creazione di una piattaforma web rivolta sia ai genitori sia ai docenti, ricca di contenuti e strumenti utili alla costruzione di un contesto di apprendimento inclusivo e relazionale.
Corsi di formazione per tutti gli insegnanti delle scuole primarie. AUTLAB parte dal presupposto che, per creare un ambiente scolastico che sia davvero inclusivo per i bambini autistici e al contempo sereno per tutti, occorre che i docenti del team di classe delle scuole primarie – non solo quelli specializzati - acquisiscano strumenti e competenze per la gestione delle dinamiche specifiche proprie dell’autismo, con l’obiettivo di valorizzare e potenziare le capacità - a volte anche molto elevate - , risorse e punti di forza degli alunni autistici che vengono riconosciuti non più come bambini che funzionano “meno”, ma diversamente (neurodiversità). Così il progetto propone un corso di 30 ore, riconosciuto dal Miur per l’assolvimento dell’obbligo formativo, rivolto a tutti gli insegnanti ed educatori per la gestione delle dinamiche specifiche degli alunni con disturbo dello spettro autistico, affinché siano in grado di progettare e attuare al meglio le strategie di inclusione degli studenti con disabilità, e nel contempo permettere una gestione della classe serena e di successo. Una volta acquisite le competenze adeguate, gli insegnanti saranno in grado di favorire nei bambini con autismo, durante le attività didattiche in classe, la partecipazione all'interazione sociale attraverso uno scambio per loro chiaro, motivante e dotato di significato. Gli insegnanti adeguatamente formati potranno inoltre creare un’alleanza virtuosa con le famiglie. Infine, una maggiore inclusione dei bambini con bisogni speciali costituisce anche un beneficio per tutta la classe, che viene educata al rispetto dell’alterità.
La piattaforma web per affiancare famiglie e docenti. AUTLAB vuole essere al fianco, oltre che dei docenti, anche delle famiglie dei bambini con autismo, supportandole attraverso la creazione di una piattaforma web in cui poter trovare informazioni, risposte, risorse. La piattaforma verrà alimentata con articoli, testimonianze, bibliografia e consigli di lettura. Un’intera sezione sarà dedicata a strumenti ideati da esperti nel campo dell’autismo e utili a genitori, insegnanti e formatori per valorizzare le abilità dei bambini autistici. Si tratta di contenuti innovativi che affrontano la disabilità non più come un limite, ma come una divers-abilità da scoprire e stimolare insieme.
Sconfiggere l’isolamento con un lavoro di squadra. La storia della piccola Giulia, che ce l’ha fatta. AUTLAB vuole migliorare l’inserimento sociale dei bambini autistici attraverso il coinvolgimento degli insegnanti delle scuole primarie. I docenti infatti possono avere un ruolo fondamentale nel migliorare la condizione di questi bambini. A testimoniarlo per AUTLAB è Roberta Salvaderi, copywriter e blogger che ha raccontato la storia di sua figlia Giulia di 9 anni, a cui è stata diagnosticata una sindrome dello spettro autistico, nel libro digitale “Borderline: tra terra e Luna”, che a giugno verrà pubblicato dalla casa editrice Albatros. Roberta ha riconosciuto fin da subito la portata innovativa del progetto a cui ha aderito in prima persona, proprio per dare coraggio a tanti altri genitori che vivono la sua stessa condizione.
Quella di Giulia è la storia di una bimba che è riuscita, nonostante l’autismo, a conquistare spazi di autonomia e felicità. È una storia di lotta e speranza, ma soprattutto di battaglie e di vittorie ottenute anche  grazie alla collaborazione di insegnanti, educatori e terapisti. Sì perché la storia di Giulia è la dimostrazione che uscire dell’isolamento e dalla solitudine dell’autismo si può. Giulia, dopo alcuni anni vissuti in una sorta di bolla ovattata in cui non sentiva e non vedeva nulla e che non le permetteva di interagire con gli altri, è riuscita a costruire un ponte che la mette in collegamento con il resto del mondo. Giulia ora è in grado di comunicare, di esprimere le proprie emozioni, ha voglia di interagire e condividere le sue emozioni con quelli che lei stessa chiama i “suoi amici”, ovvero i compagni di scuola e gli altri bambini che, come lei, sono in cura presso la Fondazione Renato Piatti. Giulia è riuscita persino a sfidare la paura dell’imprevisto viaggiando, con i suoi genitori, in Canada e la paura degli altri festeggiando, con i suoi amichetti, il suo compleanno. Ma se Giulia è riuscita a fare tutto questo è merito non solo dell’impegno dei suoi genitori, che hanno lottato assieme a lei, dell’affetto dei nonni e degli amici di famiglia, ma anche della professionalità degli insegnanti di scuola e degli educatori della Fondazione Renato Piatti. Perché per sconfiggere l’isolamento ci vuole un lavoro di squadra: “Non potevamo stare lì e guardare lei giocare in modo strano, dividere i giochi per colore o farla correre avanti e indietro senza motivo sempre sullo stesso percorso. No, non era giusto, bisognava intervenire, capire, attivarsi e reagire”, racconta Roberta nel suo libro, “Giorni, mesi, anni di terapia a cui Giulia si è sottoposta (e tutt’ora è così) per poterle permettere di giocare in un parchetto, per andare ad una festa di compleanno dei suoi coetanei senza che si metta le mani sulle orecchie… piccole conquiste che però fanno la differenza. Lei lotta e vince… con la sua voglia di contatto, di coccole e di famiglia. Ora ci siamo Noi, nelle sue parole, nei suoi racconti, prima non c’era nessuno. Prima c’era il buio”.

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