Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana
Gli autori hanno firmato con il loro sangue - 25-04-2002
Lettere originali tratte dal libro omonimo a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli.
Ed Einaudi

Pietro Benedetti

Di anni 41 - ebanista - nato ad Atessa (Chieti) il 29 giugno 1902 -.
Militante del Partito Comunista Italiano dal 1921, Segretario della Sezione
Giovanile di Atessa - nel dicembre 1925, mentre si reca a Lione (Francia)
quale delegato dell'Abruzzo al III Congresso del Partito Comunista Italiano,
viene fermato al confine e per tre mesi tradotto di carcere in carcere -
scarcerato, assume la segreteria della Federazione comunista di Chieti e
tiene il collegamento con i fuorusciti di Francia - nuovamente arrestato nel
1932, processato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, poco dopo
scarcerato per amnistia -. Nel 1941 riprende a Roma l'attività antifascista
divenendo, dopo 1'8 settembre 1943, commissario politico della 3 Zona di
Roma -. Sorpreso il 28 dicembre 1943 da Domenico Rodondano, capo della
Squadra Politica della Questura di Roma, nel laboratorio d'ebanista di via
Properzio n. 39, dove viene scoperto un deposito di armi - tradotto alla
Questura Centrale, poi alle carceri Regina Coeli - processato una prima
volta il 29 febbraio 1944 dal Tribunale di Guerra tedesco di Via Lucullo n.
16 e condannato a 15 anni di reclusione - nuovamente processato l'1 aprile
1944 dal medesimo tribunale e condannato a morte -. Fucilato il 29 aprile
1944 da plotone della pai (Polizia Africa Italiana), sugli spalti del Forte
Bravetta di Roma.

Mia cara Enrichetta,
sicché non è possibile vedersi, e va bene! Credo che per la firma della
sentenza passi qualche mese dalla data del processo. Ad ogni modo la
settimana ventura potrai riaffacciarti al Tribunale militare se c'è novità.
A Via Lucullo non tornarci più. Se ti va di fare qualche passeggiata al
Gianicolo, la mia cella guarda al Gianicolo e di lì si vede affacciandosi al
muragliene dove fa una rientranza un po' più su del faro. Verrai dopo le
3,30 e farai segno con un fazzoletto bianco. La mia cella è la seconda dal
centro al penultimo piano. Adesso sono io ad essere preoccupato per te
perché immagino benissimo le strettezze in cui vi dovete trovare in seguito
all'aggravarsi della situazione. Ed andremo sempre verso il peggio, fino a
quando il bubbone non andrà in suppurazione. D'altronde tu sai che io avevo
previsto tutte le temibili conseguenze cui sarebbe andata soggetta Roma se
si fosse determinato ciò che purtroppo è accaduto. E i Romani se ne devono
rendere conto a loro spese. La sera che ho sentito cadere le bombe verso
Cavalleggeri sono stato in orgasmo e non ho avuto pace fin quando non ho
saputo come erano andate le cose. Perciò tienti riguardata e soprattutto ti
raccomando di non fare eccessivi sacrifici per me e di non privarti del tuo
per mandarlo qui, che infine una pagnotta e un po' di minestra qua c'è
ancora. Non so come stai con le tessere, ma se per esempio il pane non puoi
mandarmelo, fanne a meno, come pure per i cucinati. Cerca di farti mettere
da parte un po' di legna a bottega, che in mancanza di meglio può servirti.
Quando ti chieggo qualche cosa che mi occorre mandala se la trovi,
altrimenti non pensarci. Questa settimana prova a mettermi nel pacco il
dizionario inglese che vedo se me lo fanno passare. Per gli altri libri se
ne parla quando avrai il colloquio. Un po' di fogli di velina sottile puoi
mandarmeli, potrai dire che mi occorrono per fare cartine da sigarette dato
che qui non si vendono più. Ho letto che la casa di Ignazio è stata colpita,
se sei informata, dammi qualche notizia. Attendo sempre che tu possa darmi
qualche notizia dall'Abruzzo e speriamo che presto o tardi qualche cosa
arrivi; per quanto sono fermamente convinto che loro stiano meglio di noi e
soprattutto sono contento che Filippo non abbia subito la sorte che lo
attendeva se si fosse trovato qui. Ad ogni modo fra qualche mese le cose
saranno più chiare ed il presente non sarà più che un brutto ricordo.
Saluti a tutti, ti abbraccio
Tuo Pietro


(Nota sul tergo di una pagina di diario, da un taccuino ritrovato nel le
carceri di Regina Coeli. La data a cui allude corrisponde alla data
dell'eccidio delle Fosse Ardeatine presso Roma). Ricordate! Ricordate il
ventiquattro marzo!
(L'originale è in lingua inglese; si è ritenuto, per
l'incompiutezza del linguaggio usato, di riportare la sola traduzione).

