Lo stile dell'arroganza
Redazione - 18-09-2006
Sono trascorsi solo pochi giorni da quando, con invidiabile senso dello Stato, l'uomo del colle ha esortato il governo a potenziare la scuola privata. Com'è naturale, Fioroni non s'è fatto pregare: nei limiti del possibile, destinerà fondi alle scuole paritarie e intanto, per esser chiaro, da inappuntabile ministro della scuola della Repubblica, se n'è andato a inaugurare l'anno scolastico in un istituto rigorosamente cattolico. Uno di quelli dove si apprende la lezione del papa tedesco.
Questo passa il convento - è il caso di dirlo - dopo la lunga battaglia contro la Berlinguer-Moratti.
Giù le mani dalla Costituzione! L'abbiamo proclamato solennemente in un referendum ma, tra un'autocritica e l'altra per i trascorsi ungheresi e comunisti, Napolitano - che al colle c'è salito perché la custodisse - invita il Parlamento a porre finalmente mano alla revisione della Carta costituzionale e pare non s'accorga delle mille, quotidiane ferite che essa subisce.
Nel centrosinistra, giunto al governo levando la bandiera dell'immediata rottura con la filosofia politica della destra neoconservatrice, chi non si è ridotto a tacere, perché "al governo Prodi non c'è alternativa", sfida ormai la pazienza e l'intelligenza dei cittadini. Lo stile è inconfondibile: quello dell'arroganza.
Quando si trattò di chiedere voti sulle pensioni, gli impegni furono precisi - abolizione dello scalone e separazione dell'assistenza dalla previdenza - e il proclama solenne: l'aumento dell'età pensionabile non porterà un centesimo alle casse dello stato. Vinta la partita, ecco Fassino che tiene lezione: è giunta l'ora di aumentare l'età pensionabile. Tanto si sa: bugiardo è Berlusconi.
Basta con la guerra, ci avevano detto, e invece gli incursori di marina sono lì, nell'Afghanistan che brucia; saltano sulle mine dei talebani - o partigiani? - che stanno rastrellando e Parisi, ministro della Repubblica che ripudia la guerra come soluzione delle controversie internazionali, manda rinforzi mentre parla di pace: pace a colpi di mitra, pace americana, pace in guerra, pace con la guerra, pace che inganna il Parlamento, pace che raggira la Costituzione, pace a Kabul che diventa Bagdad. Pace, pace, pace. Una pace che fa guerra.
Non c'è chi si salvi. L'imperatore a stelle e strisce attacca la Convenzione di Ginevra per erigere una nuova "colonna infame"? Silenzio di tomba. Parla solo Marini - non ancora è ben chiaro se Franco o Francesco - per gettare alle ortiche la toga pretesta e, da buon valvassino, ridurci a sperduta provincia dell'impero: "siamo tutti americani".
Irrimediabilmente.
Come negarlo? Siamo moderati, riformisti, civilissimi inventori di "guerre umanitarie" e nemici giurati dell'integralismo. Tutto ha un limite però e non è tollerabile che l'Unione delle Comunità e delle Organizzazioni Islamiche in Italia si azzardi a paragonare i bombardamenti israeliani nel Libano a quelli dei nazisti a Guernica e si rifiuti di riconoscere l'unicità dell'olocausto. Giuliano Amato, che dopo i fasti degli affari di Craxi è oggi ministro degli Affari Interni, parte perciò lancia in resta e sostituisce alla Carta Costituzionale una sua "Carta dei valori" che impone ai membri della Consulta per l'Islam italiano il riconoscimento dell'unicità della Shoà e l'accettazione perpetua dello stato d'Israele. C'è qualcuno che non è d'accordo? Via dalla Consulta. Per il benemerito ex colonnello di Craxi, l'articolo 21 della Carta costituzionale è stato abrogato e il nostro paese non garantisce più il diritto di "manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Lo stile è inconfondibile: quello dell'arroganza. Quando s'è aperta la compravendita dei voti, si è preso impegno di investire sulla scuola e sull'intelligenza dei nostri disgraziati ragazzi. Ora si tagliano i fondi e gli insegnanti. La sanità in quei giorni era intoccabile, e i lavoratori a reddito fisso finirono sugli altari: martirizzati dal centrodestra. Ora non c'è pudore: non solo si pensa di imporre ticket sui ricoveri ospedalieri, ma s'intende bloccare il turn-over e la contrattazione del pubblico impiego.
Sei mesi fa, fosse venuto fuori il pasticcio che alla Telecom ha travolto Tronchetti Provera e il mistero glorioso di un "piano artigianale" proveniente da Palazzo Chigi, ci fossero stati Brunetta al posto di Rovati e Berlusconi sulla poltrona di Prodi, anche i sassi si sarebbero rivoltati contro il centrodestra. Oggi no. Oggi l'imperativo è categorico: credere che l'artigiano sia Rovati, braccio destro di Prodi, credere che la mano sinistra ignori ciò che fa la destra, credere che Rovati abbia agito di sua iniziativa e credere che lo abbia fatto senza avvertire il "capo". Credere: per fede. Poi verrà il tempo di "obbedire e combattere". Nel frattempo, se qualcuno si azzarda a chiedere spiegazioni in Parlamento, il leader massimo della democrazia parlamentare replica impunemente: siete matti?
Lo stile è inconfondibile: quello dell'arroganza, quello con cui un governo allarga la frattura tra paese legale e paese reale e costruisce un monumento funebre alla democrazia.
Porteremo fiori.

Giuseppe Aragno

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 margherita maggiore    - 24-09-2006
Come si fa a a non essere d'accordo. Detto ciò non resta che rimboccarsi le maniche e resistere alla tentazione, sia pur comprensibile, di andarsene (dove poi? su marte?) E allora, nella scuola, nei partiti (per chi ha lo stomaco ancora di starci), nelle associazioni, nelle strade: ora e sempre resistenza.