Caro Fuoriregistro...
Marino Bocchi - 04-05-2002
.... vale a dire cari Emanuela e Marino, non v'e' dubbio, e lo dico a mo' di premessa, che la situazione in cui mi trovo e' imbarazzante: responsabile fifty-fifty della rubrica, scrivo a qualcuno che al 50% sono io, mittente e destinatario al tempo stesso. Identita' plurima, direbbe Bifo. Vertigine di un Io mutante (anche un po' idiota).

E vorrei che Paolo Manzelli che, come i nostri lettori sanno, di mutazioni antropologiche e relazionali collegate alla rete se ne intende, da dottissimo qual e', adesso fosse qui a spiegarmi cone mi sento io, a
spiegarvi questo insopportabile sentirsi uno e bino (e onnipotentemente trino, anche). Insopportabile articoletto, da cestinare subito. Esercizio masochistico, che ci fara' perdere alcuni lettori. Lo confesso, confesso che ho provato a resistere, come dice Bonezzi in questo stesso numero e dichiaro' anche Borrelli: resistere, resistere, resistere....Per giunta, loro lo dicono in ben altro e ben piu' serio contesto e in tono grave. Mentre il mio tono ha sfortunatamente il taglio svagato e leggero del mio carattere. Quello che era e avrebbe voluto essere il tono di Fuoriregistro agli inizi e nelle intenzioni programmatiche con cui ci presentammo. Altri tempi e umori, altra atmosfera, rispetto a quella di oggi, cosi' aspramente cupa e fosca .

Allora, quando Fuoriregistro nacque, il 10 ottobre del 2000, si viveva nell'epoca luminosa e serena del centro-sinistra. Si', c'era stata la guerra della Nato contro la Serbia nel '99 e l'Italia aveva partecipato, distinguendosi; c'era stata la Bicamerale, col suo tentativo di venire a patti con Berlusconi e gli sconti, le promesse: ti lasciamo le tv, non tocchiamo i tuoi interessi, ti proponiamo a modello dell'industriale che s'e' fatto da se', basta che non rompi. C'era stato questo ed altro. E per quel che ci riguarda piu' direttamente, c'era stato il tentativo del concorso (concorsone per alcuni, battezzato concorsaccio dai piu' estremisti). E poi Napoli, nel marzo '2001, i pestaggi e le sevizie. Ci rattristavano un po' tutte queste cose, ma in fondo quelli erano incidenti di percorso. Non c'era bisogno di Girotondi intorno alle sedi Rai, dove Bruno Vespa garantiva una informazione serena, trasparente e democratica, e Clemente Mimun, nominato direttore del TG2, ci allietava le serate con la sua colta programmazione in cui le tettone molto opportunamente interrompevano le immagini delle membra squarciate e insieme, tettone e membra, servivano a trainare il programma di prima .serata.. Essendo stato nominato, come Vespa, da un Consiglio d'Amministrazione a maggioranza di centro sinistra, anche quelli ci parvero incidenti di percorso che non mutavano il clima da "Bella Ciao" in cui si viveva e allegramente ci si affaccendava, ognuno impegnato nel proprio fare collaborativo. Anche in rete.

Fuoriregistro nacque sotto questa stella, sotto questo chiarore di luna tenue, sopra il paesaggio agreste-pastorale della nostra felice esistenza. Poi torno' Berlusconi, non piu' quello della Bicamerale, purtroppo. Il Berlusconi del '94, il cavaliere ridivenuto nero. E la signora di San Patrignano prese il posto di Berlinguer il Saggio. Mutato il clima, decisamente. E per Fuoriregistro vennero i giorni dei Fazzoletti bianchi, contro la riforma degli organi collegiali. Una battaglia sacrosanta, democratica, esaltante, alla quale non ho potuto aderire per ragioni di salute. E adesso mi accorgo che sta per iniziare un nuovo, drammatico, cimento: quello per il rinnovo del contratto, per costruire una trincea contro lo sfascio della scuola pubblica, della scuola per tutti. E per "salari europei" (ma come mi sarebbe piaciuto, da iscritto eretico, che la CGIL fosse andata alla trattativa sul precedente contratto chiedendo la stessa cosa). Oggi Fuoriregistro, consapevolmente, deliberatamente, e' diventato un organo militante. Lo capisco e per il mio 50% lo condivido. Ma rimpiango i tempi felici degli incidenti di percorso in cui potevamo raccontare le storie: quella della bimba disabile avvolta dalle fiamme di una scuola senza uscite di sicurezza agibili, o l'altra che si getto' dal balcone nell'anniversario della morte di Cobain. Erano tempi felici in cui ci si poteva dedicare alla cronaca, alla narrazione di quei fatti che volevano essere il nostro controcanto al proliferare dei luoghi di dibattito virtuali, molto impegnati e molto seri. Perche' le circostanze ci erano propizie e ci poteva ancora essere uno spazio per le storie.

Pero' capisco anche che se gli incidenti di percorso diventano "pennivendoli del regime" (Vespa, Mimun, nel frattempo salito al TG1) e se il tributo di Veltroni a Woytila, trasformandosi in quello della Moratti allo stesso, diventa l'appalto della scuola pubblica al Vaticano, allora vuol dire che siamo passati dal centro-sinistra al centro-destra e quindi non e' piu' il caso di occuparsi delle minutaglie. Ma siccome a me piace raccontare storie, non mi resta che aspettare il ritorno di Prodi. O D'Alema. O Amato.
Nel frattempo continuero' ad essere il responsabile al 50% della rubrica divenuta militante, riservando l'altro 50% ai giorni in cui potremo tornare beatamente a riposare sotto la fresca e patriarcale ombra dell'Ulivo e raccontarci l'ultimo sguardo di Giulia che cantava "Gesł non mi vuole per un raggio di sole...", affacciata sul balcone.

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