….aprile 1944
Ai miei cari figli,
quando voi potrete forse leggere questo doloroso foglio, miei cari e amati
figli, forse io non sarò più fra i vivi. Questa mattina alle 7 mentre mi
trovavo ancora a letto sentii chiamare il mio nome. Mi alzai subito. Una
guardia apri la porta della mia cella e mi disse di scendere che ero atteso
sotto. Discesi, trovai un poliziotto che mi attendeva, mi prese su di una
macchina e mi accompagnò al Tribunale di Guerra di Via Lucullo n. 16.
Conoscevo già quella triste casa per aver avuto un altro processo il 29
febbraio scorso quando fui condannato a 15 anni di prigione. Ma questa
condanna non soddisfece abbastanza il comando tedesco il quale mandò
l'ordine di rifare il processo. Cosi il processo, se tale possiamo
chiamarlo, ebbe luogo in dieci minuti e fini con la mia condanna alla
fucilazione. Il giorno stesso ho fatto la domanda di grazia, seppure con
repulsione verso questo straniero oppressore. Tale suprema rinuncia alla mia
fierezza offro in questo momento d'addio alla vostra povera mamma e a voi,
miei cari disgraziati figli. Amatevi l'un l'altro, miei cari, amate vostra
madre e fate in modo che il vostro amore compensi la mia mancanza. Amate lo
studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive.
Dell'amore per l'umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso
il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate
che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta
con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la
madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono
vostri simili, quelli sono i vostri fratelli. Siate umili e disdegnate
l'orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita. Forse, se tale è
il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se cosi non può essere
io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà
presto anche per voi. E questa speranza mi da la forza di affrontare
serenamente la morte.


Dal Carcere di Regina Coeli, Roma, 12 aprile 1944

Mia cara Enrichetta,
quando leggerai la presente forse io non sarò più, dico forse, perché
sebbene una condanna a morte sia stata pronunciata per me, resto tuttavia
convinto che una simile mostruosità non potrà essere condotta a termine.
Ieri mattina, saranno state le sette, ero ancora a letto anche perché
durante la notte avevo dormito poco e le poche ore di sonno erano state
popolate da sogni strani, quasi incubi, i miei compagni di cella che erano
desti hanno sentito il mio nome ed il numero 94 che era quello della mia
cella. Mi hanno avvertito e sono subito balzato dal letto, mi sono vestito e
lavato alla bell'e meglio ed ho chiesto alla guardia, che intanto aveva
aperto la porta, cosa ci fosse di nuovo. Mi ha risposto: L'attendono giù .
Nello scendere le scale ho visto vicino all'uscio dell'ufficio del braccio
un soldato tedesco che attendeva. Ti confesso che in quell'istante non ho
previsto nulla di buono, per quanto ho fatto il callo a tutte le sorprese.
Difatti sono stato portato fuori insieme ad altri detenuti e fatto salire su
un camion scoperto, ricondotto al Tribunale di via Lucullo. Alle dieci sono
stato introdotto nell'aula dove il Tribunale era già riunito. I suoi membri
non erano più quelli del 29 febbraio, all'infuori di un ufficiale che in
quella occasione fungeva da Presidente ed ora da Pubblico Ministero. Mi
viene detto che la sentenza del 29 febbraio era stata sospesa e avrei dovuto
essere processato di nuovo. Si da lettura del verbale del primo processo, in
tedesco sempre; alla fine l'interprete mi domanda se ho qualche cosa da
aggiungere alle mie dichiarazioni di allora. Alla mia risposta negativa il
Pubblico Ministero fa la sua requisitoria che conclude con la richiesta
della pena di morte, come mi comunica l'interprete. Vengo condotto fuori per
qualche minuto e subito richiamato nell'aula dove viene letta la sentenza
che conferma la richiesta del P. M.
Ho chiesto se potevo avanzare domanda di grazia e mi è stato detto di si.
Non mi sarei mai piegato a quest'atto di sottomissione o comunque di
umiliazione di fronte allo straniero che con tanta disinvoltura si vale del
diritto della sua forza per giocare con le nostre teste; non lo avrei mai
fatto, ti dico, ma dinanzi ai miei occhi, in quel momento, vi eri tu, mia
diletta e sfortunata compagna ed i miei figli, mio padre, i tuoi genitori, i
miei fratelli ed i tuoi... e qualche cosa pur vi dovevo, giacché lo potevo
ancora. È poco, lo so, ma non posso offrirvi di più, ed ho piegato il capo.
Ieri stesso, infatti, ritornato nel carcere, ho chiesto di fare la domanda e
il sottocapo del VI braccio, ad onore del vero molto premuroso e gentile, ha
chiamato un interprete addetto ai servizi del carcere e ieri sera la domanda
era già partita.
Ti dicevo in principio che sono convinto che l'esecuzione non avrà luogo ed
ho molte ragioni per crederlo. Prima perché l'esecuzione non ha avuto luogo
subito come avviene di solito in questi casi. Poi perché, sia nel braccio
tedesco come negli altri bracci, vi sono condannati a morte da vari mesi e
finora non sono state eseguite le sentenze. Poi vi è in corso la domanda di
grazia, su cui spero molto. Certo ci sarà, credo, da attendere qualche mese,
ma per me questo tempo non sarà un'agonia, perché ho la forza che mi
proviene dalla fiducia che tutto ciò non sarà fra breve che il ricordo di un
brutto sogno. Comunque, questo mio parere e scarse parole ti sono destinate
solo nel caso che l'irreparabile si compisse e vogliono essere l'estremo
saluto a te e ai nostri cari figlioli e l'implorazione a te e a loro del
vostro perdono per tutto il male che vi ho fatto e che vi faccio lasciandovi
soli. Nella folla di care memorie che, come fiume in piena, mi fanno ressa
nell'anima, mi torna alla mente una lettera che ti scrivevo venti anni fa,
quando eravamo ancora fidanzati.
Ti dicevo allora, di fronte a ciò che già cominciava a contrastarci la vita,
che la vita è soprattutto lotta e che il suo condimento è il dolore. Forse
noi dell'una e dell'altra ne avevamo già troppo, ma non abbastanza.
Occorreva la prova suprema, per me l'ultima, ma per te il principio di
un'altra serie infinita. E questo pensiero mi fa sentire colpevole. Ma che
fare? Vi sono nel mondo due modi di sentire la vita. Uno come attori,
l'altro come spettatori. Io, senza volerlo, mi son trovato sempre fra gli
attori. Sempre fra quelli cioè che conoscono più la parola dovere che quella
diritto. Non per niente costruiamo i letti perché ci dormano su gli altri.
Tutta la mia educazione, fin da ragazzo, mi portava a farmi comportare cosi.
Ed anche ora, di fronte allo scempio della Patria, dei nostri focolari,
delle nostre famiglie, io sentivo che era da codardi restare inerti e
passivi. Ma forse con ciò calpestavo i miei doveri verso la famiglia? No,
perché la causa che avevo sposata altro non era che quella dei nostri figli
e delle nostre famiglie. Non sappiamo cosa sarà l'avvenire che io comunque
già sento più bello, più buono del triste presente, di questo terribile
oltraggio all'umanità. Ma qualunque esso sia ed io dovessi essere
inghiottito da questo vortice tremendo, che annienta uomini e cose, di
fronte al giudizio dei miei figli, preferisco essere il padre che ha
risposto all'appello del dovere, anziché il codardo che se ne sottrae.
Se con la mia morte tu ed i miei figli avrete perso il mio amore e il mio
sostegno, vi resterà un amore e un sostegno più grandi: quello dell'umanità
finalmente libera, che accoglierà nella sua grande famiglia gli orfani e le
vittime di questa vasta tragedia. Ed io, tu lo sai, non sarò il solo caduto;
è ormai innumerevole la schiera dei generosi che hanno offerto il proprio
petto in questa lotta di popoli anelanti ad un domani di luce. E potessi io
essere l'ultimo. Morirei più contento se sapessi che il mio solo sangue
bastasse ad estinguere la sete della belva. Ma troppo poca cosa io sono. Me
ne vado con la coscienza di non aver mai operato male nel mondo e di aver
fatto, quando ho potuto, un po' di bene. Dietro di me lascerò più rimpianto
di amici che deprecazione di nemici e se qualcuno, come ci sarà, avrà fatto
il mio danno, fatto sanguinare il tuo povero cuore e quello dei miei figli e
di tutti i miei cari, perdonatelo come io lo perdono.
Mia diletta, ho incominciato a scriverti ieri e continuo oggi 13 aprile,
anniversario della morte della mia povera mamma. Anche essa soffrì tutte le
avversità della vita per morire, immaturamente, quando le si affacciava la
speranza di una vita più serena e meno tribolata. Essa morì senza rivederci
come io muoio senza rivedere i miei figli carissimi. È destino comune! Ma
essa non mi abbandonò mai, ne in vita ne in morte, e mi illuminò sempre il
travagliato cammino come una buona stella. Ne la dimenticai mai nelle ore
tristi, come nelle liete. Domani sarai tu a deporre sulla pietra che ne
custodisce le spoglie, il fiore del mio amore filiale. E se non ritenessi
assurdo e irrealizzabile il mio desiderio, ti direi che un giorno i miei
poveri resti fossero portati vicino ai suoi, se pure anche là la bufera non
ha forse tutto sconvolto. In questo istante sono stato chiamato nell'ufficio
del braccio ed ho trovato Antonio. Abbiamo pianto un po' insieme, e questo
sfogo mi ha fatto bene. Per quelli che sono i nostri rapporti di interesse,
io non ho l'animo in questo momento di darti dei suggerimenti. Egli è
abbastanza ragionevole e tu sarai comprensiva per trovare insieme un punto
di appoggio sul poco che ci sarà, se ci sarà. E nemmeno mi attengo a darti
consigli sul da fare per la sistemazione tua e dei nostri figlioli. C'è
troppa incertezza nel domani perché si possa stabilire un punto fermo su
qualche cosa. Ma sono sicuro che non ti mancherà ne il consiglio, ne
l'aiuto, ne soprattutto il buon senso per prendere le tue risoluzioni in
piena libertà. E poi Filippo è grande e saprà rimpiazzarmi nel sostenimento
della famiglia. Egli è di buona indole ed è volenteroso e laborioso e col
divenire più maturo diverrà anche migliore.
Rosa è ormai una donnina ed anche lei cosi buona ed affettuosa, saprà
prendere la sua strada. Ciò che mi rattrista un po' più è il pensiero di
Ivana. Ella è troppo sensibile e, cagionevole com'è, potrebbe risentire del
colpo quando potrà conoscere la mia sorte; ma spero che l'età e le tue cure
abbiano ragione di tutto. E la mia buona e piccola Tina? E' nata quando io
ero lontano e le verrò a mancare quando ella è lontana. Era per me una
grande gioia, una gioia che custodivo gelosamente nel cuore il pensare alla
bontà dei sentimenti di questi miei quattro angeli. Non ti sono stato mai
troppo di aiuto nella loro cura ma ora sarai del tutto sola ed è per questo
che non devi lasciarti abbattere, ne disperare. Il loro amore è tanto grande
che compenserà il mio. Veglia su di loro ed educali all'amore del lavoro e
dello studio, all'onestà e all'amore dei deboli e degli oppressi. Siano essi
modesti e buoni con tutti e non importa essere poveri quando la mente e il
cuore sono ricchi di queste doti sublimi.
Quando, passata la burrasca, potrai ritornare laggiù nel nostro Abruzzo,
porterai il mio bacio e il mio abbraccio a mio padre ed alla zia Marietta, a
papà Zulli ed a mamma, ai miei fratelli e ai tuoi, li pregherai di
perdonarmi se qualche volta mi sono comportato male con alcuno di loro e di
perdonarmi il dolore che io arreco loro. Dirai ai cugini, agli zii, ed ai
nipoti ed agli amici tutti che io li ho ricordati tutti prima della
dipartita. Ed ora mia buona e dolce Enrichetta, addio. Se pur ti ho fatto
qualche torto, non ho mai cessato un solo istante di amarti e di tenerti in
cima ai miei pensieri. Ricordami sempre e sappi che se dolore provo nel
distaccarmi dal mondo, ciò è solo per te e per i nostri figli adorati. Ma ti
conforti il pensiero che sarò morto da forte, guardando serenamente in
faccia il destino.
Ti bacio e ti abbraccio per l'eternità,
II tuo Pietro


(Pagina di diario). Domenica, 16 aprile 1944

Sono trascorsi 6 giorni... ma da ieri mi sento più calmo. Perché?... Un
sogno che ha avuto per me il potere di un balsamo: ero lassù nella vecchia
casa paterna, in cucina, mi sembrava di mugugnare un rimprovero a
Enrichetta, fra il lamentoso e il corrucciato, ma a poco a poco l'effige
cara della mia compagna si trasformava in quella mai dimenticata della mia
povera mamma, e questo mi accade spesso nei sogni, ma mentre io parlo
s'odono dei colpi alla porta, giù. In quel mentre si fa su un uscio laterale
la mia piccola Ivana. Ella quasi a pregarmi di recarmi ad aprire mi chiama
ripetutamente con la sua vocetta dal timbro armonioso - papa, papa - i colpi
giù alla porta continuarono... mi desto, - i colpi continuano - è il
cannone, che fa sentire la sua voce distinta nella mattinata di aprile. È
una speranza che quel rombo vicino mi desta nell'anima? Forse; ma quella
voce infantile, da tempo non più udita, mi riecheggia negli orecchi, fra il
rumore delle cannonate, e mi scende nell'anima come una benefica rugiada. Da
martedì il solo pensiero dei miei cari mi empiva gli occhi di lacrime. Ora
sento in me la luce di una speranza. Oggi si chiude questa settimana di
angoscia, ne scavalcherò un'altra? Forse... sì.
Mia cara Enrichetta,
ho voluto tacerti fino ad oggi la triste realtà nella speranza di ottenere
una impossibile grazia. Purtroppo è la fine. Sono straziato di non poter
rivedere i miei figli. Ora tu sei tutto per loro. Sii forte per loro. Tu sai
che al mondo ho fatto solo il bene e perciò morirò tranquillo. Bacia per me
i miei figli ed educali nell'amore e nel lavoro. Addio, mia diletta e
sfortunata compagna, bacia per me mio padre, i tuoi cari genitori, i cugini
e gli zii. Salutami tutti gli amici e ringrazia coloro che hanno tentato
purtroppo inutilmente di salvarmi.
Un ultimo abbraccio e un bacio per tutta la vita,
Tuo Pietro


20 aprile 1944

Filippo, Rosa, Ivana, Tina, addio, siate buoni e bravi ed amate vostra
madre, perdonatemi e ricordatemi sempre.
Vostro Padre


(Pagina di diario).
28 aprile

Questo pomeriggio, poco prima delle tre, una quantità di poliziotti con
molti ufficiali, fra i quali riconobbi il dott.Rodondano, vennero nel nostro
carcere per fare una perquisizione di tutti i prigionieri. Non è tutto ciò
ridicolo? Dopo essere stati chiusi in carcere, continuare a spaventare
questi signori? Per me, considero questo fatto un segno di debolezza e di
confusione prima della bufera che essi sentono vicina.



Roberto Ricotti

Di anni 22 - meccanico - nato a Milano il 7 giugno 1924 -. Nel settembre
1943 fugge dal campo di concentramento di Bolzano e si porta a Milano dove
si dedica all'organizzazione militare dei giovani del proprio rione -
nell'agosto 1944 è commissario politico della 124^ Brigata Garibaldi SAP,
responsabile del 5° Settore del Fronte della Gioventù -. Arrestato il 20
dicembre 1944 nella propria abitazione di Milano adibita a sede del Comando
del Fronte della Gioventù - tradotto nella sede dell'OVRA in Via Fiamma,
indi alle carceri San Vittore - più volte seviziato -. Processato il 12
gennaio 1945, dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato per
appartenenza a bande armate -. Fucilato il 14 gennaio 1945 al campo sportivo
Giurati di Milano, con Roberto Giardino ed altri sette partigiani -.
Proposto per la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

S. Vittore 13.1.'45
A te mio dolce amore caro io auguro pace e felicità. Addio amore...
Roberto Ricotti Condannato a morte
Tu che mi hai dato le uniche ore di felicità della mia povera vita...! a te
io dono gli ultimi miei battiti d'amore... Addio Livia, tuo in eterno...
Roberto
14.1.'45
Parenti cari consolatevi, muoio per una grande idea di giustizia... Il
Comunismo!! Coraggio addio! Roberto Ricotti
14.1.'45
Lascio a tutti i compagni, la mia fede, il mio entusiasmo, il mio
incitamento. Roberto Ricotti


Franco Balbis (Francis)

Di anni 32 - ufficiale in Servizio Permanente Effettivo - nato a Torino il
16 ottobre 1911 - Capitano di Artiglieria in Servizio di Stato Maggiore,
combattente a Ain El Gazala, El Alamein ed in Croazia, decorato di Medaglia
d'Argento, di Medaglia di Bronzo e di Croce di Guerra di 1a Classe -
all'indomani dell'8 settembre 1943 entra nel movimento clandestino di
Torino - è designato a far parte del 1° Comitato Militare Regionale
Piemontese con compiti organizzativi e di collegamento -. Arrestato il 31
marzo I944, da elementi della Federazione dei Fasci Repubblicani di Torino,
mentre partecipa ad una riunione del CMRP nella sacrestia di San Giovanni in
Torino -. Processato nei giorni 2-3 aprile 1944, insieme ai membri del CMRP,
dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile
1944 al Poligono Nazionale del Martinetto in Torino, da plotone di militi
della GNR, con Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico
Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti -. Medaglia
d'Oro e Medaglia d'Argento al Valor Militare.

Torino, 5 aprile 1944
La Divina Provvidenza non ha concesso che io offrissi all'Italia sui campi
d'Africa quella vita che ho dedicato alla Patria il giorno in cui vestii per
la prima volta il grigioverde. Iddio mi permette oggi di dare l'olocausto
supremo di tutto me stesso all'Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso
e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l'unità italiana e per
riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero.
Lascio nello strazio e nella tragedia dell'ora presente i miei Genitori, da
cui ho imparato come si vive, si combatte e si muore; li raccomando alla
bontà di tutti quelli che in terra mi hanno voluto bene. Desidero che
vengano annualmente celebrate, in una chiesa delle colline torinesi due
messe: una il 4 dicembre anniversario della battaglia di Ain el Gazala;
l'altra il 9 novembre, anniversario della battaglia di El Alamein; e siano
dedicate e celebrate per tutti i miei Compagni d'arme, che in terra d'Africa
hanno dato la vita per la nostra indimenticabile Italia. Prego i miei di non
voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla
Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno
della sventura. Con la coscienza sicura d'aver sempre voluto servire il mio
Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d'esecuzione
col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta.
Possa il mio grido di "Viva l'Italia libera" sovrastare e smorzare il
crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l'avvenire
della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!
Franco Balbis


Albino Albico

Di anni 24 – operaio fonditore – nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Prima
dell’8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista –
dopo tale data è uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi, di
Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944
da militi della "Muti", nella casa di un compagno, in seguito a delazione di
un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano – tradotto nella
sede della "Muti" in Via Rovello a Milano – torturato – sommariamente
processato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via
Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e
muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra
causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà
su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto
noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate
fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.


Achille Barilatti (Gilberto della Valle)

Di anni 22 - studente in scienze economiche e commerciali - nato a Macerata
il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l'8
settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei
successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane - dal Gruppo "
Patrioti Nicolò " è designato comandante del distaccamento di Montalto -.
Catturato all'alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento
effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto - mentre 26 dei
suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al
suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da
un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore
18,25 del 23 marzo I944, contro la cinta del cimitero di Muccia Medaglia
d'Oro al Valor Militare.

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio
fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di
lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l'Italia sarà
di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui
miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei
cari; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho
amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l'Italia libera!
Achille


Mario Bettinzoli (Adriano Grossi)

Di anni 22 - perito industriale - nato a Brescia il 21 novembre 1921 -
sottotenente di complemento di Artiglieria - catturato una prima volta nel
settembre 1943 per resistenza armata a forze tedesche e condannato a morte,
evade dalla cella ove è stato rinchiuso - rientra a Brescia - si unisce a
Giacomo Perlasca nella organizzazione delle formazioni di Valle Sabbia - ne
diventa il vicecomandante ed è comandante della 3' Compagnia preposta alla
organizzazione dei campi di lancio -. Arrestato una seconda volta il 18
gennaio I944 ad opera di fascisti, in via Moretto a Brescia, mentre con il
comandante Perlasca si reca al Comando Provinciale per riferire sulla
situazione della zona -. Processato il 14 febbraio I944 dal Tribunale
Militare tedesco di Brescia, quale organizzatore di bande armate -. Fucilato
il 24 febbraio I944, presso la Caserma del 30° Reggimento Artiglieria di
Brescia, con Giacomo Perlasca.

Ore 21 del 23.2-1944
Miei carissimi genitori, sorelle, fratello, nonna, zii e cugini,
il Signore ha deciso con i suoi imperscrutabili disegni, che io mi staccassi
da voi tutti quando avrei potuto essere di aiuto alla famiglia.. Sia fatta
la sua volontà santa. Non disperatevi, pregate piuttosto per me affinché Lo
raggiunga presto e per voi affinché possiate sopportare il distacco. Tutta
la vita è una prova, io sono giunto alla fine, ora ci sarà l'esame,
purtroppo ho fatto molto poco di buono: ma almeno muoio cristianamente e
questo deve essere per voi un grande conforto. Vi chiedo scusa se mi sono
messo sulla pericolosa via che mi ha portato alla morte, senza chiedervi il
consenso: ma spero mi perdonerete come il Signore mi ha perdonato qualche
minuto fa per mezzo del suo Ministro. Domattina prima dell'esecuzione della
condanna farò la Santa Comunione e poi. Ricordatemi ai Rev.Salesiani e ai
giovani di A.C. affinché preghino per me. Ancora vi esorto a rassegnarvi
alla volontà di Dio: che il pensiero della mia morte preceduta dai SS.
Sacramenti vi sia di conforto per sempre. Immagino già le lagrime di tutti
quanti quando leggerete questa mia, fate che dalle vostre labbra anziché
singhiozzi escano preghiere che mi daranno la salute eterna. Del resto io
dall'alto pregherò per voi. Ora, carissimi, vi saluto per l'ultima volta
tutti, vi abbraccio con affetto filiale e fraterno; questo abbraccio
spirituale è superiore alla morte e ci unisce tutti nel Signore. Pregate!
Vostro per sempre Mario


Paolo Braccini (Verdi)

Di anni 36 - docente universitario - nato a Canepina (Víterbo) il 16 maggio
1907 -- Incaricato della cattedra di zootecnia generale e speciale
all'università di Torino, specializzato nelle ricerche sulla fecondazione
artificiale degli animali presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del
Piemonte e della Liguria - nel 1931 allontanato dal corso allievi ufficiali
per professione di idee antifasciste - all'indomani dell'8 settembre 1943
abbandona ogni attività privata ed entra nel movimento clandestino di
Torino - è designato a far parte del I° Comitato Militare Regionale
Piemontese quale rappresentante dei Partito d'Azione - pur essendo braccato
dalla polizia fascista, per quattro mesi dirige l'organizzazione delle
formazioni GL -. Arrestato il 31 marzo 1944 da elementi della Federazione
dei Fasci Repubblicani di Torino, mentre partecipa ad una riunione del CMRP
nella sacrestia di San Giovanni in Torino -. Processato nei giorni 2-3
aprile 1944, insieme ai membri del CMRP, dal Tribunale Speciale per la
Difesa dello Stato -. Fucilato il 5 aprile 1944 al Poligono Nazionale del
Martinetto in Torino, da plotone di militi della GNR, Con Franco Balbis ed
altri sei membri del cmrp. - Medaglia d'Oro al Valor Militare.

3 aprile 1944
Gianna, figlia mia adorata,
è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in
queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te.
Sarò fucilato all'alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un
giorno capirai appieno.
Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo
Babbo non morrà mai. Egli ti guarderà, ti proteggerà ugualmente: ti vorrà
sempre tutto l'infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin
da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua Madre. So di non morire,
anche perché la tua Mamma sarà per te anche il tuo Babbo: quel tuo Babbo al
quale vuoi tanto bene, quel tuo Babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del
quale sei tanto gelosa. Riversa su tua Madre tutto il bene che vuoi a lui:
ella ti vorrà anche tutto il mio bene, ti curerà anche per me, ti coprirà
dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma
mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te
sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo
dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua Madre nel cui cuore
entrerà la mia anima intera, quando lascerà il mio cuore. Tua Madre resti
sempre per te al di sopra di tutto.
Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo Padre.


Franca Lanzone

Di anni 25 - casalinga - nata a Savona il 28 settembre 1919 -. Il 1°ottobre
1943 si unisce alla Brigata "Colombo", Divisione "Gramsci", svolgendovi
attività di informatrice e collegatrice e procurando vettovagliamento alle
formazioni di montagna -. Arrestata la sera del 21 ottobre 1944, nella
propria casa di Savona, da militi delle Brigate Nere - tradotta nella Sede
della Federazione Fascista di Savona -. Fucilata il I° novembre 1944, senza
processo, da plotone fascista, nel fossato della Fortezza ex Priamar di
Savona, con Paola Garelli e altri quattro partigiani.

Caro Mario,
sono le ultime ore della mia vita, ma con questo vado alla morte senza
rancore delle ore vissute.
Ricordati i tuoi doveri verso di me, ti ricorderò sempre
Franca
Cara mamma, perdonami e coraggio. Dio solo farà ciò che la vita umana non
sarà in grado di adempiere. Ti bacio. La tua
Franca


Irma Marchiani (Anty)

Di anni 33 - casalinga - nata a Firenze il 6 febbraio 1911 -. Nei primi mesi
del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi
sull'Appennino modenese - nella primavera dello stesso anno entra a far
parte del Battaglione " Matteotti ", Brigata " Roveda ", Divisione
"Modena" - partecipa ai combattimenti di Montefiorino - catturata mentre
tenta di far ricoverare in ospedale un partigiano ferito, è seviziata,
tradotta nel campo di concentramento di Corticelli (Bologna), condannata a
morte, poi alla deportazione in Germania - riesce a fuggire - rientra nella
sua formazione di cui è nominata commissario, poi vice-comandante -
infermiera, propagandista e combattente, è fra i protagonisti di numerose
azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna, Bertoceli e Benedello -.
L'11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta senza munizioni tenta
di attraversare le linee, è catturata, con la staffetta "Balilla", da
pattuglia tedesca in perlustrazione e condotta a Rocca Cometa, poi a Pavullo
nel Frignano (Modena) -. Processata il 26 novembre I944, a Pavullo, da
ufficiali tedeschi del Comando di Bologna -. Fucilata alle ore 17 dello
stesso 26 novembre 1944, da plotone tedesco, nei pressi delle carceri di
Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri "Balilla") -.
Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Sestola, da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944
Carissimo Piero, mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma da
tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi
comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè
seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito,
faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta
stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei
superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero? Sono certa sarebbe
pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della
famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una
lettera di Pally che l'invitavo qui, fra l'altro mi rispose "che diritto ho
io di sottrarmi al pericolo comune?" vero, ma io non stavo qui per star
calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però
tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di
un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi
sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo
richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo
a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi
dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il
massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì".
Eppure mi aveva veduto solo due volte. Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi
lascerà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non
piangete per me. Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina
cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare,
ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo
sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di
raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni
trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita.
Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e
benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' dappertutto.
Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte.
Tua sorella Paggetto
Ringrazia e saluta Gina.

Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti
dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho
mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il
richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco
non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la
libertà trionfasse.
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto
Vorrei essere seppellita a Sestola.


Aldo Mei
Di anni 32 - sacerdote - nato a Ruota (Lucca) il 5 marzo 1912 -.Vicario
Foraneo del Vicariato di Monsagrati (Lucca) - aiuta renitenti alla leva e
perseguitati politici - dà ai partigiani assistenza religiosa -. Arrestato
il 2 agosto 1944 nella Chiesa di Fiano, ad opera di tedeschi, subito dopo la
celebrazione della Messa - tradotto a Lucca, sotto l'imputazione di avere
nascosto nella propria abitazione un giornalista ebreo -. Fucilato alle ore
22 del 4 agosto 1944, da plotone tedesco, fuori Porta Elisa di Lucca.

4 agosto 1944
Babbo e Mamma,
state tranquilli - sono sereno in quest'ora solenne. In coscienza non ho
commesso delitti: solamente ho amato come mi è stato possibile. Condanna a
morte - I° per aver protetto e nascosto un giovane di cui volevo salva
l'anima, 2° per aver amministrato i sacramenti ai partigiani, e cioè aver
fatto il prete. Il terzo motivo non è nobile come i precedenti - aver
nascosto la radio. Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell'odio io che
non ho voluto vivere che per l'amore! <> e Dio non muore.
Non muore l'Amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già
sofferto un poco per loro.....E' l'ora del grande perdono di Dio! Desidero
avere misericordia; per questo abbraccio l'intero mondo rovinato dal
peccato - in uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore
accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita in riparazione
di tanti peccati - e per la santificazione dei sacerdoti. Oh! la
santificazione dei sacerdoti. Oggi stesso avrei dovuto celebrare Messa per
questa intenzione - invece di offrire a Gesù - offro me a Lui, perché faccia
tutti santi i suoi ministri, tutti apostoli di carità - e il mio pensiero va
anche ai confratelli del Vicariato, che non ho edificato e aiutato come
avrei dovuto. Gliene domando umilmente perdono. Mi ricordino tutti al
Signore. Sia dato a ciascuno un'offerta di 75 lire per una applicazione di
S. Messa a suffragio della povera anima mia. Almeno 100 Messe che siano
celebrate per riparare eventuali omissioni e manchevolezze e a suffragio
dell'anima mia. A Basilio - Beppe e loro mogli e figli carissimi - alla
Nonna e Argia - alla zia Annina, Carolina, Livia, Giorgina - Dante, Silvio,
Annunziato, ecc., e a tutti i parenti - a tutti i conoscenti, a tutti i
Ruotesi, cosa dirò? Quello che ho ripetutamente detto ai figli di adozione,
i Fianesi. Conservatevi tutti nella grazia del Signore Gesù Cristo - perché
questo solamente conta quando ci si trova davanti al maestoso passo della
morte - e così tutti vogliamo rivederci e starsene indissolubilmente
congiunti nella gioia vera e perfetta della unione eterna con Dio in cielo.
Non più carta - all'infuori di questa busta - e anche la luce sta per venir
meno. Domani festa della Madonna potrò vederne il volto materno? Sono
indegno di tanta fortuna. Anime buone pregate voi tutte perché mi sia
concessa presto - prestissimo tanta fortuna! Anche in questo momento sono
passati ad insultarmi - "Dimette illis - nesciunt quid faciunt". Signore
che venga il Vostro regno! Mi si tratta come un traditore - assassino. Non
mi pare di aver voluto male a nessuno - ripeto a nessuno - mai che se per
caso avessi fatto a qualcuno qualche cosa di male - io qui dalla mia
prigione - in ginocchio davanti al Signore - ne domando umilmente perdono.
Al sacerdote che mi avviò al Seminario D. Ugo Sorbi il mio saluto di
arrivederci al cielo. Ai carissimi Superiori del Seminario, specialmente a
Mons. Malfatti e al Padre Spirituale D. Giannotti - l'invito che mi
assistano nel punto più decisivo della mia esistenza - la morte - mentre
prego il Signore a ricompensarli centuplicatamente come sa far Lui.

4 agosto - ore 5
Alla donna di servizio Perfetti Agnese. Il Signore vi ricompensi per quanto
avete fatto per me e in aiuto al mio ministero. Vi chiedo perdono di non
avervi sempre dato esempio di santità sacerdotale. Vi raccomando di
diventare Santa... Vi raccomando la povera Adriana e cose sue - per quella
famiglia - perché il Signore salvi tutti io volentieri principalmente
muoio.... Alla Biblioteca Parrocchiale che tanto raccomando all'Azione
Cattolica, lascio La vita di G. C. di Ricciotti e i due volumi del Messaggio
Sociale di Giordani. Le raccomando caldamente l'A.C. specialmente ai cari
giovani e alle care giovani - che siano tutti e sempre degni dell'altissimo
ideale. Ringrazio affettuosamente, saluto e benedico tutti i catechisti per
la generosa cooperazione e consolazione prestatami nel mio ministero. Un
pensiero particolare di incoraggiamento e di lode alla Mery. L'Oratorio lo
affido al Cuore Sacratissimo di Gesù, fiat voluntas tua. Il Signore
ricompensi tutte le anime buone che nel mio ministero mi sono state di
consolazione e di aiuto. Il più largo e generoso perdono a chi in qualche
modo mi avesse potuto addolorare. Un pensiero ed una esortazione caldissima
a quei poveri fratelli che sono più lontani dalla pratica religiosa. Ho
fatto troppo poco in vita per queste pecorelle più sbandate. Ora in morte
l'assicuro che anzitutto per essi e per la loro salvezza offro la mia povera
vita. Muoio anzitutto per un motivo di carità. Regina di tutte le virtù
Amate Dio in Gesù Cristo, amatevi come fratelli. Muoio vittima dell'odio che
tiranneggia e rovina il mondo - muoio perché trionfi la carità cristiana.
Amate la Chiesa - vivete e morite per Lei - è la Vita e la Morte veramente
più bella. Tutto il popolo ricordi e osservi il voto collettivo di vita
cristiana. Fuggite tutti il peccato unico vero male che attrista nel tempo e
rovina irreparabilmente nella eternità. Grazie a quanti hanno gentilmente
alleviato, con preghiere e con altro la mia prigionia e la mia morte.
Il povero Don Aldo Mei, indegno Parroco di Fiano.


Luigi Pierobon (Dante)

Di anni 22 - laureando alla facoltà di belle lettere di Padova - nato a
Cittadella (Padova) il 12 aprile 1922 -. Tra i primi partigiani sui monti di
Recoaro terme (Vicenza), alla costituzione della I^ Brigata Garibaldi è
designato comandante del I° Battaglione "Stella" operante nel Vicentino -
nel marzo e aprile 1944 guida numerosi colpi di mano contro reparti e
automezzi fascisti e tedeschi - su di una strada nei pressi di Recoaro, ove
all'inizio del 1944 si è insediato il Quartier Generale tedesco in Italia,
con quattro dei suoi libera sette compagni che su di un autocarro tedesco
vengono condotti alla morte - a Montecchio Maggiore con quaranta dei suoi
assale la sede del Ministero della Marina della Repubblica Sociale Italiana,
disarma il presidio e fa bottino di armi, munizioni e materiali - è
designato comandante della Brigata -. Catturato il 15 agosto 1944, a Padova,
in seguito a delazione - tradotto nella Casa di Pena di Padova -. Fucilato
il 17 agosto 1944 a Padova, per rappresaglia alla uccisione del colonnello
Fronteddu, con Primo Barbiero, Saturno Baudin, Antonio Franzolin, Pasquale
Muolo, Cataldo Presicci, Ferruccio Spigolon . mentre contemporaneamente
vengono impiccati Flavio Busonera, Ettore Calderoni e Clemente Lampioni -.
Medaglia d'Oro al Valor Militare.

A mamma e papà,
Nell'ultimo momento un bacio caro, tanto caro. Ho appena fatto la SS.
Comunione. Muoio tranquillo. Il Signore mi accolga fra i suoi in cielo. E'
l'unico augurio e più bello che mi faccio. Pregate per me. Saluto tutti i
fratelli, Paolo, Giorgio, Fernanda, Giovanni, Alberto, Giuliana, Sandro, lo
zio Giovanni, tutti gli zii e le zie. Un bacio a tutti.
Il Padre qui presente, che mi assiste, vi dirà i miei ultimi desideri.
Un bacio caro.
Luigi Pierobon


Vito Salmi (Nino)

Di anni 19 - tornitore - nato a Monteveglio (Bologna) il 15 ottobre 1924 -.
Dal Febbraio 1944 partigiano della 142^ Brigata d'Assalto Garibaldi, prende
parte ai combattimenti di Montagnana (Parma) -.Catturato a Montagnana nella
seconda metà dell'aprile 1944, per opera di fascisti e tedeschi che, guidati
da un dlatore a conoscenza della parola d'ordine, lo sorprendevano nel sonno
insieme ad una cinquantina di partigiani - tradotto nelle carceri di
Parma -. Condannato a morte dal Tribunale Militare di Parma e quindi
graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio
1944 nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all'uccisione di quattro
militi, con Giordano Cavestro ed altri tre partigiani.

Caro babbo,
vado alla morte con orgoglio, sii forte come lo sono stato io fino
all'ultimo e cerca di vendicarmi. Per lutto porta un garofano rosso. Ricevi
gli ultimi bacioni da chi sempre ti ricorda. Tuo figlio Vito.
Saluti a tutti quelli che mi ricordano.
Vendicatemi


Maria Luisa Alessi (Marialuisa)

Di anni 33 - impiegata - nata a Falicetto (Cuneo) il 17 maggio 1911 -. Prima
dell'8 settembre 1943 svolge attività clandestina in collegamento con il
Partito Comunista Italiano di Saluzzo - nel 1944 è staffetta partigiana
della 184' Brigata “Morbiducci” operante in Val Varaita - svolge numerose
missioni -. Catturata 1'8 novembre 1944 da militi della •)" Brigata Nera
“Lidonnici”, mentre si trova convalescente nella propria casa di Cuneo -
sottoposta a ripetuti interrogatori dal Comando di Cuneo -. Fucilata il 26
novembre 1944, sul piazzale della stazione di Cuneo, da militi della f
Brigata Nera “Lidonnici”, con Pietro Fantone, Ettore Garelli, Rocco Repice e
Antonio Tramontano.

Cuneo, 14 novembre 1944
Come già sarete a conoscenza, sono stata prelevata dalla Brigata Nera: mi
trovo a Cuneo nelle scuole, sto bene e sono tranquilla. Prego solo non fare
tante chiacchiere sul mio conto, e di allontanare da voi certe donne alle
quali io debbo la carcerazione. Solo questa sicurezza mi può far contenta, e
sopra tutto rassegnata alla mia sorte. Anche voi non preoccupatevi, io so
essere forte. Vi penso sempre e vi sono vicino. Tante affettuosità
Maria Luisa


Buon 25 Aprile!
Rolando A.Borzetti
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